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Ballottaggi, Giannini: “La valanga azzurra travolge il Pd di Renzi”

Ballottaggi, Diamanti: “M5s non radicato sul territorio, Pd sempre meno partito”

Una sinistra sorda mediti sugli errori

Un risultato chiaro e le future lacerazioni del proporzionale

Ballottaggi, Giannini: “La valanga azzurra travolge il Pd di Renzi”

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Dopo i ballottaggi si può parlare di “valanga azzurra”: il Cavaliere trionfa in roccaforti storiche come Genova, Sesto San Giovanni, L’Aquila, Verona, Pistoia, Cosenza, Catanzaro. Nei comuni con oltre 15mila abitanti il centrosdestra passa da 5 s 15 Comuni, il centrosinistra da 14 a 4. Silvio Berlusconi “capisce che a livello territoriale con Salvini può vincere ovunque”. “Il centrosinistra è il vero sconfitto: Renzi ha “tanti nemici a sinistra” e paga “provvedimenti non proprio popolari come il salvataggio delle banche venete”. Dal 2014 “non ha vinto più nulla”. Quanto ai Cinquestelle, “non c’erano, però hanno ingrossato il partito trionfatore, quello del non voto”

il commento di Massimo Giannini
montaggio Francis D’Costa

REPTV

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nonsolofole @ giugno 26, 2017

Ballottaggi, Diamanti: “M5s non radicato sul territorio, Pd sempre meno partito”

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Dai risultati dei ballottaggi arrivano tre indicazioni: la debolezza del Movimento Cinque Stelle “non radicato sui territori e in difficoltà a promuovere  propri candidati”; “il bipolarismo prevale dovunque”; il centrodestra è “molto più forte” anche in contesti che erano andati sempre al centrosinistra, mentre il Pd è “sempre meno partito” e il “PdR” e “le sinistre” hanno un problema perché hanno perso anche dove si sono presentati uniti.

l’analisi di Ilvo Diamanti
politologo
(a cura di Giulia Santerini)
montaggio Francis D’Costa

REPTV

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nonsolofole @ giugno 26, 2017

Una sinistra sorda mediti sugli errori

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STEFANO FOLLI

IN FONDO alle urne di un secondo turno desertificato dall’astensionismo, c’è la vittoria del centrodestra. Vittoria netta e indiscutibile, a cominciare da Genova, città simbolo di queste elezioni comunali. Era una storica roccaforte della sinistra, da oggi avrà un’amministrazione di destra, sull’asse Forza Italia-Lega- Fratelli d’Italia che già governa la regione con Toti.

Ma le liste berlusconiane e leghiste si affermano un po’ ovunque, da Nord a Sud. Berlusconi dimostra di essere politicamente immortale: un moderno “Rieccolo” come ha detto qualcuno ricordando la definizione che Montanelli aveva coniato per Amintore Fanfani. Ma è un Berlusconi che nel settentrione deve molto alla Lega e anche all’afflusso degli elettori Cinque Stelle (quelli che si sono scomodati per andare a votare, s’intende). L’esclusione del partito di Grillo da quasi tutti i ballottaggi — tranne Asti e Carrara — ha avuto l’effetto di rinforzare i candidati del centrodestra a scapito degli avversari strategici del M5S, vale a dire le liste del Pd. Certo, è una magra consolazione per il movimento anti-sistema, le cui ambizioni erano più alte e che si è ritrovato di fatto a spalleggiare uno dei protagonisti del sistema contro l’altro. Annoverando per se stesso solo la vittoria a Carrara. More on page 366800

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nonsolofole @ giugno 26, 2017

Un risultato chiaro e le future lacerazioni del proporzionale

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A caldo , il risultato sembra di facile lettura: il centrodestra ha vinto, il centrosinistra ha perso, e i Cinque Stelle si erano già spenti due settimane fa. A freddo, però, l’analisi deve spingersi oltre. Intanto, va registrato un brutto calo della partecipazione: sotto il 50 per cento. Nelle pieghe della vittoria di Lega e Forza Italia si annida la competizione tra Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, sbilanciata a favore del primo. Quanto alle sinistre, il Pd deve prendere atto che l’effetto delle primarie è svanito; e che la finzione di unità a livello locale non ha dato i risultati sperati. Di fatto, il movimento di Beppe Grillo non c’è stato ma si sa che alle Politiche ci sarà, eccome. A occhio, verrebbe da dire che i ballottaggi di ieri forse sono l’ultimo omaggio alle logiche del maggioritario, in vista della sua archiviazione; e che preparano mesi di lacerazioni e polemiche, a destra e a sinistra, in attesa di un sistema proporzionale dai contorni confusi. La resurrezione dell’ex Polo delle libertà, però, non può essere sottovalutata. È una conferma, dopo i segni di vitalità offerti al primo turno. E imporrà ai suoi capi di tentare un’intesa che faccia superare contrasti anche personali: sebbene difficilmente Berlusconi darà via libera a una candidatura di Salvini a Palazzo Chigi, ritenuta estremista e perdente.

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nonsolofole @ giugno 26, 2017

Ballottaggi elezioni comunali, ecco cosa è successo. Il commento dei risultati

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In studio Massimo Rebotti | CorriereTV

In collegamento Antonio Castaldo da Genova

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nonsolofole @ giugno 26, 2017

La débâcle del centrosinistra, Renzi non può fare finta di nulla

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Riccardo Barenghi
 

Peggio di così non poteva andare. E non solo per Matteo Renzi, non solo per il Partito democratico. Ma per tutta la sinistra italiana, o quasi. In tutte le città in cui il candidato di centrosinistra è riuscito ad arrivare al ballottaggio (tranne eccezioni come a Padova) ha perso. E non contro i temibili grillini, quelli che turbano il sonno dei democratici. Ha perso contro il centrodestra, di nuovo miracolosamente unito (chissà fino a quando). Contro Berlusconi insomma, e contro Salvini. Come se non fossero passati 23 anni da quando la sinistra venne sconfitta dal Cavaliere apparso sulla scena politica come un coniglio dal cilindro del mago e che oggi riappare come un fantasma castigatore.

 Nessuno pensa che la storia si ripeta tale e quale, in questi 23 anni è successo di tutto, Berlusconi non è più quello di allora, Salvini non è Bossi, Grillo non esisteva se non nei teatri e la sinistra era un’altra cosa. E soprattutto queste erano elezioni locali, molto locali, che non dovrebbero avere un valore politico nazionale.

Non dovrebbero ma invece ce l’hanno, soprattutto perché non sono le prime consultazioni amministrative che puniscono il Partito democratico praticamente ovunque, addirittura a Genova che è sempre stata una roccaforte rossa, addirittura a Sesto San Giovanni denominata la Stalingrado d’Italia, e nella sua roccaforte toscana, come Carrara dove vince il candidato dei Cinquestelle. More on page 366794

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nonsolofole @ giugno 26, 2017

Sì al salvataggio delle banche venete

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roberto giovannini
roma

C’è il decreto del governo per il salvataggio delle due banche venete. In un Consiglio dei ministri lampo l’Esecutivo vara il testo preparato dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan che consegna a Intesa, che se le aggiudica per un euro, le «nuove» Veneto Banca e Popolare di Vicenza, che oggi potranno operare senza problemi. C’è l’ok dell’Unione Europea all’operazione, che costerà allo Stato 5,2 miliardi di euro subito che però potrebbero arrivare a quota 17 miliardi (già mobilitati per le garanzie). Un’operazione, ha detto il ministro Padoan, realizzata «con misure che non impattano sul deficit», ma che tuttavia costerà ai contribuenti italiani in termini di aumento del debito: il rapporto debito/Pil, infatti, peggiorerà dell’un per cento del Pil.

 «Il governo ha approvato il decreto legge che consente il salvataggio delle due banche venete e consentirà di rassicurare e stabilizzare la situazione», ha affermato il premier Paolo Gentiloni in conferenza stampa a Palazzo Chigi. La crisi delle banche venete risale a prima della crisi economica, ha detto Gentiloni, e «ha raggiunto livelli che hanno reso necessario un intervento di salvataggio, per evitare i rischi evidenti a tutti di un fallimento disordinato». Come noto, i depositi restano pienamente protetti, e detentori di debito senior non dovranno contribuire al burden sharing. «Vorrei che le persone che fanno critiche – ha aggiunto il ministro Pier Carlo Padoan – mi dicessero qual era l’alternativa migliore, perché io francamente non la vedo. L’unica alternativa era la liquidazione disordinata o lo spezzatino».

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nonsolofole @ giugno 26, 2017

Giornata difficile per la sinistra, Genova sulla scia di Roma e Torino

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Il commento sulle amministrative di Maurizio Molinari su SkyTg24 (Canale 50 sul digitale terrestre).

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nonsolofole @ giugno 26, 2017

Nei comuni vince il centrodestra: operazione tenaglia sull’ex premier Renzi

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Marcello Sorgi

Dopo quelle di Roma e Torino del 2016 a favore dei 5 stelle, la sconfitta del centrosinistra a Genova (e non solo, praticamente dappertutto), stavolta a vantaggio del centrodestra, ha un valore politico e simbolico doppio. Significa che anche nel caso, verificatosi quest’anno nella tornata di amministrative che ha coinvolto quasi dieci milioni di elettori, di riflusso populista (Genova, non va dimenticato, è la città di Grillo, ciò che rende più amaro per l’ex-comico il risultato di ieri), il Pd e i suoi alleati – al contrario del resuscitato centrodestra – non rappresentano più una scelta credibile di governo, neppure se si presentano uniti, in un capoluogo storicamente legato alla sinistra e che avevano amministrato ininterrottamente per tutta l’epoca della Seconda Repubblica, anche quando l’amministrazione regionale aveva cambiato di segno. A voler adoperare un po’ di malizia, si può dire che ha funzionato perfettamente lo schema di gioco messo in campo dagli avversari di Renzi, che prevedeva di inneggiare al ritorno della coalizione post-ulivista in caso di vittoria, e scaricare tutta la responsabilità di un eventuale insuccesso sulle spalle del segretario. More on page 366787

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nonsolofole @ giugno 26, 2017

Il centrodestra vince nelle città e strappa Genova dopo 25 anni

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paolo baroni
ROMA

Il centrodestra conquista dopo 25 anni Genova e fa sue, tra le altre città, anche Verona, Asti, Como, Piacenza, La Spezia, Pistoia e L’Aquila. Il centrosinistra, che si conferma a Taranto e Lucca, e riesce a prendere solamente Lecce e Padova, ammette la sconfitta in diretta tv. Laconico Matteo Renzi: «Voto a macchia di leopardo, poteva andare meglio». Esulta invece il centrodestra. Renato Brunetta (Fi): «L’onda del centrodestra è da Nord a Sud». Matteo Salvini (Lega): «Ora Gentiloni deve trarre le conseguenze e dimettersi». I dati sono incontrovertibili: l’alleanza incentrata su Forza Italia e Lega in questa tornata di amministrative passa da 5 a 15 comuni, il centrosinistra frana da 15 a 4. Parma resta nelle mani dell’ex grillino Federico Pizzarotti, mentre i 5Stelle si devono accontentarsi con Carrara fino a ieri governata dal centrosinistra.

GUARDA I RISULTATI IN TUTTI I COMUNI AL VOTO

 

Una sconfitta questa che, assieme a quella di Pistoia, fa della Toscana una regione uno po’ meno rossa di un tempo. E al centrodestra passa anche un altro dei simboli della sinistra, Sesto San Giovanni, la «Stalingardo d’Italia» che da oggi ha un sindaco forzista eletto col 60% dei voti. More on page 366785

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nonsolofole @ giugno 26, 2017

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