Archive for the ‘Vaticano’ Category

La “scure” del Papa: così cambia la legge della Chiesa

domenica, Giugno 6th, 2021

Francesco Boezi

“Tolleranza zero”, la linea che Papa Francesco persegue sin da principio, può significare pure inasprimento delle pene. Forse il tempo dilatato della pandemia ha contribuito a far sì che Jorge Mario Bergoglio potesse mettere mano alla vita ed alle regole della istituzione ecclesiastica e dei suoi dintorni, con tanto di sistema sanzionatorio. Il pontefice argentino non può ancora viaggiare troppo (al netto della eccezione irachena), dunque le energie possono essere concentrate nella riforma interna, che è anche riforma canonica.

Forse, oppure il vescovo di Roma sta portando avanti il suo disegno, prescindendo dal momento e dalla sua natura singolare. La Costituzione apostolica Pascite Gregem Dei ha riformato alcuni passaggi centrali del diritto canonico. Il principio, la ratio di base delle nuove disposizioni, pare quello di tenere la barra ferma, oltre che dritta. L’operazione nel suo complesso non è priva di portato culturale. Sul piano pratico invece Bergoglio lo aveva già detto: non avrebbe più tollerato certi comportamenti, dunque certi illeciti e reati. Capiamoci: la pastorale non è mai stata messa da parte, ma le cronache vaticane, come spesso capita con Francesco sul soglio di Pietro, hanno dovuto focalizzarsi quasi all’improvviso sull’interventismo normativo del Santo Padre. E non si tratta solo di un “segnale”.

Niente Sud globale o tutela delle periferie economico-esistenziali insomma. O meglio, sì, ma con una costanza alternata sul piano narrativo. Perché nelle intenzioni di Francesco sembra venuto il tempo di portare a compimento la sua “rivoluzione”, che non può che passare anche dal piano giuridico (con un occhio alla riorganizzazione della Curia che dovrebbe essere prossima). Riformando il libro VI del diritto canonico, il successore di Benedetto XVI ha apportato qualche novità sostanziale, introducendo la corruzione in atti di ufficio, l’amministrazione di sacramenti alle persone a cui è proibito amministrarli, l’occultamento di eventuali irregolarità all’autorità legittima e le censure sulla ricezione degli ordini sacri.

Non solo, verranno puniti pure: “…la violazione del segreto pontificio, l’omissione dell’obbligo di eseguire una sentenza o decreto penale, l’omissione dell’obbligo di dare notizia della commissione di un reato e l’abbandono illegittimo del ministero”. Sin qua, l’allargamento delle maglie delle fattispecie. A fare notizia, però, è stato quanto premesso, ossia l’inasprimento di alcune pene. Inasprimento è parola che abbiamo associato poche volte, durante tutto questo pontificato, al Papa della misericordia. Misericordia, però, non vuol dire sconti. E Papa Francesco, su questi aspetti, non si è mai guadagnato la fama di “buonista”. Dicevamo nuove fattispecie sì, ma anche nuove sanzioni:”…l’ammenda, il risarcimento del danno, la privazione di tutta o parte della remunerazione ecclesiastica, secondo i regolamenti stabiliti dalle singole Conferenze episcopali, fermo restando l’obbligo, nel caso la pena sia inflitta a un chierico, di provvedere che non gli manchi il necessario per un onesto sostentamento”.

Monsignor Iannone, presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, ha posto uno degli accenti della presentazione su due elementi: la presunzione d’innocenza e il lavoro operato per far sì che i processi non siano infiniti. Anche il Vaticano, del resto, ha il suo bel da fare con la giustizia e con problemi che interessano pure il dibattito delle cronache politiche-legislative italiane, con tanto di tempistiche e principi cardine. Passiamo ai pluricitati inasprimenti: pedofilia ed abuso nei confronti di minori entrano a far parte dei crimini contro la dignità della persona. Sino a prima della riforma bergogliana, entrambe le fattispecie erano considerate reati per violazione degli obblighi della vita consacrata, così come evidenzia l’Agi.

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Quarant’anni fa l’attentato a Wojtyla. Che mondo sarebbe stato senza di lui?

giovedì, Maggio 13th, 2021

Mimmo Muolo

Quarant’anni dopo sarà ancora a Roma. Per celebrare questa mattina la Messa sulla tomba di san Giovanni Paolo II, in occasione del quarantennale dell’attentato. Ma per il cardinale Stanislaw Dziwisz quei momenti sono incisi in maniera indelebile nella memoria e nel cuore. E ad ascoltarli dalla sua viva voce, i particolari sembra di riviverli in presa diretta. Come se fossimo su quella jeep negli attimi immediatamente posteriori agli spari.

«Continuo ancora a sentire il suo corpo scivolare come paralizzato e cadere tra le mie braccia – dice il porporato, segretario personale del Papa fino alla sua morte, che quel giorno come sempre gli era accanto –. Vedo il suo sangue colare sulla sua bianca veste pontificia, macchiando le mie mani e i miei vestiti. Sento anche una continua sempre più debole ripetizione dell’invocazione: “O Maria, o Madre mia!”. Da quel giorno so ormai cosa abbia sentito l’apostolo Giovanni sostenendo sulle sue braccia il corpo di Cristo tolto dalla croce».

Un’immagine potente, che si riflette nello sguardo ancora velato di sofferenza di don Stanislao, come in quegli anni veniva affettuosamente chiamato da tutti. Oggi il cardinale Dziwisz ha 82 anni, dal 2016 ha lasciato la guida della diocesi di Cracovia, dopo aver ospitato nell’estate di quell’anno la Gmg e la visita di papa Francesco. Ma quando lo incontri è facile cogliere nelle sue parole che di tutti i momenti passati accanto al Papa ora santo, quelli del 13 maggio 1981 sono stati quelli che hanno maggiormente inciso nella sua esperienza di uomo, di consacrato e di cristiano.

«Non potrò mai dimenticare – confida – il rumore dei colpi di pistola dell’attentatore, che in un solo momento avrebbero potuto porre termine a quello straordinario pontificato».

E naturalmente ripassano davanti ai suoi occhi, altre immagini. «La terribile gara col tempo per non perdere la sua vita», quando da piazza san Pietro l’ambulanza con il papa gravemente ferito a bordo si inerpicò sulla collina di Monte Mario per raggiungere il Gemelli.

«Ricordo i dottori – continua il cardinale Dziwisz –, il personale medico e tutti i servizi e le persone la cui collaborazione permise la salvezza di san Giovanni Paolo II». E non può passare in secondo piano quella grande catena di preghiera che unì tutto il mondo, a partire da Roma e dalla Polonia. In particolare «la Marcia Bianca di Cracovia – dice il cardinale – e tutte le altre iniziative intraprese sino ai confini della terra per la salvezza del Santo Padre».

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Covid, dalla Domenica delle Palme al Lunedì dell’Angelus: come cambiano i riti della Settimana Santa in tempo di pandemia

domenica, Marzo 28th, 2021

Città del Vaticano – Mancano pochi giorni all’inizio della Settimana Santa e la Chiesa cattolica si appresta per il secondo anno di fila a celebrare le proprie funzioni sottostando alle restrizioni dovute alla pandemia per il Covid-19.

Anche la Settimana Santa di Francesco avrà tempi e ritmi modellati sulle esigenze che il Covid impone, prima fra tutte la perdurante assenza delle folle che abitualmente popolavano gli appuntamenti dalla Domenica delle Palme fino a quella della Pasqua.

Non a caso è stata proprio la sala stampa vaticana a comunicare che ogni appuntamento si svolgerà con presenza “limitata” di fedeli nel “rispetto delle misure sanitarie previste”. E così in tutta Italia.

Il primo appuntamento è la Messa della Domenica delle Palme, in programma in Vaticano alle 10.30 all’Altare della Cattedra in San Pietro. A differenza dello scorso anno vi sarà la presenza di qualche fedele.

Così ha disposto anche la presidenza della Conferenza episcopale italiana che ha dato alcune indicazioni su come celebrare il rito, spiegando “che rispetto allo scorso anno potranno avvenire anche in presenza dei fedeli”. Lo scorso anno, infatti, “non fu possibile ai fedeli assistere personalmente ai riti complice il lockdown che fermò il Paese per oltre due mesi”.

Secondo le disposizioni della Cei il popolo può partecipare in presenza alla Messa, ma “nel rispetto dei decreti governativi riguardanti gli spostamenti sul territorio e delle misure precauzionali”.

Anche la possibile presenza del regime di coprifuoco – che ha già inciso per esempio sull’orario di celebrazione della Messa della Notte di Natale – dovrà essere tenuto in considerazione nel fissare l’ora della celebrazione.

Il calendario: niente lavanda dei piedi né bacio della croce

La Messa crismale di giovedì Santo nella Basilica sarà alle 10, presieduta dal Papa, seguita, alle 18, dalla messa in Coena Domini, celebrata non dal Pontefice ma dal cardinale decano del Collegio, Giovanni Battista Re. Non ci sarà la lavanda dei piedi e non ci sarà il bacio della croce il Venerdì Santo.

Alle 18 del Venerdì si celebrerà la Passione di Cristo, nella Basilica, e, alle 21, la Via Crucis in mondovisione, entrambe presiedute da Francesco. La processione con la croce, come lo scorso anno, non si farà intorno al Colosseo, ma sarà allestita sul Sagrato della Basilica vaticana.

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Sacri stipendi, ecco quanto guadagnano cardinali e vescovi

giovedì, Marzo 25th, 2021

GIACOMO GALEAZZI

ROMA. «Io guadagno 1400 euro netti al mese. A questa cifra devo sottrarre mille euro per la colf», spiega alla Stampa.it un arcivescovo diocesano al massimo dell’anzianità di servizio. Rispetto a quelle dei presuli che governano le diocesi italiane, in Vaticano le retribuzioni (pur tagliate ora da papa Francesco per la crisi Covid) restano più generose. Come cittadini della Santa Sede non pagano le tasse in Italia, abitano in appartamenti messi a loro disposizione in Curia ma, come accade spesso, si trovano a dover ristrutturare a proprie spese case di ampia metratura. E devono pagare lo stipendio alle religiose che li assistono tra le mura domestiche.

Sacri stipendi, ecco quanto guadagnano cardinali e vescovi

Distinzione Occorre fare una distinzione, infatti, sugli stipendi di un cardinale delle diocesi italiane e un porporato della Curia, in quanto vi è una netta distinzione tra Chiesa italiana (Cei) e Curia romana (Santa Sede), anche amministrativamente parlando. Un vescovo italiano (cardinale o no) rientra nel sostentamento del clero della Cei e il suo stipendio può arrivare a un massimo di 1.700 euro lordi mensili, più o meno 1.300-1.400 netti. Il cosiddetto piatto cardinalizio dei porporati al servizio della Santa prevede una somma attorno ai 5.000 euro netti (in Vaticano non ci sono le tasse). Sono solo questi ultimi, insieme ai capi dicastero non cardinali e ai segretari delle Congregazioni ( i ministeri della Santa Sede), a essere interessati dalla misura papale.

Sacri stipendi, ecco quanto guadagnano cardinali e vescovi

Eccezioni

Il Pontefice ha disposto dal 1° aprile il taglio degli stipendi, ma procedendo «secondo criteri di proporzionalità e progressività con la finalità di salvaguardare gli attuali posti di lavoro».

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Messe pasquali anti pandemia, veglia a San Pietro anticipata alle 19,30 e la Via Crucis affidata ai bambini

mercoledì, Marzo 24th, 2021

Città del Vaticano – Pasqua con il covid anche quest’anno e, di conseguenza, tutte le celebrazioni vaticane previste per il Triduo Pasquale seguiranno rigorose misure precauzionali anti pandemia. 

La veglia nella basilica di San Pietro, presieduta da Papa Francesco, per esempio, fissata per sabato 3 aprile si terrà in anticipo, alle 19.30. «La partecipazione dei fedeli sara’ limitata secondo le modalita’ usate nei mesi scorsi, nel rispetto delle misure sanitarie previste», precisano in Vaticano. Lo scorso anno la veglia presieduta dal Papa si tenne normalmente alle 21, considerato che non erano presenti fedeli in basilica, a causa del lockdown per il Covid. Quest’anno, nonostante sia limitata, e’ prevista la presenza di fedeli che dovranno rispettare il ‘coprifuoco’ delle 22.

Covid, Pasqua ancora in lockdown e per la messa delle Palme solo rametti d’ulivo in buste di plastica

Un altra novità arriva per il venerdì santo. Papa Francesco ha affidato quest’anno la preparazione delle meditazioni per la Via Crucis (che si terrà sul sagrato della basilica vaticana) al Gruppo Scout Agesci “Foligno I” (Umbria) e alla Parrocchia romana Santi Martiri di Uganda. Le immagini che accompagneranno le diverse Stazioni saranno disegni realizzati da bambini e ragazzi della Casa Famiglia “Mater Divini Amoris” e della Casa Famiglia “Tetto Casal Fattoria”. 

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Il Papa in Iraq, l’ayatollah Al Sistani a Francesco: «Pace e sicurezza per i cristiani»

sabato, Marzo 6th, 2021

di Gian Guido Vecchi

Il Papa  in Iraq, l'ayatollah Al Sistani a Francesco: «Pace e sicurezza per i cristiani»


Una stanza spoglia, due divanetti, un tavolino d’angolo con una scatola di fazzoletti, un vecchio condizionatore sulla prete intonacata in bianco. E seduti, uno di fronte all’altro, Papa Francesco e il grande ayatollah Sayyid Ali Al-Husayni Al-Sistani, la figura più autorevole degli sciiti, due uomini anziani in bianco e nero che si guardano negli occhi. Il senso del viaggio di Bergoglio in Iraq è tutto in questa immagine scattata stamattina nella moschea di Najaf, il luogo dove è sepolto l’imam Ali, cugino e genero di Maometto, il cuore dell’islam sciita, considerato più moderato rispetto a quello iraniano.

Francesco ha raggiunto Najaf prima di spostarsi a Nassiriya e quindi nella città di Abramo, la piana di Ur dei caldei, per l’incontro interreligioso accanto alla grande ziggurat sumera.

L’incontro con Al-Sistani è durato tre quarti d’ora, un colloquio riservato durante il quale Francesco, fa sapere il Vaticano, «ha ringraziato il grande ayatollah Al-Sistani perché, assieme alla comunità sciita, di fronte alla violenza e alle grandi difficoltà degli anni scorsi, ha levato la sua voce in difesa dei più deboli e perseguitati, affermando la sacralità della vita umana e l’importanza dell’unità del popocheno». Francesco «ha sottolineato l’importanza della collaborazione e dell’amicizia fra le comunità religiose perché, coltivando il rispetto reciproco e il dialogo, si possa contribuire al bene dell’Iraq, della regione e dell’intera umanità». Nel congedarsi, il Papa «ha ribadito la sua preghiera a Dio, Creatore di tutti, per un futuro di pace e di fraternità per l’amata terra irachena, per il Medio Oriente e per il mondo intero».

Anche da parte sciita si parla di un colloqui incentrato su «l’importanza della convivenza pacifica» e «le grandi sfide dell’umanità». Al Sistani ha sottolineato che i cristiani, così come tutti i cittadini iracheni, devono poter vivere in pace e in sicurezza e chiarito il ruolo che i grandi leader religiosi e spirituali dovrebbero svolgere per mettere fine alle grandi «tragedie» dell’umanità, ovvero «ingiustizia, oppressione, povertà, persecuzione religiosa e ideologica e soppressione delle libertà fondamentali e assenza di giustizia sociale».

Di certo si tratta di un’altra tappa fondamentale nella strategia del dialogo di Francesco, dopo la firma del «Documento sulla fratellanza umana» firmato il 4 febbraio 2019 ad Abu Dhabi con l’imam Al-Tayyib, grande Imam di al-Azhar e massima autorità dell’islam sunnita. Proprio venerdì, nel suo primo giorno di viaggio, Francesco ne aveva citato un passaggio a Baghdad: «Il nome di Dio non può essere usato per «giustificare atti di omicidio, di esilio, di terrorismo e di oppressione».

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Papa Francesco in volo verso l’Iraq. “Pellegrino di pace”

venerdì, Marzo 5th, 2021

Roma, 5 marzo 2021 – E’ un viaggio storico al quale Papa Francesco teneva tantissimo, quello che lo sta portando nel martoriato Iraq. Per la prima volta infatti un Pontefice tocca il suolo iracheno. E’ il primo viaggio apostolico in un Paese a maggioranza sciita, dilaniato negli ultimi decenni da laceranti conflitti.

Francesco è in volo alla volta di Baghdad. L’aereo con il Papa a bordo – si tratta di un Airbus A330 – è decollato questa mattina (venerdì 5 marzo) alle 7.45 dall’aeroporto Leonardo Da Vinci di Roma (l’atterraggio è prevsito a Baghdad alle 14 locali (le 12 in Italia). Bergoglio resterà in Iraq quattro giorni: saranno sette i discorsi pronunciati. Il suo rientro in Italia è previsto per lunedì 8 marzo, in tarda mattinata, all’aeroporto militare di Roma Ciampino.

Prima di lasciare Casa Santa Marta, Papa Francesco si è intrattenuto brevemente con 12 rifugiati iracheni accolti dalla Comunità di Sant’Egidio e dalla Cooperativa Auxilium, accompagnati dall’Elemosiniere, card. Konrad Krajewski.

Bergoglio ha desiderato moltissimo questo viaggio, nonostante gli ovvi problemi legati alla sicurezza e malgrado l‘emergenza di Coronavirus che ha colpito anche il nunzio in Iraq che avrebbe dovuto accompagnare il Papa nel viaggio. Bergoglio, in Iraq, si sposterà con tutta probabilità in auto blindata, non ci saranno naturalmente le grandi folle a causa dell’emergenza Covid.

Nel lasciare il suolo italiano, come da prassi, Papa Francesco ha indirizzato un messaggio al presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “Nel momento in cui lascio Roma per recarmi in Iraq pellegrino di pace e di fraternità tra i popoli, mi è gradito rivolgere a Lei, signor Presidente, il mio deferente saluto, che accompagno con fervidi auspici di serenità e prosperità per il caro popolo italiano”. 

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Irak, 13 razzi contro la base americana. Un aereo e blindati per l’arrivo del Papa

giovedì, Marzo 4th, 2021

Fausto Biloslavo

Questo reportage è stato realizzato grazie al contributo di Aiuto alla Chiesa che Soffre

Un aereo italiano, il C27 Jedi, è pronto a sorvegliare la visita del Papa con la grande messa nello stadio di Erbil davanti a 10mila fedeli. Un gioiellino della guerra elettronica, che intercetta le comunicazioni radio dei gruppi jihadisti, qualsiasi telefono «e può inibire il funzionamento dei cellulari utilizzati per fare esplodere le trappole esplosive», spiega una fonte della coalizione internazionale anti terrorismo.

Papa Francesco viaggerà sempre su una macchina super blindata. Ieri, 48 ore prima della storica visita in Irak, sono stati lanciati 13 razzi sulla base americana di Air al Assad nel famigerato triangolo sunnita. Un contractor è morto. Il Santo Padre non si è fatto intimorire: «Da tempo desidero incontrare quel popolo che ha tanto sofferto, quella chiesa martire. Il popolo iracheno già aspettava San Giovanni Paolo II al quale è stato vietato di andare. Non si può deludere un popolo per la seconda volta. Preghiamo perché questo viaggio si possa fare bene».

I razzi di ieri sono il quarto attacco in un mese contro le truppe Usa ridotte a 2500 uomini, che i gruppi sciiti filo iraniani vogliono a tutti i costi cacciare dal paese. «Non pensiamo sia una minaccia relativa al Papa, ma fa parte del braccio di ferro in Irak dove abbiamo vissuto anche un attacco al giorno alle forze internazionali» spiega la fonte della coalizione.

Il 15 febbraio altri razzi hanno colpito l’aeroporto di Erbil, la «capitale» del Kurdistan iracheno, sempre diretti alla base americana. Pochi giorni dopo il presidente Joe Biden ha ordinato il suo primo raid aereo contro una base in Siria dei «Guardiani del sangue» il gruppo estremista sciita che ha rivendicato l’attacco. I razzi sono scoppiati a 500 metri da camp Singar, la base degli oltre 250 militari italiani nel nord dell’Irak. Una missione un po’ dimenticata, che affianca le forze curde dei Peshmerga a livello di pianificazione contro il terrorismo. Non solo sacche o cellule dormienti dello Stato islamico sconfitto, ma ancora pericoloso. La coalizione fornisce anche intelligence su consistenza e movimenti delle milizie sciite schierate nella zona strategica di Makhmur e sull’infiltrazione iraniana.


Il generale Francesco Principe comanda il contingente italiano ed è il più alto in grado della coalizione internazionale in Kurdistan. La missione cambierà volto sotto il cappello della Nato con 4mila uomini, in gran parte europei, al nostro comando, destinati a sostituire gli americani.

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Papa Francesco, il libro: «Verrà un nuovo Diluvio se non cambiamo strada sul clima e i ghiacciai»

domenica, Febbraio 28th, 2021

di papa Francesco

Papa Francesco, il libro: «Verrà un nuovo Diluvio se non cambiamo strada sul clima e i ghiacciai»

L’ira distrugge. L’ira è una tempesta il cui scopo è distruggere. Pensiamo al bullismo fra i giovani. Il bullismo oggi è terribile. È molto presente nelle scuole. Anche i piccoli hanno la capacità di distruggere l’altro. (…) Il bullismo nasce quando invece di cercare la propria identità si sminuisce e si attacca l’identità altrui. E quando nei gruppi giovanili, a scuola, nei quartieri avvengono episodi di aggressione, di bullismo, si vede la povertà dell’identità di chi aggredisce.
L’unico modo per «guarire» dal bullismo è condividere, vivere insieme, dialogare, ascoltare l’altro, prendersi del tempo perché è il tempo che fa la relazione. Ognuno di noi ha qualcosa di buono da dare all’altro, ognuno di noi ha bisogno di ricevere qualcosa di buono dall’altro.

L’ira di Dio

L’ira di Dio è contro l’ingiustizia, contro Satana. È rivolta contro il male, non quello che deriva dalla debolezza umana, ma il male di ispirazione satanica: la corruzione generata da Satana, dietro al quale vanno singoli uomini, singole donne, intere società. L’ira di Dio intende portare giustizia, «pulire».
Il diluvio è il risultato dell’ira di Dio, lo dice la Bibbia. È una figura dell’ira di Dio, che secondo la Bibbia ha visto troppe cose brutte e decide di cancellare l’umanità. Quello biblico, secondo gli esperti, è un racconto mitico. (Adesso spero che qualcuno non sostenga che il Papa ha detto che la Bibbia è un mito!) Ma il mito è una forma di conoscenza. Il diluvio è un racconto storico, dicono gli archeologi, perché hanno trovato tracce di un’inondazione nei loro scavi.
Un diluvio grande, forse a causa di un innalzamento della temperatura e dello scioglimento dei ghiacciai: quello che succederà adesso se proseguiamo sulla stessa strada. Dio ha scatenato la sua ira, ma ha visto un giusto, l’ha preso e l’ha salvato.
La storia di Noè dimostra che l’ira di Dio è anche salvatrice.

La prudenza

Per alcuni la prudenza sarebbe una virtù pura, senza contaminazione. È come se fosse un ambiente sterilizzato. La prudenza però è la virtù del governo. Non si può governare senza prudenza, anzi. Chi governa senza prudenza governa male e fa cose brutte, prende decisioni cattive, che distruggono il popolo, sempre. La prudenza nel governo non è sempre equilibrio. Talvolta la prudenza dev’essere squilibrata, per prendere decisioni che producano un cambiamento. Però la prudenza è una virtù essenziale per chi governa: gli uomini sono passionali, e c’è bisogno di qualcosa che ci dica «Fermati, fermati a pensare». Non è così facile avere prudenza. Ci vuole tanta riflessione, tanta preghiera, ma soprattutto ci vuole empatia. L’asettico, diciamo quello che non si sporca mai, quello che si lava nel disinfettante, non è il vero prudente. La prudenza va di pari passo con la simpatia, con l’empatia, per le situazioni, le persone, il mondo, i problemi (…)

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Fondazione Pontificia nella bufera: «Ha occultato gli abusi del fondatore». Vittima risarcita con 36.000 euro

giovedì, Febbraio 11th, 2021

di Franca Giansoldati

Città del Vaticano – L’ennesima rivelazione choc travolge il fondatore dell’Aiuto alla Chiesa che Soffre, la ricchissima fondazione pontificia che si occupa di aiutare i cristiani perseguitati in Iraq e nei paesi islamici: padre Werenfried van Straaten (1913-2003) noto tutto il mondo come Padre Lardo – un buffo soprannome che gli deriva dal periodo post bellico quando distribuiva ai tedeschi sfollati cibo, abiti, pane e speck (da qui il soprannome) alle persone sfollate che non avevano più niente – avrebbe aggredito sessualmente una giovane nel 1973. Gli abusi secondo quanto ha rivelato il supplemento Christ und Welt del settimanale tedesco Die Zeit, erano ben noti sia in Vaticano che ai vertici della Fondazione pontificia già da dieci anni, anche se finora non erano mai affiorati perchè in Vaticano era stato dato l’ordine di tenere tutto sotto il tappeto e tacere.

In questi giorni c’è stato il risarcimento di 36 mila euro pagato alla vittima, che all’epoca delle violenze aveva 20 anni. 

Ad indagare sulla associazione pontificia posta sotto la guida del cardinale presidente Mauro Piacenza sarebbe stato il vescovo ausiliario di Paderborn, Manfred Grothe che ha promosso accertamenti sull’associazione tra il 2009 e il 2011 per conto di Benedetto XVI. Subito dopo avrebbe informato la Congregazione per il clero nel 2010 vi erano diverse accuse contro van Straaten. Esse includevano una tentata violenza sessuale così come “immoderatezza nello stile di vita, notevoli deficit nella gestione del personale così come certe idee fascistoidi”. 

Si capisce, dunque, perché il Vaticano non abbia mai voluto aprire l’iter per arrivare alla beatificazione di van Straaten, a lungo richiesta da diverse voci nella Chiesa. La Congregazione per il Clero avrebbe raccomandato, in un documento interno, di tenere il caso segreto e di non fare uscire questa notizia. Il giornale tedesco ha rilevato anche che Aiuto alla Chiesa che Soffre ultimamente ha però preso le distanze dal suo fondatore.

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