Archive for Novembre, 2021

Spinta alla terza dose, ecco il piano di Figliuolo. La corsa delle aziende ad aggiornare i vaccini

martedì, Novembre 30th, 2021

di Cristina Marrone e Fabio Savelli

Alcune regioni faticano a ripristinare la rete vaccinale. Dal 1 al 12 dicembre la media di 400mila inoculazioni. Paul Burton, capo dei ricercatori di Moderna ha dichiarato che l’azienda sarà in grado di produrre il nuovo vaccino entro l’inizio del 2022

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Nuovi obiettivi. Più vincolanti e stringenti. Perché alcune regioni faticano a ripristinare la rete vaccinale estiva dopo averla parzialmente smontata. È soprattutto un invito, registrano fonti, a richiamare il personale sanitario nei punti di somministrazione per dare un’accelerazione a questa nuova fase della campagna vaccinale tra dosi booster e prime punture per gli ultimi recalcitranti al vaccino. Ci sono alcune regioni che viaggiano a scartamento ridotto. Per questo la struttura commissariale, guidata dal generale Francesco Figliuolo, ritiene utile vincolarle a target più ambiziosi. Nelle prossime due settimane — tra il 1 e il 12 dicembre — il commissario vuole viaggiare ad una velocità di circa 400mila inoculazioni al giorno in una forchetta che, a seconda dei giorni feriali o meno, dovrà oscillare tra le 350mila e le 450mila. Si tratta di valori in linea con lo scorso mese di aprile poi superati a maggio. Al momento siamo lontani. Il giorno di picco delle dosi booster è stato venerdì 26 novembre con 347.424 punture. Ancora poco, vista la necessità di coprire oltre 16 milioni di over 60 e assicurare il più possibile alla campagna molti dei 7 milioni di non vaccinati, incentivati ora dai vincoli alle attività sociali imposti dal 6 dicembre dal super Green Pass.

Le più in ritardo sono Sicilia, Calabria e Friuli Venezia Giulia, che hanno coperto appena un terzo di tutti i destinatari. Vanno molto meglio il Molise (75%), il Piemonte (63,2%), l’Umbria (60,6%), la Toscana (60,1%) e il Lazio (58,5%). In valori assoluti la Lombardia è avanti a tutti: ha già inoculato 954mila richiami. Il completamento del ciclo vaccinale è diventato urgente anche per uno scenario epidemiologico più complesso e un’efficacia che comincia a declinare in tutte le fasce d’età. I vaccini non mancano anche in virtù del fatto che i richiami hanno un dosaggio ridotto: un terzo quella di Pfizer, la metà quella di Moderna. Ci sono 6 milioni nei frigoriferi di hub e ospedali, 2 milioni di riserva centrale, altre 8 milioni in arrivo entro fine anno. Un numero sufficiente anche per avviare le inoculazioni di chi tra i 40 e i 59 anni si sta prenotando. Patrizia Popoli, presidente della Commissione tecnico-scientifica dell’Aifa ha chiarito ieri che «si arriverà progressivamente a proporre la terza dose a tutti coloro che abbiano completato il ciclo vaccinale da 5 mesi. I bambini sopra i 12 anni verosimilmente subito dopo le altre fasce d’età».

Nel mentre le case farmaceutiche sono al lavoro per aggiornare i vaccini contro Omicron, se dovesse emergere che la variante sfugga alla protezione offerta dai farmaci in uso. Pfizer-BioNTech e Moderna sono avvantaggiate perché producono vaccini a mRNA, una tecnologia che consente una rapida modifica. Paul Burton, capo dei ricercatori di Moderna ha dichiarato che l’azienda sarà in grado di produrre il nuovo vaccino su larga scala entro l’inizio del 2022: «È un virus dall’aspetto pericoloso ma abbiamo molti strumenti nel nostro armamentario per combatterlo». Anche Pfizer-BioNTech stanno già lavorando a un vaccino ah hoc capace di intercettare le varianti, Omicron compresa. Le due società hanno dichiarato di poter «adattare» l’attuale farmaco entro sei settimane e spedire i lotti iniziali entro 100 giorni. Proprio la distribuzione sarà un nodo importante da sciogliere per non rallentare la campagna vaccinale mondiale. Sono in realtà mesi che le case farmaceutiche sono impegnate in prove generali. Pfizer-BioNTech hanno portato avanti ricerche esercitandosi su varianti di Sars-CoV-2 come Beta e Delta; hanno testato con studi clinici vaccini aggiornati e messo a punto flussi di lavoro per essere pronte a muoversi velocemente se e quando dovesse emergere una nuova variante «immune escape».

Le due società ad agosto hanno iniziato la sperimentazione di un vaccino multivalente contro Alfa e Delta. I test non sono stati svolti perché si riteneva fossero necessari nuovi vaccini per contrastare quei ceppi, ma per testare tutti i passaggi necessari ed essere pronti in caso di necessità. La stessa cosa ha fatto Moderna che ha lavorato su Beta e Delta e su un richiamo con dose rafforzata con lo scopo di rodare il percorso. Per determinare l’efficacia dei prodotti, in alternativa agli studi randomizzati, le case farmaceutiche stanno lavorando a ricerche sull’immugenicità che misura le risposte immunitarie innescate dai vaccini contro le varianti (aumento dei livelli di anticorpi o cellule B) a confronto con i vaccini di prima generazione. E in questo caso i tempi si accorciano ancora di più.

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Chi gioca a perdere

lunedì, Novembre 29th, 2021
Letta / Conte / Salvini /
Letta / Conte / Salvini / Meloni

Serpeggia tra i leader una voglia di elezioni anticipate che non nasce, per assurdo, dall’ambizione di vincere e di governare, ma dalla più mediocre speranza di cadere in piedi. Nessuno ha la vittoria in tasca, nemmeno il centrodestra che sta avanti di 3-4 punti negli ultimi sondaggi ma dopo le Comunali ha smarrito un po’ delle sue certezze. Però tutti – ecco la novità – potrebbero accontentarsi di una sconfitta e, in qualche caso limite, addirittura desiderarla per motivi che pubblicamente non si possono confessare. Ad esempio, per evitare una batosta ancora più pesante se tornassimo alle urne tra un anno e mezzo; oppure per eleggere in Parlamento i propri amichetti senza farli attendere fino al 2023; o al limite per far fuori i rompiscatole interni. Vediamo situazione per situazione.

Iniziamo da Matteo Salvini. Al Capitano votare subito conviene, comunque vada e perfino nel peggiore dei modi. Se il centrodestra dovesse farcela, lui potrebbe sperare nel contro-sorpasso della Lega sui Fratelli d’Italia che, sulla carta, è ancora plausibile; ma se Palazzo Chigi dovesse sfuggirgli, e la guida del governo toccasse a Giorgia Meloni, lui tornerebbe a fare il ministro, magari di nuovo all’Interno (in fondo non vede l’ora). Perfino nel caso di sconfitta elettorale Salvini avrebbe un grosso vantaggio, anzi due. Frenerebbe il declino del suo partito che, continuando di questo passo, tra un anno verrebbe a trovarsi intorno al 10 per cento dal 18 che vale oggi e dal 34 delle scorse elezioni europee. “Salvare il salvabile” è la nuova parola d’ordine salviniana. Inoltre Matteo farebbe un bel repulisti, regolerebbe i conti con chi dentro il partito ha osato sfidarlo purgando le liste dagli amici di Giancarlo Giorgetti oppure relegandoli in coda cosicché, nel caso di sconfitta, sarebbero i primi a venire trombati.

Anche per Giorgia Meloni votare sarebbe un “win-win”. Nella migliore delle ipotesi diventerebbe la prima donna premier nella storia d’Italia; o in alternativa la prima a guidare l’opposizione che, in fondo, sembra più consono alla sua vera natura, alla sua indole protestataria. Ma perfino se restasse dietro a Salvini, Giorgia triplicherebbe i voti a confronto del 2018, idem la rappresentanza parlamentare. Sarebbe comunque un trionfo. A una sconfitta del genere chiunque metterebbe la firma. Scontato che la “ducetta” non veda l’ora.

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La scienziata che ha scoperto Omicron: “Dà sintomi lievi, non allarmatevi”

lunedì, Novembre 29th, 2021

Angelique Coetzee a Repubblica: “Le reazioni internazionali contro il Sudafrica sono esagerate”

Angelique Coetzee, presidente della Associazione dei medici del Sudafrica in una foto presa dalla pagina...
Angelique Coetzee, presidente della Associazione dei medici del Sudafrica in una foto presa dalla pagina New SA Medical Association Namibia. ANSA/medbriefnamibia EDITORIAL USE ONLY NO SALES

“Da circa otto settimane non avevamo pazienti Covid. A metà novembre è arrivato un uomo di 33 anni. Presentava dei sintomi lievi ma diversi da tutti quelli che avevo visto fino ad allora. Ho deciso di fare il test perché comunque ci trovavamo davanti a un’infezione virale. Al quarto membro della sua famiglia risultato positivo, con gli stessi sintomi leggeri, mi si è accesa una lampadina”. La Repubblica intervista la dottoressa Angelique Coetzee, presidente della Associazione dei medici del Sudafrica, la scienziata che ha scoperto la variante Omicron che sta spaventando il mondo.

Sintomi come “stanchezza, mal di testa, prurito in gola, leggero raffreddore” riscontrati nel paziente e nei suoi familiari “non coincidevano con quelli della Delta che avevamo visto fino a dieci settimane prima”, spiega Coetzee, che rassicura però sul fatto che “finora nessun paziente affetto da Omicron è stato ricoverato. Non abbiamo mai riscontrato effetti gravi. La cosa interessante è che i pazienti con forti dolori alla gola sono poi risultati tutti negativi”. Non solo, ma “i sintomi sono molto lievi e sono uguali per entrambi, vaccinati e non”. E anche il grado di contagiosità ”è più o meno simile a quello della variante Delta. Non di più e non troppo severo”.

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Antonio Socci, “i compagni si rassegnino”. Quirinale, perché Draghi sconvolgerà i loro piani

lunedì, Novembre 29th, 2021

L’elezione del nuovo presidente della Repubblica è un appuntamento che – nelle cronache dei giornali – sembra un gioco a nascondino o un banale Risiko (per qualcuno un “rosico”). I partiti non sanno dove sbattere la testa. In questa nebbia fitta di chiacchiere però ha fatto irruzione finalmente un pensiero, una riflessione geopolitica che fa capire almeno la vera posta in gioco nella partita del Colle. Il piccolo e denso libro di Giulio Sapelli e Lodovico Festa – «due sovranisti molto chic» li ha definiti Giuliano Ferrara – ha un titolo perentorio: «Draghi o il caos. La grande disgregazione: l’Italia ha una via d’uscita?» (Guerini e Associati). Il pamphlet ha dietro l’erudizione storica, politica ed economica di Sapelli, nella prima parte, per sfociare poi nella brillante analisi dell’oggi (e qui si sente di più la prosa giornalistica di Festa). Riprendo, dalle loro pagine, alcuni flash perché aiutano a inquadrare i termini del problema. Cominciamo dal primo, ovvero Mario Draghi che – secondo loro – fu «nominato grazie agli Stati Uniti al vertice della Bce».

Perché quella scelta? «Nella contesa globale di potenza» scrivono i due autori «quella americana è una forma di capitalismo differente da quella “renana”, franco-tedesca, attribuendo da sempre un ruolo ben diverso alla deflazione e al debito pubblico. E proprio per questo motivo richiede anche forze intellettuali in grado di contestare il verbo tedesco, austero e filocinese». Dunque «l’originalità e la forza di Draghi rispetto alla retorica europeista imperante» scrivono Sapelli e Festa «risiede nel fatto che ha rappresentato la versione americana e non tedesca di tale capitalismo, come prova il suo ruolo – sempre contestato dalla Bundesbank -nella Bce e la lotta che ha condotto per anni contro l’austerità stupida che ancora oggi sta distruggendo l’Europa… e il suo intervento riparatore a Francoforte, intervento che gli ha conferito quella speciale autorevolezza che ora pone al servizio dell’Italia». Veniamo agli altri elementi del titolo: il caos e la «grande disgregazione». Sono un’amara descrizione della situazione dell’Italia, sprofondata in una crisi economica ventennale (che è anche crisi politica, crisi di identità e crisi demografica), ora aggravata dal ciclone del Covid, nonché da una delegittimazione sempre più preoccupante delle istituzioni, dei partiti e del tessuto democratico. Se è stato decisivo che un tecnico come Draghi, uomo delle istituzioni, assumesse quest’ anno in prima persona la guida di un governo di unità nazionale, per affrontare l’emergenza più drammatica, è anche vero – secondo Sapelli e Festa – che ora la politica deve riprendere il suo ruolo di governo.

PROFILO IDEALE –  Mentre il profilo di Draghi è perfetto per l’istituzione massima dello Stato: la presidenza della repubblica. Perché «quel che serve alla nostra nazione» argomentano i due autori «è un periodo di garanzia dall’alto che protegga la nostra vita politica e aiuti a far crescere partiti radicati sul territorio dove tra storia, famiglia e piccola impresa si esprime la nostra principale “forza”». Per chiarire il prezioso ruolo che Draghi può svolgere dal Quirinale i due autori ricordano «due “tecnici” senza l’azione dei quali non avremmo avuto lo sviluppo capitalistico nazionale che impetuosamente si è realizzato negli anni Cinquanta per poi consolidarsi fino alla fine degli anni Ottanta. Senza un “tecnico” come Alberto Beneduce, la sua Iri, il salvataggio della Commerciale da lui reso possibile non ci sarebbe stato neanche un “tecnico” come Raffaele Mattioli che poi tra Mediobanca ed Eni, collaborando con i governi Dc e dialogando con i comunisti, è stato tra gli uomini decisivi per porre le basi del miracolo economico post Seconda guerra mondiale. In questo senso la perfetta potenza di un supertecnico» concludono Sapelli e Festa «si manifesta non quando sostituisce il potere politico ma quando con la massima influenza possibile, si affianca al potere politico e lo indirizza verso lo sviluppo».

La logica del libro è ferrea: «Se la nostra analisi sullo stato disperato in cui versano le istituzioni italiane è fondata, se si ritiene che la ricostruzione della disgregazione italiana, precipitata del decennio 2010-2020, sia corretta… allora quella che abbiamo definito “la chance” Draghi per salvare la Repubblica, va giocata nella partita del Quirinale con il massimo della consapevolezza». A rinforzo di questa tesi Sapelli e Festa sottolineano che «il caos italiano» è determinato da due fattori: «Una carenza di credibilità internazionale accentuata dalle mosse franco-tedesche tese a semplificare così la loro egemonia sulla governance europea, e una parallela e gravissima rottura tra società e istituzioni italiane».

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L’eroe e il disertore

lunedì, Novembre 29th, 2021

Augusto Minzolini

A vedere i dati dei contagi che aumentano, le nuove varianti che incutono paura, i mercati che precipitano per il virus e tutto quello che resta da fare per rimettere in piedi l’economia quando siamo ancora sotto le bombe della pandemia, la questione in un Paese normale neppure si porrebbe. Invece, a sentire i bene informati, l’argomento di un trasloco di Mario Draghi da Palazzo Chigi al Quirinale è ancora all’ordine del giorno. Per Matteo Renzi addirittura più di un leader di partito ci sta pensando su, ben sapendo che un cambio del genere si porterebbe dietro le elezioni anticipate a giugno.

Motivo per cui una riflessione sul tema andrebbe fatta, partendo innanzitutto dalla natura di questo governo, cioè un esecutivo di emergenza, come quelli che hanno gestito la ricostruzione nel dopoguerra, nato dall’impegno di una larga maggioranza con dentro forze antagoniste, per alcuni versi inconciliabili, che si sono sacrificate sull’altare della responsabilità (basta guardare i sondaggi dei partiti populisti, Lega e 5stelle, che hanno deciso di farne parte).

Appunto, la parola chiave è responsabilità. Una parola che mal si concilierebbe con l’immagine di un premier che, sia pure per ambizioni più che legittime, lasciasse il lavoro a metà. Ed è inutile che Draghi ripeta che la situazione è sotto controllo se continua a chiedere responsabilità agli italiani, perché la responsabilità o è di tutti, o è di nessuno. Tanto più che la «variante» Quirinale negli ultimi tempi, con tutto il rispetto, ha già reso meno performante l’azione di governo: là dove forse sarebbe stata necessaria una dose in più di decisionismo (vedi sulla manovra o sul fisco, per parlare degli ultimi capitoli), il premier per non avere problemi in Parlamento si è adagiato sul compromesso.

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Greta Beccaglia, la giornalista molestata in diretta tv dopo Empoli-Fiorentina: «Mi sono sentita come un oggetto su cui sfogare la rabbia»

lunedì, Novembre 29th, 2021
Elisa Messina

«Mi sono sentita oltraggiata, violata. Per quella persona ero come un palo da prendere a calci per sfogare la propria rabbia. Non erano tifosi, erano carnefici». Greta Beccaglia, 27 anni, giornalista sportiva di Toscana Tv, agli apprezzamenti fuori dallo stadio purtroppo c’era abituata. Stavolta però è andata peggio: mentre era collegata in diretta tv fuori dallo stadio alla fine della partita Empoli-Fiorentina, un tifoso passa e le dà un grosso schiaffo sul sedere. Passano altri due e le rivolgono frasi oscene. Il video di quei secondi tremendi in rete è dappertutto ed è uno di quegli episodi disgustosi che speri archiviati per sempre nella società attuale. E invece. «Ma vuole sapere la dinamica precisa? – spiega Greta – Prima si è sputato sulla mano e poi mi ha dato uno schiaffo sul sedere, forte, violento, che ha fatto male anche fisicamente». Sul caso è intervenuta anche la presidente del Senato Elisabetta Casellati che ha espresso solidarietà a Baccaglia e si è augurata che «quelle inaccettabili molestie in diretta tv siano perseguite senza esitazioni».

A settembre ci siamo indignati per i cori sessisti allo stadio Marassi di Genova rivolti alla ragazza che falciava il prato prima della partita. Anche lei, Greta, stava facendo il suo lavoro quando è stata aggredita
«Per questo voglio parlare a voce alta e ripetere più che posso che quello che ho subito non deve capitare più a nessuno. Quello che mi è successo a telecamere accese succede, purtroppo, a tante ragazze in circostanze diverse. E che magari non riescono a reagire. Io, nonostante tutto, sono fortunata. Posso far arrivare forte il messaggio per tutte le altre e voglio farlo».

Subito dopo la prima aggressione è rimasta interdetta ma è riuscita a reagire persino educatamente, ha detto: «No, non puoi fare questo, mi dispiace»
«Ero sconvolta. Ma cercavo di mantenere un atteggiamento professionale per rispetto nei confronti dei telespettatori, sono fatta così».

Rispetto che nei suoi confronti non c’è stato. Anche dopo quello schiaffo: non aveva ancora finito di parlare che altri due passano le rivolgono apprezzamenti osceni. Tutto in diretta.
«Sono stato due minuti e mezzo di collegamento tremendi: dopo gli insulti c’è stato un altro uomo incappucciato che mi è venuto addosso e mi ha toccato nelle parti intime. Non è ammissibile che capiti una cosa del genere proprio nel giorno in cui la serie A scende in campo con il segno rosso sul volto per sensibilizzare sulla violenza alle donne. Sembra un assurdo».

Una vera escalation di aggressioni e di molestie in una manciata di secondi.
«Tutti urlavano e io mi sentivo impotente. Mi ha sconvolto lo sguardo di quei tifosi, erano feroci, da carnefici. I tifosi non sono così, non dovrebbero essere così. Ma sa cosa mi ha ferito anche? Che nessuno intorno a me ha detto niente. Tutti vedevano, ma nessuno faceva o diceva niente.

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Sovranismi: farfalle & virus Perché un muro non ci salverà

lunedì, Novembre 29th, 2021

di   Antonio Polito |

Può il batter d’ali di una farfalla in Brasile provocare un tornado in Texas?». È il celebre titolo di una conferenza tenuta dal matematico Edward Lorenz negli anni ‘70. Se avessimo tutti studiato la teoria del caos, come il nostro premio Nobel per la fisica Giorgio Parisi, sapremmo rispondere di sì, e spiegare anche il perché. Ma se invece fossimo degli ignoranti che a scuola hanno studiato solo le guerre puniche,
potremmo aiutarci con un’antica filastrocca popolare inglese che dice praticamente
la stessa cosa.

Dice la filastrocca: «Per colpa di un chiodo si perse lo zoccolo/ Per colpa di uno zoccolo si perse il cavallo/ Per colpa di un cavallo si perse il cavaliere/ Per colpa di un cavaliere si perse la battaglia/ Per colpa di una battaglia si perse il regno/ Tutto per colpa di un chiodo!». Se vogliamo esercitare la nostra mente a comprendere un concetto che non è sempre intuitivo, ovvero l’interdipendenza di tutti i fenomeni fisici, dal più piccolo al più grande, potremmo anche pensare alla variante sudafricana del Covid. Mentre infatti noi discutevamo accanitamente su grandi questioni di principi, tipo se esentare dal «super green pass» le regioni in zona bianca o se richiedere il tampone su bus e metrò, qualche minuscolo errore di copiatura nel Dna del virus, avvenuto probabilmente nel sud dell’Africa, ha dato vita a una variante che può cambiare la nostra vita (speriamo di no) ben oltre i dilemmi nella maggioranza di governo dell’Italia.

D’altra parte, a sua volta, quella variazione genetica si è prodotta mentre l’Unione Europea resisteva alla sospensione temporanea dei brevetti dei vaccini anti-Covid, chiesta da cento paesi di tutto il mondo per accelerare la campagna vaccinale là dove è rimasta indietro (gli africani hanno ricevuto finora solo il 3% delle dosi distribuite globalmente, e gli immunizzati sono il 7% del totale, contro il 57% degli europei).

Più vasto è il popolo dei non vaccinati in cui può circolare e riprodursi il virus, maggiore è la probabilità che nascano nuove varianti come l’ultima arrivata, la B.1.1.529, ribattezzata «Omicron». Dunque, se gli europei non si mettono in testa che devono aiutare gli africani e i paesi più poveri, danneggiano anche se stessi; rischiando di buttare a mare tutto il lavoro fin qui fatto e ricominciare daccapo, perché nel frattempo una variante nuova e contagiosa è riuscita a fare il giro del mondo. Un chiodo perso a Bruxelles, insomma, può costarci il regno. O, se preferite, il battito d’ali di una farfalla in Sudafrica può scatenare un tornado a Berlino.

Se il virus non vi piace, come esempio, possiamo prendere i migranti. Ciò che sta accadendo nel Canale della Manica dovrebbe essere una lezione definitiva, se solo sapessimo guardare. Nel tratto di mare che separa due tra le più antiche e civili nazioni della storia, l’Inghilterra e la Francia, si depositano sul fondo a decine i cadaveri dei clandestini, travolti dal mare di novembre insieme ai loro gommoni. Il Regno Unito, che si è separato dall’Unione Europea proprio per chiudere le frontiere all’immigrazione, sta subendo il contrappasso di un’ondata di migranti senza precedenti (25mila nel 2021). L’Europa, che pretende da Tripoli il pattugliamento delle sue coste per impedire la partenza dei barconi, si comporta come una gigantesca Libia scaricando esseri umani in mare, direzione Dover.

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La lezione dimenticata della Polio

lunedì, Novembre 29th, 2021

di Giuseppe Remuzzi

La scoperta del vaccino negli anni 50 fu accolta dall’entusiasmo di tutti. Soprattutto dei genitori

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«Perché poliomielite sì e Covid-19 no?». Se lo chiede in questi giorni, in un bellissimo articolo pubblicato sul Washington Post, Ashish Jha che è rettore della Brown University School of Public Health. Il virus della poliomielite circolava in forma endemica da millenni. Le prime epidemie importanti si sono registrate in Europa fin dagli inizi del 1900, subito dopo il virus ha fatto la sua comparsa negli Stati Uniti e ha raggiunto il suo picco negli anni ’40 e ’50: in quel periodo la malattia paralizzava o uccideva più di mezzo milione di persone nel mondo ogni anno.

La popolazione era in preda al panico: i genitori temevano per i loro bambini, il virus immobilizzava i muscoli e c’era l’incubo del «polmone d’acciaio», una macchina dentro la quale bambini, e qualche volta adulti, venivano rinchiusi: fuori solo capo e collo, era la macchina che respirava per loro e avrebbe continuato a farlo per il resto della vita.

Ma per il virus della poliomielite, come per quello del Covid, non è che tutti quelli che si infettavano dovessero per forza ammalarsi, i tre quarti non avevano sintomi e la gran parte degli altri aveva disturbi trascurabili, simili all’influenza, che guarivano da soli nel giro di pochi giorni. Solo lo 0,1 per cento di quelli che si infettavano sviluppava complicazioni.

Adesso, a tanti anni di distanza, a quali conclusioni ci porta il confronto tra la poliomielite e il Covid-19?

I bambini sono meno suscettibili degli adulti al coronavirus, questo lo sanno tutti ed è la ragione per cui non li si vorrebbe vaccinare, ma a pensarci bene era un po’ così anche per la polio: è vero che colpiva specialmente i piccoli, ma si andava incontro a un decorso più grave quando la malattia si manifestava in età adulta. In ogni caso, nonostante solo una piccola parte di coloro che contraevano l’infezione si ammalasse gravemente di polio o morisse — la più grave epidemia di polio ha colpito gli Stati Uniti nel 1952 causando oltre 21 mila casi e tremila vittime — tutti accolsero con entusiasmo il vaccino messo a punto da Jonas Salk.

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Variante Omicron, i sintomi sono più gravi? Quanto sono protetti i vaccinati? Domande e risposte

lunedì, Novembre 29th, 2021

di Laura Cuppini

Cosa sappiamo sulla nuova variante del Covid, la Omicron: secondo gli esperti, è probabile che lo scudo offerto dai vaccini contro le forme di malattia grave resti comunque alto

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(Afp)

Il «paziente zero» italiano di Omicron aveva già ricevuto due dosi al momento dell’infezione in Sudafrica. Dobbiamo temere che la nuova variante sfugga ai vaccini?
Serviranno alcune settimane per poter rispondere a questa domanda, ma le aziende che producono vaccini a mRna sono già al lavoro su un preparato specificamente diretto contro Omicron che potrebbe essere pronto — secondo Pfizer — in «cento giorni». La possibilità che il ceppo «buchi» la protezione offerta dagli attuali vaccini è però ritenuta remota dagli esperti. «È più probabile che il virus sfugga parzialmente alla difesa immunitaria, come già accaduto nell’infezione da Delta in cui l’efficacia dei vaccini è scesa rispetto alle varianti precedenti, ma la difesa dalla malattia grave è rimasta alta — spiega Sergio Abrignani, professore ordinario di Immunologia all’Università Statale di Milano e direttore dell’Istituto nazionale di genetica molecolare «Romeo ed Enrica Invernizzi» —. Nel caso di Omicron è possibile un ulteriore calo della protezione dall’infezione, ma ancora una buona difesa dalla malattia severa».

Il nuovo ceppo presenta 32 mutazioni nella Spike: è preoccupante?
Non è detto che tutte le mutazioni siano «negative», ovvero che rendano il virus più trasmissibile o patogenico. Omicron ha alcune caratteristiche comuni alle varianti Beta e Gamma (quelle ritenute più «pericolose»), ma per capire la capacità degli attuali vaccini di proteggere dall’infezione e dalla malattia sono necessari ulteriori dati sull’effetto protettivo degli anticorpi e dei linfociti T. «Gli anticorpi neutralizzanti inibiscono l’infezione impedendo l’ingresso del virus nelle cellule, mentre per la protezione dalla malattia servono anche i linfociti T, che uccidono le cellule già infettate — chiarisce Abrignani —: gli anticorpi neutralizzanti riconoscono per lo più la regione molto mutata della Spike che si lega alle cellule umane, i linfociti T colpiscono invece regioni del virus che non hanno alcuna funzione d’interazione con le cellule umane e che sono rimaste ben conservate rispetto alle varianti precedenti».

La terza dose di vaccino è protettiva, anche se non «perfetta» per Omicron?
Sì, perché rafforza la risposta immunitaria che, come detto, colpisce anche aree del virus immutate rispetto al ceppo originario, quello di Wuhan. Un eventuale vaccino specifico per la spike di Omicron — come quelli annunciati da Pfizer e Moderna — potrebbe essere utilizzato per la quarta dose.

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La partita per il Colle

lunedì, Novembre 29th, 2021

Alessandro Di Matteo, Francesco Olivo

Cosa succederà se Mario Draghi si trasferisse al Quirinale? «Un gran casino». Quella di Carlo Calenda, leader di Azione, oltre che una facile profezia è la premessa per formulare un appello: «Tutti i leader della maggioranza devono andare in processione a chiedere solennemente a Draghi di restare presidente del Consiglio fino al 2023 e possibilmente oltre». L’operazione per far restare Draghi a capo del governo è pienamente in corso e non coinvolge soltanto i politici: «Non possiamo permetterci un’incertezza politica» ha detto il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi. Anche l’allarme per la nuova variante del Covid è un argomento che viene utilizzato per sottolineare l’importanza della continuità dell’azione di governo e, per estensione, della permanenza di Sergio Mattarella al Quirinale. Il primo avviso di giornata, pur con parole di stima, arriva da Silvio Berlusconi, sul quale pende il sospetto di conflitto d’interesse (diverso dal passato), vista l’ambizione quirinalizia del Cavaliere: «Saremo i primi a collaborare lealmente all’attività di questo governo, che deve rimanere in carica per tutto il tempo necessario, fino al 2023, fin quando saremo usciti dall’emergenza – ha detto in una riunione di Forza Italia a Villa Gernetto –. Allora si potrà tornare alla naturale alternanza fra due schieramenti in competizione fra loro». Concetti già esposti in passato, ma che somigliano sempre più a una pressione verso il premier. Luigi Di Maio va oltre: «L’Italia non può permettersi di perdere Mario Draghi – dice alla festa del Foglio a Firenze –. È interesse del Paese che continui a guidare una situazione così difficile. Nel 2022 dovremo affrontare la riforma del patto di stabilità», concludendo con un messaggio (non rivolto a Giuseppe Conte, chiarisce il ministro degli Esteri): «Chi pensa al voto anticipato farà un danno storico al Paese». Anche dai centristi arrivano segnali: «Draghi è, con Mattarella, l’italiano più autorevole che abbiamo oggi – dice Marco Marin, capogruppo di Coraggio Italia –. Sta affrontando l’emergenza economica e sanitaria da vero leader e i risultati sono evidenti». Mara Carfagna lancia una proposta: «Se non dovesse esserci la candidatura di Berlusconi – dice la ministra per il Sud – sarebbe molto bello se davvero si ragionasse su un profilo femminile. Di donne in giro competenti, autorevoli e credibili ne vedo tante». Carfagna, come già Matteo Renzi una settimana fa, teme che il partito del voto sia più largo di quanto appaia in superficie, ognuno avrebbe un interesse, «il Pd per arrivare a gruppi parlamentari più gestibili, Salvini e Meloni per risolvere la loro competizione interna, il M5S per consolidare la nuova leadership». Uno dei diretti interessati, Enrico Letta, sempre dal palco del Foglio, smentisce: «Non vogliamo andare a votare in questo momento di pandemia, vogliamo che il Parlamento possa fare delle cose», anche perché l’ipotesi «Draghi al Quirinale e elezioni anticipate» agita anche gli alleati di Articolo 1 che hanno ufficializzato la partecipazione alle Agorà democratiche. Massimo D’Alema, in un editoriale sul prossimo numero della rivista «Italianieuropei», ha definito «oltre il limite della stravaganza» l’idea di eleggere l’attuale premier al Colle.

Il segretario del Pd non si unisce al coro di quanti chiedono a Draghi di restare dov’è, insistendo che non si debba alimentare il toto-nomi con così tanto anticipo. Ma Letta è anche preoccupato che le manovre per il Quirinale possano destabilizzare il quadro, perché Matteo Salvini ha ribadito che per la Lega è «un sacrificio» stare in questo governo», mentre Matteo Renzi dice esplicitamente che il suo obiettivo è ridisegnare gli schieramenti politici, con la creazione di un polo di centro e mettendo un cuneo tra Pd e M5s. Lo scenario di un capo dello Stato eletto magari senza il consenso dei 5 stelle non piace a Letta e non solo perché un’alleanza con il Movimento di Giuseppe Conte è cruciale in vista delle prossime politiche. Per evitare trappole, ci sarebbe già un’intesa con i 5 stelle per tenere un comportamento comune durante le votazioni per il Colle: Pd e M5s potrebbero uscire dall’aula in caso di candidature non gradite, per evitare il gioco dei franchi tiratori. Ma è da vedere se il patto reggerà di fronte a nomi magari autorevoli ma sgraditi ai grillini.

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