Archive for the ‘Scienza’ Category

Vaccino Covid, Moderna: «Efficacia al 94,5 per cento»

lunedì, Novembre 16th, 2020

L’azienda statunitense Moderna ha annunciato in un comunicato che il suo vaccino contro il Covid — mRNA-1273 — ha una efficacia del 94.5%.

La scorsa settimana, Pfizer aveva annunciato per il suo vaccino un’efficacia del 90%. I dati sono preliminari, e gli studi sono ancora in corso: questo significa che le percentuali potranno cambiare. «È davvero una buona notizia», ha detto Anthony Fauci, il massimo esperto americano di malattie infettive, che ha parlato anche di «forte passo nella direzione giusta». «Pensavo che saremmo stati bravi, ma il 94,5 percento è davvero impressionante».


La conservazione in frigo e nei freezer

Secondo i risultati preliminari della sperimentazione, il vaccino in via di sviluppo da parte dell’azienda statunitense, in collaborazione con l’Operazione Warp speed del governo Usa, sarebbe più facile da conservare e da trasportare rispetto a quanto previsto per il farmaco di Pfizer.

Secondo il comunicato, il vaccino rimane stabile a temperature standard di refrigerazione tra 2 e 8 C per 30 giorni; «fino a 30 giorni nei frigoriferi di casa e a temperatura ambiente fino a 12 ore», e rimarrebbe stabile a -20 gradi, temperatura di gran parte dei freezer domestici e delle farmacie, fino a 6 mesi.

Il vaccino Pfizer-BioNTech deve essere conservato a 80 gradi sottozero (in un frigo normale resiste per cinque giorni): in Italia, ad esempio, gli unici due aeroporti certificati per ricevere farmaci sono Fiumicino e Malpensa, ma non sono attrezzati con frigo a così basse temperature.

I vaccini per altre malattie, ad esempio l’influenza, vengono infatti conservati a -2/-8 gradi. La catena del freddo deve essere assicurata dal momento in cui il farmaco esce dal sito produttivo a quando la dose viene somministrata.

Come funziona il virus Moderna e su quante persone è stato sperimentato

Anche il vaccino di Moderna, così come quello di Pfizer-BioNTech, è a Rna, significativamente diverso da quelli tradizionali: stimolerebbe la produzione di anticorpi contro la proteina spike di cui il virus si serve per agganciare le cellule umane e penetrarle.

Lo studio — i cui risultati sono stati diffusi oggi dall’azienda — è stato effettuato su 30mila pazienti negli StatiUniti. A metà dei partecipanti è stato iniettato il vaccino (due dosi, a distanza di 4 settimane); all’altra metà un placebo. L’analisi pubblicata è basata sui primi 95 partecipanti ad avere casi confermati di Covid-19. Solo 5 delle persone che hanno sviluppato i sintomi avevano ricevuto il vaccino; gli altri 90 avevano ricevuto il placebo. Moderna intende presentare una richiesta d’autorizzazione all’uso per emergenza alla Food and Drug Administration statunitense nelle prossime settimane.

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Coronavirus, corsa al vaccino: tutto quello che c’è da sapere sul Pfizer-Biontech

giovedì, Novembre 12th, 2020

Il vaccino anti-covid più famoso del momento si chiama BNT162b2. È sviluppato da Pfizer e dalla tedesca Biontech. I risultati non sono ancora stati pubblicati su una rivista scientifica, ma sono frutto dell’analisi dei dati della sperimentazione su 43.538 persone. Fino a ora si sa che ha un’efficacia del 90 per cento nel proteggere dall’infezione da Sars-Cov-2. In tutto il mondo, ad ogni modo, sono 11 i vaccini arrivati alla fase tre, l’ultima, della sperimentazione. Ecco tutto quello che bisogna sapere 

A cura di Sofia Gadici

REP.TV

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Covid: ecco il test che rivela potenziali positivi in 2 minuti

martedì, Ottobre 27th, 2020

Un nuovo test, denominato OST (Olfactory Smart Threshold Test), consente di individuare in 120 secondi la eventuale alterazione della percezione olfattiva di un individuo, rivelando conseguentemente un potenziale caso di positività al Covid 19.

Ad ingegnerizzare e distribuire il test, che potrebbe contribuire ad accelerare l’attività di tracciamento dei contagiati, indirizzando i potenziali posti verso la diagnostica classica e la prova del tampone, è Asteria Healthcare, reparto di ricerca e sviluppo di The Prototype Srl, azienda di Pescara che ha messo a frutto gli studi compiuti dal laboratorio di Neurofisiologia Olfattiva e Chemiocettiva del dipartimento di Neuroscienze dell’Università D’Annunzio di Chieti-Pescara.

 Il test si serve dell’utilizzo di quattro stimolatori e viene eseguito con l’aiuto di una app per smartphone e tablet, scaricabile gratuitamente, che ha la funzione di guidare l’esecutore durante il test e genera istantaneamente il risultato, conservando uno storico per valutare possibili miglioramenti o peggioramenti di un individuo nel corso del tempo.

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Coronavirus, il vaccino di Oxford genera una forte risposta immunitaria negli anziani

lunedì, Ottobre 26th, 2020

di Silvia Turin

Il vaccino contro il Covid sviluppato dall’università di Oxford, in collaborazione con l’azienda farmaceutica AstraZeneca, genera una forte risposta immunitaria tra gli anziani, il gruppo più vulnerabile: è quanto scrive il Financial Times, parlando di «speranze» generate dai trial. Le sperimentazioni cliniche di questo vaccino sono nella Fase 3, quella (finale) che verifica su migliaia di persone efficacia e sicurezza del candidato.

La buona notizia

Due fonti citate dal quotidiano come al corrente degli studi in corso, hanno sostenuto che il vaccino in questione genera gli anticorpi e i cosiddetti linfociti T (la prima linea di difesa del sistema immunitario) tra gli anziani. Sarebbe importante perché di solito il sistema immunitario degli anziani è meno reattivo, tanto che solitamente per loro si studiano appositamente dei vaccini «potenziati». I nuovi risultati sono in linea con i dati pubblicati a luglio che hanno mostrato «risposte immunitarie robuste», in un gruppo di adulti sani tra i 18 e i 55 anni, generate dal vaccino sviluppato dall’università di Oxford. Il vaccino di AstraZeneca è uno dei tre opzionati dall’Europa (e quindi dall’Italia). Lo Jenner Institute della Oxford University sta realizzando il vaccino in partnership con la Irbm (Istituto di ricerca di biologia molecolare) di Pomezia: «Nelle sperimentazioni di Fase 1 già pubblicate, il vaccino evidenziava un’efficacia del 90% che con un richiamo può arrivare al 95%», ha dichiarato Piero Di Lorenzo, presidente della Irbm.

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La notte brillante di Marte: allineato con Sole e Terra alla distanza minima

martedì, Ottobre 13th, 2020

di Paolo Virtuani

La notte brillante di Marte: allineato con Sole e Terra alla distanza minima

Marte (Epa)

Occhi in alto a scrutare il cielo: stanotte Marte sarà l’oggetto più brillante (Luna esclusa) della volta celeste e si troverà in opposizione rispetto al Sole: in pratica Sole, Terra e Marte si trovano su una stessa linea retta, con il nostro pianeta in mezzo. Inoltre Terra e Marte hanno passato da pochi giorni il punto della distanza minima tra le loro orbite: 62,07 milioni di chilometri raggiunto il 6 ottobre. Per una distanza minore occorrerà aspettare fino al 2035.

Opposizione

Le due condizioni congiunte rendono il Pianeta rosso favorevole all’osservazione, anche a occhio nudo (nuvole permettendo). Gli astrofili sono mobilitati per un appuntamento che non vogliono perdere. «L’opposizione rende l’osservazione di Marte molto agevole», spiega Paolo Volpini, membro della commissione divulgazione dell’Unione italiana astrofili, organizzazione con oltre 50 anni di attività che raduna centinaia di associazioni locali e migliaia di appassionati.

Guardare a Est al tramonto

«Per trovare Marte stasera al tramonto basta guardare sopra l’orizzonte a Est. Poi si può seguire il suo percorso nella costellazione dei Pesci che lo porta al punto culminante intorno all’una di notte e la successiva discesa fino alla sua scomparsa sotto l’orizzonte all’alba poco dopo le sei di domani mattina». Quindi non serve un’alzataccia, né stare svegli fino a tarda notte come a volte accade in corrispondenza delle eclissi di Luna.

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Il Nobel della chimica alle inventrici di Crispr, il metodo per riscrivere il Dna. Sono Emmanuelle Charpentier e Jennifer Doudna

giovedì, Ottobre 8th, 2020

di ELENA DUSI

L’accademia svedese delle scienze ha assegnato il premio Nobel per la Chimica a Emmanuelle Charpentier, francese, e Jennifer Doudna, americana, per la loro capacità di “riscrivere il codice della vita”. Crispr è un metodo per riscrivere le basi del Dna arrivato nei laboratori da appena un decennio. Ma da allora ha rivoluzionato il lavoro degli scienziati, promettendo la cura di molte delle malattie che hanno una base genetica. Alcune sperimentazioni sono in corso anche per il cancro. Dal suo arrivo, non sono nemmeno mancati i dubbi etici e le polemiche, come quando in un laboratorio cinese sono nate due bambine con il genoma modificato con Crispr.

Il Nobel per questa scoperta era assai atteso. Crispr è un nome complicato: in inglese vuol dire “Clustered Regularly Interspaced Short Palindromic Repeats”. Ma si è guadagnato soprannomi più familiari come il “copia e incolla” o il “taglia e cuci” del Dna. In genere Stoccolma premia scoperte di vari decenni prima, ormai consolidate. Crispr venne dichiarata “scoperta dell’anno” dalle principali riviste scientifiche, Nature e Science, solo nel 2015. Ma anche se non viene ancora (o quasi) usata direttamente sull’uomo, negli ultimi anni si è rivelata uno strumento di lavoro enormemente utile per le applicazioni della ricerca di base, per creare modelli animali di malattie che colpiscono l’uomo, per mettere a punto piante resistenti a funghi e batteri o per creare alghe che producono biocarburante. Mentre gli Stati Uniti non considerano i vegetali trattati con Crispr degli ogm, in Europa il dibattito è ancora in corso.

“Solo l’immaginazione può porre dei limiti alle sue applicazioni” ha spiegato l’Accademia per motivare il premio, spiegando che Charpentier e Doudna hanno “scoperto uno degli strumenti più efficaci della tecnologia genetica. Usando queste forbici del genoma, i ricercatori oggi possono cambiare il Dna di animali, piante e microrganismi con una precisione estremamente alta”.


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Ercolano, eruzione del 79 d.C.: scoperti neuroni perfettamente preservati nel cervello vetrificato di una vittima

domenica, Ottobre 4th, 2020

Individuati neuroni umani perfettamente preservati in una vittima dell’eruzione che nel 79 d.C. seppellì Ercolano, Pompei e l’intera area vesuviana fino a 20 km di distanza dal vulcano.

La straordinaria scoperta è tutta italiana, frutto del lavoro dell’antropologo forense Pier Paolo Petrone, responsabile del Laboratorio di Osteobiologia Umana e Antropologia Forense presso la sezione dipartimentale di Medicina Legale dell’Università di Napoli Federico II, in collaborazione con geologi, archeologi, biologi, medici legali, neurogenetisti e matematici di Atenei e centri di ricerca nazionali, che hanno raggiunto i risultati nonostante le limitazioni imposte dal Covid-19.

Ercolano, eruzione del 79 d.C.: scoperti neuroni perfettamente preservati nel cervello vetrificato di una vittima


“Il rinvenimento di tessuto cerebrale in resti umani antichi è un evento insolito – spiega Petrone, coordinatore del team – ma ciò che è estremamente raro è la preservazione integrale di strutture neuronali di un sistema nervoso centrale di 2000 anni fa, nel nostro caso a una risoluzione senza precedenti”.

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L’Italia sulla Luna: accordo con gli Usa per l’esplorazione spaziale S

sabato, Settembre 26th, 2020

L’Italia è il primo Paese europeo a firmare con gli Stati Uniti un accordo bilaterale sull’esplorazione lunare. Il protocollo di intesa ci vede tra i partner del programma Artemis, che ha come obiettivo a riportare l’uomo sulla Luna per il 2024. A firmare l’accordo è stato il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega alle politiche per lo spazio, Riccardo Fraccaro: “La dichiarazione di intenti che firmiamo è il riconoscimento delle nostre eccellenze scientifiche e produttive”, ha detto Fraccaro, “e il nostro contributo sarà all’altezza.

La Nasa scalda i motori per il programma che vedrà ripartire l’esplorazione lunare “dopo 20 anni di esplorazione continuata della bassa orbita terrestre”, come ha spiegato il numero uno dell’agenzia spaziale Usa, Jim Bridenstine, che ha sottoscritto l’accordo di cooperazione. La missione punta a toccare il suolo lunare entro cinque anni, ma bisognerà aspettarne una decina per portarci un equipaggio umano.

L’obiettivo è “allargare il mercato agli operatori commerciali non esclusivamente spaziali e creare un volano che incrementerà la competitività e la crescita di entrambi i nostri Paesi”, ha detto ancora Fraccaro riferendosi ai possibili sviluppi dell’accordo alla luce della new space economy.

“Grande soddisfazione per la firma di questa importante Dichiarazione d’Intenti tra il Governo Italiano e quello degli Stati Uniti per il programma di esplorazione lunare Artemis che conferma la storica amicizia tra i due Paesi e la lunga tradizione di cooperazione bilaterale tra l’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) e la Nasa”, ha dichiarato il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Giorgio Saccoccia, commentando l’intesa geopolitica e di diplomacy spaziale Italia-Usa in vista del progetto che punta a riportare una presenza umana stabile sulla Luna.

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Gli ultimi giorni della cometa Neowise. Non tornerà prima di 6683 anni

mercoledì, Luglio 22nd, 2020

di MATTEO MARINI

Approfittatene, di questo cielo estivo pulito e delle miti temperature notturne, perché sono gli ultimi giorni per osservare la cometa Neowise senza dover montare un costoso telescopio o un teleobiettivo come quelli di un fotoreporter da stadio. La si può ancora scorgere a occhio nudo, ormai ben sopra l’orizzonte a nordovest. Se ne sta lì per tutta la notte, sotto il Grande carro, ma la sua luce va pian piano affievolendosi.

Gli ultimi giorni della cometa Neowise. Non tornerà prima di 6683 anni

La posizione della cometa in cielo fino al 31 luglio Condividi  
La sua curva di luce è in discesa, perché si allontana da Sole: “La osservo ogni giorno e mi sono accorto che la sua luce sta sbiadendo, anche se è molto facile trovarla in cielo perché ormai ha una coda estesissima, 15 o 20 gradi – spiega Alessandro Marchini, direttore dell’osservatorio astronomico dell’università di Siena – ma tra una settimana, al massimo dieci giorni, scenderà sotto la quinta magnitudine. Significa che non sarà più visibile a occhio nudo, servirà almeno un binocolo”.

Gli ultimi giorni della cometa Neowise. Non tornerà prima di 6683 anni

La cometa Neowise sull’orizzonte del cielo di Siena – (foto: Alessandro Marchini, Osservatorio astronomico dell’Università di Siena) Condividi  
Nessuno di noi rivedrà mai più Neowise, una volta che sarà tornata da dove è venuta. Scoperta a marzo dal telescopio dal quale ha preso il nome, è una cometa di lungo periodo, proviene da uno dei quartieri periferici del Sistema solare, la nube di Oort. Tornerà dalle nostre parti tra 6.683 anni, secondo gli ultimi calcoli. Le comete sono oggetti piuttosto imprevedibili, lo dimostra il fatto che anche di recente alcune di loro battezzate frettolosamente come ‘cometa dell’anno’ o ‘del secolo’, hanno deluso le aspettative.

Neowise è stata una sorpresa, che vale la pena godersi fino alla fine, per trovarla basta scendere con lo sguardo dalla costellazione più famosa di tutte, il Grande carro: “C’è di buono che ora è visibile tutta la notte, dalle prime ore dopo il tramonto la si può notare a nordovest, con un orizzonte libero da ostacoli – sottolinea Marchini – a occhio nudo si vede quella che sembra una stella sfocata. Il puntino luminoso è il suo nucleo, avvolto dalla chioma di polveri che riflette la luce del Sole. Col binocolo, consigliatissimo, si apprezza la lunga coda. Una curiosità: la coda delle comete è sempre rivolta dalla parte opposta rispetto al Sole, perché è ‘pettinata’ dal vento solare. In questo momento, mentre si allontana, la sua coda quindi la precede”.

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Il Sole costellato di falò: le spettacolari immagini mai così vicine

venerdì, Luglio 17th, 2020

La superficie del Sole è costellata di innumerevoli eruzioni – mai viste finora – che ricordano dei falò. E’ quanto rilevato dalle immagini inviate dalla sonda Solar Orbiter di Agenzia Spaziale Europea (Esa) e Nasa. Nessuna altra immagine del Sole è stata ripresa da una distanza così ravvicinata così come quelle acquisite dalla suite di strumenti a bordo di Solar Orbiter.

Lanciata il 10 febbraio, la missione è la più ambiziosa mai diretta al Sole. Ha catturato le immagini con suoi dieci strumenti, tre dei quali italiani, realizzati da Agenzia Spaziale Italiana (Asi), Istituto Nazionale di Astrosifica (Inaf), Thales Alenia Space (Thales-Leonardo). Università di Firenze e di Genova.

“Abbiamo al momento solo le prime immagini e già possiamo osservare nuovi fenomeni interessanti”, ha detto il responsabile scientifico della missione, Daniel Müller. “Non ci aspettavamo davvero di avere risultati così importanti già all’inizio”, ha aggiunto. 

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