Archive for the ‘Editoriali – Opinioni’ Category

Non si cambiano gli uomini per piegare le regole

venerdì, settembre 21st, 2018

Non contento d’aver intimato al ministro dell’economia e delle finanze di trovare le risorse per mantenere le arrischiate promesse fatte nella campagna elettorale, il M5S mette nel mirino anche il Ragioniere generale dello Stato. Non riuscendo a piegare le regole al proprio volere, vorrebbe cambiare gli uomini garanti, nell’interesse generale, del rispetto di quelle regole, perché più si distribuisce oggi, più aumenta il debito, più domani gli italiani dovranno pagare per restituire le somme prese a prestito.

L’intenzione manifestata da rappresentanti del governo è grave in quanto il Ragioniere generale dello Stato, sottoposto alla infelice legge dello «spoils system», è stato appena confermato dal governo stesso, anche se per un periodo breve di tempo (fino al maggio prossimo). Ed è tanto più grave in quanto la Ragioneria generale, a capo della quale sta il Ragioniere, è il cuore dello Stato, il guardiano dei conti pubblici nell’interesse dei cittadini. Questa è una struttura frutto della riforma De Stefani del 1923. De Stefani, ministro delle finanze fino al 1925, attuò un disegno lungamente maturato, fin dai primi anni dopo l’Unità, quello di dotare lo Stato di un controllore dei conti, mettendo la Ragioneria generale al di sopra di quelle centrali e periferiche, e facendola diventare quindi il centro di una rete di osservatori e custodi dei conti. (altro…)

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Salvate Milano e Genova dai barbari

giovedì, settembre 20th, 2018

Si può far decidere se organizzare o no le Olimpiadi invernali in Italia a un commesso di Decathlon? E fare ricostruire il ponte di Genova a un architetto che fino a ieri aveva costruito qualche appartamento e un cimitero? Sì, nel magico mondo grillino questo non solo è possibile, ma è pure accaduto.

È stato infatti Simone Valente, oscuro sottosegretario perito elettronico che ha nel curriculum uno stage alla palestra Virgin e un impiego nella famosa catena di articoli sportivi, a sentenziare l’altra sera che il governo non avrebbe appoggiato la candidatura Torino-Milano-Cortina per i Giochi invernali 2026. Ed è tale Stefano Giavazzi, architetto nelle valli bergamasche, il candidato di Beppe Grillo in persona per progettare il nuovo ponte Morandi.

Io non ho nulla contro i commessi, tanto meno contro gli architetti sconosciuti. Ma se uno nella vita è commesso o professionista sconosciuto forse un motivo ci sarà. È come se nulla stupisse più, perché l’importante è essere giovani, meglio se pronunciato con due «g» come va di moda adesso. E in effetti che cosa c’è da stupirsi dopo che abbiamo meglio sarebbe dire hanno affidato le infrastrutture del Paese a Danilo Toninelli, modesto assicuratore della provincia di Cremona? (altro…)

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L’altalena politica dei cinque stelle

giovedì, settembre 20th, 2018

È lontano anni luce, il Luigi Di Maio che sfoggiava moderazione e dava rassicurazioni sui propri cromosomi europeisti. Peccato. In cento giorni al governo, il vicepremier e ministro del Movimento Cinque Stelle ha assunto con frequenza crescente i toni capricciosi di chi pretende di modellare la realtà sulle proprie promesse elettorali: anche se si tratta di impegni che fanno a pugni con la realtà dei conti economici. L’attacco frontale a Giovanni Tria lascia affiorare una miscela di impazienza e di arroganza, che vela un’insicurezza di fondo. Il timore di Di Maio non riguarda le possibili reazioni dell’Unione europea e dei mercati finanziari di fronte a una legge di bilancio gonfiata da spese in deficit.

L’unica preoccupazione sembra quella di difendersi dal suo Movimento: da quei settori che disapprovano il contratto con Matteo Salvini; che chiedono di battere cassa, costi quello che costi; e che mal digeriscono il «governismo» del prescelto di Beppe Grillo e Davide Casaleggio. La metamorfosi ha dunque una spiegazione soprattutto interna alle dinamiche dei Cinque Stelle. Dopo avere contribuito in modo decisivo al successo del 4 marzo, è come se il vicepremier e l’intero vertice non avessero ancora chiarito a se stessi se quel risultato è stato frutto di un profilo ambiguamente moderato, o del solito estremismo. Eppure, Di Maio è stato «programmato» e indicato come leader per governare: non importa se con Lega o Pd. (altro…)

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L’Italia che rinuncia

mercoledì, settembre 19th, 2018

di GABRIELE CANE’

Per noi l’importante è non partecipare. A tutti i costi. C’è un malinteso, un corto circuito da qualche tempo tra l’Italia e le Olimpiadi. Forse un errore di trascrizione della parola d’ordine con cui de Coubertin rilanciò i giochi dell’era moderna, sostenendo appunto che l’importante era partecipare e non vincere. Se tornasse a nascere, il barone avrebbe brutte sorprese dalle nostre parti. Come le abbiamo anche noi, visto che per un motivo o per l’altro, che siano estive o invernali, finisce sempre che dopo aver acceso la fiaccola, ci precipitiamo a spegnerla. Di Roma sappiamo: è arrivata la Raggi e come da progetto 5Stelle tutto è andato in cavalleria, per la presunzione che avremmo buttato via dei soldi. In effetti quando si mette mano alle grandi opere, o ai grandi eventi, spesso riusciamo a spendere molto e a rubare moltissimo. Non sempre, però.
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Perché il mercato non è un demone

martedì, settembre 18th, 2018

«I mercati devono imparare a conoscerci e vedranno che siamo persone coerenti e serie». L’affermazione è del vice premier Luigi Di Maio (13 settembre). Impegnativa. Il modo migliore che ha un governo per farsi conoscere è quello di scrivere una legge di Bilancio credibile. E soprattutto di non cambiare idea ogni giorno, a proposito di coerenza. Perché in quel caso anche i numeri, nero su bianco, perdono di credibilità. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha detto, sabato 8 settembre, a manager e imprenditori riuniti a Cernobbio: «Non giudicateci per quello che diciamo ma per quello che faremo». Reazioni perplesse. Dunque le dichiarazioni non sono serie? Vanno prese con beneficio d’inventario? Ma purtroppo sono costose, come ha rilevato il Presidente della Bce. Subito si è obiettato che Mario Draghi non è stato eletto da nessuno (come aveva già sostenuto su Twitter Alberto Bagnai, presidente della Commissione Tesoro e Finanze del Senato), quasi non avesse diritto di parola. Draghi è stato indicato dai governi dell’Eurozona. Se avesse dovuto preoccuparsi del consenso, magari del suo principale azionista tedesco, non avrebbe mai varato quel massiccio programma di acquisto dei titoli di Stato che ha alleggerito (invano?) il peso del nostro debito pubblico. Questa è la forza irrinunciabile delle autorità indipendenti nelle democrazie liberali, come ha spiegato ieri sul Corriere Sabino Cassese

Le decisioni migliori non sono sempre quelle che hanno il maggiore consenso. E nemmeno dei politici cui si deve una nomina. Altrimenti rivolgersi a Turchia e Venezuela. E quando le autorità non sono indipendenti, anche dai loro regolati o non hanno sufficienti poteri — come è accaduto per l’authority dei Trasporti — non vigilano sui ponti pericolanti. La «sovranità appartiene al popolo», si è aggiunto come a dire che l’eletto ha sempre ragione. Sì, ma si dimentica di citare la seconda parte dell’articolo 1 della nostra Carta «che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione». Nulla di nuovo. Anche in altre stagioni politiche c’era chi scambiava il consenso per la piena legittimità e aveva fastidio per l’indipendenza della magistratura o della Banca d’Italia. «Non aspetteremo i tempi della giustizia» ha detto ancora il premier dopo la tragedia di Genova. Parola di un avvocato per giunta. Forse più preoccupato di accontentare i suoi azionisti di riferimento (Salvini e Di Maio) che di riaffermare una regola base dello stato di diritto. (altro…)

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Di bosco e di riviera

lunedì, settembre 17th, 2018

Mentre scriviamo non sappiamo come si sia concluso il vertice ad Arcore tra Silvio Berlusconi e Matteo Salvini, presenti Antonio Tajani e Giancarlo Giorgetti.

Ci auguriamo bene, anzi, benissimo. Ma, detto questo, nelle parole di Salvini che hanno preceduto il summit, pronunciate mentre era ospite di Barbara d’Urso sulla rete ammiraglia di Mediaset, restano alcune cose incomprensibili a noi comuni mortali.

Il leader della Lega ha parlato di un «incontro privato», definizione che sfugge al lessico della politica, che non prevede la distinzione tra privato e pubblico nei vertici tra leader. Quasi che Salvini dovesse giustificare a Di Maio il fatto di vedere a quattrocchi quello che, almeno formalmente, è il suo più importante socio e azionista nel centrodestra. Di cui, altrettanto formalmente, lui è il leader. C’è vergogna, imbarazzo, c’è il fatto di essere prigioniero dei vertici Cinquestelle? Non lo sappiamo, ma – altra anomalia – Salvini, un minuto prima di incontrare Berlsuconi per decidere anche le liste elettorali per le prossime regionali da contrapporre a quelle grilline, ha detto che «i Cinquestelle sono persone serie ed affidabili e per questo il governo durerà cinque anni». Se fossi un elettore dell’Abruzzo, del Piemonte o dei tanti posti in cui si voterà la prossima primavera, chiederei a Matteo: «Ma scusa, capo, se le cose stanno così, perché ci chiederai di votargli contro?». E ancora: «A Berlusconi chiederò consigli». Quando, con un vero alleato, oltre ai consigli, ci si scambiano opinioni, ma per arrivare a una sintesi condivisa. (altro…)

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Sono tutti sovranisti

domenica, settembre 16th, 2018

di BEPPE BONI

Roma, 16 settembre 2018 – Dopo mesi di vertici sparsi per l’Europa, tentativi di accordi, fragili incontri multilaterali come quello di Vienna, scelte muscolari soprattutto in Italia, il nodo immigrazione si ingarbuglia ancora di più. Non c’è unità politica di intenti, con la Germania che cerca frettolosi patti con noi prima delle elezioni in Baviera, aumentano le difficoltà a Sud dove il caos Libia alza polveroni come il vento del deserto e la Tunisia, pur accogliendo i ritorni secondo gli accordi, frena le esigenze italiane di rimpatri veloci. Da Berlino, passando per Roma, fino a Tripoli non si intravedono spiragli di questa crisi epocale che scuote dai capi di Stato ai sindaci di paesi con 4mila abitanti. Lo scenario è quello di una politica e di una diplomazia fragili che non mettono d’accordo nessuno. Ogni Paese difende la peculiarità dei propri interessi e una soluzione che accontenti le necessità collettive sfuma in un orizzonte incerto. (altro…)

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Che cosa c’è dietro i timori di Draghi

domenica, settembre 16th, 2018

Matteo Salvini ha liquidato con un «pensi a difendere l’Italia» l’allarme di Mario Draghi sul rischio che sta correndo l’Italia se il governo dovesse mettere in campo una manovra economica spericolata.

Ora, «difendere l’Italia» non è esattamente il compito del governatore della Banca centrale europea, che peraltro ha passato metà tempo del suo mandato a difendersi da infondate accuse e sospetti – soprattutto dei tedeschi – proprio sulla sua presunta partigianeria per il paese di origine.

Secondo gli osservatori più esperti e addentro le cose, Mario Draghi non «difende» l’Italia, più semplicemente «conosce» l’Italia meglio di chiunque, avendo attraversato con grande discrezione i luoghi dove «si è fatta» l’Italia e non mi riferisco solo alla Banca centrale di cui è stato anche governatore. E ben conosce, per il suo ruolo attuale e per le relazioni internazionali intrecciate negli anni, le opinioni e le intenzioni delle comunità politiche, economiche e finanziarie nel caso l’Italia dovesse forzare la mano oltre misura sul rispetto dei patti e dei trattati passando dalle parole minacciose ai fatti. Fatti, tipo una manovra economica al di sopra delle nostre possibilità, che porterebbero a un declassamento da parte delle agenzie di rating impedendo così alla Banca centrale di aiutarci anche se volesse fare forzature politiche. Inutile dirlo, sarebbe l’inizio del fallimento. (altro…)

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“Perfezionista, pungente, folle e…”. Vittorio Feltri: chi era davvero Oriana Fallaci

domenica, settembre 16th, 2018
di Vittorio Feltri

Dodici anni fa moriva Oriana Fallaci, la più incisiva scrittrice italiana di tutti i tempi. Giusto commemorarla e renderle omaggio. Cosa che noi facciamo volentieri, pubblicando uno scritto di Vittorio Feltri a lei dedicato. Si tratta della prefazione di un libro («I nemici di Oriana») firmato dal giornalista Alessandro Gnocchi, edito da Melville qualche tempo fa, e oggi tornato in circolazione in coincidenza con l’ anniversario del decesso della Fallaci. Il brano di Feltri è utile per comprendere il temperamento della scrittrice, sulla quale la prossima settimana Libero riprenderà il discorso per spiegare al lettore, approfonditamente, chi ella fosse nel profondo dell’ anima. 

Alessandro Gnocchi, l’ autore del libro che vi accingete a leggere, è un eroe. Ha sopportato per mesi, che dico, anni le torture psicologiche e fisiche di Oriana Fallaci, giornalista e scrittrice formidabile, la più grande di tutti i tempi, ma anche la meno malleabile. Il lettore deve sapere: ero amico di questa donna che stimavo moltissimo; amavo le sue opere, forti e godibili, scritte con mano felice, illuminanti, talvolta sconvolgenti.

La conobbi sul finire degli anni Ottanta, quando ero direttore di un diffuso settimanale, L’ Europeo, sul quale ella pubblicò servizi memorabili che la resero celebre e, di conseguenza, la esposero all’ invidia e all’ odio della categoria, specialmente del ramo maschile, che non le perdonava un successo vietato a quasi tutti per carenza di talento. Il nostro primo incontro fu cordiale ma freddino. Lei era curiosa di conoscermi, forse perché, giunto alla direzione del periodico, la redazione mi riservò una insolita accoglienza: due mesi di sciopero. (altro…)

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Vittorio Feltri contro David Parenzo: “L’unico ebreo del tutto fesso”

sabato, settembre 15th, 2018
di Vittorio Feltri

Sono un estimatore di Giuseppe Cruciani, conduttore principe della radiofonica Zanzara, programma di successo. E noi abbiamo il privilegio di averlo quale collaboratore, autore di pregevoli articoli che pubblichiamo con soddisfazione nostra e dei lettori. Ciò detto, ci giunge notizia che la ex ministro Kyenge è stata ospite della trasmissione durante la quale, come è suo costume, ha dichiarato che un individuo di colore oggi in Italia deve avere paura. Di chi? Di tutti noi che siamo razzisti. Se questa sua affermazione fosse fondata, le chiederei sommessamente, perché allora centinaia di migliaia di africani continuano a voler sbarcare nel nostro Paese?

Se vengono qui in massa, pur consapevoli che siamo crudeli con i neri, mi domando come mai costoro non cessino un istante di tentare lo sbarco sulla penisola. Io se sapessi che in Senegal mi detestano, eviterei di recarmi laggiù. Mi sembra logico stare lontano da popoli inospitali e pronti ad aggredirmi. Viceversa i signori di pelle scura, pur dicendo di essere odiati da queste parti, non smettono di chiederci ospitalità. E il bello, anzi il brutto, è che seguitiamo ad accoglierli e a mantenerli ovviamente a nostre spese. O siamo scemi noi, più probabilmente, o sono scemi loro che corrono in bocca al lupo. Un lupo talmente buonino che non sbrana alcuno, come risulta dalle statistiche, ignorate da madame Kyenge. (altro…)

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