«L’Irpef è una tassa iniqua». Ecco come dovrebbe essere riformata

D’altro canto, per il reddito da lavoro autonomo, ricorrendone i requisiti, c’è la possibilità di optare per il regime forfetario con flat tax al 15%. Tale regime risulta conveniente all’aumentare de reddito, anche se un confronto diretto con l’Irpef non è direttamente praticabile. fisco

Cosa attendersi dalla riforma

Durante l’audizione in Commissione finanze alla Camera, Ruffini ha infatti spiegato che «la base imponibile dell’imposta è fortemente erosa in quanto molte categorie di reddito sono sottratte all’imposizione progressiva e sottoposte a tassazione proporzionale. Inoltre – ha aggiunto – esiste un’ampia varietà di spese fiscali, tra cui deduzioni dalla base imponibile, detrazioni dall’imposta e crediti d’imposta che rendono il sistema complesso e di difficile gestione e controllo da parte dell’amministrazione». Ma cosa ci si deve attendere dalla legge delega sul fisco? Questa «prevede una revisione organica del sistema che nel rispetto del principio di progressività, dovrà operare una semplificazione del processo di determinazione del reddito, una graduale riduzione dell’imposta, una revisione degli scaglioni di reddito (da 4 a 3, ndr), delle aliquote di imposta, delle deduzioni dalla base imponibile, delle detrazioni dall’imposta lorda e dei crediti d’imposta», ha concluso Ruffini. Il Governo per i redditi di lavoro dipendente e redditi di pensione vuole azzerare le differenze Irpef e, dunque, si può immaginare un miglioramento per i pensionati e una diminuzione del vantaggio per i dipendenti, che potrebbero però recuperarne un poco grazie al secondo criterio con la possibilità di dedurre «anche in misura forfettizzata» le spese sostenute (come il trasporto verso il luogo di lavoro o le attrezzature necessarie per svolgerlo).

Ma cosa accadrà ai 100 miliardi di evasione?

Chiaramente, qualsiasi riforma efficace dovrebbe tenere presente i principi di imparzialità e trasparenza, che a loro volta imporrebbero che i contribuenti pagassero le imposte con un unico sistema, quello della dichiarazione (rispondendo così anche alla richiesta di semplificazione, oltre che di trasparenza). Verrebbero trattati nello stesso modo i redditi da lavoro dipendente e autonomo, nonché le rendite immobiliari e finanziarie. L’attuazione della delega fiscale sembra invece guardare con più attenzione a chi paga le imposte in base alla dichiarazione annuale. Riducendo però il numero delle aliquote, si diluisce anche la progressività in relazione alla capacità contributiva. Ma tutto questo quanto intaccherà il «tax gap» di 100 miliardi di euro di evasione? A quanto sembra dai primi calcoli, molto poco.

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