Archive for the ‘Editoriali – Opinioni’ Category

Vittorio Feltri e “lo schifo della giustizia italiana”. Appello a Salvini: “Togli questa vergogna”

martedì, novembre 13th, 2018
di Vittorio Feltri

Oggi esco dal seminato riguardante le solite vicende politiche e mi inoltro in un campo poco o mai scandagliato dalla categoria giornalistica, a cui non mi onoro di appartenere. Mi riferisco al codice penale che viene applicato dai giudici, nelle condanne inflitte ai reprobi, in modo formalmente corretto, ma sostanzialmente sbagliato in quanto certe pene aggiuntive sono mostri giuridici inaccettabili in un Paese normale, quale il nostro pretende di essere senza esserlo.

Vado giù piatto come la pianura padana.
Succede spesso che all’imputato di un grave delitto, per esempio un omicidio, venga inflitta la pena dell’ergastolo. È stato il caso di Massimo Bossetti e di Olindo e Rosa. Il primo considerato senza prove l’assassino di Yara, la ragazza di Brembate (Bergamo), e gli altri due blindati in carcere perché ritenuti autori della strage di Erba, avvenuta molti anni orsono.

Personalmente sono convinto che tutti e tre costoro non meritassero la morte civile, poiché gli indizi di colpevolezza non erano affatto persuasivi. Tuttavia l’argomento l’ho già esposto, inutilmente, varie volte su Libero. Il punto è un altro. (altro…)

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Ponte Morandi, Genova ha il diritto di sapere

martedì, novembre 13th, 2018

Il ponte di Genova, per i maghi dei sogni, ha un grave difetto: o c’è o non c’è. Meglio: verso la fine di maggio, quando arriveranno le elezioni europee, o ci sarà o non ci sarà. Perché un ponte no, un ponte che ha lasciato un vuoto immenso non solo per le 43 vite che si è portato via, per lo squarcio nel paesaggio dei genovesi, per i danni enormi inflitti al porto e a tutta l’economia ligure, per le polemiche incendiarie che ne sono seguite, non lo puoi nascondere neanche con le promesse più luccicanti. Son già passati tre mesi, da quel 14 agosto in cui il ponte Morandi venne giù sotto un diluvio. Tre lunghissimi mesi. Senza che sia stato neppure varato quel decreto legge ancora in discussione al Senato che dovrebbe consentire al commissario straordinario Marco Bucci, scelto dopo un tormentone di 51 giorni (in cui si è visto di tutto, dall’annuncio di Giancarlo Giorgetti che «sarà un tecnico, una figura manageriale» alle interviste a salve del papabile Claudio Andrea Gemme presto «spapato»), dovrebbe consentire, dicevamo, di muover almeno i primi passi formali. Ma con quali regole può muoversi il sindaco, se il decreto è già stato modificato più volte e rischia di esser modificato ancora? Prima di tutto, si chiede Il Secolo XIX, «Autostrade per l’Italia è dentro o fuori? A questo interrogativo se ne legano altri a cascata, capaci di far prender un’altra piega agli eventi. Un emendamento della maggioranza sdoganerebbe la possibilità che sia Aspi a demolire quanto resta del ponte.

Ma, sorvolando che un emendamento non è (ancora) una norma, quanto estensiva sarà questa apertura?» E quanto incideranno questi «ritocchi» sulla decisione, come spiegò Giuseppe Conte, di «delineare un percorso giuridico in deroga alle normative vigenti, che prevedono procedure di evidenza pubblica, al fine di accelerare quanto più possibile l’opera di ricostruzione»? Si spingerà davvero il decreto, per usar le parole preoccupate di Raffaele Cantone, a offrire «una deregulation» rischiosa? Ma questo, poi, darebbe sul serio un’accelerazione? O offrirebbe il destro a mille ricorsi, in un Paese dove il Ponte di Bassano (58 metri) è da tre anni esposto all’incubo di una piena fatale perché i «lavori urgenti» di rinforzo sono finiti in un pantano di cause giudiziarie? (altro…)

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Vittorio Feltri distrugge Alessandro Di Battista: “Perché fai schifo tre volte”

martedì, novembre 13th, 2018
di Vittorio Feltri

Di Battista è un ex politico del Movimento 5 Stelle in procinto di tornare ad esserlo non sapendo fare un altro mestiere, tranne quello del cialtrone. È un uomo simpatico che, se c’ è da dire una cazzata, non si tira mai indietro. Attualmente soggiorna in Sudamerica, ne ignoriamo il perché: evidentemente si sente a suo agio tra gente più pagliacciona di lui. Ciascuno sceglie di vivere come gli garba.

Lui però tiene il piede in due ciabatte: una in America Latina, dove campa non sappiamo con quali risorse, e uno in Italia, dove forse pensa di tornare da conquistatore. Benché lontano dalla patria, egli non riesce a non impicciarsi delle mediocri vicende italiane. E recentemente ha rilasciato una dichiarazione definitiva. Questa: i giornalisti di casa nostra sono puttane, l’ attività delle quali è nota: farsi pagare in cambio di prestazioni sessuali o roba del genere.

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Assoluzione Raggi, la folle caccia ai giornalisti di Di Maio e Di Battista

martedì, novembre 13th, 2018

di MARIO CALABRESI

Virginia Raggi è stata assolta, il giudice ritiene che il fatto esista ma non costituisca reato. Il pubblico ministero invece aveva chiesto 10 mesi di condanna per falso ideologico.

La sindaca si è commossa, i suoi compagni di partito invece hanno perso la testa e se la sono presa con i giornalisti, arrivando a definirli “i veri colpevoli, pennivendoli e puttane” (Di Battista), “infimi sciacalli” (Di Maio) e a promettere leggi contro gli editori.

Non si capisce quale sia la colpa dell’informazione, se non di aver raccontato l’inchiesta e il processo. Si capisce benissimo invece quale sia la pulsione del Movimento 5 Stelle: mettere il silenziatore a chiunque racconti le loro difficoltà o mostri incongruenze, incapacità e grandi e piccoli scandali.

I due leader del Movimento dimenticano come gli articoli su Raffaele Marra, diventato nei primi mesi il braccio destro della sindaca, abbiano messo in luce quegli episodi che poi hanno determinato il suo arresto per corruzione con la richiesta di una condanna a quattro anni e mezzo di carcere. (altro…)

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I giornalisti prostituti e le prostitute a cinque stelle

lunedì, novembre 12th, 2018

Secondo Alessandro Di Battista i giornalisti sono delle «puttane» e il ministro della Giustizia Bonafede ha ieri annuito e confermato in diretta tv ospite di Lucia Annunziata, che se non mi sbaglio è per l’appunto una giornalista.

Bonafede ha annunciato anche una stretta sui bordelli, cioè alla libertà dei giornali, come se la Raggi l’avessero inutilmente indagata, stando almeno alla sentenza di primo grado, noi e non i suoi dipendenti magistrati ai quali ovviamente – essendo un codardo – si guarda bene di affibbiare qualsivoglia aggettivo. Non mi offendo, in fondo quello della prostituta è il mestiere più antico del mondo e il più delle volte è socialmente più utile di quello del politico. E soprattutto più leale e onesto perché la prostituta onora sempre la prestazione pattuita, a differenza del partito di Di Battista e Bonafede che, per esempio, in Puglia chiese i voti promettendo la chiusura dell’Ilva e del Tap e una volta al governo ha fatto l’esatto opposto. (altro…)

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Il governo e le pericolose ambiguità

lunedì, novembre 12th, 2018

La ribellione di Torino, spontanea, partita dalla società civile, è un invito a non rassegnarsi al declino e alla chiusura nazionalistica. Dario Di Vico, su queste pagine, ha ieri osservato che è un rifiuto dell’autarchia e di un mercato chiuso. Rappresenta anche un punto di svolta contro le barriere «sovraniste» e lo statalismo che le sostiene. E dovrebbe segnalare anche gli ulteriori pericoli che corre un governo che si è messo decisamente sulla strada statalista, come dimostrato dalla continua occupazione di pezzi di Stato (da ultimo, ne sono esempi i licenziamenti ai vertici di Anas e Asi) e dalla estensione strisciante della mano pubblica (esempi la pubblicizzazione dello sport e la costituzione della rete di telecomunicazione unica nazionale).

Una pericolosa ambivalenza. Da un lato, si sta fermi sul versante delle infrastrutture, dove il governo e lo Stato sono motori indispensabili per la modernizzazione del Paese. Ne sono esempi la Tav, il Terzo Valico, la Pedemontana, con un elenco che si allunga di giorno in giorno.

Un atteggiamento che una parte dell’Italia, come dimostra la piazza di Torino, inizia a condannare in maniera aperta. Dall’altro, un’accelerazione nell’invasione di campi dove lo Stato diventa invece una ingombrante presenza. (altro…)

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Il diritto di informare

lunedì, novembre 12th, 2018

di PIER FRANCESCO DE ROBERTIS

In pericolo non sono i giornali o i giornalisti, “infami”, “sciacalli” o “puttane”, che in decenni e decenni di vita hanno resistito a figure molto più ingombranti di questo sgrammaticato e presuntuoso vicepremier di provincia, il giornalista pubblicista Luigi Di Maio. Mussolini, per dire, riuscì a mettere le mani sulla stampa solo dopo aver conquistato da tempo il governo, i democristiani non ce la fecero mai e in tempi più recenti né Craxi né Berlusconi sono stati capaci di avere la meglio su una categoria mai troppo amata ma sempre rispettata. I giornali hanno una forza e un’autonomia che viene loro dal patrimonio di credibilità acquisito negli anni presso i lettori, e che nessun Di Maio o Di Battista riusciranno a spezzare, nonostante i goffi attacchi, le minacce di leggi speciali, i tagli prospettati ai finanziamenti indiretti all’editoria. (altro…)

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Altro che fascismo, il pericolo è il fanatismo

lunedì, novembre 12th, 2018

Uno spettro si aggira per l’Europa, scriveva Karl Marx ne Il manifesto del partito comunista.

Era l’idea secondo cui tutto il progresso scientifico industriale dell’Occidente, la sua religione, il suo diritto, la sua cultura fossero il frutto dell’espropriazione di chi lavora compiuto dalla classe dei capitalisti e che questa dovesse essere annientata. Dopo di che sarebbe nato il nuovo uomo, buono per natura. Chi vi credeva considerava nemico, chiunque non vi credesse ed era disposto a ucciderlo o a imprigionarlo.

Il nuovo spettro che si aggira per l’Europa è una ideologia che vuol eliminare i governanti. Tutti i politici sono corrotti, lo sviluppo economico rende i ricchi sempre più ricchi, i poveri più poveri, l’industrializzazione produce inquinamento, catastrofi ecologiche. Tutto questo va rovesciato: niente classe politica che decide tutto, il popolo farà le leggi da solo col web, uno uguale a uno. Non serve il Parlamento, finirà l’inquinamento. Governata così la terra diventerà un giardino fiorito. (altro…)

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Sindaci, giudici e libertà

domenica, novembre 11th, 2018

Lucia Annunziata Direttore, Huffpost Italia

Congratulazioni alla sindaca Virginia Raggi per la sua assoluzione. È sempre una ottima notizia per i cittadini sapere di essere governati da un politico impeccabile.

Congratulazioni anche ai giudici della Procura della Capitale perché la velocità e la equanimità del loro giudizio ha impedito di creare un nuovo percorso giudiziario di polemiche dentro questo paese che ne ha fin troppi. Una condanna avrebbe avviato una contesa politica inquinata dal più vecchio sospetto di ogni azione in Italia – l’uso della giustizia ad orologeria.

A Roma, insomma, oggi si è affermato un principio di giustezza (oltre che di giustizia) in base al quale gli amministratori si giudicano per quello che fanno.

Una buona notizia che libera un po’ tutti.

Libera intanto Virginia Raggi. Senza il peso di questa inchiesta che ha certamente pesato sui suoi umori e sulle sue prospettive di vita politica, il sindaco oggi potrà dunque finalmente rispondere ai suoi cittadini, che, cocciuti loro, continuano a bestemmiare contro le buche, i disservizi, la pessima qualità di vita e la destabilizzazione strisciante della città. E per identico verso, la “liberazione” del Sindaco di Roma forse incoraggerà altri sindaci sotto assedio, come oggi nella città di Torino, o i tanti ministri che non hanno tenuto fede alle loro stesse promesse, a rispondere dei loro doveri e delle loro mancanze senza riversare su chi gliene chiede conto accuse di complotti, collusioni con le elite e il grande capitale. Borsette e cagnolini inclusi.

Congratulazioni, dunque, anche a tutti i cittadini che a oggi, forse, possono tornare a mugugnare come è diritto e ruolo dei cittadini fare.

Gli unici che perdono in questa partita, ahi noi, sono i soliti giornalisti. Corrotti pennivendoli, puttane, addirittura. (altro…)

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I numeri non dicono bugie

domenica, novembre 11th, 2018

Il motivo per cui il governo giallo-verde e la Commissione europea (con l’appoggio di 18 sui 19 Paesi dell’eurozona) hanno idee tanto diverse sulla nostra Legge di bilancio è semplice. Roma ritiene che un aumento dei trasferimenti dello Stato ai cittadini (9 miliardi per il reddito di cittadinanza e 7 per abbassare l’età minima della pensione) e la minuscola riduzione di imposte (meno di 2 miliardi) daranno un forte impulso alla crescita, facendola salire dall’1,2 per cento previsto per quest’anno all’1,5 l’anno prossimo e 1,6 nel 2020. Bruxelles pensa invece che questi provvedimenti potrebbero addirittura rallentare la crescita.

Chi ha ragione? Il numero chiave è quello che gli economisti chiamano il «moltiplicatore della spesa». Ovvero, per un euro di maggior spesa pubblica di quanto «si moltiplica», cioè aumenta il Pil? La risposta ovviamente dipende da molti fattori: di quale spesa si tratta, quali sono i livelli iniziali di spesa, debito e pressione fiscale; dipende anche da come reagisce la banca centrale. Molti economisti hanno cercato di misurare questo moltiplicatore in tanti modi diversi e usando dati recenti. Questo è importante perché in molti Paesi spesa e tasse sono oggi pari a circa la metà del Pil, non il 20 per cento come ai tempi di Keynes. Una delle riviste ufficiali dell’American Economic Association(il Journal of Economic Perspectives) sta per pubblicare una rassegna degli studi degli ultimi decenni su questo punto. (altro…)

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