Russia, 24 ore sull’orlo della guerra civile: poi la trattativa segreta, e Prigozhin lascia Rostov tra gli applausi

di Fabrizio Dragosei

Storia del colpo di stato sfiorato. Le forze della Wagner sono arrivate a poche ore di autostrada da Mosca, poi la mediazione di Lukashenko ha bloccato tutto. Il capo dei ribelli andrà in Bielorussia, i soldati coinvolti non saranno processati. Ma l’immagine dello zar è cambiata per sempre

Russia, 24 ore sull’orlo della guerra civile: poi  la trattativa segreta, e Prigozhin lascia Rostov tra gli applausi
Un gruppo di miliziani del gruppo Wagner in un edificio di Rostov sul Don (Afp)

Pace fatta all’ultimo momento, «per evitare uno spargimento di sangue», anche se non sono ancora del tutto chiari i termini dell’intesa alla quale ha dato una copertura «internazionale» il presidente bielorusso Lukashenko, forse per salvare la faccia a Vladimir Putin. Ieri mattina infatti, quando i miliziani di Evgenij Prigozhin avevano iniziato la loro marcia su Mosca, il capo del Cremlino era intervenuto con parole durissime in diretta televisiva nazionale, bollandoli come traditori, terroristi e ricattatori. Difficile quindi poche ore dopo far digerire al popolo russo, nonostante la sua ormai comprovata bocca buona per le cose raccontate sull’Ucraina, che si era trovata un’intesa.

Le ultime notizie sulla rivolta di Prigozhin, e la guerra in Ucraina

La Wagner non minaccia più il cuore del potere con la sua colonna che era giunta fino a 200 chilometri dalla capitale. Prigozhin abbandona la partita, secondo il portavoce di Putin, e si trasferisce in Bielorussia. I miliziani che erano con lui non saranno perseguiti penalmente mentre gli altri potranno firmare un contratto con la Difesa per unirsi alle truppe ufficiali. I mercenari avrebbero lasciato Rostov tra gli applausi. Non è ancora chiaro quale sarà il destino dei due odiati nemici di Prigozhin, il ministro della Difesa Shoigu e il capo di stato maggiore Gerasimov. Lui ne aveva chiesto, come minimo, l’allontanamento (ma in altre dichiarazioni anche l’arresto, la fucilazione…) e i suoi dicono che abbia ottenuto questo risultato. Invece il Cremlino sostiene che eventuali riorganizzazioni alla Difesa non sono state discusse con il capo della Wagner. Ieri sera però circolava la voce di un avvicendamento. Al posto di Shoigu andrebbe Diumin, attuale governatore di Tula.

Il potere

Nata come rivolta contro l’incompetenza e la corruzione degli alti vertici militari, quella di Prigozhin si era trasformata in una ribellione contro lo stesso potere russo e contro il presidente. Almeno cinquemila mercenari avevano lasciato Rostov sul Don dopo averne preso il controllo e avevano percorso 800 chilometri verso Mosca senza incontrare alcuna resistenza. Il centro della capitale era stato nel frattempo parzialmente blindato mentre molti, tra i quali tutti gli oligarchi, si erano affrettati a partire. Da ex fedelissimo esecutore degli ordini di Putin, Prigozhin si era trasformato nei racconti delle autorità in un bandito. Uno spauracchio per convincere gli altri Paesi (se mai ce ne fosse stato bisogno) a tenersi fuori della disputa.

Tutto era cominciato venerdì mattina, con una intervista molto più dura e sincera delle solite, rilasciata da Prigozhin. Non solo un attacco a Shoigu che avrebbe voluto iniziare l’Operazione militare speciale in Ucraina «per ottenere il bastone di maresciallo» e mettere sul petto la «seconda stella d’oro di eroe della Russia». Il capo della Wagner aveva affondato il colpo contro l’intera leadership.

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