Archive for the ‘Università’ Category

Sorpresa, l’Università italiana sale in cattedra

mercoledì, Novembre 20th, 2019

di FEDERICO DEDORI

La classifica degli Atenei

Milano, 20 novembre 2019 – Quante volte ci siamo sentiti dire che le università italianesono peggiori di quelle del resto del mondo? Intesa San Paolo e Italiadecide hanno sfatato questo mito. Presentata ieri a Milano la ricerca pluriennale sulla reputazione dell’Italia quest’anno focalizzata sul sistema universitario. La ricerca dal titolo ‘L’Italia e la sua reputazione: l’Università‘ ha preso in riferimento i ranking Qs World University Rankings e Times Higher Education usandoli per analizzare il numero di università presenti nelle prime 100, 200, 500 e 1000 posizioni a livello globale. La stima affidabile individuerebbe inoltre 20 mila atenei nel mondo. Emerge che il 40% degli atenei italiani è incluso nei primi 1000 a livello mondiale, risultato migliore di Stati Uniti, Cina e Francia che si fermano sotto il 10%, ma anche di Regno Unito, Germania e Spagna. Le prime mille università rappresentano il 5% di tutte le università a livello globale.

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Università, lo scandalo dei professori con il doppio lavoro che ci costano 40 milioni

sabato, Ottobre 5th, 2019

di Antonio Fraschilla

C’ è il professore di ingegneria a capo di aziende di progettazione che lavorano in mezzo mondo e fatturano milioni di euro, il docente di architettura con partita Iva che fa lavoretti in proprio, il medico che non solo insegna all’università e svolge attività per il suo policlinico, ma poi riceve anche per i pazienti di aziende private della sanità. Per tantissimi professori degli atenei italiani il doppio lavoro è una consuetudine, grazie anche a leggi dalle maglie larghe, pareri generici, regolamenti interni degli atenei a dir poco lacunosi. Non ultima la legge Gelmini, nata per mettere paletti precisi, vietando il doppio lavoro per i docenti a tempo pieno, e che invece con l’inserimento di una semplice parolina, “consulenza”, ha di nuovo riaperto la partita. E tutti hanno continuato a fare “come ai vecchi tempi”. Peccato però che da due anni a questa parte la Guardia di finanza e la Corte dei conti abbiano messo il becco negli atenei per verificare davvero le “incompatibilità” previste per i dipendenti pubblici. Nel mirino inizialmente erano stati messi 411 docenti, in gran parte del Nord, citati a giudizio per un danno erariale di 41 milioni di euro. Ma una volta entrati dentro i corridoi delle università si è scoperto un mondo di finte consulenze, incarichi non dichiarati e altri escamotage per poter avere un reddito parallelo a quello da docente a tempo pieno.

A oggi il numero dei casi sotto esame supera quota 600. Il problema vero, per i professori e alcuni gran baroni universitari, però è un altro: all’inizio qualche saggista scriveva della “giurisprudenza creativa” della Corte dei conti salvo scoprire, in questi mesi, che le “teorie creative” delle procure contabili hanno retto in giudizio e sono almeno sessanta le sentenze pubblicate recentemente che hanno visto condannare professori a restituire cifre a cinque zeri. Con alcuni prof che non hanno atteso la sentenza e hanno restituito le cifre contestate senza battere ciglio.

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Università, tre italiane tra le migliori 200 al mondo

giovedì, Settembre 12th, 2019

di ILARIA VENTURI

Continua, anche se a piccoli passi, la scalata degli atenei italiani alla prestigiosa classifica Times Higher Education World University Rankings. Con il successo portato a casa ancora una volta dalle eccellenze pisane, la Scuola Superiore Sant’Anna e la Normale, e dall’Università di Bologna: si confermano sul podio degli atenei italiani e guadagnano posizioni tra le migliori duecento università del mondo.

L’edizione 2020 è stata diffusa oggi dalla rivista britannica indipendente, specializzata nella valutazione dei sistemi universitari internazionali. I due atenei pisani sono saliti rispettivamente di quattro e nove gradini, classificandosi alla 149a posizione (Sant’Anna) e alla 152a (Normale), mentre l’Alma Mater è balzata dalla posizione 180 alla 168: una crescita di dodici posti. “E’ un risultato che mi fa molto piacere, anche se i ranking offrono per forza di cose una visione parziale della complessità di un ateneo”, dichiara il rettore Francesco Ubertini. “In questi ultimi anni abbiamo lavorato molto per rendere l’Alma Mater sempre più un punto di riferimento a livello internazionale, mettendo in campo iniziative per rinnovare e promuovere la trasmissione del sapere a tutti i livelli”.

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Test Medicina 2019 al via: 60 domande in 100 minuti. Passerà uno su 5

martedì, Settembre 3rd, 2019

Al via questa mattina alle 11 il test di Medicina 2019: quest’anno i posti saranno di più – 11.559 – rispetto all’anno scorso, ma è anche record di iscritti per Medicina e Odontoiatria: sono 68.694, l’anno scorso erano 67.005.

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Le domande

Anche quest’anno per il test di Medicina sono previsti 60 quesiti a cui i candidati dovranno rispondere in 100 minuti ma sono dimezzate le domande di logica (10 anziché 20) a vantaggio dei quesiti di cultura generale (che passano da 2 a 12); poi ci sono 18 domande di biologia; 12 di chimica; 8 di fisica e matematica. Forse il test di quest’anno sarà l’ultimo: in Parlamento è in discussione una legge che lo sposterebbe alla fine del primo anno.

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La classifica mondiale delle Università: crescono le italiane guidate dal politecnico di Milano

mercoledì, Giugno 19th, 2019

di ILARIA VENTURI

Nella classifica mondiale delle università più consultata al mondo, il Qs World University Rankings, entrano 34 atenei italiani, quattro in più dello scorso anno. E chi guida la gara nel nostro Paese? Il Politecnico di Milano che si conferma per il quinto anno la prima università italiana entrando nella top 150 (dal 156esimo al 149esimo posto) e segnando il secondo risultato nazionale di tutte le edizioni. Mentre rispetto all’impatto della ricerca prodotta il Sant’Anna Pisa entra tra le Top 10.

Insomma le performance degli atenei di casa non sfigurano nel panorama mondiale sebbene la gara sia ad armi impari se si guarda agli investimenti in Italia nel sistema accademico: 14 migliorano rispetto allo scorso anno, 5 peggiorano, le altre mantengono la stessa posizione, mentre le new entry, tutte nella fascia 801-1000, sono Parma, Udine, Salerno e il Politecnico di Bari. Non a caso Ben Sowter, direttore della QS Intelligence Unit, commenta: “L’Italia possiede eccellenze universitarie straordinarie e ci auguriamo che la sua classe dirigente le sostenga con investimenti adeguati e politiche lungimiranti”.

E così commenta il rettore del Politecnico di Milano Ferruccio Resta: “Un passo in avanti per la città di Milano e per il territorio lombardo, ma di cui non ci accontentiamo. Siamo consapevoli che i prossimi risultati dipenderanno dalla nostra capacità di attrarre docenti qualificati dall’estero e dalla volontà del Paese di mettere in atto politiche universitarie adeguate”.

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Università, Bussetti su Medicina: dal prossimo anno il 20% dei posti in più

giovedì, Marzo 28th, 2019

La prima domanda riguarda Medicina: aprite le porte, fate entrare tutti coloro che desiderano salvare vite umane, chiede uno studente. “Abbiamo una carenza di medici, abbiamo necessità di reclutarne di più e questo è evidente”, risponde il ministro all’Istruzione Marco Bussetti, al videoforum di Repubblica, annunciando l’aumento del 20% dei posti dal prossimo anno. Una richiesta partita dalla stessa conferenza dei rettori che ipotizzava la crescita di cinquemila posti in due anni sugli attuali 9.779. “Ma devono crescere anche le borse di specializzazione – aggiunge – arriveremo ad allineare i numeri di laureati rispetto alle borse”. Nel videoforum condotto da Corrado Zunino il ministro ha affrontato i temi più caldi che riguardano l’università e la scuola, sollecitato anche dalle domande dei lettore raccolte da Repubblica. Con alcune anticipazioni sull’esame di Maturità – “la storia rimane nelle tracce” – e i tempi dei concorsi ordinari per gli insegnanti. Rispetto al congresso mondiale della famiglie di Verona a trazione leghista, Bussetti conferma la sua presenza: “Ma non vado a parlare a nome della scuola”

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Università: senza soldi né prof costretta al numero chiuso

mercoledì, Gennaio 23rd, 2019

di Milena Gabanelli e Orsola Riva

In Italia abbiamo il più basso numero di laureati d’Europa. Per recuperare terreno dovremmo rincorrere gli studenti e incentivarli a prendersi un titolo di studio, invece mettiamo ostacoli. Partiamo dal più vistoso: il numero chiuso nei corsi di laurea. A cosa serve? La risposta è scritta nella legge 264 del 1999 (governo D’Alema): troppi corsi diventati parcheggi per fuoricorso o fabbriche di disoccupati, troppe aule sovraffollate. Da quel momento si stabilirono due tipi di sbarramento: a livello nazionale per medici e dentisti, infermieri e fisioterapisti, veterinari, architetti e maestre. A livello locale invece si lasciava ai singoli atenei la facoltà di disporre del numero chiuso per i corsi che prevedevano l’uso di laboratori o l’obbligo di tirocini. Un modo per garantire a ogni studente una formazione di alto livello e sfornare «dottori» in numero corrispondente al fabbisogno nazionale e alle richieste del mercato.

Facoltà di Medicina

Com’è andata a finire vent’anni dopo? Che a Medicina ogni anno un esercito di aspiranti camici bianchi (quest’anno erano 67 mila per 10 mila posti) va a sbattere contro il test: 100 minuti per rispondere a 60 domande che con le cose studiate a scuola c’entrano poco. I più si preparano spaccandosi la testa sui quiz degli anni precedenti pagando migliaia di euro «allenatori» privati. Chi passa, una volta portata a casa la laurea, deve affrontare un altro collo di bottiglia, quello delle scuole di specializzazione. Qui i posti sono legati al numero di borse di studio disponibili: sistematicamente meno di quelli che servirebbero. Una strozzatura che rischia nei prossimi dieci anni di lasciare milioni di famiglie senza medico di base, mentre ne mancano all’appello ogni anno 700 fra chirurghi, pediatri, anestesisti, ginecologi e medici di pronto soccorso.

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Atenei, la rivolta dei docenti a contratto: “Facciamo didattica pagati 3 euro l’ora”

venerdì, Novembre 17th, 2017
fabrizio assandri
torino

«Insegno in ateneo da 13 anni e sono pagata 3,02 euro all’ora». Maria Grazia Turri tiene un corso di Linguaggi della comunicazione aziendale all’Università di Torino e, su Facebook, ha pubblicato il suo contratto, raccogliendo decine di commenti solidali e indignati da parte dei suoi studenti. Non è un caso isolato. La sua è la condizione dei «docenti a contratto», una figura non di ruolo all’interno delle università. È pensata per le collaborazioni occasionali: a insegnare a contratto dovrebbero essere professionisti, che hanno un altro lavoro, e che portano le loro competenze nel mondo universitario. In alcuni casi anche a titolo gratuito, come per direttori di musei o imprenditori. In realtà spesso questa figura contrattuale sarebbe solo un modo per mascherare la precarietà. Almeno, è quanto denuncia il coordinamento precari della Flc-Cgil, insieme con la rete precari dell’Università di Bologna, che ha organizzato un incontro sul tema e fatto un’analisi dei curricula dei professori a contratto dell’ateneo emiliano.

 I numeri

Su 544 casi, 166 sono dottori di ricerca, senza altre attività lavorative che non siano le docenze a contratto. Un centinaio insegna nello stesso ateneo da oltre 10 anni. Insomma, precari per i quali questo tipo di collaborazione sottopagata è l’unica opportunità per bazzicare nei corridoi dell’ateneo. Più spesso si alterna ad altri contratti precari. «Questo identikit dimostra che in realtà quello che si fa è esternalizzare la didattica», sostiene Barbara Grüning, del coordinamento precari e docente a contratto. Lo dimostrerebbe, secondo la Cgil, anche «la crescita esponenziale: i docenti a contratto erano 16.274 nel 1998, sono saliti a 26.162 nel 2015». (altro…)

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Cantone: “Negli atenei un deficit etico, cambiamo le commissioni sui concorsi”

mercoledì, Settembre 27th, 2017

dal nostro inviato CORRADO ZUNINO

LIVORNO. Nel salone al primo piano della Prefettura di Livorno Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, dice: «La Procura di Firenze sta facendo emergere fatti eclatanti, riscontrati da un primo giudice peraltro».

Che quadro ne esce?
«Preoccupante per l’università italiana. Conferma quello che avevo detto, proprio all’ateneo di Firenze, un anno fa».

Disse che eravate subissati di segnalazioni sul malcostume universitario, in particolare sui concorsi.
«Sì, e ricevetti un pacco di lettere di professori indignati».

Per il malcostume?
«No, per quello che avevo detto. Mi scrissero: “Fuori le prove”. Quello universitario è un mondo suscettibile e capace di grandi difese corporative. Il rapporto professionale padre-figlio, ricorrente di per sé, in facoltà è forte». (altro…)

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Atenei, ecco i finanziamenti: 55 milioni per esonerare dalle tasse gli studenti poveri

mercoledì, Settembre 13th, 2017

di ILARIA VENTURI

ROMA – È l’atto più atteso dalle università, la ripartizione dei finanziamenti ministeriali ateneo per ateneo. Con una quota premiale che penalizza una grande università come Bologna e fa avanzare la Statale di Milano (più 9 milioni) e Roma La Sapienza, che riceverà 7 milioni in più. E la novità di 55 milioni distribuiti per la prima volta per esonerare dalle tasse gli studenti che non arrivano a 13mila euro di Isee, la cosiddetta no-tax area: di questi 21 milioni vanno al Sud, dove ci sono meno iscritti, ma in condizioni economiche più disagiate.

Il decreto del ministero all’Istruzione è appena uscito e scatena la gara tra le 65 università. Sul piatto 6,6 miliardi assegnati oggi, di cui 6,272 sulle tre quote principali del fondo (quota base, premiale, fondo perequativo). Complessivamente il fondo di finanziamento ordinario 2017 si attesta a 6,982 miliardi di euro con un incremento di 62,5 milioni (+0,9%) rispetto al 2016.

·  FONDI: CHI SALE E CHI SCENDE
Il calo dei finanziamenti rispetto al 2016 riguarda 44 atenei. Il tetto massimo di riduzione fissato al 2,5% rispetto all’anno prima non è stato superato: la punta massima è il meno 1,94% dell’università Stranieri di Perugia. Un sistema che sembra tenere, dunque.

Tra gli atenei che perdono di più ci sono Messina (-1,88%), Palermo e Catania (-1,79%), Siena e Trieste  (-1,76%) Bologna (-1,75%), Genova, Sassari e Cagliari (-1,74%), Roma Tre (-1,73%).

Sono 21 atenei invece a crescere nell’Ffo 2017, di cui 11 al Sud: Bari politecnico, Bari, Chieti-Pescara, Catanzaro, Foggia, Napoli Parthenope, L’Aquila, Università della Campania, del Molise, del Sannio, Salerno. I sette atenei al Nord che crescono sono Bergamo, Milano Bicocca e Statale, Piemonte Orientale, Ferrara, Università dell’Insubria, Sissa di Trieste. Al centro ottengo più fondi Urbino, la Politecnica delle Marche e l’università per Stranieri di Siena. La crescita maggiore, superiore al 3%, si è verificata nelle università di Urbino, Catanzaro, Napoli Parthenope, L’Aquila e dal Politecnico di Bari. (altro…)

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