Archive for the ‘Esteri’ Category

I funerali di Filippo: la Regina seduta da sola, la commozione di Carlo

sabato, Aprile 17th, 2021
Nella cappella di San Giorgio a Windsor le esequie del Principe – LaPresse /CorriereTv
(LaPresse) – Il Principe Carlo appare visibilmente commosso durante il funerale del padre, il Duca di Edimburgo, morto a 99 anni. Nella cerimonia privata per solo trenta familiari nella cappella di San Giorgio all’interno del castello di Windsor la Regina Elisabetta II ha seguito le esequie del marito seduta da sola su un banco.
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Dall’auto agli inni: ecco come il principe Filippo ha preparato per 18 anni i suoi funerali

sabato, Aprile 17th, 2021

dal nostro corrispondente Antonello Guerrera

LONDRA – Come desiderava lui stesso, i funerali del Principe Filippo saranno in tono minore, riservato. Ma quella nel Castello di Windsor domani sarà comunque una cerimonia straordinaria, unica e forse irripetibile, che Filippo ha preparato meticolosamente per ben 18 anni, e ora si scoprono i dettagli. Gli ingredienti ci sono tutti: soli trenta invitati stretti (il primo ministro Boris Johnson si è tirato indietro per lasciare un posto alla famiglia), mentre ai sudditi è stato chiesto di non recarsi sul luogo in nome delle norme anti-pandemia; poi William e Harry, che dopo i litigi degli ultimi mesi cammineranno vicini ma non di fianco, perché in mezzo ci sarà il cugino Peter Phillips, il primogenito della principessa Anna e del primo marito capitano Mark Phillips. E poi la Regina Elisabetta, da sola, vestita di nero e con la mascherina per tutto il tempo (come per gli altri invitati), con il figlio Carlo e il resto della famiglia distante almeno due metri a causa delle restrizioni contro il Covid. Chissà quanti ricordi e pensieri agiteranno la mente della solitaria Elisabetta, già da una settimana senza il suo amatissimo Filippo.

Il luoghi del funerale

Almeno, sarà tutto come aveva chiesto e pianificato il suo consorte, morto venerdì scorso a 99 anni e ne avrebbe compiuti cento in giugno. L’ultimo viaggio del Duca di Edimburgo sarà innanzitutto sulla Land Rover Defender TD5 130, un “ ruck” militare più che un elegante carro funebre. Non a caso Filippo lo ha scelto personalmente, lo ha modificato negli anni pensando proprio a questo giorno e lo ha fatto dipingere di verde scuro in onore del corpo militare, che sarà centrale in questa cerimonia. Perché quando il principe sarà seppellito alla fine del funerale nella cripta reale sotto il coro della Cappella di San Giorgio risuonerà l’Action Stations, ossia il comando ai membri della Marina Militare per prepararsi ad entrare in azione, che sarà suonato proprio dai trombettieri della Royal Navy.

Il resto della musica e delle canzoni, anch’esse scelte dal principe, saranno dello stesso tema. Così Filippo ha voluto rendere omaggio ai militari e anche al suo stesso passato, visto che in Marina lui è stato in servizio durante la Seconda guerra mondiale. Risuoneranno le cornamuse della Royal navy, con lo storico inno “Eternal father, strong to save” in ricordo anche dei caduti in guerra, e altre canzoni belliche, fino all’inno nazionale.

Prima di arrivare alla Cappella di San Giorgio, il feretro di Filippo verrà trasportato da un’altra cappella privata del castello di Windsor dove ha riposato sinora. Qui ci sarà un breve corteo di circa mezzo chilometro e che durerà 8 minuti. Davanti e di fianco alla Land Rover marceranno la banda dei Grenadier Guards, il reggimento di fanteria dell’esercito britannico, il maggiore generale al comando della Household Division e altri capi militari. Dietro, tutti i familiari più stretti. In prima fila i figli Carlo, principe del Galles, e Anna, principessa reale. Subito dietro, in seconda fila, il resto della prole di Elisabetta e Filippo: Andrea, duca di York, di recente travolto da accuse di violenze sessuali su minori nell’ambito dello scandalo Epstein, e Edoardo, conte di Wessex. 

La Land Rover Defender TD5 130  sarà utilizzata per trasportare la bara del Duca di Edimburgo. Il veicolo cabinato modificato è stato prodotto nello stabilimento Land Rover di Solihull nel 2003 e il principe Filippo ha supervisionato le modifiche negli anni successivi, richiedendo una riverniciatura in verde militare e progettando la parte posteriore aperta (agf)

LA PROCESSIONE

Davanti al feretro

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Vaccini Pfizer, l’ad Bourla: «Entro l’autunno il ritorno alla normalità. In futuro il Covid-19 diventerà come un’influenza»

giovedì, Aprile 15th, 2021

di Federico Fubini

Vaccini Pfizer, l'ad Bourla: «Entro l'autunno il ritorno alla normalità. In futuro il Covid-19 diventerà come un'influenza»

Albert Bourla, ad di Pfizer

Albert Bourla porta un grosso anello con una pietra nera alla mano sinistra, gesticola, sorride, evita il solito gergo aziendale dei grandi capi delle multinazionali. «Non sono Zorba, ma sono un vero greco», dice il presidente e amministratore delegato di Pfizer in un’intervista al Corriere e a altri tre quotidiani europei. «Come parlo, come mi comporto: tutto questo credo abbia fatto una differenza nella mia carriera. Ho tenuto saldi i principi ma dicevo le cose apertamente, rumorosamente, come fanno i greci. Mi ha aiutato molto». Albert Bourla incarna la più grande speranza esista oggi al mondo di uscire dalla peggiore pandemia dell’ultimo secolo.

Neanche lui se lo sarebbe aspettato quando nel 1993, piccolo veterinario di Salonicco, entrò in Pfizer per un lavoro sulla salute animale in Grecia. Già sembrava improbabile che fosse lì. I suoi genitori erano stati fra i pochissimi sopravvissuti ai rastrellamenti nazisti contro gli ebrei sefarditi di Salonicco. Sua madre fu portata via da un parente non ebreo, che corruppe un ufficiale minuti prima del plotone di esecuzione. Suo padre era per caso fuori dal ghetto quando tutti furono presi e deportati. Oggi Bourla parla quasi ogni giorno via Zoom con Uğur Şahin, il medico di origine turca, musulmano, con il quale ha sviluppato il vaccino Covid di maggiore impatto per l’umanità. «Penso che sia un messaggio meraviglioso. Siamo amici. Abbiamo iniziato a lavorare insieme un anno fa senza neanche avere un contratto, non c’era tempo di scriverlo. Dovevamo salvare il mondo». Pfizer ha rifiutato gli enormi sussidi del governo americano, ma è arrivata per prima all’autorizzazione di un vaccino contro il Covid-19.

Come avete fatto?
«C’è un rapporto fra le due cose. Siamo andati veloce, più veloci di piccole biotech, anche se ci si poteva aspettare che, grandi come siamo, saremmo stati più lenti. Ci siamo dedicati completamente all’obiettivo e io ho cercato di proteggere i nostri scienziati dalla burocrazia che i sussidi pubblici portano con sé. Quando prendi soldi dal governo, ci sono obblighi ed è giusto che sia così: il governo vuole sapere come spendi, dove, e che piani hai. Non è solo il tuo progetto, sono anche i loro soldi. Questo io non lo volevo. Volevo che i nostri scienziati avessero tutte le risorse a loro disposizione, dato che gli stavo chiedendo di rendere possibile l’impossibile. Non gli potevo chiedere di fare in nove mesi qualcosa che di solito richiede dieci anni, se dovevano anche preoccuparsi dei soldi. Quindi, abbiamo rischiato due miliardi: questa è la dimensione dell’investimento, non poca cosa. Sapevo che se avessimo fallito, finanziariamente Pfizer avrebbe sofferto. Ma sapevo anche che, grazie alle nostre dimensioni, un fallimento non avrebbe distrutto l’azienda. Non ci avrebbe affondato. E sapevo che se avessimo fallito, avremmo avuto problemi molto più grandi: non noi soltanto, il mondo intero. Dunque non volevo neanche pensare che il fallimento fosse una possibilità. E alla fine siamo riusciti a fornire vaccini sicuri e efficaci e a produrli molto rapidamente».

Quanto ci metteranno i Paesi avanzati a tornare a un po’ di normalità? Per quando crede che in Europa riusciremo a essere tutti vaccinati?
«Non posso parlare per le altre aziende farmaceutiche. Noi stiamo programmando di aumentare drasticamente le nostre forniture di vaccini ai Paesi europei nelle prossime settimane. In questo trimestre consegneremo oltre quattro volte di più di quanto abbiamo fatto nel primo trimestre: 250 milioni di dosi, dopo averne date 62 fino a marzo. E siamo in discussioni per fare di più. Ho fiducia che ci riusciremo. Certo, c’è sempre la possibilità che qualcosa vada storto, come si vede dai problemi che stanno avendo altre aziende. Qualche questione può sempre sorgere, quando hai a che fare con la manifattura complicatissima di prodotti biologici. Ma sono ottimista, ho fiducia, perché finora abbiamo prodotto tantissimo ed è andata a buon fine quasi nel 100% dei casi. Non ci sono stati lotti da buttare. Il nostro processo produttivo si è dimostrato stabile e affidabile».

Ma crede che un ritorno alla normalità in autunno sia realistico?
«Credo di sì. Lo vediamo dall’esempio di Israele. Certo, Israele è un Paese piccolo, con i confini chiusi. I movimenti in entrata e in uscita sono limitati e la popolazione vive in uno stato di guerra quasi continuo, dunque sa come rispondere rapidamente a una crisi. Ma lì siamo riusciti a dimostrare al mondo intero che c’è speranza. Quello era il senso dello studio sui dati israeliani. Sapevamo che l’euforia dopo i primi vaccini sarebbe venuta meno quando, mese dopo mese, la gente vede che la vita non cambia molto. Ma in Israele si vedono i veri effetti del vaccino: quando copri una parte importante della popolazione, diventa possibile tornare quasi alla vita di prima. Il punto è quando si riesce a vaccinare la gente. Ma dal nostro punto di vista, sono ottimista: consegneremo numeri importanti di dosi».

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Afghanistan, ok al ritiro truppe Usa: Biden dice basta alla guerra più lunga

giovedì, Aprile 15th, 2021

Washington – Biden ha deciso il ritiro delle truppe Usa dall’Afghanistan. Il presidente americano: “E’ ora di porre fine” alla più lunga guerra americana. “Non possiamo continuare il ciclo di estensione o espansione della nostra presenza militare in Afghanistan sperando di creare le condizioni ideali per il nostro ritiro, aspettandoci un risultato diverso”, dirà Biden alla nazione secondo quanto anticipato dal suo entourage. 

Resta da stabilire quando. Per alcuni funzionari americani potrebbe essere l’11 settembre, vent’anni dopo l’inizio di tutto. E sempre con in ballo ancora un negoziato di pace molto fragile con i talebani. 

A Bruxelles i ministri degli Esteri e della Difesa della Nato hanno incontrato il segretario di Stato americano, Antony Blinken, e il suo collega alla Difesa, Lloyd Austin. Si sono susseguite le riunioni sull’Afghanistan, a cui ha partecipato il ministro Luigi Di Maio: i militari della Nato dovrebbero lasciare la terra afghana il primo maggio, come già previsto nell’accordo di pace negoziato con i talebani.

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Erdogan risponde a Draghi: “Totale maleducazione, colpite le relazioni tra Italia e Turchia”

mercoledì, Aprile 14th, 2021

di Marco Ansaldo

ERDOGAN “dittatore”? Le scuse dall’Italia alla Turchia non sono ancora arrivate. Sono passati giorni, ma Roma non ha risposto all’invito di “ritrattazione” fatto da Ankara all’ambasciatore italiano Massimo Gaiani che se ne è fatto latore con il governo. E allora ecco che la rabbia del presidente turco si abbatte direttamente su chi ha espresso quelle parole: Mario Draghi.

Draghi: “Dispiace moltissimo per l’umiliazione subita da Ursula Von der Leyen. Erdogan è un dittatore”

“Le dichiarazioni del primo ministro italiano sono di una totale indecenza e maleducazione”. Erdogan non usa mezzi termini. E’ assertivo e determinato tanto nelle azioni, quanto nelle affermazioni: “Le sue parole hanno colpito come un’ascia le relazioni fra Italia e Turchia, che erano arrivate a un livello molto buono fino a quando il signor Draghi non ha parlato in questo modo”, dice.

I suoi sottoposti, che spesso ne misurano la durezza e lo guardano con grande timore reverenziale, lo sanno benissimo. Erdogan è esplosivo nei sui scoppi di ira.

Così il capo dello Stato turco, dopo alcuni giorni di attesa, è infine intervenuto sulla “questione italiana”, come ormai la definiscono in Turchia. Parlando a un evento tenuto in una biblioteca di Ankara, si è riferito direttamente al caso delle parole pronunciate giovedì scorso da Draghi durante una conferenza stampa a Palazzo Chigi.

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Usa: “Chiesta la sospensione del vaccino Johnson&Johnson” | Rinviata le consegne delle dosi previste in Europa

martedì, Aprile 13th, 2021

Gli Stati Uniti chiedono una sospensione sul vaccino Johnson&Johnson dopo alcuni casi di coagulazione. La Food and Drug Administration e i Centers for Disease Control smetteranno di usare il siero nei siti federali e solleciteranno gli Stati a fare lo stesso in attesa di ulteriori indagini. La sospensione, che sarà probabilmente questione di giorni, è legata a sei casi di sviluppo di una malattia rara nelle due settimane successive alla vaccinazione.

Cdc e Fda raccomandano alle persone alle quali è stato somministrato il vaccino J&J e che abbiano forte mal di testa, dolori addominali, dolori alle gambe o respiro corto di contattare il proprio medico. “Quello che vediamo per i vaccini Johnson&Johnson è simile a quanto osservato con AstraZeneca”, hanno affermato le autorità sanitarie americane nel corso di un incontro per spiegare le motivazioni che hanno portato alla pausa nella somministrazione del vaccino. I problemi con il vaccino Johnson&Johnson si hanno in media nove giorni dopo la somministrazione.

Finora negli Stati Uniti circa sette milioni di persone hanno ricevuto il vaccino Johnson & Johnson. “Raccomandiamo una pausa nell’uso di questo vaccino per cautela”, ha annunciato la Food and Drug Administration su Twitter. 

A New York tutti gli appuntamenti già programmati per il vaccino monodose sono stati confermati ma ad essere somministrato sarà il vaccino Pfizer. Mentre nel District of Columbia, dove si trova la capitale federale Washington, gli appuntamenti per il vaccino Johnson&Johnson sono stati tutti cancellati in attesa di essere riprogrammati.

Johnson&Johnson ha inoltre annunciato che ritarderà le consegne dei suoi vaccini in Europa. Tutti e sei i casi di malattia rara hanno riguardato donne di età compresa tra i 18 e i 48 anni. Una di queste è morta mentre una seconda, in Nebraska, è stata ricoverata in condizioni critiche.

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Covid, “oltre un milione di morti in Europa” | Schizzano i prezzi per i nuovi contratti sui vaccini

martedì, Aprile 13th, 2021

Secondo France Presse, in Europa ci sono stati oltre un milione di morti dall’inizio dell’epidemia di Covid. L’Europa è l’area più colpita del mondo davanti ad America Latina e Nord America. I 52 Paesi e territori della regione (che a est arriva fino all’Azerbaigian e alla Russia) totalizzano 1.000.228 decessi su 46.496.560 casi davanti ad America Latina e Caraibi (832.577 morti e 26.261.006 casi) e a Usa e Canada (585.428 decessi e 32.269.104 casi).

Gli affari colossali delle case farmaceutiche Intanto, mentre scienziati e governi monitorano l’efficacia nel tempo dei diversi vaccini anti-Covid, la loro sicurezza e l’impatto sull’andamento dell’epidemia, una cosa è già sicura: per le aziende produttrici è un affare colossale e potrebbe continuare ad esserlo ancora a lungo se – come si sente ripetere con crescente insistenza – per conservare un’immunità contro il coronavirus saranno necessari richiami periodici o vaccini modificati contro nuove possibili varianti.

Schizzano i prezzi dei contratti sui vaccini Già nelle scorse settimane la Pfizer aveva evocato un aumento dei prezzi in una seconda fase. Questo balzo in alto sembra ora confermato dalle prime indiscrezioni su un negoziato in corso tra l’Ue e il colosso farmaceutico per una fornitura fino a 1,8 miliardi di dosi nel periodo 2022-2023. Ad anticipare il prezzo su cui ci si starebbe mettendo d’accordo a Bruxelles è stato il premer bulgaro Boyko Borissov. Dai circa 12 euro iniziali a dose si arriverebbe ora a 19,5 euro. Un prezzo confermato all’agenzia Reuters da un funzionario europeo coinvolto nei colloqui, anche se ufficialmente la Commissione Ue rifiuta di entrare nel merito delle cifre. Pur confermando la necessità di procacciarsi circa 2 miliardi di dosi “per far fronte alle varianti e alla necessita’ di vaccinare bambini e ragazzi”. I conti li ha fatti invece Borissov secondo cui l’aumento del prezzo potrebbe costare “approssimativamente almeno 18 miliardi di euro”.

Le parole del dirigente Pfizer A metà marzo, d’altronde, era stato un dirigente Pfizer di alto rango, il Chief Financial Officer Frank D’Amelio, a sottolineare parlando agli investitori alla conferenza virtuale Barclays Global Healthcare che nell’attuale fase la domanda e i prezzi “non sono guidati da normali condizioni di mercato”. Una situazione destinata tuttavia a cambiare, a suo parere: “Come ci muoviamo da una una situazione pandemica a una endemica – aveva detto -, le normali forze di mercato inizieranno a manifestarsi” e “la consideriamo, francamente, un’opportunità significativa per il nostro vaccino dal punto di vista della domanda e dei prezzi”. Per intavolare il suo negoziato sulle dosi per il 2022-23 la Commissione europea avrebbe individuato Pfizer-BionTech dato che il loro vaccino è a tecnologia mRNA (ritenuta più efficace dall’Ema) e dato che al momento l’azienda è quella con maggiore capacità produttiva, grazie allo stabilimento tedesco di Marburgo.

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Fukushima, Tokyo dà il via libera al rilascio in mare dell’acqua contaminata

martedì, Aprile 13th, 2021

Il governo giapponese ha deciso di rilasciare nell’Oceano Pacifico l’acqua contaminata fino ad oggi impiegata per raffreddare i reattori danneggiati dall’incidente nucleare di Fukushima. E’ stato il premier Yoshihide Suga a comunicarlo, nonostante la netta opposizione dell’opinione pubblica, dell’industria della pesca e dei rappresentanti dell’agricoltura locale. Lo sversamento inizierà tra due anni. 

Suga ha incontrato i membri dell’esecutivo, incluso il ministro dell’Industria Hiroshi Kajiyama, per formalizzare la decisione, che arriva a 10 anni esatti dalla catastrofe del marzo 2011. La manutenzione giornaliera della centrale di Fukushima Daiichi genera l’equivalente di 140 tonnellate di acqua contaminata, che, nonostante venga trattata negli impianti di bonifica, continua a contenere il trizio, un isotopo radioattivo dell’idrogeno.

Poco più di mille serbatoi si sono accumulati nella area adiacente all’impianto, l’equivalente di 1,25 milioni di tonnellate di liquido, e secondo il gestore della centrale, la Tokyo Electric Power (Tepco), le cisterne raggiungeranno la massima capacità consentita entro l’estate del 2022. Proteste contro lo sversamento dell’acqua in mare sono state espresse in passato anche dai paesi vicini, tra cui la Cina e la Corea del Sud. Nel febbraio dello scorso anno, durante una visita alla centrale, il direttore dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), Rafael Grossi, aveva ammesso che il rilascio dell’acqua nell’Oceano Pacifico sarebbe in linea con gli standard internazionali dell’industria nucleare.

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Soeder l’incontenibile e Laschet il moderato: in Germania corsa a due per il dopo Merkel

lunedì, Aprile 12th, 2021

dalla nostra corrispondente Tonia Mastrobuoni

BERLINO –  Markus Soeder ha sciolto le riserve e ha rivelato ieri il segreto di Pulcinella: si candida per il dopo Merkel. Il leader della Csu ha lanciato il guanto di sfida ad Armin Laschet, presidente della Cdu. “Sono pronto”, ha detto al vertice dei due partiti conservatori alleati da sempre. Dopo mesi di stentoree promesse cui nessuno aveva creduto – “il mio posto è in Baviera” – il leader della sorella minore dei conservatori si è detto pronto ad agguantare lo scettro di Angela Merkel. Sempre che nei prossimi giorni vinca la contesa con Laschet. E sempre che la Cdu/Csu riesca a vincere le elezioni. Il che non è affatto scontato. Peraltro, i sondaggi in caduta libera giocheranno un ruolo enorme nelle prossime, concitate ore che decideranno il futuro della Germania. I Verdi tallonano la Cdu/Csu a soli cinque punti. E in un mese, i conservatori ne hanno già perso dieci: sono al 27%.

Per gli osservatori più prussiani e innamorati della coerenza, Soeder sarebbe carne da cannone per i giornali tedeschi. Le sue giravolte sono leggendarie. Il governatore della Baviera è stato per anni lo spauracchio dei profughi che flirtava con Orban e fustigava Merkel. Dopo la bruciante sconfitta elettorale in Baviera del 2018, il leader Csu è diventato mansueto come un agnellino con la cancelliera e si è candidato a diventare il migliore amico delle api e dei Verdi, avanzati nelle urne mangiandosi grandi fette del suo elettorato. La sua opinione, dice chi lo critica, può cambiare come i suoi costumi di carnevale, e nella stagione dei coriandoli Soeder si è fatto immortalare come Ludovico di Baviera, Shrek, persino Marilyn Monroe, con tanto di labbra allungate in frequenti e voluttuosi baci. Già noto per precipitarsi da un microfono all’altro, durante la pandemia è diventato incontenibile. I giornalisti che lo seguono non hanno più una vita, raccontano. Dalla sua, Soeder ha un’energia da titano e un ego grande come i castelli di Ludovico di Baviera. Ma anche una crisi sanitaria affrontata con piglio e, almeno lì, con coerenza e fedeltà nibelunga alla linea di Merkel. Il leader della Csu ormai vola nei sondaggi. Anche quelli nazionali. Ed è qui che cominciano i dolori, per la Cdu e per il suo presidente, Armin Laschet.

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Filippo, il principe che non ci teneva a essere raccontato: insieme a lui se ne va un’epoca

venerdì, Aprile 9th, 2021

di Beppe Severgnini

Filippo, il principe che non ci teneva a essere raccontato: insieme a lui se ne va un'epoca

Ambasciata britannica, Roma. Credo fosse il 2000. Avevo già visto il duca di Edimburgo un paio di volte, in passato, a Londra: ma sempre a debita distanza. E non avevo mai parlato con lui. Quella sera ha parlato lui con me. Il rituale dei saluti prevede che siano i reali a introdurre un argomento di conversazione. Il principe Filippo, ritto di fianco alla consorte, mi ha guardato e ha chiesto: «What keeps you occupied?». Cosa la tiene occupata? In quella domanda c’era tutto il personaggio. La sua cortesia, la sua professionalità, il suo splendido anacronismo.

What keeps you occupied?, cosa la tiene occupata? Non «Che lavoro fa?», domanda brusca e troppo precisa. Ma: come occupa le sue giornate? Domanda poco impegnativa, elegante, quasi ingenua; in qualche modo perfetta. Cosa fate, voialtri, là fuori?, chiedeva l’uomo con un’occupazione unica: accompagnare, nel corso di una lunga vita, una protagonista come Elisabetta. Accettando di essere sempre un passo indietro, un’idea in ritardo, un fotogramma dopo. Nella serie televisiva The Crown – che The Economist giudica più realistica della stessa famiglia reale – c’è una battuta eloquente e meravigliosa, e tocca proprio a Filippo. Parlando della regina Eilisabetta sua moglie dice: «Lei è il sole, noi siamo i pianeti che le girano intorno».

Ora il pianeta Filippo — un po’ greco e un po’ danese, molto inglese — si è spento, alla viglia dei cento anni, e dispiace. Insieme a lui se ne va un’epoca. Un’epoca di uniformi e cerimonie, parenti e silenzi, rotocalchi e rumours, riti agresti e nuore incomprensibili. Pensateci: per il principe Filippo, come per la regina Elisabetta, usiamo ancora tradurre il nome. Per i loro figli maschi (Carlo, Edoardo, Andrea), talvolta. Per i loro nipoti e le loro spose, non più. William e Kate, non Gugliemo e Caterina; Harry e Megan, non Enrico e Margherita.
Ammettiamolo: il mestiere di Filippo di Edimburgo non era semplice. Marito e padre, presente e distante, accompagnatore e indossatore, funzionario e missionario. All’inizio ha faticato ad accettare un ruolo inevitabilmente subalterno. Ma poi ha capito. Il pianeta Filippo ha trovato l’orbita, il ritmo, perfino il gusto di fare le cose. La monarchia è una forma di servizio. Un servizio di lusso, certo. E Filippo lo ha accettato. All’interno della famiglia reale britannica il duca di Edimburgo è stato tra i personaggi più difficili da raccontare, proprio perché non ci teneva a essere raccontato. Ma l’uomo era attento, quando non sceglieva di essere svagato. Cauto, se non aveva deciso di abbandonare le cautele. Per i giovani inglesi era un bisnonno lontano. Per i meno giovani, una figura affettuosa, misteriosa, un po’ eccentrica.

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