Archive for the ‘Sanità’ Category

Al via il Patto per la Salute: in corsia medici fino a 70 anni e specializzandi dal terzo anno

giovedì, Dicembre 19th, 2019

ROMA – Due miliardi messi a disposizione già a partire dal prossimo per la salute e l’utilizzo degli specializzandi in corsia già dal terzo anno. A questo si aggiunge anche, fino al 2022, la possibilità per i medici che hanno compiuto i 70 anni di età di permanere in servizio. Sale anche il tetto della spesa per il personale – le norme sono già state inserite nel decreto fiscale – che consentirà nuove assunzioni. Il Patto per la Salute appena approvato è la risposta per superare l’emergenza della carenza di medici annunciata dal presidente della Conferenza delle Regioni.

Proviamo ad investire con vigore: lo facciamo con 2 miliardi di euro in più quest’anno e 1,5 miliardi il prossimo. Ma abbiamo un obiettivo molto più ambizioso da qui alla fine della legislatura, annunciato insieme al presidente del Consiglio Conte: 10 miliardi per la sanità. Con questo Patto affrontiamo alcuni nodi fondamentali, a partire da quelli del personale, per provare a dare più forza al nostro Servizio sanitario nazionale. Oggi, si è scritta una bella pagina di dialogo tra le istituzioni e di collaborazione istituzionale e il Servizio sanitario è più forte”.

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Meno pillole e tanta intelligenza artificiale, il Grande Fratello della sanità sarà pronto entro il 2025

lunedì, Dicembre 16th, 2019

Franco Velcich

Meno pillole e più dati. Una valanga di dati, per la precisione. Creati e gestiti da ospedali, medici, case farmaceutiche e assicurazioni. E’ questa la inevitabile direzione verso cui si muove in tutto il mondo il settore della sanità, sulle orme dei Paesi battistrada, gli Stati Uniti e la Cina. Nei loro confronti l’Europa è in ritardo, ma proprio per questo può essere un terreno fertile per quei soggetti privati che nella sanità stanno pianificando massicci investimenti. Un dato riassume bene le aspettative di sviluppo del settore: secondo le previsioni di Idc (International Data Corporation), in Europa il volume di dati attinenti alla sanità da qui al 2025 crescerà di cinque volte passando dai due zettabyte del 2019 ai 10 zettabyte del 2025 (un zettabyte equivale a un miliardo di terabyte). E se parliamo di dati, di tantissimi dati da gestire, stiamo certi che la sanità sarà a brevissimo un terreno di confronto per i giganti del tech, da Microsoft ad Amazon, da Google a Facebook, senza dimenticare Apple.

A delineare lo scenario di come sarà la sanità in Europa nel 2025 ci ha pensato Roland Berger, la società leader mondiale della consulenza strategica, che ha redatto uno studio interpellando oltre 400 esperti, fra medici, dirigenti ospedalieri, manager dell’industria farmaceutica e delle assicurazioni, uomini politici e, naturalmente, anche pazienti. L’esempio che Roland Berger ha sottoposto agli esperti è quello della cinese Good Doctor, una piattaforma gestita dal gruppo assicurativo e finanziario Ping An che attualmente lavora con 14mila ospedali e farmacie e ha creato un ecosistema che coinvolge circa 200 milioni di persone.

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L’Istituto superiore della sanità invita le Regioni a vigilare sulle e-cig

lunedì, Ottobre 21st, 2019

L’Istituto Superiore di Sanità (Iss) ha diramato un’allerta di grado 2 (su un massimo di 3 gradi) sulle sigarette elettroniche al Ministero della Salute e agli assessorati regionali. L’obiettivo è di “vigilare sulla grave malattia polmonare tra le persone che utilizzano le sigarette elettroniche”, e in particolare alcuni liquidi, e monitorare l’insorgenza di gravi lesioni polmonari riscontrate in Usa. L’allerta è stata diramata il 10 ottobre.
 

La decisione è stata assunta sulla base delle segnalazioni ricevute dall’Osservatorio Europeo delle droghe e delle tossicodipendenze di Lisbona. Il grado 2, su tre gradi di allerta, quindi intermedio, indica il rischio di lievi danni per la salute e di diffusione di sostanze nel mercato illecito.

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Nobel per la Medicina a William Kaelin, Peter Ratcliffe e Gregg Semenza. Studiano come le cellule reagiscono alla carenza di ossigeno

martedì, Ottobre 8th, 2019

di ELENA DUSI

Gli americani William Kaelin e Gregg Semenza e il britannico Sir Peter Ratcliffe hanno vinto il Nobel per la Medicina. Hanno scoperto come le cellule sentono che nell’ambiente manca ossigeno, e come si adattano modificando il loro metabolismo e i loro livelli di attività. “Si tratta di uno dei meccanismi essenziali per la vita” ha spiegato l’Accademia nel motivare la scelta, che viene messo alla prova ad esempio durante l’attività fisica, oppure per eventi traumatici come ferite, infarti o ictus. In molti tumori, inoltre, le cellule che crescono tumultuosamente consumano grandi quantità di ossigeno. Questo apre diverse possibilità per combatterli. Capire l’effetto del livello di ossigeno nelle cellule ha implicazioni per la cura di malattie come l’anemia, il cancro, per l’allenamento degli atleti o per l’adattamento del corpo all’alta montagna. L’ossigeno è essenziale per trasformare il nutrimento in energia. Viene sfruttato in particolare dai mitocondri: organelli presenti nelle cellule che vengono soprannominati le “centrali elettriche” dell’organismo. Accanto alle carotidi esistono delle cellule specializzate nel misurare la presenza di ossigeno (per la loro scoperta è stato assegnato il Nobel per la Medicina del 1938) che comunicano direttamente con il cervello e regolano il ritmo del nostro respiro.

LEGGI Il Nobel e la speranza nella lotta ai tumori

Un’altra tecnica per reagire alla carenza di ossigeno è aumentare l’ormone eritropoietina nel sangue, come sanno molti atleti che fanno ricorso al doping. Il gene che regola la produzione di questo ormone è stato studiato in particolare da Gregg Semenza e Peter Ratcliffe. Nel cancro (il campo di ricerca di William Kaelin) la presenza di ossigeno è legata alla proliferazione dei vasi sanguigni all’interno del tumore. Vari farmaci sono allo studio per regolare questo meccanismo, con lo scopo di bloccarlo.

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Riforma del ticket, si pagherà per fasce di reddito e avrà un tetto massimo annuale

mercoledì, Ottobre 2nd, 2019

MICHELE BOCCI

Un ticket basato su fasce di reddito familiare e con un tetto massimo di spesa all’anno. Il ministro Roberto Speranza e i tecnici del ministero della Salute stanno lavorando a una revisione del sistema di contribuzione all’attività sanitaria da parte dei cittadini.

Oggi il ticket è previsto per tutti. Gli esenti sono coloro che guadagano meno di 36mila euro l’anno – e hanno più di 65 anni e meno di 6 – e le persone con una patologia cronica o comunque grave (come il tumore).

Il costo per la visita specialistica è di 36 euro ma ci sono tariffe diverse a seconda delle prestazioni. 

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Bonus da 475 euro per chi paga con carte di credito

di ROSARIA AMATO
Da anni si parla di rivedere il ticket (oltre che di togliere il superticket, altra cosa detta da Speranza) ma non si è mai arrivati a una conclusione. Nella bozza del Patto della salute tra governo e regioni del maggio scorso c’è un paragrafo dedicato proprio a una riforma del ticket, bozza che sarebbe stato presa adesso come punto di riferimento dal ministero.

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Tumore al seno, i mammografi e gli ospedali da evitare

lunedì, Settembre 30th, 2019

di Milena Gabanelli e Simona Ravizza

«Il tumore al seno colpisce una donna su undici. E nessuna vuole mettersi nei suoi panni. Ricordati, la prevenzione è sempre la cura migliore». È l’appello promosso dal ministero della Salute per sensibilizzare ai controlli contro il cancro della mammella che colpisce quasi 62 mila donne l’anno ed è il più diffuso (29% sul totale dei tumori femminili). Come sappiamo, a fare la differenza fra una possibile guarigione e un calvario è la diagnosi precoce. Le visite regolari sono quindi un nostro dovere, mentre l’utilizzo di apparecchiature non obsolete è un obbligo delle strutture sanitarie.

Quando non si vedono le piccole lesioni

Oggi nel 50% dei casi il tumore al seno viene «visto» quando è di dimensioni piccolissime, sotto al centimetro. Lo strumento che lo scova è il mammografo. Nei 396 ospedali italiani ce ne sono di due tipi. Quello digitale di ultima generazione garantisce una definizione dell’immagine più precisa, una migliore capacità diagnostica e minor esposizione alle radiazioni. Nelle strutture italiane, come mostra un report del Centro studi di Confindustria sui dispositivi medici, ce ne sono 1.012. Dallo stesso documento emerge che ce ne sono 865 ancora analogici di cui 18 con un’età inferiore ai 5 anni, altri 121 considerati obsoleti perché hanno fra i 5 e i 10 anni e 726 che superano i 10 anni. Ovvero l’84% dei mammografi analogici sono considerati pericolosi perché possono non «vedere» le piccole lesioni. Per quel che riguarda i mammografi digitali solo 51 (2%) hanno più di 10 anni.

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Caso ranitidina, l’Ema chiede test su tutti i farmaci per precauzione

venerdì, Settembre 27th, 2019

ROMA – Un controllo a tappeto, per tutelare la salute dei cittdini europei. Tutti i farmaci autorizzati al commercio nell’Unione Europea devono essere testati per l’eventuale presenza di nitrosammine, le sostanze cancerogene alla base del ritiro da parte dell’Aifa dei lotti di ranitidina e che nel 2018 era stato anche la causa del ritiro di molti farmaci antipertensivi contenenti valsartan. E’ quanto richiede l’Ema, l’agenzia europea per i medicinali. questa determinazione, precisa l’Ema, è precauzionale e riguarda tutti i farmaci che contengono principi attivi prodotti da sintesi chimica.

“Se vengono trovate nitrosammine in uno di questi farmaci – si legge – i detentori dell’autorizzazione all’immissione al commercio devono informare le autorità rapidamente per poter prendere i provvedimenti regolatori più appropriati”. Le nitrosammine sono classificate come un ‘probabile cancerogeno’, vale a dire che l’esposizione sopra i livelli di sicurezza può aumentare il rischio di tumore a lungo termine. “Sono presenti in alcuni cibi e nell’acqua potabile – aggiunge l’Ema – e quando sono stati trovati nei farmaci il rischio di sviluppare un tumore è stato giudicato basso”.

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«Medici in servizio fino a 70 anni»:la richiesta delle Regioni al governo

giovedì, Settembre 26th, 2019

di Claudio Del Frate

«Medici in servizio fino a 70 anni»:la richiesta delle Regioni al governo

Medici in servizio oltre i 65 anni, fino a maturare quaranta anni di servizio effettivo, e comunque non oltre il settantesimo anno di età. La proposta è contenuta nel documento in 16 punti della Conferenza delle regioni per affrontare la carenza di camici bianchi e che sarà presentato nei prossimi giorni al ministro della Salute Speranza. Tra le altre misure formulate dalla conferenza delle Regioni c’è anche la possibilità di arruolare medici neolaureati e metterli subito in servizio. Inoltre per il prossimo triennio, nel caso sia impossibile reclutare medici dipendenti o convenzionati, si prevede che per i medici ospedalieri vengano stipulati contratti di lavoro autonomo anche per lo svolgimento delle funzioni ordinarie.

In pensione 38.000 medici

I «vuoti» negli organici degli ospedali sono un problema che va facendosi di giorno in giorno più grave e che richiede soluzioni rapide .

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Tutti a curarsi al Nord, esodo da 5 miliardi

giovedì, Agosto 1st, 2019

di ANTONIO TROISE

Roma- Li chiamano i “viaggi della speranza” e avvengono tutti su un’unica direttrice, da Sud a Nord. Nel 2019 ne sono stati 319mila, una cifra impressionante. Dietro questi numeri c’è una sanità che nel Mezzogiorno continua a essere “malata”, nonostante qualche punta di eccellenza. Troppo poco per fermare un esodo massiccio di pazienti fra le due aree del Paese. Non è solo un fenomeno sociale. La grande migrazione sanitaria, infatti, sposta non solo le barelle ma anche miliardi di euro. Un conto salato che, di fatto, rende più ricchi i bilanci delle imprese sanitarie del Nord e impoverisce ancora di più le casse di quelle del Sud, che ormai da anni non se la passano bene, fra commissariamenti e bilanci in profondo rosso.

Secondo l’ultimo report della Fondazione Gimbe di Bologna, dedicato ai crediti, ai debiti e ai saldi delle mobilità sanitaria, ogni anno 4,6 miliardi di euro prendono la strada del Settentrione. E l’88% del saldo attivo confluisce verso tre Regioni, quelle cioè che hanno le più evidenti capacità attrattive: Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Quelle che presentano standard di qualità più elevate e, non a caso, che sono fra le apripista delle richieste di maggiore autonomia.

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Ospedali pubblici, code per tutti ma non se paghi. La mappa Regione per Regione

mercoledì, Luglio 3rd, 2019

di Milena Gabanelli e Simona Ravizza

Chi paga, in oltre la metà dei casi, ottiene esami e visite mediche in meno di 10 giorni, gli altri aspettano (se non in casi straordinari, nelle strutture meno gettonate e lontano da casa). Gli ultimi dati del ministero della Salute, tenuti nascosti dentro i cassetti e non resi pubblici, confermano quel che gran parte dei pazienti sperimenta quotidianamente sulla propria pelle: per avere una prestazione in tempi ragionevoli bisogna aprire il portafoglio, come hanno fatto nel 2018, secondo il IX rapporto Censis-Rbm, 19,6 milioni di italiani. Può essere utile, allora, capire quel che sta dietro l’eterno problema delle liste d’attesa. La questione è strettamente collegata all’attività privata dei medici che in Italia, in 51 mila e rotti su 118 mila, visitano in libera professione dentro l’ospedale pubblico per cui lavorano (altri 10 mila visitano in studi privati senza collegamento con la struttura pubblica, i restanti 57 mila invece lavorano solo per il servizio sanitario).

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