Lega, nuovo simbolo: via la parola Nord. Bossi a Salvini: «Fascista». E Calderoli lascia «per il partito»

 «Sei un nazionalista fascista». Umberto Bossi si rivolge a Matteo Salvini e va all’ultima battaglia, ma il consiglio federale della Lega lo lascia da solo. A dirglielo è il governatore veneto, Luca Zaia: «Umberto, i tempi sono cambiati». Il fatto è che Salvini l’altra sera aPiazzapulita su La7 ha detto che nel simbolo elettorale della Lega non ci sarà la parola Nord: «Secondo voi vado a Taranto con la parola Nord? Che la Lega si chiamerà solo Lega mi sembra chiaro da mesi. Sono tre anni che ci battiamo a livello nazionale per trasformare l’Italia in un Paese federale. I risultati ci premiano, e all’ultimo congresso la mia linea politica è passata con più dell’80%». A breve, cambierà soltanto il simbolo elettorale, la modifica del nome richiederebbe un congresso per il cambio dello Statuto. In ogni caso, entro un mese dovrebbe essere presentato un nuovo logo blu che in alcune versioni è sotto test con la scritta «Salvini premier». In via di superamento anche il simbolo «Noi con Salvini»: alle politiche non comparirà. Il percorso è verso il definitivo addio al famoso articolo 1 dello Statuto con la Lega per «l’indipendenza della Padania».

L’umore bellicoso di Bossi

Ma la giornata di ieri prende un valore simbolico anche per un’altra decisione approvata all’unanimità: Roberto Calderoli, uno degli esponenti storici e più noti del movimento, lascerà il gruppo leghista al Senato per approdare al gruppo misto. Non un fatto ideologico o polemico nei confronti della Lega non più nordista. Va infatti messo in relazione con il blocco dei conti stabilito dal tribunale di Genova nel processo nel quale sono stati già condannati Bossi e l’ex tesoriere Belsito. Il federale era convocato soprattutto sul dopo-referendum per l’autonomia. Sennonché, mentre Zaia sta parlando, arriva Umberto Bossi. Di umore bellicoso: «Non voglio rimanere in un partito in cui il segretario decide da solo il cambio del nome». Secondo il fondatore, anzi, nel simbolo «la parola Nord andrebbe scritta più in grande». A richiamarlo è proprio Luca Zaia. Che sottolinea il «risultato senza precedenti» del referendum e riprende Bossi, sia pure in modo definito affettuoso: «Umberto non devi andare via, quello di cui stiamo discutendo è il messaggio più adeguato al 2017».

Fava: «La battaglia nordista continuerà»

Zaia e Maroni ieri hanno anche parlato dei rispettivi, e separati, percorsi con cui daranno attuazione ai referendum. Separati tra loro, e certamente separati da Stefano Bonaccini. Secondo Zaia, riferiscono i presenti, il presidente dell’Emilia «avrebbe fatto un accordino. Noi non possiamo andare a trattare con uno che non ha chiesto nulla». Il presidente veneto ha peraltro ribadito che intende procedere su tutte e 23 le possibilità di allargamento delle competenze previsto dalla Costituzione: «È con quelle che arriveremo al mantenimento dei nove decimi delle tasse che paghiamo in veneto». L’opposizione interna leghista, rappresentata dall’assessore lombardo Gianni Fava, promette che la battaglia nordista continuerà. Sul suo (e altri) profili Facebook dai ieri è comparsa la scrittà «C’è chi dice Nord»: «Trovo la scelta di cancellare la parola Nord profondamente sbagliata. Mi adeguerò, come è sempre successo, ma non ne condivido le ragioni, proprio ora che il patrimonio storico della Lega è diventato patrimonio di tutti».

CORRIERE.IT

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