Pompei, torna alla luce la bottega dello street food: ritrovato un Termopolio intatto

I lavori delle ultime settimane hanno fatto riemergere l’intero ambiente della taverna, con il suo bancone a elle raffinatamente e riccamente decorato e i vasi con i resti dei cibi e delle pietanze cucinate che i pompeiani usavano consumare per strada. In uno dei “quadri” riemersi con tutti i suoi sfavillanti colori è riprodotto l’ambiente della locanda cosi come doveva presentarsi agli avventori, con le sue anatre germane appese, il bancone, le pietanze. In un altro un cane al guinzaglio.

A Pompei, precisa Osanna, di locali come questi ce n’erano tanti, nell’area degli Scavi se ne contano circa 80, nessuno però così integro, con decorazioni così raffinate, i colori splendidi, i disegni intatti. E soprattutto, spiega, gli scavi del passato non sono riusciti a recuperare tutti gli elementi sul cibo emersi in questo progetto, al quale hanno lavorato in equipe esperti di archeobotanica e archeozoologi, geologi, antropologi, vulcanologi.

Non solo: altrettanto importante è il ritrovamento dei resti di due uomini e dello scheletro di un cagnolino. Una delle vittime, un uomo intorno ai 50 anni, era disteso su una branda nel retro del locale e potrebbe essere morto schiacciato dal crollo del solaio. I resti dell’altro sono stati trovati invece in un grande vaso di terracotta, tranne un piede che era vicino al bancone. L’occultamento del secondo scheletro, secondo gli archeologi, potrebbe essere opera di scavatori “forse addirittura del XVII secolo” che avevano scavato un cunicolo proprio a ridosso di questo edificio.

“Ma il particolare del piede, che si trova accanto al bancone, proprio vicino al coperchio posato in terra di una delle pentole in coccio – ragiona Osanna – potrebbe anche far pensare ad un fuggiasco entrato nella bottega alla ricerca di riparo e soprattutto di cibo, visto che ormai le piogge di cenere e lapilli in città si susseguivano da oltre 18 ore”.

Il restauro è comunque ancora in corso e il lavoro prosegue anche nei laboratori, dove alle analisi già fatte sul posto ne saranno affiancate altre per conoscere in maniera più precisa il contenuto dei grandi vasi in terracotta e avere maggiori informazioni sui resti delle vittime. Ma presto, anticipa Osanna, questa parte dei nuovi scavi sarà anche visitabile: “L’idea, pandemia permettendo – dice – è quella di aprire l’accesso al Termopolio a Pasqua, facendo passare i visitatori dal cantiere di restauro della grande Casa delle Nozze d’argento, chiusa al pubblico ormai da decine di anni”.

TGCOM

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