Archive for the ‘Editoriali – Opinioni’ Category

“L’invasione è organizzata”. Si svegliano anche i pm

sabato, aprile 29th, 2017
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Come salvare il Parlamento

sabato, aprile 29th, 2017

MICHELE AINIS

I PARTITI sono dipartiti, amen. Ultimi certificati di morte: l’elezione di Trump, nonostante l’ostilità dell’establishment repubblicano; e su quest’altra sponda dell’oceano Macron (che ha sbaragliato i partiti storici francesi con una start up nata un anno fa) o i 5 Stelle (il non partito primo in tutti i sondaggi italiani). Benvenuti al funerale, quindi. E dopo?

Dopo rischiamo d’assistere alle esequie dei Parlamenti. Giacché sta di fatto che la fortuna delle assemblee legislative coincide con quella dei partiti politici, il cui battesimo fu celebrato per l’appunto in Inghilterra, con il Reform Act del 1832. In origine, partiti di notabili; poi partiti di massa, con l’introduzione del suffragio universale; infine partiti personali, dove il faccione del leader tracima in tv. Ma in ogni caso l’astro dei partiti illumina uno specifico modello di democrazia, quella rappresentativa; e infatti la loro disgrazia adesso si riflette sulla crisi che ovunque colpisce i Parlamenti. Tanto che negli Usa il politologo Benjamin Barber suggeriva di rimpiazzarli con un congresso di sindaci, più o meno come proponeva Renzi nella prima bozza del nuovo Senato.

Tuttavia non è detto che si debba chiudere baracca. La democrazia parlamentare può ancora navigare fra i marosi del terzo millennio. Ma a patto d’imbastardirsi, di contaminarsi con elementi di democrazia diretta, d’accogliere in grembo un po’ di fantasia (o d’eresia) costituzionale. Ecco cinque suggestioni. (altro…)

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Le scuole italiane e il tabù della bocciatura

sabato, aprile 29th, 2017

«Se tutti gli studenti avessero i voti che meritano non verrebbe promosso più del 20 per cento». Spetta a un professore di un istituto tecnico commerciale pugliese il merito di aver ancora una volta portato alla ribalta nel modo più clamoroso, con queste parole (Corriere, 23 aprile), la grande menzogna su cui si regge da anni il sistema dell’istruzione italiano: le promozioni d’ufficio. Proprio perché il suddetto professore non stava al gioco, e viceversa dava ai suoi studenti i voti che meritavano, il dirigente della scuola dove insegnava lo ha sospeso a suo tempo dal servizio: sanzione disciplinare che adesso, dopo ben cinque anni, il giudice del lavoro di Lecce ha però annullato dandogli ragione. Le cose in effetti stanno così: nelle scuole italiane la bocciatura è di fatto bandita, così come è bandito ogni autentico criterio di selezione e quindi di reale accertamento del merito. Gli abbandoni scolastici beninteso ci sono (ad esempio negli istituti tecnico-professionali), ma hanno una spiegazione di altro genere, perlopiù legata alla condizione socio- culturale dell’ambiente familiare. Di fatto, dunque, chi nel nostro Paese inizia il corso di studi è pressoché matematicamente sicuro di arrivare al traguardo. E infatti gli esami di diploma finale fanno regolarmente segnare percentuali di promossi che da anni sfiorano il cento per cento (in che senso possa essere considerato tecnicamente un «esame» una prova che dà abitualmente risultati simili resta per me un mistero).

Quale affidamento possano dare in Italia i voti di diploma si capisce, del resto, considerando che nel 2016, per esempio, gli alunni promossi alla licenza in Puglia e Campania con il massimo dei voti sono stati più numerosi di quelli promossi con la stessa votazione in Lombardia, Piemonte, Veneto, Toscana ed Emilia messi insieme. In Italia, insomma, al momento degli scrutini, in una grande quantità di casi, probabilmente la maggioranza, non si valuta l’effettivo grado di apprendimento degli alunni. Si dà un voto che si può ben dire un voto politico. E si promuove.

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I lamenti dell’Italia immobile .

venerdì, aprile 28th, 2017

Il consueto riferimento al provincialismo spiega poco o nulla. Da che cosa dipendono gli eccessi di «esterofilia» di cui sono periodicamente preda tanto la politica quanto il mondo della comunicazione? Da dove nasce l’irresistibile impulso a chiedersi, di volta in volta, chi sarà mai il futuro Mitterrand italiano, il futuro Blair, la futura Merkel, il futuro Sarkozy, e oggi, naturalmente, il futuro Macron? Il suddetto impulso, e le connesse parole in libertà, nascono probabilmente dall’esigenza di ribadire quel (finto) odio di sé, quel (finto) viscerale disprezzo per se stessa che l’Italia pubblica è tenuta a manifestare ogni giorno. Esiste da tanto tempo una convenzione sociale religiosamente osservata dai più. Consiste nel ribadire in ogni minuto che Dio manda in terra che l’Italia è il peggio del peggio, forse il Paese più corrotto di tutto il mondo occidentale, nonché
il più inefficiente, quello che sta in fondo a tutte le possibili classifiche, quello che esce malconcio in tutti i confronti internazionali. A leggere certi commenti sembra che al di qua delle frontiere, in Italia, imperi il vizio e che basti attraversarle, entrare
in un qualunque altro Paese europeo per trovarsi a diretto contatto con la virtù e la perfezione umana. Se l’Italia, come risulta dalle suddette descrizioni, è il peggio, non resta che aggrapparsi ai «modelli stranieri»: importare i Blair, i Macron e via discorrendo.

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La classifica dei gonzi

venerdì, aprile 28th, 2017
Mattia Feltri

Le classifiche, specie se stilate secondo metodi scientifici, non valgono niente. Se n’è avuta la riprova quando il Cies, osservatorio indipendente del calcio, ha stabilito che fra i cento migliori dribblatori non c’è Cristiano Ronaldo: un sistema di algoritmi e data base offre la verità scientifica per cui marcare il fuoriclasse del Real è più facile che marcare Daniele Croce dell’Empoli, piazzato 45

o

al mondo. C’è di meglio. Qualche anno fa una classifica elevò terza in Italia la facoltà di ingegneria dell’Università Foro Italico, che non ha la facoltà di ingegneria. È strana, in un mondo vorace di fatti alternativi, l’adesione fideistica alle classifiche, redatte da enti dai nomi inflessibili.  (altro…)

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Come la Francia prepara l’attacco alla Siria

giovedì, aprile 27th, 2017

ELISEO: UN CONSIGLIO DI GUERRA
Ieri mattina all’Eliseo, il Presidente della Repubblica Hollande ha riunito il Consiglio di Difesa e di Sicurezza Nazionale l’organo supremo che sovrintende le decisioni militari e di intervento all’estero, le operazioni di intelligence, le questioni di sicurezza strategica e di lotta al terrorismo. C’erano i ministri più importanti del governo i vertici delle Forze Armate e dei Servizi Segreti.
Oggetto della riunione, la Évaluation Nationale, la relazione finale del Governo sul “presunto attacco chimico” a Khan Sheikhoun, in Siria, il 4 Aprile scorso.
La relazione di sei pagine, ha individuato nel regime siriano il responsabile della strage chimica. Ma qualcosa, anzi molto, non torna. Vediamo perché.

Gli elementi portati per provare l’accusa sono sostanzialmente tre:
1) Il tipo di Gas usato
2) Il processo di produzione
3) Il modo in cui è stato utilizzato

UN SARIN PARTICOLARE
Scrive il Governo di Parigi: “le analisi effettuate dagli esperti francesi sui campioni ambientali raccolti in uno dei punti d’impatto dell’attacco chimico (…) rivelano la presenza di Sarin”, o meglio “di un prodotto secondario specifico, il DIMP (Diisopropil metilfosfonato).
Non solo, ma anche l’analisi biomedica “su un campione di sangue preso in Siria da una delle vittime dell’attacco di Khan Sheikhoun”, mostra esposizione al Sarin. (altro…)

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Le parole fuori luogo sui conti

giovedì, aprile 27th, 2017

Dopo un titanico sforzo che ha mobilitato risorse per lo 0,2 per cento del Pil, il Prodotto interno lordo, la «manovrina» è in Gazzetta Ufficiale. Il governo ha cominciato — ed è un bene — a disinnescare le cosiddette clausole di salvaguardia, ovvero impegni di aumento di tasse a fronte di spese non coperte. In precedenza, ciò era avvenuto aumentando il disavanzo. Con le misure previste nel decreto, l’ammontare delle clausole scende da 19,6 a 15,2 miliardi, cifra che dovrà essere discussa e neutralizzata in occasione della legge di Bilancio del 2018. La narrativa economica, che edulcora e a volte nasconde i problemi reali della nostra finanza pubblica, ha fatto passare un aumento delle imposte indirette per la concessione di uno sconto sull’Iva. Dal 2018 quella al 10 per cento salirà di 1,5 punti anziché 3; quella al 22 passerà comunque al 25 per cento. Miracoloso. E il tutto nonostante i proclami della maggioranza. «Noi le tasse non le aumentiamo» ha detto in più di un’occasione l’ex premier Renzi.

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Il duello tv si rivela una sfida vera

giovedì, aprile 27th, 2017
Federico Geremicca

Non noioso, sebbene privo di sostanziali novità. Non cattivo, anzi assai meno cattivo di quanto solitamente si è abituati a veder accadere nel Partito democratico. E probabilmente non risolutivo, perché – a meno di eventi clamorosi – è molto difficile che un’ora di confronto modifichi giudizi e orientamenti di voto maturati nel corso di mesi di confronto. Ciò nonostante, non inutile: perché similitudini e differenze – a questo punto difficili da annullare – sono state confermate con irreversibile chiarezza.

 È una delle sintesi possibili del confronto tv fra Renzi, Orlando ed Emiliano, arrivati al rush finale della loro corsa alla guida del Pd. Un confronto che – prendendo come riferimento il passato recente – ha visto di fronte un «non pentito» (Renzi), un «mezzo pentito» (Orlando) ed uno (Emiliano) che non avendo nulla di cui pentirsi – per quanto riguarda il governo nazionale – ha avuto gioco facile nell’attaccare gli altri due competitors su tutto e tutti.

Su due punti – tutt’altro che irrilevanti – la differenza di posizioni tra Renzi e i suoi sfidanti è stata netta. Il primo. Orlando ed Emiliano hanno detto con chiarezza che, dopo le prossime elezioni, non farebbero mai un governo con Berlusconi: Renzi, invece, non ha escluso questa ipotesi. Il secondo: Orlando ed Emiliano – da capi del governo – varerebbero una patrimoniale, cioè una tassa sulle grandi ricchezze: Renzi, al contrario, no. Gli altri distinguo – su Europa, lavoro fatto dal governo Renzi e profilo del Pd – sono stati confermati, con toni meno accesi – in verità – di quanto ci si poteva attendere. (altro…)

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Senza ali non si vola

giovedì, aprile 27th, 2017
Mattia Feltri

Nove anni fa, nell’aprile del 2008, saltò la cessione di Alitalia ad Air France perché, spiegò il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, «non è accettabile il livello di esuberi». Air France voleva mandare a casa 2 mila 100 dipendenti su oltre 21 mila, più o meno il dieci per cento. La cordata italiana che dunque si prese la compagnia in nome dell’italianità ne mandò a casa quasi ottomila. E questo già dice qualcosa sul senso degli affari spesso dimostrato dai sindacati, oltre che sul concetto di italianità diffuso da queste parti. È molto probabile che stavolta finirà come quella, se non peggio.

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La democrazia in crisi e il diritto alla Resistenza

martedì, aprile 25th, 2017

di EZIO MAURO

Mentre la febbre della democrazia malata contagia tutto l’Occidente, dalla Francia alla Brexit, dall’Europa di mezzo a Trump, c’è un Paese dove il sistema politico sembra galleggiare sull’onda bassa della rassegnazione, come se il suo destino conclamato fosse ormai quello di finire spiaggiato insieme con le balene che hanno smarrito la rotta: è naturalmente l’Italia. Il meccanismo istituzionale vivacchia, a debole intermittenza, salvando la forma ma rendendo impalpabile la sostanza. Il sistema dei partiti sembra esausto non solo dal punto di vista ideale e progettuale ma persino sul piano tattico, e la miseria della legge elettorale impossibile diventa la prova del nove di un’impotenza quasi dichiarata, come un vecchio pugile che getta la spugna davanti agli spalti che ribollono, perché gli spettatori vogliono indietro il prezzo del biglietto.

La cifra politica complessiva è la più debole degli ultimi decenni. Mancano insieme le grandi figure dotate di personalità e leadership, una battaglia delle idee in grado di dare un orizzonte culturale al confronto politico, la capacità di modernizzare le identità di destra e di sinistra che storicamente hanno incarnato il profilo della democrazia parlamentare, salvando la loro anima antica e portandola a incrociare i nuovi bisogni e a rispondere alle ultime paure. Soprattutto, e proprio per queste ragioni, si è rotto il vaso comune della rappresentanza. Pezzi interi di società si sentono scartati da un sistema politico che non sa rispondere alle emergenze quotidiane della loro vita, il sentimento di esclusione vanifica gli stessi diritti costituzionali, fino a generare il dubbio capitale sulla democrazia stessa: se vale solo per gli inclusi, i rappresentati, i tutelati, allora viene meno il suo valore supremo di garanzia universale per tutti i cittadini. (altro…)

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