Archive for the ‘Economia – Lavoro’ Category

Draghi: “Recovery, l’Italia rispetterà i tempi”. Arriva un decreto per la cabina di regia sui progetti

lunedì, Aprile 19th, 2021

Ilario Lombardo

La realizzazione puntuale del Recovery plan è di fatto il motivo per cui Mario Draghi è diventato presidente del Consiglio. Il primo a saperlo è lui stesso. Certo, a febbraio, quando è stato chiamato al Quirinale, c’era anche l’imponente macchina dei vaccini da mettere in azione per salvare l’Italia dalla deriva sanitaria. Ma non ci sono dubbi che è sull’epocale gestione dei fondi comunitari che si giocherà il giudizio della storia sul governo dell’ex presidente della Banca centrale europea. Per questo motivo non deve sorprendere che a Palazzo Chigi e al ministero dell’Economia si siano molto irritati ad aver letto un articolo della Reuters che dava ormai come altissimo il rischio che l’Italia non rispetterà la scadenza del 30 aprile per la consegna del piano all’Europa. Draghi non è abituato a smentire indiscrezioni o retroscena, ma questa volta il peso della notizia era tale che il suo staff non ha potuto faro altro che correre a soffocare categoricamente lo scenario. L’idea che un’importante agenzia internazionale potesse mettere in dubbio, di fronte alla platea europea, la sua capacità di rispettare le tempistiche del piano economico più importante degli ultimi decenni non è andata giù al premier. «Va chiarito subito che rispetteremo la data del 30 aprile, senza nessun dubbio», è stato il mandato di Draghi ai suoi collaboratori. «Saremo puntuali» assicurano fonti della presidenza del Consiglio e del Tesoro.

Oggi Draghi, come previsto, vedrà Fratelli d’Italia e Italia Viva. Dopo i partiti, toccherà alle parti sociali, con i sindacati intenzionati a far pesare le proprie proposte. Dopo un passaggio in Consiglio dei ministri, il 26 e il 27 aprile il Pnrr (Piano nazionale di rinascita e resilienza) -un piano di spesa da 191,5 miliardi, di cui 69 a fondo perduto, 122 prestiti, più 30 del fondo di accompagnamento – arriverà alle Camere. Il premier e il ministro dell’Economia Daniele Franco hanno dieci giorni di tempo per trovare una sintesi e non perdere così la prima tranche del finanziamento, 27 miliardi, a luglio. E non è un compito facile come sembra. Ogni partito della larghissima maggioranza ha posto precise condizioni: il Pd su Sud, giovani e donne, il M5S sulla proroga al 2023 del superbonus, la Lega sul rispetto dell’italianità della filiera industriale che riceverà i fondi. La governance sul Recovery plan, infine, è un nodo che non è stato ancora sciolto. Come avvenne nelle ultime fatali settimane del governo Conte II, le forze politiche chiedono un posto in prima fila nella cabina di regia. Per non mortificare la volontà politica dei partiti, cercando però anche di evitare che la questione si trasformi in un’ulteriore perdita di tempo, il Mef e Palazzo Chigi hanno pensato di spostare la discussione su un decreto ad hoc. Non è ancora chiaro se il provvedimento accompagnerà o meno il Pnrr, ma sembra plausibile che se ne riparlerà dopo il 30. Quel che è certo è che dovrà contenere la definizione della governance. Al momento sotto la regia del Tesoro e della Presidenza del Consiglio sono coinvolti tutti ministeri guidati da tecnici più Roberto Speranza, ministro della Salute e leader di Articolo Uno. Una composizione che non soddisfa i partiti.

Rating 3.00 out of 5

Ecco i 20 cantieri che apriranno entro l’anno. “Il piano vale oltre 100 mila posti di lavoro”

domenica, Aprile 18th, 2021

Luca Monticelli

Finalmente, si parte. Ci sono voluti due anni e tre governi per sbloccare una buona parte delle opere pubbliche incagliate nelle secche della burocrazia. Il ministro per le Infrastrutture e le mobilità sostenibili, Enrico Giovannini, ha nominato 29 commissari straordinari che avranno il compito di assicurare la realizzazione di 57 progetti, per un valore di circa 83 miliardi. L’impatto occupazionale nel 2025 arriverà a valere 118 mila posti di lavoro. Sulla base dei cronoprogrammi disponibili, nel corso del 2021 apriranno 20 cantieri, se ne aggiungeranno 50 nel 2022 e altri 37 nel 2023.

Si tratta di 16 infrastrutture ferroviarie, 14 stradali, 12 caserme per la pubblica sicurezza, 11 opere idriche, tre porti e la metro C di Roma. Il governo conta così di abbattere il gap con l’Europa e ancora di più quello tra nord e sud. La parte più consistente degli interventi, infatti, proprio nel Mezzogiorno sarà concentrata con 36,3 miliardi impegnati, mentre quelli per il centro Italia valgono circa 24,8 miliardi e 21,6 per il nord.

Le opere sono già stata finanziate con 33 miliardi di euro e saranno alimentate anche dai fondi legati al Recovery plan. «La nomina di 29 commissari tecnici, competenti, con strutture a loro supporto è un segnale di accelerazione», ha detto Giovannini. L’intervento vedrà «un forte investimento dal programma Next Generation Eu e risorse aggiuntive sul bilancio nazionale per far sì che questi progetti vengano realizzati bene e rapidamente». Inoltre, ha detto il ministro, il piano nazionale di ripresa e resilienza prevede 50 miliardi dedicati alle infrastrutture con un forte orientamento al Sud. L’impatto occupazionale sarà in media di 68 mila posti l’anno che diventeranno 118 mila nel 2025. Per accelerare i tempi, un accordo sindacale ha previsto la possibilità di lavorare 24 ore su 24, mentre l’avanzamento dei cantieri sarà monitorato trimestralmente dal dicastero. Ai commissari spetta un’ampia capacità decisionale e la facoltà di superare i vincoli previsti dal Codice degli appalti. È previsto che l’approvazione dei progetti da parte dei commissari, d’intesa con i presidenti delle regioni competenti, sostituisca a effetto di legge ogni autorizzazione, parere e nulla osta per l’avvio o la prosecuzione dei lavori, salvo che per quelli relativi alla tutela ambientale e dei beni culturali e paesaggistici.

Rating 3.00 out of 5

Nuova Ilva, falsa partenza: la prima assemblea con il socio pubblico salta per una lite sul bilancio

domenica, Aprile 18th, 2021

di Marco Patucchi

ROMA –  Falsa partenza della nuova Ilva. L’assemblea e il primo consiglio d’amministrazione con la partecipazione dei tre rappresentanti del socio pubblico sono saltati e rinviati a data da destinarsi per una lite sul bilancio 2020. Niente di nuovo, verrebbe da dire, guardando alla storia del gruppo siderurgico che ormai da anni vive perenni fibrillazioni ed è come ballasse continuamente sull’orlo del baratro. E niente di nuovo, purtroppo, per gli oltre 10mila lavoratori che vedono continuaente messo in discussione il loro futuro e per Taranto (dove la ex Ilva ha il suo stabilimento principale, la più grande acciaieria d’Europa) che combatte da decenni contro l’inquinamento industriale di un impianto più esteso della città stessa.

Arcelor Mittal ha chiesto ai tre rappresentanti designati da Invitalia (la società del Tesoro che rappresenta lo Stato nel capitale di Acciaierie d’Italia, questo il nuovo nome della ex Ilva) di sottoscrivere i conti 2020 dell’azienda, proposta respinta al mittente da Franco Bernabè (designato per la presdienza), Stefano Cao e Carlo Mapelli. Invitalia, in sostanza, non è disponibile a firmare il bilancio di un esercizio al quale il socio pubblico non ha partecipato, visto che l’ingresso con una quota del 38% è stato sancito solo qualche giorno fa con la finalizzazione del’aumento di capitale da 400 milioni di euro. Il documento era stato inviato da Arcelor Mittal, alla vigilia dell’assemblea, sia al premier Mario Draghi che a Bernabè. La riunione, dunque,non è neanche iniziata facendo saltare così l’insediamento dei nuovi componenti del cda: i tre espressione di Invitalia e i tre di Arcelor MIttal, con la conferma di Lucia Morseli sulla poltrona di amministratore delegato. Questo significa che fino a quando non sarà approvato il bilancio 2020, resterà in carica l’attuale consiglio d’amministrazione.

Fonti vicine al dossier rilevano che l’approvazione del progetto di bilancio 2020 di Acciaierie d’Italia è stata regolata dagli accordi sottoscritti tra Invitalia e Arcelor Mittal in dicembre, quando l’ingresso di Invitalia era previsto per il 5 febbraio (termine poi slittato per il cambio di guardia tra governo Conte e governo Draghi e, soprattutto, per la diatriba giuridica sul possibile spegnimento degli impianti deciso da un’ordinanza del Comune di Taranto). Gli accordi consntirebbero sia l’astensione che il voto contrario di Invitalia sul bilancio 2020, con mantenimento di tutti i relativi diritti in assemblea e in cda. La usuale scadenza del 30 aprile per la approvazione dei bilanci, inoltre, a causa dell’emergenza Covid è stata comunque prorogata per legge al 30 giugno per tutte le aziende. Slittamento che, tra l’altro, consentirebbe di posticipare il voto dell’assemblea rispetto al verdetto del Consiglio di Stato sullo spegnimento degli altiforni, atteso per metà maggio.

Rating 3.00 out of 5

SpaceX porterà la prima donna sulla luna. Elon Musk batte Jeff Bezos

sabato, Aprile 17th, 2021

di Giuliana Ferraino

La Nasa ha scelto SpaceX per riportare, forse già nel 2024, gli americani sulla luna, preferendo la società di Elon Musk a Blue Origin, il gruppo spaziale concorrente creato da Jeff Bezos. E almeno uno degli astronauti, che torneranno a passeggiare sulla superficie lunare dopo mezzo secolo, sarà una donna, la prima della storia. Un altro obiettivo dell’agenzia spaziale americana è di portare sulla luna anche il primo uomo di colore.

La commessa, annunciata venerdì, vale 2,9 miliardi di dollari e segna una rottura con il passato, visto che è stata scelta un’unica azienda (SpaceX) invece di un consorzio — una tutela nel caso del fallimento di una delle imprese — per costruire la nuova navicella spaziale per l’allunaggio. Sembra per vincoli di bilancio, che hanno già costretto la Nasa ad affidarsi ai privati per tagliare i costi delle missioni spaziali. L’anno scorso, SpaceX è diventata così la prima azienda privata a inviare con successo un equipaggio alla Stazione spaziale internazionale, permettendo all’America di compiere l’impresa per la prima volta dalla fine del programma «Shuttle».

Accanto a Musk, con SpaceX, valutata quasi 100 miliardi di dollari nell’ultimo round di raccolta di fondi, e Bezos con la sua Blue Origin, la terza azienda in gara era Dynetics, società della difesa del gruppo Leidos Holdings.

SpaceX ha già presentato il suo veicolo spaziale riutilizzabile «Starship», progettato per trasportare equipaggi e carichi per lunghi viaggi nello spazio e che può atterrare in posizione verticale. Prototipi del razzo sono attualmente in fase di test in Texas, ma tutti e quattro i voli tentati finora sono finiti male con esplosioni.

Il «lander» commerciale per lo sbarco sulla luna fa parte del programma Artemis. Il progetto prevede che gli astronauti voleranno verso la luna sulla capsula Orion, lanciata dalla Nasa con un razzo di sua proprietà, prodotto dalla Boeing. Solo a quel punto si trasferiranno sulla Starship di Musk, in orbita lunare, per il viaggio fino alla superficie della luna e il ritorno. Insomma Musk dovrà costruire il «taxi» da Orion alla luna e ritorno.

A differenza degli atterraggi lunari dell’Apollo dal 1969 al 1972 — il 20 luglio ‘69 Neil Armstrong, capitano dell’Apollo 11, divenne il primo essere umano a camminare sulla luna, Eugene Cernan durante la missione dell’Apollo 17 fu l’ultimo il 14 dicembre 1972 — la Nasa si sta preparando per una presenza a lungo termine sulla luna, che immagina come un primo passo per un piano ancora più ambizioso che punta su Marte.

Rating 3.00 out of 5

Cig, fino a 280 euro in meno in busta paga per sei milioni di lavoratori: pasticcio sulla norma

venerdì, Aprile 16th, 2021

di Francesco Bisozzi

L’ultimo pasticcio sulla Cig rischia di costare fino a 280 euro ai lavoratori che al 25 marzo avevano esaurito le 12 settimane di cassa integrazione con causale Covid previste dalla legge di Bilancio. Già perché le ulteriori 13 settimane di Cig introdotte dal decreto Sostegni risultano fruibili dal primo aprile. A fare i conti è il consigliere nazionale di Unimpresa Giovanni Assi che al Messaggero spiega: «La perdita dipende dal numero di giorni lavorativi rimasti effettivamente scoperti ed è compresa tra 110 e 280 euro. Il taglio interessa potenzialmente oltre sei milioni di persone». Unimpresa chiede al ministero del Lavoro di intervenire affinché il cortocircuito normativo venga sanato in sede di conversione in legge del decreto Sostegni. Se così sarà i lavoratori colpiti dalla sforbiciata avranno la possibilità di recuperare retroattivamente le somme andate perse.

Con quali tempistiche? Nella migliore delle ipotesi i pagamenti relativi all’ultima settimana di marzo arriveranno a giugno, sempre a patto che la discrepanza tra i due periodi di cassa integrazione venga cancellata. Unimpresa aveva lanciato l’allarme già alla fine di marzo, avvisando il governo del buco venutosi a creare per effetto del meccanismo normativo che disciplina l’ammortizzatore sociale. Più nel dettaglio, l’ultima legge di Bilancio ha esteso la cassa Covid per 12 settimane a partire dal 1 gennaio e fino al 25 marzo, mentre il decreto Sostegni prevede 13 settimane aggiuntive di Cig per tutte le aziende e 28 settimane per quelle non coperte da cassa integrazione ordinaria con decorrenza però dal primo aprile. Insomma si è verificato una sorta di blackout e così in molti sono rimasti privi di tutele dal 25 al 31 marzo. Non l’intera platea dei lavoratori che hanno diritto alla Cig, ma una buona parte sì. «Parliamo di una falla che ha sensibilmente alleggerito le buste paga della mensilità di marzo che i lavoratori stanno iniziando a ricevere», prosegue il consigliere nazionale di Unimpresa, «ma il nostro grido di allarme e le denunce provenienti dal mondo sindacale hanno lasciato fin qui indifferente il governo guidato da Mario Draghi, che forse trascura il danno provocato in questi giorni a imprese e lavoratori dal buco normativo relativo alla cassa integrazione Covid-19».

Rating 3.00 out of 5

Si sbloccano 58 grandi opere, arriva la scossa da 66 miliardi

venerdì, Aprile 16th, 2021

PAOLO BARONI

ROMA. Dal varo del famigerato decreto «Sblocca cantieri» sono passati quasi due anni, 729 giorni per la precisione, e alle Infrastrutture si sono succeduti ben 3 diversi ministri (prima Toninelli, poi De Micheli e ora Giovannini), ma adesso finalmente ci siamo. Si parte. Per oggi è infatti attesa la firma sui decreti di nomina dei commissari straordinari che dovranno portare a termine il più rapidamente possibile le opere identificate dal governo come «prioritarie». In totale sono una trentina di persone, pescate innanzitutto tra i vertici di Anas e Rfi (che «in quanto tecnici hanno già iniziato a lavorare», ha assicurato ieri Giovannini dando per imminente la firma dei Dpcm). Con questa prima tranche vengono sbloccati lavori per oltre 66 miliardi. In tutto sono 58 le opere interessate dalle procedure straordinarie: 14 infrastrutture stradali, per un costo complessivo di circa 10,9 miliardi, e 16 opere ferroviarie (46,2 miliardi), quindi la linea C della metropolitana di Roma (5,8 miliardi), 12 infrastrutture idriche, 3 infrastrutture portuali (1,7 miliardi) e 12 interventi legati a presidi di Pubblica sicurezza per 500 milioni in tutto.

I poteri speciali
Molto ampi i poteri assegnati ai commissari, che oltre ad essere dotati di tutte le risorse necessarie per operare, potranno assumere ogni determinazione ritenuta necessaria per i lavori, anche rielaborando i progetti, assumendo direttamente le funzioni di stazione appaltante e derogando alla legge in materia di contratti pubblici. E soprattutto, una volta ottenuto l’ok dalle Regioni territorialmente competenti, potranno fare a meno di ogni autorizzazione, parere, visto e nulla osta, con la sola esclusione di quelli relativi ai beni tutelati.

Come detto, il grosso delle opere riguarda strade e ferrovie. A partire dal completamento della Statale 106 Jonica, 3 miliardi di lavori affidati all’amministratore delegato dell’Anas Massimo Simonini. Che sarà responsabile anche del nuovo collegamento trasversale tirrenico Grosseto-Fano E78 che a sua volta impegna 1, 92 miliardi. Da Raffaele Celia, responsabile nuove opere Area Centro dell’Anas, dipendono invece i lavori della Ragusa-Catania (754 milioni) e quelli sulla SS 640 tra Enna e Caltanissetta (990 milioni). A Vincenzo Marzi (Anas Puglia) va invece il controllo sull’adeguamento della SS16 Adriatica tra Foggia e San Severo (247 milioni), quelli sulla SS89 Garganica (922 milioni) e quelli sulla SS647 Fondovalle del Biferno. Ci sono poi i lavori di potenziamento e riqualificazione della SS4 Salaria (1 miliardo) su cui vigilerà Fulvio Soccodato di Anas ed il collegamento Cisterna-Valmontone (665 milioni) che sarà invece gestito dall’ad dell’Azienda regionale strade Lazio Antonio Mallamo. E ancora la Orte-Civitavecchia (466, 7 milioni) assegnata a Ilaria Coppa, responsabile pianificazione trasportistica sempre di Anas. Agli altri responsabili regionali il controllo sulle restanti opere minori.

Rating 3.00 out of 5

Della Valle: «Il Centro Italia può ripartire se si investe sui distretti industriali»

giovedì, Aprile 15th, 2021

Presidente Diego Della Valle, di recente la Svimez ha prodotto un rapporto allarmante sulla frammentazione del Centro. Un’area che in qualche modo si sta meridionalizzando. Dove nasce questo declino?
«Non ho letto l’indagine, ho però qualche idea in merito alla frammentazione del Centro. Direi intanto di dividere il Centro Nord dal Centro Sud poiché è differente. Credo che il fatto che molti comprensori industriali, che sono stati la spina dorsale in queste regioni, oggi purtroppo smobilitati, o comunque molto depotenziati, tutto questo sicuramente non aiuta».

Quali sono le ragioni della smobilitazione?
«Le ragioni sono molteplici, in alcuni casi riguardano la competitività mondiale, per cui bisognava forse molti decenni fa preparare piani di politica industriale che salvaguardassero i distretti o che permettessero di riconvertirli in attività competitive».

È possibile che il Centro rischi di rimanere in qualche modo schiacciato tra le pretese autonomiste del Nord e un Sud che tenta per la prima volta di aggregarsi per riagganciare il treno della crescita economica?
«Come detto dobbiamo distinguere il Centro Nord dal Centro Sud. Il Centro Nord sarà positivamente influenzato dalle regioni economicamente più evolute e sempre di più tenterà di rimanere attaccato alle regioni del Nord con buona possibilità di successo. Devono fare in modo di reagire anche le regioni del Centro Sud, perché altrimenti corrono il rischio di perdere competitività e soprattutto di non avere un futuro industriale né grande né piccolo, né nazionale né tanto meno internazionale. Queste sono cose che le imprese non possono fare da sole».

Chi le deve aiutare?
«Ci vuole una politica economica del Paese, pensata in modo specifico per queste aree, tentando di portare soluzioni veloci e lungimiranti, lasciando da parte l’aria fritta».

L’aria fritta?
«Sì, ma credo che alcuni esponenti che oggi guidano questo Paese abbiano chiarissimo cosa bisogna fare e hanno l’esperienza necessaria per contribuire a costruire un nuovo sistema economico per queste regioni. A questo punto con l’enorme quantità di denaro che arriverà dall’Europa ora bisogna pensare a un piano-paese complessivo, e non locale o regionale, per sostenere anche parti dell’Italia che hanno più bisogno. Questa è un’occasione irripetibile, guai a perderla».

Molto si discute di infrastrutturazione. Si privilegia l’asse Nord-Sud, mentre l’Est-Ovest rimane spesso ottocentesco. L’asse Ovest-Est può essere portatore di sviluppo?
«Le infrastrutture più importanti immagino che siano la digitalizzazione del Paese; la viabilità in tutte le sue forme, strade, aeroporti, ferrovie; il sistema scolastico e ovviamente il sistema sanitario. Avendo avuto la politica la possibilità, in quest’anno e mezzo, di capire lo stato attuale di questi sistemi infrastrutturali, penso che ci sia tanto da fare, ma i mezzi che arrivano sono enormi e le persone che li dovranno assegnare sono competenti. Mi viene quindi da pensare che potremo fare ottime cose. Dopo tanti anni di pessimismo il Paese può veramente farcela a cambiare».

Rating 3.00 out of 5

Bce: “Avanti con l’euro digitale, i cittadini chiedono privacy e sicurezza. Le avranno”

giovedì, Aprile 15th, 2021

Fabrizio Goria

Continua la corsa della Banca centrale europea verso l’adozione dell’euro digitale. Ma sempre con gli occhi puntati sulla privacy. La consultazione pubblica sulla digitalizzazione della moneta unica dell’eurozona, lanciata dalla Bce lo scorso 12 ottobre e conclusasi dopo tre mesi, ha evidenziato che il 43% dei rispondenti, circa 8.200, è preoccupato dalla gestione dei dati personali. Si tratta però di problemi, dice la Bce, che sono risolvibili. L’obiettivo dell’Eurosistema resta quello di arrivare a una decisione entro metà giugno 2021 sull’inizio di un’indagine formale sull’euro digitale.

La Bce avverte i governi: fare presto con il Recovery Fund. La Commissione Ue: “Pronti bond per 800 miliardi di euro”

“Un euro digitale può avere successo soltanto se risponde alle esigenze dei cittadini europei”. Presentando i risultati della più grande consultazione pubblica mai effettuata dall’istituzione monetaria di Francoforte, Fabio Panetta, membro del Comitato esecutivo, ha sottolineato che non verrà meno il mandato alla base del processo decisionale. Ovvero, ascoltare la voce degli agenti economici. “Faremo del nostro meglio per assicurare che un euro digitale sia in linea con le aspettative dei cittadini che sono emerse dalla consultazione pubblica”, ha rimarcato Panetta. E le richieste sono state precise. I requisiti principali cercati dai cittadini privati (circa il 94% dei rispondenti complessivi) vedono al primo posto la tutela della privacy, nel 43% dei casi, seguita dalla sicurezza (18%), dalla possibilità di utilizzare l’euro digitale in tutta l’area euro (11%), l’assenza di costi aggiuntivi (9%) e infine la garanzia che possa essere anche utilizzata offline (8%). Come spiegano i funzionari della Bce che stanno lavorando al dossier, essendo complementare, non sostitutivo dell’euro fisico, la versione digitale potrebbe raccogliere più consensi che dissensi. Non a caso, la dematerializzazione del contante, della cartamoneta, è già oggi una realtà, amplificata dal Covid-19. I sistemi digitali di pagamento, da Google Pay a Satispay, sono sempre più comuni, ma non hanno ancora un livello di sicurezza uguale o superiore rispetto alla blockchain. E, soprattutto, non possono godere della sicurezza di avere alle spalle una banca centrale, che potrebbe invece dotare questa nuova valuta di caratteristiche in grado di impedire attività illecite come il riciclaggio di denaro o il finanziamento del terrorismo. 

Rating 3.00 out of 5

Autostrade, Perez stringe i tempi per presentare l’offerta vincolante

mercoledì, Aprile 14th, 2021

di Roberta Amoruso e Rosario Dimito

Atlantia cerca di capire le vere intenzioni di Florentino Perez per conoscere i tempi della presentazione di un’offerta binding su Autostrade, dopo la manifestazione di interesse inviata la scorsa settimana in cui si ipotizzava una valutazione di 9-10 miliardi. Niente esclude che l’eventuale proposta spagnola possa alla fine essere messa in competizione con quella del consorzio Cdp-Blackstone-Macquarie: va ricordato che il fronte azionario è diviso tra favorevoli all’uno e all’altro. E’ però un fatto che da ieri il colosso di Madrid, partner con il 50% meno una azione di Atlantia in Abertis, attraverso il proprio advisor Santander è nella data room di Aspi per visionare tutti i dati della concessionaria, compreso il Piano economico finanziario, in modo da poter esprimere un valore definitivo.

L’accelerazione delle ultime ore è avvenuta con una lettera firmata dai vertici di Atlantia (il presidente Fabio Cerchiai e l’ad Carlo Bertazzo) ad Acs, che in risposta alla missiva dell’8 aprile, ha chiesto di firmare un non disclosure agreement (accordo di riservatezza) propedeutico all’ingresso nel luogo virtuale dove sono conservati i numeri dell’attività di Aspi, contratti compresi. Dall’esame di questi dati potrà essere formulata una proposta vincolante, da contrapporre eventualmente a quella di Cdp (9,1 miliardi per il 100%, al lordo di 870 milioni di indemnities legati al crollo del Ponte di Genova e ai rischi sulla Variante di Valico; vanno però considerati anche i 400 milioni eventualmente rivenienti da ristori).

Le scadenze

I tempi per la proposta spagnola devono comunque essere stringenti perché l’offerta della cordata guidata da Cassa ha due scadenze: entro venerdì 16 il cda di Atlantia dovrà prenderne atto in modo da convocare l’assemblea dei soci per sottoporne la valutazione entro il 28 maggio. E venerdì 16 Atlantia ha convocato il proprio board per rispettare la prima scadenza (anche se non si esclude la circostanza di un eventuale rinvio fino al massimo al 28 aprile, vista la situazione). Entro venerdì la holding assieme ai propri advisor (Mediobanca, Bofa Merrill Lynch, JpMorgan, Goldman Sachs) dovrebbe avere da Madrid un feedback sulla tempistica in modo da poter mettere i propri soci nelle condizioni di valutare entrambe le offerte.


Il doppio scenario

Dalle interlocuzioni fra gli advisor delle parti emerge comunque che il gruppo iberico sarebbe nelle condizioni di presentare un’offerta competitiva entro il 20 maggio, in modo che l’assemblea degli azionisti possa essere convocata a ridosso del 28, termine ultimo fissato dalla cordata Cdp per l’ok all’offerta.
Fin qui lo scenario a), secondo il quale l’offerta di Perez potrebbe essere oggettivamente in competizione con quella di Cdp. Negli ultimi giorni ha tuttavia preso consistenza uno scenario b), vale a dire la possibilità che il presidente del Real Madrid proponga a Cdp un’alleanza (probabilmente sostituendosi a uno dei due fondi o addirittura a entrambi) per gestire insieme Aspi nell’ambito di un gruppo con valenza europea.

Rating 3.00 out of 5

Debito pubblico, macigno per l’Italia fra tre anni 100 punti più dei tedeschi

martedì, Aprile 13th, 2021

Carlo Cottarelli

Il Fiscal Monitor del Fondo Monetario Internazionale (FMI) pubblicato qualche giorno fa presenta un quadro aggiornato e completo dell’andamento dei conti pubblici del mondo. In quanto segue però mi limito a qualche considerazione sugli sviluppi della finanza pubblica nei Paesi avanzati. Concludo che il divario crescente tra livelli del debito nel Nord e nel Sud Europa potrebbe causare in futuro tensioni da non sottovalutare nell’area dell’euro.

Come sappiamo, la crisi Covid ha fatto crescere i deficit pubblici di tutti i Paesi avanzati. Il livello del deficit resta però molto diverso da Paese a Paese. Si possono identificare tre principali gruppi. Il primo è quello dei Paesi che hanno portato il deficit nel 2020 a livelli ben superiori al 10 per cento del Pil. Sono quattro: Israele, Regno Unito, Giappone e Stati Uniti. In quest’ultimo Paese il deficit ha sfiorato il 16 per cento del Pil, un valore superato in precedenza solo tra il 1943 e il 1945.

Il secondo gruppo comprende Paesi con un deficit intorno al 10 per cento: qui si colloca l’Italia, insieme ad altri Paesi “mediterranei” (Francia, Grecia, Spagna). Il terzo gruppo comprende Paesi con deficit molto più bassi, tra il 3 e il 6 per cento del Pil. Qui stanno Svizzera, Corea del Sud, e tutti i Paesi “nordici” (Germania, Svezia, Danimarca, Finlandia, Irlanda, Olanda). Ci sta pure il Portogallo, seppure su valori tra i più alti del gruppo (6 per cento).

Queste differenze tra gruppi di Paesi riflettono tre circostanze. Primo, il punto di partenza: Paesi che già prima della crisi avevano un deficit basso o, come Germania e Olanda, erano in surplus, hanno retto meglio lo shock. Secondo, la caduta del Pil: dove il Pil è caduto di più le entrate dello stato hanno maggiormente sofferto e la spesa è aumentata più rapidamente. Terzo, probabilmente, hanno pesato fattori culturali: insomma, la Germania è stata come sempre molto prudente.

Ma, qualunque siano le cause, il diverso andamento del deficit pubblico nel 2020 e, come previsto dal Fmi, nel 2021 alimenterà una maggiore divergenza tra i debiti pubblici dei vari paesi. Tale divergenza potrebbe diventare problematica particolarmente nell’area dell’euro. Nel biennio, il Fmi prevede un aumento del debito pubblico di 9 punti percentuali per la media di Finlandia, Germania e Olanda, contro 21 punti percentuali in media per Francia, Italia, Grecia e Spagna, che già partivano con un debito più alto. Questi andamenti proseguirebbero negli anni a venire.

Cosa accadrà, per esempio, al debito pubblico italiano rispetto a quello tedesco? Il divario tra debito italiano e tedesco, già sui massimi storici nel 2019 (75 punti percentuali) raggiungerebbe i 92 punti percentuali nel 2024 (62 per cento per la Germania contro 154 per cento per l’Italia).

Rating 3.00 out of 5
Marquee Powered By Know How Media.