Archive for the ‘Sicilia’ Category

Dal mare tre sub morti e cento chili di hashish. Un giallo alla Camilleri

lunedì, Gennaio 20th, 2020

di ALESSANDRA ZINITi

20 gennaio 2020 I corpi di tre uomini in muta da sub che affiorano uno dopo l’altro sulle spiagge della Sicilia settentrionale senza che nessuno ne abbia mai segnalato la scomparsa, pacchi pieni di panetti di hashish, tutti uguali, che compaiono, negli stessi giorni, su altre spiagge, dal nord al sud dell’isola senza che nessuno vada a ritirarli. Ecco, immaginate l’arenile di Marinella sotto casa del commissario Montalbano. Se Andrea Camilleri fosse ancora con noi ci avrebbe scritto un altro romanzo. Pane per gli uomini del commissariato di Vigata e per le autopsie del mitico dottor Pasquano.

Suggestioni letterario-televisive a parte, è un giallo appassionante quello che da alcuni giorni sta impegnando le energie di diversi procuratori siciliani alle prese con un rompicapo che, almeno per il momento, non riesce ad andare oltre le ipotesi più fantasiose ma parte da un assunto: improponibile pensare che quei tre uomini con mute identiche addosso ( uno con scarpe da tennis), morti non si sa né dove, né quando, né come, siano tre sub “normali” riaffiorati senza vita dopo una battuta di pesca andata a male. Nessuno li ha riconosciuti ( anche perché i corpi sono ormai devastati dall’acqua) né in Italia risultano sub scomparsi.

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Mafia: colpo ai clan, 94 arresti. In cella i boss messinesi: «Truffa ai fondi Ue per 10 milioni di euro»

mercoledì, Gennaio 15th, 2020

di Alessio Ribaudo

Per anni hanno impaurito gli imprenditori dei Nebrodi, gestito il traffico di droga ma, soprattutto, hanno messo le mani su decine di milioni di euro di fondi pubblici legati al settore dell’agricoltura. Stamattina però, 94 persone sono stati arrestate (46 sono ai domiciliari) dai carabinieri del Raggruppamento operativo speciale dei carabinieri e la Guardia di Finanza, coordinati dalla direzione distrettuale antimafia di Messina. Diverse centinaia di militari, dalle prime luci dell’alba, hanno anche sequestrato anche 150 aziende. L’inchiesta dei magistrati dello Stretto, coordinati dal procuratore Maurizio de Lucia, ha decapitato i clan dei Batanesi e dei Bontempo Scavo di Tortorici, un piccolo centro abbarbicato sui Nebrodi, che negli anni Novanta era stato il terreno di scontro di una violenta guerra di mafia. Da tempo, invece, secondo gli inquirenti le due «famiglie» avrebbero scelto di deporre una «tregua» armata e di spartirsi gli affari: come quello delle truffe all’Unione europea e all’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea). «Anche se sotto la cenere cova sempre la voglia di fare piazza pulita del concorrente», scrivono i magistrati. Quella tratteggiata dagli inquirenti è una mafia moderna, dedita più alle truffe che alle estorsioni e agli omicidi grazie alla connivenza di insospettabili imprenditori e professionisti. Viene così mandata in soffitta la «radicata» credenza che Messina sia la provincia «babba» (stupida) rispetto alla sanguinosa e potente Cosa nostra palermitana e catanese.

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Messina, sequestro da dieci milioni di euro al “re” dei videopoker legato ai clan

giovedì, Gennaio 9th, 2020

di SALVO PALAZZOLO

Dagli anni Novanta è un manager attivissimo nel settore del gioco, a Messina. Un tempo, si occupava di bische. Poi, è passato ai videopoker. Domenico La Valle, 59 anni, è ritenuto il braccio imprenditoriale del clan Trovato, che opera nella zona Sud della città. Le indagini del nucleo di polizia economico finanziaria, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia diretta da Maurizio de Lucia, hanno portato a un decreto di sequestro per l’imprenditore. Il provvedimento è stato emesso dalla sezione Misure di prevenzione del tribunale della città dello stretto. Riguarda gli investimenti messi in atto dal “re” del gioco negli ultimi anni: società di noleggio di videopoker, sale giochi, un distributore di carburanti e diversi immobili intestati ai familiari.

Già vent’anni fa, La Valle era finito al centro di alcune indagini. Ma era uscito sempre assolto, fino al processo concluso nel febbraio 2018, l’anno successivo la sentenza è stata confermata in appello: 13 anni di carcere, per associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni, violenza privata, gioco d’azzardo, usura, lesioni e per tutta una serie di reati fiscali.

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Stretto di Messina, arrestati sindaco di Villa San Giovanni, ad e presidente del servizio traghetti per corruzione

mercoledì, Dicembre 18th, 2019

di ALESSIA CANDITO

Appalti pubblici aggiustati, telecomandati, per favorire sempre e solo la holding internazionale padrona del traghettamento tra Reggio Calabria e Messina. È una vera e propria bufera quella che ha travolto l’amministrazione di Villa San Giovanni e la Caronte&Tourist, società che da decenni monopolizza o quasi l’attraversamento dello Stretto di Messina e i collegamenti con le isole minori.

Nel giro di poche ore, agli arresti disposti dalla procura di Reggio Calabria, guidata da Giovanni Bombardieri, sono finiti il sindaco di Villa San Giovanni, Giovanni Siclari, di Forza Italia, fratello del senatore Marco Siclari; il presidente della Caronte, Nino Repaci; l’amministratore delegato Calogero Famiani; il geometra Giancarlo Trunfio dell’Ufficio Tecnico del Comune; un vigile urbano, Vincenzo Bertuca; l’Ingegnere Francesco Morabito, capo dell’Urbanistica. Ma almeno altre sei persone sono destinatarie di provvedimenti cautelari, che sono stati eseguiti fra ieri sera e questa notte dai carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria.

Le contestazioni sono corruzione, abuso d’ufficio, turbativa d’asta, falso in atto pubblico e, solo per un indagato (il cui nome non è ancora noto), concorso esterno in associazione mafiosa.

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Esplode una fabbrica di fuochi d’artificio nel Messinese, cinque morti e due feriti

giovedì, Novembre 21st, 2019

E’ di cinque morti e due feriti gravi il bilancio di una duplice esplosione in una fabbrica di fuochi d’artificio a Barcellona Pozzo di Gotto, nel Messinese. Una delle vittime è Venera Mazzeo, di 71 anni, ed era la moglie del titolare. Uno degli operai che si trovava all’interno della fabbrica al momento dello scoppio è morto in ospedale dopo essere stato soccorso dai vigili del fuoco. Un’altra persona risulta dispersa. Aperta un’inchiesta per strage.

Messina, esplode una fabbrica di fuochi d'artificio: morti e feriti

Nella zona si è sentito un boato e subito dopo uno più forte, che si è udito fino al comune limitrofo di Milazzo, causando panico. Due le esplosioni, infatti, avvenute nella fabbrica di articoli pirotecnici di Vito Costa e dei figli.

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L’ultimo giallo su Messina Denaro in un’intercettazione. “Iddu lo accompagnavano alla stazione di Trapani”

mercoledì, Novembre 13th, 2019

al nostro inviato SALVO PALAZZOLO

TRAPANI – “Iddu veniva a Trapani”, sussurra il figlio di un storico mafioso palermitano. E’ una tranquilla mattina di due anni fa. “Iddu?”, chiede il vecchio massone trapanese. “Sì, iddu – conferma il rampollo – lo accompagnava Mimmo alla stazione”. Forse con una Mercedes. E’ un attimo, la conversazione è disturbata, ma gli occhi del giovane maresciallo del Ros che con i suoi compagni dà la caccia a Matteo Messina Denaro si illuminano. “Iddu”, lui, Trapani, stazione, Mimmo, come uno dei fedelissimi del superlatitante, Mimmo Scimonelli, che aveva proprio quel tipo di auto. Ecco cos’era la “carrozza” di cui parlavano i mafiosi quattro anni fa, quando distribuivano i pizzini: “Con la stessa carrozza arrivarono”, così dicevano. La carrozza del treno. Nell’epoca di auto veloci e aerei, nessuno mai – fino a due anni fa – aveva pensato alla vecchia carrozza ferroviaria per la fuga infinita del pupillo di Totò Riina, Matteo Messina Denaro, il capomafia trapanese condannato all’ergastolo per le stragi del 1993.

Questa è un’indagine che continua a riservare un colpo di scena dietro l’altro. E stamattina il nuovo capitolo della storia è iniziato prima dell’alba: i carabinieri del Ros e i finanzieri del nucleo di polizia economico finanziaria di Palermo hanno arrestato il vecchio massone trapanese dell’intercettazione su “Iddu” alla stazione, si chiama Antonio Messina, e altre due persone accusate di aver organizzato un traffico di hashish fra la Spagna, Milano e la Sicilia.

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Il mistero del trimarano fantasma. Vola a 8 nodi senza equipaggio poi svanisce

martedì, Ottobre 29th, 2019

Lampedusa- Non ha ancora una risposta il mistero del trimarano scomparso dopo un’avaria durante la Rolex Middle Sea Race, regata tra l’Italia e Malta.

Il trimarano di 60 piedi “Ad Maiora” dell’armatore italiano Bruno Cardile, tra i partecipanti alla regata, sarebbe sparito nel nulla dopo un soccorso effettuato il 22 ottobre. L’equipaggio fu costretto ad abbandonare l’imbarcazione dopo un’avaria allo scafo sinistro. 

Nessun problema per il soccorso, effettuato dalla vedetta della Capitaneria di porto di Lampedusa CP 319, già in servizio in zona. L’equipaggio, sbarcato sano e salvo, però non si spiega, come pure la capitaneria di porto, come mai una barca abbandonata a se stessa, con le vele ammainate, e con un problema allo scafo possa aver ripreso improvvisamente a navigare a 8 nodi, cosa non possibile senza le vele, e in linea retta, come se seguisse una rotta prestabilita?. Fatto confermato da un sistema di tracciamento della sua posizione obbligatorio nelle regate d’altura. Ma a bordo non ci dovrebbe essere nessuno.

Ma il giallo s’infittisce ogni giorno che passa, infatti improvvisamente la barca si è fermata e il segnale è scomparso. Dopo nulla, nessuna notizia. Un fatto strano, come la ripartenza, confermato dalla sala operativa della Guardia Costiera. Fabio Colivicchi, direttore del sito specializzato Saily.it e amico dell’armatore, racconta: “Bruno (Cardile, ndr) è appena atterrato all’aeroporto di Malta, ha affittato un piccolo aereo per effettuare una ricognizione, ma non ha visto niente. Sono arrivati oltre Lampedusa, in direzione Tunisia. Hanno sorvolato Gozo e Malta, sono stati sull’ultimo punto di segnalazione, e non hanno visto né la barca né eventuali detriti, sacchi di vele e altro del genere”. 

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Mafia, l’ultima verità sulla strage di Capaci: “Un ex poliziotto mise l’esplosivo sotto l’autostrada”

mercoledì, Ottobre 23rd, 2019

Dal nostro inviato SALVO PALAZZOLO

CALTANISSETTA. E’ stato agente della polizia penitenziaria e mafioso del clan di Caltanissetta, collabora con la giustizia dal 2009, ma alcuni mesi fa, dopo la sentenza sulla “trattativa Stato-mafia”, ha chiesto di tornare nuovamente davanti ai magistrati che indagano sulle stragi Falcone e Borsellino. Lui è Pietro Riggio, 54 anni, uno dei pentiti che hanno parlato anche del leader di Confindustria Antonello Montante. Adesso, racconta una storia misteriosa, in cui il protagonista è un ex poliziotto che chiamavano il “turco”. “Mi ha confidato di aver partecipato alla fase esecutiva delle strage Falcone – ha messo a verbale Riggio davanti ai pm di Caltanissetta – si sarebbe occupato del riempimento del canale di scolo dell’autostrada con l’esplosivo, operazione eseguita tramite l’utilizzo di skate-bord”.

Dichiarazioni pesanti, che hanno lasciato perplessi i magistrati nisseni, da sempre scettici sull’ipotesi che a Capaci ci sia stato un “doppio cantiere” per la strage del 23 maggio 1992: le sentenze fin qui emesse annoverano solo uomini delle cosche attorno all’autostrada dove furono uccisi Falcone, la moglie e gli agenti di scorta.

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Palermo, fiumi di cocaina dall’Argentina in Sicilia. I corrieri arrivavano all’aeroporto di Parigi

martedì, Ottobre 1st, 2019

di SALVO PALAZZOLO

Dall’Argentina la droga arrivava in Sicilia dentro piccoli pacchi, nascosta nel sottofondo delle valigie. I corrieri viaggiavano in aereo fino a Parigi, poi proseguivano in treno o in auto verso Palermo. Un meccanismo ben collaudato, che è proseguito per mesi. Poi, le indagini della squadra mobile di Palermo diretta da Rodolfo Ruperti, coordinate dalla procura distrettuale antimafia, hanno bloccato il grande business. Sono 24 le ordinanze di custodia cautelare eseguite nella notte, in tutta Italia. La “testa dell’acqua” era a Bagheria, alle porte di Palermo, dove vivevano alcuni trafficanti ritenuti vicini alle cosche. Poco distante, a Villabate, altri manager della droga importavano invece hashish dal Marocco, quasi 1000 chili di droga sono passati da alcuni depositi del Nord Italia prima di arrivare in Sicilia, 700 sono stati sequestrati.

Palermo, fiumi di coca dall’Argentina. I dialoghi fra i trafficanti: “Il cavallo ti serve per duemila metri?”

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Mafia, operazione a Palermo: 11 arresti per estorsione

martedì, Settembre 17th, 2019

Operazione antimafia a Palermo, dove i carabinieri hanno eseguito un’ordinanza cautelare in carcere nei confronti di 11 persone accusate di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Le indagini hanno fatto emergere gli interessi di Cosa nostra sul controllo e la gestione dei locali della movida palermitana, di cui l’organizzazione riusciva a controllare i servizi di sicurezza privata imponendo gli addetti e le tariffe per ogni operatore impiegato.

Il trucco delle associzioni di volontari – La figura di spicco dell’organizzazione, secondo gli inquirenti, era Andrea Catalano che avrebbe sfruttato solidi legami con gli esponenti di vertice dei mandamenti mafiosi di Porta Nuova. Per eludere la normativa di settore erano state fondate due associazioni di volontari antincendio nell’ambito delle quali venivano formalmente impiegati, in qualità di addetti antincendio, quei “buttafuori” che a causa dei loro precedenti penali si trovavano nell’impossibilità di ottenere la necessaria autorizzazione prefettizia.

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