Londra, attacco a Finsbury Park: colpito luogo simbolo della jihad inglese

di GIANLUCA DI FEO

Un furgone lanciato sui pedoni poco dopo la mezzanotte, nella zona della moschea di Finsbury Park: un luogo simbolico, cuore di uno dei quartieri dove la presenza musulmana è più forte. E che è andato a colpire poco prima della mezzanotte di domenica, mentre nelle strade molti stavano celebrando i riti del ramadan, quando il divieto di mangiare viene interrotto solo dopo il tramonto con banchetti notturni. Sono elementi che spingono alla massima cautela nelle valutazioni dell’attacco che è tornato ancora a terrorizzare Londra.

L’attacco è scattato nei pressi della moschea di Finsbury Park che dal 1994 in poi è stata il nido dello jihadismo britannico. Un centro di preghiera gestito da imam radicali, che hanno arruolato giovani con il passaporto inglese per combattere contro i serbi in Bosnia e poi per raggiungere i campi d’addestramento qaedisti in Afghanistan. Lì si incontravano figure di primo piano, come Richard Reis, che nel dicembre 2001 tentò di far saltare in aria un Boeing con l’esplosivo nascosto nelle scarpe, o Zacharias Mossaui, arrestato per aver fatto parto del commando che portò a termine l’attentato contro le Torri Gemelle. Ma soprattutto lì pronunciava i suoi sermoni d’odio Abu Hamza, il predicatore poi arrestato ed estradato negli Stati Uniti, ritenuto un punto di riferimento per tutti i network fondamentalisti europei, da Parigi a Berlino.

Nel 2003 il centro religioso venne chiuso dopo l’intervento della polizia, poi dopo due anni ne è stata permessa la riapertura con la gestione affidata a imam moderati, aderenti al piano di dialogo con le istituzioni creato dal governo britannico. Ma nell’immaginario collettivo quella moschea e quel quartiere sono rimasti simbolo della diffusione di un credo radicale che spinge verso la guerra santa, una fama che spesso è ritornata nelle citazioni dei nazionalisti xenofobi.

Per questo è estremamente difficile sulla base dei primi elementi formulare un’ipotesi sulla matrice dell’aggressione. Da una parte, le scene della cattura del sospetto fanno pensare alla possibilita’ di una ritorsione razzista contro i musulmani, condotta da uno squilibrato o dal militante di una formazione di estrema destra. Dall’altro però non si possono dimenticare gli appelli ossessivi da parte dello Stato Islamico e di Al Qaeda a trasformare questo ramadan in una celebrazione di sangue, colpendo “gli infedeli” ovunque e con qualunque mezzo: quello che è già accaduto nelle scorse settimane proprio a Londra e a Manchester.

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