Grillo e gli idoli Putin-Trump: servono uomini forti come loro

jacopo iacoboni

«La politica internazionale ha bisogno di uomini di stato forti come loro (Trump e Putin, nda). Lo considero un beneficio per l’umanità. Putin è quello che dice le cose più sensate in politica estera». Firmato: non un sito anonimo pro M5S; non il braccio destro di Davide Casaleggio. Non Alessandro Di Battista. A dire queste parole è direttamente Beppe Grillo, in un’intervista al Journal du Dimanche.

 La svolta pro Putin del Movimento cinque stelle è ormai un fatto, che potranno negare solo i fan o i teorici della realtà parallela: accanto al rilancio sistematico, sul web filo M5S, della grandezza di Putin (anche da parte di figure ufficiali del Movimento), e dei suoi network; dopo gli incontri con i suoi emissari, anche i più discussi; dopo numerose dichiarazioni di fiancheggiamento politico, che fino a oggi si attestavano sulla formula «la Russia non è un nemico», oppure «basta sanzioni, sono un suicidio per l’Italia»; ecco, dopo tutto questo, ieri, a rompere ogni ritrosia e residuo pudore ha pensato il capo, Beppe Grillo, in un’intervista geopolitica su diverse materie, in cui ha detto tante cose ma, sostanzialmente, colpisce un elogio sfrenato e senza infingimenti di Vladimir Putin, soprattutto, e a seguire di Donald Trump.

È il manifesto del trumpgrillismo putiniano del Movimento, di ciò che il Movimento è oggi. Grillo ha provato, come fa assai spesso il suo blog, a etichettare come fake news ciò che non piace, facendo una precisazione pesante come una smentita: «Ci risiamo con i traduttori traditori. Non ho mai detto che servono uomini forti come Trump e Putin, piuttosto ho spiegato come la presenza di due leader politici di grandi Paesi come Usa e Russia predisposti al dialogo è un punto di partenza molto positivo, perché apre a scenari di pace e distensione». A quel punto, mentre già si stava seminando confusione sui social, è intervenuta una delle due autrici dell’intervista. A domanda di Mario Tedeschini Lalli, Camille Neveux ha confermato che l’intervista «è stata riletta e validata» da Grillo e dai suoi. La partita è finita qui. Il testo integrale francese (esibibile in qualunque momento) non lascia dubbi.

 

Grillo, nell’intervista, definisce «un disastro Obama». Esalta il protezionismo di Trump: «Ha detto che le grandi aziende resteranno negli Usa e rilancia le pmi. Sono d’accordo con tutto questo». «Ho letto uno dei suoi libri, in cui dice cose abbastanza sensate, sulla necessità, per esempio, di riportare l’attività economica all’interno degli Stati Uniti. Trump sembra moderato». E siccome Trump in campagna elettorale ripeteva sempre, testualmente, «non credete ai media mainstream, sono disonesti, credete a Internet», Grillo fa surf sulla stessa onda, quella degli «alternative facts», i «fatti alternativi»: «I media hanno deformato il suo punto di vista. La percezione che ne abbiamo è deformata».

 

Alcuni passaggi su Putin lasciano supporre quasi un afflato: «Se Trump ha voglia di avvicinarsi a Putin, di rimettere le cose in sesto, non può non avere il nostro avallo. Due giganti come loro che si parlano è il sogno di tutto il mondo!», si lascia rapire Grillo. E sull’euro, dopo che Di Maio aveva detto che in un referendum voterebbe per uscire, Grillo se ne esce con un’altra cosa ancora: «Sono per un’Europa diversa, dove ogni stato possa adottare il suo sistema fiscale e monetario. Auspico l’euro obbligazione, un euro svalutato del venti per cento per i paesi del sud Europa, la protezione dei nostri prodotti nei confronti di quelli che arrivano dall’estero, una revisione della regola del tre per cento del deficit di bilancio».

 

Sul tappeto, alla fine, resta la domanda più inquietante: perché, e esattamente per quali vie, il M5S – che nacque elogiando Pussy Riot – è finito a idolatrare Putin?

LA STAMPA

 

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