Calenda: «Basta con gli incontri inutili. Serve un fondo per evitare le fughe all’estero»

Ministro, ieri dopo l’ennesimo balletto di Embraco, ha deciso di non incontrare l’azienda, ma oggi vedrà la commissaria europea alla Concorrenza Margrethe Vestager. Cosa le chiederà?

«Verificare che non ci siano stati aiuti di Stato alla Slovacchia per le aziende di Honeywell ed Embraco e trovare un modo per correggere quella che è una stortura. Quando c’è un Paese che offre un pacchetto di finanziamenti localizzativo anche conforme agli aiuti di Stato, ma che beneficia di condizioni più favorevoli, io devo essere in grado di operare al di fuori degli aiuti di Stato e offrire le medesime condizioni, ma voglio capire il perimetro entro cui posso dare applicazione pratica di questa misura».

Adesso come si muoverà il governo nella vicenda Embraco?

«Embraco ha la nostra proposta, se tornano indietro siamo disponibili a prenderli in considerazione, ma io altre riunioni che si chiudono con “forse..”, “ma..” non ne faccio più. Preferisco partire in quarta con Invitalia per capire se ci sono proposte e supportarle».

Ci sono però delle proposte di interesse. Di che tipo?

«Non ne parlo. Ora si tratta di lavorare sott’acqua seriamente e di risolvere questo problema a brevissimo».

Si è dato almeno una road map?

«Il tempo limite è dato dalla procedura di mobilità, quindi fino a fine marzo. Siamo già partiti, il mio staff ci sta lavorando, io stesso ci sto lavorando. Aggiorneremo i sindacati in settimana».

Airaudo dice che le aziende che prendono i soldi pubblici devono rimanere in Italia. Fassina dà la colpa al mercato unico europeo che promuove la corse delle aziende verso gli stati Ue con migliori condizioni di lavoro.

«Queste sono boutade da campagna elettorale. L’idea di obbligare le imprese a rimanere in Italia è assurda. Come le facciamo rimanere? Con l’esercito? Si possono obbligare a restituire i finanziamenti pubblici se deindustrializzano. E su questo la Guardia di finanza sta facendo accertamenti».

È stato lei a fare denuncia? Alla Procura di Torino non risultano fascicoli di reato aperti.

«No. Ora la cosa importante è che la Finanza faccia il suo compito. Aggiungo altro. Noi abbiamo l’obiettivo di tenere le multinazionali in Italia, tutt’altra cosa di quello che propugna chi vuole mettere in atto politiche che le farebbero scappare. La situazione sleale dell’Est però è intollerabile e ci sono due questioni da affrontare: la prima riguarda le singole vertenze, cioè se sono state violate le normative sugli aiuti di Stato; la seconda, nel caso queste normative non fossero state violate, è il dumping sociale e ambientale. Se un lavoratore è pagato la metà di quello italiano, noi non possiamo competere ad armi pari visto che questi Stati hanno pari accesso al mercato europeo. Nulla quaestio se usano i loro vantaggi per attrarre nuove imprese, ma è molto diverso se l’impresa opera già in uno dei Paesi europei con tutele e stipendi superiori. Questo è il nodo su cui si deve intervenire. E lo dirò alla commissaria Vestager».

Ministro, ieri è stata una giornata brutta per i lavoratori della Embraco.

«Davvero brutta. Un comportamento, quello dell’azienda, assurdo e da irresponsabili. Lei consideri che l’accordo per fare una cassa integrazione e lavorare alla reindustrializzazione del sito l’ho proposto un mese fa, l’azienda era d’accordo e lo abbiamo presentato assieme ai sindacati. Poi è cominciato un disdicevole balletto. Ieri ho deciso di tagliare la testa al toro».

Forse servirebbe un tavolo sugli investimenti stranieri?

«Certo, ma per farne arrivare di più. Una volta che gli fai restituire gli incentivi, ed è già previsto, cos’altro fai? Le multinazionali in Italia danno lavoro a 1,3 milioni di persone e fanno un quarto della ricerca. Il mio lavoro è attrarne di più. E non fare scappare a gambe levate chi vuole andarsene».

L’ultimo report Bureau Van Dijck parla di acquisizioni straniere in aumento in Italia, anche se finanziariamente meno consistenti. Siamo di fronte a un Far West?

«Ma quando mai. Gli investimenti esteri nella stragrande maggioranza dei casi portano valore. Poi ci sono casi di disinvestimenti predatori, vengono e rubano know-how e noi siamo stati i primi in Europa a rafforzare il golden power, per cui se un’azienda viene ad acquisire con l’intento di rubare tecnologia, noi possiamo vietarglielo».

Ai lavoratori Embraco cosa vuole dire?

«Continuiamo a combattere. Il mio impegno è in prima persona, tutto quello che potrà essere fatto lo faremo».

Se rimanesse ministro quale intervento le piacerebbe attuare?

«Ci vuole un globalization adjustment fund, un fondo di reindustrializzazione che prevenga le delocalizzazioni e metta pacchetti che vadano oltre la normativa sugli aiuti di stato per chi vuole andare a produrre altrove in Europa in condizioni di vantaggio legate al diverso grado di sviluppo dei Paesi. Siamo economie in continua transizione, gestirle sarà sempre più fondamentale, quindi abbiamo bisogno di strumenti più forti».

CORRIERE.IT

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