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Flat tax, Alitalia, Iva: i conti che non tornano e le promesse del governo

Bonafede sfida Salvini: “Bisogna dare la cittadinanza a Ramy”

Il Pd secondo… Zingaretti

Il nuovo orologio politico

Flat tax, Alitalia, Iva: i conti che non tornano e le promesse del governo

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di Ferruccio de Bortoli

Per fortuna non si parla più di uscita dall’euro. La corrente numismatica del governo e della maggioranza sembra aver riposto nel cassetto dei ricordi la nostalgia della lira. O perlomeno ne pratica un culto discreto, quasi esoterico. Una passione vintage. Ma la trappola della memoria non risparmia — è il caso di usare questo verbo — nessuno. Del resto, tutto ciò che è simbolo di una giovinezza perduta esercita un fascino irresistibile. Nei giorni scorsi mi è stata regalata una moneta da mille lire. Non me la ricordavo più. Ebbe una diffusione molto limitata sul finire del secolo scorso quando l’euro stava per nascere. Circolò insieme alla banconota da mille lire. Assomiglia alle vecchie cinquecento lire e un po’ alla moneta da due euro. Mi sono quasi commosso nell’averla tra le mani. E non credo che mai guarderò una moneta da cinquanta centesimi — più o meno alla pari al cambio euro-lira — con lo stesso trasporto. Se il valore è solo nei sentimenti potrei commuovermi persino per gli assegnini — quasi carta straccia a volte misera, lurida — che per breve tempo infestarono le nostre tasche. Era uno scandalo. Una figuraccia internazionale. Eppure eravamo nel pieno della sovranità che alcuni rimpiangono. La sovranità di dimostrarci incapaci persino di produrre gli spiccioli. I sentimenti non hanno un valore di mercato. Non hanno un tasso di cambio. Bisogna ammettere che in quanto a immaginazione l’attuale maggioranza non è seconda a nessuno. La moneta del desiderio è come l’albero del pane. Non lesina i suoi frutti. Siccome non si possono emettere tutti gli euro di cui avremmo bisogno, come molti sognerebbero di fare senza indebitarsi, li coniamo con il pensiero libero. In assenza di gravità economica.

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nonsolofole @ Marzo 26, 2019

Bonafede sfida Salvini: “Bisogna dare la cittadinanza a Ramy”

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Sergio Rame

Dopo Luigi Di Maio, scende in campo Alfonso Bonafede.

Nonostante il Viminale abbia chiesto cautela prima di concedere la cittadinanza italiana a Ramy, il 13enne che insieme ad altri compagni di classe ha telefonatao ai carabinieri contribuendo così a sventare il folle piano di Ousseynou Sy di lanciare uno scuolabus incendiato contro l’aeroporto do Linate, il Guardasigilli ha invitato Matteo Salvini a “dare subito la cittadinanza al ragazzino”. Si profila quindi un nuovo braccio di ferro all’interno della maggioranza. Dal momento che, se concessa a Ramy, la cittadinanza verrebbe estesa anche ai genitori, il leader del Carroccio vuole vederci chiaro prima di consegnarla. E il vederci chiaro significa controllare che nessuno abbia precedenti penali.

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nonsolofole @ Marzo 26, 2019

Il Pd secondo… Zingaretti

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By Stefano Baldolini

“Per arrivare primi, se sei terzo, prima devi riuscire a essere secondo”, ha dichiarato a caldo Nicola Zingaretti, indicando senza troppi fronzoli l’obiettivo praticabile a medio termine, e reagendo alle sacche di resistenza renziana che hanno provato a imputargli la perdita del presidente uscente di regione, e implicitamente la mancata discontinuità con la stagione ‘pittelliana’ in Basilicata.

Al di là del sarcasmo della neo-vicepresidente Pd Anna Ascani (“Alla sesta volta persino Toto Cutugno ha smesso di esultare per il secondo posto”), al di là dei toni solitamente bruschi dell’altro giachettiano Luciano Nobili (“Senza Renzi, felici e perdenti”), il tema c’è. Si è perso di nuovo – più o meno con onore – ma si è perso anche in Basilicata. Troppo poco tempo per l’eventuale effetto trascinamento della nuova leadership zingarettiana, ancora troppo poco presentabile il Pd per attrarre i delusi dai pentastellati.

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nonsolofole @ Marzo 26, 2019

Il nuovo orologio politico

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Il nuovo orologio politico non è ancora partito, però il momento delle scelte è solo rimandato a dopo le europee. Abruzzo, Sardegna, Basilicata… Sembra lo stesso film che, ad oggi, ferma ancora le lancette sul governo Conte: Salvini vince, stravince, i Cinque Stelle crollano, stracollano, il centrosinistra, ancora informe, non è una alternativa in un sistema tornato bipolare, però esiste, come esiste un crescente bisogno di alternativa nel paese. E Salvini, come primo atto, si precipita a rassicurare che il governo andrà avanti per i prossimi quattro anni, perché finora l’equilibrio è stato perfetto, consentendo di spolpare il vecchio alleato (Berlusconi) e il nuovo (Di Maio), in attesa del momento propizio per il suo ’94 sovranista.

Finora, perché è chiaro che prima o poi arriverà il momento delle scelte, proprie o altrui. Il paradosso però è che la lunga serie di vittorie rischia per Salvini di diventare un “incastro” tra un governo che, di fatto, non c’è più, paralizzato da una campagna permanete e un’alternativa nuova che non c’è ancora. Perché Salvini è il primo a sapere che la spinta che arriva dal paese non è una forma di consenso a questo governo, ma una richiesta di andare oltre questo governo, in nome di una “svolta a destra” che lo porti a realizzare tutto ciò che con i Cinque Stelle non si riesce a fare. È questo che spiega, ad esempio, il non banale voto alla Meloni che cresce ovunque: 7 in Abruzzo, 5 in Sardegna, 6 in Basilicata. Il blocco sovranista è cioè ormai maggioritario ovunque nel centrodestra.

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nonsolofole @ Marzo 26, 2019

Dazn, dall’Antitrust multa da 500 mila euro: “Pubblicità ingannevole”

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MILANO – Mezzo milione di multa per Dazn. È la sanzione inflitta dall’Antitrust al servizio di streaming sportivo per pubblicità e informazioni ingannevoli sul pacchetto Calcio 2018/19, al termine di una istruttoria avviata nel mese di agosto 2018 nei confronti di Perform Investment Limited e Perform Media Services S.r.l.

L’Autorità ha rilevato che le due società, in violazione dell’art. 21 del Codice del Consumo, hanno utilizzato, nell’attività promozionale dell’offerta del servizio streaming Dazn per la visione in diretta delle partite serie A e serie B nella stagione 2018/19, messaggi pubblicitari attraverso cui veniva enfatizzata la possibilità di fruizione del servizio “quando vuoi, dove vuoi”, senza fare alcun riferimento alle limitazioni tecniche che avrebbero potuto, invece, renderla complicata o addirittura impedirla, come hanno dimostrato le difficoltà incontrate in concreto dai consumatori all’inizio della stagione.

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nonsolofole @ Marzo 26, 2019

Ancora una batosta per May: ora la questione Brexit passa nelle mani del Parlamento

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dal nostro corrispondente ANTONELLO GUERRERA

LONDRA. Come nella satira del “cavaliere nero” dei Monty Python, cui viene mozzata una parte del corpo ogni volta ma lui continua ad agitarsi e lottare, stanotte dal Parlamento britannico è arrivata l’ennesima mazzata per l’irriducibile Theresa May: questo perché è passato con 329 contro 302 l’emendamento Letwin (un parlamentare conservatore che pure appoggia il suo piano) che di fatto fa sì che la Camera dei Comuini britannica strappi il timone alla premier sulla Brexit nei prossimi giorni di dibattito e di voti sulla Brexit, oramai diventato pantano e psicodramma nazionale. Questo significa che il Parlamento avrà la libertà di organizzare votazioni in aula su possibili piani alternativi a quello May (il quale a oggi non ha tuttora i numeri), e questo è qualcosa di inedito. Non a caso secondo la premier crea un “pericoloso precedente parlamentare”, perché in genere nel Parlamento inglese è sempre l’esecutivo a dare il passo e decidere che cosa viene messo ai voti. Da oggi non sarà più così.

L’ennesimo duro colpo per May e il suo esecutivo, che ha già subito uno smottamento, per ora limitato alle dimissioni di tre sottosegretari che hanno votato per l’emendamento Letwin (per convenzione i membri del governo non possono votare contro lo stesso). Inoltre, la decisione dell’aula produrrà ancora più confusione. I voti sugli emendamenti dei piani alternativi (tra i quali il piano Corbyn con la sua unione doganale permanente, o il modello Norvegia o addirittura la richiesta di un secondo referendum) che a questo punto verranno messi alla prova della Camera da mercoledì non sono legalmente vincolanti (proprio perché non presentati dal governo), ma allo stesso tempo l’esecutivo May non potrà ignorarli. O forse sì, come ha fatto intendere oggi la premier: “Non assicuro di tenerne conto se questi andranno contro il risultato del referendum del 2016”. Se May facesse davvero una cosa del genere, aggraverebbe ancora di più lo scontro costituzionale nel Parlamento britannico, con conseguenze ancora tutte da decifrare.

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nonsolofole @ Marzo 26, 2019

Incendio nella notte a Cogoleto: chiuse le scule e una parte della A10. Abitanti evacuati

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GENOVA. Spaventoso incendio a Cogoleto, comune dell’estremo ponente della provincia di Genova, spinto dalle raffiche di forte vento delle ultime ore che ha soffiato a 100 km orari. Dal bosco si è velocemente propagato dalle alture fino alle case a ridosso della collina e dell’Aurelia, provocando l’evacuazione precauzionale di diversi abitati e la chiusura del tratto autostradale della A10, Genova-Savona, tra i caselli di Arenzano e Varazze.

L’incendio è divampato intorno alle 23 di ieri sera, un grosso fronte di fuoco che è partito dalle alture tra la località Maxetti e il quartiere di Capieso (la collina che si affaccia sul golfo) per arrivare a lambire due quartieri oltre ad alcune case indipendenti che si trovano in pieno bosco. Sul posto sono al lavoro i vigili del fuoco, con squadre da Genova, La Spezia, Massa e Piacenza, volontari antincendio, Croce Rossa e Croce d’Oro per dare assistenza oltre alla protezione civile e alla prefettura di Genova allertate.

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nonsolofole @ Marzo 26, 2019

Catania, stupro di gruppo su 19enne: filmano tutto con il telefonino, arrestati tre ragazzi

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di NATALE BRUNO

Violentata in una strada buia vicino piazza Europa a due passi dal salotto buono della città. Vittima di violenze di gruppo una giovane americana di 19 anni che a Catania, da tre mesi, era ospite alla ‘pari’ di una famiglia per la quale faceva la baby sitter.

Accuse infamanti per tre giovani della città bene: Roberto Mirabella di 20 anni, Salvatore Castrogiovanni e Agatino Spampinato tutti e due di 19 anni. Sono stati arrestati per violenza sessuale di gruppo: i tre sono stati fermati dai carabinieri della stazione di piazza Verga lo scorso 21 marzo, sottoposti ad interrogatorio di garanzia sono stati rinchiusi nel carcere di piazza Lanza su disposizione del gip che ha convalidato il fermo ed emesso ordinanza di custodia cautelare in carcere.

La ragazza americana che non parla italiano, ma comprende perfettamente la lingua, nella tarda serata dello scorso 15 marzo insieme con un’amica, in un bar di via Teatro Massimo, è stata avvicinata dai tre giovani che si sono intrttenuti con lei dopo che era rimasta da sola. Dopo averle offerto da bere l’hanno convinta a spostarsi in un altro bar della zona. Una volta in strada si sono avvicinati con una banale scusa alla loro auto e l’avrebbero obbligata a salire. Sarebbe iniziato così l’incubo per la giovane.

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nonsolofole @ Marzo 26, 2019

Di Maio: «Serve un chiarimento tra alleati. Il voto? Non abbiamo bisogno di Berlusconi»

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di Emanuele Buzzi

Luigi Di Maio, lei continua a sostenere che in Basilicata non siete crollati. Ma nel 2018 eravate al 44% e ora siete al 20%.
«Ma non si possono fare confronti. Alle Regionali il voto ha connotazioni diverse, interessi diversi e nonostante tutto in Basilicata oggi siamo la prima forza politica. Poi è ovvio che si tratta di una scelta…».

In che senso?
«Beh sì, si può scegliere se portare avanti un proprio candidato, con una propria lista e un programma, dare delle certezze ai cittadini come fa il M5S, e si può scegliere di rincorrere i successi degli altri».

Allude a Salvini?
«Non mi riferisco a nessuno, ma ho visto una interessantissima analisi di Antonio Polito, in cui dice che il centrodestra è un fantasma, vince ma non esiste. Del resto quel che è accaduto in Basilicata è indicativo, parliamoci chiaro: vince un candidato di Berlusconi e tutti fanno festa. Contenti loro. Per quanto mi riguarda: noi corriamo con la nostra lista, altri fanno le ammucchiate. Piuttosto che governare insieme a Berlusconi, il M5S se ne va all’opposizione. Sono scelte di campo. Noi siamo autonomi, con qualche difetto come tutti, ma siamo autonomi, non abbiamo bisogno di Berlusconi».

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nonsolofole @ Marzo 26, 2019

Sedici migranti sbarcano a Lampedusa, sindaco: “Nessun controllo. Arrivi tutti i giorni”

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FABIO ALBANESE

Una barca con sedici migranti a bordo è entrata indisturbata nel porto di Lampedusa. Lo sbarco è avvenuto oggi nella zona della “Madonnina”, proprio nei pressi della sede della Guardia costiera. Tra i sedici sbarcati ci sono due donne e un bambino. «Come si vede, il porto è aperto – dice il sindaco di Lampedusa, Totò Martello -. Perchè oggi nessuno ha fermato la barca? Semplice, perchè non ci sono controlli. A Lampedusa gli sbarchi sono frequenti». Il sindaco faceva riferimento anche alla vicenda della nave «Mare Jonio» dell’associazione Mediterranea Saving Humans, battente bandiera italiana, fermata all’ingresso del porto la scorsa settimana con i 49 migranti che aveva a bordo, poi fatti sbarcare. La nave è ancora sotto sequestro probatorio nello stesso porto della maggiore delle isole Pelagie, mentre il comandante della nave, Pietro Marrone, e il capo missione, Luca Casarini, sono indagati dalla procura di Agrigento per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e mancato rispetto dell’ordine di arrestare l’imbarcazione da parte di una nave da guerra. I 49 migranti della «Mare Jonio», che erano stati inizialmente ospitati nell’hotspot dell’isola, in contrada Imbriacola, ieri sono stati trasferiti via nave in Sicilia e portati in strutture di accoglienza.

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nonsolofole @ Marzo 26, 2019

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