Le anime M5S in villa con Grillo: «Ora basta con Salvini, via al Pd»

Sembra passato un secolo da quando, solo un mesetto fa, Grillo se ne stava in disparte. Ora è tornato in trincea. Con lui c’è Davide Casaleggio, che, in teoria, non dovrebbe avere un ruolo politico. La riunione in villa è piuttosto animata. Sono presenti due dei più grandi oppositori del Pd, Paola Taverna e Alessandro Di Battista. Quest’ultimo, come Grillo, aveva deciso di darsi ad altri mestieri, dal reportage alla falegnameria, ma è tornato giusto in tempo per martellare Salvini, definito il «ministro del tradimento». Ma ormai anche Luigi Di Maio, che pure ha lavorato con Salvini d’amore e d’accordo per mesi prima di cominciare a litigare, tiene a sottolineare la sua distanza.

La tattica

La questione, nel vertice, viene messa sul personale. Il problema, ripetono in molti, «è Salvini, non la Lega». Del resto è palese il rammarico di molti per lo stop improvviso. Le responsabilità vengono divise: «Dopo l’errore che ha commesso, non si può più parlare con Salvini. Peccato, perché nella Lega ci sono altri interlocutori possibili». Grillo, in serata, fa un video dei suoi, per dare il colpo di grazia all’uomo di cui si fidava. Parla di «pugnalata», dice che siamo in un momento «magico, strano, tragico». E finge una telefonata con Bossi, al quale chiede se anche lui considerasse Salvini «un uomo con livello medio di intelligenza ma leale». La risposta sono parolacce con tono bossiano.
Se tutti sono d’accordo nell’attaccare il leader leghista, il problema nasce sul che fare. Grillo spinge per un accordo con il Pd. Non un patto allargato di breve termine, come qualcuno vorrebbe per annacquare la presenza dem, ma un vero patto di legislatura, con tanto di contratto di governo. In questo caso, salterebbero i temi identitari leghisti e tornerebbero quelli cari al Movimento delle origini, che possono incrociarsi bene con il Pd, a partire dall’ambiente. E con il Pd si starebbe già cercando di far passare l’ipotesi (senza incontrare grandi resistenze) di avere Conte ancora come premier. Sarebbe anche un modo per far accettare alla base il patto con il diavolo, il partito di Bibbiano.

Al Senato

Si aspetta di capire se il premier ha intenzione di gettare la spugna, subito dopo aver fatto le dichiarazioni al Senato di domani. O se ci sarà spazio per risoluzioni e voti. In quel caso il Movimento vuole stare ben attento a non concedere margini all’estro leghista, che potrebbe votare anche una risoluzione ostile, pur di mischiare le carte. Roberto Fico, sornione, aspetta. Si sa che è l’esponente più vicino al Pd (o meno lontano). Le trattative vengono negate, ma ci sono. Tra i più attivi, c’è anche Francesco D’Uva, che tiene i rapporti con Graziano Delrio. Oggi c’è la congiunta con i gruppi. La maggioranza, come sempre accade, vuole vivere o sopravvivere. Ma non sono pochi quelli che già rimpiangono la Lega. Come Gianluigi Paragone, ferocemente ostile al Pd e critico verso la linea di Di Maio.

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