Distanze necessarie/ Il vero volto di un premier diverso dagli altri
L’idea, all’apparenza innocente ma in realtà perversa, è che un politico a quel livello debba dimostrarsi, per essere credibile e per essere creduto, sintonico con la casalinga, lo studente o il pensionato, insomma uno di noi. Da cui poi nasce l’illusione – vero alimento psicologico del populismo – che anche la casalinga, lo studente e il pensionato possano credibilmente aspirare a Palazzo Chigi. E che anzi sarebbe propria questa intercambiabilità la vera democrazia, quella che viene dal basso.
Si dirà, per giustificare articoli e inchieste sul suo cane e sulle sue passeggiate nelle campagne umbre, che lo si fa per “umanizzare” Draghi, per renderlo seducente, simpatico, popolare, gradito dal pubblico e alla mano come ogni politico deve essere. Ma è appunto una trappola nella quale oggi i leader rischiano di cadere loro malgrado.
Al momento Draghi è un uomo rispettato e in parte anche temuto: come
gli allievi discoli che non hanno fatto i compiti temono il maestro
burbero che li bacchetterà sulle mani. Ma ci vuole poco a svilire la
credibilità di una persona con l’idea di renderla un personaggio a
misura degli umori popolari.
Una volta una nota giornalista svedese chiese a Margaret Thatcher, al
termine di un’intervista televisiva, se poteva fare un saltino sulla
sedia a beneficio della telecamera. Sarebbe stato – le disse – un modo
per togliersi quell’aria severa che la circondava e per mostrare al
pubblico il suo lato “normale”. La risposta, imperturbabile, fu che
aderendo a quella richiesta non si sarebbe resa più simpatica, avrebbe
semmai perso il rispetto dei cittadini britannici.
Era, si dirà, il modo di fare politica dei politici di ieri. Ma visto come ci siamo ridotti – tra comici, urlatori da circo, incapaci a tutto, bugiardi seriali, esibizionisti e saltafossi – non sarebbe male se tornasse ad essere un modo di concepire la politica dei politici di domani.
IL MESSAGGERO
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