Archive for the ‘Lazio’ Category

Maltempo, grandine a Roma: le strade “imbiancate”

martedì, Aprile 20th, 2021

Paolo Pirrocco/Ag.Toiati

Era attesa pioggia, è arrivata la grandine. Così tanta da imbiancare le strade di Roma. Nella Capitale, nel primo pomeriggio, uno scenario a dir poco invernale. Lampi, tuoni e poi la grandinata che ha costretto automobilisti e conducenti di motorini a fermarsi e a ripararsi.

IL MESSAGGERO

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Vaccini a Roma e nel Lazio in farmacia, quali regole? Si parte con under 60, due turni

venerdì, Aprile 2nd, 2021

di Flaminia Savelli

Sedute vaccinali all’ora di pranzo e “in notturna”, tra le 20 e le 22. Con il monitoraggio che verrà eseguito nei gazebo già allestiti per i tamponi. Questo è quanto stabilito dalle 1.200 farmacie del Lazio (mille quelle Capitale) che ieri si sono riunite in una maxi assemblea. Un incontro tra i rappresentanti di Federfarma a cui ha partecipato in video conferenza anche il ministro della Salute, Roberto Speranza: «Siamo in una fase molto complessa della pandemia – ha detto il ministro Speranza – so che i farmacisti ci sono. Abbiamo una sfida da giocare insieme: la gestione dell’emergenza che stiamo vivendo ma la campagna di vaccinazione funziona. Lo dimostra il crollo di contagi e decessi nelle Rsa e tra il personale medico. Ora, anche i farmacisti saranno protagonisti».

Vaccini Lazio, AstraZeneca in ritardo: le Asl bloccano i vaccini per insegnanti e agenti

Perciò dopo l’ok all’inserimento dei farmacisti che allargheranno le fila dei vaccinatori, il programma procede a ritmo serrato. Con le 500 farmacie che già avevano richiesto l’occupazione di suolo pubblico per l’allestimento dei gazebo esterni e che potranno iniziare da subito, all’arrivo delle dosi. Le altre invece, hanno avviato la procedura burocratica: ma tutte sono pronte a partire.

IL PATENTINO

Ultimo tassello: il corso professionale dell’Istituto superiore di sanità (Iss) a cui i farmacisti dovranno partecipare per ottenere il patentino di vaccinatori. Le password per accedere al sistema sono state comunicate e da oggi inizieranno il percorso per ottenere il patentino. Ogni farmacia dovrà esporre il bollino all’ingresso. Un avviso in cui viene precisato che nella struttura si eseguono, appunto, sedute vaccinali.

LE PRENOTAZIONI

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Vaccini Lazio, è caccia a Johnson&Johnson: farmacie-Asl, è lite sulle fiale

giovedì, Marzo 25th, 2021

di Francesco Pacifico

Non sono ancora arrivate e molto probabilmente non saranno sufficienti per tutti, ma nel Lazio già si litiga sulle dosi del vaccino di Johnson&Johnson. Le vogliono tutti gli attori messi in campo dalla Regione per le somministrazioni – le Asl per i centri vaccinali, i medici di base e i farmacisti – non fosse altri perché questo farmaco necessita soltanto di una inoculazione, è monodose, e può essere stoccato in frigoriferi con temperature non molto basse. Non a caso, qualche settimana fa, in una prima intesa con farmacisti l’assessore alla Sanità regionale, Alessio D’Amato, voleva destinare J&J a questa categoria. Ma più passano i giorni e più questi piani rischiano di saltare, sia per la difficoltà a reperire fiale di altre case, AstraZeneca in primis, sia perché le Asl non vogliono rinunciare a questo prodotto per i loro hub.

HUB DEDICATO
Soprattutto le dosi del farmaco della casa americana non saranno mai sufficienti rispetto alle richieste dei vari vaccinatori. Autorizzato dall’Ema e poi dall’Aifa, le agenzie del farmaco di Ue e Italia, lo scorso 11 marzo, il prodotto di Johnson&Johnson dovrebbe arrivare in Italia nel secondo trimestre in 14,806 milioni di dosi. Di queste, 1.184.480 di fiale sono destinate nel Lazio. Ma l’azienda ha già comunicato che riuscirà a velocizzare la produzione soltanto a maggio. Per aprile sono previsti invii nel Belpaese di 330mila dosi, quasi 27mila al Lazio. Troppo poche e per capirlo basta vedere le singole strategie di Asl, medici di base e farmacisti. Proprio sul fronte delle autorità sanitarie, la Roma 3 ha deciso di dedicare un suo hub, quello di via Quirino Majorana, alla somministrazione di J&J. L’obiettivo, con più medici, è quello di aumentare la iniezioni giornaliere, portandole da 200 a 2mila al giorno. Cioè, ogni mese, soltanto questo centro avrebbe bisogno di 62mila dosi. Ma anche altre Asl stanno studiando di convertire a Johnson&Johnson i loro hub, dove i numeri sono più alti.

La notizia scatena alcuni dubbi anche in Andrea Cicconetti, presidente di Federfarma Roma: «La nostra categoria può dare un grande apporto, ma se ci danno le fiale. E noi, di fatto, possiamo iniettare in sede soltanto Johnson&Johnson, viste le sue caratteristiche. Prodotto che, mi sembra, anche altri soggetti stiano richiedendo». L’intesa tra Regioni e Ordine dei farmacisti è stata rallentata perché il governo ha voluto accentrare a sé la questione tanto da lavorare e scrivere un protocollo direttamente con lo stesso Ordine. Soltanto dopo potranno essere firmate, a cascata, le intese con i singoli territori. Quel che è certo è che nel Lazio, su 1.800 farmacisti, almeno la metà dovrebbe aderire alla campagna vaccinale, con la capacità di fare anche 460mila inoculazioni al mese.

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Vaccino Lazio, per le somministrazioni dai medici di base controlli contro i furbetti delle dosi

lunedì, Marzo 22nd, 2021

di Camilla Mozzetti

Le indicazioni sono chiare e valgono tanto per i centri vaccinali quanto per i medici di famiglia. E pur di fronte all’obiettivo di aumentare quanto più possibile le vaccinazioni nel Lazio (ieri si è arrivati a quota 800 mila) si deve seguire il crono-programma diviso per fasce d’età e per soggetti fragili o a rischio in quanto affetti da altre patologie. Il controllo negli hub vaccinali sulla corretta somministrazione delle dosi e pure sulla gestione di quelle che possono avanzare nel corso della giornata per disdette dell’ultimo minuto funziona come un orologio svizzero: “imbucare” qualcuno dei non prenotati è impossibile.

Roma, tutti i centri dove fare il vaccino e quale farmaco somministrano

E lo stesso meccanismo deve essere garantito anche dai medici di famiglia. In sostanza, somministrazioni “eccezionali” non saranno ammesse e la Regione è pronta a controllare a campione i camici bianchi sul corretto uso delle fiale. Il modello sarà poi esteso anche ai farmacisti quando entreranno nella campagna.

LE VERIFICHE

«Il piano vaccinale è noto ed ogni medico deve rispettarlo in scienza e coscienza – spiega l’assessore alla Sanità Alessio D’Amato – Le categorie di gravi vulnerabilità vanno fatte indipendentemente dall’età ed i medici possono in questo caso somministrare il Pzifer» ma nell’ipotesi in cui emerga la vaccinazione sempre con Pfizer di un 21enne senza patologie e non rientrante nei target di vulnerabilità la Regione è pronta a segnalare il caso alle autorità. Nelle prossime settimane proprio i camici bianchi riceveranno un numero maggiori di dosi, (ad oggi le consegne sono state più di 58 mila) anche se per la settimana appena iniziata è verosimile credere che riceveranno ancora un solo flacone AstraZeneca a testa per via delle “magre” consegne. Ad ogni vaccinazione deve corrispondere la registrazione sul portale della Regione che avvierà dunque un controllo a campione su tutti i 2.200 medici impegnati nella campagna analogamente a quello che avviene negli hub.

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Roma zona rossa, pranzo e cena al ristorante con il passaporto vaccinale: con la “green card” il piano per locali e palestre

venerdì, Marzo 19th, 2021

di Lorenzo De Cicco

Ristoranti e palestre a Roma potrebbero riaprire prima. Nel caso dei locali, anche di sera, almeno per chi ha in tasca il certificato vaccinale, la “green card” su cui ragiona l’Unione europea. Da domani i primi 219.791 cittadini del Lazio vaccinati con prima e seconda dose potranno scaricare l’attestato sul sito internet della Regione (il portale è SaluteLazio.it). L’assessore alle Attività produttive del Campidoglio, Andrea Coia, è al lavoro per permettere ai settori piegati dalla crisi della pandemia di rialzare la saracinesca il prima possibile. «Con la zona rossa, c’è poco da fare – ragiona l’assessore – ma quando il livello dei contagi, speriamo presto, scenderà di nuovo ai livelli della zona gialla, dobbiamo farci trovare pronti».

I SETTORI

In Comune, spiega Coia, circola l’idea di sfruttare in prima battuta anche i certificati vaccinali. «Potrebbero essere utilizzati per consentire ai ristoranti di rimanere aperti la sera, non solo di giorno, o per le palestre». La platea dei vaccinati è ancora limitata, ma interessa comunque quasi 200mila persone a Roma e con lo sblocco di AstraZeneca e l’arrivo di maggiori dosi Pfizer la campagna, ad aprile, dovrebbe viaggiare a ritmi molto più veloci. Sui locali aperti fino alle 22, prima che il Lazio diventasse zona rossa, si era spesa in prima persona la sindaca Virginia Raggi. «Dobbiamo aiutare i ristoratori e gli imprenditori provando a fare un passo in avanti verso la normalità», ha detto in tv a Porta a Porta. «Si potrebbe far riaprire ristoranti, bar e locali fino alle 22 con regole rigidissime, si valutino dei protocolli molto stretti da applicare ma si consenta a chi è in regola e rispetta questi protocolli di lavorare». Anche per l’utilizzo dei certificati vaccinali, riprende Coia, si passerebbe sempre dalla concertazione con le categorie, «attraverso protocolli specifici».

A PRANZO

Naturalmente a pranzo, in zona gialla, non ci sarebbero limitazioni, tutti potrebbero attovagliarsi, purché con i tavoli a debita distanza. Il punto è la sera. La giunta di Roma a inizio marzo ha chiesto al governo di permettere la riapertura fino alle 22 dei locali, con la città in giallo. Se non arrivasse il via libera dell’esecutivo, dopo Pasqua il Campidoglio potrebbe emanare una propria ordinanza. Si lavora anche alla ripartenza del turismo, settore chiave per la Capitale. Raggi due giorni fa ha lanciato l’allarme sullo svuotamento del Centro storico.

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Lazio in zona rossa, i dati migliorano: ipotesi prime riaperture lunedì 29 marzo

venerdì, Marzo 19th, 2021

di Mauro Evangelisti

L’Rt del Lazio, l’indice di trasmissione del virus, nel report della settimana scorsa era a 1,3. È stato inevitabile il doppio salto, con il passaggio diretto dalla fascia gialla a quella rossa. Dopo sette giorni, quel valore è già drasticamente sceso, secondo i calcoli che circolano negli uffici della Regione Lazio, siamo a 1,09, dunque in un territorio tale da garantire il passaggio in arancione. Significa che da lunedì Roma e le altre quattro province vedranno un allentamento delle misure di contenimento? No.

LA SPERANZA

Bisogna confermare questo dato (e altri) per due settimane consecutive, dunque la possibilità concreta di rivedere l’arancione è rimandata al 29 marzo, sempre tenendo conto che comunque poi a Pasqua (il 3, il 4 e il 5 aprile) tutta l’Italia, esclusa la Sardegna, sarà in zona rossa. Per l’eventuale riapertura delle scuole sarà necessario attendere, probabilmente, il 6 aprile. Ci sono altri dati che sembrano far ben sperare: «Il tasso di riempimento delle terapie intensive è sotto il livello di guardia del 30 per cento», dice l’assessore alla Salute del Lazio, Alessio D’Amato, che però invita a non affrettare i tempi, a non dare per certo il raggiungimento del risultato a fine mese, perché comunque la situazione è ancora fluida. Per due motivi. C’è una parte della Regione, la provincia di Frosinone (la prima a diventare rossa quando il resto del Lazio era giallo) dove i casi non calano in modo soddisfacente, nonostante le restrizioni. C’è stata una riduzione rispetto ai giorni più bui, ma comunque si viaggia a 230-250 nuovi infetti al giorno. Per i tecnici della Regione rappresenta quasi un mistero, perché fino ad oggi si è visto che le restrizioni previste dalla zona rossa hanno un effetto sulla circolazione del contagio importante.

Le varianti potrebbero essere all’origine di questa modesta risposta alle chiusure, ma si sta studiando anche un’altra pista: la provincia di Frosinone, in Italia, è tra quelle con una più marcata presenza delle polveri sottili, superiore anche a Roma (dove negli ultimi anni la situazione è molto migliorata rispetto al decennio scorso). Tra gli scienziati, c’è chi sostiene – e in effetti in Italia questa tesi potrebbe avere delle conferme dalla mappa di diffusione del contagio – che nelle aree con più polveri sottili, c’è una diffusione più facile di Sars-CoV-2. Solo una ipotesi, sulla quale, ad esempio, si trova in disaccordo il professor Giorgio Buonanno, docente dell’Università di Cassino ed esperto di inquinamento. Secondo lui, il vero pericolo non è all’aperto, ma nei luoghi chiusi, a prescindere dalla distanza: «In provincia di Frosinone, è la mia considerazione, bisogna guardare più a una diffusione massiccia delle varianti. Non credo alla ipotesi dell’effetto delle Pm10 all’aperto».

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Lazio zona rossa, da lunedì tutte le scuole in Dad. Parrucchieri e barbieri chiusi, ma si può andare nelle seconde case

venerdì, Marzo 12th, 2021

di Mauro Evangelisti e Francesco Malfetano

Per la prima volta da quando esiste il sistema dei colori, differenziato da Regione a Regione, il Lazio entra in fascia rossa, trascinato dall’effetto della diffusione delle varianti. Succederà lunedì, quando tutte le scuole faranno didattica a distanza, chiuderanno bar e ristoranti (consentita la consegna a domicilio), resteranno aperti solo i negozi di prima necessità, vietati gli spostamenti anche all’interno della Regione se non per motivi di lavoro, necessità e salute. L’indice di trasmissione del Lazio (l’Rt) è a 1,3 e non era così alto da nove mesi, vale a dire da giugno scorso. Questo valore fa scattare la zona rossa, con un doppio salto per il Lazio che fino a domenica resterà giallo. Avverte l’assessore alla Salute, Alessio D’Amato: «Attenzione, lo scenario previsto è di netto peggioramento».

Fine settimana

Il passaggio nella classificazione di rischio molto alto avverrà solo lunedì e questo alimenta i timori che vi possano essere degli eccessi negli ultimi due giorni in giallo, che coincidono con il fine settimana (oggi e domani). Ma cosa è successo nel Lazio? I numeri sono davvero così preoccupanti? Sì e no. Sul fronte dei ricoveri, la situazione non è ancora al limite e l’incremento nelle ultime due settimane non è stato così eclatante: giovedì 25 febbraio nel Lazio c’erano 227 pazienti Covid in terapia intensiva e 1.807 nei reparti di area medica; ieri erano 258 in terapia intensiva e 2.088 negli altri reparti. Come si vede, c’è un incremento ma non poderoso, siamo nell’ordine del più 10 per cento. Tra l’altro la vaccinazione con almeno una dose di quasi il 50 per cento degli over 80 (205mila) ha ridotto ricoveri e decessi in quella fascia d’età, la più a rischio. Va detto che a gennaio si registravano in media 40-50 morti per Covid al giorno, nell’ultima settimana siamo a 20-30. E anche ieri è stato battuto il record giornaliero di somministrazioni di vaccini, con 22.936 iniezioni (il totale ora è di 625mila). Fin qui, dunque, la situazione appare sotto controllo. 

Ma ci sono altri numeri a spaventare. Secondo l’ultimo report dell’Istituto superiore di sanità (datato 18 febbraio, dunque le percentuali oggi sono più alte) la variante inglese nel Lazio è presente nel 34 per cento dei casi positivi, la brasiliana nel 13,2. La loro velocità di trasmissione è assai elevata e questo spiega l’improvvisa accelerazione. Il professor Corrado Spinella, direttore del Dipartimento di scienze fisiche e tecnologie della materia del Cnr, ha sviluppato un modello che grazie a un algoritmo prevede l’andamento dell’epidemia. Spiega: il Lazio, senza nuove chiusure, a causa della diffusione delle varianti, «tra due mesi si troverebbe con 5.000 casi al giorno».

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“Mondo di mezzo”, 10 anni a Carminati (che resta libero) e 12 a Buzzi nell’Appello bis

mercoledì, Marzo 10th, 2021

di Valentina Errante

Arriva dopo sette anni dall’inchiesta la sentenza d’Appello bis sul “Mondo di Mezzo“, dopo che  il 22 ottobre di due anni fa la Cassazione ha fatto cadere l’accusa di mafia e smentito l’impianto della procura nell’inchiesta ordinando un processo d’appello bis per il ricalcolo delle pene. Massimo Carminati e Salvatore Buzzi, protagonisti del maxi processo, erano in aula e non da detenuti ma da liberi, essendo scaduti i termini di custodia cautelare. Sono loro, per la Cassazione, il vertice delle due associazioni a delinquere semplici. Carminati è stato condannato a 10 anni, Buzzi a 12 anni e 10 mesi . Cinque anni all’ex consigliere Luca Gramazio.

“Mondo di mezzo”, appello bis: il pg chiede 11 anni per Carminati

Il processo d’Appello bis per il ricalcolo delle pene per 20 imputati si è aperto lo scorso 8 settembre, a quasi un anno dalla sentenza della Cassazione. In aula si sono ritrovati fianco a fianco Buzzi e Carminati. Entrambi sono tornati liberi la scorsa primavera per decorrenza termini. L’ex Nar è stato scarcerato dopo avere svolto 5 anni e 7 mesi di detenzione preventiva una parte della quale, fino al luglio del 2017, in regime di 41 bis, il carcere duro. Al momento nei confronti di Carminati non sono arrivati nuovi provvedimenti restrittivi da parte della Corte d’Appello o della Procura ed è stato disposto l’obbligo di dimora. 

Tredici imputati hanno ottenuto di concordare la pena. Tra loro l’ex consigliere regionale Luca Gramazio per una pena definitiva a 5 anni e 6 mesi, per Franco Panzironi 3 anni e 6 mesi. Per Riccardo Brugia 6 anni mentre per Fabrizio Franco Testa 5 anni e 6 mesi, Matteo Calvio 5 anni e 7 mesi, Paolo Di Ninno 3 anni 8 mesi e 10 giorni, Alessandra Garrone (moglie di Buzzi) 2 anni 9 mesi e 10 giorni, Claudio Caldarelli 4 anni e 5 mesi. Assolti, invece, Angelo Scozzafava e Antonio Esposito. 

Le richieste 

Il procuratore generale Pietro Catalani  aveva chiesto nelle scorse udienze di condannare Carminati a undici anni e un mese e Salvatore Buzzi a 12 anni, 8 mesi e 20 giorni di reclusione.

Le reazioni

«Con questa sentenza il mio assistito è sotto il limite che consente una misura alternativa e quindi potrebbe non tornare più in carcere», commenta Cesare Placanica difensore di Carminati. Dal canto suo Buzzi, presente in aula come l’ex estremista nero, ha affermato che la condanna «è molto più dura di quanto ci aspettavamo perché la corte ha considerato più grave il reato di associazione a delinquere semplice. Faremo ricorso nuovamente in Cassazione».

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Coronavirus a Roma Nord, su i positivi. Lazio, il rischio arancione

giovedì, Marzo 4th, 2021

di Francesco Pacifico

Il Lazio corre verso la zona arancione. Lo si saprà soltanto domani, ma mettono in allarme l’indice Rt, quello che calcola la velocità di trasmissione del virus, vicino alla soglia di guardia 1, l’aumento dei pazienti in terapia intensiva e i focolai (soprattutto nel Frusinate) causati dalle varianti. In quest’ottica è emblematico che cambi anche la mappa del Covid in città, con il quadrante Nord che registra un’accelerata inaspettata nel numero dei contagi. Infatti, in questa parte di Roma, si sono avuti in una sola settimana 1.782 casi in più.

Segnala Pier Luigi Bartoletti, medico di base che guida le Uscar, le unità operative sanitarie della Regione: «Molti colleghi che lavorano a Roma Nord mi fanno presente che in quell’area si è avuta una recrudescenza del virus. Riteniamo, ma questo avviene ormai in tutta la Capitale se non l’intero Paese, che siamo di fronte a casi di variante inglese, molto più aggressiva. Per esempio, rispetto al passato, notiamo che si contagiano tutti i componenti di una stessa famiglia. Dagli antigeniti rilevati con i test, anche quelli rapidi e non soltanto i molecolari, abbiamo scoperto che la gente si infetta anche con una carica batterica più bassa rispetto al passato».

In attesa di capire se siamo già entrati nella fase 3 della pandemia, la Capitale e il Lazio registrano spostamenti in avanti della curva. «Che è in ascesa ed è proprio per questo che dobbiamo mantenere il rigore nei comportamenti di ogni giorno», dice l’assessore alla Sanità, Alessio D’Amato. Mentre il governatore Nicola Zingaretti non nasconde la preoccupazione per la circolazione del virus tra gli studenti. «La stretta sulle scuole? Penso che siano i dati a dirci che la misura è corretta. Quando le varianti producono un aumento cosi enorme dei contagi, noi dobbiamo mettere in sicurezza i ragazzi e le ragazze». 

Tornando ai contagi, la sola Roma, per esempio, è da tre giorni consecutivi sopra quota 600 per numero di positivi (ieri erano 643). Stando all’ultimo bollettino del Lazio, i nuovi casi scoperti nelle ultime 24 ore sono stati in tutta la regione 1.520, 332 in più rispetto al giorno prima, i decessi sono aumentati di 6 unità (siamo a 35), mentre i guariti hanno raggiunto il livello di 1.491. Ma si iniziano a intravedere preoccupanti ripercussioni sull’organizzazione ospedaliera del territorio. Per esempio sale il ricorso alle terapie intensive, con 237 malati ricoverati. Senza dimenticare che il grosso delle persone in rianimazione è in un’età compresa tra i 50 e i 60 anni e non mancano quarantenni in pessime condizioni. Il tutto mentre le vaccinazioni – che scontano ancora i ritardi per le inoculazioni dei medici di base – ieri sono state 17mila, ancora la metà di quanto potrebbe effettuare la macchina messa in campo da via Cristoforo Colombo. 

Alla base di questa accelerazione c’è, secondo gli esperti, la variante inglese che ha uniformato la mappa dei contagi in tutte le zone di Roma. Come detto la parte Nord ha segnato nelle ultime settima una pericolosa recrudescenza, tanto che siamo quasi ovunque con 400 malati ogni 10mila abitanti. I quartieri che hanno registrato maggiori aumenti sono, sul versante Nordovest, Val Cannuta con oltre cento casi in più, Primavalle (+150), Tomba di Nerone (+104), mentre sfiora il centinaio di persone infettate in più l’Aurelio. A Nordest, invece, allarme a Monte Sacro con oltre 130 casi in più, Serpentara (+108) Val Melaina (+89). Secondo gli esperti, soprattutto guardando al lato nordoccidentale, le cause sono diverse. In primo luogo queste zone sono servite da meno autobus e pochissimo dalle metropolitane: e tanto basta per capire il rischio di assembramenti sui mezzi pubblici. Parallelamente è ampia la presenza di ospedali e di locali per la movida, soprattutto all’altezza del Flaminio. Tutti elementi opposti tra loro uniti spiegherebbero perché è più facile ammalarsi in questa parte di Roma.

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Covid, contagi, la curva risale, nel Lazio +30% di casi, spaccatura sulle scuole

martedì, Marzo 2nd, 2021

di Mauro Evangelisti e Alberto Gentili

I contagi corrono più veloce del previsto, in una settimana sono aumentati del 36 per cento, del 30 nel Lazio che pure è una delle Regioni che è ancora in fascia gialla. I ricoveri e i posti occupati in terapia salgono, per fortuna non allo stesso ritmo. Di fronte a questo scenario che riporta alla mente quanto successe nel marzo scorso – anche se molte cose sono cambiate da allora, ovviamente – ieri si riunita la cabina di regia sul Covid. Il premier Mario Draghi, i ministri Roberto Speranza, Stefano Bianchi, Mariastella Gelmini, Dario Franceschini, Giancarlo Giorgetti, Stefano Patuanelli, Elena Bonetti hanno discusso a lungo sull’opportunità di chiudere le scuole e quali regole fissare nel nuovo Dpcm. 

LO SCENARIO

Oltre la privacy/Perché serve il passaporto per chi è…


Tutti d’accordo sullo stop alle lezioni anche per materne ed elementari nelle Regioni in fascia rossa, ma le divisioni si concentrano sulle scelte nelle Regioni in fascia arancione. Al vertice ha partecipato anche il coordinatore del Comitato tecnico scientifico, Agostino Miozzo, che ha ricordato la linea del Cts: le scuole devono chiudere anche se una Regione è arancione qualora si superino i 250 casi ogni 100 mila abitanti. Il ministro della Pubblica istruzione Bianchi, sostenuto da altri ministri, ha ribattuto: non possiamo chiudere la scuola prima di altre attività, che senso ha tenere aperti i centri commerciali o i negozi, dove i ragazzi si riuniscono e chiudere le aule, dove sono garantite misure di sicurezza contro il virus? Di fatto Giorgetti e Gelmini si sono opposti alla chiusura dei negozi, mentre Speranza, Franceschini, Patuanelli e soprattutto Bianchi hanno detto: chiudere le scuole senza fermare lo shopping non ha senso.

Vaccinazioni per fasce demografiche
Infogram


Il via libera finale al Dpcm così è slittato a questa mattina, dopo si svolgerà un confronto con i governatori. Nelle Regioni sta prendendo forza la richiesta di andare alla chiusura delle scuole, mossa che in realtà diversi governatori di entrambi gli schieramenti hanno già preso autonomamente. Luca Zaia, presidente del Veneto, lo ha detto in modo brutale: «Molte delle Regioni che oggi sono in difficoltà hanno aperto le scuole quasi un mese prima di noi. Guardiamo i dati epidemiologici: credo che la correlazione con le scuole ci sia fino in fondo. Non lo dico io, ma la letteratura scientifica». In Calabria l’unità di crisi regionale vuole sbarrare gli istituti scolastici e il presidente Nino Spirlì su Facebook ha scritto: «Non voglio aspettare che si ammalino i bambini prima di dover chiudere queste scuole».

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