La paura svuota i grandi musei. Con gli attentati persi milioni di turisti

leonardo martinelli
parigi

Come niente fosse, oggi il Louvre riaprirà i battenti. Il museo più visitato del mondo (oltre 7,3 milioni hanno pagato il biglietto l’anno scorso, per il 75% stranieri) vuole far dimenticare che ieri qui accanto, all’imbocco della galleria commerciale del Carrousel, c’è stato un attentato a colpi di machete. Ieri la sindaca di Parigi Anne Hidalgo si è subito precipitata sul posto per elogiare davanti alle telecamere «il professionismo dei militari», che hanno subito reagito «in un contesto di minaccia terroristica che pesa su tutto il mondo». La parola d’ordine è evitare la “mediatizzazione” estrema dei precedenti attentati, non dare l’impressione che a Parigi sia peggio che altrove. Basterà?

 Mark Watkins, presidente di Coach Omnium, in città uno dei più affermati consulenti del settore turistico, non ne è completamente convinto. «Le immagini del Louvre bloccato e pieno di poliziotti d’assalto sono già state diffuse in tutto il mondo – sottolinea – e questo museo è un luogo simbolico di Parigi. Ci saranno inevitabilmente degli effetti negativi, ma non tanto sulla clientela francese, che si è dimostrata abbastanza indifferente all’effetto terrorismo e ha continuato a visitare la città. I problemi maggiori riguardano le clientele straniere che più sono sensibili al tema della sicurezza, come i cittadini statunitensi, i cinesi e i giapponesi». Sono pure quelli che più spendono in città.

Ritorniamo al Louvre. Quegli oltre 7,3 milioni di visitatori del 2016 sono tantissimi, ma è una cifra in calo del 15% rispetto all’anno precedente. E dall’attentato di Charlie Hebdo, agli inizi del gennaio 2015, in due anni il Louvre ha perso due milioni di visitatori. «Probabilmente l’ultimo attacco avrà meno riflessi sui turisti dei Paesi più vicini, la Germania, ma credo anche l’Italia», continua Watkins. Che con un briciolo di rammarico aggiunge: «Peccato, comunque, perché da due mesi e mezzo le cose per il turismo a Parigi andavano meglio. Sembrava davvero che la tendenza negativa innescata dagli attentati del 2015 si stesse invertendo». Véronique Potelet, dell’ufficio turistico, ricorda che «nel gennaio-novembre 2016 il numero di notti trascorse in albergo in tutto l’agglomerato parigino è calato del 6% su base annua, ma gli albergatori ci dicevano che da dicembre si registrava un aumento».

 

Al Louvre (dove i giapponesi l’anno scorso sono calati del 61%, i cinesi del 31% e i turisti Usa del 18%), l’inversione di tendenza positiva si era già vista in novembre. Mentre al museo d’Orsay (nel 2016 tre milioni di visitatori, -13%) è arrivata più tardi, in gennaio. Intanto, l’altro grande polo museale della città, il Centro Pompidou, ha chiuso l’anno scorso con un balzo in avanti del 9%, così da raggiungere quota 3,3 milioni, grazie al successo della mostra su René Magritte, ma pure al fatto che i francesi rappresentano ancora la maggioranza della frequentazione. Il calo del Louvre è superiore a quello delle presenze turistiche in generale, come se da parte di certi stranieri ci fosse la tentazione a evitare un luogo simbolo della Parigi di sempre, forse proprio per la paura di un attentato. Il Louvre tanto spera (o almeno, sperava) dalla mostra dei dipinti di Vermeer che sarà inaugurata il 22 febbraio. No, quest’ultimo attentato non ci voleva proprio.

LA STAMPA

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