Archive for the ‘La Giustizia’ Category

Processo Raggi, sabato la sentenza. Il pm: “La sindaca mentì per evitare dimissioni”

venerdì, novembre 9th, 2018

di MARIA ELENA VINCENZI

È iniziata al tribunale di Roma la nuova udienza del processo alla sindaca di Roma, Virginia Raggi, che la vede imputata per falso documentale in merito alla nomina di Renato Marra alla direzione del dipartimento Turismo del Comune di Roma. Come chiesto dal procuratore aggiunto, Paolo Ielo e dal pm Francesco Dall’Olio nella scorsa udienza, oggi viene sentita in aula l’ex capo di gabinetto Carla Romana Raineri che ricoprì il ruolo per circa un mese subito dopo l’elezione della sindaca e si dimise in maniera polemica.

“Io ho cercato di intercettare l’attenzione del sindaco su tanti temi, tra i quali anche il riordino delle partecipate e i rifiuti. Il mantra era: “Ne parli con Marra o con un Romeo”. Io non potevo dialogare col sindaco, dovevo pietire la loro attenzione e invece che consigliare il sindaco, dovevo farmi consigliare da loro”, ha detto Raineri in aula.

Raffaele Marra e Salvatore Romeo, secondo l’ex capo di gabinetto del Campidoglio, “si comportavano in maniera autoreferenziale e arrogante, Marra almeno manteneva sempre un bon ton istituzionale, mentre Romeo era arrogante e maleducato”. Quanto ai loro ruoli a Palazzo Senatorio, ad inizio consiliatura nell’estate 2016 il primo era vice capo di Gabinetto, il secondo capo della segreteria politica, Raineri nella sua deposizione ha sostenuto: “Marra non aveva nessuna delega, era formalmente il vice capo di gabinetto ma era il consigliere privilegiato del sindaco. Stavano in tre in una stanza a porte chiuse, per riunioni inaccessibili a tutti se non all’allora vice sindaco Daniele Frongia. (altro…)

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La tolleranza zero arriva in Parlamento: niente sconti di pena per gli ergastolani

martedì, ottobre 30th, 2018

A breve chi sarà condannato all’ergastolo potrebbe non avere più la facoltà di usufruire del rito abbreviato che prevede, in caso di condanna, la riduzione della pena di un terzo.

Il prossimo 5 novembre sarà infatti votata alla Camera una proposta di legge, a firma del sottosegretario all’Interno, Nicola Molteni e la cui relatrice sarà la deputata leghista Annarita Tateo. Subito dopo il tutto passerà al Senato.

L’avvocato Elisabetta Aldrovandi, presidente dell’Osservatorio nazionale sostegno vittime, lancia un appello «a tutte le forze politiche affinché votino questa proposta che non è una battaglia politica, ma di giustizia». Nel concreto, dopo le modifiche apportate dalla legge 16 dicembre 1999, numero 479 (la cosiddetta legge Carotti) il giudizio abbreviato è stato esteso anche ai delitti più gravi, tra cui, appunto, l’ergastolo (altro…)

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Svolta nel processo Cucchi, Giannini: “La violenza di Stato non resti impunita”

venerdì, ottobre 12th, 2018

“Per la prima volta, dopo anni di silenzi e bugie, un carabiniere accusa in un’aula di tribunale due suoi colleghi del massacro di Stefano Cucchi”. Svolta dunque nel processo che vede alla sbarra cinque militari. “Una confessione che conferma quello che si è sempre sospettato e insieme negato: Cucchi fu pestato, finalmente si squarcia un velo su quella vergogna, su quella violenza di Stato che disonora lo Stato”.

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“Sulla trattativa eclatanti dimenticanze di Stato”. Sotto accusa Violante, Martelli, Conso, Ferraro e Contri

venerdì, luglio 20th, 2018

di SALVO PALAZZOLO

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Trattativa Stato-mafia, condannati Mori, De Donno, Dell’Utri e Bagarella. Assolto Mancino

sabato, aprile 21st, 2018

di SALVO PALAZZOLO

Condannati gli uomini delle istituzioni e i mafiosi per la trattativa Stato-mafia. Dodici anni per gli ex generali Mario Mori e Antonio Subranni, dodici anni per l’ex senatore Marcello Dell’Utri, 8 anni per l’ex colonnello Giuseppe De Donno. Ventotto anni per il boss Leoluca Bagarella. Assolto l’ex ministro Nicola Mancino, perché il fatto non sussiste. Massimo Ciancimino, il supertestimone del processo, è stato condannato a 8 anni per calunnia nei confronti dell’ex capo della polizia Gianni De Gennaro, è stato invece assolto dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. E’ scattata la prescrizione per il pentito Giovanni Brusca.

Dopo 5 anni e 6 mesi di processo, 5 giorni di camera di consiglio, ecco il verdetto della Corte d’assise di Palermo presieduta da Alfredo Montalto (giudice a latere Stefania Brambille) nel processo chiamato a indagare sulla terribile stagione del 1992-1993, insanguinata dalle stragi Falcone e Borsellino e poi dagli attentati di Roma, Milano e Firenze. All’ex ministro Mancino era stata contestata la falsa testimonianza; agli altri uomini delle istituzioni, il reato di concorso in minaccia a un corpo politico dello Stato, minaccia lanciata dai mafiosi con le bombe. La condanna attribuisce la responsabilità agli ufficiali del Ros per il periodo 1992-1993; a Dell’Utri, per il “periodo del governo Berlusconi”. Ovvero, il 1994. I giudici hanno anche stabilito un maxi risarcimento dei danni nei confronti della presidenza del consiglio dei ministri: 10 milioni di euro.

Trattativa Stato-mafia, condannati Mori, De Donno, Dell'Utri e Bagarella. Assolto Mancino

L’ex ministro Nicola Mancino

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Boccassini: “Riina resti in cella. Non è vendetta, solo giustizia”

giovedì, giugno 8th, 2017

di PIERO COLAPRICO

MILANO. Anche Ilda Boccassini si schiera contro la possibilità che il capo dei capi di Cosa Nostra, responsabile di stragi e di centinaia di omicidi tra cosche, possa tornare a casa per ragioni umanitarie. Magistrato impegnato da decenni nell’antimafia che porta in carcere, e con condanne definitive, i criminali di peso, Boccassini affida a Repubblica il suo pensiero: “Il provvedimento dei giudici di sorveglianza di Bologna è stato un atto di giustizia e non di vendetta nei confronti del pluriergastolano Salvatore Riina. Ho percepito, al contrario, come inappropriate e per nulla condivisibili le dichiarazioni del presidente dell’Associazione magistrati. Mi auguro che, in questo caso, le sue parole non rappresentino il pensiero della maggioranza dei colleghi. Soprattutto – mi pare doveroso sottolinearlo – di quanti, in silenzio e rifuggendo la luce dei riflettori, ogni giorno si adoperano nel contrasto al crimine organizzato, e in generale per garantire ai cittadini una giustizia giusta”.

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Forza morale e metodo, così Falcone piegò i boss

domenica, maggio 21st, 2017
francesco la licata
roma

Il 23 maggio del 1992 una spaventosa esplosione sventra l’autostrada A29 nei pressi dello svincolo di Capaci, a pochi chilometri da Palermo, mentre passa il corteo di auto con a bordo Giovanni Falcone. È un attentato mafioso. Una Fiat Croma viene investita dallo scoppio e sbalzata dal manto stradale in un giardino di olivi a più di cento metri di distanza. Muoiono sul colpo gli agenti Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo. Una seconda vettura, guidata da Falcone, si schianta contro il muro di cemento e detriti innalzatisi per via dello scoppio. Giovanni Falcone e sua moglie, Francesca Morvillo, anch’essa eccellente magistrato, perdono la vita.

 Un quarto di secolo. Sono passati venticinque anni dal quel terribile 1992, 23 maggio e 19 luglio: il nostro «11 settembre».

Come definire altrimenti la follia che ha privato la comunità nazionale di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, con due micidiali attentati nei quali persero la vita la moglie di Falcone, Francesca Morvillo, anch’essa eccellente magistrato, e otto valorosi agenti delle rispettive scorte? Il tempo, è vero, passa inesorabile, ma non sempre riesce a rimarginare le ferite più dolorose. La morte dei due magistrati siciliani è una di quelle che continuano a sanguinare e che difficilmente potrà guarire. Troppo grande il «danno» inferto al Paese, enorme e presente l’eredità trasmessa da questi due Grandi Italiani. Eredità di valori morali, ma anche lascito di insostituibili strumenti di lotta ad ogni tipo di malaffare e di consorterie mafiose. (altro…)

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Genova, tragedia torre piloti, le prime condanne: pene dimezzate rispetto alle richieste

mercoledì, maggio 17th, 2017

di GIUSEPPE FILETTO

Uno sconto di quasi la metà della pena, rispetto a quanto aveva chiesto il pubblico ministero. E però per la tragedia della Torre Piloti di Genova il comandante Roberto Paoloni  è stato condannato a 10 anni e 4 mesi, il primo ufficiale Lorenzo Repetto a 8 anni e 6 mesi, il direttore di macchina Franco Giammoro a 7 anni. Per tutti e tre il giudice Silvia Carpanini dispone l’interdizione dai pubblici uffici per la durata della pena. Condanna anche per il pilota del porto Antonio Anfossi a 4 anni e 2 mesi con attenuanti generiche, mentre la compagnia Messina è stata ritenuta responsabile solo dell’illecito amministrativo e condannata a pagare un milione  e 50.000 euro di sanzione. Tutti i condannati (Paoloni, Anfossi, Repetto e Giammoro) dovranno risarcire in solido i parenti delle 9 vittime per un importo di circa 6 milioni di euro.

Sono le condanne del verdetto di primo grado per la tragedia della Jolly Nero, la nave della compagnia Messina che la sera del 7 maggio 2013 durante la manovra di uscita dal porto di Genova urtò e fece crollare la torre piloti causando 9 morti e 4 feriti. Assolti invece Giampaolo Olmetti  e Cristina Vaccari referenti della Messina. In aula si è scatenata la rabbia dei parenti delle vittime, perchè le richieste erano state molto più pesanti. “Assassini, assassini  _ hanno gridato _ avvete ucciso nove persone, non finisce qui’ . Adele Chiello, madre di Giuseppe Tusa, uno dei militari della capitaneria morti nel crollo della Torre si è sfogata: “Ho creduto nella magistratura, ma sono delusa. Il pm ha lavorato bene, ma non ci siamo. Bisogna far uscire la melma dal porto di Genova”. (altro…)

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La Cassazione conferma la condanna a Schettino: 16 anni

sabato, maggio 13th, 2017

grazia longo

roma

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per Francesco Schettino, comandante della Costa Concordia, a 16 anni di carcere. Schettino ha atteso il verdetto davanti al carcere di Rebibbia, pronto a costituirsi: «Busso in carcere per costituirmi perché credo nella giustizia».

 «Schettino voleva evitare la mortificazione di vedersi con le manette ai polsi» ha spiegato il suo avvocato, Saverio Senese. «E quindi ha scelto di costituirsi spontaneamente per evitare l’ennesima gogna mediatica. Eravamo in contatto telefonico – ha aggiunto -, io dal tribunale e lui dal carcere. Subito dopo la sentenza si è presentato in portineria».

Senese ha poi annunciato l’intenzione di fare ricorso alla Corte europea: «Aspettiamo le motivazioni della Cassazione ma ritengo che nel processo a Schettino ci siano state una serie di violazioni dei diritti di difesa e faremo ricorso a Strasburgo». (altro…)

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Da Napoli a Roma, cade la prova regina: “Adesso l’indagine riparte da zero”

martedì, aprile 11th, 2017
francesco grignetti
roma

E ora, zitti e pedalare. Su Consip, per stare alle parole di uno dei magistrati di Roma, «si riparte da zero». L’umore alla procura retta da Giuseppe Pignatone non potrebbe essere peggiore. Non fa mai piacere prendere in mano un’indagine impostata da altri, ovvero la procura di Napoli, e come primo atto defenestrare i carabinieri che l’avevano portata avanti fino a quel momento (accadeva il 4 marzo, quando i pm romani ritiravano la delega ai carabinieri del Nucleo Ecologico per eccessi nelle fughe di notizie e l’affidavano al Nucleo Investigativo dei carabinieri di Roma). Ancora meno è scoprire che quell’indagine è stata viziata da errori e da un macroscopico falso (scoperta del 6 aprile).

 

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Inchiesta azzoppata, non c’è che dire. Di sicuro agli atti non c’è più la cosiddetta «prova regina», perché manca quella intercettazione che faceva da architrave all’intera costruzione. Già, ovviamente cambia tutto se non è l’imprenditore Alfredo Romeo, ma banalmente il suo lobbista Italo Bocchino, a dire «Renzi, l’ultima volta che l’ho incontrato…». La frase dell’imprenditore doveva servire da sigillo. Doveva essere la prova inoppugnabile che Tiziano Renzi avesse parlato vis-a-vis con Alfredo Romeo. I due, indagati, potevano pure mentire, negare, omettere. Tanto, c’era l’intercettazione a incastrarli. Il tutto condito da particolari gustosi come quella testimonianza, sia pure indiretta, di chi citava un incontro clandestino «in una bettola a Roma». (altro…)

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