Archive for the ‘Sanità’ Category

La pillola dell’aborto anche in consultorio, rivoluzione nel Lazio

mercoledì, aprile 5th, 2017

di ANNA RITA CILLIS e MARIA NOVELLA DE LUCA

ROMA – Aborto nei consultori familiari. Fuori dagli ospedali. Fuori dai reparti di interruzione volontaria di gravidanza. Accade nel Lazio, dove dalla prossima estate sarà possibile per le donne accedere all’aborto farmacologico, con la pillola Ru486, anche nei consultori familiari. Sarà una sperimentazione, durerà 18 mesi, ed è la prima volta che accade in Italia.

La novità, di fatto una vera e propria rivoluzione che punta alla de-ospedalizzazione dell’aborto chimico, fa parte del piano di riorganizzazione della Sanità nella regione Lazio. E proprio in questi giorni un gruppo di lavoro sta definendo le linee guida della sperimentazione. “L’obiettivo è quello di rendere l’accesso alla legge 194 il meno gravoso possibile per le donne – spiega Vincenzo Panella, direttore generale del dipartimento Salute e Politiche Sociali della regione Lazio – in un contesto come quello del consultorio dedicato interamente alla salute femminile, a cominciare dalla contraccezione”. (altro…)

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Sanità, addio ai ticket? Allo studio detrazioni legate al reddito

martedì, aprile 4th, 2017

1.

Via i ticket?

Far pagare un po’ di più i ricchi per garantire l’assistenza sanitaria a tutti i più poveri. Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, è pronta a tornare alla carica per scardinare il sistema dei ticket sanitari. Un meccanismo introdotto alla fine degli anni 80 dal governo De Mita per assicurare la compartecipazione dei cittadini alla spesa sanitaria pubblica che in quegli anni stava esplodendo, ma che oggi, tornato il sistema in equilibrio economico, secondo il ministro sta diventando un ostacolo insormontabile per l’accesso alle cure delle categorie più deboli della popolazione. «I ticket valgono tre miliardi sui 113 del Fondo sanitario nazionale, c’è il margine per eliminare la tassa sulla salute» ripete la Lorenzin ai suoi collaboratori. Domani il ministro vedrà i governatori delle Regioni, che appoggiano senza riserve il suo piano. Purché, ovviamente, non si traduca in un aggravio della spesa a loro carico. Sul tavolo del ministero domani ci saranno dunque alcune ipotesi concrete di intervento, tutte in qualche modo “compensative”.

2.

Le ipotesi: la riforma delle detrazioni

La prima, che rischia però di essere difficile da percorrere, sta a monte dei ticket, e riguarda la riforma delle detrazioni fiscali per i farmaci e le spese mediche. Oggi tutti i contribuenti possono detrarre dalle imposte versate il 19% di queste spese. Si potrebbe pensare di scalettare le aliquote in funzione del reddito personale, fino ad annullare la detrazione per i redditi oltre una certa soglia. Il risparmio che ne deriverebbe servirebbe per eliminare i ticket. Ma la detrazione ha anche un altro problema, perché taglia fuori gli incapienti, cioè chi non paga tasse o ne paga talmente poche da non poter beneficiare dello sconto fiscale. A meno di non trovare una forma per monetizzarle, la revisione delle detrazioni sembra complessa. L’altra strada, sempre a monte dei ticket, è quella di individuare una franchigia in base al reddito. Superata la franchigia (che sarebbe più alta per i redditi bassi e ridotta o annullata per quelli più alti) le prestazioni eccedenti sarebbero a pagamento.

3.

Le soglie di esenzione

Altra ipotesi sul tavolo è quella di rivedere le soglie di esenzione, che valgono circa 8 miliardi di euro, spostandole verso le fasce più deboli, i poveri e gli anziani. Oggi sono esenti dai ticket su pronto soccorso e prestazioni specialistiche gli anziani con oltre 65 anni e un reddito non superiore a 35 mila euro (che potrebbe essere ridotto), i disoccupati e i loro familiari a carico con un reddito non superiore a 8.500 euro (che potrebbe essere aumentato), i titolari di pensione sociale e i pensionati al minimo oltre i 60 anni.

4.

Tagli di spesa

Per finanziare l’eliminazione del ticket si considera infine l’ipotesi di avviare una nuova tornata, finalizzata, di revisione della spesa sanitaria. La responsabilità di manovra sarebbe delle singole regioni, che del resto amministrano autonomamente il ticket sulla spesa farmaceutica (quello statale non esiste più), sulle prestazioni specialistiche e sugli accessi al pronto soccorso, utilizzato per far quadrare i conti dei singoli sistemi regionali. Con risultati un po’ discutibili, visto che il ticket pesa molto nelle regioni più ricche (32 euro l’anno di media a testa in Veneto e appena 8,2 euro in Sicilia). «Dobbiamo arrivare ad omogeneizzare il sistema su tutto il territorio nazionale» dice il coordinatore degli assessori regionali alla sanità, il piemontese Antonio Saitta.

5.

I dati

Secondo i dati diffusi proprio ieri da Eurostat il 6,5% degli italiani (che oltre ai 3 miliardi di ticket ne spendono altri 40, privatamente, per la sanità) non riesce più a soddisfare i bisogni sanitari a causa dei costi troppo elevati: tra i Paesi della zona euro solo in Grecia sono messi peggio.

CORRIERE.IT

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Tangenti sanità, arrestato primario Ortopedia: “Al servizio delle multinazionali delle protesi, lesioni ai pazienti”

giovedì, marzo 23rd, 2017

Il primario ortopedico dell’Ospedale Pini, Norberto Confalonieri, pioniere degli interventi con tecnica computer assistita, è finito agli arresti domiciliari (la procura aveva chiesto il carcere) con le accuse di corruzione e turbativa. E’ indagato anche per lesioni sui pazienti. Secondo le indagine del Nucleo di polizia tributaria, il medico avrebbe messo a disposizione delle due società la propria funzione, sponsorizzando l’acquisto di protesi ortopediche. In cambio avrebbe ricevuto denaro e inviti a programmi televisivi e a convegni. Ma anche “contratti di consulenza occulti e altre utilità economicamente apprezzabili, estese anche ai suoi familiari”. Tipo i viaggi all’estero per tutta la famiglia. Le indagini però vanno avanti perché gli inquirenti vogliono far luce anche sui danni fisici riportati da alcuni pazienti. Sono 62 le cartelle cliniche sospette e sequestrate. “Ho rotto un femore a una vecchietta per allenarmi”, si legge nelle intercettazioni, mentre i colleghi di lui dicevano: “Non gli rimane che operare le renne”. La sua era infatti “una tendenza all’intervento chirurgico mediante impianto di protesi a massa”, un paziente indebitato dopo l’operazione era arrivato a minacciare il suicidio.

Il blitz. La gip Teresa De Pascal, su richiesta dei pm Fusco e Mantella, ha fatto eseguire l’arresto e anche 5 misure interdittive nei confronti del responsabile acquisti e forniture dell’ospedale di Sesto San Giovanni, e di 4 dipendenti delle multinazionali Johnson & Johnson e B. Braun. (altro…)

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Fino a 60 ore d’attesa nei pronto soccorso

giovedì, marzo 23rd, 2017
Paolo Russo

Che i nostri pronto soccorso fossero messi male lo si sapeva già, ma non fino al punto di lasciare quasi tre giorni i pazienti in astanteria, magari su una barella, per ottenere un ricovero. O farli attendere in media oltre 4 ore per un codice verde. Un imbuto infernale dovuto, più che agli accessi impropri di chi non sa dove sbattere la testa, ai tagli dei posti letto e un bel po’ di disorganizzazione. Miscela che genera anche un problema non di poco conto: quello dei ricoveri programmati che stanno diventando oramai un terno a lotto, con liste d’attesa infinite, poiché i pazienti che arrivano in reparto dai pronto soccorso assorbono oramai ben oltre la metà dei letti a disposizione, circa 71mila in meno di quelli che si contavano nel 2000.

A fornire una nuova e sconsolante visione dei pronto soccorso d’Italia è un’indagine dell’Anaao, il più rappresentativo sindacato dei medici ospedalieri. Prima di tutto i numeri smentiscono il ritornello del sovraffollamento creato dagli accessi impropri, che rappresentano appena il 24% e che assorbono a mala pena il 15% delle ore di lavoro totali. A trasformare molte volte i servizi di emergenza-urgenza in un girone infernale è invece prima di tutto l’assenza di letti nei reparti, dove una parte dei pazienti in pronto soccorso dovrebbero essere ricoverati. Così si finisce per restare parcheggiati nei grandi stanzoni dove l’incidentato si lamenta accanto al tossicodipendente e un malato oncologico soffre senza nemmeno il diritto a un po’ di privacy.

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Morbillo, l’allarme dell’Unicef: “Situazione tragica a livello mondiale”

venerdì, marzo 17th, 2017
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Genitori-scienziati scoprono farmaco che salva la vita alle loro bambine

giovedì, marzo 16th, 2017

«È sconvolgente apprendere che le tue figlie, due gemelline identiche, soffrano di una malattia mortale e che non c’è alcuna terapia che possa salvarle». Ne parla alla Bbc, nello speciale “IncredibleMedicine”, la mamma, Chris Hempel, la donna che, insieme al marito Hugh, ha scoperto una cura che ha permesso alle piccole Addison e Cassidy di festeggiare il loro tredicesimo compleanno, quando i medici non pensavano che potessero superare l’età di 7 anni. Una cura che offre una speranza a tanti piccoli malati di una malattia ultra-rara, la sindrome di Niemann Pick di tipo C, che oggi interessa 500 persone in tutto il mondo.

L’Alzheimer dell’infanzia

«Chiamo questa malattia l’Alzheimer dell’infanzia» continua Chris. Sì, perché il problema sta in un alterato metabolismo del colesterolo che fa accumulare questa sostanza nella milza, nel fegato, nei polmoni e, infine, nel cervello di quei piccoli corpi da bambini. Il risultato finale? Un deterioramento progressivo del sistema nervoso con sintomi come la demenza, attacchi epilettici, atassia (perdita di coordinamento dei movimenti) e cataplessia (perdita del tono muscolare). (altro…)

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“La cura da 20 mila euro l’anno sarà gratuita per 1800 malati”

lunedì, marzo 13th, 2017
Melazzini (Aifa): Tolvaptan rimborsato ai pazienti sui quali ha efficacia
LAPRESSE

Mario Melazzini direttore dell’Aifa (’Agenzia Italiana del Farmaco) da 4 mesi, medico, 58 anni, da 15anni è affetto da sclerosi laterale amiotrofica (Sla)

giacomo galeazzi
roma

Nei prossimi giorni, alla commissione tecnico scientifica dell’Aifa verrà ridiscussa la rimborsabilità del farmaco per il trattamento del rene policistico», annuncia Mario Melazzini. «Ho già incontrato l’azienda produttrice del farmaco e presto vedrò la società italiana di nefrologia». Il direttore generale dell’Aifa è in carica da 4 mesi e assicura che per lui le priorità sono «garantire ai pazienti le terapie necessarie e la sostenibilità della spesa farmaceutica». E «non su tutti i pazienti affetti da rene policistico, la terapia è sicuramente efficace, ma su alcuni fenotipi, cioè quadri clinici, sì».

 In fascia C, aggiunge, «ci sono prodotti non essenziali» e «lavoreremo ad un piano industriale sanitario, come fatto per l’epatite C». Una programmazione a vantaggio soprattutto dei «pazienti affetti da neoplasie, malattie autoimmuni, degenerative e rare: in tale contesto i malati con il rene policistico rappresentano una priorità».

Perché il Tolvaptan è finito tra i farmaci a carico del paziente (20mila euro all’anno)?

«E’ accaduto un anno fa per la difficoltà di identificare sottopopolazioni (cioè gruppi di malati nei quali il trattamento abbia un beneficio clinico rilevante), per un margine di incertezza sugli effetti a lungo termine e il rischio di tossicità epatica». (altro…)

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Spendiamo 3 miliardi per farmaci salvavita che la mutua non passa

domenica, marzo 12th, 2017
giacomo galeazzi
ROMA

Possono evitare il trapianto di rene o salvare dal sovradosaggio di terapia del dolore, eppure non vengono rimborsati come il Tolvaptan o scarseggiano in farmacia come il Naloxone. Sono i farmaci di fascia C con ricetta (antinfiammatori, antidolorifici, ansiolitici) per i quali gli italiani spendono 3 miliardi all’anno, in media 180 euro a famiglia, il 36% della spesa farmaceutica privata.

 

 

 Ma pagare di tasca propria a volte è insostenibile, come sperimentano i pazienti affetti dal rene policistico, una delle patologie genetiche più comuni e principale causa genetica di insufficienza renale. La terapia c’è solo per chi può permettersela. Venticinquemila italiani soffrono di questa grave malattia per la quale in Giappone è stata trovata una cura, ma in Italia il farmaco è in fascia C e per acquistarlo bisogna sborsare in media 20mila euro all’anno.

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L’Italia lancia la sfida alle pillole d’oro. “Giù i prezzi o le produciamo noi”

venerdì, febbraio 17th, 2017

L’Agenzia del farmaco vuole contrastare il fenomeno dei viaggi della speranza per l’acquisto a buon mercato dei farmaci in India

paolo russo
roma

Produrre in proprio, negli stabilimenti farmaceutici militari di Firenze, le pillole d’oro anti-epatite, anteponendo al rispetto dei brevetti le più alte ragioni di tutela della salute pubblica. Roba da far mandare in fibrillazione big-pharma e i mercati finanziari di mezzo mondo che la spingono, quando a tentare la mossa furono India e Sudafrica. Figuriamoci se a minacciare il passo è l’Italia, industrializzato Paese del G7. Anche perché quel che vale oggi per i malati di epatite C, potrebbe valere domani per molti altri super farmaci dai prezzi stratosferici. Come quello da 300mila dollari già commercializzato negli Usa e che promette di prolungare l’aspettativa di vita dei malati di tumore al polmone di 5 anni.

La prossima settimana parte la trattativa no-stop per ricontrattare i prezzi dei medicinali anti-epatite. Obiettivo dell’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, è eradicare in 3 anni il virus, curando 298mila persone con viremia accertata. Per questo il governo è pronto a portare da 226 a 273 i centri specializzati per il trattamento e a spendere larga parte del miliardo e mezzo già stanziato per i farmaci innovativi. Che non basteranno se la Gilead, la multinazionale produttrice di Sovaldi e Harvoni, i medicinali che curano tutti e quattro i ceppi dell’epatite C, continuerà a sparare alto. Per ora si parla di un prezzo intorno ai 13mila euro. (altro…)

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Lorenzin: vaccini gratis e senza ticket Aumenta l’offerta per bimbi e anziani

sabato, gennaio 14th, 2017

di Laura Cuppini

«Con il nuovo Piano nazionale vaccini, collegato ai Livelli essenziali di assistenza, i vaccini saranno gratis per tutti e senza pagamento del ticket, perché i vaccini non sono da considerarsi una cura ma attengono alla prevenzione collettiva della popolazione». Così il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha anticipato la prossima entrata in vigore del documento che regolamenta l’offerta vaccinale in Italia. Il Piano vaccini, allegato al decreto sui Livelli essenziali di assistenza firmato dal presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, arriverà giovedì in Conferenza Stato-Regioni, ultimo passo per l’approvazione definitiva. «Un passaggio tecnico, ma comunque necessario, che non prevederà rallentamenti dell’iter di entrata in vigore – ha spiegato Antonio Saitta, assessore regionale alla Sanità del Piemonte e coordinatore degli assessori regionali alla Sanità -. Solleciteremo tutti un veloce via libera, perché si tratta di una grande occasione per i cittadini».

Cosa prevede il documento

Il Piano, finanziato con 100 milioni di euro per il 2017, 127 milioni per il 2018 e 186 milioni per il 2019, prevede la somministrazione gratuita ai bambini dei vaccini contro il meningococco B, la varicella, il rotavirus e l’epatite A, l’estensione agli adolescenti maschi del vaccino contro il papilloma virus e ai 65enni di quelli contro pneumococco ed Herpes Zoster. Il documento aveva avuto un primo via libera di massima, insieme a tutto il pacchetto dei Livelli essenziali di assistenza, dalla Conferenza Stato-Regioni il 7 settembre. Ma, come citava l’accordo siglato allora, «si dovrà prevedere in sede di successiva intesa Stato-Regioni sul Piano, una tempistica sull’attuazione triennale». Di fatto, chiarisce Saitta «prima di esser trasmesso alle singole Regioni, dovrà avere un via libera definitivo relativo alla sua articolazione. Era infatti stato concepito e strutturato sul biennio 2016-18, ma visto che entra in vigore con un anno di ritardo, anche i previsti obiettivi di copertura vaccinale vanno aggiornati sul triennio 2017-19». (altro…)

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