Archive for the ‘Immigrazione’ Category

Perché sono cambiate le rotte dei migranti nel Mediterraneo e da dove arrivano i disperati del mare

venerdì, Aprile 9th, 2021

fabio albanese

Perché sono cambiate le rotte dei migranti nel Mediterraneo e da dove arrivano i disperati del mare

«E’ di nuovo cambiato tutto, non arrivano più dalla Tunisia ma nuovamente, e in tanti, dalla Libia». Il sindaco di Lampedusa fotografa in una frase ciò che sta accadendo nel Mediterraneo centrale negli ultimi mesi. Contrariamente a quanto si era verificato l’anno scorso, è nuovamente la Libia il principale porto di partenza di migliaia di disperati diretti in Europa. Il primo cittadino dell’isola porta d’Europa, e simbolo stesso delle migrazioni, se ne è accorto andando ogni giorno sul molo Favaloro a vedere cosa stava accadendo. Ma sono anche i dati del Viminale come quelli delle organizzazioni umanitarie, a certificarlo: da inizio anno al 7 aprile sono arrivati in Italia 8476 migranti; di questi, solo un settimo sono tunisini. Lo scorso anno, il rapporto era all’incirca di uno su tre. «Ancora prima che facciano ingresso al porto, lo capisci subito da dove arrivano – dice Martello – perché i tunisini arrivavano con barchette con 10-15 persone a bordo, questi invece arrivano con barche molto più grosse dove ci sono dalle 50 alle cento persone e anche più».

Perché sono cambiate le rotte dei migranti nel Mediterraneo e da dove arrivano i disperati del mare

Più Libia meno Tunisia «Al 31 marzo, su un totale di 7400 migranti arrivati in Italia, circa 4500 sono arrivati dalla Libia e 2200 dalla Tunisia – afferma Flavio Di Giacomo, portavoce per l’area del Mediterraneo dell’Oim, l’organizzazione per le migrazioni delle Nazioni unite -. Le partenze dalla Libia sono dovute a tantissime cause che sono anche difficili da individuare, dall’instabilità del Paese a condizioni del mare più o meno favorevoli. Ciò che ci preoccupa è che in questi giorni sono stati fatti diversi salvataggi in alto mare ma, come sottolineato anche dalla Ong Alarm Phone, ci sono state varie chiamate di barconi in difficoltà che hanno dovuto aspettare tantissime ore, e in un caso più di un giorno, prima di venire soccorsi da qualcuno in acque internazionali, e non da libici. La velocità dei soccorsi resta una priorità».  

Perché sono cambiate le rotte dei migranti nel Mediterraneo e da dove arrivano i disperati del mare

La Libia dunque, nonostante il cambio di governo e un, almeno apparente, ritorno a una maggiore concordia tra le forze politiche in campo, resta il punto più delicato delle politiche migratorie europee e, anzitutto, di Italia e Malta; due Paesi che hanno modi diversi di affrontare il fenomeno ma che continuano a sostenere tutto il peso delle partenze dal Nord Africa. L’ultimo rapporto mensile di Frontex, quello emesso a metà marzo, è d’altronde molto chiaro: mentre le altre tre principali rotte di migrazione denunciano cali di partenze che vanno dall’84% del Mediterraneo orientale al 47% della rotta balcanica al 41% di quella del Mediterraneo occidentale, la rotta da Libia e Tunisia verso Italia e Malta ha registrato un aumento del 26% solo nei primi due mesi dell’anno.

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“Stabilizzare la Libia”. La missione di Draghi tra migranti e sicurezza

mercoledì, Aprile 7th, 2021

Ilario Lombardo

È nella coda polemica del viaggio di Mario Draghi in Libia che va cercato il senso anche politico della sua prima visita all’estero da presidente del Consiglio. Da una parte c’è la sinistra, quella all’opposizione di Leu, delle Sardine e una porzione di Pd rappresentata da Matteo Orfini, che definisce «inaccettabili» le dichiarazioni del premier. Dall’altra c’è la destra, anche qui un mix di opposizione, Fratelli d’Italia, e maggioranza, Forza Italia, che esulta e si congratula perché, dice Giorgia Meloni leader di FdI, «è un bene che il premier riparta da quanto lasciato dall’ultimo governo di centrodestra», nel 2011, tre anni dopo che Silvio Berlusconi e Muahammar Gheddafi siglarono il Trattato dell’amicizia.

Per l’Italia la Libia significa affari e sicurezza. E tenendo in vista questi due obiettivi che Draghi atterra a Tripoli con l’abito del pragmatismo che più lo fa sentire a suo agio e, in una dichiarazione congiunta con il primo ministro del governo unitario di transizione Hamid Dbeibah, si spinge fino a esprimere «soddisfazione per quello che la Libia fa per i salvataggi» dei migranti. Lo choc a sinistra e nell’area liberal che si batte per i diritti dei migranti è scontato, ma Draghi sa che è un pegno evidente che va pagato per non criminalizzare il fragile alleato, mentre faticosamente tenta di risorgere da un conflitto tribale che negli ultimi sette anni ha destabilizzato l’area del Mediterraneo. «Il problema non è solo geopolitico, è anche umanitario – aggiunge il capo del governo –. Da questo punto di vista l’Italia è forse l’unico Paese che continua a tenere attivi i corridoi umanitari».

In poche parole, e poche ore, Draghi concede molto credito al nuovo esecutivo che deve traghettare il Paese fino alle elezioni del 24 dicembre. Con il presidente del Consiglio c’è il ministro degli Esteri Luigi Di Maio che appena rientrato a Roma rimarca quanto il dossier sia «di massima priorità»: «Stabilizzare la Libia significa mettere in sicurezza le nostre coste, offrire nuove opportunità di sviluppo alle nostre imprese». Grandi opere, energia e accordi per regolamentare i flussi migratori, con un sottinteso chiaro: per l’Italia e l’Europa diventa essenziale il controllo e la prevenzione sulla circolazione delle possibili varianti del coronavirus. Draghi chiama alle sue responsabilità l’Europa «investita del compito di aiutare il governo libico» anche nei suoi confini meridionali. Non ci sono solo le partenze dei barconi dalla costa, ma anche gli arrivi attraverso la porta d’ingresso sub-sahariana.

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Migranti, naufragio nel Mediterraneo: tra vittime anche bimbo di sei mesi

giovedì, Novembre 12th, 2020

C’è anche un bimbo di sei mesi tra le 6 vittime del naufragio avvenuto mercoledì nel Mediterraneo centrale. Il piccolo era stato soccorso da Open Arms ma, come spiega la Ong in un tweet, “nonostante gli enormi sforzi dell’equipe medica, è venuto a mancare”. “Avevamo chiesto per i casi gravi un’evacuazione urgente da effettuare tra breve – ha aggiunto l’organizzazione -, ma non ce l’ha fatta ad aspettare. Siamo addolorati”.

La rettifica dell’Ong – “Era un bimbo, si chiamava Joseph e veniva dalla Guinea. R.I.P”. Così Open Arms su Twitter fa una “rettifica” a proposito del naufragio di un gommone nel Mediterraneo centrale. L’Ong spagnola aveva parlato in un primo momento di una bimba di 6 mesi tra le sei vittime e non di un bambino. 

La tragedia – Il naufragio del gommone è avvenuto al largo delle coste libiche: a bordo, stando a quanto emerso c’erano circa 100 persone. 

La segnalazione di un gommone in difficoltà è arrivata alla Ong spagnola da parte di uno dei velivoli di Frontex. L’imbarcazione, dice la Guardia Costiera italiana, era in area Sar di responsabilità libica e la Ong è stata contattata in quanto “mezzo più utilmente impiegabile al momento”. Una volta raggiunto il punto indicato, però, i volontari si sono trovati di fronte una “complicatissima operazione di soccorso”: il gommone, dice infatti Open Arms “aveva ceduto e le persone erano già tutte in acqua, prive di salvagente e di dispositivi di sicurezza”.

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Migranti, rivolta ad Agrigento in un centro d’accoglienza

mercoledì, Ottobre 7th, 2020

Rivolta in un centro accoglienza ad Agrigento, dove 65 migranti hanno protestato lanciando contro le forze dell’ordine estintori, reti dei letti, parti di finestre mandate in frantumi, pietre e altri oggetti. Nei locali del Villaggio Mosè i profughi hanno dato fuoco ai materassi tentando di lanciarli contro gli agenti e facendo divampare un incendio. Alcuni sono riusciti ad allontanarsi dal centro, dove erano in quarantena. Feriti tre poliziotti

“Questa notte si è verificata l’ennesima rivolta di migranti, hanno appiccato un incendio, aggredito i poliziotti con un lancio di oggetti di ogni genere ferendone tre, prima di allontanarsi nonostante fossero in quarantena”, ha spiegato Valter Mazzetti, segretario generale della Federazione sindacale della polizia di Stato.

Alcuni dei migranti pare avessero finito il periodo di quarantena anti-Covid e, per l’intera giornata martedì 6 ottobre, hanno chiesto di essere trasferiti in altre strutture. E’ per questo che sarebbe poi scoppiato il caos in tarda serata. I migranti hanno tentato la fuga, hanno lanciato reti di materasso e pezzi di finestre mandati in frantumi contro i poliziotti, così come dei materassi incendiati.

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Marsala, raid punitivi contro migranti: 3 arresti. «Noi vi ammazziamo, qui non dovete stare»

giovedì, Ottobre 1st, 2020

Migranti massacrati con violenza soltanto per odio razziale. A organizzare i raid sarebbe stato un gruppo di persone che per gli inquirenti agiva, nel centro storico di Marsala durante i weekend, come un vero e proprio commando a caccia di vittime da aggredire. Tre le persone arrestate dagli agenti del commissariato, coadiuvati dai colleghi della Digos della Questura di Trapani e del reparto prevenzione crimine di Palermo, in esecuzione di una misura di custodia cautelare in carcere emessa dal gip su richiesta della Procura. I tre appartenevano anche al gruppo dei tifosi ultrà del Marsala Calcio (Street Boys/Nucleo Ribelle), già sottoposti a Daspo.

Le persone arrestate sono Salvatore Crimi, 18 anni, Antony Licari di 24 e Natale Salvatore Licari, 34 anni. Sono accusati, a vario titolo, di violenza privata, minaccia, lesioni personali. Reati aggravati, secondo gli investigatori, dall’uso di corpi contundenti, agendo con «efferatezza e spietatezza e per finalità di discriminazione o di odio etnico razziale». Il provvedimento cautelare è giunto al culmine di una complessa attività di indagine su alcune aggressioni avvenute nel centro di Marsala durante l’estate. Per gli inquirenti sarebbero stati «veri e propri raid punitivi nei confronti di inermi cittadini extracomunitari che subivano senza alcuna apparente ragione le violenze fisiche e verbali del gruppo criminale».

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Von der Leyen presenta il piano su migranti e asilo: i ricollocamenti non saranno obbligatori

mercoledì, Settembre 23rd, 2020

«È tempo di gestire le migrazioni insieme, con un nuovo equilibrio tra responsabilità e solidarietà. Il vecchio sistema di gestione non funziona più. Questo è un nuovo inizio per l’Ue. Oggi proponiamo una soluzione europea per ricostruire la fiducia tra Stati membri e per ripristinare la fiducia dei cittadini nella nostra capacità di gestire come Unione». Con un discorso poco più lungo di 4 minuti, la presidente della commissione europea Ursula von der Leyen ha lanciato il nuovo e attesissimo piano europeo su asilo e migrazione. «Bisogna bilanciare molti interessi. L’Europa deve abbandonare le soluzioni ad hoc. Questo pacchetto complesso riflette un ragionevole equilibrio: condividiamo tutti i benefici, condividiamo tutti il fardello. L’Ue ha già dato prova in altri settori della sua capacità di fare passi straordinari per conciliare prospettive divergenti. Ora è tempo di alzare la sfida per gestire la migrazione in modo congiunto, col un nuovo equilibrio tra solidarietà e responsabilità».

Il piano (qui il link a una sintesi del progetto) è stato poi presentato nel dettaglio dal vicepresidente Margaritis Schinas e dalla commissaria Ue, Ylva Johansson. Non prevede trasferimenti obbligatori di migranti sbarcati nelle coste Ue verso gli altri Paesi dell’Unione europea, come invece richiesto dal Governo italiano, ma chiede a tutti uno «sforzo» sul rimpatrio dei migranti di chi li accoglie. L’esecutivo Ue ha elaborato una strategia, da oggi al vaglio del Parlamento europeo, che si regge su tre pilastri.

Screening pre-ingresso

La Commissione propone di introdurre innanzitutto «una procedura di frontiera integrata», che «per la prima volta comprende uno screening pre-ingresso che copra l’identificazione di tutte le persone che attraversano le frontiere esterne dell’Ue senza autorizzazione o che sono state sbarcate dopo un’operazione di ricerca e salvataggio», si legge in una nota. Ciò comporterà «anche un controllo sanitario e di sicurezza, rilevamento delle impronte digitali e registrazione nella banca dati Eurodac», già prevista dalle regole in vigore.

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Von der Leyen: “Sui migranti l’Europa sarà solidale e responsabile”

venerdì, Settembre 18th, 2020

dal nostro corrispondente ALBERTO D’ARGENIO

BRUXELLES – «L’attuale sistema europeo sui migranti non funziona più». Per questa ragione Ursula von der Leyen parlando ieri al Parlamento europeo ha annunciato che il regolamento di Dublino, la norma che lascia la responsabilità dei migranti al paese di primo ingresso, sarà cancellato. La presidente della Commissione Ue spiega il suo progetto per gestire i flussi nel corso di un’intervista con un gruppo di quotidiani europei la cui versione integrale sarà pubblicata domani da Repubblica. La proposta che presenteremo la prossima settimana sarà capace di «bilanciare solidarietà e responsabilità», assicura.

L’ex ministra della difesa tedesca spiega che il nuovo progetto di riforma tratterà tutti gli aspetti delle migrazioni, da quanto avviene nei paesi d’origine fino all’integrazione di chi avrà diritto di restare in Europa passando per controllo delle frontiere e rimpatri di chi non potrà beneficiare della protezione internazionale. Proprio grazie a questo lavoro «completo ed esaustivo», portato avanti in stretto contatto con i governi, von der Leyen spera che la riforma potrà essere approvata dai ministri dell’Interno dei Ventisette evitando di finire nel dimenticatoio come invece avvenne nel 2015 con le proposte sui migranti allora presentate da Jean-Claude Juncker.  

Von der Leyen parla a tutto campo, tocca vari scenari dello scacchiere internazionale. Sulla Russia dice che Nord Stream 2 «non ha migliorato i rapporti» con Putin. E di questo – afferma – «dovremo tenerne conto» nel disegnare le future strategie politiche europee nei confronti di Mosca. Accusa la Turchia di aver voluto «intimidire» Grecia e Cipro con le trivellazioni nelle loro acque territoriali e assicura che Atene e Nicosia hanno «la solidarietà europea» auspicando poi che il dialogo tra le parti porti a una «soluzione duratura» della disputa.

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Lesbo brucia, l’Ue latita

giovedì, Settembre 10th, 2020
Lesbo brucia, l'Ue

“Abbiamo visto il fuoco diffondersi su Moria e infuriare tutta la notte. L’intero campo è stato avvolto dalle fiamme, provocando una fuga di massa delle persone senza direzione. Bambini spaventati e genitori sotto shock”. Le parole di Marco Sandrone, capo progetti di Medici senza frontiere, descrivono l’inferno di Lesbo. La scorsa notte è andato a fuoco il più grande campo profughi d’Europa, oltre 12mila persone ospitate su questa isola, frontiera naturale dell’immigrazione da oriente verso l’Europa. Migliaia di persone sono in fuga, tra loro anche oltre 30 positivi al covid. Ma nemmeno questa tragedia ispira solidarietà e reale partecipazione negli Stati europei.

Nessun aiuto, mentre la Grecia dichiara lo stato di emergenza. Tranne che dalla Norvegia, disposta ad accogliere 50 profughi, a patto che – è la condizione posta dal Governo di Oslo – rientrino nella quota dei tremila che il paese scandinavo deve accettare per quest’anno. Il resto è un balbettio di solidarietà oppure silenzio.  

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Migranti, il piano per Lampedusa

giovedì, Settembre 3rd, 2020

di ANTONIO FRASCHILLA

Un piano per svuotare l’hotspot di Lampedusa in tempi brevi con l’invio di cinque navi e l’assicurazione di aiuti economici e fiscali ai lampedusani. Queste le soluzioni messe sul tavolo dal governo Conte dopo un incontro a tratti a nervi tesi.

Il vertice a Palazzo Chigi tra il presidente Giuseppe Conte e una folta rappresentanza di ministri da una parte e dall’altra il governatore Nello Musumeci e il sindaco di Lampedusa Salvatore Martello è iniziato con alcune frasi al vetriolo: «Basta slogan, siamo consapevoli delle difficoltà — dice Conte — che state vivendo e della necessità di studiare insieme le soluzioni più efficaci per far fronte a queste difficoltà. Ma sappiamo anche che il fenomeno è complesso da sempre e non bastano gli slogan per affrontarlo, ma sono necessarie iniziative a vari livelli e interventi ben sinergici e ben coordinati».

Conte blocca così fin da subito le pretese del governatore Musumeci che chiedeva di chiudere tutti gli hotspot presenti in Sicilia. Per prima cosa comunque il governo Conte si è impegnato a svuotare l’hotspot di Lampedusa entro domani con l’invio di cinque navi, due delle quali già in viaggio. « Il governo ci ha assicurato che di fatto il centro verrà chiuso perché i nuovi arrivi verranno subito ospitati in navi quarantena», dice il sindaco Martello uscendo dall’incontro.

Poi il presidente Conte ha parlato degli aiuti economici: «Lampedusa, in particolare, merita misure economiche di favore, con specifico riguardo a sospensione di adempimenti e versamenti, anche arretrati — dice — la sofferenza economica, e non solo, merita una risposta forte dello Stato». Oggi in Consiglio dei ministri sarà approvato un decreto che sospende tutti i pagamenti fiscali fino a dicembre 2021 per i residenti di Lampedusa.

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Migranti, il sindaco di Lampedusa: “Hanno lasciato soli me e la Lamorgese”

lunedì, Agosto 31st, 2020

L’isola di cui è sindaco continua a vivere l’emergenza migranti e lui, Totò Martello, attacca ancora il governo. “Il Governo ci ha lasciati soli, a noi
e al ministro dell’Interno”, attacca Totò Martello in un’intervista a La Stampa.

“Se il Governo non è capace di fare rispettare gli accordi con la Tunisia, vado io a Tunisi a discuterne e ci vado con la mia barca”. “Se c’è un accordo con la Tunisia va fatto valere. Quando si è mai detto che un governo non affronta l’emergenza? Ci vuole il ministro degli Esteri, deve intervenire il Presidente del Consiglio. Il ministro Lamorgese sta facendo tutto quello che è in suo potere ma il Governi non pare sostenerla”.

Poi annuncia di aver chiesto un incontro al presidente della Tunisia, Saied,“per chiedergli l’applicazione degli accordi con l’Italia”.

“In questi due mesi abbiamo superato i numeri del 2011 quando c’era al governo Berlusconi e al Viminale c’era Maroni. Anche allora dicevano che non c’era emergenza, lasciando migliaia di migranti sul molo per giorni”. “L’isola scese in piazza e li mandò via, possiamo far lo stesso ora”, dice.

Della ministra Luciana Lamorgese Martello dice ancora:  “Se non la vogliono più – aggiunge – lo dicano, si prendano le loro responsabilità”.

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