Tagli e stop alle rivalutazioni. Il governo pesta i pensionati

Dal primo gennaio sarebbe dovuto tornare in vigore il sistema previsto dalla legge del 2000 che fissa percentuali di recupero dell’inflazione generose anche per gli assegni più alti. Per il prossimo anno il recupero pieno sarebbe dell’1,1%. Il massimo di penalizzazione, a legislazione vigente, sarebbe un recupero del 75% per gli importi superiori a 5 volte il minimo (che oggi è a 513 euro mensili).

Il governo sta pensando a penalizzazioni graduali che saranno praticamente nulle fino a 2000 euro, ma arriveranno fino al 50% per gli importi superiori. Un assegno sopra i 4.000 euro mensili lordi avrà un aumento di 22 euro, invece che di 33.

Il premier ha confermato che, accanto al blocco della perequazione, ci sarà anche il previsto taglio delle cosiddette pensioni d’oro. Dovrebbe arrivare con il maxiemendamento alla Legge di Bilancio.

Sarà un taglio della quota di rendita sopra i 100mila euro (poco più di 7.600 euro mensili lordi) con un meccanismo a scaglioni. Il taglio sarà 4,7% per le quote fino a 150mila euro, dell’8,5% fino a 200 mila. Il massimo è il 30% per le pensioni sopra il milione di euro lordo annuo.

Un contributo temporaneo e progressivo, come ha sottolineato Conte. La ragione è evitare che la Corte costituzionale bocci il provvedimento.

La Lega sta cercando di salvare le pensioni che corrispondono ai contributi versati. La conferma è arrivata dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti. «Si sta pensando ad una salvaguardia per chi ha pagato con il contributivo, io penso e spero in un esito favorevole».

Difficile capire quanto il sacrificio dei pensionati potrà portare alle casse dello Stato. Di sicuro i risparmi andranno utilizzati per finanziare misure di welfare. La conferma arriva dalla pagina Facebook del Movimento 5 stelle che ieri ha anche quantificato le possibili entrate. «Prendiamo un miliardo alle pensioni d’oro e lo mettiamo sulle pensioni di cittadinanza».

Più che una scelta politica anche anche in questo caso si tratta di una necessità, quella di evitare che la Consulta bocci il contributo perché incostituzionale. La Corte costituzionale ha già stabilito i proventi dei tagli alle pensioni più alte debbano finanziare misure per le pensioni più basse o assistenziali.

IL GIORNALE

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