Archive for the ‘Economia – Lavoro’ Category

Borse pesanti con un nuovo round dazi Usa-Cina. Shanghai chiude a -5,6%

lunedì, Maggio 6th, 2019

–di Andrea Fontana

Apertura di settimana pesante per le Borse europee a causa del ritorno della guerra dei dazi tra Stati Uniti e Cina: il presidente Usa Trump, rilevando i lenti progressi del negoziato in corso da cinque mesi e i tentativi di Pechino di rivederne le condizioni, ha annunciato un incremento delle tariffe sui beni cinesi a partire da venerdì. Tutti i principali indici azionari europei (Londra è chiusa per festività) registrano perdite tra l’1,5% e il 2%%: vicino al 2% il calo del FTSE MIB di Piazza Affari.

St, lusso e Fiat i più colpiti
Tra le big di Piazza Affari in caduta i titoli più legati al commercio con la Cina e quindi i settori tecnologici, del lusso e il comparto auto, ma anche i petroliferi visto che il greggio cede oltre il 2%: male Stmicroelectronics nell’high tech, Saipem nei servizi per l’industria petrolifera, Salvatore Ferragamo, Moncler e Ferrari nel lusso, Fiat Chrysler Automobiles nel settore auto.

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Trump affonda le Borse con le nuove minacce di dazi

lunedì, Maggio 6th, 2019

di FLAVIO BINI

MILANO – Ore 9.05. La nuova offensiva di Donald Trump sul fronte commerciale manda a picco tutti i listini asiatici, in una giornata che si preannuncia difficile per i listini di tutto il mondo. L’Europa parte in profondo rosso: Milano cede l’1,79%, Francoforte l’1,93%, Parigi l’1,8% mentre Londra è chiusa per festività.
I principali indici in estremo Oriente registrano alla conclusione degli scambi un rosso pesantissimo: il Composite di Shanghai crolla del 5,61%, mentre Shenzhen sprofonda del 7,3%.

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A innescare la paura degli investitori il tweet di ieri sera con cui il presidente americano ha annunciato dazi al 25% sull’import di 200 miliardi di dollari di beni “made in China” che dovrebbero scattare a partire da venerdì. Una mossa a sorpresa proprio mentre è in corso il rush finale dei negoziati che avrebbero dovuto invece portare a una tregua commerciale tra i due Paesi, con un’intesa che secondo alcuni osservatori sarebbe potuta arrivare proprio questo venerdì.

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I conti del governo: reddito e Quota 100 costeranno 133 miliardi in più

domenica, Maggio 5th, 2019

di Federico Fubini

Più del caso del sottosegretario Armando Siri, più delle diffidenze e diversità ideologiche fra Movimento 5 Stelle e Lega c’è una riga — una riga sola — come un macigno sulla strada della maggioranza. L’ha scritta il governo stesso, l’ha approvata il Consiglio dei ministri con i voti dei vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini. È a pagina 62 dei Documento di economia e finanza che il governo stesso ha varato ufficialmente il mese scorso: «Maggiori spese complessive per circa 133 miliardi afferenti prevalentemente all’area “Lavoro e pensioni”. In particolare, si segnalano gli interventi per Reddito di cittadinanza e Quota 100».

La stima naturalmente riguarda l’intero periodo dei tre anni fino al 2021 e non tutto l’aumento della spesa nominale — stimata in euro e non in rapporto al reddito nazionale o Pil — è legato delle due misure-bandiera. Inciderà sia l’inflazione che l’adeguamento ai prezzi di un volume esistente di pensioni da circa trecento miliardi l’anno. Conterà probabilmente anche il fatto che i nuovi assegni previdenziali sono in media più pesanti e più numerosi di quelli che cesseranno alla scomparsa degli attuali beneficiari. Ma il volume dell’aumento di spesa pubblica previsto fino al 2021 resta enorme: pari quasi all’otto per cento del prodotto lordo del Paese, pari a un sesto dell’intero bilancio dello Stato attuale. In altri termini il governo sta mettendo in guardia che, dopo la legge di Bilancio di dicembre scorso, la dinamica della spesa corrente rischia di accelerare come mai era successo in anni recenti.

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Facebook rischia una multa per Cambridge Analytica e accantona 3 miliardi

giovedì, Aprile 25th, 2019

di ALDO FONTANAROSA

ROMA – Facebook accantona, prudente, 3 miliardi di dollari. I soldi serviranno a fronteggiare la possibile multa della Federal Trade Commission (Ftc). La Ftc sta valutando se – nel caso Cambridge Analytica – la società di Mark Zuckerberg abbia violato gli accordi del 2011 a garanzia della privacy degli utenti. La Ftc – che non ha ancora emesso il suo verdetto – sarebbe orientata a comminare una sanzione ancora più alta, pari a 5 miliardi di dollari.

La Ftc è un’agenzia governativa che ha un doppio compito. Vigila sul rispetto della concorrenza e, nello stesso tempo, difende gli interessi dei consumatori. Questa agenzia ha aperto un’inchiesta su Facebook a marzo del 2018, quando è emerso che la società di marketing politico Cambridge Analytica ha avuto accesso a  87 milioni di dati personali di utenti senza il loro consenso. 

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Usa, stop a import petrolio Iran per Italia e altri sette paesi. Prezzi ai massimi da 6 mesi

lunedì, Aprile 22nd, 2019

WASHINGTON – Il presidente Donald Trump ha deciso di non rinnovare, alla loro scadenza all’inizio di maggio, le esenzioni per l’import di petrolio iraniano. Lo ha annunciato la Casa bianca, spiegando che la decisione “mira ad azzerare l’export di petrolio iraniano, negando al regime la sua principale fonte di entrate”. Tra gli otto Paesi cui erano state concesse le esenzioni c’era anche l’Italia. Il segretario di Stato Mike Pompeo ha detto che non ci saranno proroghe dopo il primo maggio e che l’amministrazione sta già discutendo con i paesi coinvolti per aiutarli a rinunciare alle importazioni da Teheran.

Una decisione criticata duramente dalla Cina. Pechino si oppone “alle sanzioni unilaterali e alla giurisdizione ad ampio raggio”, ha commentato il portavoce del ministero degli Esteri Geng Shuang, per il quale gli accordi siglati da Pechino con Teheran sono “ragionevoli e legittimi”. La Cina è tra i principali importatori di greggio dall’Iran. 

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Italia ultima per occupazione, gli obiettivi Ue 2020 sono lontanissimi

lunedì, Aprile 22nd, 2019

di ROSARIA AMATO

ROMA – Il 2020 ormai è alle porte, ma gli obiettivi della strategia Ue per la crescita sono lontanissimi. E quello sul lavoro in particolare non potrebbe essere più lontano: l’Italia ha raggiunto appena un tasso di occupazione del 63 per cento, e diventa davvero improbabile che arrivi in pochi mesi al 67 per cento fissato da Bruxelles. Tasso che comunque, ammesso che riuscissimo a raggiungerlo, ci lascerebbe comunque distanti dagli altri Paesi: già nel 2017 la media Ue era al 72,2 per cento, e anche se l’obiettivo del 75 per cento per il 2020 non verrà raggiunto, l’Italia rimarrà comunque fanalino di coda, ultimo Paese europeo per l’occupazione, seguito solo dalla Grecia che sfiora appena il 58 per cento.

A fare il punto sul lavoro è la Fondazione OpenPolis, che seguendo il proprio motto “Numeri alla mano” ha appena pubblicato un rapporto che mette a confronto anche le profonde differenze regionali, che rendono la situazione italiana ancora più problematica. I punti di differenza tra il tasso di occupazione della provincia di Bolzano e quello della Regione Sicilia sono 35: un abisso tra il 79 per cento di una delle aree più progredite del Nord e il 44 per cento della Regione più meridionale d’Italia. La classifica ripercorre fedelmente la geografia della penisola: seguono Campania, Calabria, Puglia, Basilicata, fino ad arrivare al Lazio e alle Regioni del Centro che mostrano tassi di occupazione medi, di poco superiori al 60 per cento, per poi arrivare al Nord che, a partire dal Piemonte, mostra tutti tassi superiori al 70 per cento.

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Tutta l’innovazione del Governo nel Def. Confindustria e gli esperti: “Strategia parziale e confusa”

lunedì, Aprile 15th, 2019

di ALESSANDRO LONGO

n primo investimento, per quanto limitato, su tecnologie emergenti come l’intelligenza artificiale, la blockchain, l’internet delle cose. Una forte scommessa sulla banda ultralarga del 5G e il Wi-Fi pubblico. E di contro un passo incerto e ondivago su quello di cui le aziende dichiarano di avere più bisogno: forti incentivi a innovare le tecnologie per l’industria.

C’è tutto questo, in un capitolo dedicato al digitale nel Documento economico finanziario (Def) reso di recente disponibile: emerge qui, per la prima volta, il quadro organico della politica governativa in fatto di innovazione. Tutti i suoi pregi e limiti appaiono così in chiarezza. La parzialità della strategia, soprattutto, a quanto evidenziato da esperti e rappresentanti del mondo industriale.

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Tria: “Pil a +0,2% solo con una crescita sostenuta nel secondo semestre”

lunedì, Aprile 15th, 2019

Il governo stima un aumento del Pil dello 0,2% nel 2019, “a patto però che si assista a una crescita sostenuta già nel secondo semestre di quest’anno, altrimenti non si potrà raggiungere questo livello”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, precisando che “non ci saranno manovre correttive”. “Con questo Def abbiamo voluto dare un messaggio di stabilità”, ha aggiunto.

“Il quadro macroeconomico che abbiamo presentato è completamente condiviso con tutte le istituzioni”, ha evidenziato il numero uno di Via XX Settembre.

Flat tax con riforma progressiva – La flat tax “per me concettualmente va bene. Prima di diventare ministro ne ho anche scritto a favore. Ovviamente si deve mantenere quella progressività che è anche nel dettato costituzionale”, ha proseguito Tria, sottolineando che “il problema è quello di agire attraverso una riforma progressiva”.

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Classe media in crisi: più piccola e povera

sabato, Aprile 13th, 2019

di CLAUDIA MARIN

Roma, 13 aprile 2019 – C’era una volta il ceto medio, quella classe composta da impiegati, insegnanti, operai specializzati, artigiani, commercianti, in parte di liberi professionisti: potevano contare su entrate sicure e crescenti, lavoro garantito, articolo 18 o, per altri versi, una sorta di semi-impunità nella tassazione, tutele sociali conquistate anno dopo anno, contratto dopo contratto, fino al traguardo della pensione di anzianità sotto i 60 anni. Riuscivano anche a mettere da parte qualche soldo, ad acquistare magari la casa. Ed erano certi che i propri figli avrebbero potuto studiare e prendere il loro posto o salire sull’ascensore per risalire qualche altro gradino nella scala dello status socio-economico. Poi, però, è arrivata la globalizzazione, che ha rimesso in discussione le granitiche consapevolezze di tanti decenni e, dopo ancora, la grande e lunghissima recessione, che ha scardinato ogni residuo punto di riferimento delle generazioni del baby boom degli anni Sessanta, azzerando, per lo più, le prospettive dei figli degli anni Ottanta e Novanta.

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Tria mette le mani avanti: “La manovra vale 40 miliardi”

venerdì, Aprile 12th, 2019

Gian Maria De Francesco

Roma – «Nel 2020 e 2021 è prevista una ripresa della pressione fiscale al 42,7 per cento e un successivo calo al 42,5 per cento alla fine del periodo: la dinamica di crescita dal 2020 sconta gli effetti della prevista attivazione della clausola di salvaguardia».

Il Def non avrebbe potuto essere più chiaro: allo stato dell’arte nel 2020 è previsto l’innesco dei 23,1 miliardi di clausole di salvaguardia su Iva e accise di cui viene chiaramente dato conto nell’analisi delle entrate in rapporto al Pil. Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, nella prefazione al Documento di economia e finanza, ha confermato questa linea interpretativa. «Il profilo delineato per l’indebitamento netto, anche alla luce degli oneri necessari al rifinanziamento delle cosiddette politiche invariate (missioni di pace, pubblico impiego, investimenti), richiederà l’individuazione di coperture di notevole entità», scrive il titolare del Tesoro aggiungendo che «la legislazione vigente in materia fiscale viene per ora confermata nell’attesa di definire le misure alternative di copertura e di riforma fiscale nel corso dei prossimi mesi, in preparazione della Legge di Bilancio 2020».

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