Per ridurre i “superticket” in arrivo nuove tasse. Nel mirino banche e utility

Roma – Chiedere 100 per avere 30. Probabilmente la filosofia del ministro della Salute, Giulia Grillo, è quella di allungare continuamente la lista della spesa da consegnare al ministro Tria per ottenere almeno un minimo risultato.

Ieri mattina è stato lo stesso premier Conte, annunciando il vertice, a sottolineare come l’esecutivo abbia «molta attenzione» per le richieste dell’esponente pentastellata. Di fatto è stato uno scaricabarile nei confronti del ministro Tria, già alle prese con la battaglia quotidiana con i due vicepremier.

Aumentare la tensione è l’unico strumento per far passare un’idea di cui nella ristretta cerchia grillina si parla da qualche tempo. Se il Tesoro non allarga i cordoni della borsa per non esasperare la Commissione Ue e, soprattutto, i mercati, allora l’unico mezzo per portare avanti le politiche amiche nei confronti dei cittadini è quella di inasprire il carico fiscale sugli storici nemici del Movimento: le banche e le società energetiche e telefoniche (i cosiddetti servizi di rete). I pentastellati d’altronde, non hanno piena consapevolezza che un incremento del prelievo si tradurrebbe in maggiori costi dei servizi per gli utenti, ma tant’è. L’alternativa proposta da Beppe Grillo (vendere le riserve auree) va considerata come una boutade.

«Il mio impegno è produrre interventi concreti: finora la sanità in Italia ha subito molti tagli e la mappa della salute nel nostro Paese è piena di luci e ombre e le diseguaglianze sono troppe», ha detto ieri il ministro della Salute, Giulia Grillo, anticipando quelli che sarebbero stati i contenuti programmatici da indirizzare al ministro Tria. In particolare si tratta di richiedere maggiori risorse per il personale, finalizzate al rinnovo del contratto dei medici ma anche al progressivo sblocco del turnover. Inoltre si vuole dare corpo alla vecchia proposta di Leu di rimodulazione dei ticket sanitari sia per la farmaceutica sia per la specialistica. Infine sono stati chiesti investimenti per l’edilizia sanitaria e per l’ammodernamento tecnologico dei presidi sanitari.

Ma quanto costa tutto questo? Il Def dello scorso aprile spiega che la spesa sanitaria, finanziata dal Fondo nazionale, quest’anno si fermerà a quota 112,5 miliardi causa mancato contributo delle Regioni a statuto speciale, mentre per l’anno prossimo è previsto un lieve innalzamento a quota 113,3 miliardi, sempre per lo stesso motivo. Rispetto alle previsioni originarie il Fondo è sottofinanziato ogni anno per almeno un miliardo che consentirebbe quanto meno di procedere con i concorsi per assumere nuovi medici. La cifra, però, triplica se si considerano insieme tanto l’ipotesi di abolizione del superticket sulla diagnostica e sulla specialistica (che vale circa 1,5 miliardi) quanto i rinnovi contrattuali (almeno 500 milioni). È chiaro che il Tesoro non può concedere tutto, ma insistere su un capitolo delicato come la sanità è sempre stato un’ottima ragione per aumentare le tasse.

IL GIORNALE

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