Magistratopoli, finisce tutto a tarallucci e vino: solo 10 imputati su 1.000 coinvolti

Piero Sansonetti

Magistratopoli si avvia alla conclusione. Il Procuratore generale della Cassazione, Giovanni Salvi, cioè il magistrato più in alto nella gerarchia della giustizia, ha annunciato che saranno presi provvedimenti molto severi nei confronti delle toghe che sono state coinvolte nello scandalo.

Cioè – uno potrebbe immaginare – nei confronti di un migliaio almeno di magistrati che hanno ottenuto, o chiesto, nomine, spostamenti, favori, prebende, benefit e altro. Giusto? O che hanno scambiato amicizia, intimità, frequentazione con la controparte (cioè i Pm coi giudici e viceversa, magari Pm e giudici dello stesso processo). Giusto? O che hanno usato l’Anm come strumento di potere, o di alleanze, o di strategie. E che forse hanno determinato, di conseguenza, sentenze o rinvii a giudizio non sulla base delle prove e degli indizi ma delle convenienze politiche o di potere, o dei teoremi. Giusto?

Beh, i provvedimenti chiesti da Salvi, non sono mille. Sono 10. Riguardano semplicemente quella cena in hotel con Luca Lotti che fu intercettata illegalmente dai Finanzieri romani. Punto. Magistratopoli si chiude qui. Aspettiamo ora di vedere se il Csm accoglierà o no le richieste di Salvi, se si accanirà come richiesto, il più fortemente possibile, sul capro espiatorio designato e sui suoi fratellini (parlo di Palamara, che è stato accusato ingiustamente di corruzione e poi, prosciolto, messo in croce per le sue manovre, allo scopo di farlo pagare per tutti) e se con un gigantesco colpo di spugna chiuderà il caso. Magistratopoli ci ha dimostrato una cosa semplicissima: che in gran parte il funzionamento della magistratura era illegale. È illegale. Non risponde alle leggi ma al potere. E i magistrati – in una percentuale da stabilire, ma di sicuro non piccolissima – non sono leali alla Costituzione (come Mattarella ha esortato a fare) ma alla propria corrente o al proprio capo corrente.

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