Archive for the ‘Editoriali – Opinioni’ Category

Governo, Giannini: “Gli argini di Mattarella alla deriva antieuropea”

martedì, maggio 22nd, 2018

Lega e M5s hanno indicato in Giuseppe Conte il nuovo premier. Una scelta che solleva qualche perplessità: “Di Maio e Salvini in campagna elettorale hanno tuonato contro i tecnici giocando sull’equivoco dell’elezione diretta del governo da parte del popolo. Ora non possono esporsi in prima persona guidando l’esecutivo e si affidano a una figura terza di fatto non eletta da nessuno. (altro…)
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Le novità politiche (e i rischi) per il Paese

martedì, maggio 22nd, 2018

Quello che sta nascendo è un governo del direttorio. Mette fine alla fase rivoluzionaria del nuovo potere, legittimato del resto da ogni voto dal 4 marzo fino a ieri in Val d’Aosta; e, con un compromesso sulla figura del presidente del Consiglio, modifica sostanzialmente la Costituzione materiale che regge l’Italia dal 1948. A guidarlo è chiamato un non parlamentare, e questo suona paradossale per partiti che hanno fino a ieri protestato contro i «quattro premier di fila non eletti» succedutisi da Monti a Letta, da Renzi a Gentiloni. Conte sarebbe infatti il quinto,a conferma del fatto che nelle urne si elegge il Parlamento e non il governo, ma anche di una grave crisi di funzionamento del nostro sistema politico. Pur decisamente meno noto dei «tecnici» precedenti, Conte offre garanzie di continuità culturale con l’establishment e la tradizione, perché uomo di diritto e con esperienza istituzionale. Ma è stato scelto alla fine di un processo senza precedenti. Nominato prima di essere incaricato, subordinato a un contratto sottoscritto da altri, rischia di essere un premier debole dopo venticinque anni di ricerca spasmodica del premier forte. (altro…)

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La trappola del consenso immediato

martedì, maggio 22nd, 2018
marcello sorgi

Sebbene sia ancora presto per dire, come ha fatto ieri Di Maio dopo il colloquio decisivo con il Capo dello Stato, se davvero il governo Conte, dal nome del professore, giurista, avvocato vicino al M5S chiamato a presiederlo, inauguri la Terza Repubblica, e prestissimo per capire – come ha sostenuto Salvini – se riuscirà nell’impresa, rivelatasi impossibile per tanti suoi predecessori, di far crescere sensibilmente l’economia italiana, la nascita del nuovo esecutivo giallo-verde e la soluzione trovata alla fine di una delle crisi più lunghe della storia repubblicana contengono una novità sulla quale conviene riflettere.

Questo è il primo governo fondato sulla democrazia immediata. Che obbedirà a tutte le liturgie del sistema parlamentare ancora ufficialmente in vigore in Italia, presentandosi disciplinatamente in entrambe le Camere per illustrare il proprio programma e sottoponendolo al dibattito, prima di chiedere la fiducia. Ma lo farà mantenendo una riserva mentale legata al modo di essere di Salvini e Di Maio, due leader legati alla rete, ai social forum, a Facebook, molto più che ai classici meccanismi istituzionali del consenso ereditati dal Novecento e sanciti dalla Costituzione. È su questo terreno impalpabile, sul confronto continuo e ininterrotto con un pubblico di milioni di internauti, sull’uso disinvolto di un linguaggio senza fronzoli e talvolta del turpiloquio, che hanno costruito le loro fortune (altro…)

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L’errore del patto mai stipulato

lunedì, maggio 21st, 2018

Anche le persone intelligenti sono capaci di fare cose sciocche. Chissà se Matteo Renzi e Silvio Berlusconi, i due sconfitti delle ultime elezioni, si rendono conto di quanto sia stato grande l’errore che commisero quando ebbero la possibilità di fare (insieme) una buona legge elettorale e buttarono via l’occasione: persero un treno che forse non ripasserà più. Sono certamente molti quelli pronti ad addurre «ben altre» ragioni per spiegare la nostra attuale situazione. Sono molti quelli pronti a dimostrarci che ci sono cause più importanti di una malfatta legge elettorale. C’è molto di vero in ciò che dicono i teorici del «ben altro». Le cause in virtù delle quali oggi sembra che l’«antisistema» sia sul punto di cucinarsi e di mangiarsi il «sistema» sono molte: alcune sono nuove e contingenti, altre sono dovute a persistenze storiche, sono il prodotto dell’esasperazione di mali antichi. Tra le cause contingenti c’è il fatto che, finita una decennale crisi economica, l’Italia non sia ancora riuscita a recuperare i livelli di ricchezza e di benessere pre- crisi, o, ancora, l’impatto sulla psicologia collettiva dell’immigrazione, o l’emergere di spinte centrifughe all’interno dell’Unione Europea, l’arresto del processo di integrazione sovranazionale. (altro…)

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Va in scena il nuovo statalismo

lunedì, maggio 21st, 2018
Carlo Cottarelli

I commenti apparsi sulla stampa dopo la pubblicazione della versione finale del «contratto per il governo del cambiamento» si sono focalizzati sulla genericità e talvolta contraddittorietà del documento, nato dalla fusione di due anime, quella dei 5 stelle e quella leghista. Insomma, il contratto non sarebbe caratterizzato da una sua identità, se non da un generico desiderio di cambiamento. Che il contratto rifletta un compromesso tra due anime è evidente. Ma esiste secondo me un chiaro elemento unificatore e riguarda il ruolo che lo Stato dovrebbe avere nella nuova Italia «pentalegata». Il contratto prevede un chiaro rafforzamento del ruolo dello Stato nell’economia, in aperta rottura con gli sviluppi degli ultimi due-tre decenni in cui nei principali Paesi avanzati lo stato era arretrato rispetto al mercato. Beh, non è che nel nostro Paese il mercato abbia poi fatto mai tanta strada. Se da un lato si privatizzavano molte imprese a livello nazionale, dall’altro il «capitalismo degli enti locali» cresceva a dismisura (con le sue oltre 10.000 società partecipate). Anche a livello nazionale, la Cassa Depositi e Prestiti ha pian piano ampliato il proprio ruolo come gestore di imprese. E la prescrizione, introdotta nel 2009, di approvare ogni anno una legge sulla concorrenza ha prodotto una singola legge, quella del 2017, legge peraltro annacquata dal Parlamento rispetto alla versione iniziale. Insomma, non proprio un trionfo del liberismo.

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Il crocevia dell’Italia giallo-verde – L’editoriale del direttore Molinari

lunedì, maggio 21st, 2018

LA STAMPA

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Il crocevia dell’Italia giallo-verde

domenica, maggio 20th, 2018

maurizio molinari

L’accordo sul contratto di governo fra Cinquestelle e Lega rende possibile la nascita del primo esecutivo espressione in Italia di forze politiche anti-sistema. E ciò pone il nostro Paese di fronte a opportunità e rischi che investono la vita di milioni di famiglie e scuotono l’Europa.

Le opportunità hanno a che vedere con la lotta alle diseguaglianze. Possono esserci pochi dubbi sul fatto che all’origine del voto di drammatica protesta del 4 marzo vi sono i disagi economici e sociali che flagellano il ceto medio. Si tratta di una ferita che viene dagli squilibri della globalizzazione, comprende disoccupazione e mancanza di aspettative verso il futuro, è alimentata da corruzione e burocrazia, indebolisce le periferie, spinge i giovani ad emigrare e non può essere combattuta solo con ricette economiche di tipo tradizionale.

I partiti che hanno governato l’Italia nell’ultimo quarto di secolo, di centrodestra come di centrosinistra, hanno sottovalutato le diseguaglianze, non le hanno considerate una minaccia e dunque sono stati severamente puniti alle ultime elezioni. Cinquestelle e Lega hanno intercettato ed espresso tale scontento – che non ha manifestazioni omogenee in diverse aree geografiche – e dunque hanno adesso l’opportunità di dargli una risposta innovativa. Se riusciranno a farlo consolideranno il rapporto con un nuovo tipo di elettorato e potranno dare un contributo di valore alla rinascita delle aspettative collettive.

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Premier nessuno. Al via il governo da “Scherzi a parte”

domenica, maggio 20th, 2018

Nelle prossime ore dovrebbe partire il governo Cinque stelle sostenuto dalla Lega. Ma ancora manca il nome del primo ministro, e questo la dice lunga su che razza di pateracchio si stia per mettere in piedi.

Mister X non sarà Di Maio (anche se lui ci prova fino all’ultimo) e neppure Salvini perché i due non si fidano uno dell’altro e anche questo è un segnale che non lascia ben sperare. Il loro è un matrimonio di interesse (personale) con contratto depositato non alla presidenza della Repubblica ma da un notaio, come se ciò potesse garantire chissà quale mirabilia. Se tanto mi dà tanto, al premier faranno sottoscrivere atto di obbedienza pronta, cieca e assoluta oltre che depositare una cospicua caparra che sarà trattenuta in caso di inadempienza. (altro…)

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Il prezzo degli annunci

domenica, maggio 20th, 2018

Accettereste di firmare un contratto con Di Maio e Salvini? Qualche dubbio, dopo la sceneggiata di questi giorni, è legittimo. E verrebbe forse anche tra coloro che hanno votato Cinque Stelle e Lega. Proviamo per un attimo a immaginare se l’alleanza dei due populismi italiani fosse stata firmata — magari davanti alle telecamere di Bruno Vespa e sulla celebre scrivania di Berlusconi — in piena campagna elettorale. Il risultato del 4 marzo sarebbe stato lo stesso? Ipotesi suggestiva ma impropria. Ne ha parlato sul Corriere Aldo Cazzullo. Siamo in un sistema proporzionale e le alleanze si fanno dopo. Anche le più ardite, le meno confessabili. Avendo i voti, è giusto che Lega e Cinque Stelle ci provino. Lascia perplessi il fatto che un monumentale quanto generico contratto sia «validato» da un po’ di clic e con un referendum ai gazebo solo su alcuni punti. Ma tant’è. Agli osservatori stranieri che sono tornati a interrogarsi pesantemente sul futuro dell’Italia, rispolverando i peggiori pregiudizi, rispondiamo in un solo modo. La garanzia costituzionale espressa dalla presidenza della Repubblica è solida. E siamo sicuri che Mattarella impedirà avventure troppo pericolose per i nostri conti pubblici, in ossequio all’articolo 81 della Costituzione. E sarà custode rigoroso della collocazione internazionale dell’Italia, specie in Europa. Basterà, ci chiedono? Aggiungiamo che pragmatismo e prudenza non mancano in alcuni degli esponenti dei due schieramenti. Ma non basta ancora. (altro…)

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Lettera a Salvini su pensioni, Fisco e giustizia

sabato, maggio 19th, 2018

Caro Matteo Salvini, ci permettiamo di scriverle a proposito del programma di governo che lei si accinge a presentare al Presidente della Repubblica come socio di minoranza del governo a guida Cinque Stelle.

Inutile ricordarle che i suoi elettori – compresi quelli di Forza Italia e di Fratelli d’Italia che hanno contribuito in maniera determinante al suo successo – l’hanno votata (anche) in base al programma presentato insieme agli alleati di centrodestra. Visto come sono andate le elezioni, e preso atto della sua scelta di stringere un’alleanza con Di Maio, non si può pretendere che quel programma elettorale diventi automaticamente programma di governo. Ma sarebbe sbagliato pure l’inverso, cioè che nel programma di governo ci fossero misure contrarie, o comunque in palese contrasto, con quanto promesso agli elettori. A prima vista, immagino nonostante i suoi sforzi e per quello che valgono i programmi (che le ricordo non sono contratti come tra privati ma accordi politici, cioè ben altra cosa) firmati dai politici pur di andare al governo, le incongruenze in materia di fisco, pensioni, giustizia e liberismo (tanto per citare i temi più sensibili) tra gli impegni elettorali e quelli di governo appaiono evidenti, come dimostriamo nelle tabelle a pagina 2 e 3. Prendiamo le pensioni. (altro…)

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