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La mossa di Zingaretti nel fortino: sì a Conte, ma Di Maio fuori dal governo

Risse e pestaggi organizzati online, tre minori arrestati a Cremona

L’assedio

Roma-Genoa 3-3: giallorossi sciuponi, i liguri rimontano tre volte

La mossa di Zingaretti nel fortino: sì a Conte, ma Di Maio fuori dal governo

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ROMA. Il travaglio del segretario è lacerante, di quelli che lasciano il segno per una vita. E tra oggi e domani potrebbe produrre – obbligo di condizionale – un placet del Pd ad un governo «Conte due». Ma solo a stringenti condizioni, che Zingaretti però aspetta di sentir pronunciare dalla bocca di Luigi Di Maio. La prima: dentro Conte e fuori Di Maio stesso dal governo, come promesso dagli emissari grillini. E poi ministeri di fascia A, quelli di spesa più significativi, per il Pd. Interni (dove andrebbe Minniti), Esteri (a Gentiloni, se dicesse sì), Economia (Roberto Gualtieri), Sviluppo Economico (Paola De Micheli), Infrastrutture (Delrio), Giustizia (Orlando).

«Domani può maturare un ok, anche se Nicola ha chiesto discontinuità sui nomi», ammette uno di quelli di stanza al Nazareno in questo giorno di passione. In cui il leader nutre ancora sospetti che Di Maio – ieri era al mare dicono i Dem – senta oggi Salvini per tenere aperto il secondo forno. Di buon mattino verifica che il rilancio su Fico premier, che imbarazza i Cinque stelle, non è andato a buca. Di Maio torna a farsi sentire. Ripartendo dalla stessa casella di Conte. E Zingaretti ripete il suo no che rilancia a sera dal Nazareno. Ma le parole in conferenza stampa del leader Pd suonano come un prendere tempo per una curva larga da compiere, chiedendo che il confronto sia anche sui contenuti. E per arrivare magari al fatidico sì dopo aver avuto rassicurazioni inoppugnabili. «L’Italia non capirebbe un rimpastone del governo caduto. Continuo a pensare che in un governo di svolta la discontinuità vada garantita anche da un cambio di persone». Ma è l’appello ad aprire un tavolo comune sui contenuti, con i Cinque stelle e la sinistra, che suona come una richiesta di prendere fiato in attesa di ingurgitare l’amaro calice.

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nonsolofole @ Agosto 26, 2019

Risse e pestaggi organizzati online, tre minori arrestati a Cremona

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La polizia di Cremona ha arrestato tre minorenni accusati di far parte del gruppo “Cremona Dissing”, che organizzava online risse e pestaggi, celebrando poi su Internet le proprie gesta. I tre, che sono stati posti in comunità, sono ritenuti responsabili di un’aggressione il 12 giugno durante una festa aperta al pubblico alla Società Canottieri Bissolati. Altri quattro ragazzi (due maggiorenni e due minorenni) risultano indagati.

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nonsolofole @ Agosto 26, 2019

L’assedio

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Per ora Zingaretti non cede, tiene il punto, consapevole che accettare Conte sarebbe una resa. A palazzo Chigi l’avvocato dell’alleanza gialloverde, folgorato sulla via di Damasco dell’anti-salvinismo fuori tempo massimo. E il Pd trascinato sulle posizioni di Matteo Renzi, che a quel punto se lo sarebbe ripreso “politicamente”, in nome del governo a tutti i costi.

Ecco, è il momento della verità, per il segretario del Pd. Quello della scelta su cui un leader si gioca tutto: storia, convinzioni, leadership, missione su cui è stato investito da quel popolo che, alle primarie, lo ha unto democraticamente in nome di una “alternativa” al governo gialloverde, in cui i gialli erano complici dei verdi nella più grande svolta a destra degli ultimi anni, mai messa in discussione da una parola di autocritica. È il momento anche della solitudine nella scelta: forzare, assumendosi il rischio di una iniziativa, o mediare tra le correnti. Perché la spinta governista, all’interno del Pd (e anche fuori), assomiglia ormai a un assedio. Assedio che si materializza nelle dichiarazioni che Zingaretti rilascia al metà pomeriggio alla stampa, quando torna a scandire le parole chiave “discontinuità” e “cambio di persone”, come presupposti per un governo di “svolta”, ma non pronuncia quelle parole che farebbero scorrere i titoli di coda del negoziato, dopo che Di Maio ha messo a verbale il suo ultimatum su Conte. Il “no a Conte”, così esplicito, non lo dice.

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nonsolofole @ Agosto 26, 2019

Roma-Genoa 3-3: giallorossi sciuponi, i liguri rimontano tre volte

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di JACOPO MANFREDI

ROMA – Una Roma sciupona non riesce a gestire per ben tre volte il vantaggio contro il Genoa e finisce per rovinare la prima ufficiale sulla propria panchina di Fonseca. I giallorossi hanno mostrato limiti già emersi nel precampionato. Sono una coperta un po’ troppo corta: belli a vedersi in attacco, troppo allegri in difesa. Di certo il neo tecnico portoghese dovrà rivedere qualcosa, anche perché domenica prossima è già in arrivo un delicato derby con la Lazio. Il risultato premia il coraggio e l’intelligenza del Genoa che ha sfruttato alla perfezione ogni disattenzione degli avversari, dimostrando acume tattico e intraprendenza.

Fonseca si affida alla vecchia Roma

Con Spinazzola e Perotti fuori uso, Fonseca è andato sul sicuro dando affidando la catena di sinistra alla coppia Kolarov-Kluivert. Pau Lopez l’unico volto nuovo titolare rispetto alla passata stagione. Molte più novità, sul fronte opposto, ha presentato Andreazzoli che ha subito lanciato i neo-acquisti Zapata, Schone, Barreca e Pinamonti e ha dato fiducia a destra a Ghiglione, preferendolo a Romulo. Infine ha confermato Lerager nel ruolo di trequartista.

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nonsolofole @ Agosto 26, 2019

Il muro contro muro giallo-rosso

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Crisi, giorno 18

Diciotto giorni dall’inizio della crisi, scatenata dalla Lega l’8 agosto, e sei dalle dimissioni di Conte. Mancano solo 24 ore al secondo giro di consultazioni al Quirinale e Mattarella attenderà al massimo entro mercoledì per capire se Pd e M5S hanno posto le basi per una maggioranza solida. Più tempo passa senza accordo, più si allarga la prospettiva del voto anticipato.

L’impasse sul premier

Di Maio ha ribadito al telefono a Zingaretti che M5S non recede dalla conferma di Giuseppe Conte nel ruolo di premier. Il capo politico in ambasce continua a puntare su questa soluzione, che a un certo punto aveva pure messo da canto, spiegando ai suoi interlocutori che il nome dell'”avvocato del popolo” è l’unico in grado di compattare un movimento già in subbuglio. E anche l’unico che consentirebbe di far passare, in una possibile consultazione degli iscritti su Rousseau, l’alleanza con il Pd. “O Conte o niente”, la posizione di Di Maio, rafforzata dalla decisione di Roberto Fico, l’alternativa al premier dimissionario caldeggiata dagli stessi dem, di farsi da parte. La novità è che, malgrado le smentite, il leader dei 5S ha messo sul piatto dell’offerta al Nazareno, in cambio del via libera a Conte, un congruo numero di ministeri.

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nonsolofole @ Agosto 26, 2019

Governo, dal Pd mossa sul «bis» e condizioni per la squadra I sospetti su Di Maio

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«Comincio a pensare che questo governo Di Maio non lo voglia più fare. Ma se ci fosse l’accoglimento delle proposte emerse dalla Direzione del Pd, l’approvazione della nostra road map sulle riforme più l’elenco dei ministeri che vi hanno detto, a queste condizioni il mio veto su Conte presidente del Consiglio non ci sarebbe più».

Chiuso coi suoi più stretti collaboratori nel suo ufficio al Nazareno, in tempo per non perdersi nemmeno un secondo dell’esordio stagionale della Roma né le immagini commoventi del sorprendente ritorno in panchina di Sinisa Mihajlovic, Nicola Zingaretti pronuncia le parole che potrebbero imprimere alla crisi una sterzata decisiva. L’eco delle frasi pronunciate nella conferenza stampa di metà pomeriggio ancora non si è spenta, quel «non sarà un rimpastone» è diventato un mantra. Ma l’apertura alla prima condizione alla condizione posta dai Cinque Stelle, e cioè la riconferma di Giuseppe Conte alla guida del nuovo governo sostenuto da una maggioranza che cambia un colore (dal verde al rosso) mantenendo l’altro (il giallo), c’è. Anche se accompagnata da quell’oscuro presagio che riguarda Di Maio. Quel «comincio a pensare che questo governo non lo voglia più fare», attribuito al capo politico del M5S scomparso dai radar della Capitale per materializzarsi su una spiaggia di Palinuro, lascia aperta una finestra sul possibile showdown.

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nonsolofole @ Agosto 26, 2019

Ecco il piano di Salvini per mangiarsi i 5 Stelle

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Francesco Cramer

Il Capitano ostenta sicurezza. Curiosamente taciturno sui social, salvo postare una foto in cui comunica al mondo intero d’aver mangiato Zabaione («Con tanti saluti alle diete», scherza) forse per tenersi su, Salvini ghigna.

E twitta: «Mai arrendersi, mai!», Ha un piano in testa? Lui solo lo sa, mentre scruta il tramonto romano. C’è chi sostiene che il leghista sia convinto che, alla fine, Di Maio & C, tornino nell’alveare sovranista. E che, in un nuovo governo gialloverde, sarà sempre lui a farla da padrone. Se così non fosse, un’altra spina da staccare con una differenza non da poco: questa volta sul tavolo del Colle ci sarebbe solo la carta delle urne. Un disegno cinico e spietato ma di grande suggestione. Si tratta soltanto di aspettare e di godersi l’osceno e affannoso spettacolo con cui grillini e dem cercano di mettersi insieme. Un leghista vicino al Capitano conferma il mood di via Bellerio: «Un governo giallorosso? Non possono farlo, per i grillini sarebbe la fine…». Obiezione: ma se si vota due terzi di loro direbbero addio per sempre al Parlamento. Per non parlare dei renziani, maggioranza nei gruppi dem, pronti a essere decapitati dal neo segretario Zingaretti. Risposta del leghista: «Beh, noi siamo anche abituati a stare all’opposizione. Lo facciano sto mostro di governo. E poi che fanno? Riaprono i porti? Rifermano le opere? Rimettono le mani nelle tasche degli italiani? Ribloccano l’autonomia? Benissimo: prima o poi alle urne andiamo all’incasso con percentuali stellari».

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nonsolofole @ Agosto 25, 2019

MaZinga disgusta anche la sinistra: perfino gli inciucisti vogliono il voto

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Francesco Maria Del Vigo

Contrordine compagni. È tutta colpa della canicola agostana, abbiamo preso un colpo di sole.

Tutto sommato è meglio andare alle elezioni. Ecco, grosso modo, è questo il ragionamento che si sta facendo largo a sinistra. Dopo aver sostenuto, per una settimana abbondante, la necessità dell’inciucio, ora in ordine sparso tentano la retromarcia. L’inciucio che, sia chiaro, mica era per proteggere gli scranni della sinistra da una valanga di voti salviniani. Ma va. Era un inciucio altruista: per salvare la Patria, per placare l’Europa, per dare stabilità, per fare la manovra, per tagliare le tasse (loro che dicevano che «le tasse sono belle». Probabilmente per chi le evade). Un sacrificio in nome del tricolore, insomma. Però, a conti fatti, dopo aver letto due commenti sui social e aver consultato le plebi al bar (ohibò!) anche la sinistra più radical ha cambiato idea.

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nonsolofole @ Agosto 25, 2019

Sondaggi, Lega in calo. Ma gli italiani vogliono il voto

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Francesco Curridori

La Lega perde il 5% in un mese, ma resta saldamente il primo partito, e il 41% degli italiani chiede di tornare al voto.

Questa è la fotografia scattata dal professor Roberto D’Alimonte e pubblicata oggi sul Sole24ore.

Secondo il sondaggio effettuato da Winpoll-Sole24ore, il Carroccio passa dal 38,9% del 30 luiglio al 33,7% registrato il 25 agosto, mentre il Pd sale solo dello 0,7% (dal 23,3% al 24%) e il M5S accresce il suo consenso di 2 punti percentuali (dal 14,8% al 16,6%). La maggioranza relativa degli italiani, il 41%, si mostrano desiderosi di esprimere il loro voto nel segreto dell’urna, ma il 62% degli elettori del Pd e il 43% del M5S preferirebbe ‘un governo giallorosso’. L’ 83% degli elettori della Lega, invece, vuole le elezioni e solo il 7% tornerebbe col M5S. Solo il 34% crede che un tale esecutivo abbia le potenzialità per durare fino alla fine della legislatura e il 37% è convinto che durerà pochi mesi.

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nonsolofole @ Agosto 25, 2019

Governo, nuova telefonata tra Di Maio e Zingaretti. M5s insiste su Conte, Pd ribadisce il no: “Ma si cerca soluzione”

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Una telefonata intercorsa oggi tra Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio ravviva la trattativa tra Pd e M5s per provare a costruire un governo giallo-rosso. Nella partita per la premiership il capo politico del Movimento continua a insistere sul nome di Conte, dopo l’apertura arrivata ieri dal Nazareno su Roberto Fico. Ma Zingaretti – secondo fonti della segreteria – ribadisce il suo no, per l’esigenza di “discontinuità” che aveva già spiegato al leader cinquestelle. Il segretario dem avrebbe inoltre espresso “malessere” per gli “ultimatum” da parte del M5s, assicurando tuttavia che “si lavora comunque a una soluzione”.

Fico si sfila dalla premiership

Da parte sua il presidente della Camera si sfila. Fonti di Montecitorio ricordano che Fico “ricopre l’incarico di presidente della Camera dei deputati” e fanno sapere che la terza carica dello Stato “intende responsabilmente dare continuità al suo ruolo”.

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nonsolofole @ Agosto 25, 2019

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