Archive for the ‘Editoriali – Opinioni’ Category

L’Europa, Atene, Roma Lacrime da non ripetere

lunedì, Gennaio 21st, 2019

di di Paolo Mieli

Illustrazione di Doriano Solinas
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Manovra nascosta

domenica, Gennaio 20th, 2019

di RAFFAELE MARMO

Ci manca solo che prima o poi Luigi Di Maio tiri in ballo i gufi di renziana memoria per bollare come tali gli analisti e gli economisti di Bankitalia che hanno avuto l’ardire di mettere a fuoco i dati della nuova recessione in arrivo. Ma, in realtà, la bolla dell’ottimismo giallo-verde, per la verità più grillino che leghista, è appunto solo una bolla. 
Dalle parti del Ministero dell’Economia, come da quelle dei più avvertiti uomini di governo del Carroccio (a cominciare dal sottosegretario a Palazzo Chigi, Giancarlo Giorgetti), il rischio di un rallentamento significativo e sistematico dell’economia è avvertito e temuto da più di qualche mese. E se l’allarme non è stato tale da far cambiare in corso la manovra, più di quanto non si sia riusciti a fare (anche per effetto della minaccia della procedura d’infrazione da parte dell’Europa), ciò non toglie che si sono comunque apprestati strumenti e munizioni per fronteggiare l’impatto del calo del Pil sui conti pubblici. 

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I cattolici e la classe dirigente

domenica, Gennaio 20th, 2019

di Angelo Panebianco

Accade talvolta che una discussione pubblica sia molto più interessante per ciò che essa sottintende, per ciò che vi si scorge sottotraccia, che non per gli argomenti usati dai partecipanti. Tale è forse il dibattito che (nel centenario dell’«Appello al Paese» di Luigi Sturzo, il padre del popolarismo) sta animando alcuni settori della Chiesa e ambienti ad essa collegati. Esprime il desiderio o la speranza (non ancora un progetto) di vedere rinascere, qui in Italia, un partito dei cattolici. Se ne comprendono le ragioni. Da un lato, una generale insoddisfazione, che accomuna molti cattolici (ma non solo loro) , per la qualità della classe politica italiana nelle sue varie componenti. Dall’altro lato, il fatto che in Italia viga di nuovo il metodo elettorale proporzionale: nella lunga età dell’oro del (secondo) partito cattolico – la Democrazia cristiana – c’era, per l’appunto, la proporzionale. Perché non cogliere l’occasione? Sia detto col massimo rispetto possibile: la discussione mi pare poco sensata. La politica dell’identità cattolica è fuori tempo massimo. Non si tiene conto della secolarizzazione: come è possibile ipotizzare che a chiese poco frequentate e a seminari vuoti possano corrispondere urne elettorali traboccanti di voti cattolici? Davvero avrebbe senso dare vita a un partito dei cattolici del 4, del 5 o persino dell’8 per cento? Non sarebbe un modo, abbastanza autolesionista, di fare «pesare» ufficialmente, pubblicamente, la propria (ormai scarsa) forza politica? Si tenga per giunta conto del fatto che il tramonto della politica dell’identità cattolica qualche vantaggio ai cattolici lo ha comunque dato. Oggi un leader politico capace può attirare il consenso di cattolici e di non cattolici indifferentemente. Solo la sua qualità e le sue proposte contano. Il fatto che, eventualmente, egli sia un cattolico, di sicuro non impedirà a elettori non credenti di apprezzarlo e di sostenerlo.

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Toh, ora lo rimpiangono

sabato, Gennaio 19th, 2019

Alessandro Sallusti

Nel giorno in cui i due soci di governo Di Maio e Salvini si sono messi con enfasi al centro della scena mediatica per l’approvazione del reddito di cittadinanza e di quota cento, il quotidiano la Repubblica ha accolto con grande evidenza e rispetto il contemporaneo annuncio del ritorno in campo di Berlusconi.

Da canto suo il Corriere della Sera giornale che non fu per nulla tenero con il Berlusconi regnante e che sponsorizzò l’alternativa Monti – ha pubblicato un lungo intervento del Cavaliere nel quale lui stesso motiva la scelta di candidarsi alle imminenti elezioni europee.

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Il decreto su «reddito» e «quota 100», un risultato calibrato sulle scadenze elettorali

venerdì, Gennaio 18th, 2019

di Massimo Franco

L’enfasi era prevedibile. E non solo perché la maggioranza tende a percepirsi come spartiacque nella storia d’Italia. Nella soddisfazione con la quale Movimento Cinque Stelle e Lega hanno annunciato l’accordo sul reddito di cittadinanza e su «quota 100» in tema di pensioni, si coglieva il sollievo di chi ha temuto di non farcela. Potere offrire all’elettorato due provvedimenti-simbolo a pochi mesi dal voto europeo di maggio significa vivere di rendita rispetto a opposizioni o silenti, o aggressive ma frastornate. Il Parlamento potrà modificare alcune norme, e rimane l’incognita di una stagnazione economica che potrebbe trasformarsi in recessione. Ma intanto, la maggioranza che si dichiara populista può ostentare un primo successo.

Conte e la nuova immagine di mediatore
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Trappole mortali

giovedì, Gennaio 17th, 2019

di LUIGI CAROPPO

Prima di tutto possiamo tirare un sospirone di sollievo perché uno dei viadotti più trafficati dell’Italia centrale, lungo la consumata superstrada E45 che collega le nostre coste, è stato chiuso in tempo. La procura di Arezzo ha messo i «sigilli» al collegamento tra Sansepolcro e Cesena.

Stop ai furgoni e ai camion, alle auto e alle moto, ai pullman che viaggiano ogni giorno sopra quelle centinaia di metri d’asfalto nel cuore d’Italia tra colline e boschi. Tutto fermo prima che quei piloni scarnificati dall’usura si potessero trasformare in fondamenta di burro per trappole mortali. Il provvedimento della magistratura aretina dà profondo conforto pensando a quel maledetto 14 agosto quando, sotto il temporale di Genova, il ponte Morandi veniva giù. La decisione della procura sia d’esempio su quale strada da seguire laddove ci siano altre situazioni di precarietà.

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Un’Europa più debole

giovedì, Gennaio 17th, 2019

di SALVATORE VASSALLO

Il contorcimento della politica britannica dimostrano quanto possa essere rischioso giocare alla democrazia diretta senza cautele. Il referendum fu promesso dall’allora premier Cameron nel 2015, quando sembrava certo che avrebbe prevalso l’intenzione di rimanere nella Ue. È stato poi vinto nel 2016 a larga maggioranza dai sostenitori della Brexit, molti dei quali abituati a considerare i vantaggi dell’adesione un fatto dovuto e a sovrastimare i margini di libertà riconquistabili uscendo.

Da allora i politici di governo e opposizione si dimenano intorno alle strategie per dare seguito a quel mandato, tutte piene di difetti. E ancora oggi nemmeno i meglio informati sanno come andrà a finire. Alcune alternative paiono però più plausibili di altre. La premier al momento rimane insostituibile. Perché mancano poco più di due mesi al giorno fissato per l’exit e perché, in base a una legge del 2011, il parlamento avrebbe solo due settimane, dopo averla sfiduciata, per scegliere un successore ed evitare elezioni anticipate.

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Che questi parlamentari siano dannati

mercoledì, Gennaio 16th, 2019

Marcello Veneziani

Ale Di Battista e Giggino Di Maio s’incontrano a Capodanno e come anello di fidanzamento per celebrare la loro unione fanno una solenne promessa agli italiani: quest’anno vi regaleremo il dimezzamento degli stipendi ai parlamentari.
Perché a un Paese che ha bisogno di tante cose, che ha cento priorità urgenti, due capi e due comunicatori abili promettono in dono una punizione, un provvedimento contro pochi anziché a favore di tanti? Sarebbe facile dire perché le altre riforme costano, questa no, è tecnicamente più facile, fa scena e fa pure risparmiare qualche soldino. Sarebbe facile aggiungere che i due pentastellati conoscono bene il loro elettorato, sanno che il voto contro, il risentimento diffuso, l’invidia egualitaria hanno un peso importante nella gente, a partire da chi se la passa male. Ma tutto questo non basta. C’è qualcosa di più profondo che i dioscuri del grillismo capiscono a naso.
Gli italiani detestano da sempre i parlamentari, quando devono indicare una figura negativa ne hanno una che pure ossequiano con un titolo che sa di medioevo giapponese: l’Onorevole. Eccolo, l’Abominevole Onorevole, Mangiapane a tradimento, Privilegiato, Superpagato. Un tempo disprezzato perché Notabile, uno di Lorsignori, oggi disprezzato perché baciato dalla ruota della fortuna senza particolari meriti e curriculum. I grillini gli preferiscono la democrazia diretta dei cittadini, rousseauviana come la loro piattaforma, senza mediazioni, reticolare, fondata sul plebiscito permanente e il sondaggio pop.

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L’inizio della fine di Cesare Battisti: come viveva mentre era braccato

mercoledì, Gennaio 16th, 2019

L’”inizio della fine” della latitanza boliviana di Cesare Battisti comincia a Santa Cruz de la Sierra, precisamente al residence Casona Azul, sulla Radial 21, una stradona dell’estrema periferia ovest della metropoli a poche centinaia di metri dal quarto anello di circonvallazione.

Battisti è arrivato al residence la notte del 16 novembre a bordo di un Suv Toyota Rav4 color scuro accompagnato da un amico, un individuo descritto come alto, in carne e con i capelli corti e la pelle chiara, istruito, molto probabilmente un locale e unico soggetto che ha più volte visitato il latitante durante il suo breve soggiorno al residence; è stato proprio questo suo amico a fare il check-in per poi allontanarsi e lasciare la stanza a Battisti che viaggiava con bagaglio leggero.

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Attratti dall’abisso

mercoledì, Gennaio 16th, 2019

di ROBERTO GIARDINA

Chi non ha un amico o un parente, uno zio o una cugina, a cui è impossibile far cambiare idea per il suo bene? Affidano i risparmi di una vita allo sconosciuto che offre interessi del 30 per cento, o regalano la casa di famiglia al seduttore che promette le nozze appena divorzierà dalla moglie. Lo sanno di correre verso la rovina, ma non lo confessano neanche a se stessi. Come i lemming che a migliaia all’improvviso corrono verso il burrone, e precipitano nel fiume. Gli etologi sostengono che sia una favola, i piccoli roditori non sono folli: quando diventano troppi corrono in cerca di nutrimento, e nella fretta non si accorgono del pericolo. Non importa, i nostri amici britannici si comportano peggio dei lemming.

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