Archive for the ‘Economia – Lavoro’ Category

Sì al salvataggio delle banche venete

lunedì, giugno 26th, 2017
roberto giovannini
roma

C’è il decreto del governo per il salvataggio delle due banche venete. In un Consiglio dei ministri lampo l’Esecutivo vara il testo preparato dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan che consegna a Intesa, che se le aggiudica per un euro, le «nuove» Veneto Banca e Popolare di Vicenza, che oggi potranno operare senza problemi. C’è l’ok dell’Unione Europea all’operazione, che costerà allo Stato 5,2 miliardi di euro subito che però potrebbero arrivare a quota 17 miliardi (già mobilitati per le garanzie). Un’operazione, ha detto il ministro Padoan, realizzata «con misure che non impattano sul deficit», ma che tuttavia costerà ai contribuenti italiani in termini di aumento del debito: il rapporto debito/Pil, infatti, peggiorerà dell’un per cento del Pil.

 «Il governo ha approvato il decreto legge che consente il salvataggio delle due banche venete e consentirà di rassicurare e stabilizzare la situazione», ha affermato il premier Paolo Gentiloni in conferenza stampa a Palazzo Chigi. La crisi delle banche venete risale a prima della crisi economica, ha detto Gentiloni, e «ha raggiunto livelli che hanno reso necessario un intervento di salvataggio, per evitare i rischi evidenti a tutti di un fallimento disordinato». Come noto, i depositi restano pienamente protetti, e detentori di debito senior non dovranno contribuire al burden sharing. «Vorrei che le persone che fanno critiche – ha aggiunto il ministro Pier Carlo Padoan – mi dicessero qual era l’alternativa migliore, perché io francamente non la vedo. L’unica alternativa era la liquidazione disordinata o lo spezzatino».

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Banche, un salvataggio da 31 miliardi

sabato, giugno 24th, 2017
gianluca paolucci

Non è la cifra in sé, dice Stefano Caselli, docente di economia degli intermediari finanziari all’Università Bocconi. Piuttosto, «sono le risorse sprecate con il temporeggiamento». Sono più di 31 miliardi i soldi spesi per evitare il collasso di sistema bancario definito per anni «solido» nelle dichiarazioni ufficiali. Soldi delle banche sane e dei loro correntisti, soldi dei contribuenti e soldi dello Stato. Poco meno di due punti di Pil. O, se si preferisce, abbastanza per tagliare di quasi un punto e mezzo il debito pubblico. Soo numeri ancora provvisori ma rendono bene l’idea. Più di un miliardo e mezzo di euro al mese, se si considera il primo intervento quello fatto su quattro piccole banche dell’Italia centrale nel novembre del 2015.

 Epidemia bancaria

Il «paziente zero» dell’epidemia bancaria italiana si chiama però Mps. Viene scoperto nel gennaio del 2013. Scandali, inchieste e aumenti di capitale si trascinano per quattro anni. A giorni dovrebbe arrivare il via libera europeo per la sua nazionalizzazione. Da solo costa almeno 8,8 miliardi, in parte soldi dei contribuenti e in parte degli investitori che avevano comprato i suoi bond subordinati. Dal focolaio senese, la crisi bancaria italiana passa a colpire soggetti più fragili. In un fine settimana di novembre dello 2015 viene decisa la risoluzione di quattro piccole banche locali che valevano, tutte insieme, appena l’1% del mercato bancario italiano. L’obiettivo dichiarato era evitarne il fallimento e rivenderle in breve tempo, ripulite e di guadagnarci anche un po’. Banca Marche, Etruria, CariFerrara e CariChieti sono costate almeno 5,3 miliardi al sistema bancario, che ha finanziato il fondo di risoluzione. Poi sono state comprate da Ubi Banca e Bper per un euro nei mesi scorsi. Nella primavera dello scorso anno intanto scoppia il bubbone delle popolari venete. Il fondo Atlante, promosso dal governo ma finanziato dal sistema bancario e dalle fondazioni, ci mette dentro 3,5 miliardi di euro. Doveva essere la soluzione definitiva del problema. Passato dall’azzeramento di oltre 200 mila azionisti e da oltre 10 miliardi di ricchezza bruciata. Ma la fornace accesa in anni di gestione sconsiderata tra Vicenza e Montebelluna ha continuato a bruciare e ha cancellato anche i soldi di Atlante, fino all’inevitabile e tribolato intervento statale di oggi.   (altro…)

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Le altalene dello Stato? Se le vuoi paghi il doppio

venerdì, giugno 23rd, 2017

Si può essere costretti a pagare il doppio, a centinaia di chilometri di distanza, quello si può comprare sotto casa a metà prezzo? Sì, se ti chiami Riccardo Szumski, se sei il sindaco di Santa Lucia di Piave, nel trevigiano e se lo Stato impone di rifornirti da alcuni produttori anziché da altri.

Dopo il caso del comune di Pettorazza Grimani, nel rodigino, dove il sindaco Gianluca Bernardinello rischiava la contestazione del danno erariale qualora avesse deciso di risparmiare e fare rifornimento per i suoi tre mezzi municipali in un distributore anziché in un altro, ora a fare i conti con la folle burocrazia è il sindaco di Santa Lucia di Piave, Riccardo Szumski, appena riconfermato.

La storia è questa. Per arredare e abbellire i parchi pubblici e per far sì che i bimbi si divertano, al Comune servono delle altalene. Peccato che il sindaco non possa decidere dove comprarle perché ci sono delle disposizioni che disciplinano l’acquisizione centralizzata di beni e servizi da parte delle pubbliche amministrazioni, tramite le centrali di committenza e in particolare la Consip, società in house del ministero dell’Economia. E infatti, il catalogo del Mepa, il Mercato elettronico della pubblica amministrazione a cui gli enti locali sono obbligati a rivolgersi indica, in questo caso, come fornitrice una azienda di Cingoli. (altro…)

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Il Nord-Est torna a correre e guida la crescita dell’Italia

venerdì, giugno 23rd, 2017
paolo baroni
ROMA

L’anno passato il Mezzogiorno ha messo a segno un significativo recupero e si è liberato dell’etichetta di palla al piede del Paese, visto che la sua crescita (+0,9%) è perfettamente allineata alla media nazionale. Ha deluso un poco il Nord Ovest, che si ferma a +0,8%, e soprattutto il Centro (+0,7%), mentre è tornato a correre il Nord Est che in base alle stime preliminari su Pil diffuse ieri dall’Istat ha messo a segno il rialzo più alto: +1,2%. La curva dell’occupazione si muove di conseguenza con l’aggregato Veneto-Friuli-Trentino-Emilia che cresce dell’1,8%, il Sud dell’1,6%, il Centro dello 0,6% appena ed il Nord Ovest dell’1%.

 

 

I settori che tirano (altro…)

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Europa recupera nel finale con il greggio. Milano giù con banche e St

giovedì, giugno 22nd, 2017

–di

Seduta nervosa per le Borse europee che riducono le perdite nel finale grazie al recupero del greggio (Wti in rialzo dell’1,3% oltre i 43 dollari al barile) e all’inversione di rotta di Wall Street. Parigi e Francoforte chiudono attorno alla parità mentre Milano archivia la seduta a -0,67% appesantito in particolare dai titoli bancari (ieri molto brillanti).

Tra le peggiori, a Milano, è comunque Stmicroelectron, che cede il 2,1% dopo l’annuncio del lancio di due bond convertibili per 1,5 miliardi di dollari. Vendite anche su Banco Bpm(-2,2%), Unicredit (-2%) e Finecobank (-1,6%) mentre Intesa Sanpaolo viaggia in controtendenza e chiude a +0,7% dopo l’ok condizionato al salvataggio delle banche venete: gli analisti di Credit Suisse la definiscono un’operazione “win-win” per l’istituto milanese considerati i notevoli paletti posti per procedere all’acquisizione. Chiudono in rosso, ma sopra i minimi di seduta, i petroliferi con Eni e Saipem, rispettivamente -0,3% e -0,4% mentre in cima all’Ftse Mib spicca Fiat Chrysler Automobiles (+2,5%), che balza in scia alla buona performance del settore auto in Europa. Sul resto del listino Carraro avanza del 3,2% dopo la firma di una joint venture in Cina sulle macchine agricole. (altro…)

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Intesa in campo, svolta per le banche venete

giovedì, giugno 22nd, 2017

MILANO Intesa Sanpaolo fa un passo avanti verso Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. All’advisor del Tesoro, Rothschild, è arrivata solo un’offerta, approvata all’unanimità dal consiglio di amministrazione di ieri.

Il gruppo guidato da Carlo Messina si rende disponibile «a fronte di un corrispettivo simbolico» ad acquisire «certe attività e passività e certi rapporti giuridici» che fanno capo alle due ex popolari venete, affondate dalla ventennale gestione di Gianni Zonin e Samuele Sorato a Vicenza e di Vincenzo Consoli e Flavio Trinca a Montebelluna. La volontà di Intesa è subordinata a «condizioni e termini che garantiscano (…) la totale neutralità dell’operazione» sui propri conti. Ovvero, Intesa non vuole pregiudicare la propria solidità patrimoniale, né i dividendi promessi. Men che meno intende affrontare un aumento di capitale.

L’operazione richiama l’acquisizione da parte di Ubi di Etruria, Marche e Chieti. In quel caso la bad bank, ovvero il contenitore di quanto non verrà acquisito da Intesa, venne messa a carico del Fitd, il Fondo Interbancario partecipato dalle banche italiane, mentre stavolta sembra essere il governo a dover farsene carico, sempre che non si arrivi alla cessione al Fondo di risoluzione o al medesimo Fitd.

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Fuga dalla Roma Capitale

giovedì, giugno 22nd, 2017
paolo baroni
ROMA

Una città senza guida e senza un progetto. Roma, al contrario di Milano, a un anno dall’insediamento della giunta 5Stelle di Virginia Raggi, è una città senza una missione. Che non sa fare squadra e con una immagine, anche internazionale, in caduta libera. Sino al punto da mettere in fuga molte imprese, perdendo posti di lavoro e centri decisionali. Dopo Sky, che nelle scorse settimane ha annunciato che trasferirà a Milano il grosso della sua redazione e delle strutture tecniche (col corredo di 120 esuberi), e il Tg5 di Mediaset che a ruota sposterà a Cologno 50 giornalisti e 90 tecnici, l’emorragia si è tutt’altro che arrestata. Secondo la Cgil sono circa 11 mila i posti in bilico nella capitale «con la crisi Alitalia, che rischia di impattare su 3-5 mila occupati e le ristrutturazioni del settore chimico-farmaceutico, dove si perdono 200 posti alla volta, che destano le maggiori preoccupazioni» spiega il segretario generale della Cgil Roma e Lazio, Michele Azzola.

 GRAVE CRISI DI SISTEMA

Dopo l’addio alla Città eterna da parte dei due tg privati entro luglio anche «Consodata » (ex Pagine Gialle, ora Italia on line), che opera nel direct marketing, getterà la spugna «bruciando» un’ottantina di posti. Ma in queste ultime settimane a suscitare allarme nei sindacati sono soprattutto la farmaceutica, che in questa area del Paese rappresenta uno dei settori industriali più importanti, e il comparto petrolifero. (altro…)

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Anche la Pa diventa “agile”: gli uffici pubblici sperimentano il lavoro smart

mercoledì, giugno 21st, 2017

Anche la Pubblica amministrazione prova a diventare “agile” e si pone l’obiettivo di organizzare gli uffici in modo che, entro tre anni, dieci dipendenti su cento possano prestare il loro servizio attraverso forme di lavoro “smart”. La terza direttiva di Palazzo Chigi definisce finalmente quanto si disponeva all’articolo 14 della legge dell’agosto 2015 sulla riorganizzazione della Pa, che promuoveva appunto la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro nelle amministrazioni pubbliche.

Le linee guida sono arrivate e sono state presentate qualche giorno fa dalla ministra Marianna Madia, insieme alla sottosegretaria Maria Elena Boschi.

La Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro sintetizza le finalità delle nuove misure organizzative che devono esser adottate dalle Pa:
– fissare obiettivi annuali per l’attuazione del telelavoro;
– sperimentare, anche al fine di tutelare le cure parentali, nuove modalità spazio-temporali di svolgimento della prestazione lavorativa, il cosiddetto lavoro agile o smart working.

Si tratta di disposizioni che si pongono due obiettivi: migliorare le condizioni e le modalità nel lavoro pubblico ed al tempo stesso cercare di migliorare i servizi per i cittadini e l’efficienza del sistema pubblico, rafforzando anche l’utilizzo di strumenti digitali. Da una parte, infatti, la flessibilità lavorativa dovrebbe assecondare i bisogni del personale dipendente, anche alla luce delle esigenze di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. (altro…)

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Milano chiude in rosso (-1%) con petrolio ai minimi da 7 mesi

martedì, giugno 20th, 2017

–di

Chiusura debole per le Borse europee (segui qui i principali indici), condizionate dallo scivolone del petrolio, con il Wti che si è portato ai minimi da metà novembre (segui qui le quotazioni. Il contratto con consegna ad agosto si attesta poco sopra i 43 dollari al barile, in ribasso del 2,88%, il contratto di luglio, ormai poco scambiato, è andato sotto i 43 dollari al barile), risentendo del timore che nonostante gli sforzi dell’Opec per ridurre la produzione, le scorte mondiali di oro nero rimangano elevate. In più gli investitori sono preoccupati per l’andamento del Nasdaq, che anche oggi perde quota, mettendo in evidenza un lento declino delle quotazioni delle principali aziende tecnologiche. Tiene invece le posizioni il Dow Jones (segui qui i principali indici americani). Milano e Madrid hanno registrato le performance peggiori, lasciando sul parterre rispettivamente lo 0,97% e lo 0,95%. Parigi ha arginato le perdite allo 0,32%, beneficiando ancora del risultato elettorale di domenica scorsa che rafforza le posizioni del presidente, Emmanuel Macron. Anche Francoforte ha ridotto i danni allo 0,58%, nel giorno in cui l’Istituto Ifo ha rivisto al rialzo le previsioni sull’andamento del pil di quest’anno e del 2018. In particolare ha alzato le stime sul pil di fine anno all’1,8% dal precedente 1,5% e ha rivisto quelle per il 2018 portandole al 2% dall’1,8%. «Come negli anni precedenti, la ripresa è guidata dalla domanda interna, soprattutto dall’industria edile e dai consumi privati – ha spiegato Ifo – Ma ora il dinamismo si estende alla produzione. La ripresa dell’economia nell’area dell’euro e nel resto del mondo sta facendo incrementare anche le esportazioni». (altro…)

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Super Wall Street spinge l’Europa. A Milano effetto cedole su Poste e Terna

lunedì, giugno 19th, 2017

–di

I nuovi record di Dow Jones e S&P 500 a Wall Street, dove anche il Nasdaq rimbalza di oltre l’1%, spingono le Borse europee che chiudono la seduta comunque sotto i massimi di giornata. Parigi e Francoforte, dopo la nuova vittoria elettorale di Emmanuel Macron (che conquista la maggioranza assoluta alla Camera), guadagnano circa l’1% mentre Milano, in tono minore (c’è stato anche uno stacco cedole che pesa per lo 0,12%), chiude a +0,35%. Tra i titoli principali l’effetto dividendi penalizza soprattutto Poste Italiane, in ribasso del 6,8%, e Terna (-1,7%) mentre tra i titoli più brillanti spiccano Stmicroelectron (+3% grazie all’incremento del target price da parte di Goldman Sachs) e Campari, che balza del 2,5% dopo un report di Hsbc: secondo quest’ultima il gruppo di beverage è nella posizione ideale, a livello europeo, per cavalcare la rinascita del mercato globale degli spirits. Buon recupero anche per Prysmian (+2,1%) e Banco Bpm (+1,6%) mentre fuori dal listino principale Banca Carige rimbalza del 3,2% con l’imminente nomina del nuovo ad (oggi il comitato nomine, l’ex Unicredit Paolo Fiorentino risulta in pole position). Vola Giglio Group (+16%) grazie all’accordo siglato con Secoo, la piattaforma leader in Cina nel luxury e-commerce.
Sul fronte dei cambi, l’euro scende a quota 1,169 dollari (1,1194 venerdì sera) e vale 124,3 yen (123,94 yen), mentre il dollaro-yen si colloca a 111,3 (110,70). Il petrolio recupera leggermente terreno ma resta sotto i 45 dollari: il Wti avanza dello 0,3% a 44,88 dollari al barile. Lo spread Btp-Bund cala leggermente a 167 punti base. (altro…)

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