Bonafede: «I grandi evasori sono parassiti. Il carcere è una svolta culturale»

«Rispetto l’opinione di tutti, ma non condivido questa preoccupazione. Si parla di una soglia minima di 100.000 euro, non di tutte le evasioni fiscali. Secondo l’Agenzia delle Entrate, coloro che evadono oltre quel limite rappresentano l’82,3 per cento delle somme evase nel totale: di fronte a questa situazione è inaccettabile che lo Stato rinunci all’azione penale. Il problema dell’ingolfamento dei tribunali ci sarebbe stato senza la soglia minima, ma così mi pare che non si ponga».

Però, replica Davigo, l’entità dell’evasione si scopre alla fine del procedimento penale, non prima, quindi va fatto comunque.

«Ripeto che non si può rinunciare a misure drastiche. E poi ho sentito dire che sarebbe più utile la confisca di fronte alla sproporzione tra redditi dichiarati e beni posseduti; vorrei ricordare che questa misura è contenuta nel decreto: applicheremo la confisca, anche qui, sopra la soglia dei 100.000 euro. È un altro modo per cercare di recuperare le somme sottratte all’erario. Come fa la norma che allarga le responsabilità anche alle società: è paradossale che paghino per tanti illeciti ma non per i più gravi reati tributari di cui si avvantaggiano».

Lei parla di maggioranza compatta, ma avete dovuto superare ostacoli e resistenze politiche, soprattutto da parte del nuovo partito di Renzi. Non teme che possano riproporsi in Parlamento durante la conversione del decreto?

«Il decreto è stato votato nei suoi contenuti dopo un’attenta interlocuzione con tutte le forze politiche che sostengono il governo. Ho fatto parlare e ho ascoltato tutti, anche i rappresentanti di Italia viva, e alla fine questo è il testo concordato. È il risultato di un lavoro di squadra, perciò non mi aspetto ripensamenti né trappole in Parlamento».

Ma le divergenze c’erano oppure no?

«In materia di giustizia penale è normale che esistano sensibilità diverse, ma poi s’è trovato il punto d’incontro. In ogni caso abbiamo fatto slittare l’entrata in vigore a dopo la conversione in legge, per evitare problemi in caso di modifiche in Parlamento».

Che dunque possono arrivare?

«Io penso di no, l’impianto è quello e resterà intatto».

E le tensioni nella maggioranza? I veti incrociati e gli aut aut di Renzi e del Pd nei vostri confronti, e viceversa? Tutto normale?

«Se devo giudicare dall’atmosfera che c’era ieri nel vertice di maggioranza e poi in Consiglio dei ministri, le confermo che questa è una maggioranza nella quale si discute e ci si confronta, ma che poi al momento di prendere decisioni anche coraggiose, come quella contenuta nel mio pacchetto, si trova un accordo e si va avanti».

Nel dualismo interno al vostro mondo, tra Giuseppe Conte e Luigi Di Maio, lei con chi si schiera?

«Non esiste dualismo, ci sono solo momenti di maggiore o minore convergenza su singoli punti che si risolvono nel giro di 24 ore».

Mentre lei esulta per le manette ai grandi evasori gli avvocati sono in sciopero per l’abolizione della prescrizione dopo la sentenza di primo grado che entrerà in vigore a gennaio. Perché non concede un nuovo rinvio, in attesa della riforma che dovrebbe snellire i processi?

«Perché i cittadini ci chiedono di fare le riforme, non di prendere tempo o rinviarle. Ora si tratta di fare quelle necessarie per dimezzare i tempi dei processi, che la Lega ha bloccato nel precedente governo. Del resto gli effetti del blocco della prescrizione si vedranno non prima del 2024, e riguardano una minima parte dei processi».

Allora mantenere quella data è solo un’impuntatura?

«Non è un’impuntatura, è giusto non tornare indietro sulle cose fatte e impegnarsi per farne altre».

CORRIERE.IT

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