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Il governo non molla: avanti con la revoca In arrivo 28,5 milioni

Guerra tra gli sciacalli

Per fare grandi opere occorrono grandi uomini

Genova, Massimo Cacciari: “La macchina pubblica non funziona per questo il Paese non sta più insieme”

Il governo non molla: avanti con la revoca In arrivo 28,5 milioni

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L’offerta di mezzo miliardo di euro di Autostrade per l’Italia per gli interventi immediati nulla cambia rispetto alla revoca della concessione già avviata.

Il primo segnale è arrivato subito dopo la conferenza stampa dell’ad Castellucci dal vicepremier grillino, Luigi Di Maio, che con un post su Facebook ha replicato, secco: «Lo Stato non accetta elemosine da Autostrade. Pretendiamo risarcimenti credibili e non vi sarà alcun baratto. L’unica strada che il governo seguirà è quella di andare avanti con la procedura di revoca». E in serata poi fonti di Palazzo Chigi hanno rincarato la dose: «Eventuali somme, per quanto riguarda il governo, verranno accettate solo a titolo di parziale riparazione dei danni, senza alcun pregiudizio per i maggiori danni e per la caducazione della concessione». Insomma, si va avanti. L’iter della revoca della concessione non sarà interrotto. More on page 381289

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nonsolofole @ agosto 19, 2018

Guerra tra gli sciacalli

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Ancora ci sono corpi sotto le macerie di quel ponte maledetto che nel governo è scattata la gara a chi la spara più grossa, manco fossimo al bar sotto casa.

Ministri che si improvvisano giudici, politici che pensano di essere ingegneri, minacce di ghigliottina sulla pubblica piazza per i Benetton (proprietari della Società Autostrade), voglia di vendetta sommaria contro chiunque abbia avuto a che fare con il ponte e con i Benetton stessi ai quali Di Maio ha annunciato di voler revocare sui due piedi la concessione, manco stessimo parlando del pass per entrare in centro storico o della licenza di caccia. Una guerra tra sciacalli. Una babele infernale e indegna che aggiunge danno a danno (per esempio il crollo dei titoli delle società coinvolte che sono in mano anche a piccoli risparmiatori) e denota l’inesperienza di questa classe dirigente che si sta comportando come i venditori al mercato del pesce dove le urla servono a stordire i passanti e coprire la scarsa qualità del prodotto. More on page 381287

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nonsolofole @ agosto 19, 2018

Per fare grandi opere occorrono grandi uomini

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Il 18 novembre 1987 trentun persone persero la vita a Londra, e cento rimasero ferite, quando le vecchie scale mobili in legno nella stazione di King’s Cross St Pancras presero fuoco, a causa di un fiammifero acceso o di un mozzicone di sigaretta. La metropolitana di Londra — colloquialmente, the tube — è la più antica del mondo (1863) e la terza per estensione (undici linee, 402 km). La celebre mappa colorata — ancora in uso — fu creata nel 1933, scegliendo di ignorare la distanza e la topografia a vantaggio della chiarezza.

  Il 15 aprile 1989 toccò allo stadio di Hillsborough, a Sheffield. Durante la semifinale di FA Cup tra Liverpool e Nottingham Forrest, la gestione degli ingressi nella vecchia struttura fu disastrosa, e 96 persone morirono schiacciate o soffocate, altre centinaia rimasero ferite: la più grave tragedia dello sport inglese. Lo stadio era stato inaugurato nel 1899 e nel 1934, per una partita dello Sheffield Wednesday FC, aveva ospitato 75mila persone.

  Per l’Inghilterra fu un doppio trauma, e rese evidente un fatto: le infrastrutture britanniche furono le prime a essere create, ed erano le prime a essere invecchiate. Trasporti, stadi, impianti industriali. Negli anni Ottanta la Corea del Sud costruiva con vigore, la Gran Bretagna aggiustava con fatica quanto era stato fatto molti anni prima. Inglesi e scozzesi pagavano, in qualche modo, l’eccezionalità dei nonni: erano stati troppo bravi. More on page 381285

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nonsolofole @ agosto 19, 2018

Genova, Massimo Cacciari: “La macchina pubblica non funziona per questo il Paese non sta più insieme”

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“Questo non è più uno Stato che funzioni. Manca un governo effettivo del Paese in grado di fare riforme necessarie che ci trasciniamo dalla fine degli anni ’80 e questa impotenza, questa inefficienza politica ha generato una caduta di tutti gli apparati”. Massimo Cacciari, dopo il disastro del crollo del ponte Morandi a Genova, è molto scettico e pessimista: “Lo Stato dice non ha più l’ordinaria manutenzione e questo vale in tutti i settori”, denuncia in una intervista a Il Messaggero. “Non si sa più chi sia responsabile di cosa… La macchina burocratico-amministrativa è impazzita“.

Il problema è che manca la “direzione politica. Rimettere in piedi questo Paese è infinitamente più complicato che fare un governo e selezionare una classe politica. Piove e la terra frana, nevica e c’è la valanga, ma non si capisce chi deve controllare il corso d’acqua, il bacino, il ponte. Il sistema non regge più, grazie a una classe dirigente che in trent’anni ha prodotto solo scombinatissime riforme”. Ora, continua il filosofo, “bisogna porsi un problema di tecnica politica: sburocratizzare, velocizzare, rifare le leggi sugli appalti, ricreare una classe tecnico-amministrativa capace, con scuole idonee come in Francia”.

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nonsolofole @ agosto 19, 2018

Ma ora si preannuncia la battaglia del cavillo. Per lo stop alla gestione ci vorranno anni

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Roma – Lo ha ammesso anche il vicepremier Matteo Salvini. «Il percorso non durerà 15 giorni, ci saranno le controdeduzioni di Autostrade, i pareri, passeranno settimane, se non mesi».

La decisione del governo di andare avanti con la revoca della concessione nonostante i dubbi di mezzo esecutivo, compreso il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, apre un percorso tutt’altro che lineare e scontato.

La commissione ispettiva, istituita dal Ministero per le Infrastrutture e i Trasporti è già al lavoro e darà il suo giudizio entro trenta giorni, ha spiegato il presidente della commissione Roberto Ferrazza. Dovrà «rileggere la storia del progetto. Abbiamo documenti da chiedere alla concessionaria. Poi sottoporremo tutto alle autorità competenti». Già esclusa la causa maltempo. L’ipotesi alla quale si lavora è quella del cedimento di un tirante, ha spiegato il professore dell’Università di Genova Antonio Brencich che fa due anni fa lanciò per primo l’allarme. More on page 381281

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nonsolofole @ agosto 18, 2018

Terremoto in Molise, nuove scosse nella notte tra venerdì e sabato

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Ha continuato a tremare nella notte tra venerdì e sabato  la terra in Molise. Altre due scosse si sono registrate alle 23.17 a Guglionesi, di magnitudo 2.4, una seconda alle 00.48 a Montecilfone, già colpita nei giorni scorsi, di mangnitudo 3.3. Le scosse si aggiungono a quelle dei giorni scorsi che avevano raggiunto una magnituo di 5.1

Il nuovo terremoto  non ha provocato enormi danni a persone o cose ma ha reso inagibili diversi edifici. In giornata la statale 647 ‘Bifernina’ è rimasta chiusa a causa dei controlli al viadotto del Liscione. Nella zona sono state allestite delle tendopoli.

REP.IT

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nonsolofole @ agosto 18, 2018

Crollo ponte a Genova, Mastella chiude il ‘Morandi’ di Benevento

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Vista la relazione dell’ufficio tecnico comunale il sindaco di Benevento, Clemente Mastella ha deciso di emettere un’ordinanza con la quale stabilisce la chiusura al traffico leggero e pesante, in via precauzionale, del ponte “San Nicola”,  realizzato da Morandi nel 1955 a Benevento.

“So – dice il sindaco – che ci saranno dei disagi per i cittadini ma è anche vero che è meglio avere disagi che disgrazie, come avvenuto con il crollo del ponte a Genova”.

A pesare sulla decisione dell’ex guardasigilli “anche il fatto che negli uffici di Palazzo Mosti (sede del Comune, ndr) non ci sono tracce del progetto”.

L’opera fu progettata nel 1955 per collegare l’area di Capodimonte alla zona alta della città e l’infrastruttura rientra nelle prime costruzioni edificate seguendo l’idea del telaio precompresso, tecnica diversa da quella utilizzata per il viadotto di Genova. Da allora il ponte, lungo 121 metri, è divenuto sempre più un punto strategico di collegamento tra l’area industriale ed il centro, oltre che di accesso in città dallo svincolo del raccordo autostradale di Benevento. More on page 381277

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nonsolofole @ agosto 18, 2018

Genova, crollo ponte Morandi: 50 minuti di coda per uscire dall’autostrada

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Il crollo del ponte Morandi rischia di paralizzare l’intera viabilità genovese. Sull’autostrada A10, dove l’uscita è obbligatoria allo svincolo Genova Aeroporto, le code dal casello alla rotonda sulla Aurelia sono di circa 50 minuti. Anche in città, sul lungomare Giuseppe Canepa il traffico procede al rallentatore. Una situazione di caos che non potrà che peggiorare quando il traffico riprenderà, finito il periodo estivo, i volumi consueti.
di Alessandro Contaldo
REP.IT
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nonsolofole @ agosto 18, 2018

Autostrade, lo choc dei Benetton e la pressione sui manager. Che oggi a Genova chiederanno scusa

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Le parole sono importanti e lo è anche il silenzio. Nella famiglia Benetton misurare le parole è consuetudine, quasi legge. E chi da sempre frequenta i fratelli trevigiani fondatori dell’impero che dai maglioni colorati ha allargato gli interessi fino alle infrastrutture e alle autostrade spiega anche così la ritrosia di queste ore. Ma dopo una tragedia come quella di Genova non è più tempo di aspettare. Quali che siano i risultati dell’inchiesta e ledecisioni del governo, a Treviso si dispone per «tutto ciò che è possibile fare».

La pressione su Autostrade è massima, tanto che già oggi i vertici della società potrebbero annunciare un «grande piano» di ricostruzione della città, della sua viabilità e di assistenza alle famiglie sfollate e in difficoltà. L’amministratore delegato Giovanni Castellucci e il presidente Fabio Cerchiai sono attesi questa mattina a Genova per una comunicazioni prevista dopo i funerali delle vittime del crollo del Ponte sulla A10. Su richiesta di Edizione — la holding della famiglia Benetton che attraverso Sintonia controlla il 30% di Atlantia-Autostrade a fianco di grandi investitori istituzionali internazionali come il fondo sovrano di Singapore e il colosso bancario Hsbc — il piano di risarcimento alla città di Genova e al Paese dovrebbe seguire un percorso autonomo, sganciato dal contenzioso e dall’inchiesta giudiziaria. Nell’entourage di Ponzano Veneto, qualcuno si spinge a ipotizzare che i fratelli Benetton siano pronti anche a perdere Autostrade e dunque un settore per loro finora strategico. Dopo il disastro, niente tornerà come prima nemmeno nella vita di questa famiglia imprenditoriale. Queste sono tragedie, viene osservato, che cambiano il capitalismo.

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nonsolofole @ agosto 18, 2018

Le scelte cancellate nel Paese che fa e disfa

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L’Italia del fare e disfare. Dell’Alta Velocità tra Torino e Lione (Tav) si discute dal 1994 e i lavori preparatori sono iniziati nel 2011; ora è stata avviata una analisi costi benefici per una sua «revisione integrale». Del Gasdotto transadriatico (Tap) si discute dal 2003 e l’opera è iniziata nel 2016; ora il governo esprime dubbi e vuol riaprire la valutazione d’impatto ambientale. Le inchieste sull’impianto Ilva di Taranto sono del 2012, del 2015 il commissariamento, del giugno 2017 l’aggiudicazione alla ArcelorMittal; ora si scoprono «criticità» e si prende in considerazione un annullamento dell’aggiudicazione. Le competenze sul turismo erano state affidate al Ministero dei beni culturali nel 2013. Ora sono state trasferite al Ministero delle politiche agricole e forestali.

L’Italia era nota come Paese incapace di decidere: della Gronda di Genova si discute dal 1984; se si fosse fatta, forse non vi sarebbe stato il crollo del viadotto del Polcevera. Ora cerchiamo di conquistare un altro primato: quello di Paese che ritorna sulle sue decisioni, che va avanti e indietro. Questo «va e vieni» di decisioni pone molti interrogativi. In primo luogo, compito della politica è costruire il futuro o distruggere il passato? Quando si vogliono cambiare indirizzi politici, dove ci si deve fermare nella «pars destruens»? Si può riscrivere la storia italiana, o si deve assicurare una certa continuità di orientamenti, specialmente nelle grandi scelte strategiche? More on page 381271

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nonsolofole @ agosto 18, 2018

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