Archive for the ‘Editoriali – Opinioni’ Category

Ballottaggi, Giannini: “La valanga azzurra travolge il Pd di Renzi”

lunedì, giugno 26th, 2017

Dopo i ballottaggi si può parlare di “valanga azzurra”: il Cavaliere trionfa in roccaforti storiche come Genova, Sesto San Giovanni, L’Aquila, Verona, Pistoia, Cosenza, Catanzaro. Nei comuni con oltre 15mila abitanti il centrosdestra passa da 5 s 15 Comuni, il centrosinistra da 14 a 4. Silvio Berlusconi “capisce che a livello territoriale con Salvini può vincere ovunque”. “Il centrosinistra è il vero sconfitto: Renzi ha “tanti nemici a sinistra” e paga “provvedimenti non proprio popolari come il salvataggio delle banche venete”. Dal 2014 “non ha vinto più nulla”. Quanto ai Cinquestelle, “non c’erano, però hanno ingrossato il partito trionfatore, quello del non voto”

il commento di Massimo Giannini
montaggio Francis D’Costa

REPTV

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Ballottaggi, Diamanti: “M5s non radicato sul territorio, Pd sempre meno partito”

lunedì, giugno 26th, 2017

Dai risultati dei ballottaggi arrivano tre indicazioni: la debolezza del Movimento Cinque Stelle “non radicato sui territori e in difficoltà a promuovere  propri candidati”; “il bipolarismo prevale dovunque”; il centrodestra è “molto più forte” anche in contesti che erano andati sempre al centrosinistra, mentre il Pd è “sempre meno partito” e il “PdR” e “le sinistre” hanno un problema perché hanno perso anche dove si sono presentati uniti.

l’analisi di Ilvo Diamanti
politologo
(a cura di Giulia Santerini)
montaggio Francis D’Costa

REPTV

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Una sinistra sorda mediti sugli errori

lunedì, giugno 26th, 2017

STEFANO FOLLI

IN FONDO alle urne di un secondo turno desertificato dall’astensionismo, c’è la vittoria del centrodestra. Vittoria netta e indiscutibile, a cominciare da Genova, città simbolo di queste elezioni comunali. Era una storica roccaforte della sinistra, da oggi avrà un’amministrazione di destra, sull’asse Forza Italia-Lega- Fratelli d’Italia che già governa la regione con Toti.

Ma le liste berlusconiane e leghiste si affermano un po’ ovunque, da Nord a Sud. Berlusconi dimostra di essere politicamente immortale: un moderno “Rieccolo” come ha detto qualcuno ricordando la definizione che Montanelli aveva coniato per Amintore Fanfani. Ma è un Berlusconi che nel settentrione deve molto alla Lega e anche all’afflusso degli elettori Cinque Stelle (quelli che si sono scomodati per andare a votare, s’intende). L’esclusione del partito di Grillo da quasi tutti i ballottaggi — tranne Asti e Carrara — ha avuto l’effetto di rinforzare i candidati del centrodestra a scapito degli avversari strategici del M5S, vale a dire le liste del Pd. Certo, è una magra consolazione per il movimento anti-sistema, le cui ambizioni erano più alte e che si è ritrovato di fatto a spalleggiare uno dei protagonisti del sistema contro l’altro. Annoverando per se stesso solo la vittoria a Carrara. (altro…)

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Un risultato chiaro e le future lacerazioni del proporzionale

lunedì, giugno 26th, 2017

A caldo , il risultato sembra di facile lettura: il centrodestra ha vinto, il centrosinistra ha perso, e i Cinque Stelle si erano già spenti due settimane fa. A freddo, però, l’analisi deve spingersi oltre. Intanto, va registrato un brutto calo della partecipazione: sotto il 50 per cento. Nelle pieghe della vittoria di Lega e Forza Italia si annida la competizione tra Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, sbilanciata a favore del primo. Quanto alle sinistre, il Pd deve prendere atto che l’effetto delle primarie è svanito; e che la finzione di unità a livello locale non ha dato i risultati sperati. Di fatto, il movimento di Beppe Grillo non c’è stato ma si sa che alle Politiche ci sarà, eccome. A occhio, verrebbe da dire che i ballottaggi di ieri forse sono l’ultimo omaggio alle logiche del maggioritario, in vista della sua archiviazione; e che preparano mesi di lacerazioni e polemiche, a destra e a sinistra, in attesa di un sistema proporzionale dai contorni confusi. La resurrezione dell’ex Polo delle libertà, però, non può essere sottovalutata. È una conferma, dopo i segni di vitalità offerti al primo turno. E imporrà ai suoi capi di tentare un’intesa che faccia superare contrasti anche personali: sebbene difficilmente Berlusconi darà via libera a una candidatura di Salvini a Palazzo Chigi, ritenuta estremista e perdente.

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La débâcle del centrosinistra, Renzi non può fare finta di nulla

lunedì, giugno 26th, 2017
Riccardo Barenghi
 

Peggio di così non poteva andare. E non solo per Matteo Renzi, non solo per il Partito democratico. Ma per tutta la sinistra italiana, o quasi. In tutte le città in cui il candidato di centrosinistra è riuscito ad arrivare al ballottaggio (tranne eccezioni come a Padova) ha perso. E non contro i temibili grillini, quelli che turbano il sonno dei democratici. Ha perso contro il centrodestra, di nuovo miracolosamente unito (chissà fino a quando). Contro Berlusconi insomma, e contro Salvini. Come se non fossero passati 23 anni da quando la sinistra venne sconfitta dal Cavaliere apparso sulla scena politica come un coniglio dal cilindro del mago e che oggi riappare come un fantasma castigatore.

 Nessuno pensa che la storia si ripeta tale e quale, in questi 23 anni è successo di tutto, Berlusconi non è più quello di allora, Salvini non è Bossi, Grillo non esisteva se non nei teatri e la sinistra era un’altra cosa. E soprattutto queste erano elezioni locali, molto locali, che non dovrebbero avere un valore politico nazionale.

Non dovrebbero ma invece ce l’hanno, soprattutto perché non sono le prime consultazioni amministrative che puniscono il Partito democratico praticamente ovunque, addirittura a Genova che è sempre stata una roccaforte rossa, addirittura a Sesto San Giovanni denominata la Stalingrado d’Italia, e nella sua roccaforte toscana, come Carrara dove vince il candidato dei Cinquestelle. (altro…)

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Giornata difficile per la sinistra, Genova sulla scia di Roma e Torino

lunedì, giugno 26th, 2017

Il commento sulle amministrative di Maurizio Molinari su SkyTg24 (Canale 50 sul digitale terrestre).

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Nei comuni vince il centrodestra: operazione tenaglia sull’ex premier Renzi

lunedì, giugno 26th, 2017
Marcello Sorgi

Dopo quelle di Roma e Torino del 2016 a favore dei 5 stelle, la sconfitta del centrosinistra a Genova (e non solo, praticamente dappertutto), stavolta a vantaggio del centrodestra, ha un valore politico e simbolico doppio. Significa che anche nel caso, verificatosi quest’anno nella tornata di amministrative che ha coinvolto quasi dieci milioni di elettori, di riflusso populista (Genova, non va dimenticato, è la città di Grillo, ciò che rende più amaro per l’ex-comico il risultato di ieri), il Pd e i suoi alleati – al contrario del resuscitato centrodestra – non rappresentano più una scelta credibile di governo, neppure se si presentano uniti, in un capoluogo storicamente legato alla sinistra e che avevano amministrato ininterrottamente per tutta l’epoca della Seconda Repubblica, anche quando l’amministrazione regionale aveva cambiato di segno. A voler adoperare un po’ di malizia, si può dire che ha funzionato perfettamente lo schema di gioco messo in campo dagli avversari di Renzi, che prevedeva di inneggiare al ritorno della coalizione post-ulivista in caso di vittoria, e scaricare tutta la responsabilità di un eventuale insuccesso sulle spalle del segretario. (altro…)

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L’Europa deve ritrovare anima e identità

sabato, giugno 24th, 2017

Il vertice europeo di ieri si è occupato di molte cose, troppe. Perlomeno è positivo che abbia dato grande rilievo alla sicurezza (proposta di un fondo europeo per la difesa e di misure contro il terrorismo). Che dalle dichiarazioni di intenti si passi subito ai fatti non è molto probabile. Per una combinazione di inerzia burocratica e di incertezza politica. Sappiamo che poche foglie si muoveranno nell’Unione prima delle elezioni tedesche di settembre. Non sappiamo invece quali saranno i futuri equilibri di potere ora che la Francia, con Macron, ha di nuovo un presidente forte e assertivo. Chi pensa che, semplicemente, si ricostituirà l’antico condominio franco-tedesco (come suggerisce la conferenza stampa congiunta di Merkel e Macron) la fa troppo facile. Perché l’Unione è oggi molto più ampia (ci sono molti più Paesi) e dunque è molto più difficile da governare rispetto ai tempi in cui c’era quel condominio. Perché la Germania è oggi molto più forte della Francia e, nonostante Macron, lo squilibrio di potenza fra i due Paesi non potrà essere ridotto. Perché , infine, è da diversi anni che la Germania è abituata ad essere il dominus incontrastato dell’Europa. Non sarà facile, per la sua classe dirigente e la sua opinione pubblica, riadattarsi all’antico ruolo del comprimario. Ma ammettiamo pure che l’incertezza politica possa effettivamente ridursi e che Macron riesca a ridimensionare almeno in parte la supremazia tedesca.

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Grillo non è medico. Ora basta pagliacciate

sabato, giugno 24th, 2017

Ognuno dice la sua, come se fosse la cosa più normale del mondo, come se fossimo al bar a parlare di calcio o con gli amici a dissertare di donne.

Ma se possiamo dirci tutti commissari tecnici della nazionale più capaci del ct incaricato, se è facile millantare conquiste manco fossimo George Clooney senza che ciò provochi alcun danno, improvvisarsi medici può essere molto pericoloso. Vale per noi, ma anche per i politici e gli amministratori pubblici. Che ne so io di vaccini, ma anche che ne sa Beppe Grillo o chiunque altro non abbia titoli accademici adeguati?

Quando si parla di malattie e di cure c’è una via maestra e obbligata: affidarsi alla comunità scientifica. Che non sarà fatta di santi ma se all’unanimità (le voci discordi sono statisticamente irrilevanti) si è espressa a favore delle vaccinazioni di massa, un motivo ci sarà. (altro…)

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La filosofia batte i tweet

sabato, giugno 24th, 2017
alessandro d’avenia
 

Quando l’anima è pronta allora anche le cose sono pronte. L’attenzione che i mezzi di comunicazione accordano all’esame di maturità è la conferma del fatto che rimane uno degli ultimi riti di passaggio, in un’epoca in cui trionfa anche sugli umani la visione prestazionale delle macchine: o funzionano o sono guaste, non c’è crescita. L’esame di maturità interessa perché mette a tema, almeno una volta all’anno, il tempo “inutile” in cui ci si può dedicare a pensare chi sia l’uomo, la sua origine, il suo destino, la sua felicità. Fuori invece prevale il grande meccanismo in cui l’io non deve crescere, ma semplicemente diventare l’oggetto di produzione di se stesso, l’io-prestazione sostituisce l’io-presenza, abbiamo valore nella misura in cui siamo capaci di procurarcelo con le nostre forze e quindi alla periferia dell’io: avere, apparire, fare.

 L’essere è cosa di cui si occupa chi ha tempo da perdere, roba da adolescenti, dopo si entra nel tempo da ottimizzare, illusi che il tempo si possa guadagnare, come se il tempo fosse a nostra disposizione e non noi a disposizione del tempo. Non c’è spazio per le domande che aprono un tempo verticale, quello che dà senso al tempo orizzontale degli orologi. Il tempo deve essere vinto, fare finta che non ci sia, nascondere che moriremo, vogliamo scavalcare la morte come se potessimo scavalcare la nostra ombra.

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