Archive for the ‘Editoriali – Opinioni’ Category

I turisti meritano di più

giovedì, luglio 12th, 2018

«Boom del turismo a Napoli». «Record del turismo gastronomico». «Vola il turismo in Ciociaria». «Mai tanti turisti in Veneto». A leggere gli ultimi dati strillati sui giornali, le tivù, i siti web pare che l’Italia stia vivendo un momento magico. Evviva. C’è chi dirà che è merito dei governi precedenti, chi di quello attuale, chi di uno straordinario contesto internazionale che vede i viaggiatori sfondare il tetto del miliardo e trecento milioni e che in questo contesto, per dirla alla senese, può vincere pure un cavallo scosso. Certo è che il turismo va. Soprattutto rispetto a pochi anni fa, quando a causa soprattutto del calo di italiani in grado di andare in vacanza, arrancava. Dice tutto una nota di Enit e dell’Osservatorio nazionale del turismo: se nel 2017 gli «arrivi» turistici del pianeta hanno toccato «il 6,8% in più rispetto al 2016» («il più alto tasso di crescita degli ultimi anni», secondo i dati provvisori dell’ultimo World Tourism Barometer dell’Unwto) l’Europa ha trainato l’accelerazione (+8,4%) e l’Italia, «posizionata al quinto posto con oltre 58 milioni di arrivi internazionali, dopo Francia, Stati Uniti, Spagna e Cina, è la destinazione che cresce di più»: +11%. Un tasso di incremento che «supera la media mondiale e quella europea». (altro…)

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Lo stato corporativo e la politica evanescente

martedì, luglio 10th, 2018

Le poche settimane di vita del governo 5 Stelle/Lega bastano a confermare che nelle società complesse l’alternativa alla democrazia rappresentativa non è la democrazia diretta. L’alternativa (però instabile, come si dirà poi) è invece lo Stato corporativo, lo Stato dominato da alcune (poche) potenti corporazioni. Nulla di nuovo, in realtà. Lo Stato corporativo appartiene alla nostra storia. La sua forza e la sua presenza sono maggiori in certe fasi e minori in altre. Si manifesta con la maggiore intensità quando le classi politiche parlamentari, fulcro e baricentro della democrazia rappresentativa, sono, per qualsivoglia ragione, deboli, fragili, delegittimate. Da questo punto di vista, l’attuale «governo del cambiamento» è un governo della continuità. Solo che la perdurante debolezza della classe politica parlamentare, unita alle ideologie dominanti fra coloro che nominalmente controllano l’esecutivo, sta esasperando certi tratti della nostra tradizione.

Non c’è novità, per esempio, nel fatto che, come già mostrano le prime mosse del governo, la scuola continui (è sempre stato così), ad essere «appaltata» ai sindacati. Così come non è novità il fatto che il ministero della Giustizia sia sotto il controllo della magistratura ordinaria (un controllo che, di sicuro, non può essere scalfito dalle contingenti polemiche di un sottosegretario leghista). (altro…)

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La forza dei numeri sull’emergenza migranti

lunedì, luglio 9th, 2018

Le navi Ong che vagano nel Mediterraneo sono solo il simbolo di un problema molto più generale. L’Europa sta diventando una meta desiderata dai«poveri» di tutto il mondo. Quindi – di conseguenza – i Paesi europei stanno diventando multietnici, come lo sono sempre stati gli Stati Uniti. Anche là, a dire il vero, il presidente Trump sta chiudendo le porte, nonostante il motto che si legge sulla statua della libertà a New York sia: «Datemi le masse stanche e povere che aspirano a respirare libere».

Il problema dell’immigrazione andrebbe affrontato con la massima chiarezza sui fatti: invece avviene esattamente il contrario. Armando Miano, Stefanie Stantcheva ed io abbiamo condotto una indagine sull’informazione e opinione di Europei e Americani sugli immigrati nei loro Paesi*. Abbiamo usato società di sondaggi per intervistare un campione rappresentativo di circa 23 mila nativi in 6 nazioni: Francia, Germania, Italia, Regno Unito, Stati Uniti e Svezia. La disinformazione sugli immigrati, definiti come persone legalmente residenti nel Paese del soggetto intervistato ma nate all’estero, è enorme.

In 5 Paesi su sei i nativi sovrastimano il numero degli immigrati di circa uno a tre. Cioè per ogni «vero» immigrato, i nativi ne vedono tre. In Italia il numero di immigrati è il 10 per cento della popolazione (il valore più basso fra i sei Paesi in questione, e leggermente più basso della media dei 28 Paesi membri della Ue): invece gli italiani pensano che siano quasi il 30 per cento della popolazione. Gli svedesi sono quelli che hanno una visione più aderente alla realtà: ci sono quasi il 20 per cento di immigrati e pensano di averne il 30. (altro…)

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Il compito dei giovani, rifare e ripensare l’Italia

domenica, luglio 8th, 2018

La generazione che oggi ha vent’anni non lo sa, ma davanti a sé ha un compito storico: quello di rifare e ripensare l’Italia. L’Italia com’è oggi, infatti, è a un passaggio critico della sua storia. Un passaggio nel quale stanno scomparendo alcuni dei tratti di fondo della sua antica identità e insieme alcuni aspetti centrali della sua vicenda politica dell’ultimo settantennio. Alla generazione che oggi ha vent’anni e a quelle successive toccherà dunque di costruire un Italia nuova da ciò che rimane di quella che oggi declina. Sta innanzi tutto scomparendo con rapidità impressionante l’Italia popolosa e demograficamente forte, il Paese della folla di giovani e di bambini che molti di noi ancora ricordano. Le statistiche non lasciano dubbi: se l’Italia vuole avere un qualsiasi futuro deve assolutamente trovare il modo di riempire i vuoti prodotti dai figli che diciamo così i «nativi» non fanno più. In quale modo? A meno che il ministro Salvini non ne abbia scoperto uno alternativo finora sconosciuto, nell’unico modo possibile: l’immigrazione. Oggi dominano a questo proposito comprensibili paure insieme ai buonismi più vacui. Ma alla fine la realtà s’imporrà. Dovranno essere fatte scelte terribilmente impegnative. Non sarà più possibile nascondere la testa sotto la sabbia come oggi molti sono tentati di fare. (altro…)

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Tranquillo, porta bene

sabato, luglio 7th, 2018

Se qualcuno sperava che questo governo durasse poco, si può mettere il cuore in pace. Ad allungargli la vita, nonostante i primi scontenti degli elettori (che già si stanno manifestando sui temi fiscali ed economici), sarà l’ostilità dichiarata e idiota della solita compagnia di giro, senza arte né parte, che gioca al comunismo, frequentando attici da sogno, spiagge esclusive e circoli alla moda.

Non nullatenenti ma sicuramente nullafacenti che alla gente stanno più sulle palle di qualsiasi politico, tanto da preferire il secondo a loro, come a suo tempo si dimostrò con i girotondi e gli appelli pseudo-intellettuali contro l’epopea berlusconiana.

Questa allegra compagnia si è rimaterializzata ieri grazie all’iniziativa della rivista Rolling Stone, una volta tempio della musica e oggi parcheggio per radical chic frustrati. Nel numero in uscita si lancia un manifesto-appello dal titolo «Noi non stiamo con Salvini, da adesso chi tace è complice» al quale aderiscono i soliti nomi, scrittori e cantanti reduci chi dal ’68, chi dal fallimento della sinistra in tutte le sue variegate forme.

Parliamo di persone che, politicamente parlando, non ne hanno mai azzeccata una. Hanno portato sfortuna a chiunque hanno appoggiato e allungato la vita a tutti quelli che hanno avversato. C’è da aver paura a non essere nel loro mirino, non l’inverso. (altro…)

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Vittorio Feltri, soldi della Lega: vietano a Salvini persino di chiedere aiuto a Mattarella

sabato, luglio 7th, 2018
di Vittorio Feltri

La Lega è accusata di tutto, manca solo che le attribuiscano qualche femminicidio. Succederà anche questo. Per il momento la magistratura, contro la quale non abbiamo nulla, ma ne diffidiamo un po’, si è limitata a disporre il sequestro di ogni conto corrente padano, portando via pure gli spiccioli alle camicie verdi, per motivi non chiariti.

Noi non siamo tecnici del diritto pertanto non mettiamo lingua nell’ oscura vicenda. Ricordiamo però che alcuni anni fa, l’ amministratore della Margherita, gemella del Partito democratico, si intascò la non risibile somma di 25 milioni eppure non cadde il mondo e neppure un petalo del candido Fiore presieduto da Francesco Rutelli. L’ incauto o furbo o malfattore contabile venne morbidamente perseguito e la partita si chiuse senza conseguenze giudiziarie per i dirigenti politici defraudati. Non si capisce perché, quindi, i leghisti – per una storia analoga – debbano finire in blocco sulla graticola della giustizia e addirittura privati di ogni sostanza indispensabile ad alimentare il movimento di origine nordista.

Gradiremmo spiegazioni, benché consapevoli che non ci saranno fornite.

Amen.

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Copyright, valore per tutti (anche per la democrazia)

venerdì, luglio 6th, 2018

Dopo una campagna lobbistica pesantissima, il Parlamento Europeo ha bocciato la proposta di riforma del diritto d’autore elaborata al suo interno per adattare il copyright alla nuova realtà dell’era di Internet. La mancata approvazione di norme che avrebbero consentito a chi produce contenuti di qualità in vari settori creativi — stampa, musica, cinema, letteratura, arti figurative e altro ancora — di essere meglio retribuito quando i risultati del suo lavoro finiscono nelle grandi piattaforme digitali, è una cattiva notizia
per i giornali ai quali i giganti di big tech hanno già tolto molto ossigeno. Ma deve essere chiaro a tutti che in questa disputa c’è in ballo molto di più della tutela dei canali di finanziamento di una stampa che, per quanto in crisi, è tuttora ovunque nel mondo, il principale strumento di difesa della democrazia: è in gioco il diritto di difendere il valore del lavoro intellettuale svolto in qualunque campo, da protagonisti grandi e piccoli. E, soprattutto, di non vederlo stravolto da chi, pur di bloccare un provvedimento contrario ai suoi interessi, non esita a usare i suoi potenti megafoni per diffondere slogan fuorvianti o falsi.

Gioiscono i semi monopoli digitali della rete — da Facebook a Google — secondo i quali quella di ieri è una vittoria della democrazia. In realtà è solo una vittoria per i loro già giganteschi profitti. Con le nuove norme infatti avrebbero dovuto pagare di più per i contenuti che prelevano dai vari autori e avrebbero dovuto sostenere costi aggiuntivi per istituire un filtro capace di verificare quali testi e immagini immessi nelle loro reti violano il copyright. E gioiscono i leader populisti che devono alla capacità del web di amplificare l’eco dei loro slogan buona parte del successo politico raccolto. (altro…)

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I calcoli fantasiosi a sinistra

giovedì, luglio 5th, 2018

Colpisce l’esitazione del Pd al cospetto del decreto «dignità» di Luigi Di Maio che si propone di «licenziare» il Jobs act, con ciò provocando a sinistra del partito guidato pro tempore da Maurizio Martina entusiasmi appena trattenuti. Susanna Camusso e Maurizio Landini, pur con accenti diversi, hanno detto che quel decreto «va nella direzione giusta». La segretaria della Cgil non ha nascosto la propria emozione per l’impegno del governo nella lotta al gioco d’azzardo. I dirigenti di Leu, per voce di Roberto Speranza, hanno annunciato che d’ora in poi faranno un’opposizione «intelligente» il che può lasciar supporre qualche differenziazione tra l’atteggiamento nei confronti dei provvedimenti di matrice grillina e quelli leghisti. L’unico del Pd ad essersi pronunciato con toni decisi è stato Paolo Gentiloni. Il quale Gentiloni alla prima sortita televisiva dopo l’uscita da Palazzo Chigi, aveva detto, per di più, che il Pd deve e può tornare ad essere il primo partito del nostro Paese, già alle elezioni europee del maggio prossimo. Un obiettivo che, stando ai recenti ultimi risultati nelle amministrative di giugno, appare assai ambizioso. Ma Gentiloni ha indicato quel traguardo come se si trattasse di una meta raggiungibile. Salvo poi essere un po’ più vago al momento di specificare in quale compagnia la più importante formazione della sinistra italiana dovrebbe e potrebbe compiere l’impresa. (altro…)

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Il governo e un corso antico

mercoledì, luglio 4th, 2018

Un governo si giudica per quel che fa, non per quel che dichiara. C’è da rallegrarsi per le prime mosse legislative e amministrative del nuovo governo? Le riunioni dei consigli dei ministri sono state poche e brevi. Hanno prodotto un primo decreto legge sugli obblighi di fatturazione per le cessioni di carburante (che contiene solo il rinvio di un termine all’inizio dell’anno prossimo) e il tanto atteso decreto legge «dignità». Quest’ultimo è stato preceduto da una fase di «ascolto»: i due azionisti del governo sono andati ai vari congressi di categoria o hanno ricevuto delegazioni delle più varie corporazioni sindacali, commercianti, agricoltori, artigiani, consumatori, «rider». Il risultato è molto simile a tanti provvedimenti della storia repubblicana: un decreto legge «omnibus» su lavoro, delocalizzazione, ludopatia, semi-condoni fiscali, tutela dell’occupazione nelle imprese beneficiarie di aiuti, e molto altro. La maggior parte dei temi è estranea ai programmi enunciati dall’esecutivo sia nel «contratto per il governo del cambiamento», sia nelle dichiarazioni programmatiche esposte in Parlamento. Più che entrare nel merito di ciascuna parte (il testo è ancora suscettibile di modifiche), è utile esaminare la direzione presa dal governo e il metodo seguito. Il governo e, in particolare, il capo politico del M5S, ha prima preparato un testo facendo lo «slalom» tra le più varie richieste, poi ha fatto molte marce indietro. Infine ha preparato una «versione leggera», una volta raccolte le reazioni dei controinteressati. Così si è proceduto su «redditometro», «spesometro» e «split payment», sui contratti a tempo determinato e di somministrazione, sul divieto di pubblicità per giochi e scommesse (ad esempio, per quest’ultimo, dopo aver ascoltato gestori televisivi, editori e società di calcio, sono stati fatti salvi i contratti già stipulati). Considerata la pioggia di critiche da cui è stato sommerso il testo che è circolato dopo il Consiglio dei ministri, l’obiettivo non è stato raggiunto. (altro…)

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Cosa piace davvero agli italiani

martedì, luglio 3rd, 2018

Francesca Barra, nota opinionista tv, ha detto qualche settimana fa nel programma di Giletti: «Fabrizio Corona può piacere o non piacere, ma piace agli italiani». È la legge dello spettacolo, che si basa sul gradimento del pubblico. Capita però di ascoltare in tv questo stesso argomento applicato alla politica, per esempio per stroncare le critiche a Matteo Salvini: «Di’ pure quello che vuoi, tanto gli italiani sono con lui». In effetti il favore di cui «il Capitano» gode oggi nei sondaggi è talmente inebriante da fargli pronosticare per sé e la sua Lega «trent’anni di governo» (ha un po’ esagerato, forse perché «ventennio» suonava male). Ma siamo propri sicuri che in una società aperta l’opinione pubblica debba essere considerata infallibile come il Papa?

Innanzitutto bisognerebbe intendersi su quel «piace agli italiani». È un giudizio che spesso si basa su approssimazioni, presunzioni, deduzioni. Quasi sempre è effimero. Appena quattro anni fa Matteo Renzi prendeva in elezioni vere dieci punti in più del miglior sondaggio oggi attribuito alla Lega, e guardate com’è ridotto. Meno di un anno fa Di Maio valeva il doppio di Salvini, e ora gli sta sotto. Ma se anche il consenso fosse oggettivamente misurabile, robusto e duraturo, basterebbe per aver ragione? (altro…)

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