Archive for the ‘Politica’ Category

Ballottaggi elezioni comunali, ecco cosa è successo. Il commento dei risultati

lunedì, giugno 26th, 2017

In studio Massimo Rebotti | CorriereTV

In collegamento Antonio Castaldo da Genova

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Il centrodestra vince nelle città e strappa Genova dopo 25 anni

lunedì, giugno 26th, 2017
paolo baroni
ROMA

Il centrodestra conquista dopo 25 anni Genova e fa sue, tra le altre città, anche Verona, Asti, Como, Piacenza, La Spezia, Pistoia e L’Aquila. Il centrosinistra, che si conferma a Taranto e Lucca, e riesce a prendere solamente Lecce e Padova, ammette la sconfitta in diretta tv. Laconico Matteo Renzi: «Voto a macchia di leopardo, poteva andare meglio». Esulta invece il centrodestra. Renato Brunetta (Fi): «L’onda del centrodestra è da Nord a Sud». Matteo Salvini (Lega): «Ora Gentiloni deve trarre le conseguenze e dimettersi». I dati sono incontrovertibili: l’alleanza incentrata su Forza Italia e Lega in questa tornata di amministrative passa da 5 a 15 comuni, il centrosinistra frana da 15 a 4. Parma resta nelle mani dell’ex grillino Federico Pizzarotti, mentre i 5Stelle si devono accontentarsi con Carrara fino a ieri governata dal centrosinistra.

GUARDA I RISULTATI IN TUTTI I COMUNI AL VOTO

 

Una sconfitta questa che, assieme a quella di Pistoia, fa della Toscana una regione uno po’ meno rossa di un tempo. E al centrodestra passa anche un altro dei simboli della sinistra, Sesto San Giovanni, la «Stalingardo d’Italia» che da oggi ha un sindaco forzista eletto col 60% dei voti. (altro…)

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Il grande incubo a sinistra: perdere nelle Regioni rosse

sabato, giugno 24th, 2017

Non è facile averne piena consapevolezza, ma l’Italia del voto sta cambiando pelle. Fenomeno lento, costante, ma significativo nel suo progredire segnato da un’incertezza che è sì segno dei tempi, ma anche di un mercato della politica che dir fluido è poco.

Si sgretola, sotto i nostri occhi stufi e disincantati, persino il dominio del maggior partito del centrosinistra proprio lì dove si è radicato dal Dopoguerra in avanti.

Non c’entra soltanto Renzi con le relative diaspore provocate nel Pd; si tratta piuttosto di un fenomeno legato allo sbiadirsi della proposta, alla «giolittizzazione» del potere che esso incarna. Come accadde quando decenni di trasformismo e parcellizzazione dei potentati resero torbida l’atmosfera alla vigilia della prima guerra mondiale. Processo evidente persino nei cambi di nome: dal Pci al Pds, dai Ds all’Ulivo, fino all’ultima, anonima versione di partito senza altre qualificazioni che non siano contenute nel termine «democratico» (tautologia pura, in un sistema che democratico lo è per definizione). (altro…)

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La strategia dei piccoli passi di Gentiloni: “Soddisfatti, ma ora serve una svolta”

sabato, giugno 24th, 2017
fabio martini
inviato a bruxelles

In pochi mesi molto è cambiato nel rapporto tra Roma e Bruxelles. Due «istantanee» restituiscono la novità: alle 9 del mattino il presidente del Consiglio incontra le centinaia di funzionari, dirigenti e diplomatici italiani che lavorano a Bruxelles, consuetudine per molti capi di governo europei ma non per gli italiani. Sei ore più tardi la cancelliera Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron, nella loro conferenza stampa congiunta, riconoscono che male ha fatto l’Europa a non ascoltare il grido di dolore italiano sulla questione migranti e che ora si dovrà fare il possibile per fronteggiare un fenomeno che non rappresenta più una semplice emergenza.

 SVOLTA SUI MIGRANTI

Una postura diversa dal passato da parte di Germania e Francia, ma non ancora un cambio di atteggiamento, che si è riflessa nel documento conclusivo del Consiglio Europeo: i flussi migratori nel Mediterraneo Centrale, e in particolare dalla Libia, sono una «sfida permanente» e quindi non è più un’emergenza, ma un grave problema cronico per il continente, che investe tutti, e quindi non solo i paesi in prima fila, Italia su tutti. (altro…)

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E’ morto il giurista Stefano Rodotà, una vita nelle battaglie per i diritti

sabato, giugno 24th, 2017

di CONCETTO VECCHIO

ROMA – “C’è un impoverimento culturale che si fa sentire, la cattiva politica è figlia della cattiva cultura”, così Stefano Rodotà, morto oggi all’età di 84 anni, ammoniva già nel 2000. Una frase che sintetizza l’impegno di una vita di un protagonista della nostra vita pubblica che con passione inesausta ha sempre cercato di far valere un punto di vista laico nei grandi temi del nostro Paese. Difficile inquadrarlo con un’etichetta – giurista, politico, riserva della Repubblica – ma anche complicato incasellarlo dentro uno schieramento: è stato radicale, poi indipendente di sinistra, infine movimentista senza casacca. Comunque sempre a sinistra. E’ stato un intellettuale di valore, uno degli ultimi in questo Paese sempre più avaro di idee. Soprattutto, fino alla fine, è stato un uomo libero.

Era nato a Cosenza il 30 maggio del 1933, negli anni del fascismo. Il padre, insegnante di matematica di origine albanese poi iscritto al Partito d’azione insegnava alle medie, dava ripetizioni a Giacomo Mancini, il futuro leader socialista; uno zio divenne segretario locale della Dc. La politica, insieme allo studio, è sin da subito una passione divorante. Nel 1953 approda a Roma per laurearsi in legge. Dice no a un’offerta di Adriano Olivetti, che lo vorrebbe con sé ad Ivrea, e che gli accrediterà comunque, come sostegno per i suoi studi, 300 mila lire sul conto corrente. Prima dei quarant’anni è già ordinario, insegna diritto civile alla Sapienza, ma l’impegno accademico è sempre intrecciato con quello politico; milita nei Radicali, scrive sul “Mondo” di Pannunzio  – a 22 anni il primo articolo finisce in prima pagina – dopo che da ragazzo aspettava ogni settimana impaziente l’uscita del numero in edicola. E’ Elena Croce, la figlia di Benedetto, nel cui salotto conosce Klaus Mann e Adorno, a introdurlo. “Non c’è un giorno nel quale non abbia preso un libro in mano”, dirà. E’ tra i primi professori a scrivere regolarmente sui giornali, sin dai primi anni Settanta, quando le tribune dei giornali erano scansate dagli accademici. Con la nascita di Repubblica inizia un’importante collaborazione con il nostro giornale. (altro…)

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Elezioni, ecco le principali sfide di domenica

venerdì, giugno 23rd, 2017

Domenica diversi Comuni saranno chiamati al ballottaggio per scegliere i sindaci. Il Giornale si concentra su alcune sfide importanti nelle quali i candidati di centrodestra possono ottenere ottimi risultati.

Genova / Bucci pronto a liberare la città dall’impero rosso

Padova / Lo sceriffo vede il bis. E la sinistra si coalizza (altro…)

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M5s, i due padri fascisti antesignani del “vaffa”: il lessico familiare di Di Maio e Di Battista

venerdì, giugno 23rd, 2017

di CONCHITA SANNINO e CONCETTO VECCHIO

La politica del vaffa l’ho lanciata io, negli anni Settanta, a Civita Castellana lo sanno tutti”. Ruspante e perennemente teso a rivendicare la sua fede fascista, Vittorio Di Battista, il padre del deputato M5S Alessandro (“spero che mio figlio diventi più cattivo di me”), ama il gesto esemplare. Ne sa qualcosa il ministro Dario Franceschini, quando convolò a nozze con Michela Di Biase, a Sutri, nel Viterbese. Era il settembre 2014. All’improvviso, nel cuore della festa, sbucò lui, Dibba senior, e medagliò il ministro d’insulti. Franceschini, basito per quell’irruzione da commedia all’italiana, ne chiese conto ad Alessandro appena lo incrociò. Il quale, a tu per tu, provò a scusarsi per l’irruenza dannunziana del genitore, che vent’anni prima aveva coperto di contumelie anche Massimo D’Alema che veleggiava attorno all’isola di Corfù. Tempo dopo, in un comizio a Ferrara, la città del ministro della Cultura, Di Battista junior rivendicò la contestazione allo sposalizio del ministro.

Tre giorni fa il candidato premier in pectore del M5s Luigi Di Maio ha detto che tra i Cinquestelle “c’è chi guarda a Berlinguer, chi alla Dc e chi ad Almirante“. Per la prima volta nel Pantheon cinquestelle veniva issato il leader del Msi. Ora una cosa accomuna del resto Di Maio e Di Battista, i dioscuri del grillismo: i rispettivi padri sono stati ferventi missini; Antonio Di Maio, imprenditore edile a Pomigliano d’Arco, con solide amicizie nel centrodestra napoletano, tentò tre volte di entrare in consiglio comunale negli anni Ottanta e Novanta: senza successo; Di Battista senior, commerciante di prodotti idraulici a Fabrica di Roma, vi riuscì, nel consesso di Civita Castellana. (altro…)

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Camilleri agli studenti: «State lontani da Renzi e grillini»

venerdì, giugno 23rd, 2017

AGRIGENTO – Sono consigli affilati come lame le risposte di Andrea Camilleri sulla politica, su Renzi e i CinqueStelle, a un gruppo di studenti del Liceo Empedocle di Agrigento dove lo scrittore si diplomò. Una mattina in casa Camilleri, a Roma. Con telecamere aperte. E un video inedito, rilanciato ieri sera ad Agrigento durante una «Serata Camilleri» nell’ambito del Festival della Strada degli Scrittori. Un video con il padre del Commissario Montalbano che invita i ragazzi «a non credere ai Renzi o ai CinqueStelle» perchè «sono già cadaveri, già fuori dalla vostra storia e dal vostro avvenire. Teneteli lontani dal vostro avvenire. Fatevelo voi…». Camilleri racconta il suo rapporto con i vecchi partiti: «Mai votata la DC. Io ho sempre votato per il Partito comunista che, bene o male, aveva il rispetto delle istituzioni». E oggi? «Oggi la politica è rappresentata da gente che ha degradato il lavoro… E ci si domanda che valore abbia l’articolo 1 della Costituzione. La verità è che i primi a non considerarla sono i partiti della sinistra, del cosiddetto centrosinistra».

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L’ultimo schianto di Di Maio: attacca le parole che pronunciò… Gianroberto Casaleggio

venerdì, giugno 23rd, 2017
jacopo iacoboni

Quando ci si mette, Luigi Di Maio sa essere davvero sfortunato con le parole. Ieri sera, a Guidonia per sostenere il candidato sindaco del Movimento cinque stelle, il vicepresidente della Camera se l’è presa con tutti quelli che ritengono Roma un test per il governo, e dunque – visti i risultati deludenti di Virginia Raggi – un test sostanzialmente fallito che comprometterebbe la credibilità dei cinque stelle in un’ipotesi di corsa per andare a Palazzo Chigi. «Roma non è il banco di prova per il governo nazionale» ha sostenuto davanti ai giornalisti l’aspirante candidato premier grillino. «Questo è offensivo per i romani. Noi vogliamo risolvere i problemi dei romani. Vogliamo fare le cose che servono dopo che è stata usata dagli altri partiti come trampolino di lancio per le politiche». Poi Di Maio ha aggiunto allocuzioni e metafore varie (roba del tipo «a Roma potevamo decidere di dare una mano di vernice a una casa pericolante, come hanno fatto tutti gli altri, e poi lasciare il problema delle fondamenta a quello che veniva dopo. Invece stiamo cercando di risanare i bilanci e irrobustire le fondamenta in modo tale che questa casa non crolli»), sulle quali in questa sede sorvoleremo. Ciò che ci interessa è il succo: chi dice che «Roma è un banco di prova», secondo Di Maio, dice qualcosa di «offensivo», offende i romani, a partire dagli elettori del Movimento e della Raggi. (altro…)

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Un europeo su due vuol fermare l’invasione dai Paesi musulmani

giovedì, giugno 22nd, 2017

L’Unione europea vista come un condominio. Da una parte del litigioso consesso gli inquilini – dalla casalinga di Voghera a Monsieur Dupont passando per Herr Müller -, dall’altro gli amministratori, intesi non solo come i rispettivi Gentiloni, Macron e Merkel bensì in senso ampio come le élite sociali e culturali di ogni paese.

Fra dicembre 2016 e febbraio 2017, il think-tank britannico «Chatham House» ha intervistato circa 10mila «inquilini» e 1.800 «amministratori» in dieci paesi europei misurando la distanza fra i due gruppi. Il quadro che ne esce è quello di un continente strabico e fratturato. Le spaccature fra i diversi piani del palazzo riguardano solidarietà europea, democrazia, identità e integrazione. Così le esperienze dei comuni mortali e delle cosiddette élite (politici, imprenditori, società civile e bontà degli analisti pure i giornalisti) sono molto diverse, con i primi più pessimisti delle seconde. Un esempio: fra le élite il 71 per cento ritiene di aver tratto vantaggio dall’esistenza dell’Unione continentale, per gli altri la percentuale scende al 34, e anzi, il 54 per cento del gruppo più ampio ritiene che nel proprio paese si stesse meglio 20 anni fa. (altro…)

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