Archive for the ‘Spettacoli -Eventi -TV’ Category

Pietro Castellitto: la serie su Totti, la passione per Nietzsche. E mi piace andare oltre i conformismi

domenica, Aprile 11th, 2021

di Valerio Cappelli

Pietro Castellitto: la serie su Totti, la passione per Nietzsche. E mi piace andare oltre i conformismi

Pietro Castellitto, 30 anni a dicembre, figlio d’arte (suo padre è Sergio Castellitto, sua madre Margaret Mazzantini) è un antiborghese cresciuto in un ambiente privilegiato, spiazzante e analitico, libero nei suoi pensieri. Il suo obiettivo è: avere talento dunque poter essere ascoltato e andare controvento. E’ il personaggio del momento.

Ha due candidature ai David di Donatello per I predatori: migliore regista esordiente e sceneggiatura originale. E ha appena concluso su Sky la serie su Totti (in media ascolti record di 1 milione 100 mila spettatori, ora on demand e in streaming su Now): «Francesco mi ha detto, le pause sono quelle mie».

Quali sono i commenti di romanisti e laziali che l’hanno colpita di più?

«I romanisti hanno ritrovato l’essenza del capitano, per me è anche un modo di stare tranquillo quando cammino per Roma (sorride). I laziali mi hanno detto che per prepararmi al meglio ho dovuto ripetere tre volte la terza media. Alla fine è un uomo che malgrado soldi e successo ha tenuto intatta la sua personalità. Non c’era nulla di scontato, Totti non è Maradona…La camorra, la vita spericolata»

Cosa risponde a chi, cercando il sosia di Totti, ha commentato che lei è troppo diverso fisicamente…

«Allora potevano dare la parte a lui, allo stesso Totti. Avevamo pensato al trucco prostetico ma non aveva senso in un contesto dove nessuno lo aveva. E poi avrei avuto sei ore di trucco, diventava un altro lavoro».

I David?

«I premi arrivano quando hai fatto le cose da tanto tempo. Ero più euforico e avevo i piedi meno per terra quando ho finito di girare o quando ho saputo che l’avrei girato; lì hai il mistero di quello che accadrà, ora ho la consapevolezza che devo farmi venire un’idea per continuare».

Lei è più attore o autore?

«Più autore. Recitare è una vacanza, arrivi a progetto già costruito, mi piace quando il personaggio ha un suo passato, anche se non c’è nel film, perché comprendi altre cose. Per fare l’attore devi saper dire le bugie e fare gli scherzi».

Cosa vuol dire?

«Se non scherzi più, il tuo percorso è stato sacrificato alle consuetudini e al perbenismo dominante. Negli Anni ‘20 Al Capone faceva soldi gestendo alcol e droga, oggi li fai perpetuando il bene. Penso ai milioni incassati dagli studi legali attraverso il monumento all’ipocrisia del Me Too, battaglia sacrosanta, ma se Kevin Spacey mi mette la mano sulla coscia gliela sposto, non gli rovino la vita chiedendo pure soldi; io vedo la volontà di potenza che sfrutta questa crociata morale per ingrassarsi, sto parlando come amante di Nietzsche, che studiai a Filosofia. Ho anche compiuto un viaggio in Germania sulle sue tracce, ho dormito nella casa museo dove ha ideato Zarathustra…».

L’annosa questione dell’«essere figlio di»?

«E’ un problema che hanno sempre avuto gli altri, poi l’hanno fatto venire a me, un senso di oppressione per cui non sono visto come Pietro qualunque cosa faccia. Questo mi ha spinto a bruciare le tappe, ad avere una voce mia, che dipende anche dalla genetica, dall’educazione, dai genitori e da una percentuale di imprevedibilità».

Chi è più presente dei suoi genitori?

«C’è un buon equilibrio, non facciamo calcoli, ci diciamo tutto soprattutto quando litighiamo. Non parliamo in modo preponderante di cinema e libri. Mi sono sentito amato, mai privilegiato, mi hanno sempre detto che le cose dovevo conquistarmele, che avrei avuto molti detrattori. Nessun attore vuole che il proprio figlio lo segua perché è tutto aleatorio. Una parte della libertà l’ho portata anch’io in casa, mi riferisco a una intolleranza alla prepotenza intellettuale. Ho detto cose di sinistra in ambienti di destra e viceversa, anche se è più difficile dire cose di destra in ambienti di sinistra».

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“Breve manuale di libero pensiero” – Il racconto di Stefano Massini

venerdì, Marzo 19th, 2021

Stefano Massini prende spunto da alcuni bizzarri commenti sui social (“Massini è diventato salviniano”…) per riannodare le fila del nostro modo di elaborare un pensiero: ormai ci accodiamo a idee e posizioni altrui, ogni opinione viene accettata o rifiutata non per senso critico ma perché “pro” o “contro” qualcuno. Da Max Weber a Orwell e Hermann Hesse, un breve manuale di libero pensiero.

LA7

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L’intervista alla virologa Ilaria Capua

giovedì, Marzo 18th, 2021

LA7

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Tv: Totti, Baggio e l’emozione della vita passata a rincorrere un pallone

mercoledì, Marzo 17th, 2021

Voi della tribù “ma che vi scaldate a fare per ventidue adulti in calzoncini che corrono dietro al pallone”, uscite per una volta dalla gabbia dei pregiudizi e date retta per una volta a un saggio consiglio. Seguite la serie su Sky dedicata a Francesco Totti “Speravo de morì prima” con un grande Pietro Castellitto e tra un po’ quella su Netflix dedicata a Roberto Baggio, “Il divin codino”, con Andrea Arcangeli.

E forse capirete, dentro la trama delle vite vissute da quei due campioni, quanta storia, quanta letteratura, quante emozioni rendono elettrizzante il calcio e lo sport, e i loro protagonisti più luminosi. E’ come gli eroi delle antiche saghe raccontati nelle loro lotte, nei contrasti, nei dolori, negli ostacoli che sembrano insormontabili, nel talento, nelle rivalità, nei periodi di oscurità e di tristezza, nei trionfi, nelle lacrime, nelle debolezze, nei tradimenti, negli amori e nelle ostilità, nei tifosi che piangono ed esultano: seguitele, le vicende di Totti e di Baggio, altro che adulti palestrati che inseguono una palla.

E almeno questa magra soddisfazione ci ha regalato la reclusione pandemica: in circostanze normali non avrei mai scoperto un capolavoro della narrazione televisiva come “The Last Dance” che racconta la stella del basket Michael Jordan.

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Coronavirus, morto Raoul Casadei il re del liscio: la musica piange

sabato, Marzo 13th, 2021

di Emilio Marrese

BOLOGNA. Raoul Casadeinon ce l’ha fatta. Un’altra vittima illustre del coronavirus. La star del liscio si è spenta stamattina all’ospedale Bufalini di Cesena (lo stesso dove da giovedì è ricoverato Gianni Morandi, ma per una grave ustione).

Casadei aveva 83 anni e si era contagiato insieme a vari parenti, che si trovano in quarantena fiduciaria a Villamarina di Cesenatico nella tenuta di famiglia. Dopo il ricovero del 2 marzo scorso le sue condizioni erano andate aggravandosi progessivamente.

Casadei: “Mi manca l’Italia che sapeva sognare, ora troppa volgarità”

Il cordoglio dell’Italia

“Gli artisti come Raoul non moriranno mai rimarrà sempre vivo nella sua musica e nelle sue canzoni che viaggiano nell’aria e continuano a esistere”. Lo ha detto Mirko Casadei, il figlio di Raoul che dal padre ha ereditato la guida dell’orchestra, in un messaggio vocale inviato al Tgr Rai dell’Emilia-Romagna. “Oggi – ha detto – è un giorno triste per la Romagna, per tutta Italia, per la musica popolare”.

“Mi stringo al dolore della famiglia Casadei in questo triste giorno in cui la musica italiana perde uno straordinario interprete e un autore che ha saputo coniugare tradizione e innovazione in un percorso di grande qualità artistica. Giustamente definito ‘il re del liscio’, Casadei è stato un musicista amato in tutto il mondo che con energia e passione ha fatto ballare intere generazioni portando la tradizione popolare nelle piazze e tra la gente. Io ho avuto la fortuna di conoscerlo e l’entusiasmo suo e della sua famiglia mi hanno fatto amare ancora di più la sua musica e la romagna”.
Così il ministro della cultura, Dario Franceschini.

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“Io sono incinto” – Il nuovo racconto di Stefano Massini

venerdì, Marzo 12th, 2021

Stefano Massini dedica il suo intervento alla vicenda gravissima di Lara Lugli, la pallavolista citata per danni per essere rimasta incinta. È il simbolo di un’idea del lavoro sempre più distante dall’essere umano, per cui tutto ciò che non si traduce in produttività viene considerato un danno da risarcire. Ma a colpire lo scrittore è soprattutto la rara solidarietà maschile al caso di Lara, per cui in prima persona Massini prende posizione e si fa immortalare con un guanciale sotto il maglione, come fosse in gravidanza.

LA 7

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Paolo Bonolis si racconta: «Quella volta che Freddie Mercury mi chiese il numero»

martedì, Marzo 9th, 2021

di Alvaro Moretti

Avanti un altro! Stavolta l’hanno detto a lui, Paolo Bonolis, quelli della Warner Bros. Anzi: Tom & Jerry in persona. E Bonolis s’è messo sull’attenti ed è partito per Londra e ha girato il suo cameo nel live action stile Roger Rabbit che il 18 marzo esce sulle piattaforme. In America e in Cina è un successo anche nei cinema che hanno riaperto platee e botteghini. Qui ci dobbiamo accontentare della smart tv. Paolo, però, nel frattempo s’è rimesso in moto e su Canale 5 Avanti un altro è tornato da ieri – al decimo anno – ad essere il motto-convocazione per i personaggi da Hellzapoppin’ che popolano questo suo mondo a parte: preserale, ovvio, ma anche prima serata domenicale del post Barbara D’Urso dal prossimo 11 aprile.

Quante puntate, Bonolis?
«Quante ne servono. Quando io stringo una mano sono nella squadra».

Sette Oscar, i precedenti di Gene Kelly e Esther Williams. Ora anche lei a fianco di Tom e Jerry.
«I cartoni animati mi hanno fatto come sono: un animo fantasioso che cerco di portare nei miei show da sempre. Nei cartoni può succedere davvero tutto, nella vita non va proprio così. C’è anche una morale: siamo tutti Tom e Jerry, inseguiamo per prendere qualcosa o scappiamo per non essere acchiappati».

Sanremo è finito: lei ne ha condotti due, 2005 e 2009. Per chi presenta sembra una centrifuga.
«Ha senso se decidi tu. Allora c’era la controprogrammazione e dovevo ideare uno show. Non sono un così grande esperto di musica. Anche se nel 2005 pensavo assurdo escludere i Negramaro di Mentre tutto scorre. Poi li hanno eliminati, ma sono diventati i Negramaro. Nel 2009 stavano escludendo Sincerità di Arisa: ma quella era come la sigla della Coca Cola, chi non la canta? Poi vinse».

C’è qualcosa che lei ancora insegue in tv?
«Sono stato un pioniere, le idee sembravano davvero opportunità. Oggi mi dicono che è stato fatto tutto, tutto arato: si fa tv stanziale, da coltivatore…»

Ma i suoi format sono beni durevoli, a partire da Avanti un altro.
«Il fatto è che improvvisando, senza conoscere chi entra in studio, è come aprire ogni volta un nuovo sipario. Poi lo sforzo è quello di rendere tutto più leggero possibile. Difficilissimo alleggerire il clima, specie ora. E dà gusto proprio questo. Come l’essere pop».

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Sanremo, i Maneskin dedicano la vittoria «a quel prof che ci diceva sempre di stare zitti e buoni»

domenica, Marzo 7th, 2021

«Dedichiamo questa vittoria a quel prof che ci diceva sempre di stare zitti e buoni». I Maneskin hanno salutato così la vittoria del 71esimo Festival di Sanremo con la canzone «Zitti e buoni». Damiano David, Victoria De Angelis, Thomas Raggi ed Ethan Torchio — i quattro componenti della rock band romana — hanno poi twittato: «Abbiamo fatto la rivoluzione».

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Il testo di Zitti e Buoni

Loro non sanno di che parlo
Voi siete sporchi, fra’, di fango
Giallo di siga fra le dita
Io con la siga camminando
Scusami ma ci credo tanto
Che posso fare questo salto
E anche se la strada è in salita
Per questo ora mi sto allenando
E buonasera signore e signori
Fuori gli attori
Vi conviene toccarvi i coglioni
Vi conviene stare zitti e buoni

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Sanremo 2021, il meglio e il peggio della quarta serata

sabato, Marzo 6th, 2021

alice castagneri

SANREMO. Va tutto meglio. Sembrano tutti più bravi. Non solo gli artisti. Sarà che ormai il Sanremone è in discesa, che la finale è vicina, che lo show scorre incredibilmente più rapido. Pure Fiore ci scherza sull’inaspettato «anticipo» (rispetto alla scaletta recuperati 45 minuti).  Il livello delle esecuzioni delle canzoni si alza, i cantanti sono visibilmente più rilassati e le performance acquisiscono forza. Difficile trovare qualcuno impreparato, in pagella quindi le insufficienze sono poche. Però ci sono. Renga è da 5, ma per un problema tecnico lo sentiamo cantare due volte. Una bastava e avanzava.  Pagelle Live quarta serata Sanremo 2021: Aiello urla meno e Max Gazzè fa concorrenza ad Achille Lauro

Ancora così così le gag di Fiorello, orfane del pubblico. Non proprio riuscita quella sul sesso degli animali. Anche il duetto con Ama sulle note di Siamo donne di Sabrina Salerno e Jo Squillo non convince del tutto, nonostante parrucche e ballettino. «Sabrina e Jo avete fatto la storia», dice Fiore. «E noi l’abbiamo rovinata», risponde Ama. Ecco, forse, in questo caso, un pochino sì.  Voto basso anche per Barbara Palombelli, che fa un monologo lento e con un appello alle donne infarcito da troppi «io». La giornalista racconta la sua storia di ragazza ribelle, che amava i Beatles e i Rolling Stones, ma guardava Sanremo con il padre che la sognava simile a Gigliola Cinquetti. Passa da Tenco («qui giocando con una pistola ha trovato la morte, chiesi a Gino Paoli cosa accadde e mi disse: “Non avevamo le droghe, ci dovevamo caricare di emozioni, camminavamo la notte sui cornicioni”») alla Segre. Invita le giovani a ribellarsi: «Tanto ci umilieranno, ci metteranno le mani addosso, non saremo mai perfette, non andremo mai bene come non va bene Liliana Segre, senatrice a vita che a 90 anni non può vaccinarsi senza scatenare odi micidiali». Bocciatura piena dai social: «Aridatece Zlatan». Abiti Sanremo 2021, le pagelle di Michela Tamburrino: “Orietta Berti fa tanto pizzeria Anni 80, sobria la Palombelli, il vestito di Madame è terribile ma lei può tutto, la Michielin è un confetto indigesto”

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Sanremo 2021, Fiorello: «I primi due minuti sul palco con le sedie vuote sono stati terrorizzanti»

sabato, Marzo 6th, 2021

Renato Franco, inviato a Sanremo

Sanremo 2021, Fiorello: «I primi due minuti sul palco con le sedie vuote sono stati terrorizzanti»

«Dopo un Sanremo in queste condizioni penso di poter fare qualunque cosa. Questo Festival è come nuotare nell’acqua dolce con due pesi alle caviglie, mentre normalmente qualunque spettacolo è come nuotare nel mare, con l’acqua salata che ti sostiene e con le pinne che fanno andare veloce». Fiorello si è comunque mosso tra le onde del Festival con la solita leggerezza, l’ironia del battutista, l’eleganza della voce, nonostante il contesto complicatissimo a partire dalla platea vuota, un controsenso per chi fa spettacolo.

È stata la sfida più difficile della sua vita?
«Sì, la più difficile, come lo è per tutti quelli che lavorano perché da un anno a questa parte il Paese è in difficoltà. È una situazione generale, che tocca anche a noi che facciamo questo mestiere. Uno cerca di andare sul palco per sorridere e far sorridere, ma anche io ho le mie angosce quotidiane. Penso a mia figlia, a tutti gli adolescenti, e soffro per loro che nell’età più bella si vedono negate tante cose».

Riesce a essere felice sul palco, anche in una situazione così?
«Vale per me ma vale per chi fa questo mestiere: non appena metti il piede sul palcoscenico subentra la magia per cui in quel momento sei lì per fare quella determinata cosa. In quegli istanti io sono felice, allegro. Poi esco e vado in camerino, prendo il cellulare, chiamo casa, un saluto alla mamma, chiedo se è andata bene, ho le mie insicurezze…».

Se sul palco oltre ad Amadeus ci fosse stata un’altra spalla forse sarebbe stato più leggero il peso da reggere?
«Ho tanti difetti e pochi pregi. Uno dei miei difetti è che sono egocentrico, mi piace stare da solo. La mia spalla può essere solo il mio amico Amadeus, non potrei avere di fianco un altro comico, se no diventa una gara. Sono fatto così, lavoro sempre da solo. Questo Festival si poteva fare unicamente in questo modo, con due amici in conduzione. Anche il comico più bravo del mondo in questa situazione sarebbe stato in grande difficoltà: non hai reazioni, non sai se funziona, quando fai la battuta senti il vuoto. Quindi ho optato per una comicità di cazzeggio, io entro in scena apposta anche quando non sono previsto, cambio in corsa a puntata iniziata, decido lì per lì, improvviso al volo. A casa la gente in questo momento ha bisogno di buonumore, non di comicità sfrenata».

Come sono stati i primi minuti sul palco, quelli dell’esordio nella serata di martedì?
«Per uno che fa spettacolo come me i primi due minuti sono stati terrorizzanti. Ho scelto di uscire cantando proprio per evitare di affrontare subito la platea vuota, ma il finale me lo ricorderò per sempre: il silenzio, solo quell’applausetto registrato, pure basso e poco intenso. E ora qui come si fa? mi sono detto. Ma poi andando avanti nella serata mi sono abituato e non ci ho fatto più caso. Adesso nel mio bagaglio di esperienza c’è anche questa strana cosa qua, solo io e Amadeus potremo dire di averla fatta. Infatti mi hanno già chiesto di fare una convention nel deserto del Sahara: non c’è nessuno, ma sono tranquillo. So come si fa».

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