Appendino scarica il questore: “Non deve più succedere”

andrea rossi
torino

È successo tutto in due mesi. E adesso nessuno lo nega più: Torino è una città alle prese con un profondo problema di ordine pubblico. Con tensioni che erano striscianti e da un po’ invece hanno valicato gli argini, conti che da tempo aspettavano di essere regolati, istituzioni che non sempre mostrano di avere il controllo della situazione. Da piazza San Carlo a piazza San Carlo: i due mesi che hanno trasformato Torino sono cominciati in un primo maggio di pioggia battente, con gli scontri tra i centri sociali che volevano seguire il resto del corteo in piazza e la polizia che li bloccava; sono proseguiti la notte della finale di Champions League, un morto e 1526 feriti davanti a un maxischermo. E ora si snodano dentro una tensione latente, esplosa in parallelo all’ordinanza con cui il Comune voleva mettere un freno allo smercio di alcol in bottiglie di vetro. Adesso le notti di Torino a volte hanno i tratti della caccia all’uomo: all’abusivo, allo schiamazzo, alla divisa.

 

Tocca dipanare questo filo per capire come mai, ieri pomeriggio, non senza un’infinità di esitazioni – ché della prudenza e del piglio istituzionale ha fatto il suo principale tratto distintivo – Chiara Appendino abbia di fatto preso le distanze dal modo in cui la Questura sta gestendo le operazioni. «Abbiamo avuto la conferma che si è trattato di un servizio straordinario che non si ripeterà con le modalità viste», spiega. «È intollerabile sia che i controlli della Questura trovino questa resistenza sia che si sfoci in disordini del genere. Quello che è successo non deve più verificarsi».

 

 

Si smarca a modo suo, calibrando ogni parola, ma ribadendo che le notti troppo a lungo trascurate hanno bisogno di regole. Un passo di lato necessario, spiega chi le ha parlato nelle ultime ore, per almeno tre ragioni. Istituzionale: Appendino non era informata delle modalità con cui si è svolto il blitz di martedì sera e non le ha condivise. D’immagine: gli ultimi episodi rischiano di danneggiare Torino. E politica: a non pochi osservatori la città nelle ultime settimane è sembrata priva di un contraltare politico alle valutazioni tecniche, in particolare sull’ordine pubblico. «In città il clima sta velocemente peggiorando perché questa amministrazione non sa gestire situazioni complesse», accusa l’ex sindaco Piero Fassino. E il capogruppo del Pd Stefano Lo Russo: «La politica cittadina è completamente sparita dai processi di governo del territorio, e questi sono i risultati».

 

 

La mossa di ieri serve ad Appendino per recuperare quel ruolo. Non è un caso che, prima delle sue parole, dal Movimento 5 Stelle sia partito un attacco frontale contro il Questore: «La legalità deve essere rispettata sempre e da tutti, ma la repressione che abbiamo visto non può che rendere doverosa una profonda riflessione sull’attuale gestione dell’ordine pubblico in città».

 

A quel punto il silenzio della sindaca non era più sostenibile. Sarebbe suonato come una presa di distanze dal suo partito. Il quale, a sua volta – come Appendino – si trova in una strettoia. Il movimento diventato istituzione fatica a gestire le sue anime di lotta e di governo. Da mesi è sotto perenne schiaffo da parte delle realtà antagoniste con cui spesso ha flirtato. Illuminante la riflessione di uno degli storici leader di Askatasuna, da vent’anni il centro sociale più rappresentativo di Torino: «Per la politica abbiamo fatto pure troppo. Adesso basta». Messaggio velenoso che spiega il cambio di clima e anche la svolta dei Cinquestelle.

 

Non è un mistero che le realtà antagoniste abbiano guardato con favore alla cavalcata dei grillini, immaginando di trovare una sponda istituzionale alle battaglie che da anni realtà come Askatasuna portano avanti: la lotta contro la Tav e quella contro gli sfratti, entrambe condivise dall’anima militante dei Cinquestelle. Dopo un anno i canali si sono, se non chiusi, ristretti. E la tensione è salita, di pari passo con il rafforzarsi del profilo istituzionale di Appendino, il suo asse con prefetto e questore culminato nel serrate i ranghi dopo piazza San Carlo.

Questo spiega perché il blitz in piazza Santa Giulia venga da tutti associato all’ordinanza antivetro del Comune. E perché il Movimento 5 Stelle si sia precipitato a smentire questa correlazione, separando i destini della sua sindaca da quelli della Questura. Un’operazione che Appendino non si è sentita di avallare pubblicamente. Ma che è nei fatti.

LA STAMPA

 

Rating 3.00 out of 5

No Comments so far.

Leave a Reply

Marquee Powered By Know How Media.