Pd, separati in casa ma costretti a convivere

di Massimo Franco

Il problema della segretaria del Pd Elly Schlein oggi sembra il suo stesso partito, più che gli avversari

Chi ritiene che la segretaria del Pd, Elly Schlein, sia ambigua ha ragione solo in parte. In realtà, in questi mesi ha scelto. Ha riassorbito gli scissionisti di Pier Luigi Bersani, e cioè un frammento di sinistra. Ha partecipato a manifestazioni col Movimento Cinque Stelle, a costo di suscitare qualche domanda e sospetto sulla scelta atlantista. E ha marcato le distanze da ciò che rimane del Terzo Polo di Carlo Calenda e Matteo Renzi. Non è detto nemmeno che questa deriva, completata con una presenza di piazza sempre più marcata, non le dia quel primato delle opposizioni al quale anela per le Europee. Il problema sarà su quale agenda, e dunque per farne che cosa. Ieri, forse consapevole di essersi confusa un po’ troppo con le parole d’ordine anti-Nato e «pacifiste» di Giuseppe Conte e con le proposte sgangherate di Beppe Grillo sulle «brigate di cittadinanza», ha fatto una rapida marcia indietro. Sull’Ucraina si è allineata al capo dello Stato Sergio Mattarella, che non ha mai permesso equivoci sulla politica estera italiana. E ha ribadito che su quel tema esiste «una distanza siderale» tra Pd e grillismo. Precisazione doverosa, accompagnata dall’impegno scontato a promuovere la pace come obiettivo finale; e da un invito al resto delle minoranze a unirsi sui temi sociali, perché altrimenti la destra di Giorgia Meloni vincerà a lungo.

Ma il problema della segretaria del Pd oggi sembra il suo stesso partito, più che gli avversari; e, sull’aggressione russa all’Ucraina, l’atteggiamento del M5S che aspetta solo di infilzarla di nuovo, accusandola di essere troppo filo-Usa. L’accerchiamento, dunque, è doppio: all’interno e all’esterno del Pd. Anche se essere accerchiata e poi ricevere due minuti di applausi dalla Direzione del proprio partito, come è accaduto ieri, può apparire una contraddizione. E in effetti lo è, sebbene non per un Pd abituato da tempo a bruciare leader fingendo di sostenerli; e con una nomenklatura che minaccia scissioni, si dice pronta a «prendere atto» di non avere spazi; ma poi esita a trarne le conseguenze, perché in realtà spazi di manovra e bacino elettorale sono ridotti.

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