I giochi di potere nelle nomine Mps

Il lupo che perde il pelo ma non il vizio rimane stabilmente nel Monte dei Paschi. Il lupo è la politica, questa volta nelle vesti del governo in carica che, nel nominare i vertici della banca senese, ha piazzato persone funzionali a interessi di bottega piuttosto che puntare a trasparenza e competenza.

Così capita che nel collegio sindacale di Mps il governo (che dopo aver usato 5,4 miliardi dei contribuenti è azionista al 68%) abbia scelto due profili discutibili. Il primo, Paolo Salvadori, è imputato a Milano per due reati assai connessi con l’attività di un sindaco: falso in bilancio e aggiotaggio. Cosa che peraltro per il dg del Tesoro, Vincenzo La Via, è del tutto regolare: «Sulla base della normativa esistente non esistono elementi ostativi alla candidatura» ha dichiarato alla Commissione d’inchiesta sulle banche. Senza tener conto dell’esistenza anche di elementi di opportunità.

Per il secondo posto il ministero ha scelto Raffaella Fantini. Nessun problema con la giustizia, ma un curriculum dove contano più i natali che le esperienze: Fantini è una commercialista di Firenze (abilitata alla professione all’Università di Cosenza) sindaco o revisore in alcune società emiliane e toscane. Ma dal 2016 è sindaco all’Inpgi (l’istituto previdenziale dei giornalisti) e dal 2017 di Coni Servizi spa: due posti connessi con le deleghe di Luca Lotti all’editoria (all’Inpgi è stata designata dalla presidenza del Consiglio) e allo Sport (di cui Lotti è ministro). In altri termini: Giglio magico.

Completa il quadro la nomina del presidente del collegio sindacale di Mps che, per governance, spetta alla minoranza. E le Generali, che hanno il 4%, hanno indicato Elena Cenderelli, che è il presidente uscente. E qui traballa l’asino: possibile che Generali, divenute socio forte di Mps in forza di una conversione di bond e che tengono a un ruolo di contrappeso, abbiano scelto proprio il presidente uscente? Non era più logico attenderselo dal Tesoro? (Che avrebbe dovuto sacrificare Fantini o Salvadori). Da Trieste dichiarano che «la scelta è stata fatta dopo aver esaminato diversi profili e valutato l’eccellente cv e l’ottimo lavoro svolto da Cenderelli». Resta però un dubbio: possibile che Generali e Tesoro non sapessero nulla delle loro rispettive liste? E che il Tesoro abbia avuto solo fortuna, indicati i suoi sindaci di fiducia, nel ritrovare anche il presidente uscente? Può essere. Anche perché, viceversa, per Consob e Bankitalia non sarebbe difficile dimostrare violazioni nel Testo Unico della Finanza.

IL GIORNALE

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