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Petrolio a picco dopo stime Opec. Carige torna agli scambi e crolla del 50%

Libia, Haftar diserta il summit di Palermo e la Turchia va via

Vittorio Feltri e “lo schifo della giustizia italiana”. Appello a Salvini: “Togli questa vergogna”

Le Iene, la bomba su Rosa e Olindo: “Strage di Erba, si riapre tutto”. Cassazione, la clamorosa decisione

Petrolio a picco dopo stime Opec. Carige torna agli scambi e crolla del 50%

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–di

Chiusura in rialzo per le Borse europee sulla scommessa che si profili all’orizzonte un accordo tra Stati Uniti e Cina sul fronte del commercio internazionale, in vista del G20 in Argentina, quando si incontreranno il presidente americano, Donald Trump e quello cinese, Xi Jiping. Il Segretario al Tesoro Usa, Steven Mnuchin, e il vice premier cinese, Liu He, hanno infatti ripreso i colloqui sul fronte dei dazi e si parla di una possibile visita a Washington di Liu prima del G-20 in Argentina. In Europa Italia e Gran Bretagna sono rimaste sotto la lente. La prima nell’attesa della risposta del Governo Conte alle autorità europee sulla manovra economica, che deve essere consegnata entro la mezzanotte a Bruxelles. La seconda mentre vanno avanti le trattative per la Brexit, anche se il vicepresidente della Commissione europea, Frans Timmermans, ha invitato l’Europa a prepararsi a tutte le eventualità. Il vicepresidente della Commissione Ue ha anche detto che ci sono «progressi nel negoziato per la Brexit ma ancora non ci siamo». Così il listino londinese è rimasto al palo. A Milano il FTSE MIBè salito dello 0,9% e lo spread si è attestato a 304 punti, in attesa della lettera italiana all’Europa, dopo le critiche espresse dalla Commissione. Ma proprio oggi il ministro all’economia, Giovanni Tria, ha preannunciato «Il tasso di crescita non si negozia». Tasso che prevede una crescita del pil italiano nel 2019 all’1,5%, contro la stima dell’1,2% della Commissione europea. Ha destato preoccupazione l’andamento del greggio, con il wti a picco dopo la diffusione delle nuove stime dell’Opec.

Andamento Piazza Affari FTSE Mib

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nonsolofole @ novembre 13, 2018

Libia, Haftar diserta il summit di Palermo e la Turchia va via

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di VINCENZO NIGRO

PALERMO – Manca poco alla fine della conferenza di Palermo sulla Libia, che verrà chiusa da una conferenza stampa premier Giuseppe Conte con l’inviato dell’Onu Ghassan Salamè. Come ampiamente previsto il generale libico Khalifa Haftar ha lasciato Palermo in anticipo sulla fine dei lavori, fra l’altro rilasciando un’intervista in cui diceva di non aver partecipato appieno alla conferenza. Un paio d’ore più tardi anche la delegazione turca ha deciso di lasciare in anticipo Palermo. La Turchia ha abbandonato la Conferenza “con profondo disappunto” per non essere stata coinvolta nella riunione informale del mattino con al Serraj e Haftar.

Il forfait della Turchia. “Non si può pensare di risolvere la crisi in Libia coinvolgendo le persone che l’hanno causata ed escludendo la Turchia”, ha detto il vicepresidente turco, Fuat Oktay, abbandonando i lavori. “Il meeting informale di stamattina è stato presentato come un incontro tra i protagonisti del Mediterraneo: ma questa è un’immagine fuorviante che noi condanniamo. Per questo lasciamo questo incontro profondamente delusi”, aggiunge il vice- presidente di Ankara. “Qualcuno all’ultimo minuto ha abusato dell’ospitalità italiana”, ha aggiunto il braccio destro di Erdogan senza mai nominare il generale Khalifa Haftar. “Sfortunatamente la comunità internazionale non è stata capace di restare unita”. More on page 383869

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nonsolofole @ novembre 13, 2018

Vittorio Feltri e “lo schifo della giustizia italiana”. Appello a Salvini: “Togli questa vergogna”

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di Vittorio Feltri

Oggi esco dal seminato riguardante le solite vicende politiche e mi inoltro in un campo poco o mai scandagliato dalla categoria giornalistica, a cui non mi onoro di appartenere. Mi riferisco al codice penale che viene applicato dai giudici, nelle condanne inflitte ai reprobi, in modo formalmente corretto, ma sostanzialmente sbagliato in quanto certe pene aggiuntive sono mostri giuridici inaccettabili in un Paese normale, quale il nostro pretende di essere senza esserlo.

Vado giù piatto come la pianura padana.
Succede spesso che all’imputato di un grave delitto, per esempio un omicidio, venga inflitta la pena dell’ergastolo. È stato il caso di Massimo Bossetti e di Olindo e Rosa. Il primo considerato senza prove l’assassino di Yara, la ragazza di Brembate (Bergamo), e gli altri due blindati in carcere perché ritenuti autori della strage di Erba, avvenuta molti anni orsono.

Personalmente sono convinto che tutti e tre costoro non meritassero la morte civile, poiché gli indizi di colpevolezza non erano affatto persuasivi. Tuttavia l’argomento l’ho già esposto, inutilmente, varie volte su Libero. Il punto è un altro. More on page 383867

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nonsolofole @ novembre 13, 2018

Le Iene, la bomba su Rosa e Olindo: “Strage di Erba, si riapre tutto”. Cassazione, la clamorosa decisione

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Si riapre il caso di Rosa Bazzi e Olindo Romano, i due coniugi condannati all’ergastolo per i 4 omicidi di Erba dell’11 dicembre 2006. La Cassazione, come annuncia il sito delle Iene, ha deciso a sorpresa che “l’analisi delle prove mai analizzate si può fare”. Niente incidente probatorio, come da ricorso respinto lo scorso 12 luglio, ma indagini a carico della difesa dei due condannati da comunicare all’accusa. La stessa trasmissione di Italia 1, come del resto Libero, in questi mesi ha sollevato più di un dubbio sulle indagini che hanno portato alla condanna di marito e moglie per l’efferato omicidio di Raffaella Castagna, il figlio Youssef Marzouk (2 anni), della madre Paola Galli e della vicina Valeria Cherubini.
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nonsolofole @ novembre 13, 2018

Ferruccio De Bortoli, il piano per annullare Di Maio e Di Battista: detta la via ai giornalisti

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Dice che “bisognerebbe fare meglio il nostro lavoro, evitando che il microfono finisca in mano ai politici ed evitando le interviste via mail, che sono pessime. Le interviste devono essere fatte faccia a faccia, perché bisogna avere la possibilità di replicare alle risposte di chi si intervista”. Ferruccio De Bortoli, in una intervista concessa a Il Foglio, risponde così alle accuse e alle critiche che nei giorni scorsi sono state rivolte ai media italiani da alcuni esponenti di spicco del Movimento 5 Stelle subito dopo la assoluzione della sindaca di Roma Virginia Raggi. More on page 383863

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nonsolofole @ novembre 13, 2018

L’Agcom sugli attacchi alla stampa: “Ledono i principi costituzionali”. Giornalisti in piazza da Bolzano a Palermo

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L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni sottolinea “l’esigenza di un’informazione libera, pluralista, rispettosa della dignità delle persone, del ruolo delle forze politiche e dell’autonomia professionale dei giornalisti”.

Segnala pertanto – spiega una nota – che ogni attacco agli organi di stampa rischia di ledere il principio costituzionale di libera manifestazione del pensiero, che è alla base del pluralismo dell’informazione e del diritto di cronaca e di critica”.

La presa di posizione dell’Agcom arriva dopo gli attacchi del Movimento Cinquestelle ai giornalisti. Il leader Luigi Di Maio, all’indomani dell’assoluzione della sindaca Raggi, ha infatti definito i giornalisti “infimi sciacalli”, mentre per Di Battista sono “pennivendoli-puttane”.

Proprio contro questo attacco, rafforzato da Luigi Di Maio, i giornalisti sono scesi in piazza da Bolzano a Palermo. A Roma la manifestazione si è svolta a Piazza SS Apostoli e alla fine Beppe Giulietti e Raffaele Lorusso, presidente e segretario della Federazione nazionale della Stampa, in accordo con la Federazione degli editori hanno annunciato che nei prossimi giorni tutti i giornali italiani pubblicheranno una pagina che riprodurrà l’articolo 21 della Costituzione. More on page 383861

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nonsolofole @ novembre 13, 2018

Il M5S mette i giornali all’indice

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Mentre Roberto Fico assicura che la libertà di stampa va tutelata e l’Agcom stigmatizza gli insulti di Alessandro Di Battista ai giornalisti, dal Movimento 5 Stelle arriva l’ennesimo – feroce – attacco ai media.

E in particolare a cinque testate messe “all’indice” dai grillini, che dopo la battaglia sulla prescrizione tornano a cavalcare un altro dei temi a loro cari, quello del conflitto di interessi.

Cinque testate e quattro editori. Tutti – sostengono – mossi da interessi industriali o da intrecci con il partito di riferimento. I nomi? I soliti “obiettivi” dei Cinque Stelle. Cioè Paolo Berlusconi (il Giornale), Marco De Benedetti (Repubblica e La Stampa), Francesco Gaetano Caltagirone (Il Messaggero) e Antonio Angelucci (Libero). More on page 383859

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nonsolofole @ novembre 13, 2018

Più tasse sulle imprese. E il Pil frena

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Roma L’industria è già in recessione. Ma nella legge di Bilancio ci sono per lo più penalizzazioni per chi produce.

Dal 2019, con la manovra del governo, avremo il sussidio di disoccupazione più generoso d’Europa, ma un 33% di imprese penalizzate.

Giornata di dati e analisi poco favorevoli al governo. Alle audizioni parlamentari sulla legge di Bilancio che si sono tenute alle commissione Bilancio di Camera e Senato, l’Istat ha smontato i dati sulla crescita. E sul fisco ha esaminato gli effetti distributivi e di variazioni del carico fiscale Ires per il 2019, derivanti dall’abolizione dell’Ace, dalla mancata proroga del maxi-ammortamento, e dall’introduzione della mini-Ires. Maurizio Franzini, presidente facente funzioni dell’istituto di statistica, ha spiegato che «nel complesso i provvedimenti analizzati generano una riduzione del debito di imposta Ires per il 7% delle imprese, mentre per più di un terzo tale debito risulta in aumento». L’aggravio medio di imposta, secondo l’Istat, sarebbe pari al 2,1%: l’introduzione della mini-Ires (-1,7%) non compensa gli effetti dell’abrogazione dell’Ace (+2,3%) e della mancata proroga del maxi-ammortamento (+1,5%)». Penalizzate in misura maggiore le imprese fino a 10 dipendenti. More on page 383855

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nonsolofole @ novembre 13, 2018

Sgomberato il centro Baobab. “Non tolleriamo zone franche”

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“Zone franche, senza Stato e legalità, non sono più tollerate”. Così questa mattina il Viminale ha ordinato lo sgombero del “Baobab Experience”, la tendopoli che accoglieva i “migranti in transito” a Roma e che aveva aiutato anche gli stranieri fuggiti dal centro accoglienza di Rocca di Papa dopo essere arrivati in Italia a bordo della Diciotti.

“L’avevamo promesso, lo stiamo facendo. E non è finita qui. Dalle parole ai fatti”, ha detto Matteo Salvini commentando la notizia.

Protestano invece i volontari che da tempo accolgono gli stranieri nel campo dietro la stazione Tiburtina di Roma. “Le questioni sociali, a Roma, si risolvono così: polizia e ruspa”, scrivono su Twitter, “Il Campidoglio a 5 stelle non è diverso né dai precedenti,né dalla Lega. Una vergogna infinita per questa città”. More on page 383853

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nonsolofole @ novembre 13, 2018

Ponte Morandi, Genova ha il diritto di sapere

Posted in: Editoriali - Opinioni | Comments (0)

Il ponte di Genova, per i maghi dei sogni, ha un grave difetto: o c’è o non c’è. Meglio: verso la fine di maggio, quando arriveranno le elezioni europee, o ci sarà o non ci sarà. Perché un ponte no, un ponte che ha lasciato un vuoto immenso non solo per le 43 vite che si è portato via, per lo squarcio nel paesaggio dei genovesi, per i danni enormi inflitti al porto e a tutta l’economia ligure, per le polemiche incendiarie che ne sono seguite, non lo puoi nascondere neanche con le promesse più luccicanti. Son già passati tre mesi, da quel 14 agosto in cui il ponte Morandi venne giù sotto un diluvio. Tre lunghissimi mesi. Senza che sia stato neppure varato quel decreto legge ancora in discussione al Senato che dovrebbe consentire al commissario straordinario Marco Bucci, scelto dopo un tormentone di 51 giorni (in cui si è visto di tutto, dall’annuncio di Giancarlo Giorgetti che «sarà un tecnico, una figura manageriale» alle interviste a salve del papabile Claudio Andrea Gemme presto «spapato»), dovrebbe consentire, dicevamo, di muover almeno i primi passi formali. Ma con quali regole può muoversi il sindaco, se il decreto è già stato modificato più volte e rischia di esser modificato ancora? Prima di tutto, si chiede Il Secolo XIX, «Autostrade per l’Italia è dentro o fuori? A questo interrogativo se ne legano altri a cascata, capaci di far prender un’altra piega agli eventi. Un emendamento della maggioranza sdoganerebbe la possibilità che sia Aspi a demolire quanto resta del ponte.

Ma, sorvolando che un emendamento non è (ancora) una norma, quanto estensiva sarà questa apertura?» E quanto incideranno questi «ritocchi» sulla decisione, come spiegò Giuseppe Conte, di «delineare un percorso giuridico in deroga alle normative vigenti, che prevedono procedure di evidenza pubblica, al fine di accelerare quanto più possibile l’opera di ricostruzione»? Si spingerà davvero il decreto, per usar le parole preoccupate di Raffaele Cantone, a offrire «una deregulation» rischiosa? Ma questo, poi, darebbe sul serio un’accelerazione? O offrirebbe il destro a mille ricorsi, in un Paese dove il Ponte di Bassano (58 metri) è da tre anni esposto all’incubo di una piena fatale perché i «lavori urgenti» di rinforzo sono finiti in un pantano di cause giudiziarie? More on page 383850

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nonsolofole @ novembre 13, 2018

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