Archive for the ‘Salute’ Category

Varianti Covid, l’allarme: «Alcune mascherine sono inefficaci». Ecco di quali si tratta

mercoledì, Gennaio 20th, 2021

Con il proliferare di nuove varianti del coronavirus, la lotta al contagio diventa ancora più dura. Finora non ci sono prove scientifiche che il Sars-CoV-2, mutando, sia diventato più letale, ma è certo che sia diventato più resistente e contagioso: lo dimostrano, ad esempio, i casi della variante sudafricana e di quella inglese.

Covid, allarme dell’Oms: «La nuova variante inglese diffusa in almeno 60 Paesi in tutto il mondo»

Covid, focolaio a St.Moritz: due alberghi in quarantena, contagiati da una variante del virus

Le mascherine

In Europa e in Italia la variante britannica del coronavirus ha già iniziato a diffondersi ed è questa una delle spiegazioni al boom di contagi durante la seconda ondata, che hanno interessato anche quei paesi, come la Germania, che all’inizio della pandemia avevano fronteggiato in maniera ottimale l’emergenza. Mutando, il virus è diventato molto più contagioso e resistente ai dispositivi di protezione individuale, tra cui le mascherine. E proprio sotto questo aspetto, dalla Francia, arriva un allarme.

A diffonderlo è il ministro francese della Salute, Olivier Véran, che in un’intervista alla radio France Inter ha sconsigliato l’utilizzo di mascherine che garantiscono un filtraggio inferiore al 90%. Di quali si tratta? In estrema sintesi, della maggior parte di quelle artigianali in stoffa, che garantiscono un filtraggio pari solo al 70% delle particelle di tre micrometri.

«Le uniche mascherine che raccomandiamo di fronte alle varianti del virus sono quelle chirurgiche e le FFP2» – ha spiegato il ministro francese della salute – «Qui in Francia la situazione dei contagi relativi alle nuove varianti del virus è decisamente migliore rispetto a quella dei nostri vicini europei, ma abbiamo ancora un tasso di contagio troppo alto per allentare le restrizioni. Il coprifuoco alle 18 resta in vigore su tutto il territorio nazionale e non è escluso il rischio di dover imporre il terzo lockdown dall’inizio dell’emergenza».

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Vaccino, la Moratti si presenta: «Per le dosi privilegiare le Regioni col Pil più alto». E Speranza la gela

martedì, Gennaio 19th, 2021

di Andrea Bassi

Sul Titanic Italia, mentre l’orchestra di governo e partiti suona in Parlamento il suo brano più riuscito, la difesa di se stesso, la prima classe, o presunta tale, chiede di poter usare tutte le scialuppe di salvataggio. Da poco insediata a capo della Sanità lombarda, dopo il dimissionamento forzato per scarsissimo rendimento del suo predecessore Giulio Gallera, Letizia Moratti ha tirato fuori il coniglio dal cilindro. Al commissario Domenico Arcuri ha scritto che nel distribuire i vaccini, la merce più rara e preziosa in assoluto di questi tempi, va privilegiato chi produce di più, chi è più ricco. Il criterio, insomma, dovrebbe essere «anche quello del Pil». Come dire: il malato lombardo, siccome vive in una Regione che produce 385 miliardi di prodotto interno lordo, ha più diritto al vaccino del cittadino lucano con i suoi miseri 12 miliardi di Pil, o di quello pugliese con i suoi 107 miliardi, o di quello calabrese con i suoi 33 miliardi, e anche di quello laziale con i suoi 196 miliardi di Pil. E non fa niente che la Sanità lombarda, oggi guidata dalla Moratti, abbia dato la peggior prova di tutto il Paese nell’affrontare la pandemia e non più tardi di ieri abbia persino dovuto ammettere che il sistema di sorveglianza dei dati è andato completamente in tilt, senza nemmeno più poter dire quanti sono i contagiati.

Vaccino, Pfizer ritarda ancora le consegne delle dosi: 241 mila arriveranno mercoledì. Ira di Arcuri

Ma in premio i lombardi vanno vaccinati prima di tutti. L’ex ministro della salute, Beatrice Lorenzin, ha sperato che la richiesta della Moratti fosse una «fake news». Il ministro della salute Roberto Speranza è dovuto intervenire per spiegare alla Moratti che il vaccino è un diritto «non un privilegio». Qualcuno, insomma, ancora stenta a credere. Ma è tutto vero. E anche peggio. Il governatore Attilio Fontana si è detto pronto a non presentare il ricorso contro la zona rossa nel caso in cui la proposta fosse accettata.

IL DISEGNO

Non c’è in realtà da meravigliarsi. Il tentativo di «secessione dei ricchi» dal resto del Paese è, come ha più volte documentato questo giornale, in corso da tempo. Il disegno sull’autonomia “differenziata”, solo momentaneamente riposto in un cassetto, ha esattamente questo scopo. Il Re è nudo si potrebbe dire. L’autonominata locomotiva, non vuole più il peso dei vagoni. Vuole correre da sola, anche perché sta sistematicamente perdendo terreno nei confronti delle altre regioni europee. Ma è stato il sacrificio dei vagoni, le Regioni del Sud, a determinare la forza motrice della locomotiva. Adriano Giannola, presidente della Svimez, ha calcolato che il Nord ha sottratto al Sud risorse per 60 miliardi l’anno. Soldi investiti in infrastrutture e servizi in una sola parte del Paese. Una cifra che quasi pareggia i contributi a fondo perduto previsti nel Recovery plan. Questa sottrazione ha fatto in modo che le regioni meridionali non potessero mai trasformarsi da vagoni anche loro in locomotive. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. L’Alta velocità si ferma a Salerno. Per andare da Roma a Milano si impiegano ormai solo tre ore.

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Patentino Covid, piano del Lazio: si userà al cinema e in palestra, ingressi agevolati

lunedì, Gennaio 18th, 2021

di Lorenzo De Cicco

Il patentino dei vaccinati Covid «potrebbe diventare come la cuffia per nuotare in piscina», dice l’assessore alla Sanità del Lazio, Alessio D’Amato. «Chi ce l’ha entra in vasca, gli altri no. Un discrimine sano, a tutela della collettività, e che potrebbe essere utile a rilanciare i settori economici in crisi». Per esempio palestre, cinema, teatri. Spazi di vita, chiusi da mesi proprio per limitare i contagi, e che tanti smaniano di riconquistare, un po’ per volta, i titolari in primis. Fuori dalla metafora acquatica, dal governo alle Regioni, Lazio compreso, tanti si interrogano sul futuro dell’«attestato» d’immunizzazione, per chi avrà ricevuto prima e seconda dose del siero anti-virus. A Roma e nelle altre province non ci sarà una card, come invece propone in Campania il governatore De Luca. Tutto passerà da computer e smartphone: da metà febbraio il “patentino” si scaricherà sul fascicolo sanitario personale, sul sito LazioSalute, oppure tramite un’app che gli informatici della Pisana stanno già collaudando. Si accederà tramite lo Spid, il sistema d’identità digitale, le stesse credenziali già sfruttate, tra le altre cose, per i rimborsi del cashback. APPROFONDIMENTI

Flourish logo

A Flourish bar chart race


Gli spostamenti

L’attestato, dice chi sta seguendo la pratica in Regione, potrebbe essere sfruttato per gli spostamenti fuori dai confini del Lazio. Oggi l’Italia è frazionata in tre colori (col quarto, il bianco, appena decretato), ma quando la campagna di vaccinazione diventerà “di massa”, il certificato d’immunità potrebbe diventare un pass per muoversi più liberamente lungo lo Stivale. Lo stesso potrebbe valere per l’accesso a tanti settori del tempo libero, migliaia di attività oggi costrette a tenere abbassata la saracinesca. «Cinema, teatri, palestre – riprende l’assessore D’Amato – Se a livello governativo, o europeo, si opterà per un patentino, noi siamo pronti: potrebbe essere un discrimine positivo per regolare alcuni comparti. Pensiamo ai vaccini contro il morbillo a scuola: per iscriverti lo devi fare. O la cuffia in piscina: se ce l’hai entri, altrimenti no. Questo strumento potrebbe diventare cruciale quando la campagna avrà raggiunto numeri rilevanti». Forniture permettendo. «Per alcune rotte aeree, oggi vale la logica un biglietto-un tampone. Con il vaccino potrebbe accadere lo stesso per alcuni settori. Ora – conclude il responsabile della Sanità – anche noi aspettiamo di capire cosa farà il governo».

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Vaccino Covid: può essere obbligatorio

domenica, Gennaio 17th, 2021

di Letizia Gabaglio

I vaccini contro Covid sono ormai una realtà: due sono quelli al momento approvati, ma altri ne verranno nei prossimi mesi. Perché la vaccinazione riesca a piegare la curva dei contagi, però, è necessario che la stragrande maggioranza della popolazione sia vaccinata: almeno il 70%, dicono gli esperti. I vaccini oggi disponibili non sono abbastanza per immunizzare tutti, lo sappiamo, da qui l’esigenza di disegnare un piano vaccinale che indichi chi deve essere immunizzato per primo. Che fare però se le persone a cui viene offerta la possibilità si rifiutano? Tanto più in futuro quando, si spera, i vaccini ci saranno in quantità? Nei mesi scorsi sono stati condotti diversi sondaggi per tastare il polso degli italiani e con risultati contrastanti. In ogni caso basterebbe che oltre il 30% si rifiutasse di farlo – così come riportava un’indagine Swg a dicembre – per non raggiungere l’immunità di comunità e quindi vanificare lo sforzo. Per risolvere la questione c’è chi invoca l’obbligatorietà, possibile solo a norma di legge, che dovrebbe quindi essere scritta e approvata dal Parlamento in tempo utile (diciamo quindi nel giro di settimane). “Certo, sarebbe auspicabile che il legislatore si assumesse fino in fondo le sue responsabilità a questo proposito”, scrive Pietro Ichino, ordinario di Diritto del Lavoro all’Università di Milano in un articolo su “Quotidiano giuridico”. “Se però questo non accade, l’inerzia del legislatore nulla toglie alla ragionevolissima possibilità che un dovere di vaccinazione nasca da un contratto tra soggetti privati”. In altre parole, nei prossimi mesi, a spingere sull’acceleratore della vaccinazione potrebbero essere le aziende, impegnate a tutelare la salute dei loro dipendenti, la sicurezza del luogo di lavoro e dei loro clienti. Vediamo come.

L’obbligo del datore

L’articolo 2087 del Codice civile obbliga l’imprenditore, pubblico o privato, ad adottare “le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”. La domanda diventa allora: nella situazione di pandemia da Covid-19 in cui ci troviamo, una fabbrica o un ufficio nel quale tutti siano vaccinati è più o meno sicura rispetto a una fabbrica o un ufficio nel quale una parte dei dipendenti non sia vaccinata? “Non c’è dubbio che secondo le indicazioni della scienza medica la prima opzione è quella che garantisce maggiore sicurezza e quindi, in ottemperanza all’articolo 2087, a seguito di attenta valutazione del rischio specifico nella propria azienda, l’imprenditore può richiedere a tutti i propri dipendenti la vaccinazione, dove questa sia per essi concretamente possibile”, dice Ichino.

Gli operatori sanitari

Chi ha il dovere di curare non può correre il rischio di essere veicolo di una malattia. Tanto più in epoca di pandemia. Ecco perché gli operatori sanitari sono la categoria in cima alla classifica dei professionisti che si devono vaccinare. L’articolo 279 del Testo Unico per la sicurezza sul lavoro dice che il datore di lavoro è obbligato a richiedere al dipendente di vaccinarsi contro il rischio di infezione derivante da “un agente biologico presente nella lavorazione”. “Se l’obbligo è esplicitamente previsto dalla legge per questo rischio specifico, è ragionevole ritenere che lo stesso obbligo gravi sull’imprenditore per la prevenzione di un rischio di infezione derivante da un virus altamente contagioso, del quale può essere portatrice una qualsiasi delle diverse persone contemporaneamente presenti nello spazio aziendale chiuso nel quale l’attività lavorativa è destinata a svolgersi”, prosegue il giurista.

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Variante brasiliana, sale preoccupazione. Speranza: “Stop a voli dal paese sudamericano”

domenica, Gennaio 17th, 2021

Roma – Aumentano le varianti del Coronavirus in circolazione. A quella inglese e sudafricana si aggiunge quella brasiliana. L’aeronautica del paese sudamericano ha avviato un ponte aereo per rifornire di ossigeno gli ospedali dell’Amazzonia, inondati di pazienti Covid legati alla proprio alla nuova variante scoperta proprio nella giungla. I medici erano arrivati a dover alternare i pazienti ai ventilatori, ruotandoli ogni 10 minuti. Il boom di Covid in Amazzonia ha mandato in tilt un sistema sanitario già fragile di suo, e a farne le spese sono stati anche i pazienti di altre patologie che richiedono la somministrazione di ossigeno.

Contromisure in Italia

L’Italia  ha subito reagito a questo nuovo pericolo di contagio. Fermati tutti i voli per l’Italia in partenza dal Paese sudamericano. “Ho firmato una nuova ordinanza che blocca i voli in partenza dal Brasile e vieta l’ingresso in Italia di chi negli ultimi 14 giorni vi è transitato – ha annunciato il ministro della Salute, Roberto Speranza -. Chiunque si trovi già in Italia, in provenienza da quel territorio, è tenuto a sottoporsi a tampone contattando i dipartimenti di prevenzione. E’ fondamentale che i nostri scienziati possano studiare approfonditamente la nuova variante. Nel frattempo scegliamo la strada della massima prudenza”.

Covid in Italia, il bollettino del 16 gennaio

Le reinfezioni in Brasile

Il ministero della Salute del paese sudamericano conferma fra l’altro due casi di reinfezione. Sul sito del ministero si spiega che il dicastero “è stato informato il 13 gennaio di un caso confermato di reinfezione in Amazzonia da un nuovo ceppo variante di Sars-CoV-2”. La variante è stata inviduata “in una donna di 29 anni con lievi sintomi della malattia”, alla quale era stata diagnosticata l’infezione per la prima volta il 24 marzo 2020. “Il 30 dicembre (nove mesi dopo), la donna ha ottenuto la seconda diagnosi positiva per Covid-19. La seconda analisi effettuata ha evidenziato un pattern di mutazioni, compatibile con la variante del virus SARS-CoV-2, recentemente identificato dal Ministero della Salute del Giappone, ma originario dell’Amazzonia”, si legge sul sito del ministero. In Brasile i casi di reinfezione dovuti a una nuova variante sono stati registrati uno nello stato di Bahia con la mutazione originariamente identificata in Sudafrica che è ancora oggetto indagine, e l’altro già confermato in Amazzonia. I casi sono monitorati da équipe del Ministero della Salute e Ops/Oms. Le informazioni sono state condivise, come parte della routine di sorveglianza epidemiologica, anche con l’Organizzazione Panamericana della Sanità (Ops), braccio sudamericano dell’Oms.

La variante inglese

“Siamo molto preoccupati” dalla variante inglese del virus SarsCoV2,ma “non sappiamo esattamente quanto sta circolando perché purtroppo qui non sequenziamo“. Così Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza, nella trasmissione ‘Un Giorno da Pecora’ di Rai Radio1. Ricciardi ha detto inoltre di non ritenere che la variante inglese sia molto diffusa “perché in quel caso ce ne accorgeremmo”.

Un caso in Piemonte

Comunque oggi è stato identificato il primo caso nel Vercellese, in una ragazza rientrata lo scorso 20 dicembre dall’Inghilterra. In via di conferma anche un secondo caso, registrato nel Cuneese. A segnalarlo è l’assessore regionale alla Ricerca applicata Coid Matteo Marnati. “Il fatto di aver identificato il primo caso di variante inglese del Covid – spiega Marnati – è la dimostrazione che attraverso i nostri test siamo in grado di intercettare tutte le varianti e, visto che il singolo caso non ha dato luogo a focolai, possiamo affermare che l’attività di prevenzione ha ben funzionato permettendo l’immediata identificazione del paziente. Ringrazio per l’efficienza il direttore generale dell’Istituto Zooprofilattico che, nei prossimi giorni, attuerà un continuo monitoraggio di altri test molecolari”. La potenzialità di analisi con sequenziazione al momento è di 96 campioni a settimana, fino a un massimo di 192 campioni, con un tempo di risposta in 5-6 giorni.

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Coronavirus, Pfizer da lunedì taglia le forniture dei vaccini. L’ira di Arcuri: «Pronti ad azioni legali»

sabato, Gennaio 16th, 2021

di Lorenzo Salvia

L’annuncio arriva alle 15.38 di ieri. Senza preavviso, come tutte le cattive notizie. Pfizer, produttore di uno dei due vaccini anti Covid autorizzati finora nell’Unione europea, comunica unilateralmente che da lunedì consegnerà all’Italia il 29% di fiale di vaccino in meno rispetto a quanto stabilito dal contratto. Su 470 mila dosi sono circa 136 mila in meno alla settimana. Un vero guaio. Con tanto di aggravante. Perché è vero che il taglio riguarderà tutti i Paesi europei, mal comune. Ma sarà direttamente la multinazionale Usa a decidere in che modo distribuire «il danno» tra i quasi 300 punti di somministrazione italiani. Nel governo c’è preoccupazione, irritazione.

Qualcuno parla di inaffidabilità, a mezza voce anche di ricatto

Qualcuno parla di inaffidabilità, a mezza voce anche di ricatto. Perché adesso sono a rischio i tempi delle prossime tappe della campagna, sia i richiami sia l’avvio vero e proprio della vaccinazione degli over 80, appena iniziata in alcune regioni. Il commissario straordinario all’emergenza, Domenico Arcuri, anche lui preoccupato e più che irritato, ha risposto a Pfizer. Una lettera ruvida in cui parla di «gravità della comunicazione», di «incredibile tempistica», visto che la prossima fornitura è attesa lunedì. Per poi chiedere «l’immediato ripristino delle quantità da distribuire» riservandosi «ogni eventuale azione in tutte le sedi».

Non è la prima frizione con Pfizer

Un clima da ci vediamo in tribunale, insomma, che rovina la festa per il giorno in cui l’Italia supera la soglia del milione di prime dosi somministrate, con il premier Giuseppe Conte che parla di «numeri incoraggianti» e sottolinea che «siamo i primi in Europa». Non è la prima frizione con Pfizer. Già le consegne precedenti erano arrivate in ritardo. E diversi Paesi sospettavano che l’azienda avesse dirottato parte delle fiale destinate al mercato europeo verso Paesi extra europei, disposti a pagare di più. Stavolta l’azienda dà una spiegazione ufficiale: i lavori di potenziamento dello stabilimento di Puurs, in Belgio, necessari per aumentare la produzione come promesso. Per compensare il ritardo Pfizer promette di usare anche un altro stabilimento, a Marburgo in Germania, e forse anche quelli della concorrente Sanofi in Francia. Credibile? Anche la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, chiede a Pfizer di «rispettare il calendario» e dice di aver ricevuto assicurazioni. Ma ricorda anche che i «contratti paralleli a quello con l’Ue sono vietati».

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Iss, bozza: Rt nazionale sale a 1,09, cresce da 5 settimane | “Aumenta il rischio di epidemia non controllata”

venerdì, Gennaio 15th, 2021

Allarme dall’Iss: l’Rt nazionale sale a 1,09, in crescita da 5 settimane. “Questa settimana si conferma il peggioramento generale della situazione epidemiologica nel Paese già osservato la settimana precedente”, si legge nella bozza del monitoraggio settimanale del ministero della Salute e relativo al periodo fra il 4 e il 10 gennaio. “Si osserva un aumento complessivo del rischio di una epidemia non controllata e non gestibile nel Paese”.

15 gen 16:09

Bolzano zona rossa, provincia chiede verifica all’Asl

Dopo l’annuncio della classificazione dell’Alto Adige come zona rossa, la giunta provinciale di Bolzano si è riunita in seduta straordinaria. Come annuncia la Provincia di Bolzano su Twitter, “sarà chiesta una verifica all’Azienda sanitaria per avere le basi scientifiche al fine di giungere ad una decisione che sia la più adeguata possibile”. 15 gen 15:58

Brusaferro: “Pandemia in ricrescita ma senza impennata della curva”

L’Europa è sempre in piena pandemia e questo vuol dire “che dobbiamo stare sempre molto attenti ad adottare tutte le misure nazionli ed europee per poterla controllare. L’Italia è in una fase di ricrescita ma di crescita lieve e grazie alle misure non ci troviamo di fronte a un’impennata della curva”. E’ quanto ha detto il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro alla conferenza stamapa sui dati del monitoraggio regionale della Cabina di regia.  15 gen 15:21

De Luca lancia sfida: Campania prima regione Covid free

“Il mio obiettivo è quello di fare della Campania la prima Regione d’Italia e d’Europa ad uscire dall’epidemia. Voglio che ci impegniamo in una sfida quasi folle”. Così il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, in diretta Facebook. De Luca la definisce “un’operazione di straordinaria complessità al limite della pazzia ma sono convinto che, se avremo la disponibilità di 8milioni e 400mila vaccini, siamo in grado di raggiungere questi obiettivi entro dicembre del 2021”. 15 gen 15:07

Vaccini, da domenica via ai richiami in diverse Regioni

Cominciano tra domenica e lunedì, in diverse Regioni, le somministrazioni della dose di richiamo delle vaccinazioni effettuate in Italia in occasione del V-Day, il 27 dicembre. E’ quanto si apprende dalle strutture abilitate ai vaccini nei vari territori del Paese.  15 gen 14:20

Pfizer ridurrà temporaneamente le consegne verso l’Europa

Il laboratorio americano della Pfizer ha avvertito che “dalla prossima settimana” ci sarà un calo nelle consegne di vaccini anti-Covid in Europa, in attesa di migliorare le proprie capacità di produzione. Lo ha reso noto l’Istituto norvegese di sanità pubblica ma “la riduzione temporanea – hanno sottolineato – interesserà tutti i Paesi europei”. Non è chiaro quanto tempo ci vorrà prima che Pfizer torni alla massima capacità di produzione, che sarà aumentata da 1,3 a 2 miliardi di dosi all’anno. Non è stata specificata l’entità della riduzione per l’Europa nel suo insieme, ma per la Norvegia la diminuzione sarà del 17,8%. 15 gen 14:18

Aifa: parte ricerca su anticorpi monoclonali

“Anche l’Italia partirà con un progetto ricerca sugli anticorpi monoclonali, su Eli Lilly e Regeneron, quelli con cui è stato curato Trump”. Lo ha annunciato il presidente dell’Aifa Giorgio Palù. “Ieri sera – ha aggiunto – il Cda Aifa ha approvato la ricerca. Sono terapia, non sono prevenzione. Essendo antivirali vanno dati entro le prime ore dall’esordio dei sintomi, altrimenti non sono efficaci. Possono essere una risorsa per curare i pazienti a casa”. 15 gen 13:52

Napoli, boom di contagi dopo le feste: +18%

Contagio Covid in aumento del 18% a Napoli dopo le festività natalizie. È la fotografia che emerge dal report curato dall’Osservatorio epidemiologico, coordinato dall’equipe di Giuseppe Signoriello, docente dell’università Vanvitelli, e dall’assessore alla Salute del Comune, Francesca Menna. Il report evidenzia che nelle ultime due settimane sono stati notificati 2.588 casi, + 18% rispetto alle due settimane precedenti, quando i nuovi casi erano stati 2.202. Il tasso di mortalità risulta essere quasi il doppio rispetto a quello della Campania (82,6 casi per 100mila abitanti contro 47,2). 15 gen 13:41

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Coronavirus in Italia, il bollettino di oggi 14 gennaio: 17.246 nuovi casi e 522 morti

giovedì, Gennaio 14th, 2021

di Paola Caruso

Coronavirus in Italia, il bollettino di oggi 14 gennaio: 17.246 nuovi casi e 522 morti

In Italia, dall’inizio dell’epidemia di coronavirus, almeno 2.336.279 persone (compresi guariti e morti) hanno contratto il virus Sars-CoV-2: i nuovi casi sono 17.246*, +0,7% rispetto al giorno prima (ieri erano +15.774), mentre i decessi odierni sono 522, +0,6% (ieri erano +507), per un totale di 80.848 vittime da febbraio. Le persone guarite o dimesse sono 1.694.051 complessivamente: 20.115 quelle uscite oggi dall’incubo Covid, +1,2% (ieri erano +20.532). E gli attuali positivi — i soggetti che adesso hanno il virus — risultano essere in totale 561.380, pari a -3.394 rispetto a ieri, -0,6% (ieri erano -5.266). La flessione degli attuali positivi di oggi — con il segno meno davanti — dipende dal fatto che i guariti, sommati ai decessi, sono in numero maggiore rispetto ai nuovi casi.

I tamponi sono stati 160.585, ovvero 14.844 in meno rispetto a ieri quando erano stati 175.429. Mentre il tasso di positività è del 10,7% (l’approssimazione di 10,73%): vuol dire che su 100 tamponi eseguiti più di 10 sono risultati positivi; ieri era del 9%. Qui la mappa del contagio in Italia.

Più contagi in 24 ore rispetto a ieri, a fronte di meno tamponi. I nuovi casi sono in aumento per il terzo giorno consecutivo (erano 12.532 l’11 gennaio). Con il rapporto di casi su test — il tasso di positività — che aumenta di oltre un punto e mezzo, attestandosi al 10,7%, dal 9% del giorno prima. Se ieri si trovavano 9 positivi su 100 tamponi, oggi se ne individuano più di 10, quasi 11. La curva sale e purtroppo non si arresta la crescita dei decessi, come evidenzia anche il monitoraggio indipendente di Gimbe sulla settimana 6-12 gennaio. Si teme una forte ripresa della diffusione del virus, quella che si sta verificando in altri Paesi europei. «Siamo ancora nella seconda ondata che è ancora molto alta e non riusciamo ad appiattirla», dice il consigliere del ministro della Salute, Walter Ricciardi a SkyTg24. «Il virus continua ad avanzare, se non a dilagare. Dovunque si fa fatica a debellare la seconda ondata», spiega il commissario straordinario Domenico Arcuri in conferenza stampa. Il prossimo mese e mezzo sarà cruciale per capire come si evolverà lo scenario, secondo Ricciardi.

La regione più colpita è la Lombardia con oltre 2 mila nuove infezioni (+2.587, qui il bollettino). Sopra la stessa soglia di 2 mila c’è anche il Veneto (+2.076). Seguono con un incremento a quattro cifre: Sicilia (+1.867), Lazio (+1.816), Puglia (+1.524), Emilia-Romagna (+1.515) e Campania (+1.294). Tutte le altre regioni hanno nuovi casi a due o tre cifre, come indica il dettaglio in basso.

Drammatico il bilancio delle vittime quotidiane, in lieve aumento rispetto a mercoledì. Soltanto la Valle d’Aosta registra zero decessi — succede per il secondo giorno di fila — mentre il maggior numero di morti è in Veneto (+101 decessi), Lombardia (+72), Emilia-Romagna (+70). Ad avere oltre 40 lutti sono: Lazio (+47) e Campania (+41).

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Vaccini, metà degli operatori sanitari già immunizzati. Al via la sperimentazione sui minori

giovedì, Gennaio 14th, 2021

di Silvia Turin

Vaccini, metà degli operatori sanitari già immunizzati. Al via la sperimentazione sui minori

Sono 800.730 le persone vaccinate contro il Covid in Italia, 497.608 donne e 303.122 uomini. Il dato, aggiornato alle 10.28 di ieri, è contenuto nel report del Ministero della Salute. La Campania guida la classifica con il 77 per cento di somministrazioni rispetto alle dosi consegnate. Se si considerano le dosi somministrate in base alla popolazione delle singole Regioni, al primo posto c’è l’Emilia Romagna con un rapporto di 1.901 dosi ogni 100mila abitanti. In termini assoluti è la Lombardia ad aver inoculato più dosi: 101.358. Sono invece 625.861 gli operatori sanitari e sociosanitari vaccinati (il 44,6 per cento della forza lavoro), 116.236 il personale non sanitario e 58.633 i vaccinati tra gli ospiti delle RSA (il 10,3 per cento tra tutti).

Le opzioni

Nell’informativa alla Camera, il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha precisato che l’Italia ha siglato opzioni per circa 250 milioni di dosi di vaccini: quasi il doppio delle fiale necessarie per immunizzare tutti gli italiani. Intanto l’Oms ha chiesto ai produttori di vaccini di tutto il mondo di muoversi rapidamente per fornire i dati necessari per le valutazioni degli organismi di controllo. Nonostante i contagi nel mondo abbiano quasi raggiunto quota 92 milioni, il virus sembra accerchiato da più parti: vaccini approvati e altri in arrivo, farmaci testati, armi diagnostiche più specifiche e rapide. In Europa a fine mese l’Agenzia del farmaco valuterà l’autorizzazione per il vaccino di AstraZeneca-Oxford e ad aprile dovrebbe essere la volta del candidato Janssen (Johnson & Johnson). A quel punto si tratterà di pianificare e ampliare la distribuzione anche alle fasce d’età più giovani. Pfizer e Moderna, dopo aver avviato il reclutamento per la sperimentazione, hanno iniziato gli studi relativi alla sicurezza ed efficacia per la fascia d’età 12-18 anni. Se tutto andrà bene, si procederà con la sperimentazione sulla fascia 6-12 e poi 2-6 anni. L’ipotesi migliore è che si possa disporre di un vaccino pediatrico entro la fine del 2021.

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Coronavirus in Italia, il bollettino di oggi 12 gennaio: 14.242 nuovi casi e 616 morti

martedì, Gennaio 12th, 2021

di Paola Caruso

Coronavirus in Italia, il bollettino di oggi 12 gennaio: 14.242 nuovi casi e 616 morti

In Italia, dall’inizio dell’epidemia di coronavirus, almeno 2.303.263 persone (compresi guariti e morti) hanno contratto il virus Sars-CoV-2: i nuovi casi sono 14.242, +0,6% rispetto al giorno prima (ieri erano +12.532), mentre i decessi odierni sono 616, +0,8% (ieri erano +448), per un totale di 79.819 vittime da febbraio. Le persone guarite o dimesse sono 1.653.404 complessivamente: 19.565 quelle uscite oggi dall’incubo Covid, +1,2%. (ieri erano +16.035). E gli attuali positivi — i soggetti che adesso hanno il virus — risultano essere in totale 570.040, pari a -5.939 rispetto a ieri, -1% (ieri erano -3.953). La flessione degli attuali positivi di oggi — con il segno meno davanti — dipende dal fatto che i guariti, sommati ai decessi, sono in numero maggiore rispetto ai nuovi casi.

I tamponi sono stati 141.641, ovvero 49.985 in più rispetto a ieri quando erano stati 91.656. Mentre il tasso di positività è del 10,05% (l’approssimazione di 10,0549%): vuol dire che su 100 tamponi eseguiti 10 sono risultati positivi; ieri era del 13,7%. Qui la mappa del contagio in Italia.

Più contagi in 24 ore rispetto a ieri, a fronte di più tamponi. Un andamento che si verifica ogni martedì, quando il numero delle analisi processate inizia a crescere rispetto al weekend. C’è da dire che siamo lontano dalla media di 200 mila test giornalieri tenuta a novembre con un picco di 254 mila analisi. Una buona notizia la fornisce il rapporto di casi su tamponi (il tasso di positività) che scende di oltre tre punti e passa dal 13,7% di ieri al 10,05% di oggi. Ma con troppi nuovi casi e senza riprendere il tracciamento «si rischia di mettere a repentaglio la campagna vaccinale», dice Walter Ricciardi, ordinario d’Igiene e Medicina Preventiva all’Università Cattolica e consulente del ministro Speranza.

La regione più colpita per numero di nuovi casi è di nuovo il Veneto con oltre 2 mila nuovi positivi (+2.134). Seguono: Sicilia (+1.913 casi), Emilia-Romagna (+1.563), Lazio (+1.381), Puglia (+1.261) e Lombardia (+1.146). Tutte le altre regioni hanno un incremento a due o tre cifre, come si osserva dal dettaglio in basso.

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