Archive for the ‘Editoriali – Opinioni’ Category

Consenso truccato incapacità manifesta

lunedì, Maggio 6th, 2019

Alessandro Sallusti

Una volta i politici misuravano la propria forza con le tessere, il cui mercato nero era una delle cose più scandalose della Prima Repubblica.

Oggi ci si conta con «like» e «follower» sui social network, ma la musica non è cambiata. È una grande truffa, come lo era quella delle tessere. E la verità è che il «governo del cambiamento» ha cambiato la forma, ma non la sostanza del fare politica.

Semmai oggi tutto è più facile di ieri: per accumulare false tessere ci voleva anche talento e mestiere, mentre per comprare finti fan su Internet bastano i soldi. Ci sono società insospettabili che, sotto la voce «consulenza per l’immagine», sono in grado di farti diventare una star del web con poche migliaia di euro, e anche io ne so qualcosa (di recente hanno provato a vendermi cinquantamila follower).

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I Cinque Stelle travestiti da sinistra

lunedì, Maggio 6th, 2019

di Paolo Mieli

I Cinque Stelle travestiti da sinistra

Apparentemente quelle tra Di Maio e Salvini sono nient’altro che insopportabili schermaglie, baruffe, litigi in vista delle elezioni europee. Oltretutto in un gioco delle parti. In realtà quel che accade giorno dopo giorno sul palco della politica italiana è invece l’effetto di una interessantissima campagna elettorale con la quale il Movimento Cinque Stelle – forse in ritardo sui tempi – sta provando a rimontare una débâcle annunciata (i sondaggi da qualche settimana avevano iniziato ad attribuirgli un risultato inferiore al 20%). Ricordiamo, prima di analizzarne la strategia, che le elezioni europee sono tra le più sfavorevoli al movimento fondato da Beppe Grillo il quale, sostanzialmente, non ha nulla da dire sull’Europa e dà mostra di confusione di idee sull’insieme della politica internazionale. Tant’è che già nel 2014 conseguì risultati assai modesti al confronto di quelli sfavillanti ottenuti nelle elezioni politiche dell’anno precedente. In più, l’M5S è giunto all’appuntamento di questa prova elettorale avendo alle spalle dieci mesi di sondaggi (e di risultati in elezioni amministrative) che lo presentavano in agonia, agonia resa ancor più evidente dalla vistosa crescita – sempre da sondaggi e amministrative – del partito leghista.

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Il tormentone dei cantieri che nessuno sa sbloccare

domenica, Maggio 5th, 2019

di Dario Di Vico

Il tormentone dei cantieri che nessuno sa sbloccare

Chi ha inventato il neologismo Sblocca cantieri dovrebbe fare una sana autocritica. Il motivo è semplice: l’insieme delle procedure contenute nel decreto, che porta quello sfortunato nome, non riuscirà nell’intento. E di conseguenza con tutta probabilità non sarà in grado di determinare nessun effetto positivo sul Pil 2019. Purtroppo le più fosche previsioni dell’Ance, l’associazione dei costruttori, si sono avverate. Il provvedimento rischia addirittura di creare problemi di confusione tra vecchio e nuovo regime, non semplificherà le autorizzazioni ante-gara, creerà dei commissari straordinari per la cui nomina dovremo attendere mesi e mesi, avrà bisogno di ben tredici misure attuative per far partire il nuovo regolamento degli appalti.

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La tagliola di Zingaretti

giovedì, Aprile 25th, 2019

di Marco Damilano  

La tagliola di Zingaretti

C’era una volta il cuore rosso collocato nell’Italia di mezzo, come lo aveva definito il sociologo Francesco Ramella, un mondo immobile, collocato nel centro del Paese. Quel reticolo di cooperative, amministrazione, sindacato e partito che sembrava estraneo alle epoche, immune ai cambiamenti nazionali, neppure sfiorato dalla Prima Repubblica dominata dalla Dc e dalla Seconda del bipolarismo incerto e inquieto. Le uniche incognite, alle elezioni regionali o locali, riguardavano le percentuali di consenso del Pci e delle sigle post-comuniste, se prendevano qualche punto in più o in meno rispetto alle precedenti elezioni. Poi le cose si misero a correre, anche da quelle parti, più di dieci anni fa. Anche se le sconfitte elettorali sembravano solo episodi, accolti con indifferenza dai gruppi dirigenti locali e nazionali. Nel 2007 il centrodestra espugnò per la prima volta in Umbria la roccaforte di Todi, sembrò una bizzarria, oggi suona come un sinistro precedente perché nel 2017 la destra è tornata a vincere, dopo aver espugnato Perugia e prima di vincere anche a Terni, e la sindaca uscente di dodici anni fa era la allora quarantenne Catiuscia Marini, oggi costretta a dimettersi da presidente della Regione Umbria del Pd per uno scandalaccio di raccomandazioni sulla sanità pubblica. Arresti, intercettazioni. La candidata brava che non deve passare e quella segnalata che deve entrare. «La Cataldi ha fatto una bella prova, ma ce n’è un’altra che sta andando molto molto bene», si allarmano i responsabili della commissione d’esame, chiamati a eseguire l’ordine: mettetela dentro.

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Vittorio Feltri e i “cannibali islamici protetti dalla sinistra”. La sfida: “Io li chiamo figli di…”

mercoledì, Aprile 24th, 2019

di Vittorio Feltri

La notizia dei morti ammazzati in Sri Lanka è risaputa: circa trecento vittime. Le televisioni l’ hanno lanciata e rilanciata, ma con garbo. Come se fosse un fatto ordinario, tipo tamponamento sulla Salerno-Reggio Calabria. Niente di eccezionale. Pochi (o nessun giornalista) hanno detto fuori dai denti che gli assassini sono musulmani esaltati, kamikaze, terroristi spietati persino contro se stessi, visto che si annientano goduti allo scopo di sterminare cristiani e occidentali.

Il motivo che induce la mia categoria a essere prudente nell’accusare i maomettani di stragismo è drammaticamente semplice. Il pensiero unico progressista è che i figli di Allah spesso non sono figli di puttana, bensì bravi ragazzi fedeli di una religione nobile che hanno varie ragioni per odiare noi che non adoriamo il loro Dio. Siamo intimiditi dagli islamici e li rispettiamo al punto di non imputare loro crimini orrendi. E la sinistra in particolare, non più dotata di voti sufficienti per governare, però ancora padrona di molte leve di potere, cerca di proteggere gli immigrati dal Medioriente nella speranza di rabbonirli e farseli amici. Il fine è evidente, traspare dalla maniera in cui gli ultrà rossi agiscono. Non hanno neanche il coraggio di ammettere che il monopolio del terrorismo ce l’hanno i cannibali dell’islam.

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Privatizzazioni, i conti non tornano

mercoledì, Aprile 24th, 2019

di Gian Antonio Stella

«Tesoro: immobili; no “svendopoli”, cambio d’uso per valorizzare». Quanti insistono sull’idea di fare cassa vendendo parte del patrimonio immobiliare pubblico farebbero bene a rileggere quell’Ansa del 2001 e confrontare i sogni, gli impegni e le aspettative di allora con quanto è accaduto davvero. Un esempio? La «caserma Miale» di Foggia. Un auto-bidone economicamente catastrofico. Sono andate avanti per anni, le polemiche, le risse, le inchieste della magistratura su quell’operazione di «valorizzazione» di beni immobili che il governo di Silvio Berlusconi e il ministro Giulio Tremonti avevano battezzato Società Cartolarizzazione Immobili Pubblici. Sigla assai infelice: Scip. Destinata a diventare il titolo di un libro di Mario Milone: «Scippopoli». E ad essere chiusa come un carrozzone nel 2009 dal successivo esecutivo berlusconiano, dopo la parentesi prodiana, tra commenti salaci. Come quello di ItaliaOggi: «Cala il sipario sull’esperimento Scip. Muore la società che doveva far cassa cedendo immobili pubblici». Incipit: «Era un fulgido esempio di finanza creativa. Una di quelle soluzioni esoteriche escogitate per permettere allo Stato di fare cassa cedendo immobili pubblici».

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La trappola giustizialista

lunedì, Aprile 22nd, 2019

Alessandro Sallusti

Il premier Conte dice che gli serve un po’ di tempo per decidere se licenziare o no Armando Siri, il sottosegretario leghista finito nei guai per un’accusa di corruzione.

In realtà Conte deve decidere altro, cioè se far cadere il suo governo o provare a farlo stare in piedi ancora un po’ con qualcuno degli artifici che la politica si inventa per negare la realtà. C’è poco da «studiare le carte», come sostiene Palazzo Chigi. Le carte le studino giudici e avvocati, i politici si limitino ad aspettare le sentenze. O vale l’idea che uno è innocente fino a condanna o vale che l’avviso di garanzia è di per sé una prova di colpevolezza. Lo spartiacque non è cosa da poco, a nostro avviso è la differenza che c’è tra la civiltà e la barbarie, tra il diritto e l’arbitrio.

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Decimazione

lunedì, Aprile 22nd, 2019

Nuovo

Da 1,5 milioni nel 1990 ai 146 mila di oggi, quello dei cristiani in Iraq non è un genocidio fisico, ma culturale e di identità delle stesse radici dell’Occidente. Possiamo non occuparcene? Le prime conclusioni dell’inchiesta in Iraq con i frati di Assisi finanziata da Huffpost

ERBIL, Kurdistan, Iraq. La cerimonia è piena di canti e incensi, ma senza pompa – banchi pieni, fedeli assorti. Nella Chiesa di San Giuseppe a Erbil l’attesa dell’evento più importante della vita cristiana, la resurrezione di Gesù, è scandita dal suono sconosciuto dell’Aramaico. La lingua di Gesù è qui ancora in uso nelle cerimonie della Chiesa Caldea, e non somiglia a nessuna delle lingue del mondo attuale, non ha echi se non quelli suoi propri.

La prima volta che ho sentito una messa in Aramaico era in un’altra festa, un’altra attesa. Era il Natale del 1990 a Baghdad, sotto assedio da parte delle forze della Coalizione occidentale, dopo che il 2 agosto Saddam Hussein aveva invaso il vicino Kuwait in una mossa di annessione. E l’attesa per la nascita del Bambino si confondeva con l’attesa delle bombe. Tre settimane dopo quel Natale, il 17 gennaio – 18 ore e 38 minuti dopo la scadenza dell’ultimatum dell’Onu, alle 02:38 del mattino ora di Baghdad- le bombe sarebbero arrivate. Puntuali.

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Lo sforzo di verità che serve al paese

lunedì, Aprile 22nd, 2019
di Ferruccio de Bortoli

Bisogna sinceramente ammettere che il premier Giuseppe Conte è uno straordinario avvocato. Più che del popolo, delle cause impossibili. Riesce a tenersi in equilibrio nonostante le laceranti contraddizioni tra le parti della sua maggioranza. E, dunque, è anche un buon navigatore della politica. Cammina con insospettata leggerezza sulle uova, non solo pasquali, dei dossier di governo. Crediamo sia consapevole — anche se dalle sue parole non si evince — che dopo le elezioni europee lo scenario sarà del tutto diverso. Compreso il suo destino. Del resto sa, per esperienza legale, che un arbitrato può saltare se uno dei litiganti risulta rafforzarsi troppo rispetto all’altro. Se Matteo Salvini avrà molti più voti di Luigi Di Maio e la tentazione di mandare all’aria tutto per chiedere le elezioni anticipate. Salvo fare i conti con l’oste, che si dimentica sempre in questi scenari, cioè il presidente della Repubblica cui spetta il potere di scioglimento delle Camere (in autunno poi non si è mai votato).

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Il vero nemico è la sciatteria dell’uomo verso la storia

mercoledì, Aprile 17th, 2019

Giordano Bruno Guerri

Appena sugli schermi sono apparse le immagini della cattedrale in fiamme, il pensiero di moltissimi – me compreso – è stato che doveva trattarsi di un attentato.

Un vile, odioso attentato di qualche fanatico terrorista islamico. Il crollo della guglia di Notre-Dame ha richiamato immediatamente quello delle Torri Gemelle, neanche 18 anni fa, nello stesso inferno di fuoco, fumo e dolore. Se allora si era voluto colpire il cuore del capitalismo occidentale, un simbolo della potenza americana, stavolta il nemico aveva voluto abbattere uno dei più potenti e antichi simboli religiosi del cristianesimo, dell’Europa e della Francia, un luogo sacro anche ai non credenti, per tutta la storia che vi è passata.

Dispiace averlo pensato, e maggiormente scriverlo, ma l’ipotesi dell’attentato finiva per essere consolante. Ci sarebbe stato un avversario crudele e spietato da cercare e punire, un colpevole da accusare e combattere, una giustificazione alla tragedia inattesa di un’intera cultura.

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