“Palamara via dalla magistratura”. La richiesta del pg della Cassazione

Il “patto a tre”. Cosa succede quella sera? Per la procura generale si stipula un patto a tre. Contraenti? Palamara, Lotti e Ferri. Un’intesa che ha al centro la guida di una delle procure più importanti d’Italia. Fatta, dice l’avvocato generale nella requisitoria, “per interessi Personali” e “estranei” alle dinamiche istituzionali della magistratura. “Il patto – spiega Gaeta – prevedeva una catena, un blocco, che doveva partire assieme e che contemplava innanzitutto, ante omnia, (prima di tutto, ndr) la nomina del dottor Viola quale procuratore di Roma, poi la nomina del procuratore di Perugia e tutto a scendere con la nomina dei due aggiunti”. Uno di questi sarebbe stato Palamara. “La riunione – sottolinea l’avvocato generale – era fuori da qualsiasi schema di legalità”.

“Quella riunione – prosegue la requisitoria – non è stata un’interlocuzione tra la componente politica e togata del Csm nell’ambito del perimetro costituzionale”, ma “esorbita da quel perimetro, perché piega l’interlocuzione a forme di interesse privato: chi rappresentava Lotti se non se stesso e il suo personale interesse? E Palamara? E Ferri?”. L’incontro, ha chiosato l’avvocato generale, era “fuori da qualsiasi schema legale”. Tutti gli interlocutori sapevano da prima perché sarebbero stati lì. Gaeta ha poi parlato di “un modello totalmente alterato e completamente artefatto” nel quale “l’interlocuzione politica cancella e scavalla la stessa componente politica del Csm scegliendo esponenti politici altri, peraltro imputati”.

“Nessuna compressione dei diritti della difesa”. Nelle scorse settimana tanto si è detto sulla velocità con cui Palazzo dei Marescialli sta portando a conclusione la vicenda Palamara. E sul rischio che l’ex presidente dell’Anm sia solo il capro espiatorio di una storia ben più ampia. La procura generale archivia queste tesi come “bolle mediatiche”. Nessuna forzatura dei tempi del processo, dice. Nessuna compressione dei diritti di difesa dell’incolpato. E, ancora, nessuna volontà di la “tacitazione della cattiva coscienza della magistratura”, nell’ottica di “sacrificarne uno per salvarne mille”. 

L’elenco dei 133 e le intercettazioni. Un passaggio della requisitoria è stato dedicato alla famosa lista dei 133. Magistrati, ex ministri, ex presidenti della Corte costituzionali, che Palamara aveva chiamato a testimoniare per dimostrare che quella di negoziare le nomine al di fuori della normale dialettica di Palazzo dei Marescialli fosse una prassi consolidata. La lista si è assottigliata fino a diventare brevissima: solo sei sono state le testimonianze ammesse: quelle delle persone che più direttamente si sono occupate delle intercettazioni. Gaeta ha definito “avventata” l’accusa di aver compresso i diritti di Palamara opponendosi all’ammissione di tutti i testi “per non far emergere posizioni involgenti altri magistrati”. E, allo stesso modo, ha respinto le accuse sulla presunta violazione della normativa sulle intercettazioni. La conversazione, ha detto, fu intercettata in maniera “assolutamente casuale”, perché gli inquirenti non sapevano della presenza dei parlamentari.

La difesa: “All’hotel Champagne nessuna scelta. Lesi diritti”. La difesa dell’ex presidente dell’Anm parla della presenza di Lotti all’hotel Champagne come una scelta “gravemente inopportuna”, ma sostiene che il parlamentare dem non avrebbe poi avuto un ruolo negli step che hanno portato alla designazione, poi fallita, del procuratore di Roma. All’hotel Champagne, ha continuato, “non ci fu nessuna scelta”. Nessun accordo. “Lotti doveva parlare con Palamara di tutte altre questioni”, ha continuato. E ancora: “Non c’era alcun pactum sceleris per prendere la procura di Roma”, ha affermato Stefano Giaime Guizzi, che ha chiesto il proscioglimento del suo assistito. La questione dell’inutilizzabilità delle intercettazioni, ha proseguito, è un “tema non chiuso”.  In ballo c’è la “possibile violazione dell’articolo 68 della Costituzionale”, visto che è stato intercettato anche il parlamentare Cosimo Ferri ,” entrato nel perimetro dell’indagine sin dai primi atti”.

Decisione forse già domani. Alcuni hanno definito il procedimento contro il pm romano, oggi sospeso da incarico e stipendio, un “processo lampo”. E, in effetti, è molto probabile che si chiuderà già domani. Se sarà accolta la richiesta dell’accusa, dovrà accantonare la toga. Quale che sia la decisione – la normativa prevede anche sanzioni più lievi – potrà essere portata alla Cassazione per i verdetto definitivo. Comunque vada, nel giro di breve tempo si chiuderà un capitolo importante della storia che ha sconvolto nell’ultimo anno e mezzo la magistratura italiana.

Ma non finisce qui: Palazzo dei Marescialli dovrà valutare la condotta di una serie di altre toghe a vario titolo coinvolte in questa vicenda. Tra loro i sei togati che si sono dimessi,e Cosimo Ferri, che oltre a essere parlamentare è un magistrato in aspettativa, storico leader di Magistratura Indipendente, la corrente di destra delle toghe. 

L’HUFFPOST

Rating 3.00 out of 5

Pages: 1 2


No Comments so far.

Leave a Reply

Marquee Powered By Know How Media.