Forza Italia e Pd: i doveri di chi ha perso

I dirigenti dei gruppi, Forza Italia e Partito democratico, a cui spetterà l’onere e l’onore di fare l’opposizione al governo in carica in questa legislatura, danno l’impressione (al pari di diversi commentatori) di non avere capito bene che cosa sia successo. Assomigliano a quei generali che concepiscono l’eventuale guerra futura come la ripetizione di quella testé conclusa. Solo per scoprire quando infine la guerra scoppierà quanto grande sia stato il loro sbaglio. Per soddisfare, verosimilmente , gli sparuti gruppi di militanti che ancora tristemente li seguono con la coda tra le gambe, questi dirigenti continuano a usare slogan e parole d’ordine senza più presa sulla realtà. Slogan e parole che evocano, nella mente di chi li ascolta, l’immagine di stanze ammuffite, colme di ragnatele.

Forse Silvio Berlusconi, se avesse avuto dieci anni di meno, avrebbe subito capito (il coraggio non gli è mai mancato) che cosa avrebbe dovuto fare quando leghisti e Cinque Stelle hanno cominciato a discutere di un governo insieme. In omaggio alla più importante regola della politica (e forse anche della vita), quella secondo cui «l’amico del mio nemico è mio nemico», avrebbe dovuto dire a Matteo Salvini: «Se ti provi a fare l’alleanza con i 5Stelle il centrodestra è morto e sepolto e tu diventi un mio nemico per la pelle. Sono pronto anche a correre il rischio di crollare al 5 per cento dei consensi». Lo avesse detto sarebbe diventato automaticamente il punto di riferimento di una parte ampia di quella metà del Paese che non è schierata con questo governo.

Quanto a errori il Pd non è da meno. Che cosa sottintende la tesi di molti dirigenti di quel partito secondo cui l’attuale governo sarebbe «di destra»? In politica le parole non hanno solo un valore descrittivo. Servono a orientare l’azione. Dire che il governo attuale è di destra fa comodo soprattutto a quella parte del Pd che sogna di incunearsi fra 5Stelle e Lega, che sogna un ribaltamento delle alleanze. Sono quelli che vorrebbero venderci la favola secondo cui se a una alleanza 5Stelle/Lega si sostituisse un’ alleanza 5Stelle/Pd , allora si passerebbe dalla destra alla sinistra. Un governo 5Stelle/Pd sarebbe di sinistra. Anzi: «de sinistra». Sciocchezze, ovviamente ma che confermano come siano tristi e malinconiche le parabole dei movimenti politici. Alcuni di coloro che sognano il suddetto governo «de sinistra» , sono figli , diretti o indiretti, dell’esperienza del partito comunista. Una storia terribile ma anche con una sua grandezza . Proprio costoro smaniano per fare da spalla, da tappetini , ai 5Stelle.

Centrosinistra e centrodestra sono finiti per sempre. E i gruppi che li animavano, Pd e Forza Italia, sono zombies, morti che camminano. Anche se non lo dicono, i più intelligenti fra i loro dirigenti, in cuor loro, lo sanno. I meno dotati , quanto meno, lo sospettano.

Non è affatto detto che possa sorgere presto ciò che oggi non c’è, ossia un’ opposizione seria, credibile, competitiva nei confronti dei partiti anti- sistema che ci governano. Ma se sorgerà essa sarà una cosa nuova, diversa da Forza Italia e dal Pd , anche se inevitabilmente dovrà utilizzare «materiali» che provengono da quei due partiti. L’errore più grave (ma anche umanamente comprensibile) che gli attuali dirigenti del Pd e di Forza Italia possono commettere è cercare di impedire a tutti i costi abbandoni e secessioni nei loro rispettivi gruppi parlamentari. Un’ opposizione davvero competitiva può sorgere soltanto se la zavorra verrà gettata in mare. Occorre che la parte di Forza Italia desiderosa di entrare nell’orbita della Lega segua la propria vocazione. Stessa cosa vale per quei membri del Partito democratico che vorrebbero gettarsi nelle braccia dei 5Stelle. La rigenerazione dell’opposizione sarà possibile solo se ci sarà un grande rimescolamento delle carte. Dalle ceneri di Forza Italia e del Pd dovrà nascere un nuovo raggruppamento capace di fare una seria e dura opposizione a un governo al momento apprezzato da metà del Paese ma anche detestato da una parte rilevante del medesimo.

L’opposizione che sorgerà (se sorgerà) non dovrà commettere due errori. Non dovrà credere che la riscossa sia a portata di mano , che l’attuale maggioranza possa essere sconfitta a breve termine. Non dovrà crederlo neppure se (come è assai plausibile), finiti i cento giorni della luna di miele , i consensi per il governo , rilevati dai sondaggi, crolleranno. L’opposizione che verrà dovrà comunque prepararsi a una «lunga traversata nel deserto».

Il secondo errore che l’opposizione non dovrà commettere sarà quello di fingere amnesie, di rimuovere tutti gli sbagli commessi in passato e che spiegano perché le elezioni sono andate come sono andate. Se gli oppositori futuri crederanno di poter campare di rendita sfruttando le incapacità e le inadempienze del governo, se crederanno che basterà denunciare tali incapacità e inadempienze per attirare consensi , finiranno per subire nuove sconfitte. Chi malgoverna non viene cacciato dagli elettori solo per questo. Occorre anche che chi gli si oppone disponga di una proposta credibile (possono prescinderne solo i partiti anti-sistema dal momento che si rivolgono agli elettori più arrabbiati). Non è questione di stupide autocritiche, è questione di dire agli elettori: «Abbiamo appreso la lezione , abbiamo fatto tesoro dei nostri errori passati. Per questo oggi possiamo fare una credibile proposta di governo».

Non è affatto detto che l’opposizione che serve a questo Paese e che al momento non c’è possa nascere, per lo meno in tempi brevi. Anche perché i grandi rimescolamenti delle carte richiedono — quasi sempre se non sempre — l’affermazione di nuove leadership. Agli antipatizzanti del governo serve pensare che ciò sia possibile.

CORRIERE.IT

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