Cottarelli resta un’ipotesi. Ma non rassicura i mercati

Il trolley che si era trascinato dietro lunedì al suo primo ingresso al Quirinale – in modo ostentato secondo alcuni – è il simbolo più calzante del mandato a Carlo Cottarelli.

Precario e flessibile. Carlo Cottarelli si è recato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella quattro volte in tre giorni, ma il suo mandato è ancora congelato.

Ieri gli incontri sono stati due. Non con la lista dei ministri, come si pensava fino a martedì sera. Sono stati faccia a faccia informali tra il capo dello Stato e l’economista dirigente del Fondo monetario internazionale, già passato per i bizantinismi della politica italiana quando era commissario alla spending review.

Ieri ha assistito da protagonista alla sospensione del suo mandato per dare spazio alle trattative per un governo politico tra M5s e Lega.

Alla fine del secondo incontro informale Mattarella e Cottarelli hanno confermato quelle che fino a martedì notte erano indiscrezioni. Presidente della Repubblica e premier incaricato non forzeranno sui tempi per la nascita di un governo politico. Tradotto: Luigi Di Maio ha più tempo per convincere Salvini a ridare vita al governo. Cottarelli resta in standby. Consapevole anche lui che un esecutivo politico sarebbe la scelta migliore.

Non poteva immaginarsi di finire in un tritacarne, stretto tra le aspettative molto alte della Presidenza della Repubblica e una situazione politica che gli ha fino ad ora concesso margini di manovra praticamente nulli.

Uno dei motivi che avrebbe spinto Sergio Mattarella a ritentare di dare l’incarco a un premier per una maggioranza politica con M5s e Lega, sarebbe stata la delusione per l’accoglienza ricevuta dall’incarico a Cottarelli.

I mercati non hanno festeggiato l’idea di un governo affidato a un tecnico, anche se di livello indiscusso. Meglio un governo sostenuto da una maggioranza definita che un esecutivo senza maggioranza che apra scenari inediti e finisca per esasperare posizioni anti sistema che in Italia sono già cresciute oltre ogni aspettativa.

Se il disegno era quello di spendere un marchio importante come quello Cottarelli per innescare un positivo effetto domino (mercati che promuovono l’Italia, spread in calo, Borse in rialzo, quindi partiti che accettano il governo tecnico), non è andato bene. I mercati temono i governi deboli. I partiti non sostengono gli esecutivi spinti dalla paura dei mercati. Lo stesso premier incaricato, che ieri gli amici assicuravano essere sereno, non è disposto a sacrificarsi in missioni impossibili. Ieri anche potenziali ministri di un governo Cottarelli, come Lucrezia Reichlin, economista della London business school, dicevano di preferire un governo politico a uno tecnico.

La lista dei ministri è pronta da ieri mattina, ma non è stata ufficialmente sottoposta a Mattarella. Non finirà nel cestino. I primi tentativi di ridare vita alla maggioranza giallo verde si sono scontrati con le resistenze di Matteo Salvini.

Cottarelli è pronto per presentare la lista e fare giurare i ministri. Il suo mandato ha buone possibilità di essere rivitalizzato perché tra gli scenari più probabili c’è di nuovo quello di un esecutivo di transizione che traghetti l’Italia alle elezioni in autunno. Sostenuto da una non sfiducia, quindi dall’astensione di tutti i partiti e con un mandato limitato. Dovrebbe occuparsi degli affari correnti, ma anche predisporre la legge di Bilancio che dovrà vedere la luce in ottobre ed essere approvata dal Parlamento entro la fine dell’anno. A Cottarelli potrebbe essere affidato il compito di disinnescare gli aumenti dell’Iva previsti dalle clausole di salvaguardia che dovrebbero scattare nel 2019. A sostenere questa ipotesi potrebbe essere anche la Lega, che subito dopo la bocciatura del governo guidato da Giuseppe Conte con Paolo Savona ministro dell’Economia, voleva andare al voto già in luglio o agosto.

IL GIORNALE

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