Archive for the ‘Salute’ Category

Certificato vaccinale Lazio, mezzo milione di pass scaricabili online. D’Amato: «Pronti per la green card»

lunedì, Aprile 19th, 2021

Nel Lazio sono stati caricati circa mezzo milione di certificati vaccinali nel fascicolo sanitario elettronico di coloro i quali hanno completato il ciclo vaccinale. Di questi, il 15 per cento ha già scaricato il certificato che ha un sigillo digitale di garanzia, la cui autenticità è verificabile attraverso l’app Salute Lazio ed è disponibile anche in inglese. «Il Lazio è pronto per la green card», ha commentato l’assessore alla Sanità e integrazione sociosanitaria del Lazio, Alessio D’Amato, sul portale Salute Lazio.

IL MESSAGGERO

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Certificato vaccinale, le Regioni si organizzano con App e Smart-card: ecco come si andrà al cinema o al ristorante

lunedì, Aprile 19th, 2021

di Diodato Pirone

In attesa che a metà giugno arrivi il certificato vaccinale dell’Unione Europea, per una volta alcune Regioni italiane cercano di anticipare Bruxelles. E’ il caso della Campania che ha iniziato la distribuzione di una tesserina plastificata dotata di un chip che certifica l’avvenuta vaccinazione del suo possessore. Da Napoli ne saranno distribuite circa 250.000 ad altrettanti cittadini campani che hanno ricevuto le due somministrazioni. Ma presto le preziose tesserine saranno milioni e consentiranno ai loro titolari di entrare in un cinema o in metropolitana o in un ristorante con la prova facilmente dimostrabile di essere immuni dal Covid.
Il telefonino (o la carta) e non la tesserina è la strada scelta dal Lazio per il suo pass. Nell’anagrafe regionale del Lazio sono già registrati circa 500.000 cittadini vaccinati. Oltre 75.000 hanno già scaricato sul loro telefonino o stampato su un foglio di carta la certificazione vaccinale con la quale possono dimostrare tutte le volte che ne hanno bisogno di aver ricevuto le due dosi.

Pass per viaggiare in Italia: App e codice Qr, ecco come funzionerà

I VANTAGGI
I due certificati vaccinali regionali (e gli altri allo studio in Veneto, Lombardia o, sia pure solo parzialmente paragonabili, in Sicilia e Sardegna) si materializzano al momento giusto, visto che potrebbero coadiuvare la graduale riapertura delle attività di ristorazione e sportive in Italia.
E fanno un po’ da prova generale per quella che – da giugno – sarà l’ operazione covid free certificate su scala continentale, ovvero la nascita del certificato vaccinale che sarà distribuito a tutti i vaccinati europei sulla base delle medesime regole stabilite dall’Unione Europea. Perché aspettare giugno? «Perché in quel mese i vaccinati saranno moltissimi e dunque il pass non sarà in alcun modo discriminatorio verso chi, non per sua scelta, non avrà ancora potuto avere il vaccino», ha spiegato ieri il commissario europeo alle vaccinazioni Thierry Breton.
La card europea (che sarà distribuita dalle singole amministrazioni nazionali in due lingue, quella nazionale e l’inglese) sarà semplicissima da usare perché anche scaricabile sul telefonino.
In pratica dimostrerà l’immunizzazione di una persona con tre percorsi possibili: il vaccino; l’aver avuto il Covid almeno due mesi prima dell’emissione del certificato e dunque avere anticorpi naturali oppure l’aver fatto un tampone molecolare 48 ore prima.
Entrare in possesso del pass sarà facilissimo perché già oggi tutti i vaccinati vengono registrati presso anagrafi regionali e nazionali con estrema cura. L’anagrafe infatti registra oltre al codice fiscale, il vaccino somministrato per ogni singola persona, le date delle iniezioni, il braccio che ha ricevuto l’inoculazione e anche il lotto produttivo cui apparteneva il farmaco utilizzato. Dopo la seconda iniezione basterà scaricare i dati su una apposita App (forse per l’Italia potrebbe essere utilizzata Immuni) oppure stamparli su carta.
Evidenti i vantaggi su tutti i fronti a partire dai viaggi di lavoro e per turismo. Ad esempio Trenitalia che ha appena lanciato due convogli giornalieri Roma-Milano liberi da Covid (ma che si possono prendere solo dopo il tampone) potrebbe riservare alcune carrozze ai soli possessori del certificato. Così come alberghi o centri turistici potrebbero iniziare a lavorare solo con persone sicuramente vaccinate.

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Entro luglio in arrivo 54 milioni di vaccini: da giugno stop ad AstraZeneca

lunedì, Aprile 19th, 2021

Alessandro Di Matteo

ROMA. Il piano del governo per le le riaperture è quello illustrato da Mario Draghi venerdì scorso, i dettagli del decreto verranno messi a punto nei prossimi giorni con il Cts e forse anche con le Regioni, ma di sicuro non ci saranno ulteriori concessioni al fronte “aperturista” sostenuto anche dalle Regioni di centrodestra. Il coprifuoco, per ora, non sembra in discussione e persino Matteo Salvini, in una intervista al Tg5, sembra frenare: il divieto di circolare dopo le 22 va tolto, ripete, ma «in prospettiva». Il premier non sembra disposto ad allentare le restrizioni più di quanto detto tre giorni fa e il ministro della Salute Roberto Speranza avverte: «Abbiamo preso un rischio ragionato e nelle prossime settimane devono guidarci fiducia e prudenza».

Un rischio probabilmente giocato anche su quelle 54 milioni di dosi di vaccino che arriveranno in Italia nei prossimi tre mesi, secondo quanto ha annunciato il commissario europeo per il mercato interno Thierry Breton, «più di tre volte di quanto ricevuto nel primo trimestre», con 6,5 milioni e mezzo in più di dosi non previste che saranno consegnate tra aprile e giugno. In compenso, ha spiegato, la Ue potrebbe non rinnovare il contratto in scadenza a fine giugno con AstraZeneca, che finora ha consegnato «solo il 30% delle dosi previste nell’accordo». Così, in attesa del verdetto dell’Ema, l’agenzia europea per il farmaco, sul vaccino di Johnson & Johnson (atteso per domani), si cerca di fare il massimo con le dosi disponibili e il commissario Francesco Figliuolo annuncia che è stata superata la soglia dei 15 milioni di somministrazioni: «Siamo entrati in una fase diversa: sono stati somministrati in 3 giorni un milione di dosi di vaccino» ha detto Speranza. «A questo ritmo nell’arco di un paio di mesi, ad agosto-settembre, potremmo raggiungere l’immunità di gregge», fissata intorno al 70% della popolazione vaccinata, ha sottolineato la ministra Mariastella Gelmini.

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Crisanti: “Riaprire è una stupidaggine epocale, rischiamo di giocarci l’estate”

domenica, Aprile 18th, 2021

Francesco Rigatelli

MILANO. «Le riaperture sono una stupidaggine epocale. Rischio calcolato? Di calcolato vedo ben poco e il vero rischio è giocarci l’estate». Andrea Crisanti, professore ordinario di Microbiologia a Padova, non le manda a dire al governo Draghi.

Secondo lei come si è arrivati alla decisione delle riaperture?
«Purtroppo l’Italia è ostaggio di interessi politici di breve termine, che pur di allentare le misure finiranno per rimandare la ripresa economica». Qual è la situazione attuale?
«Da settimane viaggiamo tra i 15 e i 20 mila casi al giorno: un plateau altissimo, che non consente di progettare riaperture».

Cosa si potrebbe fare?
«La decisione è stata presa e il governo se ne assumerà la responsabilità. L’unica sarebbe potenziare la vaccinazione, ma tra forniture, disorganizzazione e diffidenza verso AstraZeneca pare difficile superare quota 350 mila».

Lei rimanderebbe le riaperture a giugno?
«Non è una mia opinione, ma di chiunque si basi sui dati. Sento parlare di rischio calcolato, ma come? Di calcolato vedo ben poco e il vero rischio è giocarci l’estate. Allora diciamolo chiaramente: la scommessa è riaprire ora per vedere se a giugno dobbiamo richiudere tutto».

La gradualità, i vaccini e il clima potrebbero aiutare?
«Il direttore della Prevenzione del ministero della Salute, Giovanni Rezza, ieri è stato diplomatico, mentre io che non ho vincoli lo dico chiaramente: riaprire ad aprile è una stupidaggine epocale».

Lei cosa farebbe?
«Copierei l’Inghilterra, che ha vaccinato il 65% della popolazione e si permette timide riaperture. Bisogna diminuire di molto il contagio prima di alleggerire le misure, altrimenti senza tamponi e tracciamento riparte in poche settimane».

L’estate prossima sarà più difficile di quella passata?
«Non dimentichiamo che Israele fu costretto al lockdown in pieno agosto. L’anno scorso venivamo da forti chiusure, mentre ora ci presentiamo alla bella stagione in ordine sparso. La vita all’aria aperta può mitigare il contagio, ma non risolve il problema. Teniamo anche conto dell’esperienza cilena, dove il 40 per cento della popolazione protetta dalla vaccinazione non ha arginato l’epidemia».

Quando raggiungeremo l’immunità di gregge?
«Penso che la sfioreremo soltanto. Bisognerebbe vaccinare 40 milioni di italiani entro l’autunno, senza contare i giovani e i dissenzienti, e poi ci sono le varianti, il problema della durata dell’immunità, i richiami…».

Sulle varianti e sull’immunità però ci sono buone notizie.
«Le varianti sembrano sotto controllo, ma non si sa mai e ne possono arrivare di nuove. I guariti hanno un’immunità di almeno 10 mesi, mentre sui vaccinati c’è ottimismo senza però dati definitivi».

Lei come lo vede il futuro?
«Purtroppo ci sono decisioni che hanno conseguenze. Penso alle leggerezze dell’estate scorsa, ma anche a quelle attuali. Il futuro lo si scrive in base alle decisioni che si prendono».

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Covid, l’importanza dei prossimi 5 giorni: ecco perché davanti a noi ora ci sono due scenari

sabato, Aprile 17th, 2021

giampiero maggio

Per capire se la scelta del governo, quella di riaprire con gradualità il Paese è corretta, dovremo aspettare circa 5 giorni. Non è un numero a caso, ha un senso. Perché dipende da una serie di elementi che, se incrociati, ci diranno in che direzione andrà l’Italia. E le ipotesi che si profilano davanti a noi sono due. Le analizzeremo più avanti.

Intanto, se maggio sarà il mese della svolta tutto dipenderà da alcuni parametri che abbiamo imparato a conoscere nell’ultimo anno: prevalenza, indice di contagio Rt, incidenza di casi e posti occupati nelle terapie intensive. Ma soprattutto sarà dall’andamento di Rt che emergerà fra 5 giorni che capiremo molte cose. Perché? Perché avremo la ricaduta precisa rispetto alla decisione della riapertura delle scuole avvenuta una decina di giorni fa.

***Iscriviti alla Newsletter Speciale coronavirusI numeri: la prevalenza, gli infetti attivi e i morti

A spiegarcelo, numeri alla mano, è il fisico Roberto Battiston: «Guardi, fra 4 o 5 giorni vedremo gli effetti della riapertura delle scuole. Il motivo è semplice: non stiamo parlando solo di studenti e insegnanti, che insieme fanno circa 8 milioni di persone (una parte degli studenti è ancora in Dad). Ma tutto il movimento attorno alla scuola coinvolge trasporti, famiglie, quindi genitori e nonni. Insomma, circa 30 milioni di persone». Che cosa significa? Facciamo un passo indietro. Oggi in Italia abbiamo circa 506 mila persone infette registrate: «Sono in quarantena o in ospedale, quindi sotto controllo – spiega Battiston – ma ne abbiamo in giro altrettante o forse due volte di più, asintomatiche, non tracciate e quindi potenzialmente contagiose». E se da sei mesi (il tempo della seconda ondata) il rapporto tra morti e infetti attivi quotidiano è di circa 1 su 1200, finché non abbasseremo il numero di infetti attivi non abbasseremo la cifra relativa ai morti. Servirà, di conseguenza, abbattare il numero che oggi è di 506 mila infezioni osservate. «Ci si fa condizionare dai contagi giornalieri – spiega Battiston – ma è alla prevalenza che dobbiamo guardare e quindi al numero degli infetti attivi». Perché fra 5 giorni? Perché gli effetti delle decisioni sulle riaperture si vedono, solitamente, dopo due settimane. Quindi, ragionevolmente, vedremo quale sarà l’effetto sull’indice Rt fra meno di una settimana. Se rimarrà sotto 1 potremo ragionevolmente pensare che riaprire con gradualità sarà una scelta giusta. 

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Coronavirus in Italia, il bollettino di oggi 17 aprile: 15.370 nuovi casi e 310 morti

sabato, Aprile 17th, 2021

I dati del bollettino sulla pandemia di Covid-19 di sabato 17 aprile. Il tasso di positività al 4,6% (ieri 4,9%)

Coronavirus in Italia, il bollettino di oggi 17 aprile: 15.370 nuovi casi e 310 morti

Sono 15.370 i nuovi casi di coronavirus in Italia (ieri sono stati +15.943, qui il bollettino). Sale così ad almeno 3.857.443il numero di persone che hanno contratto il virus Sars-CoV-2 (compresi guariti e morti) dall’inizio dell’epidemia. I decessi odierni sono 310(ieri sono stati +429), per un totale di 116.676 vittime da febbraio 2020. Le persone guarite o dimesse sono complessivamente 3.235.459 e 16.484 quelle uscite oggi dall’incubo Covid (ieri +18.779 ). Gli attuali positivi — i soggetti che hanno il virus — risultano essere in tutto 505.308, pari a -1.430 rispetto a ieri (-3.285 il giorno prima), in flessione dal 6 aprile. La flessione degli attuali positivi di oggi — con il segno meno davanti — dipende dal fatto che i guariti, sommati ai decessi, sono in numero maggiore rispetto ai nuovi casi.

Le vittime

Le vittime: sono 310 contro le 429 di ieri. Rimane alto il bilancio delle vittime che per tre volte questa settimana ha superato la soglia dei 400.

I tamponi e il tasso di positività

I tamponi totali (molecolari e antigenici) sono stati 331.734 mentre ieri erano 327.704. Il tasso di positività è pari al 4,6%: ieri era 4,9%.Qui la mappa del contagio in Italia.

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Riaperture, Galli: «Rischio calcolato? Calcolato male»

sabato, Aprile 17th, 2021
Il direttore di Infettivologia del Sacco critica la scelta del governo di riaprire il 26 aprile – Ansa /CorriereTv
«Rischio calcolato? Calcolato male. Abbiamo ancora 500 mila casi attivi che significa averne il doppio, perché non possono che essere più di così visto che ce ne sono sfuggiti molti. Abbiamo somministrato appena 23 dosi e mezzo di vaccino ogni 100 abitanti, e ci sono ancora molti anziani non vaccinati. Il sistema dei colori non ha funzionato, basta vedere la Sardegna». Così il direttore del reparto di Infettivologia dell’ospedale Sacco di Milano, ospite di Lilli Gruber a “Otto e mezzo” su La7.
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Coronavirus, un piano per i bambini

sabato, Aprile 17th, 2021

a cura di Niccolò Carratelli

La minaccia delle mutazioni: “Più pericolose per i minori”

Lo vediamo dall’inizio: più si è giovani e meno si rischia di contagiarsi e ammalarsi di Covid. O, comunque, si sviluppano forme meno gravi. Sul perché ci sono varie ipotesi, gli scienziati non sono ancora riusciti a dare una riposta univoca. Ma questa sorta di immunità generazionale era più marcata di fronte alla prima versione del virus: dallo scorso autunno, con la comparsa delle varianti, lo scenario è cambiato e si sono verificati focolai rilevanti anche tra i bambini e gli adolescenti. Motivo per cui il governo si è visto costretto a chiudere per un periodo tutte le scuole nelle regioni rosse. In Umbria, ad esempio, a febbraio è stato registrato un forte aumento dell’incidenza dei contagi nei bambini fino a 10 anni. A marzo in Puglia sono state rilevate quasi 600 infezioni tra neonati e bimbi fino a 2 anni, con un +32% tra la prima e l’ultima settimana del mese. Sempre a marzo, all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze hanno dovuto affrontare un picco di ricoveri, con il reparto Covid pieno e diversi minorenni in terapia intensiva. I casi davvero gravi restano una minoranza, ma è un fatto che le varianti del virus, in particolare inglese e brasiliana, abbiano causato il ricovero di bambini e adolescenti come mai era avvenuto nella prima fase della pandemia.
Il rischio del “Long Covid”: il 50% ha sintomi per mesi
Si contagiano e lo superano, apparentemente senza conseguenze. Nella maggior parte dei casi senza sintomi o con pochi sintomi non gravi. Anche se negli ultimi mesi, a causa delle varianti del virus, sono aumentati gli under 16 colpiti da polmoniti interstiziali e i ricoveri in ospedale, in Italia i minorenni morti a causa del Covid, in oltre un anno di emergenza, sono stati solo 20. Ma in molti bambini e adolescenti che si sono infettati (poco più di mezzo milione, secondo l’ultimo bollettino dell’Istituto superiore di sanità) sono stati riscontrati effetti a lungo termine, il cosiddetto «Long Covid». È una sindrome che colpisce anche gli adulti, con sintomi variabili e debilitanti che persistono per mesi dopo la guarigione clinica. Secondo uno studio realizzato al Policlinico Gemelli di Roma, più della metà degli under 16 coinvolti lamentava almeno un sintomo 4 mesi dopo la ritrovata negatività. Affaticamento, dolori muscolari e articolari, cefalea, insonnia, problemi respiratori e palpitazioni, disturbi della concentrazione e della memoria: 4 pazienti su 10 hanno riferito di aver visto compromesso lo svolgimento delle proprie attività quotidiane. Non si ammalano gravemente, ma rischiano di diventare malati cronici. 

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Vaccini, parte la campagna in azienda: immunizzati anche i familiari

venerdì, Aprile 16th, 2021

di Valentina Conte

L’Italia presto avrà quasi 3 mila punti vaccinali. Ai 2.269 registrati ieri si aggiungeranno 680 hub aziendali. Imprese di Stato e non che hanno dato la disponibilità ad accelerare il Piano nazionale allestito dal commissario Figliuolo. Per ora vaccineranno le categorie prioritarie: over 70 e 80, dirottati dalle aziende sanitarie locali. Poi dal 15 maggio, esauriti i “fragili”, procederanno con i dipendenti e i loro famigliari conviventi. Un’opzione è quella del «parallelo multiplo» individuato da Figliuolo: «Vaccinare in contemporanea la fascia 30-59 anni» e poi gli altri. Non saranno le sole imprese. Da metà maggio, grazie all’ipotizzato arrivo di 17 milioni di dosi, si potrà vaccinare ovunque nei luoghi di lavoro. Già 7.300 aziende aderenti a Confindustria si stanno attrezzando. Altrettante di Confapi (piccola e media industria). Altre se ne aggiungeranno. Le regole da seguire sono stringenti, inserite nel protocollo firmato dalla parti sociali, con governo e Inail, il 6 aprile. E nelle indicazioni ad interim — una sorta di addendum al protocollo — condivise con le Regioni.   Tra le 680 imprese-hub c’è la Reale Mutua Assicurazioni di Torino, visitata due giorni fa da Figliuolo. Nello spazio del Cral aziendale, sui campi da tennis, padel e basket, sono stati allestiti 10 box dove 40 tra medici e infermieri, 250 volontari di cui 150 dipendenti, turneranno per tre mesi dalle 8 alle 20, sette giorni su sette. Obiettivo: 100 mila vaccinazioni entro fine luglio. Prima i fragili indicati dalla Asl, poi i 1.300 dipendenti di Torino e i loro famigliari. Anche l’outlet di Valmontone, alle porte di Roma, ha messo a disposizione un’area parcheggio di 20 mila metri quadrati allestita a drive- in: 26 auto in contemporanea, 250 iniezioni all’ora, 2-3 mila vaccinati al giorno, 740 mila in 8 mesi, grazie a 19 medici, 30 infermieri, 16 operatori sanitari.   Pronti a partire anche 5 sedi lombarde di Leonardo, l’ex Finmeccanica. La sede Rai di Firenze. Tre siti Enel in Campania: Avellino, Napoli, Salerno. Enel ha già allertato 90 sedi in tutta Italia e 39 sono già pronte: a disposizione delle Asl ora, poi per i 30 mila dipendenti.

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Giugno senza divieti, Italia pronta a riaprire

venerdì, Aprile 16th, 2021

ilario lombardo, paolo russo

ROMA. Per rivedere l’Italia tutta aperta bisognerà aspettare giugno, come gli scienziati consigliano ormai di dire pubblicamente. Giugno, dunque: quando il numero di vaccinati sarà tale da piegare la curva dei contagi, che ancora ieri ha lambito i 17 mila casi, con 380 morti. Ma al pressing della Lega per riaprire tutto già da questo mese si è aggiunto ora anche quello delle Regioni guidate dal neo-presidente leghista Massimiliano Fedriga, che senza fissare date hanno presentato il loro piano per far ripartire piscine e palestre, spettacoli, bar e ristoranti. Questi ultimi anche la sera. Magari a partire dal 15 maggio, mentre il 3 maggio ci si potrebbe tornare a sedere in bar e ristoranti almeno a pranzo. Forse anche nell’ultimo weekend di aprile nelle regioni più virtuose, quelle che a un basso numero di contagi affiancano anche un’alta percentuale di vaccinati tra gli anziani. Come ad esempio Veneto, Emilia Romagna, Lombardia, Marche e Basilicata, tanto per citare quelle che hanno immunizzato più dell’80% degli ultraottantenni con la prima dose.

Il quadro sarà più chiaro oggi, quando con i numeri dell’ultimo monitoraggio Draghi convocherà la cabina di regia per decidere come, cosa e quando riaprire. In conferenza Stato-Regioni ieri si è parlato di Recovery plan, ma i contatti tra le Regioni e l’esecutivo sono costanti e un primo calendario di massima della ripartenza è già stato fissato. A maggio l’Italia comincerà a riaprire, un po’ come avvenne lo scorso anno, quando il Paese si buttò alle spalle gradualmente il primo, storico lockdown. Si sta discutendo di una possibile rimodulazione dei colori delle zone, con restrizioni diverse e qualche apertura in più. Di sicuro torneranno le zone gialle. I dati del monitoraggio di oggi in nostro possesso dicono che se già fosse stata ripristinata la fascia gialla di quel colore si tingerebbero ben 13 regioni e province autonome: Abruzzo, Calabria, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, le provincie autonome di Bolzano e Trento, Umbria e Veneto. Anche se dal gruppo potrebbero uscire – per restare in arancione dove bar e ristoranti sono sempre chiusi – regioni come Calabria, Abruzzo e Friuli Venezia Giulia che hanno una percentuale ancora modesta di anziani vaccinati. Un indicatore che, come annunciato da Draghi, andrà a determinare i colori delle regioni insieme con quelli che tastano il polso all’epidemia.

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