Archive for the ‘Economia – Lavoro’ Category

Manovra, stop agli aumenti dell’Iva. La lite sul “reddito”. Lega: solo agli italiani

venerdì, settembre 21st, 2018

L’ipotesi di un aumento selettivo delle aliquote Iva per finanziare le misure della manovra è durata lo spazio di una giornata. Una meteora nelle complesse trattative per mettere insieme la prossima legge di Bilancio. Il fuoco di fila contro un ritocco all’insù delle aliquote soltanto per alcuni prodotti, è stato bloccato prima dai due vice premier, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, poi direttamente dal ministro dell’Economia Giovanni Tria. «L’Iva», ha detto il leader della Lega, «sicuramente non aumenterà». L’aumento dell’Iva, gli ha fatto eco Di Maio, «è una fake news». Poi è toccato a Tria, prima in audizione al Senato e poi parlando a margine della festa per i 140 anni del Messaggero a Cinecittà. «Bloccheremo l’aumento», ha detto il ministro, ricordando che il «disinnesco» era previsto nella risoluzione al Documento di economia e finanza approvata a giugno. L’idea di finanziare alcune misure, come il taglio dell’Irpef, con un aumento selettivo dell’Iva, insomma, è definitivamente sparita dal tavolo.

IL CONTO ALLA ROVESCIA
Ma il tempo stringe, e il momento di iniziare a chiudere il cerchio della manovra è quasi arrivato. Entro giovedì prossimo, dovrà essere approvata la variazione del Def nella quale, ha spiegato ieri Tria, ci saranno sia i numeri che le misure che il governo proporrà nella legge di Bilancio. Questa mattina ci sarà un vertice di governo al quale parteciperanno, oltre allo stesso ministro dell’Economia, il presidente del Consiglio e i rappresentanti economici dei due partiti, Massimo Garavaglia e Laura Castelli. Probabile ci sia anche lo stesso Salvini. (altro…)

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Daniele Franco, il ragioniere dello Stato che può negare il timbro alla Finanziaria: «Mi vogliono cacciare? Devono solo dirmelo»

venerdì, settembre 21st, 2018

Il governo, con la prossima manovra di bilancio, non potrà mantenere tutte le promesse. Ci vuole gradualità, altrimenti salterebbero i conti. Lo ha ribadito alla Camera il ministro dell’Economia, Giovanni Tria: «Si conferma che l’obiettivo è di assicurare la graduale realizzazione degli interventi contenuti nel contratto di governo, compatibilmente con le esigenze di mantenere l’equilibrio dei saldi strutturali di finanza pubblica». Dove le parole chiave sono appunto «graduale» e «equilibrio». Tria dunque non sembra preoccuparsi più di tanto dei due vicepremier, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, che un giorno sì e uno no gli intimano di trovare le risorse per attuare flat tax, quota 100 sulle pensioni e reddito di cittadinanza. E i due vicepremier sembrano non preoccuparsi più di tanto dell’indifferenza di Tria. Il titolare dell’Economia ostenta cautela? «Fa parte del suo lavoro», taglia corto il leader della Lega, Salvini. Come se quello in atto fra i vicepremier e il ministro fosse un gioco delle parti. Che però, tempo una settimana, dovrà determinare un risultato scritto nella nota di aggiornamento al Def, il documento di economia e finanza.

Lo spazio di manovra

La nota al Def, per prima cosa, dovrà prendere atto del rallentamento dell’economia e correggere le previsioni contenute nel Def di aprile. Il prodotto interno lordo non crescerà più dell’1,5% quest’anno e dell’1,4% nel 2019. I nuovi numeri ruoteranno intorno all’1-1,1% quest’anno e all’1% il prossimo. La frenata dell’economia, la maggior spesa per gli oneri sul debito (4-5 miliardi nel 2019) a causa dell’aumento dello spread e la cancellazione delle clausole di salvaguardia (12,5 miliardi) che prevedono l’aumento dell’Iva, spingono il deficit 2019 sopra il 2%, ma Tria vuole ridurlo all’1,6-1,7%, altrimenti non potrebbe assicurare una sia pur leggera discesa del debito pubblico. Questo significa che, solo per contenere il deficit, il ministro dovrebbe trovare circa 7 miliardi. Ai quali sommare quelli per finanziare le proposte di 5 stelle e Lega: ognuno dei quali reclama 8-9 miliardi. Dovranno accontentarsi di molto meno. (altro…)

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Wall Street da record scaccia ogni timore, Piazza Affari chiude a +0,5%

giovedì, settembre 20th, 2018

–di e

I risultati sopra le attese dell’economia Usa danno la carica a Wall Street che trascina al rialzo i listini europei, tutti a fine seduta in territorio positivo (leggi qui gli indici principali). I nuovi record degli indici Dj e S&P 500 – spinti da Amazon e Apple – testimoniano il calo dei timori degli investitori internazionali rispetto alle tensioni commerciali tra Usa e Cina a pochi giorni dall’introduzione di nuovi dazi. Tariffe che scatteranno il 24 settembre su 200 miliardi di dollari di merci cinesi da parte di Washington e su 60 miliardi di prodotti made in Usa da parte di Pechino. Né i mercati sembrano spaventati dall’ipotesi, che tiene banco tra Londra e Bruxelles, di una Brexit senza accordo. Ma in Italia l’attenzione resta alta sulla Legge di Bilancio, come testimonia lo spread che a fine seduta ha chiuso in area 223 punti. Il FTSE MIB ha così terminato le contrattazioni con un guadagno dello 0,53%. Sul gradino più alto del podio Stmicroelectron (+3,5%) che ha beneficiato, come tutto il settore dell’high tech, dell’allentamento della morsa dei dazi. È salita la galassia Agnelli, in testa Fiat Chrysler Automobiles (+1,5%), ancora sulla scorta dei dati europei sulle immatricolazioni, migliori della media del mercato a luglio e agosto. Tra i bancari bene Unicredit, mentre hanno chiuso in territorio negativo gli altri big del credito e soprattutto Ubi Banca (-2,4%, il titolo peggiore). Male Saipem (-1,7%) alla vigilia della decisione del tribunale di Milano che ha condannato la società a una confisca di 197 milioni di euro nell’ambito della sentenza relativa al reato di corruzione in Algeria. Fuori dal listino principale ha brillato Astaldi. (altro…)

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Pensioni, il cantiere aperto per arrivare a «quota 100»

giovedì, settembre 20th, 2018

Il cantiere delle pensioni è forse il più delicato fra quelli aperti sulla legge di Bilancio 2019 che il governo presenterà a metà ottobre. Sia perché mandare le persone in pensione prima rischia di provocare reazioni negative sui mercati e da parte della commissione europea. Sia perché la famosa «quota cento» di cui si sta discutendo costerebbe, secondo le stime arrivate al ministero del Lavoro, qualcosa come 8 miliardi nel 2019 e ancora di più negli anni successivi. Per questo sul tavolo ci sono diverse ipotesi di riserva, fino a quelle che minimizzerebbero i costi a un paio di miliardi. Un aiuto verrebbe poi da imprese e sindacati, con i quali il governo sta riservatamente ragionando di un accordo quadro per il «Ricambio generazionale» che dia il via a fondi di categoria di prepensionamento (fino a 5 anni) che si farebbero carico di parte dei costi delle uscite dei lavoratori in esubero.

Quota 100

Ma partiamo dalle norme attuali, frutto della Fornero e delle riforme precedenti. Dal primo gennaio 2019 per andare in pensione di vecchiaia servono 67 anni d’età (e 20 anni di contributi). È possibile anche la pensione anticipata, ma per accedervi, sempre dal prossimo gennaio, occorrono, a prescindere dall’età, almeno 43 anni e 3 mesi di contributi per i lavoratori, un anno in meno per le lavoratrici. L’ipotesi «quota cento» prevede l’accesso alla pensione già a 62 anni d’età, purché si abbiano 38 anni di contributi (la somma fa appunto 100). Ma si potrebbe lasciare il lavoro anche a 63 anni (con 37 di contributi), a 64 (con 36) e a 65 (con 35). Questa appena illustrata è l’ipotesi più generosa. (altro…)

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Dow corre e sostiene le Borse, bene Fca a Milano. Petrolio sopra 70 dollari

mercoledì, settembre 19th, 2018

–di e

Le Borse europee hanno chiuso tutte in rialzo e vicine ai massimi di giornata trascinate dai minerari e dalle auto ma anche dai bancari mettendo in secondo piano il tema della guerra dei dazi Usa-Cina mentre si è ridimensionato il calo a Copenhagen di Danske Bank colpita dallo scandalo Estonia. Mentre il Dow Jones di Wall Street sta dando la caccia ai massimi dell’anno, avvicinando i 26500 punti (26617 il record in chiusura), tutti i principali indici europei hanno guadagnato in chiusura circa mezzo punto percentuale. Anche Piazza Affari, a lungo in rosso e piegata dalle vendite sulle utility (-2% Italgas, -1,5% A2a, -1% per Snam e Terna, ha comunque chiuso a +0,25% nel Ftse Mib. In fondo la paniere delle big Prysmian ha perso il 2,66% dopo il balzo di ieri e la cautela del management sulla seconda parte dell’anno. Dietrofront anche per Ferrari (-1,3%) all’indomani del piano al 2022. Brillante Buzzi (+2,2%) e il resto della galassia Exor-Agnelli: +2,1% per la holding, +1,8% Fca dopo le immatricolazioni europee di luglio e agosto. Bene i bancari. Exploit Astaldi (+12%). Nel resto d’Europa balzo del settore dei metalli industriali dopo il rialzo della guidance da parte di Salzgitter (+6%). Intanto sale oltre 70 dollari il barile di petrolio dopo il quinto calo settimanale consecutivo delle scorte di greggio Usa.

Wall Street ancora in rialzo
Wall Street è intanto rialzo nel Dow Jones mentre il Nasdaq è in calo: il focus è sulla “guerra commerciale” con la Cina e sui negoziati con il Canada per un accordo che sostituisca il Nafta. Sul fronte macroeconomico, ad agosto i nuovi cantieri edili avviati negli Stati Uniti sono rimbalzati (+9,2%) dopo due mesi di fila in calo grazie alle case multifamiliari ma i permessi richiesti per costruire – indicatore dell’attività futura – sono scesi (-5,7%) ai minimi di oltre un anno. Nel secondo trimestre del 2018 il deficit americano delle partite correnti si è ridotto del 17% a 104,46 miliardi di dollari da quello di 121,7 miliardi del primo trimestre. (altro…)

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Bollette, il boom dei prezzi della CO2 fa aumentare luce e gas

martedì, settembre 18th, 2018

L’estate di fuoco dell’energia non è ancora finita. Ora anche i prezzi del petrolio si sono rimessi a correre, riportando il Brent vicino a 80 dollari al barile, ai massimi da quattro anni. È l’ennesimo record, che sui mercati europei si aggiunge a quelli registrati da elettricità, gas, carbone: una sequenza impressionante di rincari – trainati soprattutto, ma non solo dal rally della CO2 – che minaccia di pesare sulle nostre bollette.

Per le imprese si profila un rincaro del 10% per l’elettricità e del 30% per il gas, secondo stime elaborate da Energindustria, consorzio promosso da Confindustria Vicenza. E anche per le famiglie il conto potrebbe essere salato, a meno di una brusca inversione di tendenza sui mercati dell’energia all’ingrosso.

Negli ultimi giorni a dire il vero qualche seduta ribassista c’è stata. Ma la volatilità, provocata anche da fenomeni speculativi, è altissima e carica ogni previsione di incertezza. Gli scossoni più forti si sono verificati sul mercato dei diritti per l’emissione di anidride carbonica, in parole povere  i «permessi per inquinare», che utilities e società energivore in Europa sono obbligate a comprare per compensare la CO2 che scaricano in atmosfera: il prezzo è sceso di quasi il 20% la scorsa settimana, ma in questo modo ha solo cancellato il balzo che aveva fatto in un paio di sedute.

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Europa snobba guerra dazi, a Piazza Affari (+0,55%) svetta Prysmian

martedì, settembre 18th, 2018

di e

Le Borse europee hanno chiuso con discreti guadagni una seduta cauta, durante la quale gli investitori non si sono fatti spaventare dall’annuncio ufficiale di nuovi dazi Usa su 200 miliardi di dollari di beni di importazione cinese, già anticipata dalle indiscrezioni del weekend, e dalla contromossa di Pechino, che farà scattare il 24 settembre tariffe doganali su 60 miliardi di dollari di prodotti americani. Milano è salita dello 0,55%, Parigi dello 0,28%, Francoforte dello 0,51%, Madrid dello 0,34% e Londra ha chiuso attorno alla parità, inizialmente penalizzata dai timori sulla Brexit (segui qui l’andamento degli indici). Il presidente americano, Donald Trump, ha deciso di introdurre i dazi minacciati nelle scorse settimane su 200 miliardi di dollari di beni importati dalla Cina, che verranno tassati al 10%. Le nuove tariffe entreranno in vigore il prossimo 24 settembre e pian piano si alzeranno al 10% entro fine anno. Poi dal primo gennaio 2019 verranno fissate al 25%. Comunque gli analisti ritengono che ci siano ancora margini di trattativa tra Stati Uniti e Cina e proprio per questo Trump ha deciso di fissare inizialmente le tariffe al 10% e di innalzarle solamente dal 2019. Se le notizie dal fronte americano erano già trapelate nel corso del fine settimana e gli investitori le avevano già «digerite», piace meno la contromossa cinese. Pechino adotterà dazi tra il 5 e il 10% contro importazioni americane aventi un valore annuo di 60 miliardi di dollari. Le tariffe doganali scatteranno il 24 settembre, lo stesso giorno di quelle americane.

I principali indici del Vecchio Continente sono saliti, compresa Londra, penalizzata in avvio dai timori sulla Brexit, nel giorno in cui è emerso che il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, in una lettera ai 28 capi di Stato e di governo dell’Ue, ha indicato la possibilità di convocare un altro Consiglio europeo a novembre. Milano alla fine non ha risentito particolarmente del deludente dato sul fatturato dell’industria italiana, ma sono soprattutto banche e utility a scendere. Lo spread si attesta in area 212 punti e il rendimento del decennale italiano è migliorato sotto il 2,7%. In generale, hanno retto bene i titoli del comparto auto e minerario, tra i più penalizzati dai dazi, e hanno invece ingranato la marcia più alta i petroliferi (a Milano Saipem +1,33%), sulla scia del balzo del greggio (il Wti è salito verso 70 dollari al barile, il Brent verso gli 80 dollari), sulle indiscrezioni relative a una Arabia Saudita favorevole a prezzi superiori a quota 80 dollari. Gli analisti scommettevano su intervento saudita sul mercato per compensare la minore offerta di petrolio iraniano viste le sanzioni americane contro Teheran. (altro…)

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Ferrari, Camilleri: “Entro il 2022 il 60% di auto con motori ibridi. In arrivo Purosangue, ma non sarà Suv”

martedì, settembre 18th, 2018

MARANELLO – Tocca a Louis Camilleri, nuovo amministratore delegato del Cavallino, illustrare il piano industriale 2018-2022 della Ferrari. Due le principali novità presentate oggi a Maranello: il nuovo veicolo della categoria Suv, che si chiamerà Purosangue e sarà lanciato entro la fine del piano, e l’annuncio che entro il 2022 il 60% dei veicoli prodotti avrà motore ibrido. Un “battesimo”, quello del manager, salutato positivamente anche dal presidente John Elkann:  “Una fortuna averlo come Ceo”, ha detto.

Sul fronte più strettamente finanziario la società prevede ricavi sotto i 5 miliardi entro il 2022, e un risultato operativo superiore a 1,2 miliardi (Margine operativo lordo compreso tra 1,8 e 2 miliardi), secondo quanto spiegato dal direttore finanziario Antonio Picca Piccon. Dati, questi, inferiori a quanto anticipato dall’ex ad Marchionne che aveva previsto che nel 2022 l’utile della Rossa potesse superare i 2 miliardi di euro. Anche per questo il titolo ha inizialmente accusato il colpo a Piazza Affari, riducendo poi le perdite tra uno e due punti percentuali. La casa del Cavallino prevede poi dividendi in crescita al 30% dei profitti nel 2022 (a fronte del 25% attuale) e prevede un buy back di 1,5 miliardi nei prossimi 4 anni. Migliorati i target 2018: gli investimenti salgono da 550 a circa 650 milioni, il debito industriale netto scende da 400 a 350 milioni. Confermato l’ebitda uguale o superiore a 1,1 miliardi e oltre 9.000 consegne.

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Spese scolastiche, ecco quali sono quelle detraibili

martedì, settembre 18th, 2018

di ANTONELLA DONATI

Sono tante le voci che consentono di avere la detrazione del 19% per le spese di istruzione, non sempre conosciute e spesso trascurate. Non esiste, infatti, un elenco specifico nelle norme di legge ma solo una serie di indicazioni date via via dall’Agenzia delle entrate con circolari e risoluzioni. Dopo la segnalazione del fatto che ben un italiano su due non è a conoscenza di queste possibilità, ci avete inviato molte richiete su dove trovarle e come fare per non lasciarle cadere nel nulla. Ecco la lista punto per punto.

Tutte le scuole interessate. La detrazione Irpef del 19% riguarda tutte le spese direttamente legate alla frequenza degli istituti del sistema di istruzione nazionale, di ogni ordine e grado, ossia scuole materne, elementari, medie e superiori.  Rientrano nel sistema tutti gli istituti pubblici, statali e degli enti locali, e le scuole private paritarie. Per il 2018 è previsto un tetto di spesa detraibile pari a 786 euro per ogni alunno o studente, ossia una detrazione massima di circa 150 euro per ogni figlio iscritto. Dal 2019 il tetto passa a 800 euro.

Le voci che danno diritto all’agevolazione. Tra le spese legate alla frequenza scolastica risultano detraibili ovviamente le somme versate per l’iscrizione alle scuole private. Per tutte le scuole, comprese quelle private, invece, l’Agenzia delle entrate ha chiarito che lo sconto d’imposta, entro il tetto massimo di spesa previsto, è riconosciuto per:
– la mensa e gli eventuali servizi integrativi di assistenza alla mensa; (altro…)

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Milano chiude migliore d’Europa (+1%) con lo spread in calo a 224 pb

lunedì, settembre 17th, 2018

–di

Milano chiude maglia rosa in Europa grazie al calo dello spread (a 224 punti base) con il Ftse Mib in rialzo dell’1% mentre gli altri listini continentali archiviano deboli una seduta su cui pesano le nuove tensioni commerciali tra Cina e Stati Uniti. La volontà del ministro dell’Economia Giovanni Tria di mantenere l’obiettivo di deficit/Pil all’1,6% ha spinto il rendimento sul Btp decennale al 2,79% con in prima fila i titoli bancari (Banco Bpm guadagna il 3,6%),Telecom Italia (+4% favorito anche dal buon andamento del settore in Europa) e Mediaset, che balza del 2,9% dopo il vertice ad Arcore tra Silvio Berlusconi e Matteo Salvini. Rimbalza anche Saipem (+2,8%) dopo un report di Bernstein che minimizza i possibili impatti negativi dell’uscita del Cfo Giulio Bozzini. In coda al listino, invece, i titoli della moda con Moncler (-0,5%) e Ferragamo (-0,5%) penalizzati dai timori su possibili guerre commerciali e Ferrari, che lascia sul terreno l’1,4% in attesa del nuovo piano (che sarà presentato domani a Maranello) e dopo la nuova delusione nel Gp di Singapore con Vettel sempre più lontano dal titolo iridato. Sul fronte valutario l’euro torna a rafforzarsi a 1,1689 dollari e 130,9 yen; il dollaro/yen vale 112. Poco mosso il greggio con il Wti a quota 68,9 dollari (-0,1%).

Donald Trump, secondo il Wall Street Journal, intende annunciare lunedì o martedì un nuova ondata di dazi per circa 200 miliardi di dollari sull’import di merci cinesi, nonostante il nuovo round di negoziati con Pechino a fine mese. Le tariffe saranno probabilmente di circa il 10%, al di sotto del 25% previsto. Venerdì sera le indiscrezioni avevano già portato a vendite sulle Borse Usa e a un apprezzamento del dollaro.

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