La nostra rabbia contro chi uccide non ha colore

Un italiano di quarant’anni ha ucciso a coltellate ieri a Milano una giovane italiana, Jessica Valentina, 19 anni, che in un momento di difficoltà si era fidata dell’uomo.

Le analogie criminali con il caso di Macerata sono più d’una, tanto che subito è partito il ritornello «avete visto che il problema della violenza non è nell’immigrazione?». Sai che scoperta. Il maligno è nell’uomo, come purtroppo insegnano le migliaia di crimini efferati che avvengono a ogni latitudine del pianeta.

I vicini di casa dell’assassino, al momento dell’arresto, gli hanno urlato in faccia lo stesso disprezzo che i maceratesi hanno riservato all’immigrato nigeriano che ha massacrato Pamela. Segno questo che la rabbia della gente per bene contro chi delinque non ha nulla a che fare con il razzismo come qualcuno vuole invece fare credere.

Il problema dell’immigrazione incontrollata è un altro. Se una tubatura nella quale scorre linfa vitale già perde di suo, la ripariamo o lasciamo che qualcuno faccia altri fori? Una famiglia che ha debiti deve risparmiare o continuare a spendere come se nulla fosse? Non lo diciamo noi, è certificato dalle statistiche e ieri l’ha ammesso anche il presidente nigeriano: l’immigrazione incontrollata porta con sé in Europa un alto tasso di criminalità che va ad aggiungersi, in alcuni campi come per esempio le mafie, ad allearsi a quella domestica.

Così facendo, per stare agli esempi, sicuramente il tubo diventa un colabrodo e la famiglia indebitata fallisce. Se il criminale italiano riesce a sfuggire alle rigide maglie dei controlli dello Stato che di noi sa praticamente tutto e soprattutto a quelli sociali della comunità in cui vive, figuriamoci il pericolo che rappresenta chi vive nella clandestinità e di espedienti, per di più spesso protetto dall’omertà del suo mondo fuorilegge.

Nessuno ha mai sostenuto che l’Italia senza immigrati sarebbe un paradiso terrestre. Anzi, in alcune zone deteniamo purtroppo il record europeo di criminalità organizzata. Ma proprio per questo, senza selezionare gli ingressi l’Italia rischia di diventare un inferno. Quando, solo stringendo un po’ le viti senza razzismi ma con buon senso, potremo starcene, più o meno tranquillamente, nel limbo. Luogo in cui si sconta solo il peccato originale, non quello sopraggiunto.

IL GIORNALE

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