Archive for the ‘Sanità’ Category

Nei centri mancano 8mila infermieri. Caos in Alto Adige: uno su due rifiuta

mercoledì, Gennaio 13th, 2021

Maria Sorbi

E mentre ai tavoli istituzionale si fa di tutto pur di non rimanere senza scorte di vaccino, in alcune regioni c’è chi prende appuntamento per l’iniezione anti Covid e poi nemmeno si presenta.

Sono i medici e i sanitari obiettori dell’Alto Adige: uno su due ha boicottato la vaccinazione pur essendo nelle liste dei primi ad averne diritto. E sarà pur vero, come precisa l’assessore alla Sanità della provincia di Bolzano Thomas Widmann, che da quelle parti «la cultura del vaccino è molto bassa» ma ci si aspettava che davanti a una pandemia l’atteggiamento cambiasse. Se non altro per garantire una cintura di immunità attorno ai pazienti assistiti. Per evitare complicazioni, ieri sono iniziate le somministrazioni agli anziani over 80.

A mettere a rischio la piena realizzazione della campagna vaccinale potrebbe essere anche la carenza di infermieri: al bando per arruolarne 12mila hanno aderito in meno di 4mila e questo potrebbe rallentare le operazioni nei centri di somministrazione.

Ma la vera battaglia da perseguire in questa prima fase è quella che riguarda le scorte: vietato restare senza vaccini. La direttrice generale del dipartimento salute e sicurezza alimentare della Commissione Ue, Sandra Gallina, a capo dei negoziati con le case farmaceutiche, in un intervento al Parlamento europeo ha spiegato che «la consegna delle dosi di vaccini sarà più ricca a partire da aprile. Nel secondo trimestre arriveranno molte dosi. Nel primo trimestre non sono tutte quelle che avremmo voluto, ma sono quelle che abbiamo negoziato».

Ieri notte è arrivato il primo carico di 47mila dosi del vaccino di Moderna, che verranno distribuite alle regioni con il maggior numero di over 80. Nei prossimi due mesi ne saranno fornite in tutto 470mila e a occuparsi delle consegne sarà Poste Italiane, tramite il suo corriere espresso Sda. L’azienda ha attrezzato 40 furgoni con celle frigo da 1.300 litri ognuna e si occuperà del trasporto con un network dedicato, che consentirà di collegare l’Istituto superiore di sanità di Roma direttamente con le Asl e gli ospedali interessati da questa prima tranche.

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Vaccino AstraZeneca, tocca all’Ema: risposta attesa per il 29 gennaio. Pronte da metà febbraio 8 milioni di dosi per l’Italia

mercoledì, Gennaio 13th, 2021

di Mauro Evangelisti

Otto milioni di dosi, tra febbraio e marzo. Basta questo dato a spiegare quale accelerazione darebbe l’autorizzazione al vaccino di AstraZeneca da parte di Ema, l’agenzia regolatoria dell’Unione europea. Ieri la multinazionale anglosvedese (che produce un vaccino sviluppato dall’Università di Oxford con la collaborazione dell’italiana Irbm) ha presentato ufficialmente la richiesta di autorizzazione alla commercializzazione condizionata. La risposta è attesa per il 29 gennaio. Si tratta di un vaccino già somministrato nel Regno Unito e in Argentina, per il quale l’Italia attende 40 milioni di dosi. Non richiede la catena del freddo come Pfizer-BioNTech e dunque la distribuzione è più semplice. APPROFONDIMENTI

Vaccino Moderna, prime 47mila dosi in Italia: priorità alle regioni con più over 80

Se a fine gennaio ci sarà il via libera, AstraZeneca invierà le prime forniture già a metà febbraio. Si ipotizzano 8 milioni di dosi entro fine marzo. Andrebbero ad aggiungersi agli 8,7 milioni di Pfizer e al milione di Moderna (almeno questo prevedeva la tabella di marcia del piano vaccinale). In questo modo, in linea teorica, l’Italia a fine marzo potrà avere vaccinato già oltre 8 milioni di persone (Arcuri prudenzialmente ha parlato di 6 milioni) e, considerando che la protezione avrebbe così raggiunto tutti gli operatori sanitari, il personale e gli ospiti delle Rsa e gli ultra ottantenni, sarebbe un risultato incoraggiante.

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Ecco il nuovo piano contro le pandemie. “Nell’emergenza cure solo a chi può salvarsi”

martedì, Gennaio 12th, 2021

di ALESSANDRO FARRUGGIA

Il ministro della Salute Roberto Speranza (Ansa)

Il ministro della Salute Roberto Speranza (Ansa)

Se i servizi sanitari fossero travolti dalla pandemia e non ci fossero posti letto di terapia intensiva per tutti potrebbero essere privilegiati i pazienti con più probabilità di sopravvivere. I più giovani, quelli con meno patologie croniche. A sostenerlo è una bozza del piano pandemico 2021-2023. “In caso di pandemia, quando la scarsità rende le risorse insufficienti rispetto alle necessità – si osserva – i principi di etica possono consentire di allocare risorse scarse in modo da fornire trattamenti necessari preferenzialmente a quei pazienti che hanno maggiori possibilità di trarne benefici. Lo squilibrio tra necessità e risorse disponibili può rendere necessario adottare criteri per il triage nell’accesso alle terapie. Non è consentito agire violando gli standard dell’etica e della deontologia, ma può essere necessario, per esempio, privilegiare il principio di beneficialità”.

La bozza, elaborata dal dipartimento Prevenzione del ministero della Salute, sarà sottoposta alle Regioni e indica una serie di misure per fronteggiare future, possibili pandemie. Ma è il riferimento all’aspetto etico che ha subito accesso la discussione. Dal ministro della Sanità hanno sottolineato che il documento è ancora in divenire. “Il piano pandemico influenzale 2021-2023 che sta circolando – osservano – è solo una bozza informale, condivisa con i soggetti interessati e destinata a raccogliere indicazioni e modifiche”.

In questo senso peraltro andava anche un documento (“Raccomandazioni di etica clinica per l’ammissione a trattamenti intensivi e per la loro sospensione in condizioni eccezionali”) elaborato lo scorso 29 febbraio dalla Siaarti (Società italiana di anestesia analgesia rianimazione e terapia Intensiva), che affermava: “Come estensione del principio di proporzionalità delle cure l’allocazione in un contesto di grave carenza delle risorse sanitarie deve puntare a garantire i trattamenti di carattere intensivo ai pazienti con maggiori possibilità di successo terapeutico: si tratta dunque di privilegiare la ‘maggior speranza di vita’”.

In direzione di un triage a danno dei pazienti con meno probabilità di sopravvivere si erano mossi nei mesi scorsi Paesi come la Gran Bretagna e la Svezia. Una direttiva del 17 marzo rivolta agli ospedali dell’area di Stoccolma ha stabilito che “i pazienti di età superiore a 80 anni o con un indice di massa corporea superiore a 40 non avrebbero dovuto essere ammessi in terapia intensiva, perché avevano meno probabilità di riprendersi”. Da notare che la maggior parte delle residenze sanitarie assistenziali svedesi non erano attrezzate per somministrare ossigeno, così che a molti ospiti è stata somministrata solo morfina per alleviare le loro sofferenze.

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Covid, Speranza: «La seconda ondata non è mai finita. Per alcuni mesi sarà ancora dura»

sabato, Gennaio 9th, 2021

di Monica Guerzoni

ROMA- I numeri che più allarmano Roberto Speranza sono i 68 mila nuovi casi e 1.325 morti della Gran Bretagna, segno che «in Europa c’è una recrudescenza e anche noi dobbiamo farci i conti». La terza ondata non è più un’ipotesi e il ministro della Salute, nelle riunioni di governo, alterna preoccupazione e fiducia: «I vaccini sono la luce, la svolta che apre un’altra fase, ma la verità è semplice. Per avere un impatto il vaccino ha bisogno di mesi e dobbiamo resistere, la battaglia è ancora dura. Dopo sei settimane l’indice rt è scattato sopra 1…». E quando gli chiedono se la terza ondata stia arrivando, risponde con una formula che non lascia spazio all’ottimismo: «La seconda ondata non è mai finita davvero. Adesso c’è una ripartenza e probabilmente sì, il terzo picco arriverà».

Le cifre che almeno un poco migliorano lo stato d’animo di Speranza sono i 19 miliardi per la sanità ottenuti nel Recovery plan, con cui conta di rafforzare la rete ospedaliera e realizzare la «sua» riforma della Sanità. E poi i numeri degli italiani vaccinati di Covid-19, che dopo la falsa partenza scandita da attacchi e polemiche registrano una crescita costante: «Stop alle critiche e niente trionfalismi, stiamo facendo la nostra parte». Questo il motto del ministro della Salute nel giorno in cui il contatore delle vaccinazioni punta dritto al mezzo milione: «Siamo in recupero», commenta Speranza tra una riunione con il commissario Domenico Arcuri e la firma dell’ordinanza che fa scattare la zona arancione per cinque regioni: «Abbiamo lavorato molto per organizzare la campagna, la macchina sta entrando a regime. Non è una gara, però dopo tante critiche prive di senso è bello vedere che siamo secondi in Europa in valore assoluto. Abbiamo 470 mila dosi a settimana e riusciamo a farle tutte».

Si era partiti a ritmi imbarazzanti, con carenza di medici e siringhe e regioni in totale affanno. Ora l’Italia «va veloce, tutte le regioni lavorano a regime», ma resta il problema delle dosi. Sono ancora poche: «Ora arriva anche il milione e 300 mila di Moderna, purtroppo sono numeri molto limitati per il primo trimestre». La «buona notizia» è l’annuncio della presidente Ursula von der Leyen di ulteriori acquisti Pfizer per 300 milioni, di cui all’Italia tocca il 13,46%». Il guaio è che «arriveranno a partire dal secondo trimestre», cioè da aprile in poi. Da qui a marzo, siamo a corto di fiale? «No, usiamo le 470 mila settimanali di Pfizer e da lunedì cominciano con Moderna».

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Moderna, il vaccino approvato dall’Ema. Von Der Leyen: «Valutato come sicuro ed efficace»

mercoledì, Gennaio 6th, 2021

di Silvia Morosi

Moderna, il vaccino approvato dall'Ema. Von Der Leyen: «Valutato come sicuro ed efficace»
La riunione dell’Aifa

Via libera dell’Ema al vaccino Moderna in Ue e alla sua commercializzazione. L’agenzia europea per il farmaco ha raccomandato l’autorizzazione condizionata per il commercio del vaccino contro il coronavirus prodotto dalla società americana per le persone maggiori di 18 anni, si legge in una nota. Si tratta del secondo vaccino contro il Covid autorizzato dall’Ema dopo quello Pfizer/BioNTech il 21 dicembre scorso. «Il vaccino Moderna è sicuro ed efficace», ha detto in una nota la Commissione europea che ne ha autorizzato la commercializzazione. L’Ema ha spiegato che uno studio clinico molto ampio ha dimostrato che il vaccino Moderna è efficace a prevenire il Covid nelle persone dai 18 anni di età: la sperimentazione ha coinvolto in totale circa 30mila persone.



Speranza: «Un passo importante»

Lo studio ha mostrato una riduzione del 94,1 per cento del numero di casi di Covid sintomatici nelle persone che hanno ricevuto il vaccino (11 su 14.134 persone vaccinate hanno avuto Covid-19 con sintomi) rispetto alle persone che hanno ricevuto iniezioni fittizie (185 su 14.073 persone che ha ricevuto iniezioni fittizie ha avuto il Covid con sintomi). «L’agenzia europea del farmaco ha appena approvato il vaccino Covid Moderna. La sfida è ancora dura, ma quello di oggi è un altro importante passo avanti contro il virus», ha scritto su Facebook il ministro della Salute Roberto Speranza.

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Vaccino, Massimo Galli a Tgcom24: “Risposta immunitaria precoce, ma protetti dal virus solo dopo la seconda dose | Rei Thera, serve pazienza”

mercoledì, Gennaio 6th, 2021

Per quanto riguarda il vaccino attualmente in somministrazione, la risposta immunitaria indotta è precoce, ma per parlare di protezione dal Covid è meglio attendere l’assunzione della seconda dose”. E’ quanto assicura a Tgcom24 il professor Massimo Galli, ordinario di Malattie infettive di UniMi, primario all’ospedale Sacco di Milano, precisando: “Mi riferisco al vaccino di Pfizer, già approvato dall’Ema, che i dati degli studi danno efficace al 95%. Ciò non toglie quindi che in qualche caso isolato la malattia si possa manifestare anche in persone completamente vaccinate, anche se da quello che si è visto sono rari i casi di malattia severa”. E per la “new entry” ReiThera? “A mia conoscenza, ci sono dati interessanti, ma ancora preliminari. Mi auguro che questo vaccino possa trovare uno spazio importante nel prossimo futuro”. 

Professor Galli, cominciamo spiegando i tempi in cui agisce il vaccino.

Perché il sistema immune di ciascuno di noi possa rispondere a un vaccino ci vuole un tempo che non è uguale in tutti e nemmeno per i diversi vaccini. In questo caso è confortante constatare che dolo solo 14 giorni dalla prima dose l’incidenza di casi di Covid nei vaccinati è crollata. E’ comunque ragionevole attendere la seconda e lasciar passare ancora qualche giorno dopo averla fatta per ritenersi “protetti”. Qualcuno purtroppo non risulterà protetto anche ben oltre la seconda dose, ma dovrebbero essere pochissimi. Nello studio di Pfizer si sono infettati dopo sette giorni (tra l’ottavo e il 98esimo giorno) dopo aver assunto la seconda dose solo in nove su oltre 21mila vaccinati e solo uno di loro ha manifestato una malattia severa. Che qualcuno non risponda è purtroppo una regola che vale per tutti i vaccini, ma in questo caso, ripeto, sembrano essere veramente pochi.

E la “new entry” ReiThera promette bene?

I numeri che vedo sono positivi: il 92,5% sviluppa anticorpi che difendono dal virus con una singola dose. Ottimo risultato, ma siamo ancora nella fase 1 della sperimentazione. Spero che le altre fasi di studio confermino quanto osservato al più presto.
 

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Lo spettro dei vaccini che agita il governo: “Copertura di massa quest’anno a rischio”

lunedì, Gennaio 4th, 2021

Enza Cusmai

La campagna vaccinale per operatori e Rsa parte a rilento e a macchia di leopardo. Tanto che il commissario Domenico Arcuri sprona le regioni e le esorta a vaccinare al più presto le categorie a rischio.

Ma chiede alle amministrazioni locali anche l’elenco dei siti dove si allestiranno i centri vaccinali in vista della fase due, cioè della vaccinazione di massa. Che dovrebbe partire a marzo ma che potrebbe slittare addirittura a giugno e chiudersi a fine anno senza aver raggiunto la famosa immunità di gregge tanto agognata. Le preoccupazioni legate a questo scenario poco rassicurante serpeggiano tra i tecnici del governo che si occupano del piano vaccinale. E sono proprio loro ad ammettere che conti non tornano perché su sei vaccini per cui la Ue ha stretto accordi di acquisto, solo due sono concretamente utilizzabili. E questo ha mandato a monte ogni più rosea previsione.

L’Italia, infatti, può contare attualmente solo su Pfizer e Moderna che possono garantire vaccini da consegnare entro dicembre 2021 solo a 30 milioni di italiani. Va da se che con il 50% di copertura nazionale non si garantisce l’immunità di gregge. Dunque, per non convivere con il Covid anche nel 2022, bisogna ottenere al più presto i rinforzi. Da Astrazeneca o da chiunque possa dare una mano al piano vaccinale. Altrimenti tutta l’organizzazione mastodontica che sarà messa in campo vincerà solo una battaglia e non la guerra. I numeri parlano chiaro: da Pfizer avremo in totale 40,2 milioni di dosi, di cui 13,8 entro marzo, 8,7 milioni nel secondo trimestre e 10,8 nel terzo trimestre dell’anno. Queste dosi copriranno circa 20 milioni di italiani. Poi c’è Moderna, che ha già stabilito il piano di distribuzione per il nostro paese che dovrebbe essere ufficializzato domani. Ma giorno più giorno meno, all’Italia arriveranno 21,2 milioni di dosi in tutto. La prima consegna arriverà verso il 20 gennaio ma è un lotto modesto, di un milione e 300 mila dosi. Bisognerà aspettare ad aprile per vedere altre 4,6milioni di dosi spalmate fino a giugno. In estate, cioè nel terzo trimestre, invece ne arriveranno circa 7milioni e 900 mila, mentre solo nel quarto trimestre, cioè da ottobre a dicembre, le dosi consegnate saranno 7milioni e 300 mila. In totale, fanno 61 milioni e 700 mila vaccini, necessari a immunizzare la metà degli italiani visto che per ogni individuo servirà la prima dose e il richiamo da somministrarsi dopo 21 giorni. In questo scenario, il sostegno del vaccino di Oxford, con 50 milioni di dosi previste, risolverebbero un problema che per ora resta irrisolto. C’è da sperare che Ema approvi al più presto la documentazione di Astrazeneca, che attualmente sta vendendo il suo vaccino a mezzo mondo. L’ Inghilterra farà da apripista nella distribuzione di massa e tra poche settimane si potrà capire se il vaccino funziona e con quale dosaggio. Ma è comunque una battaglia contro il tempo per sconfiggere il virus sempre più agguerrito che si può contrastare solo con gravi danni alle libertà individuali e all’economia.

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Vaccino AstraZeneca, ok entro gennaio. “Ecco il perché del ritardo”

lunedì, Gennaio 4th, 2021

di ALESSANDRO MALPELO

Professor Rasi, a che punto siamo con il vaccino AstraZeneca-Oxford, l’Ema ha ricevuto la documentazione?

“L’azienda farmaceutica ha consegnato il dossier a fine anno – risponde Guido Rasi, microbiologo, ex numero uno dell’ente regolatorio europeo dei medicinali – mi aspetto che l’Ema in settimana possa dettare il cronoprogramma. Non sono burocrati che stanno con le mani in mano. Occorrono però almeno venti giorni per validare un vaccino che richiede studi robusti e omogenei. Mi aspetto che il via libera possa arrivare entro fine mese”.

Le autorità del Regno Unito l’hanno approvato in un baleno.

“Sui tempi potrebbe aver pesato l’andamento dell’epidemia di Covid-19 in Gran Bretagna, che galoppa al ritmo di 50mila contagi al giorno, comprensibile l’esigenza di mettere in sicurezza determinate categorie di popolazione. L’Ema però deve verificare i requisiti per un prodotto che sarà distribuito in 27 stati diversi”.

L’Italia aveva scommesso su questo vaccino. Siamo ora in ritardo rispetto ai tempi preventivati, a cosa sono dovuti i rinvii?

“Il problema è noto, le incertezze attorno al vaccino AstraZeneca-Oxford riguardano la disomogeneità di alcuni dati relativi al dosaggio da utilizzare per ottenere un’efficacia ottimale (una dose e mezzo oppure due), l’intervallo di tempo (4-12 settimane) tra la prima e la seconda somministrazione, le fasce di età in cui si dimostra particolarmente efficace”.

Ci potrebbero essere conseguenze politiche legate all’uscita di Londra dall’Unione Europea?

“Lo escludo, la verifica è meramente tecnica”.

Quando pensa che l’Ema darà l’ok al terzo vaccino europeo?

“Se le informazioni presentate supereranno le criticità riscontrate, entro fine mese si può arrivare a una valutazione analoga a quella dei vaccini Pfizer-BioNTech e Moderna”.

È vero che il vaccino sembra coprire bene i giovani adulti e meno gli anziani?

“Anche prendendo per buona la percentuale più bassa di efficacia dimostrata negli studi clinici (intorno al 60%) è documentato il fatto che il vaccino funziona molto bene in una popolazione mediamente giovane, mentre sopra i 55 anni i numeri sono diversi”.

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Vaccini Covid, oggi parte la vera prova vaccinazioni

lunedì, Gennaio 4th, 2021

di Alessandro Trocino

Vaccini Covid, oggi parte la vera prova vaccinazioni

ROMA – Ferie, personale, disorganizzazione. Le ragioni della falsa partenza della vaccinazione contro il Covid-19 sono diverse, ma la vera partita comincia oggi, quando le Regioni proveranno ad accelerare con la prima giornata ufficiale dedicata al personale sanitario e alle Rsa. Fino a ieri sera risultavano 114.349 vaccinazioni, su 469.950 dosi consegnate. A marzo comincerà la vaccinazione degli anziani: fase ancora avvolta in una nebulosa perché soggetta a troppe variabili, a cominciare dalla quantità di vaccini che sarà disponibile.

Allarme in Lombardia

Nel corso del vertice tra il premier, i capidelegazione e i membri del Cts ieri sera si è espressa «preoccupazione» per i ritardi, a cominciare da quello della Lombardia. Oggi il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, presiederà il Comitato dell’ordine e della sicurezza Pubblica, per valutare la situazione, insieme al commissario Domenico Arcuri. I primi dati vedono la Lombardia in chiara difficoltà, surclassata da regioni come il Lazio, pronte a rivendicare il primato. La Lombardia si difende, spiegando che non poteva richiamare i medici dalle ferie e annuncia da oggi 6.000 vaccinazioni al giorno nei 65 hub regionali, che dovrebbero salire a 10-15 mila entro pochi giorni. Ancora troppo poco per il sindaco di Varese Davide Galimberti, che attacca: «Numeri inaccettabili, siamo i peggiori in Italia».

Le tre più in ritardo

Le regioni più in ritardo sono Sardegna, Abruzzo e Calabria. L’amministrazione governata da Christian Solinas non sembra avere fretta e annuncia che partirà il 7 gennaio. Più complesse le cause del ritardo della Calabria. Le spiega il responsabile Covid Antonio Belcastro: «Ci sono diverse ragioni. Le festività, la scarsità di personale e la scarsa volontà di collaborare di alcuni commissari di aziende pubbliche ospedaliere». Già, perché con l’arrivo del nuovo commissario Guido Longo, ci sarà nei prossimi giorni un ricambio quasi completo dei vertici. Belcastro denuncia carenza di personale e annuncia l’accordo con il Rotary Club: «Ci metterà a disposizione 125 medici gratuitamente». Poi rassicura: «Riusciremo a metterci alla pari».

In Liguria

La Liguria è solo al 16,2 per cento di copertura delle dosi arrivate, ma il governatore Giovanni Toti annuncia che da oggi ne saranno somministrate 2mila al giorno. Filippo Ansaldi, direttore della prevenzione e sub-commissario dell’ente ligure Alisa, rassicura: «Abbiamo al lavoro 54 medici, 166 infermieri, 28 operatori sanitari e 56 amministrativi, in 56 linee di produzione. Ferie? Da tempo immemore qui non si fanno né sabati né domeniche. Gli allarmismi sono eccessivi. Presto arriveremo allo standard del 70 per cento». Cifra non casuale, perché tra le prime indicazioni del commissario Domenico Arcuri c’era quella di accantonare un «tesoretto» del 30 per cento di dosi, per la seconda vaccinazione, nel caso di ritardi nella consegna.

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Covid, dottoressa positiva dopo il vaccino: «Lo rifarei e farò il richiamo». Perché succede e perché non c’è da preoccuparsi

domenica, Gennaio 3rd, 2021

di Salvo Toscano e Laura Cuppini

Covid, dottoressa positiva dopo il vaccino: «Lo rifarei e farò il richiamo». Perché succede e perché non c'è da preoccuparsi

Meno di una settimana dopo aver ricevuto il vaccino Pfizer risulta positiva al coronavirus. Si tratta di Antonella Franco, direttore del reparto Malattie Infettive dell’ospedale Umberto I di Siracusa, che adesso è ricoverata nel suo stesso reparto. Sei giorni fa era stata vaccinata a Palermo, tra le primissime persone in Sicilia.

Contenere gli effetti patogeni

«Sono risultata positiva al Covid ma rifarei il vaccino e farò il richiamo che rappresenta l’unica grande opportunità che abbiamo per vincere questa battaglia — fa sapere la dottoressa Franco —. Se non l’avessi fatto, il virus indisturbato mi avrebbe arrecato magari un danno irreversibile. Proprio il vaccino, che produce una proteina spike che aiuta a formare gli anticorpi e blocca la progressione del virus, contribuirà a bloccare la replicazione e a contenere gli effetti patogeni. Prima di fare il vaccino avevo eseguito più di un tampone ma il virus molto probabilmente era ancora in incubazione» conclude Antonella Franco. È scattato il monitoraggio anche per i contatti, a partire dalle persone che erano a bordo del pullman per la trasferta e quelle che la dottoressa ha incontrato durante le procedure per le vaccinazione.

Persone infettate anche nei trial

Sappiamo che l’immunizzazione avviene solo dopo qualche settimana dall’inoculazione della seconda dose del vaccino. «Anche negli studi clinici si sono infettate persone dopo la prima dose proprio perché la risposta immunitaria non è ancora completamente protettiva: negli articoli scientifici è chiaramente riportato. E lo diventa soltanto dopo la seconda dose. Questa è una delle ragioni per non abbandonare comportamenti responsabili dopo essere stati vaccinati» conferma Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità.

Protezione dopo la seconda dose

È bene ricordare che chi riceve il vaccino può risultare positivo e che questo non ha alcuna conseguenza sull’efficacia del siero. Perché non c’è da preoccuparsi? Prima di tutto è da chiarire che la protezione dal coronavirus dopo i primi giorni dall’inoculo non è immediata: aumenta nel tempo ed è «completa» una settimana dopo l’inoculo della seconda dose (che avviene a distanza di 21 giorni dalla prima). Quindi nei primi giorni dopo il vaccino, come avviene anche con gli altri vaccini, non si è protetti. La raccomandazione, per chi riceve il vaccino, è quella di mantenere le misure prudenziali, a partire dalle mascherine, anche una volta vaccinati.

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