Archive for the ‘La Giustizia’ Category

Omicidio Cucchi, condannati a 12 anni due carabinieri | Ilaria: “Ora Stefano potrà riposare in pace”

venerdì, Novembre 15th, 2019

Nel processo per la morte di Stefano Cucchi sono stati riconosciuti colpevoli di omicidio preterintenzionale i due carabinieri Raffaele D’Alessandro e Alessio Di Bernardo. I giudici della Corte d’assise di Roma hanno comminato una pena di 12 anni per i due militari. Assolto dall’accusa di omicidio preterintenzionale l’imputato-teste Francesco Tedesco, condannato a due anni e sei mesi per falso.

Il maresciallo Roberto Mandolini, ex comandante della stazione Appia, è stato condannato a tre anni 8 mesi per falso mentre è stato assolto dall’accusa di calunnia dopo che il reato è stato riqualificato in falsa testimonianza. Assolto dall’accusa di calunnia anche il carabiniere Vincenzo Nicolardi.

Assolto uno dei medici, prescritte accuse per gli altri quattro I giudici hanno inoltre assolto uno dei cinque medici imputati, Stefania Corbi, per “non aver commesso il fatto”. Prescritte invece le accuse per il primario del reparto di Medicina protetta dell’ospedale dove fu ricoverato il geometra romano, Aldo Fierro, e per altri tre medici Flaminia Bruno, Luigi De Marchis Preite e Silvia Di Carlo. Per tutti il reato contestato era di omicidio colposo.

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Carceri: perché il 70% dei detenuti torna a commettere reati

lunedì, Novembre 4th, 2019

di Milena Gabanelli e Simona Ravizza

Cominciamo con una domanda: in Italia, il 70% dei carcerati, una volta scontata la pena, torna a delinquere. Cosa non funziona visto che lo scopo della pena è proprio quello di riabilitare?

I numeri e i costi

Nelle 190 carceri italiane ci sono 60.552 detenuti che costano, incluse le spese per la sicurezza, 4.000 euro al mese a testa. Complessivamente il sistema penitenziario pesa sul bilancio dello Stato per 2,9 miliardi l’anno. In Europa solo Russia e Germania spendono più di noi.

I condannati in via definitiva sono 41.103, che devono pagare le spese di giustizia e quelle per il loro mantenimento in carcere. Ma solo poco più del 2% salda il conto, gli altri i soldi non li hanno, e le richieste pendenti di carcerati che, una volta fuori, chiedono la cancellazione del debito sono oltre 4.300 l’anno.

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Ergastolo ostativo, la corte ha deciso: al mafioso non si può negare «la speranza»

mercoledì, Ottobre 30th, 2019

Milena Gabanelli

Milena Gabanelli discute di ergastolo ostativo e della sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo con Marcello Bortolato, presidente del Tribunale di Sorveglianza di Firenze

Il 13 giugno 2019 una sezione del tribunale di Strasburgo si esprime contro l’esclusione dei benefici penitenziari per i detenuti condannati all’ergastolo per mafia e terrorismo: nell’ordinamento italiano, questi detenuti non hanno diritto alla liberazione condizionale, al lavoro all’esterno, ai permessi premio. Lo Stato italiano ricorre, chiedendo la pronuncia della Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo e sottolineando che il divieto-preclusione sia da considerare un caposaldo della legislazione contro il crimine organizzato: come spiegano coloro che lo hanno combattuto, i legami con mafia, ‘ndrangheta e camorra sono difficili da recidere.

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L’allarme di Di Matteo e Ardita: “Dopo la Consulta sull’orgastolo ostativo, la mafia si può riorganizzare”

giovedì, Ottobre 24th, 2019

C’è il rischio di una “riorganizzazione di Cosa Nostra” e che riesca a raggiungere lo scopo che si era data con le stragi. “Nessun regalo alla mafia”; “nella sostanza cambierà pochissimo”. La sentenza della Consulta che apre ai permessi per gli ergastolani per mafia, oltre alla politica spacca anche la magistratura.
L’allarme più forte arriva da due consiglieri del Csm, in un recentissimo passato in prima linea nella lotta ai clan, Nino Di Matteo e Sebastiano Ardita. “La sentenza della Consulta apre un varco potenzialmente pericoloso, ponendo fine all’automatismo che caratterizza l’ergastolo ostativo. Dobbiamo evitare che si concretizzi uno degli obiettivi principali che la mafia stragista intendeva raggiungere con gli attentati degli anni ’92-’94″, avverte Di Matteo, che si augura che “la politica sappia prontamente reagire e approvi le modifiche normative necessarie ad evitare che le porte del carcere si aprano indiscriminatamente ai mafiosi e ai terroristi condannati all’ergastolo”.


Ardita, oggi presidente della Commissione penale del Csm sull’esecuzione penale e la sorveglianza, vede nella decisione il rischio di gravi conseguenze, a partire dalla “pressione” che le organizzazioni mafiose potrebbero esercitare sui magistrati di sorveglianza. Anche se, spiega, la sentenza “non rappresenta di per sé il superamento di quel modello”, vale a dire l’assoluta chiusura nella concessione dei benefici ai mafiosi che non collaborano, ma “rimette al legislatore il compito di modulare in concreto l’ampiezza di questa innovazione”. Ecco perché il Parlamento deve “mantenere fermo il sistema della prevenzione antimafia” e “impedire che quella che dovrebbe essere una eccezione diventi una regola, che va a beneficio di personaggi capaci di riorganizzare Cosa nostra e non rivolta a chi sta fuori dalla organizzazione”.

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Ergastolo ostativo, Consulta: “E’ incostituzionale. Permessi anche a chi non collabora con la giustizia”. I mafiosi festeggiano (di nuovo)

giovedì, Ottobre 24th, 2019

di Giuseppe Pipitone

Può un ergastolano avere benefici carcerari senza prima collaborare con la magistratura? Si, può. Può avere permessi premio senza raccontare chi sono i complici dei suoi delitti? Sì, può farlo. In caso contrario si violerebbe la Costituzione. A stabilirlo è stata la Consulta che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’ergastolo ostativo. Dopo la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, anche i giudici italiani bocciano l’articolo 4 bis, comma 1 dell’Ordinamento penitenziario. Una decisione storica che va a colpire duramente la lotta antimafia nel nostro Paese: come già nelle scorse settimane, festeggiano mafiosi, camorristi e ‘ndranghetisti che d’ora in poi potranno ricorrere contro il 4 bis.

“La Corte – si legge nella nota ufficiale – ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo nella parte in cui non prevede la concessione di permessi premio in assenza di collaborazione con la giustizia, anche se sono stati acquisiti elementi tali da escludere sia l’attualità della partecipazione all’associazione criminale sia, più in generale, il pericolo del ripristino di collegamenti con la criminalità organizzata. Sempre che, ovviamente, il condannato abbia dato piena prova di partecipazione al percorso rieducativo“. In questo caso, la Corte – pronunciandosi nei limiti della richiesta dei giudici che hanno sollevato la questione – ha quindi sottratto la concessione del solo permesso premio alla generale applicazione del meccanismo “ostativo” (secondo cui i condannati per i reati previsti dall’articolo 4 bis che dopo la condanna non collaborano con la giustizia non possono accedere ai benefici previsti dall’Ordinamento penitenziario per la generalità dei detenuti).

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La Consulta apre a permessi premio anche per chi sconta l’ergastolo ostativo

mercoledì, Ottobre 23rd, 2019

La mancata collaborazione con la giustizia non impedisce i permessi premio per chi è sottoposto all‘ergastolo ostativo, purché ci siano elementi che escludono collegamenti con la criminalità organizzata. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale, precisando che la presunzione di “pericolosità sociale” del detenuto non collaborante non è più assoluta ma diventa relativa e può essere superata dalla valutazione del magistrato di sorveglianza.

La Corte ha in particolare dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 4 bis, comma 1, dell’Ordinamento penitenziario nella parte in cui non prevede la concessione di permessi premio in assenza di collaborazione con la giustizia, anche se sono stati acquisiti elementi tali da escludere sia l’attualità della partecipazione all’associazione criminale sia, più in generale, il pericolo del ripristino di collegamenti con la criminalità organizzata. Sempre che, ovviamente, il condannato abbia dato piena prova di partecipazione al percorso rieducativo.

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Mafia Capitale, la Cassazione: «Non fu associazione mafiosa» Valzer di sentenze e Procura sconfitta

mercoledì, Ottobre 23rd, 2019

Respinta definitivamente l’accusa di mafia. La Corte di Cassazione ha stabilito che il Mondo di Mezzo si componeva di due associazioni, una facente capo a Massimo Carminati, dedita alle estorsioni e all’intimidazione e l’altra che aveva come riferimento il re delle coop Salvatore Buzzi, impegnata a corrompere e manipolare le gare d’appalto.

Esultano le difese unite nel combattere il temuto 416 bis, riconosciuto nel secondo grado d’appello (nel primo era saltato) e ora sconfessato. Quanto alle pene di molti dei 32 imputati si dovrà attendere che vengano rideterminate in appello. Ad esclusione di alcuni per i quali la condanna è già definitiva, come, per fare un esempio, l’ex presidente del consiglio comunale il dem Mirko Coratti (quattro anni e sei mesi), l’ex consigliere pidiellino Giordano Tredicine (due anni e sei mesi) e l’ex presidente di Ostia, il dem Andrea Tassone (cinque anni).

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“Fine vita”, ecco cosa prevede la legge sotto esame della Corte Costituzionale

martedì, Settembre 24th, 2019

La questione di legittimità su cui la Suprema Corte era chiamata a decidere riguarda l’articolo 580 del codice penale, che punisce, con pene comprese tra 5 e 12 anni, l’istigazione o l’aiuto al suicidio. “Una decisione che non riguarda solo dj Fabo o il mio ruolo in questa vicenda – aveva subito dichiarato Marco Cappato – ma i diritti di troppe persone che soffrono e la libertà di tutti”. “Per questo ho il massimo rispetto per il difficile compito della Corte Costituzionale”, aveva aggiunto l’esponente radicale. Ma quando parliamo di “Fine vita”, la materia è tecnicamente molto complessa. Proviamo a fare chiarezza…

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Affidi illeciti, Bonafede annuncia la creazione di una “squadra speciale”

lunedì, Luglio 22nd, 2019

Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha annunciato l’istituzione di una “Squadra speciale di giustizia per la protezione dei bambini“. “L’obiettivo è fare in modo che il sistema giustizia possa avere il monitoraggio costante e serratissimo di tutto il percorso dei bambini affidati”, ha spiegato il Guardasigilli, sottolineando che “quanto emerso nell’inchiesta Angeli e demoni su Bibbiano non deve accadere mai più”.

“E’ un impegno che ho preso, per quanto riguarda le mie competenze, anche di fronte al Parlamento e che ho intenzione di portare avanti con la massima determinazione – scrive il ministro in un post su Facebook -.

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“Evitare il fine pena mai. Calpesta i diritti umani”. Il regalo dell’Ue ai boss

venerdì, Giugno 14th, 2019

Stefano Zurlo

L’ergastolo. Di più: l’ergastolo al quadrato. Quello che riguarda i mafiosi, insomma i soldati sanguinari di un nemico in guerra contro il nostro Paese.

I tecnici lo chiamano ergastolo ostativo: vuol dire fine pena mai, senza sconti e senza benefici. Sempre in cella, zero permessi, fino alla fine dei propri giorni. Ora la Corte di Strasburgo dice che questo trattamento durissimo va contro l’articolo 3 della Convenzione dei diritti dell’uomo. Il carcere deve tendere, almeno come prospettiva, alla riabilitazione del condannato: si deve dare la possibilità di seguire un percorso che preveda infine l’addio alle sbarre. Invece, in un Paese dalla storia tormentata come il nostro, l’ergastolo ostativo blinda soprattutto i boss di Cosa nostra e i terroristi.

La questione, va da sé, è ardua. Il legislatore italiano, di solito buonista, ha trovato una via d’uscita al dilemma e la soluzione si chiama collaborazione. Tradotto in soldoni, il criminale che si è macchiato di reati pesantissimi, ad esempio l’omicidio aggravato dall’associazione mafiosa, spesso con l’aggiunta del 41 bis, deve abiurare. E fare i nomi degli affiliati alla cosca o al movimento eversivo cui apparteneva. Quella è la porta verso un regime di detenzione meno afflittivo e verso la libertà, su quella scelta si misura in qualche modo il cambio di passo della persona in questione. Su questo versante la Corte costituzionale ha promosso l’ergastolo ostativo, ritenendo che non confligga con i valori della nostra Carta.

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