L’asse tra CasaPound e Salvini imbarazza Berlusconi e alleati

AMEDEO LA MATTINA
ROMA
 

CasaPound tifa per un governo «sovranista» a guida leghista. «Se ci porta fuori dall’euro e dall’Unione Europea e blocca l’immigrazione, siamo pronti a sostenerlo. Dovrebbe essere un governo che non ha Tajani premier e Brunetta all’economia, ma Salvini premier e un Bagnai all’economia», precisa Simone Di Stefano. Intanto per sostenere un esecutivo di questa natura CasaPound dovrebbe eleggere qualche parlamentare e non sembra che il movimento che rivendica la sua identità fascista sia in grado di superare lo sbarramento del 3%. Ma quello che conta è il messaggio che il destinatario non disdegna per niente. Il leader leghista lascia la porta aperta. «Mi occupo di Lega e di centrodestra, lavoro perché gli italiani scelgano un governo di centrodestra a guida leghista. Tutto quello che accade fuori non mi interessa. Non vedo l’ora di essere messo alla prova, poi dal 5 marzo incontrerò tutti». Gli interessa far capire ad un potenziale elettore di CasaPound che, se non vuole sprecare il suo voto, c’è la Lega nazionale.

 Non è chiara la convenienza dell’endorsement fatta da Di Stefano, che guida una sua lista non coalizzata al centrodestra. Si tratta però di un riavvicinamento. Con le bandiere della tartaruga, CasaPound partecipò alla prima manifestazione del Carroccio a Roma, in Piazza del Popolo, il 28 febbraio del 2015. Durò poco la liason: a novembre dello stesso anno i neofascisti non andarono alla manifestazione di Bologna, voluta da Salvini, sul cui palco salirono Berlusconi e Meloni.

 

Adesso il riavvicinamento che imbarazza Forza Italia. «I gruppi di estrema destra – spiega Maria Stella Gelmini – sono lontani dalla nostra cultura. Noi guardiamo ai moderati, agli indecisi». In privato gli azzurri dicono che quelli di Matteo sono giochi elettorali: cerca di imbarcare dalla destra cattolica (a Milano ha giurato sulla Costituzione e il Vangelo con un rosario in mano) a quella neofascista . «Non ci sarà un governo sovranista guidato da Salvini, per cui i camerati di CasaPound si mettano il cuore in pace», sostiene uno dei più stretti collaboratori del Cavaliere.

 

Gli azzurri non lo dicono, ma alla fine se questi «giochi elettorali» dovessero servire a vincere qualche collegio in più, soprattutto al centro e al sud dove si gioca l’esito elettorale, allora ben vengano. I più infastiditi sono quelli di Fratelli d’Italia. Meloni si è sempre tenuta alla larga da CasaPound che rappresenta un concorrente. Ancora peggio se una parte di quei voti di estrema destra andassero alla Lega che fa di tutto per caratterizzarsi come la nuova e vera destra italiana. Fratelli d’Italia poi non vuole che si continui a parlare di fascismo e antifascismo. E di essere schiacciato su posizioni di destra radicale. «I problemi veri e seri – dice Fabio Rampelli – sono altri». Chi prende con forza le distanze è Noi con l’Italia che ha ingaggiato una battaglia interna al centrodestra contro Salvini premier. «Chiusura netta senza sé e senza ma. Il centrodestra moderato e liberale – afferma Raffaele Fitto – non può dialogare né oggi né in futuro con forze politiche distanti e distinte totalmente da noi come CasaPound».

 

Gli altri partiti parlano di «corrispondenza di amorosi sensi fra destra fascista e Lega sovranista» (il ministro della Giustizia Andrea Orlando). Un ex alleato come Fabrizio Cicchitto mette in evidenza «la bella compagnia nel centrodestra e la pericolosa copertura che Berlusconi sta dando a Salvini». Michele Anzaldi del Pd dice che «un governo Salvini-CasaPound è uno scenario da film horror: voti Berlusconi e ti trovi Casapound».

LA STAMPA

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