Archive for the ‘Cultura’ Category

Procida Capitale italiana della Cultura 2022, perché ha vinto e quali sono i progetti. In arrivo 1 milione di euro

martedì, Gennaio 19th, 2021

di Laura Larcan

Le balene dell’area marina protetta, le location per il cinema, il buen retiro per scrittori e poeti, Procida terra amata da Elsa Morante e Massimo Troisi, si prende la sua rivincita puntando tutto sulla “cultura come felicità sociale”: questo è il fil rouge che ha guidato il dossier vincitore.

Piccolo gioiello incontaminato del golfo di Napoli non lontano da Ischia, diventa Capitale italiana della Cultura del 2022. A fare breccia nella commissione del Ministero dei beni culturali e del turismo(superando le altre nove candidate finaliste) è stato il progetto all’insegna di un titolo ad effetto “La cultura non Isola” votato alla “felicità sociale”. «Procida si candida a Capitale Italiana della Cultura perché la terra isolana è luogo di esplorazione, sperimentazione e conoscenza – si legge nel documento – è modello delle culture e metafora dell’uomo contemporaneo».

Procida capitale italiana della cultura 2022. Franceschini: «Segnale per il futuro»

Lasciandosi alle spalle l’eco delle ultime notizie di cronaca politica (l’arresto per tangenti dell’assessore comunale con deleghe al Contenzioso e all’Acquedotto), l’isola si prende la sua meritata vetrina con un programma di rilancio anche grazie al tesoretto di un milione di euro “vinto” con la sua nomina. D’altronde tanti erano stati i testimonial che facevano il tifo per questo patrimonio del mare napoletano, da Toni Servillo a Gigi D’Alessio, da Luisa Ranieri a Valeria Parrella, fino al direttore del Giffoni Festival.

In che cosa consiste allora il dossier di candidatura? «Il percorso che ha portato alla creazione e consegna del dossier di candidatura – spiegano dalla delegazione – è una significativa esperienza di innovazione sociale, per la centralità di un modello di vita urbana attiva, orientata alla cultura e ai desideri della comunità. Procida è l’isola che non isola, laboratorio culturale di felicità sociale».

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Pompei, torna alla luce la bottega dello street food: ritrovato un Termopolio intatto

domenica, Dicembre 27th, 2020

Due anatre appese per i piedi, un gallo, un cane al guinzaglio, che sembrano dipinti in 3d. Torna alla luce a Pompei l’ambiente quasi integro di un Thermopolium, bottega di street food, con piatti di ogni tipo, dalle lumache ad una sorta di “paella”. Una scoperta che restituisce un’incredibile fotografia del giorno dell’eruzione, e apre a nuovi studi su vita, usi e alimentazione dei pompeiani. 

Pompei, ritrovato un Termopolio intatto
Pompei, ritrovato un Termopolio intatto

A stupire è il ritrovamento nei recipienti del Termopolio di tracce di alimenti che venivano venduti in strada. Era infatti abitudine dei pompeiani quella di consumare all’aperto cibi e bevande calde. Gli specialisti del Parco archeologico di Pompei stanno già studiando il materiale per verificare quanto questa scoperta possa ampliare le conoscenze sulle abitudini alimentari di età romana. “Una fotografia di quel giorno nefasto”, commenta il direttore del Parco Archeologico Massimo Osanna, che poi annuncia “Sarà un dono di Pasqua per i visitatori”. E anche il ministro della Cultura Franceschini applaude, sottolineando il frutto del lavoro di squadra che si sta facendo in questi anni a Pompei: “Un grande esempio per la ripresa del Paese”. 

“Con un lavoro di squadra, che ha richiesto norme legislative e qualità delle persone, oggi Pompei è indicata nel mondo come un esempio di tutela e gestione, tornando a essere uno dei luoghi più visitati in Italia in cui si fa ricerca, si continua a scavare e si fanno scoperte straordinarie come questa”, ha aggiunto Dario Franceschini.

Lo scavo, che non fa parte del Grande Progetto Pompei, si trova comunque nella zona della Regio V interessata negli ultimi anni dai lavori di consolidamento e scavi. La presenza del Thermopolium, ubicato proprio di fronte alla “locanda dei gladiatori”, quasi all’angolo tra il vicolo dei Balconi e la via della Casa delle Nozze d’Argento, era stata notata già nel 2019, quando era stato fatto un primo saggio di scavo. All’epoca erano riemersi una prima parte del bancone con uno splendido dipinto a tema mitologico (Una nereide che cavalca un ippocampo e porta con sé una cetra) l’impronta lasciata nella cenere dal grande portone in legno e un balcone che ornava il piano superiore.

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“Ragazzi, studiate matematica. Le scienze dure sono il futuro e la pandemia l’ha dimostrato”

sabato, Dicembre 26th, 2020

By Ilaria Bett

“La matematica è il futuro. Ragazzi, avvicinatevi a questa materia, provatela, non abbiate paura. Vedrete che vi ripagherà, anche economicamente”: sono queste le parole di Giovanni Sebastiani, matematico e ricercatore presso l’Istituto per le Applicazioni del Calcolo “M. Picone” del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Il professore, che ha lavorato anche al fianco del virologo Giorgio Palù per l’applicazione di modelli matematici all’epidemia Covid, commenta ad HuffPost il ruolo sempre più preponderante della scienza nella nostra vita: “È quella che ci salverà dal coronavirus. I giovani non potranno fare a meno di riscoprirne l’importanza perché durante la pandemia ne hanno visto concretamente gli effetti”.

Secondo l’ultimo Rapporto Timss, Trends in International Mathematics and Science Study, l’indagine internazionale promossa dalla IEA (International association for the Evaluation of Educational Achievement) che rileva l’apprendimento della matematica e delle scienze nelle classi di IV elementare e di III media, gli studenti italiani stanno migliorando in matematica. In IV elementare hanno un punteggio medio di 515, significativamente superiore a quello medio internazionale. E a partire dal 1999, i risultati dei nostri studenti di terza media sono cresciuti nel tempo: la differenza tra il ciclo 2019 e quello 1999 è di 18 punti. L’indagine non tiene conto del periodo della pandemia perché i dati riguardanti effetti del lockdown e Dad saranno disponibili più in là. Ma il fatto che i giovanissimi stiano diventando più bravi nelle materie scientifiche è un elemento di novità.

“Si parla di matematici soprattutto quando esce fuori il genio di turno, l’eccellenza, il giovane che magari ha preso quattro lauree e studia ad Oxford – dice Sebastiani -. Così però passa un messaggio parziale: sembra che la matematica sia affare di pochi. Invece, tutti possono appassionarsene o innamorarsene. E proprio come l’amore che ci fa vedere il mondo da una prospettiva diversa, così anche la matematica può offrirci un’altra lettura della realtà”.

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Roma, a marzo (dopo 80 anni) riapre il Mausoleo di Augusto: così risorge il sepolcro della città imperiale

sabato, Dicembre 19th, 2020

di Laura Larcan

Dai fasti imperiali all’oblio, prima saccheggiato poi trasformato nei secoli. Il Mausoleo di Augusto sorge come tomba dinastica voluta dal primo imperatore di Roma, poi è stato travolto dalla storia. Roccaforte nel Medioevo, giardino all’italiana nel Rinascimento, arena per tori nell’epopea settecentesca del Grand Tour, fino all’auditorium musicale all’alba del 900 per l’estro di Toscanini. Le demolizioni degli anni 30 sotto la regia di Mussolini urbanista ne faranno un monumento isolato incastonato come un meteorite titanico di laterizi sul fondo della piazza. Per il Mausoleo di Augusto le sorti si riscrivono dopo oltre ottant’anni di silenzio e 14 anni di dispute progettuali, scavi, ritardi, stalli economici e commissariamenti. La svolta sarà nel 2021. Dal primo marzo il monumento aprirà interamente al pubblico. In tempi di Covid tutto sarà contingentato. Come ha annunciato la sindaca Virginia Raggi, le visite guidate saranno su prenotazione (al via dal 21 dicembre su sito mausoleodiaugusto.it).

TOUR GRATUITI
Fino al 21 aprile, Natale di Roma, gli ingressi saranno gratuiti. Una gratuità che, come precisa il vicesindaco Luca Bergamo, continuerà per i residenti per tutto il 2021. In funzione dell’apertura del monumento, la prima cittadina annuncia anche il piano di «spostare il capolinea degli autobus e di pedonalizzare la piazza». Strategica è stata la sinergia istituzionale pubblico-privato per dare un’accelerata nel 2017 al complesso restauro che consente ora, in corso d’opera (perché i lavori non sono finiti) una suggestiva visita completa all’interno del monumento. La vera sorpresa. Un tour che consente di esplorare il labirintico sistema di ambienti disposti in sequenza su tre corridoi ad anelli concentrici dalle volte altissime, fino al pilastrone centrale che custodiva probabilmente l’urna di Augusto, e di scalare le possenti pareti dei cilindri colossali che un tempo svettavano fino a 45 metri (quanto il Pincio) sorreggendo la statua di bronzo dorato di Augusto circondata da boschi. Spazi riemersi dai titanici interri che ne hanno offuscato la memoria nei secoli. Basti solo immaginare che il Mausoleo di Augusto poteva idealmente contenere tutto il Pantheon.

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Snacknews, questione di Resilienza: cosa sapere della parola più usata nel 2020

giovedì, Dicembre 17th, 2020
Il termine, complice la pandemia, è entrato nel linguaggio quotidiano ma da dove ha origine?E in ambito economico cosa indica? – Diana Cavalcoli /CorriereTv
Il termine «Resilienza», complice la pandemia, è entrata nel linguaggio quotidiano ma da dove arriva la parola? Ce lo spiega il professor Carlo Salvato del dipartimento di Management dell’Università Bocconi di Milano analizzando le caratteristiche che oggi rendono le aziende davvero resilienti alla crisi economica.

CORRIERE.IT

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Addio a John Le Carré, il maestro delle spy story

lunedì, Dicembre 14th, 2020
ARCHIVO - En esta fotografía del 13 de septiembre de 2011, el autor británico John le Carré asiste al...
ARCHIVO – En esta fotografía del 13 de septiembre de 2011, el autor británico John le Carré asiste al estreno de “Tinker Tailor Soldier Spy” en Londres. (AP Foto/Sang Tan, Archivo)

In ‘Una spia che corre sul campo’, uscito poco più di un anno fa, aveva raccontato gli anni della Brexit, immaginando un’alleanza tra i servizi segreti di Londra e l’America di Trump con il duplice scopo di minare le istituzioni democratiche europee e smantellare il sistema internazionale dei dazi. “E’ mia convinta opinione che per la Gran Bretagna, per l’Europa e per la libera democrazia in tutto il mondo, l’uscita della Gran Bretagna dalla Ue al tempo di Trump e la conseguente dipendenza senza riserve sugli Stati Uniti in un’era in cui gli Usa hanno imboccato la strada del razzismo istituzionale e del neo-fascismo è un disastro senza precedenti”, aveva fatto dire a uno dei personaggi del romanzo.

E per manifestare contro la Brexit era sceso in piazza a ottobre 2019 John Le Carré, maestro della spy story acclamato nel mondo, celebre per le sue storie di spionaggio intrise di realismo e critiche nei confronti della società moderna, dalla Guerra Fredda ai fallimenti della globalizzazione, morto il 13 dicembre all’età di 89 anni.

Vero nome David J. M. Cornwell, nato a Poole, nella regione inglese del Dorsetshire, nel 1931, Le Carré insegna all’università di Eton, prima di diventare un funzionario del ministero degli Esteri britannico ed essere reclutato dall’MI5 e poi dall’MI6. Dall’esperienza nei servizi segreti prederà spunto per creare il personaggio di George Smiley, leggendario protagonista di numerosi suoi romanzi. L’esordio, in quell’anno, è con ‘Chiamata per il morto’, poi verrà ‘Un delitto di classe’, ma sarà la sua terza fatica letteraria, ‘La spia che venne dal freddo’, uscito nel 1964, a regalargli la fama planetaria. Oltre 20 milioni di copie vendute nel mondo, racconta la storia di Alec Leamas, agente britannico trasferito nella Germania dell’Est, che sarà interpretato sul grande schermo da Richard Burton nel primo di una lunga serie di adattamenti delle sue opere, tra cinema e tv.

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Il pranzo di Natale

lunedì, Dicembre 14th, 2020
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di   Alessandro D’Avenia

«Dobbiamo stabilire il menù di Natale». Era una battuta classica nella mia famiglia, pronunciata nei momenti meno adatti: il 26 dicembre quando ci stavamo ancora riprendendo dalle fatiche culinarie del giorno prima, il 25 giugno perché avevamo solo un semestre per prepararci, il 15 agosto perché stavamo perdendo tempo in altri pranzi invece di occuparci dell’Unico Grande Pranzo, che coinvolgeva tutti i parenti (famiglia siciliana…), ognuno dei quali doveva contribuire alla grande sinfonia di sapori, seguendo docilmente chi dirigeva l’orchestra con piglio sicuro: mia madre. Quest’anno il pranzo di Natale sarà in tono minore, ma rimane fermo che almeno in questa occasione il cibo debba essere arte e grazia, perché noi umani non stiamo a tavola solo per nutrirci ma per le relazioni che stringiamo a tavola. E in un’epoca in cui siamo ossessionati dal risparmiare tempo, le feste possono restituirci un rapporto buono proprio con il tempo e con le cose, e quindi con le persone. Per questo mi è ritornato in mente Il pranzo di Babette della scrittrice danese Karen Blixen, un piccolo capolavoro che racconta che cosa sono il cibo, la grazia, l’arte e la civiltà, attraverso un Unico Grande Pranzo.

Babette Hersant è una cuoca francese in fuga da Parigi a causa della rivoluzione durante la quale il marito e il figlio sono stati uccisi. Trova rifugio in uno sperduto paesino norvegese di poche anime, come governante di due sorelle nubili, cresciute nel gelo della natura e nel rigore della religione luterana della comunità fondata dal padre, per la quale il cibo è funzionale solo a nutrirsi e il corpo una bestia da tenere a bada. Babette crede in un Dio diverso, che si è fatto carne ed è venuto tra gli uomini con un corpo come il nostro: il suo primo segno pubblico è stato infatti, quasi costretto dalla madre, trasformare acqua in ottimo vino proprio durante un pranzo… Il motto di Karen Blixen era «a Dio piace scherzare»; e un Dio, che fa vino superlativo per gente già alticcia, ha buon umore oltre che buon gusto. Babette trascorre dodici anni insieme alle due austere sorelle, quando le giunge la notizia che ha vinto una lotteria alla quale un suo parente la iscrive ogni anno da quando è andata via, nella speranza che possa tornare: riceverà una somma favolosa.

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Pompei restituisce i corpi integri di due fuggiaschi

sabato, Novembre 21st, 2020
L’uomo col mantello e lo schiavo. Il ministro Franceschini. “Stupefacente” – Ansa /CorriereTv
Due uomini, un quarantenne signore di rango avvolto in un mantello di lana e il suo giovane schiavo in tunica, le ossa già provate da anni di durissimo lavoro. E’ la nuova scoperta di Pompei venuta fuori nei giorni della pandemia. Le immagini, in esclusiva per l’Ansa, lo raccontano. Una scoperta “stupefacente ” per il ministro Franceschini, e come sottolinea il direttore Massimo Osanna, “assolutamente eccezionale” perché “per la prima volta dopo più di 150 anni, dal primo impiego della tecnica, è stato possibile non solo realizzare calchi perfettamente riusciti delle vittime, ma anche indagare e documentare con nuove tecnologie le cose che avevano con sé nell’attimo in cui sono stati investiti e uccisi dai vapori bollenti dell’eruzione”.
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Stefano Massini, “Parole in corso”: ecco da dove viene il termine “Scalogna”

giovedì, Novembre 19th, 2020

REPTV

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“Il virus me lo spiega Pinocchio” – Il racconto di Stefano Massini

venerdì, Novembre 6th, 2020

Nel suo consueto intervento televisivo del giovedì sera, lo scrittore Stefano Massini usa il famoso libro di Collodi per un’analisi oggettiva e spietata dell’Italia al tempo del virus. Questo è il paese in cui abbiamo sempre seguito Lucignolo, detestando il Grillo Parlante a cui pure riconosciamo buon senso e autorevolezza. Ma non chiedeteci di “meritare” qualcosa perché fuggiremo a gambe levate. Siamo quelli dell’ “intanto me ne vado al Paese dei Balocchi, se mi faccio male si vedrà poi”. Siamo il Titanic che sceglie deliberatamente di andare a impattare contro l’Iceberg, salvo poi inveire per le poche scialuppe a disposizione. Tutto già visto.

REPTV

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