Lorenzo Fioramonti, da Israele alle merendine: gaffe e scelte del prof «sudafricano»

Non un gaffeur involontario, anche se molti lo hanno paragonato a Danilo Toninelli, ma sicuramente un ministro scomodo, sempre meno amato da Luigi Di Maio e sempre pronto a rilanciare idee e proposte poco ortodosse e poco concordate. Del resto, appena arrivato in Parlamento, Lorenzo Fioramonti sbuffava: «Qui non si fa nulla, mi annoio». Facile per un iperattivo cresciuto a Tor Bella Monaca, con laurea a Tor Vergata, passione giovanile per Di Pietro, master a Siena, dottorato a Fiesole, servizio civile in Belgio, moglie tedesca e cattedra universitaria in Sudafrica.

L’ex professore di Economia politica di Pretoria è fatto così, non è uomo dalle idee moderate e accomodanti. Quando, il primo marzo del 2018, Fioramonti viene presentato all’Eur da Luigi Di Maio come potenziale «ministro dello Sviluppo economico», molti si stupiscono per la scelta di un cervello in fuga dalle idee decisamente a sinistra. A notarlo era stato Giorgio Sorial, ex deputato M5S, che apprezza il suo libro «Presi per il Pil» e lo presenta a corte. Il Pil per Fioramonti è «una lavatrice statistica»dietro il quale ci sono i poteri forti. Al suo posto propone il più rassicurante «indice del benessere», in linea con il flirt per la «decrescita felice». Apprezzano molto il greco Gianis Varoufakis e Vandana Shiva, la contestata ambientalista indiana diventata poi consulente al Miur, nella disapprovazione della comunità scientifica.

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