Archive for the ‘Scuola’ Category

Scuola, si riapre: ecco tutte le incognite e i nodi ancora irrisolti

domenica, Aprile 18th, 2021

Flavia Amabile

Domani ci saranno otto milioni e mezzo di studentesse e studenti nelle scuole, secondo il sito Tuttoscuola. Non accadeva da febbraio dello scorso anno. Dal 26 aprile il numero dovrebbe ancora aumentare per effetto della riapertura al cento per cento delle lezioni in aula nelle regioni arancioni e gialle annunciata dal presidente del Cosiglio. Ma non ci sarà un «tutti a scuola». I presidi hanno trascorso la giornata di ieri a chiarire che non possono farcela. «È stato un annuncio ad effetto molto simpatico, ma nella realtà cambierà poco – spiega Mario Rusconi, presidente dell’Associazione presidi del Lazio –. La gran parte dei miei colleghi delle superiori sottolinea di non poter garantire le misure di sicurezza in vigore con un rientro al 100%». Ad autorizzare le scuole a non modificare la situazione attuale dovrebbero essere le circolari che saranno emanate dagli Uffici Scolastici Regionali. «Inseriranno la possibilità di continuare al 50% se non riusciranno a rispettare i protocolli di sicurezza», spiega Rusconi. Lo stesso timore emerge anche nel commento dei sindacati, che affidano a una nota unitaria la richiesta di «aggiornare i protocolli di sicurezza, peraltro mai puntualmente applicati, che sono fermi all’estate del 2020». Chiedono di risolvere i problemi dei trasporti e del tracciamento, di proseguire i vaccini e comunque di «consentire» che le scuole «possano auto organizzarsi».

Il caso trasporti, seimila bus in più

Per la riapertura delle scuole «sono stati stanziati 390 milioni per un programma di trasporti pubblici locali da attuarsi con le Regioni», ha spiegato il presidente del Consiglio Mario Draghi due giorni fa ricordando anche che però una parte dei fondi ancora non è stata spesa, e che ci sono dei limiti alla capienza al 50%, «ma è stato fatto molto». Secondo gli ultimi dati forniti dal ministro Enrico Giovannini dieci giorni fa «risultano programmati fino al mese di giugno 2021 servizi aggiuntivi che prevedono l’impiego di 6.144 mezzi, anche privati, con un onere finanziario complessivo di circa 320 milioni di euro». In totale «sono state stanziate dall’inizio della pandemia e fino ad oggi risorse pari a circa 2,3 miliardi di euro. Dette risorse sono destinate sia alla compensazione dei minori ricavi tariffari, sia, nella misura di circa 453 milioni come concordato in sede di Conferenza Unificata, al finanziamento dei servizi aggiuntivi di trasporto pubblico». Un potenziamento c’è stato ma ancora non sembra sufficiente se il presidente della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga nel commentare le riaperture in un’intervista a Radio24 ha ammesso di essere «perplesso» sulle scuole perché «ci sono dei problemi tecnici importanti». E si augura «una differenziazione molto ampia degli orari». Una scelta di cui si va discutendo dallo scorso autunno. 

I tamponi annunciati non sono mai arrivati

Era agosto quando si iniziò a parlare di tamponi per tornare in classe in sicurezza. Dei tamponi si persero le tracce in autunno. Riapparvero nelle discussioni sul rientro dopo le vacanze di Natale e sono diventati protagonisti del rientro dalle vacanze di Pasqua quando il governo era cambiato e Agostino Miozzo appena nominato consulente dal ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi per la gestione delle scuole aveva sottolineato la necessità di un piano tamponi regolare negli istituti. Miozzo aveva precisato di essersi ispirato all’esperimento della provincia autonoma di Bolzano che aveva deciso un tracciamento di massa dopo Pasqua con tamponi nasali «fai da te» per tutti gli studenti.

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Scuola, scrutini “senza sconti” a fine anno

mercoledì, Aprile 7th, 2021

Domani, concluse le vacanze di Pasqua, cinque milioni e mezzo di ragazzi torneranno sui banchi di scuola. Infanzia, primarie e prima media anche in zona rossa, secondo l’ultimo decreto voluto da Mario Draghi. Resteranno in Dad circa tre milioni di studenti: per il 25-50% del tempo alle superiori in zona arancio, per il 100% in zona rossa (dove la Dad si estende a seconda e terza media). A oggi le regioni rosse sono Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Puglia, Toscana e Valle d’Aosta.

A poco più due due mesi dalla fine dell’anno scolastico, si pensa allo scrutinio: verifiche, test, interrogazioni, pagelle, bocciatura o promozione o recupero, ammissione alla classe successiva, o all’esame di maturità. Problemi che riguardano soprattutto gli adolescenti, dato che alle primarie e alle medie le bocciature sono rarissime. Quest’anno, a differenza del precedente, non ci saranno ordinanze ministeriali: le regole saranno quelle ordinarie, decidono professori e consigli d’istituto. Una scelta “minimalista” sgradita al Codacons, che ha già annunciato ricorsi. Mentre i presidi invitano al sangue freddo: “Siamo sicuri che i docenti terranno conto di tutte le problematiche incontrate dagli studenti – fa sapere l’Anp – e premieranno i più meritevoli”. Nessun liberi tutti, quindi, ma “fiducia” e “flessibilità”. Con probabile aumento dei “rimandati a settembre”, con l’estate per mettersi al passo. Unico ammorbidimento alle viste: l’ammissione in caso di frequenti assenze dovute alla scarsa connessione Internet. Gli studenti quest’anno potranno essere bocciati, nonostante i tanti mesi di didattica a distanza, ma “dovranno avere fiducia nei loro insegnanti, li conoscono li hanno seguiti tutto l’anno”, spiega il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, intervistato dal Tg3.

L’anno scorso – sconvolto dalla prima ondata di pandemia – è prevalsa la linea del “tutti promossi salvo casi eccezionali” per decisione della ministra Azzolina, ma quest’anno le cose andranno diversamente. Il dicastero dell’Istruzione, guidato da Patrizio Bianchi, ha già fatto sapere informalmente che non sono previste ulteriori ordinanze sulla valutazione degli studenti. Ribadendo la “massima fiducia” nella decisioni dei singoli consigli di classe che conoscono e sono in grado di valutare i ragazzi. La posizione del Miur è netta: quest’anno la situazione è radicalmente diversa, la Dad si è trasformata in “didattica digitale integrata” ben più strutturata e organizzata, sono state stanziate risorse per i tablet e impostata un’offerta formativa ad hoc. Criticità come il rischio di ricorsi massicci da parte delle famiglie non rientrano nel campo di azione ministeriale. Come non si possono prendere in considerazione le scelte di alcune Regioni – come la Campania – dove la didattica in presenza è stata praticamente azzerata, perché il governo ha consentito – fino all’ultimo provvedimento firmato da Draghi – di emanare ordinanze locali più restrittive.

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Scuole Lazio: da martedì riaprono asili, materne, elementari e medie

venerdì, Marzo 26th, 2021

di Redazione Scuola

Scuole Lazio: da martedì riaprono  asili, materne, elementari  e medie

Il Lazio riapre le scuole. Lo ha annunciato su Facebook il presidente della Regione Nicola Zingaretti: «In riunione con l’Unità Covid Regione Lazio. Da martedì nel Lazio, se #zonaarancione, ripartono le scuole in presenza: asili, elementari e medie». Dai tre ai quattordici anni gli studenti tornano in classe, dopo due settimane di Dad. Dovranno invece aspettare i ragazzi e le ragazze delle scuole superiori, visto che da giovedì prossimo cominciano le vacanze di Pasqua: per loro ci saranno altri tre giorni di Dad. «Dopo Pasqua potranno riaprire le superiori, garantendo agli studenti di fare il tampone rapido gratuito e senza certificato medico in tutti i drive in della regione #scuolasicura».

Tamponi per gli studenti

Il Lazio si porta avanti anche sulla questione dei tamponi e offre di nuovo agli studenti – lo aveva fatto per le scuole superiori anche a gennaio – la possibilità di fare il tampone rapido presso gli hub della Regione senza ricetta e gratuitamente: si tratta di una forma di screening volontario che l’assessore alla scuola Di Berardino ha annunciato dopo una riunione con i presidi e le associazioni sindacali.

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Il governo al lavoro sulle scuole. Figliuolo: “Ipotesi test studenti e docenti per monitorare i contagi”

giovedì, Marzo 25th, 2021

Il governo per riaprire in sicurezza le aule dopo Pasqua pensa all’utilizzo dei tamponi. Due team sanitari dlel’esercito inviati in Molise e Basilicata

Il governo al lavoro sulle scuole. Figliuolo: “Ipotesi test studenti e docenti per monitorare i contagi”

La scuola al primo posto. Mario Draghi, nell’intervento di ieri nell’emiciclo parlamentare in vista del Consiglio europeo, era stato chiarissimo: la prima cosa da far ripartire sono le scuole. Dopo Pasqua. E aveva aggiunto «speriamo». Ora per mettere in moto le prime speranze, si comincia con la pianificazione. E così nel vertice di stamattina a palazzo Chigi oltre si sono gettate le prime basi. Ma come fare? Lo spiega il generale Francesco Figiluolo: «Monitorare l’andamento dei contagi nelle scuole con test periodici per i ragazzi e i docenti. A sottoporre la richiesta – che sarà valutata in maniera definitiva solo nei prossimi giorni – è stato il ministro per l’Istruzione Patrizio Bianchi». In buona sostanza, si inizierà a controllare con tamponi sia gli studenti che i loro professori, innalzando ancora di più le misure di controllo per rendere sicure le aule e salvaguardare la didattica. Intanto, anche sul fronte del sostegno alle Regioni il governo inizia a muoversi. Due team sanitari mobili dell’Esercito, infatti, sono pronti per partire in Molise e in Basilicata proprio «a sostegno della campagna vaccinale, in particolare delle persone di elevata fragilità ed over 80, così come indicato dalle raccomandazioni del ministero della Salute».

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Scuola, ricerca sui dati di 7,3 milioni di studenti: stare in classe non spinge la curva della pandemia

lunedì, Marzo 22nd, 2021

di Elisabetta Andreis

Scuola, ricerca sui dati di 7,3 milioni di studenti: stare in classe non spinge la curva della pandemia

In Italia, dove le classi sono rimaste chiuse ben più a lungo che negli altri Paesi europei, non c’è correlazione significativa tra diffusione dei contagi e lezioni in presenza. L’apertura delle scuole è dunque scagionata, o almeno questa è la conclusione cui arriva una mastodontica ricerca, la prima di questo tipo in Italia, condotta da una squadra di epidemiologi, medici, biologi e statistici tra cui Sara Gandini dello Ieo di Milano. «Il rischio zero non esiste ma sulla base dei dati raccolti possiamo affermare che la scuola è uno dei luoghi più sicuri rispetto alle possibilità di contagio», sintetizza l’epidemiologa e biostatistica. Gli studi analizzano i dati del Miur e li incrocia con quelli delle Ats e della Protezione civile fino a coprire un campione iniziale pari al 97% delle scuole italiane: più di 7,3 milioni di studenti e 770 mila insegnanti.

L’apertura delle scuole

«I numeri dicono che l’impennata dell’epidemia osservata tra ottobre e novembre non può essere imputata all’apertura delle scuole»: il tasso di positività dei ragazzi rispetto al numero di tamponi eseguito è inferiore all’1%. «Di più: la loro chiusura totale o parziale, ad esempio in Lombardia e Campania, non influisce minimamente sui famigerati indici Kd e Rt . Ad esempio a Roma le scuole aprono 10 giorni prima di Napoli ma la curva si innalza 12 giorni dopo Napoli, e così per moltissime altre città», spiega l’esperta. Ancora, il ruolo degli studenti nella trasmissione del coronavirus è marginale: «I giovani contagiano il 50% in meno rispetto agli adulti, veri responsabili della crescita sproporzionata della curva pandemica. E questo si conferma anche con la variante inglese». In altre parole i focolai da Sars-Cov 2 che accadono in classe sono molto rari (sotto il 7% di tutte le scuole) e la frequenza nella trasmissione da ragazzo a docente è statisticamente poco rilevante. Quattro volte più frequente che gli insegnanti si contagino tra loro, magari in sala professori, «ma questo è lo stesso rischio che si assume, ad esempio, in qualunque ufficio».

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Scuole aperte fino a luglio solo per chi vuole, pagelle, esami: ecco il piano del governo

venerdì, Marzo 19th, 2021

Marina Palumbo

Tenere aperte le scuole la prossima estate per attività di laboratorio, ricreative, anche di studio e per ridare ai ragazzi quegli spazi di socialità che sono stati loro negati nei lunghi mesi di didattica a distanza. E’ questo il piano a cui sta lavorando il ministero dell’Istruzione e che sarà pronto dopo Pasqua. Si tratta di quel «ponte» verso il nuovo anno scolastico di cui ha parlato tre giorni fa il ministro Patrizio Bianchi nell’audizione davanti alle Camere. Ma le scuole avranno il tempo e la flessibilità per organizzarsi.
***Iscriviti alla Newsletter Speciale coronavirusPagelle a giugno, ma aperture anche fino ad agosto
Nelle intenzioni dovrebbe funzionare così: l’anno scolastico terminerebbe comunque a giugno, senza subire cambiamenti. Eventuali modifiche toccherebbero ai governatori delle Regioni, che Bianchi incontrerà nei prossimi giorni. La pagella arriverà dunque sempre a metà giugno, ma le scuole potrebbero restare aperte fino a luglio e forse persino parte del mese di agosto. L’obiettivo è avere una offerta non obbligatoria di spazi di laboratorio e socializzazione che permettano ai ragazzi di recuperare, se lo desiderano, una dimensione di relazione e cooperazione.


Sport, laboratori d’arte e teatrali
Il piano dovrebbe riguardare le scuole primarie, le medie e anche le superiori, con iniziative dedicate allo sport, a laboratori teatrali e di spettacolo, che riporterebbero in gioco anche i lavoratori di questo settore che sono fermi da tempo, ma anche giochi, attività artistiche, opportunità per imparare la programmazione su computer, laboratori di fotografia e gite. E gli studenti più grandi sarebbero coinvolti, laddove possibile, nei laboratori con quelli più piccoli. Sarà ogni scuola nella sua autonomia a decidere come procedere.

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Disturbi alimentari, ansia e stress per uno studente su tre in Dad

martedì, Marzo 16th, 2021

di Valentina Arcovio

Non è la qualità della formazione, o almeno non solo quella, che la Didattica a distanza rischia di compromettere. In gioco c’è di più. La lontananza dalla scuola, dagli insegnanti, dai compagni di classe e in generale dalla vita «normale» espone i bambini e i ragazzi a mali ben peggiori, quelli dell’anima. Ansia e stress sono solo il preludio, disturbi alimentari e autolesionismo le tragiche conclusioni.

I dati che abbiamo sono piuttosto eloquenti e hanno dato alla nuova edizione della Giornata nazionale dei disturbi alimentari, che si è celebrata ieri, un’urgenza ancora più importante. Secondo il ministero della Salute, si è verificato un aumento del 30% dei casi di disturbi dell’alimentazione tra i ragazzi e i bambini. Sì, bambini anche di 9-10 anni. Per avere un’idea della grandezza del fenomeno, basta pensare che nel primo semestre del 2020 sono stati rilevati 230.458 nuovi casi, quando nello stesso periodo dell’anno precedente erano stati 163.547. Non solo. A fianco di anoressia, bulimia, ortoressia, binge eating e altre variazioni dei disturbi del comportamento alimentare, c’è il fenomeno dell’autolesionismo. «Spesso sono disturbi, quello del comportamento alimentare e l’autolesionismo, che si presentano insieme», spiega Simonetta Marucci, endocrinologa dell’AME (Associazione medici endocrinologi) ed esperta dei disturbi del comportamento alimentare. «E’ il risultato di un disturbo da stress post-traumatico, causato e alimentato dall’emergenza Covid-19 e da tutto quello che ne consegue, in primis l’isolamento sociale», aggiunge.

Il numero verde

Una subdola epidemia all’interno della pandemia. Il Numero Verde S.O.S. Disturbi Alimentari è: 800 180969. «La Dad allontana di fatto i ragazzi e i bambini dalla scuola, nel luogo dove solitamente le tensioni e lo stress si scaricano e hanno libero sfogo», spiega Marucci. «Pensiamo pure a tutti quei ragazzi e quei bambini che vivono in famiglie già con situazioni problematiche. La scuola – continua – rappresenta per loro una via d’uscita, un ammortizzatore delle tensioni». Ora tutto questo non c’è più. «Isolati nel proprio mondo da cui ci si affaccia solo tramite un computer, si iniziano a covare pensieri negativi», sottolinea Marucci. Terreno fertile per i disturbi dell’alimentazione. L’autolesionismo diventa molto spesso la via di fuga. «Ci si causa un dolore fisico per rendere più sopportabile quello mentale», spiega l’esperta. Stefano Vicari, responsabile di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza dell’ospedale Bambino Gesù, segnala un aumento vertiginoso da ottobre degli accessi in Pronto Soccorso per disturbi mentali, in particolare tentativi di suicidio o atti di autolesionismo. «Per settimane – racconta – abbiamo avuto otto posti letto su otto occupati, e non era frequente, e tutti per tentativo di suicidio».

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Agostino Miozzo lascia il Cts: nuovo incarico a fianco di Bianchi al ministero dell’Istruzione

lunedì, Marzo 15th, 2021

di Fiorenza Sarzanini

Agostino Miozzo lascia il Cts: nuovo incarico a fianco di Bianchi al ministero dell'Istruzione

Agostino Miozzo lascia il Cts. Il coordinatore del Comitato tecnico-scientifico ha deciso di lavorare con il ministro della Pubblica istruzione Patrizio Bianchi per dedicarsi ai problemi della scuola, segnata da un anno di pandemia e di nuovo chiusa per la risalita dei contagi. La decisione, concordata con Palazzo Chigi e con il ministro della Salute Roberto Speranza, è stata ufficializzata ieri con la lettera di dimissioni. In questi mesi Miozzo, per anni ai vertici della Protezione civile, non ha mai nascosto la convinzione che la didattica a distanza non fosse un buon rimedio per i ragazzi. Più volte i pareri del Cts, da lui orientati, hanno suggerito di tenere aperte le classi. Ma in alcuni momenti di massima allerta per la risalita dei contagi sono rimasti inascoltati. Dopo l’insediamento del governo guidato da Mario Draghi, Miozzo e Bianchi si sono incontrati più volte proprio per mettere a punto un programma che consenta — appena la curva epidemica tornerà in discesa — di riportare gli studenti in presenza. E di organizzare la ripartenza anche in vista del prossimo anno, per non farsi trovare impreparati se la morsa del Covid-19 sarà ancora stretta.

Il nuoco Comitato

Il Comitato rimane una delle articolazioni di Palazzo Chigi e già oggi la Presidenza del Consiglio potrebbe decidere la nuova composizione. Il coordinamento dovrebbe essere affidato a Fabio Ciciliano, l’attuale segretario che sin dall’inizio della pandemia si è occupato di redigere i verbali. Confermata anche la presenza dei vertici dell’Istituto superiore di sanità e dell’Inail, così come dei rappresentanti delle Regioni. Ma soprattutto sarà ribadito che il Cts si muove d’accordo con la Protezione civile — dove ha la sede principale — in modo che ci sia un coordinamento per gli interventi sulla campagna vaccinale e su tutte le altre deleghe affidate al capo Fabrizio Curcio. Era stato il ministro Speranza, durante la relazione al Parlamento sul Dpcm entrato in vigore il 6 marzo scorso, a sottolineare che «la proposta di un portavoce per il Cts può essere considerata positivamente» così come volevano i partiti del centrodestra e come ieri è tornato a chiedere il leader della Lega Matteo Salvini. E dunque oggi si individuerà anche il componente che dovrà occuparsi delle eventuali comunicazioni, senza escludere che possa essere lo stesso coordinatore a farlo.

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Patrizio Bianchi: “La variante ci ha costretti a chiudere, la Dad resterà anche dopo il Covid”

giovedì, Marzo 4th, 2021

flavia amabile

ROMA. A due settimane dall’insediamento, il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi sta affrontando le prime critiche da parte di genitori e studenti che vedono chiudersi di nuovo le scuole e hanno la sensazione che a un anno dall’inizio della pandemia troppo poco sia cambiato. A tutti risponde spiegando che il quadro presentato dagli esperti del Cts non lasciava margini di manovra e che, comunque, la scuola del passato non ci sarà più.

Che missione le ha affidato il premier Draghi quando l’ha chiamata?

«Conosco il presidente Draghi da molti anni. Mi ha chiesto di riportare la scuola al centro dello sviluppo del Paese, di guardare alla scuola che verrà, oltre l’emergenza. Il punto cruciale del nostro Recovery Plan per l’Istruzione sarà la lotta contro la dispersione scolastica e la povertà educativa. Ci sarà un grande piano. La pandemia ha esasperato una situazione che era presente anche prima, ora abbiamo l’occasione per intervenire». Questo è il futuro. Nel presente i ragazzi vogliono andare a scuola. Invece dalla settimana prossima molti di loro saranno a casa.

«Ci siamo trovati di fronte a un rapidissimo cambiamento della situazione epidemiologica. La variante inglese ha modificato radicalmente il quadro precedente: colpisce anche i ragazzi e non solo quelli tra i 10 e i 19 anni, ma anche più piccoli. Abbiamo chiesto un parametro chiaro. Il Cts ce lo ha dato: 250 casi ogni 100 mila abitanti. Abbiamo fatto delle scelte. La scuola sarà a distanza in situazioni eccezionali e comunque nelle aree in cui servono forti restrizioni legate all’andamento dell’epidemia. Dobbiamo tutelare la salute pubblica, in particolare quella dei nostri bambini, e preservare la piena funzionalità del sistema sanitario». Covid-19: ecco come si diffonde il virus in un’aula scolastica

Le scuole chiuse e l’asporto di alcol possibile dopo le 18, accusa il presidente dell’Anci Antonio Decaro.

«Scuole chiuse è un termine sbagliato. Si farà didattica a distanza nelle zone rosse o in quelle con situazioni epidemiologiche che richiedono maggiori restrizioni. Ma la scuola ha sempre lavorato e continuerà a farlo. Abbiamo parlato con Decaro e con gli enti locali. È chiaro che serve responsabilità da parte di tutti in questo momento».

Non è una beffa essere l’autore del documento che la scorsa estate sottolineava la necessità di tornare a svolgere attività in presenza a settembre e trovarsi in un governo che nelle zone rosse per la prima volta riporta dentro casa i bambini?

«Non ci sono beffe o contraddizioni. Siamo davanti a un oggettivo cambiamento delle condizioni. In estate nessuno immaginava che saremmo stati soggetti a una trasformazione del virus di questa portata. Bisogna tener conto della realtà, prendere atto che le varianti vanno combattute. Non ci sono dissennati da una parte e difensori dei bambini dall’altra. Speriamo di uscirne quanto prima e speriamo che sia l’ultima battaglia». Covid, l’epidemiologo Ciccozzi: “Facciamo chiarezza sulle varianti: sono davvero più letali e il vaccino funziona?”

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Stop alle lezioni nelle zone a rischio, arriva la nuova stretta sulla scuola

domenica, Febbraio 28th, 2021

flavia amabile

ROMA. La stretta sulla scuola sembra sempre più probabile. Il Comitato tecnico-scientifico (Cts) si è riunito ieri sera per discutere proprio di lezioni in classe. L’ipotesi su cui si lavora è un inserimento nel nuovo Dpcm di una chiusura delle scuole di ogni ordine e grado, nelle zone rosse e nei luoghi dove ci sono soglie alte di contagio, a prescindere dai colori delle regioni.

Per le scuole, quindi, si valuterà la situazione non a livello regionale ma per porzioni di territorio più piccole, come Comuni o Province. Nelle zone rosse, anche quelle presenti in regioni gialle, la scuola verrà chiusa. Per le zone arancioni e gialle dovrebbero restare i protocolli in uso che consentono la didattica in presenza al 50% per le scuole superiori, anche se non si escludono restrizioni maggiori in base al numero dei contagi in quelle aree in cui si registrano 100 casi a settimana su 100mila abitanti (invece degli attuali 250).

La chiusura degli istituti è stata valutata dal Cts dopo la richiesta avanzata dalle Regioni. In queste ore il Comitato trasmetterà un verbale al governo. E il decreto della Presidenza del Consiglio potrebbe essere firmato presto dal premier Mario Draghi, anche già domani. Nelle nuove disposizioni ci si avvia verso un passo indietro sulle lezioni in presenza in diversi territori, una possibilità già emersa dall’analisi dell’Istituto Superiore di Sanità e invocata da diversi governatori, e soprattutto messa in pratica in alcune Regioni come la Campania o la Puglia con ordinanze regionali in deroga alle regole previste dalle fasce di colore.

Secondo ambienti del Cts ci sarebbe «un impatto dei nuovi contagi nelle scuole, ma differenziato. Per questo sarebbe auspicabile una modulazione delle misure a seconda delle zone, variabile in base a Comuni o Province e non soltanto su base regionale». Perciò l’ipotesi prevalente è di prevedere lezioni a distanza in tutte le scuole nelle zone rosse regionali o in quelle locali, ma anche laddove si registri il superamento di una determinata soglia di incidenza, a prescindere dal colore. La soglia di cui si è parlato nella riunione dei tecnici si attesta sui 250 contagi settimanali ogni centomila abitanti, numeri che comunque già determinano il passaggio in zona rossa.

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