Archive for the ‘Politica’ Category

Tutti gli uomini e le donne del presidente: le scelte di Draghi per i ruoli chiave del nuovo esecutivo

martedì, Marzo 2nd, 2021

di Andrea Ducci

Una squadra di tecnici per contrassegnare un nuovo corso e soprattutto per affrontare la priorità dell’emergenza sanitaria, sconfiggendo gli effetti del virus.

Franco Gabrielli sottosegretario a sicurezza e servizi segreti

Nella cabina di regia immaginata dal premier Mario Draghi un ruolo cruciale va a l’ex capo della Polizia, Franco Gabrielli. Chiamato a Palazzo Chigi in veste di sottosegretario ai Servizi segreti e alla sicurezza, un incarico nel solco delle competenze acquisite nel corso di una carriera da prefetto e poliziotto, durante la quale è stato direttore del Sisde e dell’Aisi, oltre che a capo del Dipartimento della Protezione Civile e prefetto di Roma. I primi incarichi risalgono agli anni ottanta, quando Gabrielli inizia il servizio nella Digos. Nel 2006 è chiamato a dirigere il Sisde (oggi Aisi), tre anni dopo all’indomani del terremoto de L’Aquila, diventa prefetto della città e vice-commissario vicario per l’emergenza sisma. Nel 2010 ricopre il ruolo di Capo del Dipartimento della Protezione Civile, seguito dalla nomina nel 2015 a prefetto di Roma. Ma già nel 2016 è scelto per l’incarico di nuovo capo della Polizia, ruolo mantenuto fino alla chiamata di Draghi.

Discontinuità: Fabrizio Curcio alla Protezione civile

Nella mappa dei posti chiave che Draghi ha deciso di riassegnare, privilegiando la discontinuità con il precedente governo Conte, figura la guida del Dipartimento della Protezione civile. La scelta è caduta su Fabrizio Curcio, per lui è un ritorno dato che ha già ricoperto il medesimo incarico dal 2015 al 2017. Classe 1966 laureato in ingegneria alla Sapienza di Roma, con un Master in Sicurezza e Protezione, ha svolto servizio nel Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco con ruoli di responsabilità, tra gli altri, il coordinamento durante il Giubileo del 2000 nell’organizzazione delle misure di sicurezza dell’evento. Nel 2007 Curcio arriva alla Protezione civile, dove per un anno presta servizio come Responsabile della segreteria dell’allora Capo del Dipartimento, Guido Bertolaso. Nel 2008 Curcio passa alla guida dell’Ufficio Gestione delle emergenze, occupandosi dei terremoti a L’Aquila, in Emilia Romagna e del naufragio della nave Costa Concordia all’Isola del Giglio. Dal 2015 al 2017 viene indicato come Capo del Dipartimento della Protezione Civile, incarico che ora torna a coprire di nuovo.

Dopo Arcuri

In queste ore per i più è l’uomo che ha preso il posto di Domenico Arcuri, subentrando come nuovo commissario per l’emergenza coronavirus. Tocca a un militare, il generale Francesco Paolo Figliuolo, il compito di un cambio di passo nella gestione della farraginosa macchina che avrebbe dovuto garantire un piano vaccinale efficiente. Originario di Potenza, Figliuolo ha maturato molteplici esperienze nelle forze armate sia in ambito interforze sia internazionale. Tra le tante missioni seguite quelle in Kosovo e in Afghanistan, gli ultimi ruoli prima della chiamata delle ore scorse sono stati l’incarico di Capo Ufficio Generale del Capo di Stato Maggiore della Difesa, e poi dal 2018 Comandante Logistico dell’Esercito. La logistica, del resto, è considerato il fattore chiave per approvvigionarsi e distribuire i vaccini con risultati migliori rispetto a quelli ottenuti fino ad oggi. Intanto tra le prime figure scelte da Mario Draghi appena arrivato a

Palazzo Chigi c’è Antonio Funiciello. Individuato come nuovo capo di gabinetto del presidente del Consiglio, il quarantacinquenne Funiciello è autore di due saggi di teoria e storia politica, oltre che giornalista e editorialista scrivendo per L’Espresso e Il Foglio. In passato Funiciello ha già ricoperto incarichi politici e istituzionali, nel 2016 è stato scelto come capo staff del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. Il suo percorso è avvenuto per lo più nell’area politica del Pd, tanto che nel 2013 è stato delegato per la cultura e la comunicazione del partito.

La riconferma

Roberto Chieppa è tra i pochi ad essere rimasto al suo posto all’indomani dell’arrivo di Mario Draghi alla guida dell’esecutivo. Per lui è arrivata la riconferma nel ruolo di segretario generale di Palazzo Chigi, incarico precedentemente ricoperto durante il governo a guida Giuseppe Conte, sia nella versione con maggioranza giallo verde, sia in quella a maggioranza giallo rossa. Chieppa è arrivato a Palazzo Chigi nel 2018 dall’Antitrust, dove ricopriva l’incarico di segretario generale dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Magistrato amministrativo (dal 2017 è presidente di sezione del Consiglio di stato), Chieppa ha guidato la macchina amministrativa dell’Antitrust a partire dal 2011. La conferma di Chieppa a Palazzo Chigi non era scontata, stante il rapporto fiduciario instaurato con l’ex premier Conte. Ma oltre a chi resta c’è chi torna.

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Export di armi, record del governo Renzi e boom di commesse dall’Arabia Saudita

martedì, Marzo 2nd, 2021

Raphaël Zanotti

C’è un elemento, in tutta la vicenda dei rapporti tra l’ex premier Matteo Renzi e l’Arabia Saudita, che non è ancora emerso. Il leader di Italia Viva si è ben guardato dall’affrontarlo nella sua recente auto intervista. Eppure è un elemento dirimente perché, al di là delle note perplessità intorno al governo di Riad, proietta una nuova luce su quei rapporti. È un fatto – sebbene non sia mai stato pubblicizzato dall’ex premier – che durante il governo Renzi l’Italia abbia toccato il picco nelle esportazioni di armi. Un record ottenuto anche grazie alle ricche commesse arrivate proprio da Riad.

Nel 2013, l’anno precedente all’arrivo di Renzi a Palazzo Chigi, l’Italia aveva autorizzato l’esportazione di armi per un valore di 2,1 miliardi di euro. Ma questa cifra, nel corso dei 1024 giorni passati al governo, è cresciuta del 581% arrivando a toccare i 14,6 miliardi di euro come documentato da Giorgio Beretta dell’Opal di Brescia, l’osservatorio permanente sulle armi leggere. Un record che ha fatto impallidire persino Silvio Berlusconi che qualche tempo prima, all’inaugurazione dell’M-346 a Venegono, si era proposto come «commesso viaggiatore» per l’industria bellica italiana.

L’exploit delle armi italiane durante il governo Renzi è interessante dal punto di vista delle destinazioni. Nel 2016, ultimo anno del mandato del leader di Italia Viva, la stragrande maggioranza degli armamenti non è andata a Paesi amici e alleati dell’Ue e della Nato (36,9%), bensì a Paesi nelle aree di maggior tensione nel mondo, Nord Africa e Medioriente. È in quest’area del Pianeta, che purtroppo non brilla per governi pacifisti, democratici o rispettosi dei diritti umani, che sono andate armi per un valore di 8,6 miliardi di euro, ovvero il 58,8% del totale. Un altro record di cui si sono accorti in pochi.

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Il premier smantella il metodo Conte: cabina di regia a due sul piano vaccini

martedì, Marzo 2nd, 2021

ALESSANDRO BARBERA, ILARIO LOMBARDO

ROMA. Non ci sarà più un coordinatore unico a gestire l’ultima fase dell’emergenza Covid. Congedato Domenico Arcuri, il generale Francesco Paolo Figliuolo gli succede come commissario straordinario, ma senza i poteri illimitati concessi per mesi al manager calabrese voluto da Giuseppe Conte.

In una settimana il presidente del Consiglio Mario Draghi ha ribaltato la strategia del predecessore. Esattamente un anno fa, insoddisfatto dalla scarsa incisività del capo della Protezione civile Angelo Borrelli di fronte allo tsunami del virus, Conte mise in un angolo la struttura del dipartimento della Presidenza del Consiglio affidando forniture e distribuzione di mascherine e dispositivi medici all’amministratore delegato di Invitalia. Le deroghe alle gare d’appalto imposte dall’emergenza hanno aumentato a dismisura i poteri di Arcuri. Poteri la cui forza discendeva da quella di Conte, venuti meno con la crisi e la caduta della maggioranza che sosteneva l’allora premier. Ora Draghi ha deciso di cambiare.

Non ci sarà più un uomo solo al comando, ma una regia a due teste. La Protezione civile esce dal cono d’ombra. La scelta di Figliuolo non sarebbe pienamente comprensibile se non associata alla decisione che l’ha preceduta, ovvero la sostituzione di Borrelli con Fabrizio Curcio. Il dettaglio non è secondario: a sponsorizzare Curcio è stato Franco Gabrielli, ex capo della Polizia, ex superiore di Curcio alla Protezione civile e ora scelto da Draghi come delegato ai Servizi segreti. Come fa notare una fonte di governo, ridare peso al dipartimento della presidenza del Consiglio significa portare il vertice della gestione dell’emergenza a Palazzo Chigi. Protezione civile ed Esercito lavoreranno a stretto contatto, a partire dal nuovo piano vaccinale da definire assieme. Draghi sarà costantemente investito in prima persona sui progressi dell’immunizzazione.

Tre giorni fa il premier ha chiesto al ministro della Difesa Lorenzo Guerini di fornirgli un nome adatto a ricoprire il ruolo di commissario. «Figliuolo è la persona giusta», è stata la risposta. Diverse fonti confermano un’accelerazione della decisione nelle ultime ore. All’inizio sembrava più probabile un ridimensionamento del ruolo di Arcuri, poi Draghi, già molto scettico sul suo operato, ha appreso preoccupato le rivelazioni in arrivo dalle inchieste sui raggiri delle mascherine. Vero è che il commissario non è indagato, ma a Palazzo è iniziata a circolare una domanda imbarazzante: come avrebbe potuto continuare a lavorare serenamente in caso di avviso di garanzia? Il resto l’ha fatto l’ossessione di Draghi per una comunicazione fondata sui fatti, che mal si conciliava con il protagonismo mediatico di Arcuri.

I poteri sul nuovo piano vaccinale verranno definiti da un decreto di nomina del nuovo commissario. Ma come è nello stile di Draghi non bisogna aspettarsi un progetto rivoluzionario. Il generale responsabile della logistica delle Forze Armate continuerà a fare il lavoro che faceva prima, ovvero gestire attraverso il Comando interforze la distribuzione dei vaccini in tutto il Paese dall’aeroporto di Pratica di Mare, dove le dosi arrivano normalmente dai siti di produzione, e con l’eccezione di Pfizer, che consegna in autonomia. Le Forze Armate gestiscono già alcune aree vaccinali nelle quali è impegnato anche il suo personale medico. Ma se prima prendevano ordini dal capo di Invitalia, ora a farlo sarà direttamente la sua direzione logistica. La novità è invece il coinvolgimento nel piano vaccinale della Protezione civile. Mancano ancora i dettagli del decreto, ma lo schema è deciso.

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Generale Figliuolo, chi è: dal comando Nato in Afghanistan alla lotta al Covid

lunedì, Marzo 1st, 2021

di Francesco Malfetano

Era nell’aria da giorni, ma ora c’è l’ufficialità. Mario Draghi ha rimosso dall’incarico di Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19 Domenico Arcuri e ha affidato l’incarico a Francesco Paolo FigliuoloGenerale di Corpo d’Armata originario di Potenza, Figliuolo ha 60 anni, vive a Torino con moglie e due figli, e ha già ricoperto molteplici incarichi nella Forza Armata dell’Esercito, interforze e internazionale. In particolare il Generale ha ricoperto l’incarico di Capo Ufficio Generale del Capo di Stato Maggiore della Difesa, dal 7 novembre 2018 è Comandante Logistico dell’Esercito. Molto attivo anche in ambito internazionale, Figliuolo ha maturato esperienza come Comandante del Contingente nazionale in Afghanistan, nell’ambito dell’operazione ISAF e come Comandante delle Forze NATO in Kosovo (settembre 2014 – agosto 2015). Non solo, il Generale Figliuolo è stato insignito di numerose onorificenze. Tra le più significative la Decorazione di Cavaliere dell’Ordine Militare d’Italia, la Croce d’Oro ed una Croce d’Argento al Merito dell’Esercito e NATO Meritorius Service Medal.

Emergenza Covid

In qualità di Comandante logistico dell’Esercito Figliuolo negli ultimi mesi si è già occupato dell’emergenza Covid, intervenendo ad esempio a supporto della struttura per il tracciamento dei contagi.

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Il generale Figliuolo nuovo Commissario all’emergenza Covid, Draghi rimuove Arcuri

lunedì, Marzo 1st, 2021

Domenico Arcuri non sarà più Commissario all’emergenza Covid. Un cambio al vertice deciso dal governo Draghi, che al posto di Arcuri ha nominato il generale Francesco Paolo Figliuolo. E all’ormai ex Commissario Arcuri sono arrivati i ringraziamenti da parte dell’esucutivo.

La nomina

Il presidente del Consiglio Draghi ha nominato il generale di Corpo d’Armata Francesco Paolo Figliuolo nuovo Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19. Lo rende noto la Presidenza del Consiglio, aggiungendo che a Domenico Arcuri vanno «i ringraziamenti del governo per l’impegno e lo spirito di dedizione con cui ha svolto il compito a lui affidato in un momento di particolare emergenza per il Paese».

Francesco Paolo Figliuolo

La presidenza del Consiglio traccia il profilo del nuovo commissario Francesco Paolo Figliuolo: ha maturato esperienze e ricoperto molteplici incarichi nella Forza Armata dell’Esercito, interforze e internazionale. Ha ricoperto l’incarico di Capo Ufficio Generale del Capo di Stato Maggiore della Difesa, dal 7 novembre 2018 è Comandante Logistico dell’Esercito.In ambito internazionale ha maturato esperienza come Comandante del Contingente nazionale in Afghanistan, nell’ambito dell’operazione Isaf e come Comandante delle Forze Nato in Kosovo (settembre 2014 – agosto 2015).Il Generale Figliuolo è stato insignito di numerose onorificenze. Tra le più significative la Decorazione di Cavaliere dell’Ordine Militare d’Italia, la Croce d’Oro ed una Croce d’Argento al Merito dell’Esercito e Nato Meritorius Service Medal».

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Zingaretti al bivio, sulla vice si gioca il futuro del partito

lunedì, Marzo 1st, 2021

fabio martini\r\nroma\r\n

Nicola Zingaretti, l’uomo tranquillo, è chiamato ad una scelta che non appare strategica, ma che potrebbe cambiare la vita sua e del suo partito: se indicherà come vice-segretaria del Pd una donna a lui vicina, Cecilia D’Elia, rifiutando la mano tesa del ministro della Difesa Lorenzo Guerini («Serve una gestione unitaria»), in automatico si aprirà il congresso del partito, nel quale l’attuale segretario potrebbe essere sfidato da un candidato alternativo. Una sfida per la leadership che, sebbene sconosciuta alla tradizione del Pci, evocato come partito «da rilanciare» in un recente lapsus da Nicola Zingaretti, è invece una costante nella storia del Pd.

Le aree del partito che nel marzo 2019 non hanno votato il segretario ma non lo hanno mai avversato – nel periodo meno conflittuale nella vita interna del Pd dalla sua nascita sino ad oggi – hanno chiesto che, accanto al vice-segretario Andrea Orlando (ministro che vuole mantenere il suo incarico), la “vice” donna (prevista da Statuto) sia riconducibile alla “minoranza”. Ma se la scelta cadesse su una “zingarettiana”, Base riformista (l’area che fa capo a Guerini), lo interpreterà come un gesto di rottura e si preparerà alla mozione alternativa. In un congresso destinato a tenersi nell’autunno di quest’anno.

Oggi si concluderà la riunione della Direzione del Pd sulla questione della rappresentanza delle donne, dopo il caso dei tre ministri uomini (su tre), peraltro una replica del Conte-2: il Pd si presentò con sei ministri uomini su sette. Ma le scelte dirimenti – se, quando e come fare il congresso – sono demandate all’Assemblea nazionale convocata per il 13 e 14 marzo. In quella occasione Zingaretti traccerà il suo percorso. Un primo indizio lo offre Matteo Ricci, il sindaco (di Pesaro), più vicino al segretario: «Serve un congresso tematico», senza «conte interne». In altre parole, il segretario proporrebbe le tesi e il congresso sarebbe chiamato soltanto a fare emendamenti, come si usava nel Pci da Bordiga e Togliatti in poi.

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Draghi accentra il piano vaccini: stop al Far west delle Regioni

lunedì, Marzo 1st, 2021

ilario lombardo

ROMA. Sui numeri Mario Draghi ha poco da dire. Il piano dei vaccini che il presidente del Consiglio sta definendo assieme ai nuovi vertici della Protezione civile prevede di moltiplicare le iniezioni che attualmente galleggiano su cifre troppo basse, ma non offre traguardi numerici precisi. Chi lavora nella trincea organizzativa parla di almeno 300 mila al giorno, ma è più un auspicio che altro. È sul metodo e sulla strategia che invece l’ex banchiere centrale sta concentrando in queste ore la propria attenzione. Puntando su un obbiettivo, tra gli altri: centralizzare maggiormente il piano a Roma ed evitare il far west regionale.

Per farlo però non dovrebbe ritagliare un ruolo di comando a misura di un solo uomo. L’idea di un coordinatore unico sui vaccini richiesto ieri da Antonio Tajani a nome di Forza Italia non trova sponda a Palazzo Chigi. Draghi non vuole replicare il modello del governo Conte che aveva affidato a Domenico Arcuri uno strapotere nella lotta alla pandemia. Tra qualche giorno il commissario, di fatto, uscirà di scena, e potrebbe finire a occuparsi, in veste di amministratore delegato di Invitalia, della logistica amministrativo-contrattuale che riguarda dosi, forniture e contratti firmati. La somministrazione del siero, cioè la campagna vaccinale vera e propria, non dovrebbe più riguardarlo. Da fonti di governo, si fa notare, tra l’altro, che Arcuri in questi giorni è alle prese con l’inchiesta sullo scandalo delle false mascherine, e a breve dovrebbe essere sentito dalla Procura di Roma per una controverifica sulle rivelazioni degli intermediari finiti sotto indagine. I poteri di Arcuri torneranno maggiormente in capo alla Protezione civile che per volontà di Draghi e su suggerimento del neo-sottosegretario con delega ai Servizi, Franco Gabrielli, è tornata a essere guidata da Fabrizio Curcio.

Il premier vuole che gli uomini dell’emergenza, anche dell’esercito che il ministero della Difesa metterà a disposizione, si muovano in una cornice normativa ben definita e alla luce della sentenza della Corte costituzionale di cinque giorni fa. La lotta alla pandemia, hanno stabilito i giudici della Consulta, è competenza dello Stato. Cosa vuol dire? Che in questo lungo anno di battaglia al virus il conflitto tra governo centrale e Regioni non aveva ragione di essere se non per una errata interpretazione del federalismo sanitario.

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Nuovo Dpcm di Draghi: quando entra in vigore, le regole per seconde case, spostamenti, visite ai parenti

lunedì, Marzo 1st, 2021

di Monica Guerzoni e Fiorenza Sarzanini

Nuovo Dpcm di Draghi: quando entra in vigore, le regole per seconde case, spostamenti, visite ai parenti

L’ultimo confronto con i presidenti di Regione potrebbe avvenire già oggi. Poi il presidente del Consiglio Mario Draghi firmerà il nuovo Dpcm con le misure per contrastare i contagi da Covid 19. Le aperture sollecitate da governatori, sindaci e rappresentanti di categoria – elencate nella lettera che la conferenza delle Regioni ha trasmesso a palazzo Chigi – non appaiono possibili visto che la curva epidemiologica non scende e le varianti del virus continuano a provocare nuovi focolai, ma il percorso per una revisione dei parametri è avviato e già dal 27 marzo alcuni settori – cinema e teatri, musei e mostre anche nel fine settimana – potranno ripartire. Al provvedimento del governo si sommano le ordinanze locali per isolare le aree di maggior rischio. In particolare è stata creata una fascia di arancione scuro per rafforzare alcuni divieti previsti in quella arancione senza decretare il lockdown locale. Ecco tutti i punti chiave delle misure che saranno valide per un mese.

Quando entrerà in vigore il Dpcm?

Il 6 marzo e sarà valido fino al 6 aprile .

L’Italia continuerà a essere divisa per fasce di rischio?

Sì, ci saranno la fascia bianca, gialla, arancione e rossa. In alcune zone è stato già decretato il regime di arancione scuro che prevede alcune restrizioni ulteriori.

Chi può andare in fascia bianca?

Le Regioni dove per tre settimane l’incidenza dei nuovi contagiati è inferiore a 50 persone per 100mila abitanti possono andare in fascia bianca.

Che differenza c’è tra la fascia arancione e la fascia arancione scuro?

Nella fascia arancione scuro sono chiuse le scuole e non si può andare nelle seconde case.

Il divieto di spostamento tra le regioni è stato confermato?

Sì, anche tra le regioni gialle non ci si può spostare. L’unica eccezione riguarda i motivi di lavoro, salute e urgenza che devono essere giustificati con il modulo di autocertificazione.

Rimane la deroga per andare nelle seconde case?

Sì, si può andare nelle seconde case se si trovano in fascia bianca, gialla e arancione. Non si può andare se la seconda casa si trova in una zona in fascia arancione scuro e in fascia rossa.

Chi può andare nelle seconde case?

Esclusivamente il nucleo familiare. In casa non possono esserci altre persone.

Una casa presa con affitto breve può essere considerata seconda casa?

No, per essere considerata seconda casa bisogna dimostrare di averne avuto titolo – proprietà o affitto – prima del 14 gennaio 2021.

Chi vive in una zona in fascia arancione scuro o in fascia rossa può andare nelle seconde case che si trovano in fascia bianca, gialla o arancione?

No, è vietato uscire da quei territori.

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M5S, Casalino: “Per due milioni di euro farei il portavoce di Berlusconi. Ma non lavorerei mai per Renzi”

domenica, Febbraio 28th, 2021

“Per due milioni di euro andrei a fare il portavoce di Silvio Berlusconi, di Matteo Renzi mai”. A dirlo è il grillino Rocco Casalino, ex portavoce di Giuseppe Conte. Dopo aver rilasciato nelle ultime settimane varie interviste in cui ipotizzava un suo futuro in Parlamento, Casalino è stato intercettato dalle telecamere di Striscia la notizia e ha parlato, ancora una volta, della sulla sua esperienza a Palazzo Chigi. Disponibile a fare lavorare per il leader di Forza Italia per uno stipendio “di due milioni di euro”, l’ex concorrente del Grande Fratello ha chiarito: “Non fare mai il portavoce i Matteo Renzi, per nessuna cifra. Non mi sentirei moralmente di prendere i soldi, perché la sua immagine pubblica è irrecuperabile. Renzi dopo quello che ha fatto dovrebbe sparire dalla vita politica per l’eternità”.

Negativo anche il giudizio di Casalino su un’altra esponente di Italia viva, Maria Elena Boschi, che accusa di “co-responsabilità” nell’apertura della crisi che ha portato alla caduta del governo Conte, più positivo quello sulla leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, attualmente a capo dell’unico partito di opposizione del governo Draghi. “Un po’ la stimo – sostiene l’ex portavoce di Conte – È meglio di come la dipingono, ma non mi piacciono le sue idee”.

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M5S, summit dello stato maggiore con Grillo e Conte

domenica, Febbraio 28th, 2021

Marina di Bibbona, 28 febbraio 2021 – Vertice dello stato maggiore del M5S sul futuro assetto del Movimento. Alla riunione partecipa anche l’ex premier Giuseppe Conte, dalla sua casa di Roma. Beppe Grillo è nella sua villa di Marina Di Bibbona dove inizialmente, avrebbe dovuto tenersi il vertice. Probabile, quindi, che anche il Garante del M5S sia collegato da remoto.

C’è l’ipotesi di un capo unico, sulla falsariga del ruolo esercitato da Luigi Di Maio prima e Vito Crimi poi, nei panni del reggente. O almeno sarebbe questo, a quanto apprende l’Adnkronos, il ruolo che Grillo vorrebbe affidare a Conte. Con un mandato a termine, da poi rimettere al voto della base. Nel summit in corso – che vede riunito il quartier generale del Movimento oltre all’ex premier – alcuni avrebbero sollevato la necessità di affiancare al ruolo politico uno o due vice, per non centralizzare troppo il ‘potere’ nella mani di un’unica persona. Non solo. Altri, tra questi Crimi, avrebbero sottolineato la necessità di non ignorare il voto della base, che ha indicato la strada di una ‘governance’ a 5 al posto del capo politico, votando la modifica dello statuto in tal senso.

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