Archive for the ‘Scuola’ Category

Scuole chiuse, Azzolina: «La dad non può più funzionare»

lunedì, Gennaio 11th, 2021

di Valentina Santarpia

Scuole chiuse, Azzolina: «La dad non può più funzionare»

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Rientro in classe oggi per circa 130 mila studenti delle scuole superiori in Toscana, Abruzzo e Valle D’Aosta. Ma tutti gli altri restano a casa: e le proteste degli studenti aumentano. «Capisco i ragazzi: il diritto all’istruzione è essenziale, sarei anch’io arrabbiata», ha detto la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina a Radio Rai 1. «È difficile per gli studenti comprendere perché non rientrano a scuola, capisco le loro frustrazione: la scuola è un diritto costituzionale se a me avessero tolto la scuola non sarei probabilmente qui». La nota dolente, secondo la ministra, è che «nelle regioni a fascia gialla tutto è aperto tranne la scuola superiore» e «questo creerà profonde cicatrici, i ragazzi hanno bisogno di sfogare la loro socialità». Nessuna polemica con i governatori, assicura Azzolina: «Ma restano i fatti e i fatti vanno raccontati». «Il 23 dicembre – ha ricordato la ministra – è stata stipulata un’intesa all’unanimità con le Regioni che hanno garantito che le superiori sarebbero ripartite con una presenza tra il 50 e il 75%. È stato fatto un lavoro enorme, coinvolgendo i prefetti su orari e bus, ed anche alcune Regioni come la Toscana hanno lavorato bene». La ministra ha ammesso di essere «molto preoccupata» perché «oggi la dad non può più funzionare, c’è un black out della socialità, i ragazzi sono arrabbiati, disorientati e sono preoccupata per il deflagrare della dispersione scolastica».

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Scuola, superiori riapriranno l’11 gennaio mentre elementari e medie il 7 | La situazione Regione per Regione

martedì, Gennaio 5th, 2021

Alla fine il governo ha deciso un mini slittamento per la riapertura delle scuole secondarie. Le superiori riapriranno l’11 gennaio mentre elementari e medie il 7 gennaio. E’ la mediazione raggiunta tra la posizione del Pd che premeva per il rinvio della riapertura dal 15, e quella di M5S e Iv che puntavano alla ripartenza il 7. Ma non in tutte le Regioni sarà così, molti i presidenti che hanno già preso decisioni più “drastiche” per evitare una risalita dei contagi.

Friuli-Venezia-Giulia Dad fino al 31 gennaio – “La scuola – dice Massimiliano Fedriga presidente del Friuli-Venezia-Giulia – deve rappresentare una priorità, ma la si tutela se si comincia e si finisce l’anno scolastico in presenza, non se si fanno ‘stop and go’ continui”. Per questo in Friuli le scuole superiori rimarranno con la didattica a distanza fino a fine gennaio. 

Veneto Dad fino al 31 gennaio – Stessa linea mantenuta dal confinante Veneto. “Non mi sorprende che la ministra Azzolina si batta per la riapertura – dice il governatore del Veneto Luca Zaia – ma in questo momento non è prudente. La situazione sta degenerando e bisogna rispondere con misure ad hoc”. 

Liguria 11 gennaio – Per Giovanni Toti, che guida la Liguria “sarebbe insensato mandare a scuola i nostri ragazzi giovedì e venerdì per poi chiudere di nuovo lunedì nel caso dovessimo avere di nuovo parametri negativi”. 

Lazio ipotesi 18 gennaio – Anche nel Lazio si prende in considerazione l’ipotesi di spostare la data di apertura delle scuole superiori al 18 gennaio, ma le decisioni definitive devono ancora essere prese. 

Marche e Puglia ipotesi allungamento chiusura – Così pure nelle Marche, dove l’orientamento è riaprire il 1 febbraio. Anche in Puglia non e’ escluso un rinvio delle lezioni in presenza.

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Zaia: «Scuole superiori chiuse fino al 31 gennaio in Veneto: oggi 1.686 casi e 50 morti»

lunedì, Gennaio 4th, 2021

Covid, il governatore del Veneto Luca Zaia annuncia che «le scuole superiori resteranno chiuse fino al 31 gennaio in Veneto». Rallenta, dunque, ma non si arresta la crescita dei positivi al Covid in Veneto, nelle ultime 24 ore toccando le 1.686 unità. Cresce anche il numero di morti con 50 decessi. Secondo il rapporto della Regione Veneto da inizio pandemia i positivi totali sono 266.946, mentre i morti 6.813. Il totale dei ricoverati è di 2.706 persone (+18) mentre nelle terapie intensive sono in cura 368 persone (+3). APPROFONDIMENTI

Scuola, il Friuli Venezia Giulia verso lo slittamento della riapertura dopo il 31 gennaio: curva contagi su

Scuola, Lazio: spunta l’ipotesi del rinvio all’11 gennaio. «Turni tutti da rifare»

Scuole superiori chiuse fino al 31 gennaio

In Veneto prosegue la chiusura delle scuole superiori fino al 31 genbnaio. Lo ha annunciato ai giornalisti il presidente regionale Luca Zaia, che ha firmato un’ordinanza in questo senso. «Non ci sembra prudente – ha aggiunto Zaia – in una situazione epidemiologica in Italia riaprire le scuole. Questo è ciò che dobbiamo fare per il bene della comunità oggi».

Vaccino, somministrato il 43,1% delle dosi in Veneto

Alle 12 di oggi in Veneto sono stati somministrati 16.748 vaccini, pari al 43,1% dei 38 mila in magazzino. Lo ha annunciato il presidente della Rwegione Luca Zaia. «Questo – ha commentato – sta a significare l’efficienza della nostra macchina. Facciamo vaccinazioni fino alle 22.00. Sperando che arrivino le 38 mila dosi settimanali, questa settimana ne somministriamo 70 mila», ha concluso.

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Scuola, il governo insiste per riaprire il 7 gennaio. Le Regioni: «Siamo preoccupati»

domenica, Gennaio 3rd, 2021

di Francesco Malfetano

Per il momento «tutto confermato»: dal 7 gennaio le scuole italiane riapriranno. Al di là dei dubbi di esperti, presidi e governatori (che chiedono un incontro all’esecutivo), e nonostante i contagi stiano continuando la loro risalita, il governo non sembra aver intenzione di rivedere la propria decisione. 
Stando a quanto si apprende da diverse fonti autorevoli all’interno dell’esecutivo da giovedì prossimo le aule della Penisola torneranno a riempirsi, anche se solo per metà. Il rientro infatti sarà parziale con la didattica a distanza al 50% ovunque e orari d’ingresso scaglionati, ma solo in 11 Regioni (il cosiddetto doppio turno, con ingressi alle 8 e alle 10 e lezioni da 45 minuti). 

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«Arretrare sulla scuola, significa rinunciare a un pezzo significativo del nostro avvenire. Per questo non lo faremo» ha scritto ieri la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina nella lettera che ha inviato al Consiglio superiore della Pubblica istruzione la cui componente designata è scaduta nei giorni scorsi e che le aveva inviato una missiva con alcune riflessioni sul presente e sul futuro della scuola.

Il governo in pratica, come preannunciato anche dal premier Giuseppe Conte nel corso della tradizionale conferenza stampa di fine anno a Villa Madama («Auspico che il 7 gennaio le scuole secondarie di secondo grado possano ripartire»), non sembra intenzionato a cedere ai diversi fronti aperti dagli oppositori. Almeno fino ad oggi infatti, anche tra chi non è d’accordo con il rientro, sono state adottate strategie diverse. Niente ad esempio, è ancora arrivato sul tavolo della Conferenza Stato-Regioni anche se ieri sera, il presidente delle Regioni e governatore dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini si è detto pronto ad accogliere i timori dei suoi colleghi e ad un confronto con il governo: «Io credo sarebbe giusto che il governo nelle prossime ore ci riconvocasse e insieme prendessimo una decisione, in maniera molto laica».

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Scuola, Alessio D’Amato: «Il governo non riapra le aule, troppi contagi»

sabato, Gennaio 2nd, 2021

di Mauro Evangelisti

Con questi dati in crescita faccio un appello al governo a riflettere bene sulla riapertura delle scuole superiori il 7 gennaio. Devono restare chiuse». Parla del Lazio? «No, parlo di tutta Italia. Anzi, noi siamo la regione rimasta sempre in fascia gialla, che ha fatto più vaccini delle altre, possiamo permetterci di lanciare un appello. Non faremo fughe in avanti e applicheremo le decisioni del governo, ma deve essere chiaro che sarebbe estremamente imprudente, in questa fase dell’epidemia, riaprire le superiori tra una settimana». APPROFONDIMENTI

Zona rossa e arancione, cosa cambia dal 7 gennaio: spostamenti al via, slittano palestre e teatri


Alessio D’Amato è l’assessore regionale del Lazio della Sanità. Ieri sera stava rileggendo un libro: “La freccia di Apollo – L’impatto profondo e duraturo del coronavirus nelle nostre vite” di Nicholas A. Christakis. Si è soffermato sulle pagine in cui l’autore scrive che «la chiusura delle scuole è l’intervento non farmacologico più significativo che possa essere utilizzato, a parte il chiedere a tutti di rimanere in casa» e cita uno studio sull’influenza pandemica del 1918, negli Stati Uniti, secondo cui «quanto prima le scuole vengono chiuse, tanto più basso è il numero delle morti in eccesso».

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Rientro a scuola il 7 gennaio per medie e superiori: c’è l’ok dei prefetti

giovedì, Dicembre 31st, 2020

di Chiara Severgnini

Le scuola secondarie ripartono con la didattica in presenza al 50% dal 7 gennaio. Lo annuncia il Viminale, in una nota in cui si legge: «Le prefetture hanno adottato i documenti operativi all’esito dei lavori dei tavoli di coordinamento scuola-trasporti istituiti in tutte le province in vista della ripresa, dal 7 gennaio, dell’attività didattica in presenza». «I prefetti», precisa la nota, «hanno tenuto conto anche dell’ordinanza del ministro della Salute del 24 dicembre 2020 che limitatamente al periodo 7-15 gennaio riduce la presenza in classe al 50%». Per rendere possibile la riapertura, sono previsti rinforzi nei trasporti locali e riorganizzazioni egli orari, così da limitare il più possibile gli assembramenti degli studenti prima e dopo l’ingresso in aula.

La decisione

Il dibattito sulla riapertura delle scuola medie e superiori ha tenuto banco per giorni e la decisione definitiva, in merito, è stata squisitamente politica. Gli esperti ell’Iss, chiamati a valutare l’impatto dell’apertura (e della richiusura) delle scuole sulla situazione epidemiologica, hanno realizzato uno studio sulla questione. Ma al suo interno, come spiega Gianna Fregonara, «non c’è una parola definitiva». «Allo stato attuale delle conoscenze, le scuole sembrano ambienti relativamente sicuri purché vengano adottate le precauzioni ormai consolidate», si legge nel rapporto dell’Iss, ma, d’altro canto, «l’impatto della chiusura e della riapertura delle scuole sulle dinamiche epidemiche rimane ancora poco chiaro» (qui si può leggere l’approfondimento completo a cura di Gianna Fregonara).

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Covid, Paola De Micheli: «Il 7 gennaio si riparte sicuri: più bus e orari scaglionati»

domenica, Dicembre 27th, 2020

di Umberto Mancini

«La scuola ripartirà in sicurezza sul fronte dei trasporti pubblici. In alcune città stiamo affrontando ancora qualche criticità. Il Mit ha assegnato le risorse, indicato le linee guida, avviato il coordinamento e monitora costantemente l’evoluzione della situazione, ma ai tavoli provinciali dei prefetti la riapertura della scuola si organizza in base alle esigenze locali». Va dritta al punto la ministra dei Trasporti e delle Infrastrutture Paola De Micheli in vista della riapertura del 7 gennaio, ricordando che sono attivi i tavoli provinciali e con le prefetture per evitare assembramenti sui mezzi di trasporto, contrastare i possibili contagi, scaglionando gli orari d’ingresso di attività produttive e istituti scolastici. APPROFONDIMENTI

Roma, autobus, distanziamento farsa: a bordo nessuno controlla


In molti ritengono che il Mit sia responsabile delle inefficienze sul fonte dei trasporti, delle resse alla stazioni della metro e sui bus.
«Il ministero è l’ente pagatore del Tpl, cioè del trasporto pubblico locale. Ha fornito le risorse per acquistare nuovi mezzi, implementa il materiale rotabile. L’organizzazione costituzionalmente è attribuita alle Regioni. Non abbiamo potuto imporre norme alle Regioni e alle varie autonomie scolastiche. Abbiamo messo in campo 3 miliardi di risorse per sostituire la flotta dei bus e 390 milioni per implementare l’offerta con il noleggio da privati. E indicato, dopo aver sentito gli esperti, gli indici di riempimento».
Rispetto al primo lockdown sono stati istituiti i tavoli provinciali, per lei funzionano?
«Abbiamo ristretto gli ambiti territoriali per avere un maggior controllo della situazione. E rispondere così alle esigenze locali. Rispetto a settembre oggi tutte le Regioni si sono adeguate e solo in alcune città si rilevano ancora alcune criticità. Rimborseremo il costo del noleggio dei bus aggiuntivi sulla base dei verbali dei singoli prefetti, verbali dai quali potranno emergere le esigenze di incremento dell’offerta oltre che l’organizzazione degli orari scolastici».
E a Roma come va?
«Prima di Natale ha completato il percorso di organizzazione con lo scaglionamento degli orari scolastici e l’implementazione dei bus. Il piano è già pubblicato sul sito della Prefettura. Saremo pronti per il 7 gennaio perché l’impegno di tutti è stato massimo e di questo ringrazio moltissimo i prefetti».

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Nel 2021 ci sarà l’attesa riforma del Tpl?
«Sì. Il sistema, fermo al 1997, va riformato profondamente. abbiamo poi disponibili 8 miliardi per gli investimenti sul trasporto pubblico locale. Dobbiamo renderlo più efficiente».
Come?
«Puntando sulla digitalizzazione. E sul riequilibrio tra aree ad alta domanda e aree interne, per non lasciare indietro nessuno e consentire a tutti di avere un servizio pubblico di qualità. Con flotte green e all’avanguardia».

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Scuola, Miozzo (Cts): governo miope, le città che sono pronte riaprano

venerdì, Dicembre 18th, 2020

di Gianna Fregonara

Scuola, Miozzo (Cts): governo miope, le città che sono pronte riaprano

Il coordinatore del Cts Agostino Miozzo ha appena partecipato alla presentazione di uno studio sul campo sui rischi di contagio a scuola, effettuato all’Istituto comprensivo Regina Elena di Roma. Tra tra settembre e novembre un’équipe di ricercatori guidati da Alberto Villani, presidente della Società italiana di pediatria, ha effettuato i tamponi a 1262 tra studenti, insegnanti e professori. «La conclusione di questo studio, il primo in Italia così approfondito, è che la scuola è un posto sicuro per bambini e adolescenti».

Allora perché il governo ha chiuso le scuole superiori?

«Non lo chieda a me. Noi come Cts abbiamo sempre avuto delle perplessità per gli effetti che l’allontanamento dalla scuola può avere anche a lunga distanza sui nostri ragazzi: se non riapriamo le scuole al più presto, rischiano di crescere una generazione di persone fragili e depresse. Ci sono migliaia di studenti che si stanno perdendo, che stanno male: ma sono purtroppo invisibili. Per non dire del gap educativo che avranno rispetto anche ai loro coetanei degli altri Paesi europei che finora hanno tenuto aperte le scuole».

Dunque il 7 gennaio di riapre, anche se la curva dei contagi non scende?

«Noi auspichiamo che si riapra il prima possibile come è scritto nel Dpcm del 4 dicembre per almeno il 75 per cento degli studenti delle superiori. Per far questo sono in corso dei tavoli provinciali coordinati dai prefetti che devono trovare soluzioni per i trasporti e i controlli sanitari e altri problemi ancora irrisolti in ambito scolastico».

Ma il professor Resta ha detto che se i contagi non scendono è impensabile riaprire.

«Stimo il professor Rezza, non lo considero un allarmista e credo che condivida il fatto che se la curva dei contagi (e anche dei decessi) non balza a cifre preoccupanti, ma resta stabile ma continua a diminuire, bisogna riaprire».

Quando si decide?

«Non decide il Cts, questa è una scelta politica. Credo che nei primi giorni dell’anno nuovo il governo valuterà la curva dei contagi e le misure adottate per trasporti e sorveglianza sanitaria.

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Scuola, presidi contro la riapertura: «Il 7 gennaio? Impossibile»

giovedì, Dicembre 17th, 2020

di Lorena Loiacono

«È chiaro che vogliamo tutti rientrare a scuola – sottolinea Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale dei presidi – ma auspichiamo che avvenga in completa sicurezza. Servono certezze sul servizio di trasporto pubblico, su cui si stanno svolgendo i tavoli con i prefetti: va potenziato perché utilizzato da buona parte degli studenti delle superiori. Avevamo chiesto di attivare screening con i tamponi su studenti e docenti ma non ne sappiamo nulla ancora. Insomma, il rischio oggi è di tornare a lezione solo per pochi giorni, per poi tornare tutti da remoto perché il rientro non è stato ben organizzato».

Ieri sera il premier Conte ha assicurato: «Abbiamo organizzato i tavoli con i prefetti per cercare di incrociare i dati dei trasporti pubblici e degli orari di entrata e uscita per evitare gli orari di punta». Uno dei problemi maggiori legati al rientro è proprio il trasporto pubblico, inadeguato al distanziamento nelle ore di punta. Da qui l’idea di scaglionare gli ingressi a scuola, per alleggerire il flusso dei passeggeri. Ma la scuola non ha orari flessibili: entrare tardi significa uscire tardi, sfalsando gli orari dei docenti di cui ci sarebbe bisogno in maggior numero e degli studenti che non avrebbero tempo per pranzare, rientrare a casa e poi studiare.

«Si sta pensando di individuare due orari diversi – spiega Paola Serafin, rappresentante dei presidi della Cisl scuola – uno alle 8 e uno alle 10. Ma le scuole superiori non hanno la mensa: come facciamo a tenere gli studenti al banco, a digiuno, fino alle 15 o alle 16? E per i laboratori come si fa? Sarebbe opportuno rivedere quel 75% in presenza: le scuole pronte possono arrivare al 100% in presenza ma quelle in difficoltà, come nelle grandi metropoli, dovrebbero essere autorizzate a fermarsi al 50%. È complicatissimo gestire gli orari in questo modo, le scuole lo sanno bene». Il problema sta anche qui: nei tavoli con i prefetti manca la componente scolastica sul campo: vale a dire docenti, presidi, personale ata che conoscono bene i problemi vissuti nelle prime settimane in presenza e quelli relativi alla nuova ripartenza.

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Divieti Covid dal 21 dicembre, la fuga al Sud dei professori: «Scuole a rischio chiusura»

venerdì, Dicembre 11th, 2020

di Giovanna Maria Fagnani

Divieti Covid dal 21 dicembre, la fuga al Sud dei professori: «Scuole a rischio chiusura»

Gli studenti in uscita dall’istituto Cardarelli Massaua. Le elementari e le medie faranno lezione in classe anche lunedì e martedì shadow

L’ultimo dpcm è stato varato il 3 dicembre e la mattina dopo, sul tavolo di Maddalena Di Muccio, preside all’istituto comprensivo Capponi, è arrivata la prima richiesta di ferie di una docente. L’insegnante vorrebbe assentarsi a partire dal 19 dicembre. Ora le domande sono una decina, ovvero riguardano circa un quarto del personale. Sono i docenti — spesso precari e fuorisede — che vogliono partire prima del blocco degli spostamenti tra regioni legato alle norme di contenimento della pandemia che scatterà lunedì 21 dicembre. Ma sia lunedì che martedì 22 le scuole saranno regolarmente aperte. Con un numero così alto di assenze, in questo periodo in cui ci sono anche altre restrizioni (per esempio, non si può dividere una classe), per garantire un orario regolare la scuola dovrebbe fare i salti mortali. La preside potrebbe a questo punto decidere di rifiutare i permessi. Ma teme che lunedì 21, all’avvio delle lezioni in mattinata, arrivino certificati di malattia dell’ultim’ora. «Come potrei assicurare le attività didattiche se si verificasse un esodo di massa come nel primo lockdown? Non avrei nemmeno il tempo di avvisare i genitori» dice Di Muccio che, in questi giorni, ha raccolto la preoccupazione di molti altri suoi colleghi. E fa un appello al presidente della Regione Attilio Fontana: «Vorrei che il governatore chiedesse al governo una deroga, in modo che siano garantiti sia il diritto allo studio dei ragazzi, sia la possibilità per loro e per gli insegnanti di raggiungere i familiari che vivono in altre regioni. Si tratta nella maggior parte dei casi di lavoratori stabili nella precarietà, ovvero che insegnano qui da anni e quindi hanno spostato qui la residenza, ma che sono soli».

La stessa preside è originaria di Alife (Caserta), dove è stata anche sindaco facente funzione per un anno e mezzo («E poi per nove anni consigliere d’opposizione» aggiunge).

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