Nomine Rai, scontro Pd-5S sul Tg3. Verso la resa dei conti nel cda di domani. E la Lega prova ad approfittarne



E certo il trasloco di Stefano Coletta da Rai3 a Rai1 (con la responsabilità del Prime time) non basterebbe al Pd per ottenere quel riequilibrio reclamato dopo il cambio di governo per regalare una spruzzatina di rosso a una tv pubblica ancora ferma agli assetti giallo-verdi. Tanto più che, in questo schema, i grillini terrebbero il Tg1 – considerato intoccabile – e prenderebbero, con Franco Di Mare, anche la direzione di Rai3 (oltre che la guida del Day time).

Colorandola interamente di giallo, visto che fu proprio Di Maio a indicare a suo tempo l’attuale direttrice del Tg3 Giuseppina Paterniti. A difesa della quale, in cda, oltre alla consigliera di area Beatrice Coletti, si è schierato il rappresentante dei dipendenti Rai Riccardo Laganà, pronto a chiedere un cambio in tutte le testate, a partire da quelle in calo di ascolti come il Tg2.  

E così, a meno di un colpo di scena uguale e contrario a quello avvenuto una ventina di giorni fa, quando l’accordo sulle nomine sbandò all’ultima curva, il previsto cambio di cui a Viale Mazzini si discute da settimane potrebbe slittare un’altra volta. La terza in un mese e mezzo, per l’esattezza. Oppure precipitare in uno scontro aperto in cda, dalle conseguenze imprevedibili. Frutto di un braccio di ferro complicato da gestire.

Prova ne è il teso scambio di battute avvenuto lunedì notte, a margine del vertice a Palazzo Chigi. “Noi Orfeo non lo vogliamo, dateci un altro nome per il Tg3 e chiudiamo la partita” ha detto Di Maio a Franceschini. Ma il capodelegazione del Pd è stato irremovibile: “È proprio perché voi non lo volete che lo vogliamo noi, sennò che riequilibrio è?”.

E non è neanche l’unica grana che rischia di paralizzare la Rai. Il presidente della Vigilanza Alberto Barachini ha infatti spedito una lettera al presidente Marcello Foa per chiedergli di riferire “urgentemente” in Commissione sulla falsa mail riconducibile all’ex ministro Tria e la tentata truffa informatica ai danni dei vertici della tv pubblica.

Una “vicenda oggettivamente grave”, sulla quale fare chiarezza seppur “nel rispetto delle indagini in corso da parte della magistratura” (come sollecitato pure dal deputato di Iv Michele Anzaldi) “fornendo ogni utile elemento informativo ed evidenziando se l’azienda abbia effettuato una specifica istruttoria, anche in relazione alla violazione del sistema informatico e alla sua vulnerabilità”.

REP.IT

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