Primarie Pd, Zingaretti: “In caso di crisi, chiederò il voto anticipato”. I candidati in tv divisi su passato e alleanze

Per Maurizio Martina il Pd ha pagato il prezzo delle troppe divisioni. “Se verrò eletto il 3 di marzo, il 4 convocherò una segreteria unitaria e chiederò a Giachetti e Zingaretti di esserne parte”, assicura. Ma ammette: “Quello che abbiamo fatto al governo è stato importante ma non sufficiente. Sono il primo ad essere inquieto per quello che non abbiamo fatto”. Un esempio? “Il salario minimo legale e il reddito di inclusione. Dovevamo farlo prima e tutto”. Nicola Zingaretti è il più duro sul passato: “Non abbiamo capito il dramma sociale dei ceti colpiti dalla crisi. C’è stata poi una sottovalutazione enorme dei tagli agli enti locali, soprattutto nelle aree interne, nei piccoli comuni”.

Le alleanze

Giachetti insiste sul partito a vocazione maggioritaria. Neppure il modello abruzzese incarnato da Giovanni Legnini – con una coallizione aperta a sinistra, cattolici, liberali, radicali – è accettabile: “Legnini, molto legato al
territorio, è stato bravo, ma alla fine abbiamo perso e, nonostante dieci punti in più rispetto al M5s. Se mi parla di D’alema e degli scappati di casa che hanno contribuito ad ammazzare il pd, possono continuare la strada che hanno preso”. Per Martina invece il modello è Milano, coalizione di centrosinistra con dentro formazioni civiche, coinvolgendo tutte le energie che possono essere utili: “Voglio un Pd che sia maggioritario nella testa ma non autosufficiente”. E possibili intese sul territorio con i 5Stelle, magari su temi come il reddito di cittadinanza? “I vertici stanno portando il Movimento a destra”, replica l’ex segretario. Nicola Zingaretti è ottimista: “Si è ormai capito che l’alternativa a

Salvini non sono i cinque stelle. La storia sta ridando ai democratici una nuova chance. Si è riaperta la partita”. E i 5Stelle? Anche il governatore del Lazio esclude alleanze: “Non è il mio obiettivo politico. Siamo alternativi”. Ma sottolinea: “C’è una rottura tra l’elettorato M5S e la sua leadership”. In caso di vittoria, Zingaretti indica Gentiloni come possibile presidente del partito. Anche Renzi da Fazio ribadisce: “Orgoglioso di aver detto no al M5s”.

Il programma si chiude senza veri fendenti tra i candidati. Per tutti la sfida principale sarà quella dell’affluenza ai gazebo il 3 marzo.

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