Archive for the ‘Economia – Lavoro’ Category

“Non ci si può sempre nascondere dietro al Sud”. Intervista all’economista Nicola Rossi

lunedì, Luglio 22nd, 2019

“Qui non si tratta della secessione dei ricchi. Semmai sarebbe la secessione degli efficienti a fronte di un sistema bloccato da troppo tempo”. Nicola Rossi, economista esperto di Mezzogiorno, nonché per diversi anni parlamentare dell’Ulivo, non fa sconti al “suo” Sud neanche nella partita delle autonomie giocata dalle Regioni più ricche del Paese.

“Non basta dire no all’autonomia sostenendo che avrebbe conseguenze pesanti nel Mezzogiorno. Ammettiamolo, questa è una risposta insufficiente”, insiste. D’altro canto da anni Rossi fa una critica radicale alle politiche adottate finora per il Mezzogiorno. Lo ha ribadito anche nell’introduzione a un importante saggio pubblicato di recente da Ibl libri ( A. Accetturo, G. De Blasio, “Morire di aiuti”): troppi sussidi, e spesi malissimo, con effetti nulli sull’economia della regione. Ciò non vuol dire che il percorso dell’autonomia del nord sia privo di rischi. Anzi, tutt’altro. “Resta forte la preoccupazione – ammette Rossi – che si apra un canale di spesa alla fine incontrollabile. Tutte le volte che in Italia abbiamo ampliato le competenze di una amministrazione, si è aperto un buco nella finanza pubblica. L’affermazione di principio per cui l’autonomia non abbia costi mi pare molto dubbia”. Ma torniamo al Mezzogiorno.

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Dalla finanza al tech, a Milano si guadagna di più: le professioni meglio pagate in Italia (e quali studi fare per arrivarci)

lunedì, Luglio 22nd, 2019

Marco Cimminella

La laurea conta, ma non basta. Perché per trovare un lavoro nei settori che garantiscono le buste paga più alte servono conoscenze linguistiche, soft skill e competenze digitali, ormai diventate imprescindibili insieme all’esperienza pregressa. È questo mix che consente agli studenti di economia, ingegneria e medicina di aggiudicarsi gli stipendi più elevati, una volta ottenuto l’agognato posto. Retribuzioni che però cambiano di città in città, e che sono migliori a Milano secondo l’edizione 2019 della Hays Salary Guide. Il capoluogo lombardo, infatti, offre le maggiori opportunità occupazionali nel nostro paese, garantendo anche prospettive e redditi migliori rispetto alla capitale Roma, ma anche a Bologna e Torino.

Gli esperti della società di ricerca e selezione del personale Hays hanno preso in considerazione le figure professionali di 8 diversi settori per valutarne i trend occupazionali, i curriculum richiesti dalle aziende, le retribuzioni. Così hanno stilato una classifica dei lavori meglio pagati a seconda del luogo in cui viene svolto. Nel complesso, a livello salariale Milano domina sulle altre città italiane, soprattutto per chi ricopre ruoli direttivi nel comparto del Life Science, che comprende l’industria farmaceutica, quella biotecnologica, quella della produzione di dispositivi biomedici e i servizi sanitari: gli stipendi oscillano tra i 110 mila e i 150 mila euro all’anno. Portafogli pieni anche per chi è ai vertici di società nel settore Finance: i cfo percepiscono buste paga di 120 mila euro all’anno in ambito Gdo e 100 mila nel ramo Engineering. Retribuzioni un po’ più basse, ma sempre molto ricche, per chi svolge gli stessi incarichi a Roma, rispettivamente 110 mila e 90 mila euro: cifre che scendono ulteriormente se ci si sposta a lavorare a Bologna e Torino.

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Aziende in crisi: procedure ancora aperte dopo quasi 20 anni

lunedì, Luglio 22nd, 2019

di Milena Gabanelli, Fabrizio Massaro

Mercatone Uno, fallimenti due. Il gioco di parole è semplice, la realtà drammatica: la catena di 79 centri commerciali di mobili, complementi d’arredo ed elettrodomestici, 3.500 dipendenti, va a gambe all’aria una prima volta nel 2015; la gestione passa nelle mani dei commissari scelti dal ministero dello Sviluppo economico. Tre anni dopo la svendono a una holding che fallisce dopo 10 mesi. Risultato? L’azienda di nuovo commissariata, i 1.800 dipendenti (la metà di quelli iniziali) in cassa integrazione, mentre i debiti originali si sommano a quelli fatti dai commissari e dalla holding. Chi paga il conto?

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Ecco come sarà il nuovo Qe di Draghi secondo Goldman Sachs

mercoledì, Luglio 3rd, 2019

Mauro Bottarelli

In casa Goldman Sachs non hanno dubbi: ragionando sulla probabilità di un nuovo Qe da parte della Bce, come anticipato da Mario Draghi in persona al meeting di Sintra, il se accadrà è da togliersi dal tavolo, come briciole a fine pasto. Resta non solo il quando. Ma, soprattutto, il come.

Perché superato l’impatto politico dell’annuncio, non fosse altro per il fatto che non più tardi dello scorso dicembre si era celebrata la fine del primo programma di stimolo e qualcuno in seno al board parlava già di tempistica per il primo aumento dei tassi di interesse, ora c’è da tramutare le promesse in fatti. E in cifre.

E la banca d’affari statunitense non ha perso tempo, mettendo al lavoro sul tema un analista di esperienza come Sven Jari Stehn e lasciando ad altri gli scrupoli riguardo eventuali cambi di strategia: il nuovo Qe ci sarà, sarà annunciato al board di settembre (salvo tracolli che ne rendano emergenzialmente necessario l’anticipo a fine luglio) e si concentrerà in maniera particolare sul comparto corporate. Sia per una questione di equilibri di controvalore d’acquisto, sia per evitare stravolgimenti eccessivi nel principio statutario di capital key rispetto proprio agli ammontare per singolo emittente.

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Se Trump si riscopre un fan di Draghi e del Qe

venerdì, Giugno 28th, 2019

Andrea Muratore
28 giugno 2019

Su Inside Over lo avevamo anticipato: quando di recente Donald Trump ha attaccato la politica di “manipolazione monetaria” della Banca centrale europea non aveva Mario Draghi come bersaglio principale, ma il surplus commerciale tedesco. Vero manipolatore, a detta di Trump, delle potenziali relazioni economiche tra Europa e Stati Uniti. Pietra d’inciampo tanto delle politiche Ue quanto delle relazioni commerciali con Washington. A Trump la gestione dell’economia europea compiuta da Mario Draghi negli ultimi tempi difficilmente avrebbe potuto dispiacere, e il presidente lo ha recentemente ribadito intervistato da Fox News: “Gli Stati Uniti avrebbero dovuto avere Mario Draghi della Bce, invece della nostra persona alla Fed”, ha detto Trump tagliando letteralmente le gambe al direttore della Fed Jerome Powell, da tempo nel mirino dell’amministrazione.

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“A Taranto priorità ai 15 mila posti a rischio”. “La trattativa è in corso, non interferire” Salvini e Di Maio litigano anche sull’Ilva

venerdì, Giugno 28th, 2019

paolo baroni roma

Anche l’ex Ilva, su cui da settembre pende un nuovo rischio chiusura, adesso fa litigare Di Maio e Salvini. Il ministro dell’Interno parla di prima mattina ai microfoni di Radioanch’io, quello dello Sviluppo ribatte diverse ore dopo dal salotto tv di Bruno Vespa. E tra i due vicepremier va in onda l’ennesimo cortocircuito. «Capisco e condivido le preoccupazioni ed ho chiesto al ministro Di Maio, che sta seguendo la faccenda, di avere ampia garanzia sul fatto che non si stia scherzando o mettendo a rischio 15 mila posti di lavoro tra Taranto, Genova e Novi Ligure. Perché la tutela dell’ambiente è fondamentale, ma in un momento come questo, dove il lavoro è una priorità bisogna fare il possibile per tutelarlo» ha spiegato Matteo Salvini. Che subito dopo ha twittato gli stessi concetti scatenando l’ira del collega di governo.

Una polemica lunga un giorno
Di Maio, di fronte all’ennesima invasione di campo, ovviamente non può restare zitto: «Il tema delle crisi aziendali è molto serio e si affronta con trattative molto serrate, in cui si mette in gioco sviluppo e tutela delle persone. Non si risolve con un tweet» . Poi il ministro dello Sviluppo fa partire il suo affondo: «Mi spiace che ieri sera ci sia stata una certa interferenza su una trattativa in corso. Se si dice che ha ragione ArcelorMittal si danneggia una trattativa». Passa qualche ora e Salvini, tentando di rimediare all’ennesimo strappo, frena un poco: «Sull’ex Ilva c’è un tavolo aperto tra ministero del Lavoro e azienda, non interferisco nel lavoro degli altri».

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Europa cauta in vista del faccia a faccia Trump-Xi. A Piazza Affari male Atlantia

mercoledì, Giugno 26th, 2019

di Eleonora Micheli

Chiusura debole per Borse europee, mentre sale l’attesa per il G20 del Giappone che inizierà venerdì a Osaka e nel corso del quale è previsto un incontro tra il presidente Usa, Donald Trump, e quello cinese, Xi Jiping. Oggi Trump è tornato evocare la possibilita’ di nuovi dazi contro la Repubblica Popolare in assenza di un accordo. Le tariffe, ha indicato il presidente, potrebbero però salire al 10% anziché del 25% come indicato in precedenza. Il presidente ha anche puntato l’indice contro il numero uno della Fed, Jerome Powell, che «non sta facendo un buon lavoro» visto che non abbassa i tassi di interesse americani per rendere competitivi gli States contro la Cina. «Ho il diritto di licenziarlo», ha sottolineato il presidente Usa. Parole che hanno alimentato il nervosismo dei mercati. Milano ha terminato le contrattazioni in calo dello 0,34%, mentre lo spread si è portato in area 244,9 punti, in un giorno in cui il Tesoro ha fatto il pieno con l’asta Bot. Sono stati collocati con successo 6 miliardi di titoli di stato a sei mesi, con un rendimento in calo e negativo (pari al -0,063%).

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La Corte dei Conti mette in guardia sulla flat tax: “Riforma delle tasse è priorità ma non in deficit”

mercoledì, Giugno 26th, 2019

MILANO – La Corte dei Conti predica cautela sulla maxi sforbiciata fiscale che il governo intende mettere in atto con la prossima legge di Bilancio. “Mettere mano al riassetto delle tasse e dei tributi puo considerarsi una priorità. Un’operazione da portare avanti non in un clima emergenziale, ma attraverso ponderate ed equilibrate strategie di lungo respiro”, ha detto il Procuratore Generale della Corte dei conti, Alberto Avoli, durante la cerimonia di parificazione del rendiconto generale dello Stato per l’esercizio finanziario 2018.

“No a shock fiscale in deficit”
Quindi il riferimento indiretto, senza citarla direttamente, alla flat tax con l’avvertimento che finanziare un’operazione di questo tipo soltanto con un aumento del deficit rischia di rivelarsi un boomerang, a causa degli effetti negativi che potrebbe avere  l’incremento del debito: “Alcuni economisti – ha proseguito – propongono addirittura misure radicali, chiamate a fini mediatici come shock fiscale, in realtà, una massiccia azione di decremento delle aliquote dell’imposizione diretta in favore di imponibili medio-bassi. L’idea non e nuova e certamente e asseverata da molti economisti. Tuttavia, resta il problema delle coperture sul breve termine, in mancanza delle quali il corrispondente aumento del debito potrebbe avere ripercussioni gravi, tali da annullare o ridurre molto i benefici della rimodulazione delle aliquote”. Per la Corte dei Conti, “nella gradualità degli interventi potrebbe forse trovarsi una giusta soluzione di equilibrio”.

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Whirlpool, Di Maio rassicura: “Nessuna chiusura, nessun disimpegno”

mercoledì, Giugno 26th, 2019

Il vicepremier, Luigi Di Maio, ha rassicurato sul futuro dello stabilimento Whirlpool di Napoli. “Nessuna chiusura, nessun disimpegno e la piena occupazione dei lavoratori coinvolti: sono i capisaldi che abbiamo ottenuto e sui quali possiamo ricostruire”, ha detto. Dopo l’incontro con l’azienda, le Regioni coinvolte e i rappresentanti sindacali, il ministro del Lavoro ha aggiunto che si è registrato “uno step decisivo per la situazione del sito”.

Positivo anche l’amministratore delegato di Whirlpool per l’Italia, Luigi Morgia, che ha commentato: “Abbiamo ribadito la strategicità dell’Italia e che investiremo 250 milioni. Abbiamo confermato come richiesto dal ministro Di Maio lo scorso incontro che non chiudiamo il sito di Napoli e che garantiremo l’occupazione”. 

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Visco: “Spread più alto se si alimenta la paura di un nostro distacco dall’Ue. Crescita a rischio”

domenica, Giugno 23rd, 2019

ROMA – “Se si alimenta la paura che la politica sia quella di distaccarci dall’Europa, i mercati la ascoltano e si assicurano contro questo rischio. Così ci sono vari punti di tassi di interesse più alti che vengono richiesti”. Così, a Venezia, il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, al Foglio Tech Festival.  “Va ridotta la sfiducia, non inseguendo obiettivi dannosi, e va enfatizzata la capacità di crescita attraverso investimenti pubblico-privati”.

LO SPREAD IN ITALIA E NEGLI ALTRI PAESI

“Sicuramente c’è una preoccupazione sulla crescita dell’economia con tassi di interesse così alti. Se l’emissione di titoli pubblici vede 2,5 punti in più rispetto alla Germania e uno in più di uno rispetto a Spagna, questo si trasferirà piano piano in tutti i meccanismi che concedono credito a livello privato e questo trasferimento alla fine rallenta la capacità di crescere dell’economia con effetti sugli investimenti”.

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