Archive for the ‘Tecnologia’ Category

Banda Ultralarga, la lenta rincorsa italiana contro il digital divide. Ecco i dati su ritardi e cantieri aperti

domenica, Aprile 11th, 2021

Daniele Tempera

Immaginate un Paese dove poter lavorare a distanza anche da un piccolo borgo del nostro mezzogiorno, dove i medici possono operare da remoto un paziente o dove la gestione del verde o del traffico delle nostre città sono regolate da un sistema di intelligenza artificiale. No, non è un affresco di tecno-ottimismo anni ‘90, ma quello che la tecnologia potrebbe permetterci a breve, a patto di una singola premessa: la diffusione capillare del 5g e della Banda Ultralarga. Non è un caso che le reti, e il digitale, siano uno degli aspetti strategici del piano definito “Next Generation EU” e  della Commissione europea che ha stabilito obiettivi ambiziosi. Entro il 2030 tutte le famiglie europee dovranno poter usufruire di una connettività di almeno 1 Gbps e il 5G dovrà coprire tutte le aree popolate del continente. Più pragmaticamente, fra poco più di quattro anni, ovvero nel 2025, l’obiettivo è di dare invece una connettività di almeno 100mbps per tutte le famiglie europee e una copertura di 1Gbps per uffici, scuole, ospedali, biblioteche. Ma di cosa parliamo quando parliamo di “Banda Ultralarga”?

Raccontiamo  velocità (e lentezza): ecco come partecipare

Proviamo a costruire una mappa dell’Italia e della sua velocità di connessione. Ecco perché chiediamo ai nostri lettori di condividere uno speed test, un modo per calcolare la capacità di download e di upload della nostra rete. In questo anno di smartworking e didattica a distanza per tutti la velocità (o la lentezza) ha fatto la differenza. In attesa della banda ultra larga e delle tecnologie più avanzate proviamo a raccontare come oggi – anno 2021 – navighiamo su internet.

C’era una volta la ADSL

In principio fu il rame. Standard creato nel 2000, le connessioni ADSL sfruttavano il doppino telefonico per scaricare e trasmettere dati in rete. Una soluzione che si appoggiava su tecnologie già esistenti per connettere abitazioni e aziende e che era caratterizzata da un’asimmetria tra download (più veloce) e upload (molto più lento). Da 640kbps si è arrivati, nel tempo, a velocità prossime ai 20mbps in download. Oggi la rivoluzione è costituita dalla luce, ovvero da una tecnologia nata negli anni ‘50, ma che sta rivoluzionando le nostre telecomunicazioni. Utilizzando segnali luminosi, invece che elettrici, e costituiti da filamenti vetrosi e polimerici, i cavi in fibra ottica permettono di trasportare dati in modo enormemente più veloce rispetto a quelli in rame. È la condizione essenziale per realizzare quella che è definita “banda ultralarga”.  Secondo l’Agenda europea questa definizione può essere applicata a ogni rete caratterizzata da una connettività superiore ai 100mbps. Le reti in fibra ottica che arrivano fino a casa nostra (FFTH), promettono una velocità prossima a 1Gbps. Ma questa opzione non è certamente oggi la più diffusa. 

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Come si osserva dallo schema sopra, esistono oggi tipi di architetture miste. La fibra ottica può terminare più o meno vicina alle nostre abitazioni per poi lasciare spazio al rame. O può interagire con reti wireless; in questo caso i dati viaggiano su onde elettromagnetiche fino alla prima centrale fisica disponibile in fibra (FWA), una soluzione particolarmente utile in aree difficili da cablare. A seconda delle varie opzioni la velocità di connessione sarà ovviamente diversa. Lo sforzo è però arrivare, nel più breve tempo possibile, a una copertura adeguata di reti in fibra ottica e wireless. Un obiettivo che richiede un grande sforzo economico e infrastrutturale e che assomiglia spesso a una lotta contro il tempo per non rimanere indietro nel nuovo mondo digitale. In Italia il conto alla rovescia è partito nel 2015. 

Il piano italiano per la Banda Ultralarga

L’anno stabilito è il 2023. È questa la deadline stabilita dal piano di Banda Ultralarga (BUL) per le copertura di reti di ultima generazione delle cosiddette aree bianche. Parliamo di aree a “fallimento di mercato”, cioè dove gli operatori privati non hanno in previsione di implementare la velocità di connessione ad almeno 30 Mbps ed è prioritario l’intervento statale. Il Piano di banda ultralarga è stato varato nel 2015 e divide infatti il territorio nazionale in quattro macroaree e cerca di conciliare pubblico e privato.

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Rita, l’app che ci mostra cosa sanno di noi Google e Facebook

giovedì, Aprile 8th, 2021

ANDREA NEPORI

Rita, l’app che ci mostra cosa sanno di noi Google e Facebook

Da fine marzo è disponibile su App Store una nuova app che semplifica l’accesso alle informazioni personali in possesso dei giganti del Web, in primis Google e Facebook. L’app si chiama Rita, dall’abbreviazione di “Right to Access”, cioè il diritto all’accesso ai propri dati garantito dalla GDPR. L’app non si limita a scaricare i dati sullo smartphone, salvandoli dagli account online, ma li organizza in grafici e liste facilmente comprensibili e consultabili anche da chi non possiede particolari conoscenze informatiche. Rita semplifica anche il processo di richiesta di rimozione dei dati personali automatizzando l’invio delle email agli inserzionisti pubblicitari che le hanno raccolte tramite gli strumenti di Facebook o Google (più avanti sarà possibile recuperare i dati anche da Instagram, Spotify e altri fra i servizi più diffusi). 

«L’app opera in totale trasparenza salvando le informazioni in locale, ma senza accedervi in alcun modo», spiega a La Stampa Guglielmo Schenardi, co-fondatore di Rita. «Il nostro modello di business si basa non sul tracciamento o sulla profilazione, ovviamente, ma sull’offerta di una versione premium dell’app che consente un controllo più avanzato dei dati».

Il team remoto
Rita nasce da un’idea di Schenardi e di John Arts, suo compagno di studi all’ESCP Business School. Oggi lavorano a Rita altre sette persone da Kazakistan, Brasile, Stati Uniti, Italia e Belgio, occupandosi chi di sviluppo, chi degli aspetti legali, chi della grafica e dell’esperienza utente, mentre i due fondatori mettono a frutto la propria esperienza di Business Developer. «John ed io abbiamo sempre seguito i temi legati alla privacy e alla protezione dei dati», spiega Schenardi. «L’arrivo della GDPR è stata una svolta importante, ma ci siamo accorti che riuscire a visualizzare i propri dati e capire come chiedere davvero alle varie aziende di rimuovere ciò che sapevano di noi rimane un processo alla portata di pochi. Con Rita vogliamo invece democratizzare questo passaggio, e consentire davvero a tutti di riprendere il controllo delle proprie informazioni personali». 

Rita, l’app che ci mostra cosa sanno di noi Google e Facebook

Per scaricare le informazioni all’interno di Rita basta selezionare uno dei servizi (Google o Facebook) al quale richiedere i dati ed effettuare l’accesso con le proprie credenziali. In qualche minuto la richiesta viene processata in automatico e Rita è in grado di scaricare ed elaborare il tutto generando un’interfaccia di facile consultazione. 

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Facebook, i dati di 533 milioni di profili pubblicati online

martedì, Aprile 6th, 2021

di Martina Pennisi

I numeri di telefono e in alcuni casi nome e cognome, data di nascita e indirizzo di posta elettronica di circa 35 milioni di italiani iscritti a Facebook stanno circolando in Rete, gratuitamente, dopo essere stati pubblicati su un sito per hacker. Questi dati fanno parte di un più corposo database di 533 milioni profili di più di cento Paesi: l’Italia è fra i più colpiti, con un numero di persone coinvolte che corrisponde alla quasi totalità degli utenti del social network (negli Stati Uniti sono 32 milioni e nel Regno Unito 11).

A riportare la notizia, sabato scorso, l’esperto di sicurezza Alon Gal e il sito Business Insider. Altri esperti contattati dal Corriere hanno confermato la veridicità dei dati che sono riusciti a consultare e che risalirebbero al 2019.

Perché se parla adesso? Anzi, perché se ne riparla: un furto con le stesse caratteristiche è noto almeno dallo scorso gennaio, quando sull’app di messaggistica Telegram era possibile interrogare un bot per ottenere a pagamento il numero di telefono di un utente Facebook di cui si conosceva il codice identificativo (Facebook ID) e viceversa.

Dopo le nuove rivelazioni, è stato il colosso di Menlo Park stesso a dichiarare che si tratta «di dati e di un problema individuato e risolto nel 2019»: una vulnerabilità che permetteva a chiunque fosse in grado di realizzare un software ad hoc di setacciare il social network (scraping è il termine tecnico) alla ricerca dei numeri degli iscritti, che possono essere stati inseriti in fase di iscrizione o per questioni di sicurezza.

La novità, adesso, è che il database è disponibile gratis ed è «accessibile a chiunque abbia conoscenze tecniche di base. Non è un problema da poco ed è la conferma della quantità di informazioni in possesso di queste piattaforme e di quanto è difficile tenerle sotto controllo» spiega l’esperto di cybersicurezza Riccardo Meggiato. Il rischio maggiore, prosegue, è quello legato all’incrocio dei diversi database a disposizione dei malintenzionati: «Prendiamo l’Italia, dove negli ultimi mesi è stato colpito l’operatore Ho.mobile: combinando i dati, a quelli rubati a Facebook si può aggiungere anche l’indirizzo di casa».

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La tecnologia che renderà più pulito il Pianeta

mercoledì, Febbraio 24th, 2021

di David Brooks

Qualche mese fa, l’analista economico Noah Smith ha osservato che il progresso scientifico è un po’ come l’estrazione di metalli da una miniera. Trovi un filone e immagini che sia promettente. Ti accolli il rischio e investi molto. Lo sfrutti ed estrai finché rende. Il problema è che negli ultimi decenni soltanto pochi filoni si sono rivelati davvero redditizi e hanno trasformato le nostre vite. Le scoperte nel campo della tecnologia dell’informazione sono state ovviamente cospicue, basti pensare a internet e agli smartphone. Grazie in parte agli investimenti pubblici, l’innovazione da energia pulita è stata veloce e abbondante. Dal 1976 a oggi il prezzo dei moduli fotovoltaici è calato del 99,6%.
 

In verità, tuttavia, le innovazioni in grado di modificare radicalmente lo stile di vita sono state molte meno rispetto a quanto fossero in passato, seppure importanti. Se foste nati nel 1900 e morti nel 1970, avreste vissuto dall’epoca delle carrozze trainate dai cavalli a quella dell’uomo sulla Luna. Avreste assistito all’uso sempre più diffuso dell’elettricità, dell’aria condizionata, dell’aereo, dell’automobile, della penicillina e di molto altro ancora. Se, invece, foste nati nel 1960 e viveste ancora oggi, le vostre esperienze di guida e di volo sarebbero diventate più sicure, ma per altro sarebbero identiche, e così pure la vostra cucina sarebbe rimasta perlopiù immutata, ad esclusione del forno a microonde.
 

Nel 2011, l’economista Tyler Cowen ha pubblicato un libro premonitore intitolato The Great Stagnation (La grande stagnazione), che indagava i motivi per i quali il progresso scientifico stesse rallentando. Peter Thiel lamentava il fatto che, quantunque volessimo automobili in grado di volare, ci siamo ritrovati Twitter.
 

Il rallentamento della tecnologia, in verità, potrebbe essere vicino alla fine. All’improvviso, molte menti brillanti scrivono di molti filoni che sembrano promettenti. Il primo, e più ovvio, è quello dei vaccini. A proposito di quelli per il Covid-19, l’aspetto più strabiliante è che gli scienziati di Moderna abbiano messo a punto il primo vaccino il 13 gennaio 2020. In pratica, avevano il vaccino prima ancora che molte persone potessero solo immaginare che la malattia sarebbe diventata una minaccia.

Non si tratta solo di un nuovo vaccino, ma di un nuovo tipo di vaccino. I vaccini mRNA ci aiuteranno a insegnare ai nostri corpi come si combattono gli agenti patogeni in modo più efficace e potrebbero portare a scoperte rivoluzionarie nella lotta a ogni malattia. Per esempio, i ricercatori nutrono buone speranze contro il cancro: i vaccini mRNA non ci eviterebbero di sviluppare un tumore, ma potrebbero aiutare il nostro corpo a contrastarne alcune forme.
 

In campo energetico, suscitano grande entusiasmo le innovazioni in geotermia. Come osserva David Roberts in un eccellente articolo esplicativo pubblicato su Vox, il nucleo fuso della Terra ha una temperatura di circa cinquemila gradi centigradi, più o meno la stessa del Sole. Se riuscissimo a estrarre dal sottosuolo lo 0,1% dell’energia lì contenuta, saremmo in grado di soddisfare il fabbisogno energetico dell’intera umanità per due milioni di anni.
 

Gli ingegneri stanno cercando di ideare il metodo migliore per estrarre il calore dallo strato roccioso non poroso sotto la crosta terrestre. Scrive Roberts: “Se i suoi sostenitori più entusiasti hanno ragione, la geotermia potrebbe custodire la chiave per mettere a disposizione di chiunque nel mondo soltanto energia pulita”.
 

Per non parlare della fusione: in uno degli articoli, che di primo acchito ti rendi conto essere epocale, il mio collega del Times Henry Fountain nel settembre scorso raccontava come i ricercatori dell’MIT avessero progettato un reattore nucleare compatto perfettamente funzionante. Al momento, in Cina un reattore termonucleare sperimentale raggiunge i 132 milioni di gradi centigradi.  

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Hyperloop in Italia, ecco come funzionerà il treno da 1.200 chilometri all’ora

domenica, Febbraio 14th, 2021
La tecnologia permetterebbe di andare da Milano a Roma in 20 minuti – cella /CorriereTv
Il sistema di trasporto Hyperloop è stato concepito da Elon Musk per la prima volta nel 2014: si basa sulla tecnologia a levitazione magnetica già in uso in alcuni treni in Cina e Giappone, ma le carrozze levitanti Hyperloop vengono sparate all’interno di un tubo sotto vuoto e in condizioni ottimali possono arrivare a superare i 1.200 chilometri all’ora. Un viaggio da Milano a Roma, in questo caso, durerebbe da 20 a 30 minuti.
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Italian TechSpeak – La storia dell’intelligenza artificiale che ha imparato a dipingere come Rembrandt

martedì, Gennaio 12th, 2021


White Mirror è la rubrica di Italian TechSpeak che si ispira a Black Mirror, la popolare serie Netflix che racconta un futuro distopico profondamente influenzato dalle nuove tecnologie. Nelle puntate di White Mirror, condotte da Stefano Massini, gli ospiti – tutti protagonisti dell’innovazione in Italia all’interno di grandi aziende come Amazon, Comau, Microsoft e Reply – evidenziano gli aspetti positivi delle tecnologie demonizzate da Black Mirror.

Fabio Moioli di Microsoft, ospite della puntata di Italian TechSpeak dedicata all’intelligenza artificiale, ci racconta la storia dell’algoritmo che fu in grado di dipingere un quadro come Rembrandt. Un quadro che i maggiori critici d’arte olandese hanno ammesso avrebbero scambiato per originale. Al progetto “The Next Rembrandt” ha contribuito proprio Microsoft, in collaborazione con il museo Mauritshuis dell’Aja, il museo Rembrandthuis di Amsterdam, la Delft University of Technology e il gruppo finanziario ING. a cura di Pier Luigi Pisamontaggio di Leonardo Sorregottiregia di Massimo Buda GUARDA LA PUNTATA INTEGRALE: Stefano Massini con Fabio Moioli di Microsoft: come educare l’intelligenza artificiale

REP.IT

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WhatsApp, a febbraio le nuove condizioni d’uso (che sei obbligato ad accettare): cosa contengono

venerdì, Gennaio 8th, 2021

di Alessandro Vinci

WhatsApp, a febbraio le nuove condizioni d'uso (che sei obbligato ad accettare): cosa contengono

Importanti novità in arrivo su WhatsApp: tra esattamente due mesi, l’8 febbraio 2021, la piattaforma aggiornerà le proprie condizioni d’uso. A rivelarlo, i sempre ben informati esperti di WABetaInfo, che hanno costante accesso alle versioni preliminari dell’app. Come visibile nell’immagine d’anteprima, gli oltre due miliardi di utenti mondiali del servizio non avranno scelta: o accetteranno integralmente le modifiche o non potranno più continuare a utilizzarlo. Chi non si adeguerà sarà dunque destinato a veder sparire il proprio account: se non lo farà manualmente tramite il menù Impostazioni, ci penserà in automatico il sistema trascorsi 120 giorni di inattività.

WhatsApp, a febbraio le nuove condizioni d'uso (che sei obbligato ad accettare): cosa contengono

Due saranno le novità contenute nei nuovi termini di utilizzo: come WhatsApp gestisce i dati degli utenti e come le aziende potranno utilizzare i servizi Facebook per stoccare e gestire le chat di WhatsApp con i loro clienti. Se del primo aspetto – fin troppo generico – non è stata ancora fornita alcuna anticipazione, il secondo è già stato incluso nelle Faq consultabili online: «Alcune attività – si legge – potranno scegliere la società madre, Facebook, per archiviare i messaggi e rispondere ai clienti in modo sicuro. Facebook non userà automaticamente i tuoi messaggi per influenzare le inserzioni che vedi, ma le attività potranno utilizzare le chat ricevute a scopi di marketing, che potrebbero includere la pubblicità su Facebook».

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Google Down: YouTube, Gmail e Drive non funzionano

lunedì, Dicembre 14th, 2020

Google è down in tutto il mondo. Tante le segnalazioni degli utenti, raccolte sul sito DownDetector dei problemi ai diversi servizi di Big G, tra cui YouTube. E proprio su YouTube è una scimmia viola a informare gli utenti che «Something went wrong», qualcosa è andato storto. Non solo: oltre alla piattaforma video, non funzionano Gmail, Google Drive e la G Suite. Fondamentale strumento per la didattica a distanza.

La mappa delle segnalazioni per YouTube

La mappa delle segnalazioni per YouTube

Al momento sono oltre ventimila le persone che hanno denunciato malfunzionamenti ai servizi Google a partire dalle 12.30 circa. In particolare gli utenti che stanno tentando di usare YouTube, Gmail o Google Drive si concentrano in Europa, anche se le segnalazioni sono arrivate da tutto il mondo.

Le segnalazioni per Google down

Le segnalazioni per Google down

Su Twitter, ovviamente, gli hashtag che denunciano l’ansia degli utenti privi di quegli strumenti che utilizzano di più ogni giorno sono diventati trending topic. #googledown ha già collezionato quasi 50mila tweet in un’ora, seguono #YouTubeDOWN e #gmaildown.

Ed effettivamente Google è ormai talmente presente nelle nostre vite che diventa davvero complesso stare senza i suoi servizi. Anche solo per poche ore. Come fare a comunicare senza gmail? Come fare lezione senza GSuite? O, come lamenta un utente, come fare persino ad accendere la luce? Le sue lampadine sono intelligenti e sono controllate da Google Home, il servizio per controllare la Smart Home che ora, ovviamente, non funziona.

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Scarpe e ciabatte Lidl: esaurite in poche ore, rivendute su eBay fino a 2.500 euro

mercoledì, Novembre 18th, 2020

di Alessandro Vinci

Scarpe e ciabatte Lidl: esaurite in poche ore, rivendute su eBay fino a 2.500 euro

Le scene a cui ieri mattina si è assistito negli oltre 660 punti vendita italiani di Lidl non lasciavano dubbi: molte delle nuove sneaker della catena Lidl sono state acquistate semplicemente per farne un efficace veicolo di guadagno online. Vendute dal marchio tedesco a soli 12,99 euro, già dal pomeriggio hanno infatti «invaso» i marketplace virtuali. Naturalmente a cifre ultramaggiorate, proprio come accaduto negli altri Paesi. D’altronde, come ha sottolineato oggi Massimo Gramellini, si tratta di una mera legge di mercato: poca offerta – la «Lidl Fan Collection» era infatti in edizione limitata – a fronte di tanta, tantissima domanda. Perché per quanto in molti stentino ancora a crederci, le vivaci tonalità delle scarpe Lidl, associate a quella loro anima un po’ kitsch, hanno davvero conquistato il cuore dei fashion victim di mezza Europa. Naturale dunque che i prezzi salissero alle stelle.

Su eBay annunci fino a 2.480 euro

Rendersi conto della portata del fenomeno non è difficile. Basta recarsi sui più popolari siti di annunci, digitare la parola «Lidl» e restringere il campo di ricerca alle inserzioni provenienti dall’Italia. Si può così scoprire che l’annuncio più caro di eBay ammonta al momento a ben 2.480 euro, saldamente in vantaggio sul secondo e sul terzo classificato (1.500 e 1.018 euro). Ma si tratta di cifre fuori mercato. Buona parte delle sneaker viene infatti venduta in modalità «Compralo Subito» a un prezzo compreso tra i 50 e i 100 euro.

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Covid, per l’app Immuni oltre 350 mila download negli ultimi due giorni: superati i 7 milioni

martedì, Ottobre 6th, 2020

La paura fa download. Tanti. Qualcosa come 357 mila download nel giro di 48 ore o poco più. La costante crescita dei nuovi positivi delle ultime settimane ha consentito a Immuni l’app di contact tracing lanciata dal governo italiano lo scorso giugno di sfondare quota 7 milioni quando appena il 2 ottobre – come fa sapere la stessa app – era stata scaricata 6.679.118 volte.

Coronavirus, il bollettino di oggi, 4 ottobre: 2.578 nuovi casi e 18 morti

a cura di PIERA MATTEUCCI e BENEDETTA PERILLI
Ad oggi sono per l’esattezza 7.036.898 le persone che l’hanno attivata sui loro smartphone in Italia. Si tratta del 18% dei dispositivi attivi nel nostro paese, percentuale dalla quale sono esclusi i minori di 14 anni. Finora l’applicazione ha inviato 5.870 notifiche e al momento 357 utenti positivi hanno caricato i codici permettendo di avvisare le persone entrate in contatto con loro. I dati sono diffusi regolarmente dai canali ufficiali di Immuni, da quelli del Dipartimento per la Trasformazione Digitale e dal Ministero della Salute.

“Scaricate l’app Immuni. Aiutateci a tenere bassa la pressione sugli ospedali. Aiutateci a garantire le cure anche ai malati non Covid-19”, è l’appello che ha lanciato oggi il sindacato nazionale dei medici ospedalieri Anaao-Assomed. Nei giorni scorsi Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza, ha sottolineato che “se la maggior parte della popolazione scaricasse Immuni, avremmo uno strumento straordinario per mettere sotto controllo l’epidemia”.

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