Sala: “Schlein deve essere chiara, no al piede in due staffe”

Francesca Schianchi

Beppe Sala è stato eletto sindaco di Milano una prima volta nel 2016 e nel 2021 ha ottenuto il secondo mandato
Beppe Sala è stato eletto sindaco di Milano una prima volta nel 2016 e nel 2021 ha ottenuto il secondo mandato (ansa)

Negli stessi minuti in cui la segretaria del Pd Elly Schlein interviene in Direzione nazionale, da Milano il sindaco Beppe Sala la sprona a «essere chiara su come la si pensa», perché se c’è una cosa che l’elettorato non perdona «è il fatto di cercare di tenere il piede in due scarpe». In quest’intervista pubblica che inaugura la tre giorni del Forum della partecipazione, Sala ragiona sul centrosinistra – «bisogna rendere questo Paese contendibile» -, difende l’abolizione dell’abuso d’ufficio – «il Pd avrebbe dovuto ascoltare un po’ di più i sindaci» -, affronta temi sensibili come la gestazione per altri.

In Direzione Pd, Schlein si deve difendere dalla minoranza che le rimprovera di essere andata in piazza coi Cinque stelle…
«Più o meno si va ovunque, non crocifiggerei Elly perché ci è andata, dopo tanti pensamenti».

Allora qual è il problema?
«In una chat di sindaci del Pd, uno ha scritto: se si guarda alla piattaforma programmatica di quella giornata dei Cinque stelle, si trovano almeno sette punti su cui il Pd ha votato in maniera opposta. Posto che non si vince se non si compone il campo del centrosinistra, con il M5S bisogna parlare. Ma bisogna essere chiari su come la si pensa, poi si vedrà se c’è la forza di stare insieme».

Elly Schlein ha promesso fin dall’elezione che avrebbe tenuto una linea chiara.
«In quella piazza c’erano sette punti su cui il Pd ha votato contro: allora vai e porti la tua opinione, o vai e implicitamente appoggi? Conoscendo Elly Schlein, non penso sia andata implicitamente ad appoggiare, ma bisogna che sia chiaro».

Come ha interpretato la frase sulle brigate col passamontagna di Beppe Grillo?
«Grillo lo conosco bene, anche se adesso ci sentiamo poco. Fa cose che a volte sono discutibili: questa lo è. Conoscendolo, so che va derubricata a provocazione. Ma in momenti così delicati, in cui già non si capisce più dove sta la differenza tra realtà e fake news, non va bene aggiungere l’entropia di un dibattito inutile».

Sui diritti si può cercare una convergenza tra opposizioni?
«Anche su questo, il tema è dire come la pensiamo. La gente non ti perdona il fatto di cercare di tenere il piede in due scarpe. Ci sono temi che sono etici: non è etico il tema di inviare o non inviare armi all’Ucraina? Ma quando decidi, non puoi poi esitare».

È cominciata la discussione sulla legge voluta dalla maggioranza per rendere la Gestazione per altri reato universale. Cosa ne pensa?
«Il mio mondo, il mondo di sinistra, su questo è diviso, capisco che ci sia una sensibilità cattolica, però io dico: bisogna affrontarlo. E farei una provocazione…».

Dica.
«Abbiamo visto Giorgia Meloni ricevere e abbracciare Elon Musk, che ha un figlio avuto con la Gpa. Allora se sei ricco, etero, potente, magari di destra, ti è permesso, mentre se sei totalmente diverso, ti faccio la guerra. Eh, mettiamoci d’accordo…».

Lei ha dovuto interrompere la trascrizione dei figli delle coppie omogenitoriali. A che punto siamo?
«Io capisco che tutto nasca da una sentenza della Corte costituzionale, una ratio c’è, ma siccome è una materia così frammentata e in evoluzione, credo che se ne debba occupare il Parlamento».

Lo stop alle trascrizioni è burocrazia o ideologia?
«Hanno preso una sentenza della Corte costituzionale che gli veniva buona. Ma ci sono anche sindaci dall’altra parte, come quello di Treviso, che hanno trascritto: perché è il sindaco che ha di fronte i volti, sente le storie, la fatica di quelle coppie».

A proposito di sindaci, che impressione le hanno fattogli attacchi del ministro Musumeci e del viceministro Bignami ai suoi colleghi delle città alluvionate?
«Io non ho capito perché Bonaccini abbia lasciato correre l’idea che lui potesse essere il commissario. Nel momento in cui vedi che la proposta non ha le gambe, lì si dice: va bene, non io ma ditemi chi. Può darsi che il commissario non debba essere Bonaccini, ma dicano chi è. Per quanto riguarda le dichiarazioni di questi giorni, sono penose».

I sindaci, anche del centrosinistra, sono in gran parte d’accordo con l’abolizione del reato d’abuso d’ufficio, il Pd nazionale dice che andava rivisto ma non abolito. Lei cosa ne pensa?
«Ne ho parlato con i vertici del Pd: guardate che l’abuso d’ufficio è stato già rivisto, e anche tanto. Ma ancora i numeri dicono che condanne più patteggiamenti sono il 3 per cento dei processi avviati. Viene spontaneo dire: è una legge che non ha senso. C’è un 3 per cento di condanne e un 100 per cento di danno d’immagine. Credo che anche il Pd avrebbe dovuto ascoltare un po’ di più i sindaci su questo».

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