Archive for the ‘Sport’ Category

Superlega, Ceferin-Agnelli e la rottura di un’amicizia. Il n. 1 Uefa è stato il padrino della figlia

martedì, Aprile 20th, 2021

di Guido De Carolis

Superlega, Ceferin-Agnelli e la rottura di un'amicizia. Il n. 1 Uefa è stato il padrino della figlia

Un’unione per interesse, scambiata per amicizia, finita nel peggiore dei modi. Tra il presidente dell’Uefa Aleksander Ceferin e lo juventino Andrea Agnelli si consuma un divorzio carico di rancori, con pochi non detti e una vagonata di accuse, vomitate senza filtri.

Sedotto, tradito e abbandonato il numero uno della Federazione europea, è stato accoltellato da chi credeva essere il suo principale alleato. «Ero un avvocato penalista, in vita mia ne ho viste tante, ma mai uno mentire così», si è sfogato il 53enne sloveno, partito da Lubiana e diventato numero del calcio europeo nel settembre 2016, dopo la caduta del vecchio re, Michel Platini. La Juve evidentemente era nel suo destino, con Agnelli la sintonia era totale.

Due anni fa il presidente bianconero spingeva per una riforma della Champions League, l’aveva già immaginata come una Superlega in miniatura, con tanti posti fissi per le grandi d’Europa e spazi ridotti per le outsider. Ceferin difese quel primo progetto, poi abortito, attirandosi le antipatie di mezza Europa. Più che la sua posizione gli contestavano l’amicizia con Agnelli, i viaggi in Ferrari e sul jet privato di Andrea, a dir la verità sempre negati dallo stesso Ceferin che però aveva tenuto a battesimo la figlia del patron bianconero.

«Andrea è la delusione più grande. Ho parlato con lui sabato, mi ha detto che quelle sulla Superlega erano solo voci, poi ha spento il telefono. Non mi ero accorto che c’erano dei serpenti al nostro interno. Non so se posso dire davvero cosa penso di loro». Fatica a trattenere la rabbia Ceferin.

Frustato, irritato, deluso, domenica si è ritrovato con gli altri membri del Comitato esecutivo dell’Uefa a Montreaux, sul lago di Ginevra in Svizzera. Doveva essere la solita riunione di routine, gli ultimi preparativi prima della presentazione in pompa magna della nuova Champions. Sul tavolo era appoggiato il segnaposto di Andrea Agnelli, il convitato di pietra, atteso come presidente dell’Eca, l’associazione dei club europei che con la Uefa aveva messo a punto la riforma delle coppe.

«È fuggito dall’associazione che presiedeva, non ho mai visto nulla di simile nella mia vita. Non c’è niente di personale con le altre squadre della Superlega, con Agnelli sì», ha tuonato ancora Ceferin.

Ingannato, il presidente dell’Uefa ha provato a contattare Agnelli: mai avuto risposta, sparito come un fantasma. «E pensare che aveva detto che la nuova Champions era un progetto fantastico, dal quale però ha preferito fuggire».

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Superlega: Real Madrid, Chelsea e Manchester City subito fuori dalle semifinali di Champions?

martedì, Aprile 20th, 2021

di Guido De Carolis

Serviva una rivoluzione nel calcio per innescare una reazione unitaria dell’Europa, compatta nel condannare la scissione della neonata Superlega, voluta da 12 tra i più ricchi club, a discapito di tutte le altre squadre, di tante città, piccole e grandi, di comunità e soprattutto della tradizione. Un nuovo campionato chiuso a 20 squadre, in stile Nba americana, cui si accede non per meriti acquisiti sul campo, ma in base al peso economico. L’idea non piace a nessuno, se non a chi l’ha progettata. Contrarie le istituzioni, i tifosi, gli stessi calciatori.

«Il governo sostiene con determinazione le posizioni delle autorità calcistiche italiane ed europee per preservare le competizioni nazionali, i valori meritocratici e la funzione sociale dello sport», ha sottolineato il presidente del Consiglio, Mario Draghi.

I leader europei si sono mobilitati per sostenere la Uefa che proprio ieri ha presentato la riforma della nuova Champions League, allargata da 32 a 36 squadre. Non è bastato a fermare i ribelli della Superlega, capitanati dal presidente della Juventus Andrea Agnelli, da quello del Real Madrid Florentino Perez e da Ed Woodward del Manchester United.

L’Inghilterra, dove sono arrivate sei adesioni di club alla nuova Superlega, è la più ferma nel condannare il torneo dell’élite. Anche il Principe William, presidente onorario della federcalcio inglese, ha preso posizione. «Dobbiamo proteggere la comunità calcistica e i valori di concorrenza e correttezza che sono centrali. Condivido le preoccupazioni dei fan per la Superlega e i danni che rischia di causare al gioco che amiamo». Il Leeds nel prepartita contro il Liverpool, tra i fondatori della Superlega, si è presentato con una maglia con scritto «Il calcio è dei tifosi» e «Guadagnatela», in riferimento alla qualificazione alla Champions.

La Uefa ha minacciato provvedimenti pesanti contro i club della Superlega. Aleksander Ceferin, presidente della federazione europea, ha ribadito di voler escludere gli scissionisti dalle coppe e dai campionati nazionali. La prossima serie A potrebbe giocarsi senza Juve, Inter e Milan. Rischiano di essere espulse subito dalle competizioni in corso Real Madrid, Chelsea e Manchester City, impegnate la prossima settimana nelle semifinali di Champions League: una decisione è attesa venerdì. Stessa situazione per Arsenal e Manchester United, avversario della Roma, in Europa League. I dodici fondatori della nuova Superlega hanno però inviato una lettera all’Uefa in cui minacciano: «Sarebbe illegale escluderci, siamo pronti ad azioni legali».

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Cosa abbiamo perso in una notte

lunedì, Aprile 19th, 2021

Ignazio Stagno

La SuperLega voluta da 12 top club europei, tra cui ricordiamo Milan, Juventus ed Inter cancellerà in solo colpo 70 anni di storia del calcio. Con la nuova competizione di fatto non ci sarà spazio per le favole. Già le favole, quelle che il calcio sa sempre produrre soprattutto nei momenti più impensabili. La Champions League o Coppa Campioni come più romanticamente la conosciamo ha regalato a milioni di tifosi in tutta Europa vere e proprie poesie che hanno scritto la vera storia del calcio. Premessa: statisticamente alla fine della competizione europea ad alzare il trofeo sono quasi sempre Real Madrid, Barcellona, Liverpool, Milan, Inter, Ajax o Bayern Monaco.Ecco cos’è la Superlega che rivoluziona il calcio

Per capire quali sono le squadre che hanno costruito vere e proprie leggende in bacheca basta guardare le maglie. Il badge blu con la Coppa dalle gradi orecchie segnala che il club ha vinto più di 4 Coppe o almeno 3 consecutive. Poche squadre possono permettersi il lusso di avere quel logo sulla maglia. Ce l’ha il Milan delle 7 Champions ma anche l’Ajax come lo stesso Bayern delle tre coppe consecutive negli anni ’70.


Cosa cancelleranno

Ma c’è un’altra storia della Champions che non va assolutamente dimenticata: quella delle piccole. In 70 anni di storia della competizione europea, la Coppa dalle grandi orecchie è stata sollevata al cielo anche dalla Stella Rossa di Belgrado, dal Porto (due volte) ma anche dal Nottingham Forest di Brian Clough. Impossibile poi dimenticare la Coppa vinta dal Celtic di Glasgow o quella dell’Amburgo in finale contro la Juventus.Cosa rischiano ora i club ”ribelli”

E le parate di Ducadam che hanno regalato la Champions alla Steaua di Bucarest? Ma anche il Marsiglia che beffa il Milan di Capello in finale. Sono solo alcune delle storie che questa Champions come la conosciamo ci ha raccontato. Tutta l’imprevedibilità di una competizione sarà persa per sempre con il lancio della SuperLega. Non cambieranno solo i vincitori ma anche il modo in cui i top club arriveranno dal alzare il trofeo continentale. Il percorso sarà solo fra big. E così non vedremo mai più ad esempio un Deportivo LaCoruna recuperare 4 gol al Milan in un quarto di finale di Champions. O un Galatasaray guerriero e fatale per la Juve di Conte.

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Superlega, Perez & Agnelli alla guida Le strategie di una guerra per soldi

lunedì, Aprile 19th, 2021

di Daniele Dallera e Fabio Savelli

Superlega, Perez & Agnelli alla guida Le strategie di una guerra per soldi

L’ideologo della Superlega è Andrea Agnelli, il capitano della Juve in questo fronte italiano di ribelli. Sul suo carro sono saliti Inter e Milan, Marotta e Gazidis. Ma il pilota in questo Gran premio della follia calcistica è Andrea Agnelli che studia questo progetto da anni. Nell’ultima stagione ha lavorato in tanti campi, forse in troppi. Con la Juve ha cercato scudetto e Champions, li ha persi entrambi. Nella Lega serie A si è schierato subito a favore dei fondi, della Media Company, il progetto innovativo del presidente Paolo Dal Pino, per poi sfilarsi, nonostante facesse parte della Commissione che studiava e portava avanti la trattativa con i nuovi finanziatori, e scaricare lo stesso numero 1 della serie A. Una partita a tutto campo per sé e pochi altri, per i ricchi, ai danni del campionato.

È così che nasce laSuperlega europea. Nel comunicato di ieri sera, pronto da ore, preparato nei minimi particolari, la Juventus fa sapere di aver aderito al progetto della Superlega. Il bello è che si precisa che «i club fondatori continueranno a partecipare alle rispettive competizioni nazionali e, fino all’avvio effettivo della Superlega, la Juventus ritiene di partecipare alle competizioni europee alle quali ha titolo di accedere». Ingordigia? Una cosa è certa: Andrea Agnelli punta a tutto, oltre a far saltare il tavolo del calcio internazionale. Vuole partecipare alla Champions, ma fonda un campionato europeo per nababbi. Si disinteressa dell’annunciata presa di posizione della Uefa che intende squalificare, sospendere, forse radiare, le società che hanno fondato la nuova competizione. Così fa spallucce all’opposizione della Federcalcio che giustamente difende, vuole tutelare il campionato nazionale. Nel mirino di Agnelli, sostenuto da Lotito e De Laurentiis, oltre a Dal Pino, c’è anche il presidente federale Gravina, tanto per cambiare. Quanto a battaglie non si risparmia. Tattiche le sue dimissioni da presidente dell’Eca e dall’esecutivo Uefa. Per ora l’Uefa ha annunciato cause miliardarie.

Suo grande alleato è Florentino Perez, grande capo del Real Madrid. Anche lui vuole terremotare il calcio europeo, è il presidente della Superlega. In pratica si è autonominato.

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Superlega, ora è ufficiale: «Dodici club creano una nuova competizione». Ci sono Juve, Inter e Milan

lunedì, Aprile 19th, 2021

di Guido De Carolis

L’idea di una Superlega chiusa è uno strappo compiuto. «Dodici club europei hanno annunciato un accordo per costituire una nuova competizione calcistica infrasettimanale, la Super League, governata dai Club Fondatori». Così inizia il comunicato della nuova Super lega che spacca il calcio e dà vita a un nuovo campionato continentale, in stile Nba, che partirà «il più presto possibile», forse già la prossima stagione e che vede tra i club fondatori Juve, Inter e Milan, oltre a Barcellona, Atletico e Real Madrid, Manchester United e City, Chelsea, Tottenham, Arsenal e Liverpool (qui i dettagli sul progetto della Superlega).
L’ipotesi circolava da tempo, come una bomba a orologeria è esplosa alla vigilia del Comitato esecutivo dell’Uefa che oggi deve ratificare il nuovo format della Champions League a 36 squadre con inizio nel 2024, concertato con l’Eca (qui tutti i dettagli)., ma disatteso proprio da alcuni dei maggiori membri, primo tra tutti dall’ormai ex presidente dell’associazione club europea, Andrea Agnelli che ha rassegnato le dimissioni. La stessa Eca, di cui la Juve e gli altri club della Superlega da ieri non fanno più parte, ha condannato l’idea della Superlega, sconfessato l’operato del numero uno bianconero e spiegato di «essere contraria al progetto».
Il nuovo campionato europeo sarà a «20 squadre, con 15 posti fissi riservati ai membri fondatori e i restanti 5 assegnati ogni anno in base ai risultati conseguiti nella stagione precedente», scrive la Superlega. Due gironi da 10 squadre con partite infrasettimanali di andata e ritorno, poi quarti, semifinale e finale. Un colpo mortale alla Champions e alle competizioni nazionali. Ad annunciare il nuovo progetto è stata proprio la neonata Superlega, di cui il numero uno del Real Madrid, Florentino Perez, è il nuovo presidente e Agnelli il vice, posizione condivisa con Joel Glazer del Manchester United. «In questi ultimi mesi ha avuto luogo un ampio dialogo riguardo al futuro formato delle competizioni europee. I club fondatori credono che le misure proposte non rappresentino una soluzione, c’è la necessità di offrire partite di migliore qualità e risorse finanziarie aggiuntive. I club fondatori auspicano l’avvio di consultazioni con Uefa e Fifa al fine di lavorare insieme».

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America’s Cup, regate annullate per poco vento

domenica, Marzo 14th, 2021

FABIO POZZO

Niente da fare, oggi, nel golfo di Hauraki, per l’America’s Cupi. Non c’è abbastanza vento per disputare le regate e il direttore di gara Iain Murray, dopo una lunga attesa, rinvia gara 7 e gara 8 del duello tra Emirates Team New Zealand e Luna Rossa a domani, lunedì 15 alle 16.15 (4.15 ora italiana). Attesi, secondo windy, una media di 9 nodi con raffiche fino a 19.

Per regolamento devono esserci almeno 6,5 nodi per 5 minuti consecutivi prima dello start. Il punteggio resta dunque fermo sul 3-3. Vince chi arriva primo a 7 vittorie.

LA STAMPA

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Nuova Ferrari SF21: nel nome e spirito di Enzo

giovedì, Marzo 11th, 2021

Andrea Fanì

La Ferrari SF21 con i piloti Leclerc (seduto) e Sainz. Scuderia Ferrari

La Ferrari SF21 con i piloti Leclerc (seduto) e Sainz. Scuderia Ferrari

Non è solo per il musetto diverso, non è solo per il retrotreno rivisto rispetto al 2020, non è solo per quel “decimo di secondo al giro in meno” che il responsabile della power unit di Maranello, Enrico Gualtieri, sottolinea possa guadagnare la SF21 rispetto alla sorella SF1000. È soprattutto perché è una Ferrari, che tutto il mondo guarda con curiosità all’ultima nata nella casa rossa. Il 10 marzo 2021 è il giorno di nascita — almeno per gli almanacchi ufficiali — della nuova monoposto Ferrari per il Mondiale di Formula 1 2021. E già si può dire una cosa: dal presidente John Elkann in giù, tutti hanno fame di rivincita.

Nuova Ferrari, tutte le immagini della SF21

La nuova monoposto di Maranello per il Mondiale 2021: coda che da rossa diventa amaranto, posteriore strettissimo, fascino senza tempo. Guarda il video lancio dell’ultima Ferrari F1
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Agnelli lancia l’allarme: “Il calcio è al bivio, rischiamo di implodere”

lunedì, Marzo 8th, 2021

GIANLUCA ODDENINO

TORINO. Non è la prima volta e non sarà l’ultima, ma Andrea Agnelli lancia un potente allarme sullo stato di salute del calcio europeo. Alla vigilia delle cruciali sfide di Champions, il numero uno della Juventus interviene a gamba tesa da presidente dell’Eca (l’associazione che riunisce i club europei) durante la 25a assemblea generale. «Non abbiamo ancora i tifosi negli stadi – così Agnelli da Torino ha introdotto i lavori generali di una riunione svolta virtualmente – e i giocatori sono spinti oltre i loro limiti fisici, visto che sono costretti a giocare in un calendario molto congestionato. Le perdite sono state attorno ai 6,5 miliardi e 8,5 miliardi nelle due stagioni, circa 360 club di prima divisione hanno bisogno di soldi per una somma di circa 6 miliardi, i top 20 club per quanto riguarda il reddito hanno fronteggiato una perdita di 1.1 miliardi nella stagione 2019/20. Questa crisi grava sulle spalle di tutti i club. Negli ultimi mesi si è palesato un interesse da alcuni grandi soggetti a livello finanziario sul calcio, basta pensare a cosa sta tuttora succedendo in Italia con la trattativa con i fondi. Ma penso anche a tante altre situazioni, a partire dalle fughe di notizie sull’interesse di JP Morgan nella Superlega. Questi soggetti non sono interessati alla solidarietà, ma nei ritorni dagli investimenti. Se cambiamo, possiamo guardare a questi investimenti. Calcio, economia e politica sono al bivio. Dobbiamo intercettare queste possibilità e agire, altrimenti rischiamo di implodere. C’è del potenziale per un futuro luminoso. È nostro dovere quello di intercettare un cambiamento, altrimenti il rischio è quello di implodere».

Il tema dei fondi tiene sempre più banco, a maggior ragione con i bilanci stravolti dal Covid, mentre sul futuro delle competizioni la partita è ancora più aperta. «Dobbiamo mettere i tifosi al centro – rilancia Andrea Agnelli – perché il sistema attuale non è fatto per i tifosi moderni. Le ricerche dicono che almeno un terzo di loro seguono almeno due squadre; il 10% segue i giocatori, non i club, e questo è molto diverso rispetto a qualche anno fa. Due terzi di loro seguono le gare perché attratti dai grandi eventi.

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Fausto Gresini morto per Covid, aveva 60 anni. Da pilota e da manager ha fatto la storia del motociclismo

martedì, Febbraio 23rd, 2021

di Paolo Lorenzi

Fausto Gresini morto per Covid, aveva 60 anni. Da pilota e da manager ha fatto la storia del motociclismo

Getty

«La notizia che non avremmo mai voluto darvi e che siamo costretti a scrivere. Dopo due mesi di lotta al Covid, Fausto Gresini ci lascia a 60 anni appena compiuti, Ciao Fausto». Così il Team Gresini annuncia la morte dell’ex pilota e manager della scuderia di motociclismo che porta il suo nome, deceduto martedì mattina all’ospedale di Bologna dove era ricoverato dal 27 dicembre. L’ex campione del mondo della 125 (due titoli nel 1985 e 1987) e team manager fra i più bravi, vincenti e famosi del Motomondiale sembrava essersi ripreso, ma aveva subito un improvviso peggioramento delle condizioni una settimana fa.

Un punto di riferimento

Per tutti era Fausto. Semplicemente Fausto. Nel paddock, che ha percorso per 38 anni, prima come pilota e poi come affermato manager, era un riferimento unico. Fausto conosceva tutti i piloti, alcuni dei quali aveva affrontato in pista, altri li aveva invece lanciati, accuditi, portati al successo. Fausto conosceva tutti i segreti del Circus iridato. Conosceva tutti i giornalisti per i quali era una miniera d’informazioni. Perché nulla gli sfuggiva, perché spesso era lui stesso il baricentro dei discorsi. Fausto faceva notizia e in ogni caso sapeva ciò che serviva sapere prima degli altri.

Due titoli mondiali

Forse fu più famoso nella seconda parte della sua carriera, ma è un’asserzione opinabile. Come pilota vinse due titoli in 125 (1985 e 1987) negli anni in cui l’Italia regnava nelle piccole cilindrate e aveva appena ritrovato un ruolo da protagonista in 500 con Lucchinelli e Uncini. Affrontò il re indiscusso della categoria, il 13 volte iridato Angel Nieto, ma i suoi avversari principali furono i connazionali: Pier Paolo Bianchi, Ezio Gianola, Luca Cadalora e infine Loris Capirossi.

Fausto Gresini con Loris Capirossi

Fausto Gresini con Loris Capirossi

Il rapporto con Capirossi

L’imolese fu il punto di svolta. Il loro incontro segnò la carriera di entrambi. Approdato alla Honda a fine carriera, Gresini aiutò il debuttante Loris a imporsi sulla scena. Da buon compagno di squadra e ormai fuori dai giochi iridati gli coprì le spalle nella gara che diede all’esordiente Loris il primo titolo mondiale nel ‘90. In Australia fece il diavolo a quattro tanto da prendersi persino i pugni sul casco da Spaan pur di aiutare Capirossi. Anni dopo, smessa la tuta, Fausto seguirà Loris nell’avventura in 500. Nel ’95 divenne il suo osservatore speciale, oggi si direbbe il «mental coach» (figura rilanciata da Cadalora con Rossi). Il seme di una carriera da manager fu lanciato in quell’esperienza e messa a fuoco nel ’96: un mini team nel garage di casa e gli amici del bar per far correre un ragazzino nel Trofeo Honda. «A un certo punto della mia carriera dovetti scegliere se diventare un vecchio pilota o un giovane manager»: nel ‘97, sfruttando il vuoto lasciato da Pileri, debuttava il team Gresini con Alex Barros, una Honda 500 e il sostegno della filiale brasiliana della casa giapponese.

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Luna Rossa batte Ineos 7-1 e vince la Prada Cup: ora la sfida con New Zealand in Coppa America

domenica, Febbraio 21st, 2021

di Gaia Piccardi

Luna Rossa batte Ineos 7-1 e vince la Prada Cup: ora la sfida con New Zealand in Coppa America

Con la Prada Cup in cambusa, la vita è più bella. È una domenica felice per Luna Rossa e tutto lo sport italiano: servivano due punti per chiudere 7-1 la serie di finale contro gli inglesi di Ineos e due punti, nella baia di Auckland, sono puntualmente arrivati nelle regate 7 e 8, confermando lo strapotere del team italiano sullo squadrone plurimedagliato in missione per conto di sua maestà la regina. Luna Rossa conquista così la Prada Cup, la selezione degli sfidanti al trofeo più antico dello sport, e va all’arrembaggio della 36esima Coppa America (6-22 marzo) contro i detentori di team New Zealand.

La sensazione non è nuova per Luna Rossa: è la seconda volta (su quattro finali) che la barca dell’armatore Patrizio Bertelli, ad di Prada, si aggiudica il passaggio obbligato verso l’America’s Cup. Stessa spiaggia, stesso mare: nel 2000, sempre nel Golfo di Hauraki, la Luna aveva vinto la battaglia navale con America One di Paul Cayard, il timoniere con i baffi del Moro di Venezia che aveva regalato all’Italia il successo in Vuitton Cup (l’allora Prada Cup) a San Diego nel ‘92, per poi arrendersi in Coppa America a Black Magic, l’imbattibile vascello nero dei kiwi.

Le ultime regate della serie di finale della Prada Cup sono, come le precedenti, senza storia. Ventuno anni dopo il trionfo 2000, dove tutto era iniziato, Luna Rossa alza al cielo la coppa diventando sfidante ufficiale all’America’s Cup dopo due prove dominate nell’aria leggera, l’habitat naturale della Luna. Ci sono 9-10 nodi sul campo di regata A di Auckland quando scatta la prima prova, settima della serie: l’attacco a due teste italiano, i timonieri Francesco Bruni e Jimmy Spithill, pretendono la destra in partenza e se la prendono, sono davanti al primo incrocio, applicano una marcatura asfissiante su Ineos che non ha scampo e ci mette del suo cadendo dai foil al primo cancello di poppa e perdendo drammaticamente terreno. Da lì in poi, dominio della Luna. 1’45” il delta finale. 6-1.
La seconda regata, l’ottava e ultima, non sfugge allo schema. Sul match point per Luna Rossa Ben Ainslie, timoniere di Ineos, gioca il tutto per tutto: tenta il corpo a corpo con Bruni e Spithill, volano le richieste di penalità, gli italiani per liberarsi dall’asfissiante morsa inglese tagliano in anticipo la linea di partenza e vengono sanzionati dai giudici. Luce verde per Ineos, che passa davanti al primo incrocio (una rarità) e va in marcatura, come da regole sacre del match race. Ma è Pietro Sibello, randista e tattico sull’Ac75 azzurro, a pescare un buono sul campo di regata.

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