Archive for the ‘Giudici’ Category

Csm, correnti nel panico. È l’ora delle toghe libere

domenica, Settembre 11th, 2022

Luca Fazzo

Il panico che la fine di un’epoca sta seminando nelle file della magistratura organizzata è tale che saltano anche le regole elementari del vivere civile e del rispetto reciproco. Così va a finire che Maria Luisa Savoia, giudice milanese di prestigio indiscusso, esponente della corrente di Area, colpevole di volersi candidare al Consiglio superiore della magistratura senza la benedizione della sua corrente, venga accusata di trasformismo sulle chat interne in modo inurbano: «A te la Gelmini ti fa un baffo» (ma il termine è assai più greve ndr)».

Così i vertici delle correnti spesso si sono trovati spiazzati dalla rivolta delle basi. Eclatante il caso di Milano dove Area, la corrente di sinistra che da anni è egemone nel capoluogo lombardo, si è spaccata , con gli iscritti che rifiutavano le decisioni dei capi. La candidatura autonoma della Savoia, quella che le ha meritato il paragone (ingiurioso, almeno nelle intenzioni) con Maristella Gelmini nasce così, e così pure quella del pm Roberto Fontana, altra figura storica di Md Venerdì scorso è arrivato al nord a incontrare la «base» Mario Palazzi, il pm romano che è il candidato di punta della sinistra. Ma non ha trovato una buona accoglienza, molti la considerano una candidatura obbligata perchè quattro anni fa Palazzi fu costretto a cedere il posto a un altro big, Giuseppe Cascini, poi emerso anche lui nei messaggini di Palamara. «Io votare Palazzi? Non ci penso nemmeno», diceva a margine della riunione un militante solitamente taciturno. E anche questo dà il segno dell’aria che tira.

Nella riforma Cartabia ci sono algoritmi surreali a base di recupero di resti e robe simili per cui in queste settimane le correnti studiano giorno e notte come indirizzare i voti, dove conviene vincere, dove è meglio perdere. Insieme ai correntoni, in gara ci sono i «piccoli»: gli ex davighiani, gli antisistema di Articoli 101, c’è persino un «listino Ferri», che si richiama al parlamentare di Azione (e magistrato in aspettativa) Cosimo Ferri. Il problema è che mentre nell’era ante-Palamara i voti correntizi erano governati più militarmente che nella Dc di Antonio Gava, oggi il magistrato-massa, stanco e sfiduciato, vota chi gli pare. Se c’è una corrente in grado di indirizzare con precisione buona parte dei suoi voti è Magistratura Indipendente, cioè la destra.

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Se le toghe diventano fan della libertà d’informazione

giovedì, Dicembre 16th, 2021

Luca Fazzo

E adesso, improvvisamente, i magistrati si scoprono fan della libertà di informazione. Si tratta degli stessi magistrati che – con poche, lodevoli eccezioni – fino a ieri amavano così tanto i diritti della stampa da querelare ad ogni piè sospinto chi osasse anche timidamente criticarli. E che oggi invece in convegni e interviste si preoccupano delle esigenze dell’informazione messe a rischio dal decreto legislativo che l’8 novembre scorso ha cercato di riportare un po’ di civiltà nei rapporti tra giustizia e informazione. Un decreto cui l’Italia era obbligata da una direttiva europea, ma che secondo le toghe è andato ben oltre il mandato di Bruxelles. In realtà il decreto dice poche e in fondo banali cose: che le notizie degli arresti e di quant’altro le può dare solo il capo della Procura, e che non può darle in corridoio o chiacchierando con questo o quel cronista, ma con una conferenza stampa o con un comunicato; che può farlo solo se la notizia ha rilievo pubblico; e che dando la notizia si dovrà rispettare il criterio costituzionale della presunzione di innocenza, quella buffa cosa per cui un malcapitato ha diritto di non essere considerato colpevole finché non lo si dimostra: in un processo, e non in un mandato di cattura o in un talk show. Sono misure così ovvie da rendere fondato il timore che cambierà poco: chi ama spifferare lo scoop al reporter contiguo continuerà a farlo, perché in 75 anni di repubblica non un solo magistrato è stato condannato per fuga di notizie; e il tributo alla presunzione di innocenza diventerà un vezzo formale, un preambolo di prammatica alle conferenze stampa; esaurito questo fastidio, per la serie «Bruto è un uomo d’onore», si tornerà a presentare come prove quelle che nessun giudice ha ancora ritenuto tali, e a offrire in pasto all’opinione pubblica semplici indagati. Il decreto appartiene insomma a quella cerchia di norme nobili e inutili su cui in genere nessuno storce il naso.

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Giudici, cosa succede quando sbagliano: magistratura, processi e carriere

lunedì, Maggio 31st, 2021

di Milena Gabanelli e Virginia Piccolillo

Credibili, capaci di riscuotere fiducia, senza ombre e sospetti. Così il capo dello Stato vorrebbe i giudici. E pronti ad affrontare le proprie responsabilità. Ma chi sbaglia paga? I magistrati che commettono reati affrontano i tre gradi di giudizio, come tutti i cittadini. Ma nel frattempo è il Consiglio Superiore della Magistratura a decidere se trasferirli, sospenderli, radiarli, o lasciarli al loro posto fino a sentenza definitiva. Ed è sempre il Csm a decidere se, e come sanzionare i comportamenti che non onorano la toga. Vediamo come funziona il sistema.

Rimozione: chi decide e quando

In casi gravi la rimozione arriva anche in tempi brevi. Silvana Saguto, presidente delle misure di prevenzione del Tribunale di Palermo è stata radiata nel marzo 2018 per l’uso della «posizione di magistrato per ottenere vantaggi ingiusti», 2 anni prima della condanna a 8 anni per il «patto corruttivo permanente» con avvocati, funzionari e ufficiali sulla gestione dei beni ai mafiosi. Per rimuovere Luca Palamara, accusato di «manovre occulte» per condizionare il Csm, sono bastate 9 sedute. Nel 2009 toccò a Edi Pinatto, che impiegò oltre 7 anni a scrivere la sentenza di un grosso processo di mafia, causando la scarcerazione di alcuni boss. La Corte dei Conti, colpita dai «compiti estremamente gravosi» per un magistrato non «idoneo a farvi fronte a causa della sua inesperienza», gli dimezzò la sanzione pecuniaria. Ma in altri, casi, altrettanto gravi, si viaggia più lenti. La legge Castelli, modificata dal governo Prodi, concede al ministro della Giustizia e al Procuratore generale della Cassazione un anno di tempo dalla notizia del fatto per promuovere l’azione disciplinare; un altro anno al Pg per le richieste; un altro ancora alla sezione disciplinare per pronunciarsi. Tra ricorsi e contro-ricorsi alle Sezioni Unite della Cassazione il meccanismo si inceppa. E scaduti quei tempi la malefatta resterà impunita.

Intanto la toga infangata resta indosso. La Cassazione ha disposto che venga giudicato di nuovo anche Davide Nalin, l’ex pm del pool dei reati sessuali di Rovigo, che pressava una studentessa del corso per magistrati affinché inviasse una foto hot a Francesco Bellomo, il consigliere di Stato destituito perché imponeva alle borsiste dress code con tacchi a spillo e regole vessatorie, anche lui in attesa di discutere il ricorso. Nel frattempo Nalin ha superato lo scritto per il concorso al Tar. Orali a luglio.

Da indagato processa gli altri

La sospensione da funzioni e stipendio è obbligatoria solo in caso di arresto. È facoltativa, invece, per chi è sotto procedimento penale. Il ministro o il Procuratore Generale la devono chiedere, ma non sempre lo fanno, e il Csm la può comunque revocare. Così c’è chi, anche con accuse gravi pendenti, continua ad esercitare. Come Maurizio Musco, pm di Siracusa, accusato di favorire nelle indagini l’amico avvocato sbroglia-faccende Piero Amara e i suoi amici. Il Guardasigilli Paola Severino ne aveva chiesto e ottenuto «con urgenza» il trasferimento cautelare a Palermo già a fine 2011. Ma nel 2014 il gup lo assolve, la procura fa ricorso e il Csm lo rimanda a Siracusa, dove 8 magistrati su 11 denunciano il «rischio di inquinamento dell’azione della procura». Musco viene ritrasferito, a Sassari. Intanto fioccano le condanne in Appello, in Tribunale a Messina, alla Corte dei conti. Il Csm lo radia solo nel 2019. La Cassazione conferma nel 2020. In quegli otto anni Musco ha continuato a processare gli altri. O come Ferdinando Esposito, accusato di pressioni improprie fatte tra il 2012 e il 2014 per avere un attico a due passi dal Duomo di Milano a canone stracciato. Per lui, figlio di Antonio Esposito, che condannò Silvio Berlusconi, ci fu solo il trasferimento per abuso di potere. Chi avrebbe potuto chiederne la sospensione da funzioni e stipendio era la procura generale di Cassazione, a capo della quale, fino al 2012 c’era lo zio Vitaliano. Non lo fece. Ferdinando Esposito ha esercitato fino alla radiazione, avvenuta tre mesi fa. Il ruolo di quell’ufficio è cruciale. Se una pratica arriva istruita male il Csm non può che archiviare. Per questo dovrebbero esserci magistrati senza ombre. Ecco perché ha fatto scalpore che il pg Mario Fresa dopo aver sferrato, durante il lockdown, un pugno alla moglie causandole un «vistoso ematoma sull’arcata sopracciliare» non sia stato trasferito dal Csm lo scorso 19 maggio (9 voti pro, 8 contro, 8 astenuti). Lei ritira la querela e ritratta.

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Bufera tra le Procure, Csm: quattro consiglieri si autosospendono | Ermini: “Riscatto o saremo perduti”

martedì, Giugno 4th, 2019

Continua la pioggia di autosospensioni di consiglieri del Csm coinvolti nella bufera seguita all’inchiesta di Perugia che vede indagato per corruzione l’ex presidente Anm, Luca Palamara. Gli ultimi due nomi ad aggiungersi alla lista sono quelli del presidente della Commissione Direttivi Gianlugi Morlini (Unicost)e dei consiglieri Paolo Criscuoli, Corrado Cartoni e Antonio Lepre. Il vicepresidente del Csm David Ermini: “Serve riscatto o saremo perduti”.

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