E il Colle ottiene il coprifuoco: “Istituzioni al riparo dalla rissa”

carlo bertini, ugo magri
roma

Nella gran ressa di autorità che affollano il Salone delle Feste, più i corazzieri in alta uniforme, più i camerieri con le fette di panettone, Bruno Tabacci stila il suo verdetto sul match della mattina in Commissione banche: «Due a zero secco per Visco, i renziani una tragedia». Ma pochi metri più in là, in un abitino scuro tutto merletti e tacco 12, Maria Elena Boschi non ha affatto l’aria della perdente. Sorride radiosa e chi le sta accanto rovescia il risultato: «Due a zero per lei e Matteo». Informato delle opposte versioni, quella vecchia volpe di Pier Ferdinando Casini sentenzia salomonico: «Zero a zero e finiamola qua, altrimenti ricomincia la guerra».

 È un pareggio che, in fondo, fa comodo a tutti. Meglio definirlo una fragile tregua, un coprifuoco che nessuno sa quanto può durare. Ma di cui le alte cariche convenute sul Colle, senza eccezioni, danno merito al padrone di casa. Dietro il cessate il fuoco su Bankitalia c’è la paziente tela di Sergio Mattarella.

Sollievo dei «big» Pd

Si narra che i commissari Pd in Commissione ieri mattina avessero il fucile spianato. Ma che all’ultimo istante sia giunto dall’alto l’ordine di non ingaggiare lo scontro finale, con grande sollievo dei big contrari alla linea dura, da Franceschini a Orlando, che negli ultimi giorni avevano scongiurato Renzi di abbassare il volume. Le domande a Visco ci sono state, senza mai affondare il colpo. Nello stesso tempo, come in una sorta di disarmo bilaterale, il governatore ha scelto toni risuonati alle orecchie del “Giglio magico” come politicamente corretti. Di alta responsabilità.

Al punto da ottenere un pubblico encomio dall’avversario di Rignano sull’Arno («Finalmente Visco fuga ogni dubbio sul comportamento del mio governo e mette fine a settimane di linciaggio»). Poi, chiaramente, si dovrà attendere cosa dirà oggi l’altra “mina vagante”, cioè l’ex-ad di Unicredit Federico Ghizzoni. Circolavano a sera strane voci, abbastanza allarmiste sulle sue intenzioni. Intanto però, per almeno 24 ore, la Banca d’Italia non viene accusata di aver chiuso gli occhi davanti a dissesti e ruberie. Il governo a sua volta non rischia di essere destabilizzato dalle rivelazioni a carico della Boschi. Guarda caso, i due obiettivi cui maggiormente teneva il Capo dello Stato.

 

Altissima «moral suasion»

La diplomazia quirinalizia molto raramente lascia tracce. Casini, per esempio, non confesserebbe mai che da presidente della Commissione d’inchiesta ha tenuto anche ieri contatti col Colle. Dove è quasi proverbiale la riservatezza del segretario generale, Ugo Zampetti, che tuttavia ha mille canali con la politica, compresa quella di opposizione. Ancor più difficile sarebbe dimostrare che la moral suasion quirinalizia è stata decisiva nel trattenere Visco, dal quale alla vigilia erano in molti ad attendersi sfracelli. Addirittura, il governatore ha puntualizzato che non c’erano state pressioni su Banca Etruria, correggendo le sue prime battute a San Macuto che avevano scatenato l’ira di Renzi (e una pioggia di sms ai membri della commissione). Ma se c’è qualcuno che aveva l’autorità per chiedere al governatore un surplus di prudenza, un sovrappiù di garbo istituzionale, anche di sacrificio dell’amor proprio nell’interesse nazionale, quel qualcuno è senza dubbio chi ha confermato Visco in Via Nazionale, cioè Mattarella. Il quale da giorni supplicava di «tenere le istituzioni al riparo dalle risse». Ed è stato ascoltato.

LA STAMPA

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