La (strana) euforia del Partito democratico

Mai la prospettiva dell’opposizione ha fatto tirare un simile sospiro di sollievo. È come se nel Pd, soprattutto in chi lo ha guidato fino alla disfatta del 4 marzo, si fosse diffusa un’euforia da pericolo scampato. Finalmente lo spettacolo dei «populisti» che governano, sgranocchiando pop-corn, come ha detto Renzi. Come se l’opposizione fosse una vacanza e non una traversata nel deserto per guadagnarsi nuovamente i consensi che sono scappati. Ma poi non avevano detto che la tenaglia Lega e 5 Stelle era un pericolo per le istituzioni? Allarme rientrato? È il tempo delle noccioline da addentare?

Nel Pd, tra un sacchetto e un altro di pop-corn, qualcuno pensa che l’opposizione sia mettersi al bordo del fiume e aspettare che l’avversario annaspi. La speranza del passo falso, della gaffe, dell’incidente per poi magari generare un sentimento di nostalgia e magari un ritorno di fiamma nell’elettorato disilluso e tormentato dal fallimento di chi si è dimostrato incapace. Un po’ come succede a Roma, quando l’evidente incapacità della giunta Raggi di risolvere problemi essenziali della città a cominciare dallo smaltimento dei rifiuti genera nell’attuale opposizione sarcasmo e battute, peraltro giustificate, e non la ricerca di soluzioni che possano trasmettere all’elettorato deluso il senso di un’alternativa che dica: ecco concretamente come noi saremmo in grado di risolvere il problema dell’immondizia.

Questo è il compito democraticamente fondamentale di un’opposizione, non l’attesa per i numeri da circo di chi va a governare. Invece prevale il sollievo, l’euforia, l’attesa puerile dell’avversario che inciampa e fa il capitombolo che, come ha sostenuto un secolo fa Henri Bergson, rappresenta la scena primaria di ogni effetto comico che muove al riso. Ma qui c’è poco da ridere. E non c’era niente da ridere anche quando, appena pochi giorni fa, Luigi Di Maio ha adoperato la stessa metafora per affrontare l’eventualità di un governo «neutrale» proposto dal presidente della Repubblica nel caso in cui le forze politiche non fossero riuscite a giungere a una conclusione praticabile. Anche qui pop-corn, divertimento, attesa, deresponsabilizzazione. Ma in una democrazia matura le cose non funzionano così. E segnala un deficit di responsabilità democratica l’indicare, in ambedue i casi citati, il miraggio dell’opposizione come dimensione della spensieratezza, della tranquillità in platea, della convivialità con gli amici come se si guardasse insieme una serata del Festival di Sanremo.

Inoltre appare una contraddizione evidente, nel Partito democratico, quella che separa il sollievo per il pericolo scampato e i toni severi e preoccupati con cui invece veniva vista l’ipotesi di un’alleanza tra il Movimento 5 Stelle e la Lega di Matteo Salvini. Si parlava, prima delle elezioni soprattutto, di una minaccia per la democrazia, per l’Europa, per l’economia, di una tenaglia destinata a stritolare con parole d’ordine avventurose lo stesso profilo civile dell’Italia, e addirittura il fondamento delle relazioni internazionali del nostro Paese. Non un governo qualsiasi, ma un governo che avrebbe nascosto in sé qualcosa di estremamente pericoloso. Ora però, il sollievo di una parte del Pd (ma non per esempio del segretario reggente Martina) per aver evitato di andare al governo e per potersi rifugiare nella nicchia tranquilla dell’opposizione rischia di svelare un fondo di insincerità nella declamazione di quell’allarme. Se un’alleanza di governo viene vista come un pericolo, allora non è il tempo delle noccioline. Se invece non è un pericolo, un male è stato diffondere timori infondati. Se un governo è una minaccia, un partito che abbia a cuore gli interessi generali e non solo i propri, dovrebbe far di tutto, con gli strumenti della democrazia, per allontanare gli spettri che minacciano l’Italia. Invece prevale un atteggiamento di gioco, in cui la pratica dello sgambetto prende il posto della lotta politica. Un atteggiamento che esclude, come sinora è accaduto, la riflessione sulle dimensioni di una sconfitta tanto cocente, nella speranza che i consensi fuggito via possano ritornare con facilità, come se la sconfitta fosse una parentesi, un incidente di percorso. L’opposizione democratica ha una sua nobiltà, ma è anche dura, aspra, faticosa. Di Maio e Renzi, che evocano i pop-corn, si illudono che non sia così. Un’illusione che porterà a disillusioni sempre più amare.

CORRIERE.IT

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