Dopo Pasqua l’Italia non torna gialla, ma Draghi vuole riaprire le scuole

ALESSANDRO BARBERA

ROMA. Scommesse sulla fine dell’incubo a occhi aperti Mario Draghi non ne fa. Ancora ieri durante un lungo incontro con i vertici del Comitato tecnico scientifico, Silvio Brusaferro e Franco Locatelli lo hanno invitato alla massima prudenza. Ma il premier ha preso un impegno che vorrebbe onorare: riaprire le scuole il prima possibile.

Il giorno dopo Pasqua scade il decreto che sta regolando la vita degli italiani. Draghi ha deciso di rinviare ogni decisione politica ad un vertice con i partiti all’inizio della prossima settimana, quando saranno consolidati i numeri di questi giorni. La curva dei contagi fa meno paura di due settimane fa, quella dei morti e dei ricoveri, più lenta a registrare la minor progressione dei malati, è invece preoccupante. A Palazzo Chigi c’è chi azzarda uno scenario: l’approvazione di un decreto fotocopia che permetta di far cambiare il colore prevalente della cartina d’Italia da rosso ad arancione, escludendo ancora per un paio di settimane la possibilità delle Regioni di essere tinte di giallo. Dunque ristoranti ancora chiusi, niente mobilità fra Regioni, coprifuoco a livello nazionale dalle 22. Ma se la curva dei contagi non dovesse peggiorare, Draghi vorrebbe essere coerente con la promessa fatta la scorsa settimana in conferenza stampa e imitare la scelta fatta in questi mesi dai nostri partner: riaprire in ogni caso le scuole primarie, almeno fino alla prima media. Il ministro della Sanità Roberto Speranza continua a mostrarsi preoccupato, il premier su questo è disposto a prendersi qualche rischio, forte del fatto la cui vaccinazione fra gli insegnanti prosegue spedita.

Il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta – anche lui ieri a Palazzo Chigi – spinge perché il decreto vada oltre le misure anti Covid e contenga da subito le norme per le assunzioni straordinarie del personale che dovrà gestire il Recovery Fund. Al momento l’ossessione del premier è però un’altra: «diventare capaci di spendere quei soldi» e farne l’occasione per superare il divario fra Nord e Sud. Un messaggio spedito ad un convegno che sembra fatto apposta per spegnere la pressioni di chi vuole affrettare i tempi prima di aver presentato la versione definitiva del piano italiano a Bruxelles, il 30 aprile. A Palazzo Chigi sono convinti che poco dopo quella scadenza, entro la prima metà di maggio, ci sarà anche la svolta per la campagna vaccinale.

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