Archive for the ‘Scuola’ Category

Roma, scuola si presenta: «Qui la borghesia, là il ceto medio-basso». La ministra Azzolina: «Scelta assurda»

mercoledì, Gennaio 15th, 2020

«Nella scuola di via Vallombrosa, a Roma, ci studiano i figli delle badanti, precisamente delle badanti dell’alta borghesia romana che vive in via Cortina d’Ampezzo»: è la dettagliata descrizione degli alunni dell’Istituto comprensivo di via Trionfale. In pratica sul sito della scuola, alla voce presentazione, si viene a sapere nel dettaglio a quale classe sociale appartengono i bambini che frequentano le singole sedi del complesso scolastico.

La sede di via Trionfale e il plesso di via Taverna, alunni «diversi»

L’autopresentazione della scuola: «La sede di via Trionfale e il plesso di via Taverna accolgono alunni appartenenti a famiglie del ceto medio-alto, mentre il plesso di via Assarotti, situato nel cuore del quartiere popolare di Monte Mario, accoglie alunni di estrazione sociale medio-bassa e conta, tra gli iscritti, il maggior numero di alunni con cittadinanza non italiana». Sul plesso di via Vallombrosa si va ancora più a fondo: «Il plesso sulla via Cortina d’Ampezzo accoglie prevalentemente alunni appartenenti a famiglie dell’alta borghesia assieme ai figli dei lavoratori dipendenti occupati presso queste famiglie (colf, badanti, autisti, e simili)».

La scuola dovrebbe sempre operare per favorire l’inclusione. Descrivere e pubblicare la propria popolazione scolastica per censo non ha senso. Mi auguro che l’istituto romano di cui ci racconta oggi @leggoit possa dare motivate ragioni di questa scelta. Che comunque non condivido pic.twitter.com/39SDWhZ1l3— Lucia Azzolina (@AzzolinaLucia) 15 gennaio 2020

De Cristofaro: «Stiamo intervenendo per la rimozione»
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Perché gli studenti italiani non imparano?

domenica, Dicembre 8th, 2019

di Federico Fubini

Spesso accusati di agire in segreto, per una volta il mese scorso i ministri finanziari europei hanno davvero avuto una discussione semi-clandestina. Non si parlava di regole sul debito o per le banche, ma del più pubblico dei problemi: quanto spendere e come far sì che una nuova generazione di europei impari qualcosa sui banchi di scuola. L’idea era della Finlandia, uno dei Paesi che investe di più in educazione: ha chiesto alla Commissione europea di mettere in rapporto la spesa pubblica per scuole e università dei vari Paesi e i risultati degli studenti.

La graduatoria Pisa

Era questo l’aspetto che molti governi, comprensibilmente, non volevano fosse reso noto. Nessun politico, uomo o donna, ha voglia di essere giudicato a Bruxelles e criticato in patria perché magari usa il denaro dei contribuenti senza risultati visibili. In un’epoca di confronti internazionali continui sulle performance dei Paesi, mostrare che si buttano dei soldi addosso a un problema non basta più. Bisogna anche che lo si veda nelle classifiche. Il rapporto della Commissione è dunque rimasto confidenziale, ma il «Corriere» ha cercato di replicarne l’impianto confrontando la spesa in istruzione e i risultati dei ragazzi nei vari Paesi europei. È un buon momento per farlo. L’Ocse di Parigi, un organismo multilaterale, ha appena pubblicato l’ultima graduatoria Pisa («Programme for International Student Assessment») sul livello degli studenti di 15 anni. Deriva da un test su 600 mila ragazzi in 79 Paesi, somministrato nel 2018. Il «Corriere» lo ha raccontato in dettaglio il 4 dicembre con Gianna Fregonara e Orsola Riva.

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Le scuole vecchie? Più sicure delle nuove

mercoledì, Novembre 27th, 2019

di VERONICA PASSERI

Roma, 27 novembre 2019 – Gli edifici scolastici italiani hanno un’età media di 52 anni, ben due terzi risalgono a più di 40 anni fa, e in gran parte non sono più adeguati alle esigenze del mondo della scuola. Il primo problema è senza dubbio la sicurezza degli edifici, la sostenibilità ma anche, oltre al ‘dove’, il ‘come’ si studia. La scuola, insomma, non è più quella della didattica frontale con studenti seduti per cinque o più ore allo stesso banco, tutti i giorni, per cinque anni. L’ambiente e le condizioni incidono sempre di più sulla capacità di apprendere – laboratori, aule di musica, spazi per lo studio per gruppi o individuale – e se non ci sarà un’inversione di rotta gli studenti italiani rischiano un distacco ancora più profondo dai livelli di apprendimento degli studenti dei Paesi avanzati. Questi ed altri aspetti sono messi in luce dal Rapporto sull’Edilizia Scolastica della Fondazione Agnelli, pubblicato da Editori Laterza (in libreria a gennaio), che viene presentato oggi pomeriggio a Torino.

Il Rapporto si fonda su analisi approfondite e inedite, a partire dall’Anagrafe dell’Edilizia Scolastica del Miur, per fornire indicazioni di politiche in vista degli interventi necessari all’edilizia scolastica nei prossimi anni. Che sono a dir poco consistenti: la stima è di 200 miliardi di euro per mettere a posto le scuole di tutto il Paese. Una delle cose che lo studio racconta è che gli edifici scolastici messi peggio non sono i più vecchi in assoluto – costruiti molto bene da un punto di vista strutturale – ma quelli, molti prefabbricati, realizzati nel periodo del cosiddetto baby boom, tra il 1964 e il 1979.

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Maturità, torna il tema di Storia e addio alle buste per l’orale

venerdì, Novembre 22nd, 2019

ROMA – Il ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti, oggi alle 17, ha firmato il Decreto Maturità, l’atto che indica novità e conferme dell’Esame di Stato che si svolgerà a partire dal 17 giugno 2020. Due novità – di peso – ci sono. La prima è che torna, dopo un anno di assenza, il tema specifico di Storia nella traccia della prima prova, quella di Italiano. Il secondo cambiamento è in verità una cancellazione: niente più tre buste per l’avvio della prova orale, metodo, anche questo, introdotto dall’ex ministro Marco Bussetti.

Maturità, il ministro Fioramonti: “Addio quiz, l’esame non deve essere una lotteria”

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Le scuole top. Ecco le superiori che preparano al futuro: a Milano e Roma rivincita dei licei storici

giovedì, Novembre 7th, 2019

di ILARIA VENTURI

Nelle città i licei storici. Al Nord, in particolare in Lombardia, le paritarie. Poi la riscossa degli istituti in provincia. Ma anche i tecnici e i professionali si prendono la loro rivincita: rispetto al passato danno più chance di trovare lavoro. È la fotografia scattata dalla sesta edizione di Eduscopio, la classifica stilata dalla Fondazione Agnelli sulle superiori che meglio preparano all’università e al mondo del lavoro.

Da Milano a Palermo ecco le scuole top città per città:

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Longread

Le scuole migliori d’Italia. Rapporto Eduscopio, Fondazione Agnelli

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Scuola, salvato il decreto precari. Cattedra per 24 mila

mercoledì, Ottobre 2nd, 2019

di CORRADO ZUNINO

ROMA – C’è l’accordo bis sui precari della scuola, dopo che il primo era stato approvato “salvo intese” per l’opposizione dei Cinque Stelle e definitivamente affossato dalla crisi giallo-verde aperta da Matteo Salvini. Ora al timone del ministero dell’Istruzione c’è un professore del movimento, Lorenzo Fioramonti, e il suo primo atto legislativo – come d’altronde dichiarato a “Repubblica” nella prima intervista – va a salvare il decreto Salvaprecari togliendogli la patina di sanatoria della sua prima versione.

Bene, il testo del nuovo accordo firmato nel tardo pomeriggio con cinque sindacati prevede innanzitutto un nuovo concorso straordinario per le medie superiori riservato a chi ha 3 anni di servizio (su otto) nella scuola statale. Solo statale. Il concorso (prevedibilmente sarà alla fine dell’autunno) porterà in ruolo entro settembre 2020 almeno 24 mila precari e all’abilitazione – ovvero al titolo che consente l’accesso ai concorsi – coloro che risulteranno “idonei” (ma non vincitori). Quindi, e questa è una novità, i candidati che non saranno nei primi ventiquattromila posti non avranno la cattedra, ma – se avranno preso almeno “7/10” alla prova scritta – saranno abilitati a giugno 2020 all’ingresso nelle graduatorie che precedono il ruolo, quelle di seconda fascia.

La simulazione della lezione con un giudice esterno

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Fridays for future, gli studenti in sciopero per il clima in 160 piazze: «Vogliamo scuole ecologiche»

venerdì, Settembre 27th, 2019

di Riccardo Antoniucci e Valentina Santarpia

Fridays for future, gli studenti in sciopero per il clima in 160 piazze: «Vogliamo scuole ecologiche»

C’è la preside dell’istituto comprensivo Capasso-Mazzini di Frattamaggiore (Na), Fernanda Manganelli, che si è impegnata a «contenere la temperatura dell’acqua calda entro i 37 gradi e a chiedere al Comune un intervento per produrre energia con apparecchi fotovoltaici». E c’è la dirigente del liceo Orazio di Roma, Maria Grazia Lancellotti, che si prefigge di «ridurre i consumi di bottigliette di plastica, promuovere la raccolta differenziata, il riciclo e percorsi di divulgazione scientifica, e incrementare l’uso di prodotti per le pulizie biodegradabili».

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Educazione civica bocciata, la prima grana per Fioramonti

mercoledì, Settembre 11th, 2019

Bloccata all’ultimo miglio. Il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione ha espresso parere negativo all’unanimità all’avvio fin da quest’anno dell’Educazione civica a scuola. A causa di un ritardo di qualche giorno nella pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, in teoria l’insegnamento avrebbe dovuto essere rinviato di un anno. Ma il ministro uscente, il leghista Marco Bussetti, era riuscito a trovare un escamotage per superare l’impasse giuridica e far partire la nuova materia con tanto di voto in pagella da subito sotto forma di «sperimentazione scolastica». Mancava a questo punto solo l’ultimo timbro: quello del Cspi, organo consultivo il cui parere è obbligatorio ma non vincolante. Cosa succederà a questo punto, visto che nel frattempo a Viale Trastevere si è insediato il nuovo ministro grillino Lorenzo Fioramonti? La decisione in capo al ministro è tutta politica: partire comunque, un po’ alla garibaldina, forti del consenso politico raggiunto in Parlamento (dove il provvedimento è stato approvato all’unanimità con la sola astensione del Pd e solo al Senato) o rinviare di un anno per dare alle scuole modo e tempo di organizzarsi meglio e di «realizzare adeguate iniziative di formazione del personale scolastico», come suggerito nelle conclusioni del Consiglio superiore dell’istruzione?

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Scuole sepolte dai curricula: la carica dei precari che blocca le segreterie

giovedì, Settembre 5th, 2019

di Lorena Loiacono

Come e forse più di un ufficio di collocamento, le segreterie scolastiche ogni giorno vengono investite da valanghe di curriculum, inviati da aspiranti insegnanti che si mettono a disposizione degli istituti per coprire le assenze dei docenti di ruolo, per le quali non ci sono neanche i supplenti in graduatoria. Tutte le mattine quindi le segreterie delle singole scuole, accedendo alla casella di posta elettronica, trovano sul pannello delle mail in entrata qualcosa come 150-200 pec da leggere. 

Tante sono infatti le candidature che arrivano alle scuole tramite la cosiddetta “mad”, la messa a disposizione. Un fenomeno in crescita, soprattutto in questa fase iniziale di anno scolastico, quando le segreterie devono fare i conti con quanti docenti di ruolo avranno e quante cattedre resteranno scoperte.

SUPERLAVORO
Per le segreterie scolastiche perennemente sotto organico si tratta di un superlavoro, che rischia di mandarle al collasso, ma per le scuole la mad rappresenta comunque una risorsa visto che lo scorso anno sono state circa 15mila le supplenze assegnate in questo modo. A dimostrazione del fatto che non erano disponibili i supplenti tradizionali dalle graduatorie di istituto, che hanno comunque la precedenza sulle mad.

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Scuola, il concorso beffa che premia i professori peggiori

giovedì, Agosto 1st, 2019

di Lorena Loiacono

Sono primi in graduatoria, dopo un concorso nella scuola, ma non possono scegliere i posti migliori dove insegnare, quelli più vicini a casa ad esempio, perché andranno ai colleghi che hanno avuto un punteggio più basso. Un pasticcio tutto da sbrogliare per il Ministero dell’istruzione, in tempo utile per far sì che non si trasformi in una nuova guerra di ricorsi sulle assunzioni. La questione riguarda i docenti che hanno partecipato al concorso straordinario del 2018 per la scuola media e superiore: le prove in varie regioni andarono a rilento, con problemi in diverse commissioni in tutta Italia. Tanto che molte graduatorie non vennero pubblicate entro il 31 agosto 2018 e così non si fece in tempo ad immettere i primi a settembre del 2018, con il Fit, l’anno di formazione iniziale. 

Scuola, Mef: via libera all’assunzione di oltre 53mila docenti

Scuola, Bussetti e i precari: «Concorso nel 2019 per metterli in regola»
 

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