Archive for the ‘Vaticano’ Category

Il Papa pronto a scegliere: come può cambiare la Chiesa italiana

domenica, Maggio 15th, 2022

Francesco Boezi

Sono anni che tra gli addetti ai lavori si parla del successore del cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana. Sa sempre uomo di dialogo e da tempo guida dei vescovi, ora è prossimo alla pensione. E Papa Francesco sembra avere finalmente messo mano al dossier per tracciare la rotta dell’avvenire della Cei.

L’appuntamento è per fine maggio, quando i presuli italiani avranno modo di procedere con una prima indicazione su chi sarà la guida di une delle più importanti “chiese” interne al cattolicesimo. Tuttavia, come abbiamo già avuto modo di spiegare, se è vero che il presidente della Cei viene selezionato attraverso una procedura consultiva, almeno in prima battuta, è vero pure che l’influenza del pontefice rispetto al nome conta parecchio. Anzi, conta più di tutto. Del resto funziona così: i vescovi riuniti propongono al Santo Padre una triade di nomi – la cosiddetta “terna” – e poi il vescovo di Roma individua l’ecclesiastico da nominare. La Chiesa cattolica non è una democrazia, in fondo. E le procedure interne restano ancorate a tradizioni inossidabili.

Dal momento che Jorge Mario Bergoglio, in questi nove anni e più di pontificato, ha dimostrato di saper stupire, risulta difficile avanzare pronostici sul nome che conosceremo – con buone probabilità – entro la prima settimana di giugno. Chi si aspettava, del resto, che per la segreteria per l’Economia, in sostituzione del cardinale George Pell, venisse incaricato il gesuita Juan Antonio Guerrero Alves, che non è nemmeno vescovo? Chi poteva immaginare l’apertura ai laici, come nel caso del Dicastero per la Comunicazione, così come per altri ruoli più o meno apicali della Curia romana?

Esistono troppe incognite per fantasticare sul (prossimo) futuro della Cei. Ma una novità sostanziale, in termini quantomeno di previsioni, c’è. Il Santo Padre, infatti, ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera in cui ha affrontato pure il capitolo della successione del presidente Conferenza episcopale italiana. “Preferisco che sia un cardinale, che sia autorevole”, ha fatto presente il Papa, aggiungendo, con una certa puntualità, la ventilata necessità di un “cambiamento“. Sappiamo quindi che Francesco preferisce un porporato. E sappiamo che, evidentemente, sarà un cardinale italiano. Sono due indizi abbastanza vaghi ma che consentono quantomeno un ragionamento.

La Chiesa cattolica italiana sarà, sempre per volontà del successore di Benedetto XVI, chiamata presto ad un sinodo che la renda più simile alla “Chiesa in uscita” e meno associabile alle logiche curiali e a quel “chiacchiericcio” che il Santo Padre contrasta con scelte concrete e pastorali. L’uomo che prenderà il posto di Bassetti non potrà che essere un ecclesiastico in grado di rappresentare l’indirizzo di un’Ecclesia volta ad uscire da se stessa, per avvicinarsi al popolo dei fedeli. Questa resta l’impronta più tangibile della “teologia del popolo”, che è poi la chiave interpretativa e la guida teorica di ogni passo compiuto da Bergoglio.

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Mosca apre alle parole del Papa: «Importante il dialogo con lui»

mercoledì, Maggio 4th, 2022

di Fabrizio Caccia

Il segnale dell’ambasciatore russo presso la Santa Sede dopo il colloquio di Francesco con il Corriere. L’omogolo ucraino: forte messaggio dal Pontefice

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«Anche io sono un prete, che cosa posso fare? Faccio quello che posso. Se Putin aprisse la porta…». Le parole al Corriere del Papa dolorante, che soffre per il suo ginocchio e per il destino del mondo, hanno toccato molti cuori e aperto forse qualche spiraglio.

Fermare la guerra in Ucraina è il suo pensiero dall’inizio. «Ma io prima devo andare a Mosca, prima devo incontrare Putin», ha detto Francesco al direttore Luciano Fontana.

E la prima risposta è arrivata subito ieri da vicinissimo, via della Conciliazione numero 10, la sede dell’ambasciatore russo in Vaticano, Aleksandr Avdeev, che al cronista Sergey Startsev dell’agenzia di stampa Ria Novosti ha dichiarato: «In qualsiasi situazione internazionale, il dialogo con il Papa è importante per Mosca. E il Pontefice è sempre un gradito, desiderato, interlocutore».

Parole anche affettuose. Insomma, non è arrivato un «niet» né un silenzio assordante da parte di Mosca. Sembra piuttosto una base da cui partire.

Assai più scettico, invece, l’ambasciatore ucraino presso la Santa Sede, Andrii Yurash: «Un messaggio significativo quello del Santo Padre. Peccato però che Putin sia sordo non solo alla nobile richiesta di Bergoglio ma anche alla voce della sua stessa coscienza. Coscienza? Ho citato qualcosa che non esiste…».

«L’intervista del Papa è importante, bella — dice il segretario del Pd, Enrico Letta — e la sua volontà di fare un passo verso la pace e andare a cercare di convincere chi è la causa della guerra credo che sia la scelta giusta. Io mi auguro che ce la faccia!».

Anche il leader della Lega, Matteo Salvini, è rimasto molto colpito dal grido di Francesco: «Ringrazio il Santo Padre non come capo spirituale, ma come capo di Stato — rimarca Salvini — perché sta ragionando lucidamente, saggiamente, prudentemente da capo di Stato».

È critico, invece, il vescovo Dionisio Lachovicz, Esarca Apostolico, riferimento per i cattolici ucraini in Italia: l’annuncio del Papa «ha già scatenato forti reazioni di malumore tra gli ucraini», poiché il Santo Padre sarebbe esposto a «raggiri e strumentalizzazioni» da parte dei russi. Ma Francesco Bonini, rettore della Lumsa ed esperto di diplomazia vaticana, vede già oltre: un incontro a Mosca tra Putin e Bergoglio ma non da soli, «si tratta di aprire un fronte della pace».

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Intervista a Papa Francesco: «Putin non si ferma, voglio incontrarlo a Mosca. Ora non vado a Kiev»

martedì, Maggio 3rd, 2022

di Luciano Fontana

Intervista a Papa Francesco: «Da Putin non abbiamo ancora ricevuto risposta. Zelensky? L’ho chiamato il primo giorno di conflitto, ma ora non è il momento di andare a Kiev. Ho parlato 40 minuti con il patriarca Kirill, gli ho detto: non siamo chierici di Stato. L’Italia sta facendo un buon lavoro, oggi l’intervento al ginocchio»

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Papa Francesco, 85 anni (Vatican Media/LaPresse)

La frase l’ha ripetuta molte volte, in questi giorni. Con garbo e un largo sorriso. Ed è la prima cosa che dice (al colloquio partecipa Fiorenza Sarzanini, vicedirettrice del Corriere) appena entrati nel salotto di Santa Marta: «Scusatemi se non posso alzarmi per salutarvi, i medici mi hanno detto che devo stare seduto per il ginocchio ».

Oggi papa Bergoglio dovrà fare un piccolo intervento, una infiltrazione, per superare un dolore che non gli permette di muoversi, di partecipare nel modo che vorrebbe alle udienze e agli incontri con i fedeli. «Ho un legamento lacerato, farò un intervento con infiltrazioni e si vedrà — racconta —. Da tempo sto così, non riesco a camminare. Una volta i papi andavano con la sedia gestatoria. Ci vuole anche un po’ di dolore, di umiliazione…».

Ma non è questa la preoccupazione principale del Pontefice. Parlare di quello che sta accadendo nel cuore dell’Europa (leggi qui tutti gli aggiornamenti in diretta sulla guerra) gli provoca tormento. «Fermatevi», fermate la guerra è l’appello che ha gridato dal 24 febbraio scorso, quando le armate russe hanno invaso l’Ucraina e morte e distruzioni sono diventate un elemento terribile delle nostre vite di europei. Lo ripete ancora, quell’appello. Con lo sconforto di chi vede che non sta accadendo nulla.

C’è una vena di pessimismo nelle parole con cui Bergoglio ricorda gli sforzi che sta facendo, insieme al segretario di Stato della Santa Sede Pietro Parolin («Davvero un grande diplomatico, nella tradizione di Agostino Casaroli, sa muoversi in quel mondo, io confido molto in lui e mi affido»), per ottenere almeno il cessate il fuoco.

Il Pontefice mette in fila tutti i tentativi e ripete più volte che è pronto ad andare a Mosca. «Il primo giorno di guerra ho chiamato il presidente ucraino Zelensky al telefono — dice papa Francesco — Putin invece non l’ho chiamato. L’avevo sentito a dicembre per il mio compleanno ma questa volta no, non ho chiamato. Ho voluto fare un gesto chiaro che tutto il mondo vedesse e per questo sono andato dall’ambasciatore russo. Ho chiesto che mi spiegassero, gli ho detto “per favore fermatevi”. Poi ho chiesto al cardinale Parolin, dopo venti giorni di guerra, di fare arrivare a Putin il messaggio che io ero disposto ad andare a Mosca. Certo, era necessario che il leader del Cremlino concedesse qualche finestrina. Non abbiamo ancora avuto risposta e stiamo ancora insistendo, anche se temo che Putin non possa e voglia fare questo incontro in questo momento. Ma tanta brutalità come si fa a non fermarla? Venticinque anni fa con il Ruanda abbiamo vissuto la stessa cosa».


La Nato e il Cremlino
La preoccupazione di papa Francesco è che Putin, per il momento, non si fermerà. Tenta anche di ragionare sulle radici di questo comportamento, sulle motivazioni che lo spingono a una guerra così brutale. Forse «l’abbaiare della Nato alla porta della Russia» ha indotto il capo del Cremlino a reagire male e a scatenare il conflitto. «Un’ira che non so dire se sia stata provocata — si interroga —, ma facilitata forse sì».

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Quei tre “no” di Vladimir Putin al Papa per la pace in Ucraina

domenica, Maggio 1st, 2022

Francesco Boezi

Se è vero che dalla Santa Sede insistono per organizzare iniziative in grado di contribuire alla pace in Ucraina, è vero pure che Vladimir Putin non è intenzionato ad assecondare il lavoro diplomatico delle “sacre stanze”.

In queste ore è emerso come papa Francesco abbia, per ben tre volte consecutive, provato a coadiuvare la realizzazione di un corridoio umanitario a Mariupol, una delle città più vessate dal conflitto scatenato dallo “Zar” alle porte d’Europa. Ma Putin non ha prestato ascolto a neppure una delle richieste della Santa Sede.
Come abbiamo già raccontato, Jorge Mario Bergoglio ha tentato anche utilizzando la “sponda” del patriarca ortodossa di Mosca Kirill. L’ecclesiastico è molto vicino al presidente della Federazione russa ma, nonostante questa prossimità che è tanto religiosa quanto ideologica, il coinvolgimento dell’autorità moscovita non è servito. Il Vaticano continua a considerare essenziale il dialogo con tutte le parti in campo: il canale dialettico con la Chiesa ortodossa di Mosca, per quanto le posizioni espresse da Kirill avrebbero potuto far pensare ad un allontanamento, non è mai stato chiuso.

Tra le ipotesi circolanti – come ha ripercorso Il Messaggero – anche quella di far sì che alcuni cittadini di Mariupol, quelli che sono rimasti all’interno delle acciaierie, che sono un obiettivo chiave per le truppe russe, potessero avere il via libera per andarsene e trasferirsi altrove, poi, attraverso delle vere e proprie barche messe a disposizione dal Vaticano. Ma pure questa eventualità non è stata presa in considerazione da Putin.

Molti fattori suggeriscono come la diplomazia della Santa Sede non abbia intenzione di modificare la sua strategia: con ogni probabilità, papa Francesco proverà di nuovo a proporre la costruzione di corridoi umanitari. L’atteggiamento dello “Zar”, d’altro canto, lascia pensare che sia molto difficile che il Vaticano riesca nel suo intento. E questo non dipende, con tutta evidenza, dalla concordia o dalla diversità di vedute con Kirill.

Intanto è tornato a parlare il segretario di Stato Pietro Parolin, che è uno degli alti ecclesiastici che si è speso affinché i cittadini di Mariupol potessero trovare rifugio: “Non si può arrivare alla pace attraverso le armi, al contrario ci si può arrivare solo rinunciando alle armi. Purtroppo, la disponibilità alla risoluzione pacifica dei conflitti è spesso inversamente proporzionale alla forza militare di cui si dispone”, ha detto, così come ripercorso dall’Adnkronos.

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Sulla Via Crucis comprendo gli ucraini ma sbagliano: il Papa fa il Papa, non benedice eserciti

sabato, Aprile 16th, 2022

di  Paolo Griseri

È certamente giustificabile l’irritazione del signor Andrii Yurash, ambasciatore ucraino presso la Santa Sede, per la decisione vaticana di far portare la croce al Colosseo a una donna ucraina e una russa insieme. Nessuno può giudicare il punto di vista di chi viene aggredito senza ragione e si trova i carri armati nel cortile di casa. E non siamo noi, con l’unica esperienza del telecomando e delle guerre combattute dal divano, a poter alzare il ditino contro il povero Yurash. La polemica è invece un’occasione per riflettere sul rapporto tra religione e scelte politiche. Perché non mancano da noi i convertiti dell’ultimo mese, gente che, a destra e a sinistra, tenta di utilizzare Papa Francesco come megafono del piccolo cabotaggio politico.

La posizione dell’ambasciatore è giustificabile ma sbagliata. Abituato alla cultura del mondo ortodosso dove, nei fatti, le chiese sono chiese nazionali (come chiunque può constatare anche nelle nostre città) perché da secoli è venuto meno il ruolo di guida del patriarca di Costantinopoli, non è facile accettare lo scandalo di quella Croce portata da una donna russa e una ucraina. Soprattutto quando il patriarca di Mosca, Kirill, il dialogante Kirill quando era il braccio destro di Alessio II, si trasforma in un agit prop di Putin con motivazioni omofobe. Che cosa doveva fare il Papa? Tornare all’epoca dei cappellani militari, quelli che benedicevano eserciti tra loro contrapposti in nome dello stesso dio? Lo scandalo della Croce è, per chi ci crede, lo scandalo di un dio che, a differenza di altre religioni, non è un dio degli eserciti. È lo scandalo di un dio che si fa uccidere dagli uomini.

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Kiev, schiaffo a Papa Francesco: “Non metta insieme donne russe e ucraine”

mercoledì, Aprile 13th, 2022

L’idea della Santa Sede non è piaciuta all’Ambasciata Ucraina. La decisione vaticana di far trasportare lacroce a una famiglia ucraina insieme a una famiglia russa non è gradita, affatto, a Kiev. La Via Crucis del Venerdì Santo al Colosseo, sarà presieduta dal Papa Francesco. L’ambasciatore Andrii Yurash scrive così su Twitter: “L’Ambasciata ucraina presso la Santa Sede capisce e condivide la preoccupazione generale in Ucraina e in molte altre comunità sull’idea di mettere insieme le donne ucraine e russe nel portare la Croce durante la Via Crucis di venerdì al Colosseo”. Poi aggiunge: “Ora stiamo lavorando sulla questione cercando di spiegare le difficoltà della sua realizzazione e le possibili conseguenze”.
Proprio nella Domenica delle Palme il Papa si era espresso in merito a una tregua pasquale in Ucraina. “Si ripongano le armi, si inizi una tregua pasquale. Ma non per ricaricare le armi e riprendere a combattere, no. Una tregua per arrivare alla pace, attraverso un vero negoziato, disposti anche a qualche sacrificio per il bene della gente. Infatti che vittoria sarà quella che pianterà una bandiera su un cumulo di macerie?”.
La speranza del Pontefice in quest’Angelus lanciato in Piazza San Pietro è quindi quella di una pace definitiva e una cessazione al fuoco. Appello che era stato lanciato dallo stesso Papa nel suo profilo Twitter sia in lingua ucraina che in quella russa.

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L’ultima tappa della grande battaglia di Ratzinger

domenica, Febbraio 20th, 2022

Francesco Boezi

Joseph Ratzinger è stato il pontefice che è intervenuto contro la piaga della pedofilia nella Chiesa cattolica più di tutti i suoi predecessori.

Durante il suo regno alla guida della Chiesa, è stato certificato un vero e proprio record raggiunto per numero di “sacerdoti spretati”. E, come ricordato anche dal Fatto Quotidiano, un documento presentato dal Vaticano all’Onu parla- solamente tra il 2011 e il 2012 – di 400 sacerdoti ridotti allo stati laicale. Benedetto XVI è anche colui che, dopo essere stato tirato in ballo rispetto ai “comportamenti non corretti” sui casi di abusi avvenuti quando era arcivescovo di Monaco-Frisinga, ha insistito nel chiedere scusa, nonostante, in contemporanea, respingesse le accuse con decisione. Una sfida, quella alla pedofilia, che l’ha coinvolto sempre. E che continua a farlo anche ora, come Papa emerito.

Da quando Jorge Mario Bergoglio è stato eletto al soglio di Pietro, Ratzinger ha parlato soprattutto attraverso le lettere. Le missive hanno rappresentato, per l’ex vescovo di Roma, il mezzo per incidere sulla vita ecclesiastica e, a latere, anche sul dibattito mediatico. E anche rispetto all’ultimo testo pubblicato – quello in cui il teologo tedesco, oltre a sottolineare di non essere un bugiardo, invoca perdono – ci si domanda come mai l’ex Papa abbia optato per una forma così diretta di comunicazione.

È già successo altre volte che il “mite teologo” di Tubinga squarciasse il silenzio. La cifra stilistica del tedesco è sempre stata dirompente. Si pensi sì alla “rinuncia” al soglio di Pietro, ma anche al noto discorso di Ratisbona, per non parlare di tutta la serie di dichiarazioni riguardanti la “sporcizia” della Chiesa cattolica. Come ricordato da Il Sole 24 Ore in questo articolo,il Venerdì Santo del 2005, vero esordio mondiale del cardinale negli ultimi giorni di vita di Giovanni Paolo II, potrebbe valere come esempio omnicomprensivo.

C’è un passaggio che forse sfugge e che merita di essere rimarcato: prima di Ratzinger, che ha accompagnato anche Giovanni Paolo II in qualità di prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, di autore di buona parte dei discorsi del pontefice polacco, di consigliere fidato e, in un modo informale, di “numero due” del Vaticano, la Chiesa non aveva avuto il rapporto che ha oggi con il concetto di “trasparenza”. Se Francesco ha fatto della battaglia per una trasparenza assoluta un paradigma della sua azione, lo si deve pure al predecessore e alle novità portate in dote prima dal prefetto Joseph Ratzinger e poi dal pontefice Benedetto XVI. L’impegno del teologo tedesco per inasprire le normative canoniche relative ai reati di abuso risale a tempi non sospetti. Sul sito del Vaticano, è ancora possibile leggere un documento scritto dal cardinale Juan Ignacio Arrieta che testimonia come la prima lettera sul punto (ancora lo stesso mezzo) del teologo tedesco risalga al 1988.

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Caso Raztinger, l’arcivescovo Zuppi: “Ha accettato il giudizio umano, la sua lettera è una svolta epocale”

giovedì, Febbraio 10th, 2022

Domenico Agasso

BOLOGNA. «Il cuore del mea culpa di Ratzinger è nella condivisione del suo esame di coscienza davanti a Dio e agli uomini su un tema attuale e di rilievo. Benedetto XVI non intende riferirsi “solo” al giudizio di Dio, come per fuggire dalle responsabilità nei confronti dell’umanità dei tempi e luoghi del suo governo ecclesiale». Il cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna, definisce «bella e intensa» la lettera diffusa dal Papa emerito in risposta al rapporto sugli abusi sessuali commessi nell’arcidiocesi di Monaco. È un testo «nobile, spirituale, umano ed indica una risposta ai problemi che ci sono: esorta la Chiesa a combattere contro il peccato chiamandolo per nome».

Però nella galassia cattolica c’è chi ritiene che sia una manifestazione troppo personale per un pontefice: lei che cosa ne pensa?
«Io credo il contrario: la forza di aprirsi e di raccontare le riflessioni compiute da uomo e da credente rappresentano la sincerità e l’autenticità della “grandissima colpa”, facendo sue le responsabilità della Chiesa. Benedetto chiede perdono per le inadempienze mostrando dolore e profonda vergogna, dando una lezione di umiltà e responsabilità e prova di coraggio».

In che senso?
«Affidarsi “solo” al giudizio di Dio può diventare un modo per sfuggire al riconoscimento di sbagli di fronte agli altri uomini e donne. Joseph Ratzinger invece ha armonizzato le due direzioni verso cui si è rivolto: la responsabilità nei confronti dell’umanità nei tempi e luoghi in cui ha avuto incarichi di guida all’interno della Chiesa, e il rapporto con Dio. Si è espresso in una dimensione da grande uomo e credente, lanciando un messaggio di umanità e di fede».

Lei pensa che sarà compreso?
«È la preoccupazione che ho. Spero che sia capito nella sua altezza, universalità, mentre oggi è molto più facile pensare che l’unico criterio che conta è quello soggettivo. È l’individualismo diffuso nelle nostre società, dove esiste soltanto l’io. In Ratzinger invece coesiste la spinta a mettersi di fronte agli uomini e abbandonarsi con fiducia al giudizio finale di Cristo. Certo, riconosce che “nel guardare indietro alla mia lunga vita posso avere motivo di spavento e paura”, ma dice anche di sentirsi “con l’animo lieto perché confido fermamente che il Signore non è solo il giudice giusto, ma al contempo l’amico e il fratello che ha già patito egli stesso le mie insufficienze e perciò, in quanto giudice, è al contempo mio avvocato”. Questo passaggio è da leggere e rileggere».

Quali sono le differenze da altri celebri mea culpa papali?
«Questo affronta una piaga aperta e sanguinante, mentre altri si riferivano a malefatte compiute da uomini di Chiesa in tempi precedenti e anche lontani. Ovviamente ciò non significa dare un ordine di importanza. Ratzinger dice: “Ho avuto grandi responsabilità nella Chiesa. Tanto più grande è il mio dolore per gli abusi e gli errori che si sono verificati durante il tempo del mio mandato nei rispettivi luoghi”. Qui c’è un coinvolgimento personale che aiuta tutti quanti a non sfuggire dai propri doveri ancora presenti».

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Georg Gänswein su Ratzinger: «La lettera? Mirano a distruggerlo, lui ha risposto con Dio negli occhi»

mercoledì, Febbraio 9th, 2022

di Gian Guido Vecchi

Intervista a Georg Gänswein sulla lettera di Ratzinger contro le accuse sui casi di molestie sessuali: «Chi gli è stato vicino sa bene che cosa ha detto e ha fatto riguardo a tutta la questione della pedofilia. È stato il primo ad agire da cardinale e poi ha continuato la linea di trasparenza da Papa»

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La lettera di Benedetto XVI sembra un testamento spirituale, è così?
«È giusto, sono d’accordo. È l’immagine del suo pensiero, dei suoi sentimenti, della sua sincerità morale e intellettuale. Mentre la scriveva, pensava alle vittime degli abusi. E di fronte a sé, davanti ai suoi occhi, aveva Dio stesso. Vede, un uomo può ingannare le altre persone, ma non si può ingannare Dio».

L’arcivescovo Georg Gänswein, segretario personale di Joseph Ratzinger, parla nel monastero Mater Ecclesiae, dove ha seguito e vive con il Papa emerito dopo la rinuncia al Pontificato del 2013. Proprio in questi giorni è uscito un suo libro, «Testimoniare la Verità. Come la Chiesa rinnova il mondo» (Edizioni Ares), un’antologia di 21 scritti che inevitabilmente riguarda in modo essenziale anche il pensiero e la personalità di Ratzinger. «Ci sono stati momenti caratterizzati da un insieme di incomprensione e aggressione, che si addensava sopra di lui ed era volta a indebolire, distruggere la persona di Benedetto XVI», ricorda in un passaggio. «Era uscito in Germania due anni fa. La nuova edizione in Italia era prevista l’anno scorso, poi ha tardato. E sì, forse c’è qualcosa di provvidenziale che sia pubblicato proprio ora, in questi giorni così burrascosi dal punto di vista mediatico…».

Eccellenza, nel libro scrive: «Qualche volta una vicenda o l’altra è stata dolorosa e l’ha fatto soffrire. Soprattutto quando ci si doveva chiedere: ma qual è la ragione per questa osservazione così feroce? È chiaro che ciò era umanamente doloroso. Però, sapeva anche con assoluta certezza che il criterio non è il plauso, ma l’intrinseca correttezza, il criterio è il Vangelo stesso». È quello che sta accadendo anche in questi giorni?

«È proprio così. Io non sono certo un profeta, ma c’è qualcosa di profetico in tutto questo, anche se me lo sarei risparmiato e avrei preferito che così non fosse».

Benedetto XVI ha quasi 95 anni: come sta?
«Fisicamente è un uomo molto debole, come è naturale alla sua età. Noi viviamo con lui, preghiamo con lui, fra poco reciteremo come ogni giorno il rosario e i Vespri. E la debolezza fisica non toglie nulla alla sua presenza spirituale e intellettuale».

Nel libro scrive: «La Verità è il grande tema nella vita di Benedetto».
«Chi lo conosce sa che l’accusa di aver mentito è assurda. Si deve distinguere tra commettere un errore e mentire. Sull’Osservatore Romano, il cardinale Fernando Filoni ha scritto della “sua profonda e altissima onestà morale e intellettuale” e spiegato che “mai ho trovato in lui alcuna ombra o tentativo di nascondere o minimizzare alcunché”. Benedetto XVI ha letto l’articolo, che non è stato sollecitato o chiesto. Ma le cose stanno proprio così. Chi gli è stato vicino sa bene che cosa ha detto e ha fatto Joseph Ratzinger-Benedetto XVI riguardo a tutta la questione della pedofilia. È stato il primo ad agire da cardinale e poi ha continuato la linea di trasparenza da Papa. Già durante il Pontificato di Giovanni Paolo II ha cambiato la mentalità corrente e impostato la linea che papa Francesco sta proseguendo. Questa è la realtà ed è molto diversa da quella che circola in molti mass media».

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Papa Francesco, decisione clamorosa nel giorno dell’85esimo compleanno: quale testa fa saltare, terremoto in Vaticano

sabato, Dicembre 18th, 2021

Salta un’altra testa in Vaticano. Secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Adnkronos si dimettono i vertici del dicastero vaticano preposto allo Sviluppo umano Integrale guidato dal cardinalePeter Turkson. Il prefetto dovrebbe restare in carica fino alla fine dell’anno per il disbrigo dell’ordinaria amministrazione. Le dimissioni sarebbero una conseguenza diretta della situazione che si è creata in seguito all’indagine del cardinale Blaise Cupich, arcivescovo di Chicago, che da giugno ha guidato un team di tre ispettori chiamati a valutare le attività del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale.
Matteo Bruni, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, all’epoca spiegò che “la visita al Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale si colloca nel contesto di un normale esame dell’attività dei dicasteri, volto ad acquisire una rappresentazione aggiornata delle condizioni in cui operano”.
I membri della squadra di ispettori sono stati scelti personalmente da Papa Francesco per valutare il lavoro di un dicastero gigantesco per le dimensioni: un prefetto, Peter Turkson; un segretario, padre Bruno Duffé; un segretario aggiunto,padre Augusto Zampini; e cinque sottosegretari: suor Alessandra Smerilli, monsignor Segundo Tejado Munoz, padre Nicola Riccardi, in più due sottosegretari della Sezione Migranti e Rifugiati, il cardinale Michael Czerny e padre Fabio Baggio. Il dicastero è stato istituito nel 2016, nel 2017 sono stati approvati gli statuti, per un quinquennio e ‘ad experimentum’. 

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