Archive for the ‘Tecnologia’ Category

Arriva il microchip sottopelle

martedì, luglio 25th, 2017
paolo mastrolilli
inviato a new york

Sapevamo che prima o poi sarebbe accaduto, però un conto è guardarlo nei film di fantascienza, e un altro nella tua mano. Stiamo parlando del microchip che dal primo agosto verrà impiantato tra il pollice e l’indice di tutti i dipendenti della compagnia del Wisconsin Three Square Market, per fare acquisti, aprire la porta dell’ufficio, in sostanza «timbrare il cartellino» e accedere al proprio computer.

 32M è un’azienda di River Falls che disegna software per i locali all’interno degli uffici dove gli impiegati vanno nei momenti di pausa. Tutte le compagnie americane li hanno, e in genere contengono macchine dove si possono comprare snack.

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«Connettere le persone non basta più»: Zuckerberg cambia la missione di Facebook

venerdì, giugno 23rd, 2017

Quando, tra qualche tempo, si guarderà ai mesi tra la fine del 2016 e l’avvio del 2017, gli studiosi del mondo dell’hi tech potrebbero cogliere i segni di un passaggio epocale: l’era di una progressiva, ma inarrestabile, presa di coscienza. E se le confessioni di uno dei cofondatori di Twitter —«The Internet is broken», «Internet non funziona più», aveva detto al New York Times Evan Williams — hanno fatto scalpore, la mossa annunciata e attuata da Mark Zuckerberg sarà forse, nei fatti, ancor più dirompente.

Il giovane che l’Economist rappresentava nelle vesti di un imperatore ha deciso di modificare la mission del suo social network: ed è la prima volta che lo fa. L’annuncio è arrivato in un summit di Facebook a Chicago, e con un post: ma la spiegazione è arrivata anche nella prima vera intervista concessa a una tv (la Cnn) dal 2012.

«Connettere le persone online non basta», sintetizza l’emittente americana, che poi cita direttamente Zuckerberg: «Negli ultimi 10 anni siamo rimasti concentrati sull’obiettivo di rendere il mondo più aperto e connesso. Non abbiamo terminato. Ma prima pensavo che, se solo avessimo dato alle persone la possibilità di esprimersi e le avessimo aiutate a connettersi, il mondo sarebbe migliorato da sé. Per molti versi è stato davvero così. Ma la nostra società è ancora divisa. Ora credo che noi abbiamo la responsabilità di fare di più. Non basta connettere il mondo: dobbiamo fare in modo che si unisca sempre più». (altro…)

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Tra Fratelli Musulmani e web, l’educazione criminale di Salman per diventare il jihadista perfetto

giovedì, maggio 25th, 2017

lorenzo vidino

In queste ore in cui stanno emergendo i primi dettagli su Salman Abedi, tre dinamiche meritano particolare attenzione. La prima sono i contatti operativi dell’attentatore di Manchester. Desta particolare preoccupazione il fatto che le autorità ritengano sia «pressoché impossibile» che il giovane abbia confezionato un ordigno così sofisticato da solo.

 Pare che Abedi sia stato di recente sia in Libia che in Siria. Qualcuno gli ha dato l’ordigno durante uno di questi viaggi e Abedi l’ha riportato con sé in patria? O gli sono state impartite le conoscenze necessarie e poi Abedi ha fatto tutto da solo una volta tornato a Manchester? Oppure esiste un esperto artificiere jihadista che opera in Inghilterra, cosa che forse giustificherebbe la dichiarazione di Theresa May su un altro attentato imminente? Ciascuna delle tre ipotesi costituisce una problematica con enormi ripercussioni per l’antiterrorismo non solo inglese ma di tutta Europa.

Quello che invece è sempre più chiaro è che Abedi era tutto tranne che un lupo solitario. I viaggi in Libia e Siria e le frequentazioni in Inghilterra. Ma anche i contatti online con famosi reclutatori virtuali del Califfato quali Raphael Hostey, un convertito di Manchester che dalla Siria, utilizzando varie piattaforme social, ha creato un network globale di simpatizzanti jihadisti. (altro…)

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La confessione del fondatore di Twitter: «Internet non funziona più. E scusateci per Donald Trump»

domenica, maggio 21st, 2017

Che lo avesse intuito, lo dimostra una parabola pressoché unica, nel mondo senza pause della Silicon Valley: la fondazione, nel 1999, della piattaforma «Blogger», una delle prime a consentire a chiunque di poter scrivere, e pubblicare, in Rete; il lancio, nel 2006, di Twitter; la creazione, nel 2012, di Medium, piattaforma minimalista e «controcorrente» (solo parole, pochissime immagini: nell’era di Instagram e Snapchat). Ma leggere, sul New York Times, lo sfogo di Evan Williams fa impressione: perché l’intuizione viene posta in termini espliciti, con poche possibilità di fraintendimento.

Eccola, dunque: «The Internet is broken», Internet non funziona più. Williams ne è convinto da anni (e per questo ha fondato Medium), ma «le cose continuano a peggiorare». Facebook usata per trasmettere omicidi; Twitter in preda a orde di troll; la diffusione di «fake news» con modalità e rapidità inedite. «Un tempo pensavo che, se avessimo dato a tutti la possibilità di esprimersi liberamente e scambiarsi idee e informazioni, il mondo sarebbe diventato automaticamente un posto migliore. Mi sbagliavo».

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L’attacco hacker riparte dalla Cina: infettati centinaia di migliaia di computer

lunedì, maggio 15th, 2017

L’allarme per il virus “WannaCry” riparte dalla Cina. L’agenzia per la cyber-sicurezza di Pechino ha avvertito che centinaia di migliaia gli indirizzi Ip raggiunti con certezza dal virus. Da venerdì la diffusione del ransomware è in corso, anche se – assicurano le autorità – sta rallentando. Sono state già colpite le reti intranet di diverse imprese nel settore bancario, dell’istruzione, dell’energia elettrica, ma anche l’assistenza sanitaria e i trasporti hanno subito conseguenze. L’autorità cinese per il cyberspazio ha avvertito gli utenti di installare e aggiornare i software di sicurezza. La polizia e il governo hanno fatto sapere di aver adottato misure contro l’attacco e anche le compagnie di sicurezza online, tra cui Qihoo 360, Tencent e Kingsoft Security hanno detto di essere al lavoro. Per le autorità si tratta di “una sfida senza precedenti in materia di sicurezza su Internet”.

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WannaCry, i consigli degli esperti: “Aggiornate sistema operativo e antivirus. Non aprite link sospetti”

lunedì, maggio 15th, 2017

di ROSITA RIJTANO

ROMA – Rientro in ufficio domani per migliaia di impiegati e liberi professionisti italiani, dopo il weekend di WannaCry: l’attacco informatico che ha colpito organizzazioni e aziende in molti Paesi del mondo, inclusa l’Italia. Un virus chiamato in gergo ransomware che rende inaccessibili i dati dei nostri computer e, per ripristinarli, chiede un riscatto da pagare in bitcoin, la moneta elettronica. Fino ad ora il malware ha fatto danni limitati nel nostro Paese, raggiungendo un paio di università. Ma continua a far paura e l’allerta rimane alta. Ecco una serie di consigli pratici per chi domani si trova di nuovo di fronte al proprio pc.
Io, cittadino, come mi difendo da WannaCry? Il malware colpisce chi ha il proprio computer collegato alla Rete e un sistema operativo Windows, dato che il software malevolo si diffonde grazie a EternalBlue, una cyber arma della Nsa (l’agenzia per la sicurezza nazionale statunitense), diffusa online lo scorso aprile dal gruppo hacker Shadow Brokers. Uno strumento che sfrutta una vulnerabilità presente nel sistema operativo firmato Microsoft. “Le prime cose da fare – spiega a Repubblica Davide Del Vecchio, membro del comitato direttivo del Clusit, l’associazione italiana per la sicurezza informatica – sono aggiornare sia l’antivirus sia il sistema operativo, dato che questa falla è stata risolta dalla stessa Microsoft con un update che risale allo scorso marzo chiamato MS17-010″.

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Quel virus diventato letale grazie ai codici della Nsa

sabato, maggio 13th, 2017
ANSA

Il messaggio di richiesta di riscatto comparso sugli schermi dei computer infettati

 carola frediani

Quell di ieri è stato il «Blitzkrieg» (la guerra lampo) delle estorsioni digitali. Un attacco improvviso, massivo, fulmineo che nel giro di poche ore ha colpito 74 Paesi, mandando ko organizzazioni come il colosso spagnolo Telefonica o una serie di ospedali britannici.

«Pagate o addio ai files»

I virus del riscatto, noti come ransomware, non sono un fenomeno nuovo, e nella loro reincarnazione più aggressiva imperversano anche in Italia da almeno due anni. La dinamica è la seguente: arriva una mail che sembra provenire da un ente noto, ma è inviata dai criminali; l’utente apre l’allegato che infetta il suo pc; i file vengono cifrati e diventano irrecuperabili, a meno di non averne una copia da qualche parte; gli attaccanti lasciano le istruzioni per pagare un riscatto con la moneta elettronica Bitcoin e ottenere la chiave per decifrarli. (altro…)

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Dati condivisi con Facebook: multa da 3 milioni per Whatsapp

venerdì, maggio 12th, 2017
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Perché è pericoloso tenere il telefonino il tasca o sul comodino per la nostra salute

venerdì, aprile 21st, 2017

1.

Campi elettromagnetici

Perché si pensa che l’uso dei cellulari possa causare lo sviluppo di tumori?

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«Il cellulare è un dispositivo che emette campi elettromagnetici a radiofrequenza. Da decenni viene studiata la presunta pericolosità per la salute umana delle onde elettromagnetiche, come quelle emanate dalla telefonia mobile e dalle reti Wi-Fi, ma a oggi nessuno ha dimostrato in modo conclusivo l’esistenza di un nesso di causa-effetto — spiega Alessandro Polichetti, primo ricercatore del Centro nazionale per la protezione dalle radiazioni e fisica computazionale dell’Istituto Superiore di Sanità —. Il lavoro più ampio, “Interphone”, pubblicato nel 2010 e condotto dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro ha sostanzialmente assolto i telefonini per mancanza di prove, evidenziando solo un lieve aumento dei casi di glioma (tumore maligno del cervello) e neurinoma del nervo acustico (tumore benigno) tra chi aveva trascorso al cellulare più di 1.640 ore. Ma gli stessi autori avevano affermato che è molto difficile provare in modo incontrovertibile il legame diretto tra i due eventi. Un anno dopo, nel 2011, la stessa Agenzia ha classificato le onde elettromagnetiche tra i «possibili cancerogeni». Sono in questa lista (gruppo 2B) tutti gli agenti per i quali al momento esiste solo qualche sospetto di pericolosità per l’uomo».

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Wikileaks, i primi segreti dal “Vault 7”: ecco come la Cia entrava nelle Smart Tv e nei Mac

giovedì, marzo 23rd, 2017

di STEFANIA MAURIZI

AVEVA promesso una lunga serie di documenti su come la Cia è in grado di penetrare computer, telefoni e anche l’Internet delle cose, e dopo le prime rivelazioni su come l’Agenzia è in grado di spiarci dalle smart TV della Samsung, pubblicate in esclusiva con il nostro giornale, oggi WikiLeaks fa uscire i primi file di “Vault 7”, il forziere dei segreti cyber della Central Intelligence Agency (https://wikileaks.org/vault7/darkmatter/) .

Si tratta di dodici documenti su come Langley riesce a entrare nei computer più apprezzati e diffusi: quelli della Apple. File molto tecnici, in quanto veri e propri manuali per le spie hi-tech, a cui viene spiegato passo dopo passo come installare i vari software per penetrare nei computer, con tanto di lista dei modelli su cui queste installazioni sono state testate. (altro…)

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